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  <title>Openpolis - Argomento: dignità</title>
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  <updated>2011-10-08T00:00:00Z</updated>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: &quot;Mai suggerito governi di tregua&quot;</title>
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  <updated>2011-10-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617308</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: &quot;Troppa solerzia nell'immaginare scenari d'attualtà&quot;.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Dogliani (Cuneo) per commemorare Luigi Einaudi a 50 anni della scomparsa, ha smentito di aver suggerito - anche se indirettamente - la creazione di un &quot;governo di tregua&quot;. Il capo dello Stato ha così sconfessato le interpretazioni secondo le quali un suo recente richiamo al governo guidato da Pella nel 1953 fu un invito ad un esecutivo simile da fare ora.
&lt;p&gt;
DISTACCO CON LA STORIA &lt;br /&gt;
&quot;Qualche giorno fa una occasionale reminiscenza storica al governo del 1953, costituito da Pella su invito di Einaudi, è bastata ad indurre alcuni solerti commentatori ad immaginare scenari di attualità&quot;, ha detto prendendo la parola nel corso delle celebrazioni. 
&lt;p&gt;&quot;Spero che si giungerà ad un po' di distacco per lo meno nel commentare i fatti storici&quot;. 
&lt;p&gt; &quot;C'è bisogno di questi nutrimenti per portare la politica e la dialettica politica e istituzionale ai livelli di nobiltà e dignità che ad essa spettano&quot;.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.iltempo.it/politica/2011/10/08/1291541-napolitano_governo_tregua.shtml&quot;&gt;www.iltempo.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: &quot;Questo Parlamento non risponde più alle esigenze dei cittadini&quot; </title>
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  <updated>2011-06-22T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>586068</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;La maggioranza parlamentare non intende assumersi le proprie responsabilità&quot;
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=2ljD0Wo5yVk&quot;&gt;il Fatto Quotidiano | youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: Fine vita, regole ma senza ipocrisia</title>
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  <updated>2011-03-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558674</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro direttore, c`è molta retorica e molta teoria da parte della politica quando affronta temi che solo nel nostro Paese si definiscono eticamente sensibili.

&lt;p&gt;
C`è poca attenzione alla realtà, alle situazioni concrete con cui si scontrano le persone nella loro vita.&lt;br /&gt;

Alla vigilia del voto del Parlamento sul testamento biologico, proviamo allora a partire dalla realtà, ragionando sulle situazioni che ogni medico, o chiunque abbia avuto un parente gravemente ammalato, ha sperimentato.

&lt;p&gt;
Immaginiamo che una donna di ottanta anni, con un tumore al seno e metastasi al cervello, ricoverata in coma in un reparto di terapia intensiva. Il suo corpo apparentemente continua a funzionare, i polmoni si gonfiano, l`intestino riceve nutrimento artificiale, il battito cardiaco è regolare grazie ai farmaci, ma sono le macchine e le sostanze chimiche che mantengono le funzioni dell`organismo. &lt;br /&gt;
La medicina, nonostante gli straordinari progressi, a un certo punto si ferma, qualunque terapia diventa inefficace o inutile. Cosa fa allora un medico davanti a una situazione tragica ma molto diffusa come questa? Negli Stati Uniti, in Francia, in Australia, come in molti altri Paesi, il medico chiama i familiari, descrive la situazione, spiega, risponde, rispetta le lacrime che scorrono.

&lt;p&gt;
Si discute, insieme, l`eventualità di interrompere tutte le terapie, lasciando che la vita si avvii alla sua fine naturale. Una decisione difficile ma assunta in piena trasparenza e rigorosamente documentata nella cartella clinica del paziente.

&lt;p&gt;
Cosa accade invece oggi in Italia? Il medica chiama i familiari, spiega e` che il loro parente non riprenderà coscienza anche se le macchine continuano a mantenerlo artificialmente in vita. Fino a quando? Non si sa. Non ci sono decisioni da prendere perché nessuno, né il medico, né i familiari, né il paziente stesso può autorizzare l`interruzione delle terapie. Si piange ma si va avanti lo stesso, senza alcuna speranza. Molte volte i medici decidono ugualmente, perché vivono nella realtà.

&lt;p&gt;
Sono costretti a compiere una scelta in solitudine, senza documentare nulla, perché se lo facessero potrebbero essere accusati di omicidio volontario. Sembra assurdo ma così. È questa la realtà che rende necessaria una legge sul testamento biologico. E serve una legge semplice che rispetti tre principi fondamentali: le indicazioni che una persona scrive quando è nel pieno delle facoltà devono essere assolutamente vincolanti, in caso contrario testo, non servono a nulla. Perché dovrei lasciare un testamento biologico sapendo che potrà essere disatteso?

&lt;p&gt;
In secondo luogo è importante l`indicazione di un fiduciario, una persona che mi ama, di cui mi fido, e che in qualunque situazione prenderà le decisioni più giuste ascoltando il medico ma soprattutto rispettando la mia dignità e le mie indicazioni. Infine il ruolo del medico e degli infermieri. Certamente sono i più preparati ad affiancare e assistere ma non possono decidere in autonomia perché anche se conoscono la medicina, tuttavia non conoscono il paziente, le sue volontà e potrebbero agire contro la volontà dell'ammalato. Contavvenendo così anche al loro codice etico. 
&lt;p&gt;

La legge proposta dalla destra è esattamente contraria a questi tre principi di buon senso: prevede che il biotestamento non sia vincolante, che il medico abbia la parola finale anche contro la volontà dei familiari o del fiduciario mentre obbliga i sanitari a somministrare idratazione e nutrizione artificiali sempre, senza valutazioni di merito. 
&lt;p&gt;In fin dei conti si tratta di una legge voluta da una politica ipocrita, assolutamente lontana dalla realtà, non curante dei diritti degli individui e irrispettosa del ruolo dei medici e degli infermieri. È una legge che otterrà il peggiore dei risultati immaginabili, ovvero che sulle scelte che riguardano le fasi terminali della vita di ognuno di noi si finirà a discutere, e a decidere, in tribunale.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XUA82&quot;&gt;Corriere della Sera - Ignazio Marino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: «La Dignità delle donne riguarda tutti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/12/anna-finocchiaro/%C2%ABla-dignit%C3%A0-delle-donne-riguarda-tutti%C2%BB/557988"></link>
  <updated>2011-02-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557988</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Non ricordo, negli ultimi anni, un così vasto movimento di opinione, una così ricca produzione di documenti pubblici, una così numerosa serie di iniziative come quella che in questi giorni si manifesta tra le donne italiane. Perché stavolta non è in gioco né il destino di una legge - per quanto definitiva sotto il profilo sostanziale e simbolico - come fu quella sulla violenza sessuale, né resistono divisioni politiche e di concezione di vita e di ruolo, come accaduto con la legge sul divorzio. Stavolta in gioco c'è l'identità stessa delle donne. 
&lt;p&gt;L'essere donne italiane così come in lunghi decenni esse hanno definito - nella più strabiliante delle diversità - se stesse. Chepoi la rappresentazione mediatica risulti un'altra è altro affare. Attiene al fatto che, per ritardo culturale, perdurante ottusità e manifesto condizionamento da parte della potente macchina mediatica a disposizione del berlusconismo, le donne italiane sono raramente rappresentate per quelle che sono, relegate invece, se va bene, al ruolo di vittime, deboli, soggetti minori. Ma le donne sono altro. Conciliano lavoro, figli e impegno. Studiano perché vogliono imporsi nella società, non puntano tutto sulla loro avvenenza, molte amministrano bene pubblico senza aver dato niente in cambio. Basterebbe guardarle, appena guardarle con sollecita curiosità (e sono oltre la metà della popolazione), per verificare di quale stupefacente innovazione esse sono state capaci: nell'istruzione, nel lavoro, nell'ovviare ad un welfare insufficiente e arretrato, nella propria libertà, nella rottura di schemi e ruoli giovando alla società italiana, al suo benessere, alla sua crescita e sviluppo, alla sua stessa sprovincializzazione. Oggi affidiamo la formazione dei nostri figli a insegnanti donne, la cura della nostra salute a medici donne, la guida delle imprese, i nostri diritti e i nostri interessi amanager, magistrati e professionisti che sono donne.
&lt;p&gt; Con percentuali, peraltro, destinate a crescere, poiché le diplomate e le laureate superano già statisticamente i maschi . Anche per questa ragione, oggi, proprio oggi, le donne italiane avvertono che la misura è colma e pretendono che la propria identità non sia manipolata. 
&lt;p&gt;Oggi, in questi giorni e in queste ore, le donne cercano visibilità per pretendere rispetto e ottenere il riconoscimento della loro dignità. Si tratta di una questione politica, non privata. Capiamo bene che questa pretesa, la consapevolezza di sé che l'accompagna e la competizione che le donne ormai praticano in campi tradizionalmente maschili, possa far paura. Che induca timore di perdere ruolo e posizioni, in particolare nelle classi dirigenti maschili del nostro Paese. E si capisce che la condivisione, il dover mettere a disposizione almeno la metà delle occasioni e delle opportunità economiche (di lavoro, di carriera e di potere) irrigidisca chi oggi le detiene prioritariamente. Ed allora, è preferibile per alcuni fare finta di niente. Evitare di guardare e di vedere.Ed è naturale che il Presidente Berlusconi, che del potere ha concezione arcaica, totemica e illimitata, non possa comportarsi che come fa. Ammettendo, ai luoghi delle opportunità come graziosa concessione, solo le donne che lui stesso sceglie, certificandone ad un tempo avvenenza e capacità. 
&lt;p&gt;Quanto alle altre, esse sono archetipo delle donne che non infastidiscono, ma &quot;allietano&quot; soltanto. Con l'esibizione dei loro corpi in tivù, con lo sfruttamento del loro corpo in uno spazio che non è più solo privato, perché, per quanto se ne lamenti, la separazione tra pubblico e privato è stata frantumata dallo stesso Berlusconi, che dell' esibizione della sua fisicità ha fatto uso politico, e dei suoi affari privati e familiari ha fatto elemento di discussione pubblica. Ma,appunto, le donne italiane reclamano oggi di essere raffigurate, e di raffigurarsi a loro volta, per quello che sono. E non è più la rivendicazione della signoria su se stesse, per quanto così precaria si sia rivelata in questi anni la signoria di ciascuna sul suo proprio corpo. Oggi è altro: è la pretesa, perentoria, di essere rappresentate, come genere collettivo, per quello che si è e si è diventate. E stimate, e rispettate per davvero, per quello che, liberamente, si è scelto di essere. 
&lt;p&gt;Trastullo per nessuno, oggetto di sfruttamento per nessuno, soggetto invece dignitoso e libero, riconosciuto nella sua dignità e nella sua libertà. Tutte. Se fossimo abituate a pensarlo, forse ci renderemmoconto anche di quale potente strumento di integrazione questo potrebbe diventare per le donne che in Italia vengono da altri Paesi, da altre culture, da altre religioni. Mi colpiva, nella conversazione avuta qualche giorno fa con una giovane donna velata, intelligente e simpatica, il fatto che mi confidasse quanto le mancasse la possibilità di frequentare una piscina per praticare il nuoto. In Italia, diceva, sono tutte promiscue, e la mia religione mi chiede di non frequentarle. E aggiungeva che forse solo una cooperativa di donne avrebbe potuto offrire, a sé ed alle sue sorelle, quella possibilità. Non ci conoscevamo,male era venuto spontaneo pensare che solo altre donne avrebbero potuto riconoscerle quel bisogno e quella occasione.Nonè un caso. Ma in quello che sta avvenendo in questi giorni c'è anche altro di nuovo. Ce lo racconta il fatto che ogni appello, ogni lettera, ogni documento venga riconosciuto, e firmato, da chi a sua volta ne ha scritto un altro e firmato altri ancora. E che questo accade spontaneamente, con la naturalezza con cui si risponde ad un'urgenza, con cui la si condivide. Non c'è fatica politica, ma c'è, in ciò stesso, un fatto politico. 
&lt;p&gt;Donne diversissime hanno compreso che, appunto, questo è il momento e confidano, giustamente, nella forza di una massa critica in cui non hanno spazio ortodossie da difendere, diversità da ostentare. Così in piazza il 13 febbraio ci saranno, ci saremo, tutte. Bene. Molto bene. Questo ci dice anche che la forza e la fatica spese negli anni, da tante e tante donne per se stesse e per le altre, non si sonoconsumate e disperse,comea volte abbiamo temuto, ma anzi, hanno dato sicurezza di sé a nuove generazioni di donne e si manifestano oggi, di fronte all'urgenza, come coscienza collettiva. Ancora di più,come coscienza nazionale. Se mai fosse stata solo questo, oggi non è piu' una questione di genere, un rivendicare diritti e spazi. 
&lt;p&gt;L'interlocuzione e le adesioni di tanti uomini alle tante manifestazioni, testimonia di un tema che si impone, finalmente, come generale. La dignità delle donne comecartina di tornasole della crescita, dell'identità, del futuro italiano: c'è in quello che sta avvenendouna importante assunzione di responsabilità collettiva che deciderà della reale modernità del nostro Paese.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/italia/finocchiaro-dignita-donne-riguarda-tutti-1.271642&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Daniela GARNERO SANTANCHE': Donne in piazza il 13 neopuritane e non credibili</title>
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  <updated>2011-02-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557991</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Sottosegretario  Programma di Governo (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 ''Ho aderito da subito e saro' presente all'iniziativa organizzata da Giuliano Ferrara per domani, sabato 12 febbraio, a Milano. E' da sottolineare il controsenso del neopuritanesimo ipocrita, da arginare la logica delle intercettazioni selvagge e della magistratura militante che celebra processi mediatici utilizzando il potere giudiziario come arma di lotta politica''.
&lt;p&gt;

Lo dice in una nota Daniela Santanche', che aggiunge: ''Le donne che domenica invece scendono in piazza contro Berlusconi non sono per niente credibili: Ruby e le altre sono la conseguenza delle battaglie che loro stesse fecero nel '68. Chi urlava 'l'utero e' mio e lo gestisco io'? Non certo le donne di destra. Chi ha rivendicato il divorzio, l'aborto, la pillola del giorno dopo, la liberta' sessuale? Sempre loro.&lt;br /&gt;
 A tutte le donne invece - conclude la nota - faccio l'appello di non farsi strumentalizzare da chi usa il corpo delle donne per combattere un uomo: io andro' all'iniziativa de 'Il Foglio' anche per difendere davvero la nostra dignita'''.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-CASO_RUBY__SANTANCHE___DONNE_PIAZZA_DEL_13_NEOPURITANE_E_NON_CREDIBILI-989773-ora-.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: La parola delle donne</title>
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  <updated>2011-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il prossimo tredici febbraio le donne scendono in piazza.&lt;br /&gt;
 Succede in tutta Italia e succede anche a Venezia, con un appuntamento pubblico previsto per le dieci e trenta in campo S.Barnaba. Le donne prendono la parola per reclamare quello che in un paese normale sarebbe ovvio, assodato, naturale: la dignità. E’ quanto mai importante, in questo momento, esserci, far sentire la propria voce, dare un segnale forte.
&lt;p&gt; “Personalmente ho firmato gli appelli – dice l’on. Delia Murer – e ho aderito anche alla petizione online sul sito www.petizionepubblica.it. Il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato legittima comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. 
&lt;p&gt;Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. 
&lt;p&gt;Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità&quot;. In questo senso assume un significato straordinario anche la mobilitazione del prossimo 13 febbraio: le donne italiane si stanno mobilitando per organizzare quel giorno manifestazioni in tutte le città italiane. A Venezia l’appuntamento è per le ore dieci e trenta in Campo Santa Margherita.
&lt;p&gt;
Una manifestazione che rivendica un principio basilare della società: la dignità delle donne, che forse solo nella preistoria non era riconosciuta. Ma è proprio questo che deve far capire la gravità del problema: tornare a difendere quel principio fa tornare indietro di secoli. La cosa ancor più grave è che nel nostro paese c'è una pesante sottovalutazione di questo: la dignità delle donne è sentita come una cosa antiquata, e l'opzione harem qualcosa da archiviare come un fatto privato. Non è così. E' politica perché ha un riverbero nella società: se una donna non viene scelta o non va avanti nella sua professione è anche un riflesso di quello che stiamo vedendo in questi settimane. Ed è per questo che le donne sentono l'urgenza di ribadire la propria dignità, perché sentono che il contesto è negativo, viviamo una situazione oggettiva che non è nemmeno importante capire se ha o meno una rilevanza penale. Quello che conta è la devastazione della dignità femminile&quot;. 

&lt;p&gt;
______________________________________
&lt;p&gt;
Intanto arriva l’annuncio che ci sarà anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani alla manifestazione in difesa della dignità della donne che si svolgerà a Roma: &quot;È un'iniziativa molto importante - dice Bersani annunciando la sua partecipazione - e ho chiesto alla nostra gente di partecipare nel rispetto dell'autonomia di quel movimento. E siccome accettano anche i maschi, ci sarò anch'io&quot;.  &quot;Mentre i dati sulla disoccupazione registrano i massimi storici - continua -, Berlusconi e il suo esecutivo paralizzano le istituzioni con le solite leggi ad personam. L'economia del Paese sta crollando, le casse dello Stato languono e il Parlamento è ostaggio dei problemi giudiziari del Capo del Governo. Insomma è giunto il momento della partecipazione e della mobilitazione collettiva e Italia dei Valori, oltre a battersi in Parlamento, lo farà nelle piazze al fianco dei cittadini&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=8:politica-sul-territorio&amp;id=240:la-reazione-delle-donne&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;Delia Murer - official web site&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: La reazione delle donne. Chi non rispetta le donne non può governare.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/02/delia-murer/la-reazione-delle-donne-chi-non-rispetta-le-donne-non-pu%C3%B2-governare/557680"></link>
  <updated>2011-02-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557680</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Reclamare quello che in un paese normale sarebbe ovvio, assodato, naturale: la dignità delle donne. A margine dello scandalo Ruby-Berlusconi, cresce la mobilitazione, cresce la consapevolezza, aumentano appelli e petizioni sulla questione femminile in Italia. Lo scorso ventinove gennaio, solo a Mestre, sono state raccolte più di cinquecento firme.
&lt;p&gt; “Personalmente ho firmato gli appelli – dice l’on. Delia Murer – e ho aderito anche alla petizione online sul sito www.petizionepubblica.it. Mi sembra importante, in questo momento, esserci, far sentire la propria voce, dare un segnale forte. Il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato legittima comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. 
&lt;p&gt;Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità&quot;. 
&lt;p&gt;In questo senso assume un significato straordinario anche la mobilitazione del prossimo 13 febbraio: le donne italiane si stanno mobilitando per organizzare quel giorno manifestazioni in tutte le città italiane. &lt;br /&gt;
A Venezia l’appuntamento è per le ore dieci e trenta in Campo Santa Margherita.

&lt;p&gt;
 

Una manifestazione che rivendica un principio basilare della società: la dignità delle donne, che forse solo nella preistoria non era riconosciuta. Ma è proprio questo che deve far capire la gravità del problema: tornare a difendere quel principio fa tornare indietro di secoli. La cosa ancor più grave è che nel nostro paese c'è una pesante sottovalutazione di questo: la dignità delle donne è sentita come una cosa antiquata, e l'opzione harem qualcosa da archiviare come un fatto privato. Non è così. E' politica perché ha un riverbero nella società: se una donna non viene scelta o non va avanti nella sua professione è anche un riflesso di quello che stiamo vedendo in questi settimane. Ed è per questo che le donne sentono l'urgenza di ribadire la propria dignità, perché sentono che il contesto è negativo, viviamo una situazione oggettiva che non è nemmeno importante capire se ha o meno una rilevanza penale. Quello che conta è la devastazione della dignità femminile&quot;.
&lt;p&gt;
Intanto arriva l’annuncio che ci sarà anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani alla manifestazione in difesa della dignità della donne che si svolgerà a Roma: &quot;È un'iniziativa molto importante - dice Bersani annunciando la sua partecipazione - e ho chiesto alla nostra gente di partecipare nel rispetto dell'autonomia di quel movimento. &lt;br /&gt;

E siccome accettano anche i maschi, ci sarò anch'io&quot;. 

 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=8%3Apolitica-sul-territorio&amp;id=240%3Ala-reazione-delle-donne&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;Delia Murer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Le dimissioni di Nicola Rossi: un gesto di dignità</title>
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  <updated>2011-02-02T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In un periodo in cui tengono banco notizie sconcertanti che infangano la sfera politica, che passano in secondo piano una preoccupante crisi geopolitica internazionale, passa sotto silenzio il gesto di grande dignità da parte di un uomo che rinuncia a una carica per motivazioni di alto spessore morale.
&lt;p&gt; Il senatore del PD Nicola Rossi, economista stimato da tutte le parti politiche, ha deciso di dimettersi in quanto non si riconosce più in una politica incapace di recepire un contributo da parte di uno spirito libero, di una riflessione competente e capace. 
&lt;p&gt;Anche se il Senato si è espresso contro le dimissioni, spero che Rossi, in ottemperanza a una serietà di fondo, non ci ripensi, e dia anzi un segnale forte e significativo, a un paese dove anche il sistema politico, specchio della nostra società, sta andando alla deriva.
&lt;p&gt; Sono questi i gesti che dovrebbero riconciliare i cittadini con una politica non fatta solo di gossip o interessi personali, ma anche di grandi ideali, che dovrebbero riconciliare gli elettori con persone elette che sono capaci, serenamente, di lanciare un messaggio forte contro la deriva, rinunciando a posizioni privilegiate per un ideale, perché pensano di poter innestare una reazione positiva nel paese. 
&lt;p&gt;Da qui occorrerebbe ripartire, anziché da politici che riempiono le prime pagine dei giornali solo con le proprie malefatte, o con comportamenti poco etici e che non mollano le poltrone neanche di fronte all’evidenza. 
&lt;p&gt;Esprimo convinta la mia stima a Rossi, uomo coraggioso che ha la forza di riappropriarsi della propria libertà di giudizio, dei propri spazi di critica che non necessariamente va giudicata in modo negativo. 
&lt;p&gt;Non è da tutti, specie in un mondo come questo, fare un passo indietro. Un sacrificio fatto di morale, onestà intellettuale, intelligenza. &lt;br /&gt;
Ce ne fossero di più, come lui, forse vivremmo in un paese migliore.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Berlusconi e la dignità delle donne</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/19/delia-murer/berlusconi-e-la-dignit%C3%A0-delle-donne/557147"></link>
  <updated>2011-01-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557147</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una raccolta di firme in tutta Italia per difendere la dignità delle donne che il Premier con gli ultimi sviluppi sul caso Ruby, ha calpestato. A lanciare la mobilitazione è il Partito democratico, e in particolare le donne della segreteria nazionale che hanno fatto la proposta durante la riunione nella sede del partito. 
&lt;p&gt;&quot;E' stata calpestata la dignità delle donne - hanno spiegato - esigiamo rispetto&quot;.
&lt;p&gt; &quot;Ora basta. Non è il momento di opportunismi politici e silenzi. Le donne del Pdl devono parlare e pretendere la verità su questa storia. E' in gioco la dignità del Paese e di tutte le donne. Questo è il momento di alzare la voce e dire basta. Sarebbe un gesto di grande libertà e dignità civile. Chi tace, in questo momento, si rende complice''.
&lt;p&gt;
Le donne per Berlusconi sono &quot;merce da comprare con soldi, case o gioielli. Oggetti usa e getta. Accessori da esporre in pubblico per sembrare più giovane, più in gamba, più potente. La dignità e il rispetto che abbiamo conquistato sono sacrificati sull'altare del presidente del Consiglio che usa i suoi soldi, il suo ruolo e il suo potere. Nessun giudizio morale sulle ragazze o sull'uomo Silvio Berlusconi, ma una severa condanna politica del premier che con il suo comportamento umilia l'Italia. Lasci il governo, ci liberi dall'avere un capo dell'esecutivo che c'imbarazza di fronte al mondo&quot;.
&lt;p&gt; &quot;Siamo con le donne della segreteria nazionale del Pd, perche' la dignita' delle donne e delle istituzioni non puo' essere ulteriormente calpestata: Berlusconi si deve dimettere&quot;. 
&lt;p&gt;E' quanto si legge in un appello promosso dalla deputata lombarda Emilia De Biasi e sottoscritto da tutte le deputate del gruppo del Pd alla Camera, che vede nelle dimissioni del presidente del Consiglio l'unico modo per restituire la dignità che è stata scippata alle donne, al Parlamento e al Paese.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Questo il testo:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 &quot;Siamo con le donne della segreteria nazionale del Pd. La dignità delle donne e delle istituzioni non può essere ulteriormente calpestata: Berlusconi si deve dimettere. Siamo all'ultima fermata, quella dei festini con le minorenni, della sovrapposizione fra vita privata e ruolo pubblico del premier, abituato a comprare tutto: aziende, deputati, donne. Non in nostro nome, presidente Berlusconi. Restituisca la dignita' che ha scippato alle donne, al Parlamento, al Paese. Si dimetta&quot;.
 
&lt;p&gt;
Al di là dei giudizi morali sull’uomo e sui suoi comportamenti, e al di là anche degli indubbi risvolti politici delle vicende personali, c’è da dire che si può individuare nei comportamenti, nei gesti e nelle parole del presidente del Consiglio un sistematico atteggiamento mirante alla svalorizzazione della personalità femminile, alla lesione del suo patrimonio etico e morale, alla svalutazione della sua immagine e dignità come persona. La donna è rappresentata perennemente come subordinata all’uomo, come oggetto d’uso dello sguardo, del piacere e della sessualità maschile. 
&lt;p&gt;Non è certo un caso quello che emerge in queste ore dallo scandalo Ruby. &lt;br /&gt;
Silvio Berlusconi, ovunque si rechi in veste ufficiale in Italia e all’estero, nei discorsi di economia, di politica, di lavoro cita le donne sempre e solo come complemento gradevole della vita del paese, e nello stesso tempo come contorno, periferia, e non come struttura della vita economica, sociale e politica al pari degli uomini. 
&lt;p&gt;Le donne sono, nella rappresentazione che ne fa Silvio Berlusconi, discriminate, ridotte a sollazzo per gli uomini. L’elogio della bellezza, fatto dal premier in modo esclusivo, reiterato, ossessivo, monocorde diviene una grave molestia morale per tutte le donne e un insidioso messaggio per le giovani che traggono dalle sue parole un invito a investire sull’aspetto estetico come strumento principale per raggiungere, attraverso un uomo, l’obiettivo della propria realizzazione personale e sociale.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it/news/234-berlusconi-e-la-dignita-delle-donne.html?tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;Delia Murer.it - Sito web ufficiale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: Il referendum Fiat e il legittimo impedimento. Quel che ci resta della capacità di ribellione.</title>
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  <updated>2011-01-13T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>556982</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La civiltà per gli altri.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;  
Lavorare più di 8 ore non si può, tutti siamo uguali di fronte alla legge:  dirlo è migliorare la vita.
&lt;p&gt; 
Chi si indigna, chi no. C'è una educata via d'uscita di fronte ai fatti che riguardano la vita e la cambiano: puoi stare alla larga o dire che va bene. Dà un'impressione di dignitosa equidistanza. Certo garantisce che non sei una testa calda. I saggi e i prudenti si astengono o non si lasciano cogliere dal brutto affare di prendere parte. Si indignano coloro che hanno deciso di non tollerare la schiavitù, di decidere che più di otto ore non si può, non si deve lavorare, che i bambini non possono morire di freddo in mezzo a una strada, che gli operai hanno la stessa dignità e gli stessi diritti di coloro che comandano in fabbrica, che i cittadini sono uguali di fronte alla legge, che i migranti non si possono respingere nel deserto o nel mare. L'indignazione può essere accesa. A volte dà l'impressione di una ostinazione fastidiosa. E la differenza fra interessi (l'interesse è sempre di tenerti alla larga, tu che centri?) e voglia di cambiare e rendere un po' migliore la vita cominciando dagli altri. Insomma, la civiltà. &lt;b&gt;La civiltà è indignazione-&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
________________

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;N.B.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Con la funzione &lt;i&gt;&lt;b&gt;Vai alla pagina&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; si trovano pubblicati nello stesso .pdf l'articolo di Maurizio Chierici &quot;Caro Fassino leggi bene&quot;
&lt;p&gt;&quot;Una rivolta necessaria&quot; di Paolo Flores D'Arcais e
&lt;p&gt;&quot;Ma la legge non basta&quot; di Gian Antonio Stella
&lt;p&gt;





&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WOJNW&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: A sostegno della Fiom l'associazione «Lavoro e libertà»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/29/sergio-gaetano-cofferati/a-sostegno-della-fiom-lassociazione-%C2%ABlavoro-e-libert%C3%A0%C2%BB/549496"></link>
  <updated>2010-12-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549496</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

Abbiamo deciso di costituire un'associazione, «Lavoro e libertà», perché accomunati da una comune civile indignazione.
&lt;p&gt; Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Aldo Tortorella, Mario Tronti.


&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La prima ragione&lt;/b&gt; della nostra indignazione nasce dall'assenza, nella lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo stesso modo ma assai più gravemente ancora un lavoratore e una lavoratrice non hanno il diritto di decidere, con il proprio voto su opzioni diverse, di accordi sindacali che decidono del loro reddito, delle loro condizioni di lavoro e dei loro diritti nel luogo di lavoro. Pensiamo ad accordi che non mettano in discussione diritti indisponibili. Parliamo, nel caso degli accordi sindacali, di un diritto individuale esercitato in forme collettive. Un diritto della persona che lavora che non può essere sostituito dalle dinamiche dentro e tra le organizzazioni sindacali e datoriali, pur necessarie e indispensabili. Di tutto ciò c'è una flebile traccia nella discussione politica; noi riteniamo che questa debba essere una delle discriminanti che strutturano le scelte di campo nell'impegno politico e civile. La crescente importanza nella vita di ogni cittadino delle scelte operate nel campo economico dovrebbe portare a un rafforzamento dei meccanismi di controllo pubblico e di bilanciamento del potere economico; senza tali meccanismi, infatti, è più elevata la probabilità, come stiamo sperimentando, di patire pesanti conseguenze individuali e collettive.


&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La seconda ragione&lt;/b&gt; della nostra indignazione, quindi, è lo sforzo continuo di larga parte della politica italiana di ridimensionare la piena libertà di esercizio del conflitto sociale. Le società democratiche considerano il conflitto sociale, sia quello tra capitale e lavoro sia i movimenti della società civile su questioni riguardanti i beni comuni e il pubblico interesse, come l'essenza stessa del loro carattere democratico. Solo attraverso un pieno dispiegarsi, nell'ambito dei diritti costituzionali, di tali conflitti si controbilanciano i potentati economici, si alimenta la discussione pubblica, si controlla l'esercizio del potere politico. Non vi può essere, in una società democratica, un interesse di parte, quello delle imprese, superiore a ogni altro interesse e a ogni altra ragione: i diritti, quindi, sia quelli individuali sia quelli collettivi, non possono essere subordinati all'interesse della singola impresa o del sistema delle imprese o ai superiori interessi dello Stato. La presunta superiore razionalità delle scelte puramente economiche e delle tecniche manageriali è evaporata nella grande crisi.
&lt;p&gt;
L'idea, cara al governo, assieme a Confindustria e Fiat, di una società basata sulla sostituzione del conflitto sociale con l'attribuzione a un sistema corporativo di bilanciamenti tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, sotto l'egida governativa, del potere di prendere, solo in forme consensuali, ogni decisione rilevante sui temi del lavoro, comprese le attuali prestazioni dello stato sociale, è di per sé un incubo autoritario.
Siamo stupefatti, ancor prima che indignati, dal fatto che su tali scenari, concretizzatisi in decisioni concrete già prese o in corso di realizzazione attraverso leggi e accordi sindacali, non si eserciti, con rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una assunzione di responsabilità che coinvolga il numero più alto possibile di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e rovesciare questa deriva autoritaria.


&lt;p&gt;
Ci indigna infine la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sé.
La precarizzazione, l'individualizzazione del rapporto di lavoro, l'aziendalizzazione della regolazione sociale del lavoro in una nazione in cui la stragrande maggioranza lavora in imprese con meno di dieci dipendenti, lo smantellamento della legislazione di tutela dell'ambiente di lavoro, la crescente difficoltà, a seguito del cosiddetto &quot;collegato lavoro&quot; approvato dalle camere, a potere adire la giustizia ordinaria da parte del lavoratore sono i tasselli materiali di questo processo di spoliazione della dignità di chi lavora. Da ultimo si vuole sostituire allo Statuto dei diritti dei lavoratori uno statuto dei lavori; la trasformazione linguistica è di per sé auto esplicativa e a essa corrisponde il contenuto. Il passaggio dai portatori di diritti, i lavoratori che possono esigerli, ai luoghi, i lavori, delinea un processo di astrazione/alienazione dove viene meno l'affettività dei diritti stessi.


&lt;p&gt;
Come è possibile che di fronte alla distruzione sistematica di un secolo di conquiste di civiltà sui temi del lavoro non vi sia una risposta all'altezza della sfida?
Bisogna ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee. Questa è oggi la via maestra per la rigenerazione della politica stessa e per un progetto di liberazione della vita pubblica dalle derive, dalla decadenza, dalla volgarizzazione e dall'autoreferenzialità che attualmente gravemente la segnano. La dignità della persona che lavora diventi la stella polare di orientamento per ogni decisione individuale e collettiva.
Per queste ragioni abbiamo deciso di costituire un'associazione che si propone di suscitare nella società, nella politica, nella cultura, una riflessione e un'azione adeguata con l'intento di sostenere tutte le forze che sappiano muoversi con coerenza su questo terreno. &lt;br /&gt;


 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/12/articolo/3920/&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Finanziare imprese verdi per uscire dalla crisi»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/01/nichi-vendola/%C2%ABfinanziare-imprese-verdi-per-uscire-dalla-crisi%C2%BB/547594"></link>
  <updated>2010-11-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547594</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le imprese “verdi” sono il futuro dell’economia, e l’ingrandimento strutturale farà il resto per far uscire l’Italia dalla crisi. 
&lt;p&gt;E’ questo il succo del Vendola-pensiero intervistato dal Sole 24 Ore. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, nonché aspirante candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, parla dall’alto della sua esperienza di Presidente della Regione Puglia, la quale sotto il suo mandato è diventata una delle Regioni più verdi del Paese.

&lt;p&gt;
Il trucco sta nel far ingrandire le aziende già presenti sul territorio e farle puntare sull’innovazione tecnologica, in primo luogo quella che riguarda le novità ecologiche. L’errore che secondo lui lo Stato sta facendo è lasciare sole le migliaia di piccole e medie imprese che non riescono ad affrontare la sfida della globalizzazione. Ma per uscire da questo stallo basterebbe puntare sull’efficienza energetica, sulle rinnovabili e sulle altre opportunità che la scienza ci mette oggi a disposizione.

&lt;p&gt;
    Lo Stato non deve diventare imprenditore ma essere il punto di vista dell’interesse globale e su questo indirizzare i finanziamenti alle attività produttive. Non possiamo avere il 90% di microaziende che come i lillipuziani faticano a competere con il Gulliver della globalizzazione. &lt;br /&gt;
[Propongo] finanziamenti che incentivino la crescita dimensionale, la crescita qualitativa e l’ambientalizzazione degli apparati produttivi, la formazione permanente. Questi sono fattori competitivi, nella mia visione: mettere insieme sapere e lavoro, cercare un compromesso avanzato tra economia ed ecologia. 

&lt;p&gt;
Una visione verde da condividere, anche se a livello teorico tutto sembra più facile di come non lo sia. Un’idea di come dovrebbe agire lo Stato Vendola la dà, indicando ciò che lui, con i poteri conferitigli, ha potuto fare in Puglia:

&lt;p&gt;
    una legge sui finanziamenti per i distretti di filiera che hanno consentito ai diversi attori di cicli produttivi omogenei di mettersi in rete accompagnando processi di internazionalizzazione, avendo creato distretti tecnologici messi al servizio degli apparati produttivi.

&lt;p&gt;
Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà torna anche sul problema dei rifiuti, scattando una fotografia piuttosto nitida della situazione:

&lt;p&gt;
    Viviamo in un Paese davvero bizzarro. Dopo il “miracolo” napoletano dell’attuale Governo, da ogni pertugio delle strade campane continua a fuoriuscire monnezza. E non mi riferisco solo alla spazzatura che invade da giorni vicoli e vie cittadine ma a quella politica, capace di insozzare dignità e diritti dei cittadini, anziché rappresentarli e tutelarli.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ecologiae.com/vendola-finanziare-imprese-verdi-crisi/26006/print/&quot;&gt;ecologiae.com - Marco Mancini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>William TAMI: Prostituzione. &quot;Più Dignità per queste Donne... Regolarizziamo il mestiere più antico del mondo&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/08/william-tami/prostituzione-pi%C3%B9-dignit%C3%A0-per-queste-donne-regolarizziamo-il-mestiere-pi%C3%B9-antico-del-mondo/505791"></link>
  <updated>2010-09-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>505791</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Pavia di Udine (UD) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il ddl Carfagna si caratterizza per un punto qualificante e cioè il divieto di prostituirsi in luogo pubblico o aperto al pubblico. Noi condividiamo pienamente questa disposizione perché va nell’ordine di garantire maggiormente l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Quello della prostituta, è il mestiere più antico del mondo,quindi occorre un approccio estremamente realista , il nostro compito è quello di consentire attraverso la regolamentazione la prostituzione libera e contrastare invece lo sfruttamento, soprattutto quello minorile.Sicuramente togliere dalla strada le prostitute può essere un buon modo per contrastare in maniera più efficace lo sfruttamento, si potrebbe lasciare alle regioni la scelta di come disciplinare l’esercizio, consentendolo in alcune zone come qualcuno ha proposto o in luoghi privati non adibiti ad altro uso. E’ chiaro che per la Lega Nord la soluzione ideale sarebbe quella degli “eros center” e la regolamentazione dell’attività di prostituzione come ad esempio con controlli sanitari e pagamento delle tasse, che potrebbero essere utilizzate per la tutela e l’aiuto alle prostitute. Solo in questo modo si potrebbe contrastare il fenomeno dello sfruttamento discernendolo dalla prostituzione come libera scelta dell’individuo.
&lt;br /&gt;

Consigliere Lega Nord Tami William 
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/LegaNordPaviaUd/&quot;&gt;Blog personale&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Luigi de MAGISTRIS: Borsellino a chi lo merita.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/19/luigi-de-magistris/borsellino-a-chi-lo-merita/503442"></link>
  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>503442</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ricordare Paolo Borsellino in questi giorni di cronaca politico-giudiziaria desta amarezza perché la luminosità della sua esperienza contrasta col buio di un presente che vede montare nelle istituzioni una questione morale profonda. Fa male ricordare il sacrificio per la legalità di Borsellino mentre il Paese è costretto ad aprire gli occhi su una melma di collusione fra politica e magistratura che aspirava a controllare la vita pubblica e istituzionale, riconsegnandolo alla coscienza drammatica che una democrazia non è mai completamente vaccinata dalla patologia della devianza eversiva.

&lt;p&gt;
La magistratura dei Miller, Marra, Lombardi e la politica dei Verdini, Cosentino, Caliendo ci costringono a ratificare che la P2 di Gelli non è mai morta e che questo virus infame della massoneria deviata, in concorso con pezzi insani delle istituzioni e con le mafie, è sempre pronto ad aggredire l’equilibrio costituzionale che a tanti di noi sta a cuore. Insomma quel puzzo del compromesso morale, che Borsellino ci esortava a scacciare, ancora si respira pesantemente nel nostro Paese.

&lt;p&gt;
Ma se fa male e desta amarezza ricordare Borsellino oggi, in questi giorni tristi per la democrazia e la legalità, allo stesso tempo il ricordo del suo sacrificio appare ancor più importante e imprescindibile perché rinnova l’attualità del suo insegnamento e ci rinnova nella missione di esserne eredi e realizzatori.

&lt;p&gt;
Senza retorica ipocrita – che pure trionfa da parte della politica in occasione degli anniversari delle stragi di mafia del ’90-, l’anniversario di via D’Amelio può essere, per la società civile e la politica sana, un’opportunità per riconfermare l’impegno nel contrasto alle mafie e nella ricerca della verità su quella stagione oscura.

&lt;p&gt;
Soprattutto alla luce delle inchieste della magistratura toscana e siciliana che stanno cercando di far luce in merito al rapporto torbido realizzatosi in quel periodo fra Stato e cosa nostra, nel tentativo di chiarire perché Borsellino e Falcone furono trucidati e in particolare nell’interesse di chi.  Soprattutto alla luce del tabù crollato recentemente, cioè quello riguardante la cosiddetta trattativa: oggi parola che può esser pronunciata nel dibattito pubblico senza dover esser tacciati di fantasia malata e malato complottismo (come pure accaduto, fino a ieri, a molti di noi).

&lt;p&gt;
E nonostante la violenza con cui parte della politica e delle istituzioni si accaniscono a delegittimare e contrastare questa ricerca della verità, aggredendo magistrati coraggiosi che in Toscana e in Sicilia cercano di sapere e di capire cosa successe nel Paese durante la fase dello stragismo, non accontentandosi di una verità parziale, cioè che la morte di Falcone e Borsellino sia stata solo una vendetta della mafia nei confronti di un pool di magistrati coraggiosi che le avevano assestato un colpo tanto pesante quanto, purtroppo, non definitivo.

&lt;p&gt;
Perché oggi si può dire, grazie anche alle nuove collaborazioni giudiziarie, che Borsellino fu trucidato perché di quella trattativa vergognosa era venuto a conoscenza e l’aveva scoraggiata. Perché oggi si può dire che quella trattativa chiama in causa non solo i Riina e i Provenzano o i Graviano, ma richiede spiegazioni anche a personaggi come Mori, De Donno, Ayala, Mancino, Martelli, Violante, Berlusconi, Dell’Utri e l’elenco sarebbe infinito.

&lt;p&gt;
Dopo 18 anni dalla strage di via D’Amelio sono emersi fatti, tutti da verificare dal punto di vista giudiziario, che comunque assumono tinte agghiaccianti per il ruolo giocato dallo Stato, o meglio da pezzi deviati di esso. Il merito di questa ricerca è della magistratura e delle forze dell’ordine ma soprattutto di quei familiari delle vittime che con ostinazione hanno continuano ad invocare la verità, accompagnati spesso dal solo sostegno della società civile di fronte al muro di gomma istituzionale.

&lt;p&gt;
Poche ore fa ricordando Borsellino, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha detto: &quot;Bisogna fare memoria insieme, ma è importante anche scegliere i compagni di memoria, perchè non tutti hanno il diritto di ricordare Borsellino. Non tutti sono suoi discepoli o alleati. In molti lo hanno ostacolato e tradito. Questi ultimi non hanno nessun diritto per ricordarlo&quot;.

&lt;p&gt;
Sicuramente non ne hanno quanti allora, dentro la magistratura e i palazzi della politica, di fatto lo hanno isolato in quanto scomodo perché contrario alla trattativa, ma altrettanto privi di diritto a pronunciare il suo nome, in queste ore del ricordo, sono quanti approvano leggi come il ddl intercettazioni e la norma con cui si consente la vendita all’asta dei beni confiscati; quanti propongono la revisione della legge sui pentiti o negano punitivamente la protezione al collaboratore Spatuzza, grazie al quale si sono aperti scenari importanti che chiamano in causa Berlusconi e Dell’Utri; quanti affermano che nel paese non c’è una questione morale che inghiotte il governo e coinvolge parte del mondo giudiziario e siedono in Parlamento dopo condanne per concorso in associazione mafiosa; quanti attaccano Saviano accusandolo di denigrare l’Italia all’estero oppure aggrediscono la magistratura con il j’accuse del toghe rosse perché si sentono al di sopra della legge a cui dovrebbero dar conto del loro passato e presente politico.

&lt;p&gt;
Lasciamo Borsellino al Paese sano e ai giovani, alla società civile e ai familiari, affidiamo a loro il suo ricordo e la staffetta del suo sogno. Sono gli unici legittimati a farlo, sono gli unici che lui vorrebbe per essere ricordato. Come uomo vivo e non come martire ideale, come maliziosamente spesso viene commemorato per svuotare d’attualità la dignità e la forza del suo messaggio e della sua vita. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/borsellino-a-chi-lo-merita/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: «Da qui comincia il massacro delle libertà, vogliono coprire pubblici misfatti»</title>
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  <updated>2010-06-10T00:00:00Z</updated>
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  <id>501710</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Sintesi della dichiarazione di voto di Anna Finocchiaro nell'Aula di Palazzo Madama:
&lt;p&gt;
Il Paese aveva bisogno di una riforma delle intercettazioni telefoniche.
&lt;p&gt; Ne aveva bisogno perché è intollerabile che sulle pagine dei giornali appaiano notizie che o sono coperte dal segreto istruttorio o non sono inerenti alle indagini e sono pubblicate soltanto per ledere la privacy e la dignità dei soggetti.
&lt;p&gt;
È intollerabile che si faccia mercato della dignità dei soggetti ed è intollerabile che vi siano fughe di notizie rispetto ad atti investigativi che probabilmente vengono frustati nella loro efficacia dalla fuga di notizie stesse.
&lt;p&gt;

Noi volevamo una buona legge, tanto è vero che già dai primi atti del governo Prodi della scorsa legislatura, e anche in questa legislatura, con due proposte di legge una delle quali firmata dalla capogruppo, abbiamo chiesto la riforma della disciplina delle intercettazioni telefoniche.
&lt;p&gt;
Quindi, una buona legge sulle intercettazioni telefoniche che tutelasse la privacy e la dignità dei soggetti a qualunque titolo coinvolti nelle indagini.
&lt;p&gt;

Ma questa non e' una buona legge.
&lt;p&gt;
Innanzitutto perché questa legge limita l'uso delle intercettazioni telefoniche come strumento di acquisizione della prova.
&lt;p&gt;

Punite la pubblicazione di atti di indagine e consentite solo la pubblicazione per riassunto fino alla fine delle indagini preliminari. Ma vi rendete conto dell'arbitrio che il giornalista può compiere per riassunto? Non voglio irritarvi, ma il caso Boffo e «Il Giornale» lo ricordate o no?
&lt;p&gt;

Punite anche gli editori, perché casomai il giornalista o il direttore del giornale largheggiasse nell'informazione pubblica - ohibò! - interviene l'editore del giornale e dice: ma che mi volete far fallire? E di conseguenza l'editore eserciterà fuori dal suo ruolo - pensate ad una società per azioni, un'impresa come un'altra, che sta a Shangai e che è l'editore di un giornale italiano - un compito di vigilanza, di repressione, di censura per evitare di correre il rischio delle salatissime multe.
&lt;p&gt;
Tutto questo tutela meglio la privacy dei soggetti? No.&lt;br /&gt;
 Questo tutela meglio, molto meglio, i criminali.
&lt;p&gt;

Questo uccide il diritto dei cittadini ad essere informati.&lt;br /&gt;
 Questo provvedimento uccide la libertà di informazione tutelata dalla Costituzione. &lt;br /&gt;
Tutelata una sola volta, presidente Berlusconi, perché mentre la parola «impresa», in varie forme, appare almeno tre volte nella Costituzione, le parole «libertà personale» e «libertà d'informazione» esistono una sola volta perché chi si sente vincolato alla Costituzione lo sa che non c'è bisogno di ripetere ciò che è sacro!
&lt;br /&gt;

E allora chi oggi vota la fiducia, vota la limitazione della libertà di informare e di essere informato, la limitazione dei mezzi a disposizione degli investigatori per accertare reati, per individuare i colpevoli, per punirli. 
&lt;p&gt;La verità allora è davvero un'altra: voi avete colto l'occasione in un momento assai imbarazzante, diciamo così, per il Governo e per la maggioranza di nascondere agli italiani i pubblici misfatti, l'esercizio deviato dei pubblici poteri, l'uso privato e la dissipazione delle pubbliche risorse. 
&lt;p&gt;Voi volete nascondere, voi vi nascondete.&lt;br /&gt;
 Voi non volete controllo (ma questo lo sapevamo già):&lt;br /&gt;
 il popolo che citate così spesso lo volete cieco e sordo, manipolabile.&lt;br /&gt;
 

Voi vi servite del popolo quando vi serve per celebrarvi, ma lo volete bue.
&lt;p&gt;
La privacy che dite di tutelare è la vostra, è l'ombra nella quale volete continuare a fare i vostri affari.&lt;br /&gt;
 Chi si accontenta nella maggioranza, chi fa finta di non saperlo, oggi non può non saperlo. 
&lt;p&gt;Io che tremo - non come voi, che l'adoperate in maniera sguaiata e volgare - quando pronuncio la parola libertà, non in nome mio ma nome d'altri, vi dico che qui oggi il mio Gruppo, che mi ha dato mandato sulla base di un'assemblea che abbiamo celebrato, non parteciperà al voto di fiducia e non parteciperemo perché noi vogliamo che risulti con ogni evidenza e con il rispetto sacro che abbiamo di quest'Aula e della legge il fatto che &lt;b&gt;da qui comincia il massacro della libertà&lt;/b&gt;&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senatoripd.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=71702&amp;t=/documenti/stampa.htm&quot;&gt;senatoripd.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: Caso Cucchi. «La norma che impedisce ai medici di dare notizie di un aggravamento della salute ai familiari di un detenuto,  va cambiata». </title>
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  <updated>2009-11-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418828</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una norma interna che impedisce ai medici di dare notizie di un aggravamento della salute ai familiari di un detenuto. E che ha impedito ai familiari di Stefano Cucchi, il giovane morto il 22 ottobre scorso all'ospedale Pertini di Roma, di avere notizie su loro figlio.

&lt;p&gt;
A denunciarla è Ignazio Marino, presidente della commissione sull'efficienza del servizio sanitario nazionale, al termine dell'audizione dei familiari di Stefano. Sono stati loro a mostragli documenti e carte in cui si fa riferimento a quella norma restrittiva che vale per la la zona adibita a carcere all'interno dell'ospedale Pertini.

&lt;p&gt;
«Noi crediamo che questa norma sia sbagliata e non giusta in un paese civile perchè una persona anche se perde la libertà non perde la dignità di persona e soprattutto i suoi rapporti con i familiari, in caso di aggravamento, non possono essere interrotti».
&lt;p&gt; Il presidente della commissione sottolinea anche che si tratta di una «norma stabilita tra l'amministrazione dell'ospedale e il ministero della giustizia». Quindi, «è un regolamento interno e va cambiato».

&lt;p&gt;
Per quanto riguarda i medici del pertini, Marino spiega di non essersi fatto nessuna idea: «Li incontreremo con un sopralluogo nei prossimi giorni».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/news/italia/91026/caso_cucchi_marino_sbagliato_non_dare_notizie_a_familiari&quot;&gt;l'Unità.it &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giovanni RUSSO SPENA: Quasi trecentomila tra ragazzi e operai sono scesi in piazza insieme per frenare il degrado culturale e sociale che opprime formazione, ricerca e lavoro.</title>
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  <updated>2009-10-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418136</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Quasi trecentomila distribuiti tra i cortei di Milano, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Ieri ragazzi e operai sono scesi in piazza insieme per frenare il degrado culturale e sociale che opprime formazione, ricerca e lavoro.

&lt;p&gt;
Sfilano uno di fianco all’altro. Nella stessa piazza. Metalmeccanici e studenti, perché le loro battaglie - dicono hanno un linguaggio comune. «La nostra scelta di manifestare insieme non è casuale: la Fiom chiede maggiore democrazia sui luoghi di lavoro così anche noi studenti chiediamo di poter dire la nostra sulle decisioni che ci riguardano», spiega Stefano Vitale dell’Uds. L’organizzazione si accoda con il proprio spezzone “giovanile” ai cinque cortei organizzati dalla Fiom a sostegno della vertenza contrattuale e contro l’accordo separato tra Federmeccanica e Fim e Uilm. È un successo.
 
&lt;p&gt;
L’euforia dà i numeri: 100mila a Milano, 60mila a Firenze, 50mila a Napoli, 30mila a Roma e 10mila a Palermo. Nella Capitale, ad aprire la manifestazione lo striscione “Fermiamoli”. Dietro, la rabbia di migliaia di lavoratori, precari, cassaintegrati, disoccupati e, appunto, studenti. Gianni, che indossa una maglietta con su scritto “Licenziamento, il nostro futuro”, porta un cartello raffigurante la faccia di suo figlio, Tommaso, di appena 3 anni. «Dietro ogni dipendente c’è una famiglia - afferma -. Perdere all’improvviso il proprio posto è un vero dramma che il governo non vuol vedere».
 
&lt;p&gt;
Tra i metalmeccanici, spiccano quelli della Alstom di Colleferro, che mercoledì hanno impedito ad alcuni manager di uscire dalla fabbrica. In piazza molti esponenti politici (da Rifondazione al Pd passando per Sinistra e libertà) e i Movimenti di lotta per la casa. «La manifestazione di oggi è la prova che pezzi differenti possono partecipare alla costruzione di un welfare migliore che garantisca lavoro degno, redditi e alloggio », urla dal megafono Bartolo di Action. A chiudere il vivace corteo, animato da fischietti e trombette, gli studenti con il loro striscione “Consulta, ora boccia anche la Gelmini”.
 
 
&lt;p&gt;
«Vogliamo sottolineare - spiegano il valore costituzionale del diritto allo studio che viene calpestato ». Sono tanti. Tutti giovanissimi. Molti con look alternativi e le toppe dell’“ever green” Che Guevara. Chiedono il ritiro dei tagli alla scuola e del ddl Aprea, una legge sul diritto allo studio e la copertura finanziaria dei corsi di recupero. Il corteo finisce sotto gli studi Rai di via Teulada per denunciare la falsità dei media che parlano di una crisi già superata ». &lt;br /&gt;
«&lt;b&gt;Siamo qui per parlare dei lavoratori, non di Berlusconi, delle feste e dei festini», gridano i manifestanti.
&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
 
Intanto a Milano, sotto una pioggia battente, il serpentone della Fiom si snoda per le vie del centro. «Chiediamo il blocco dei licenziamenti, l’estensione degli ammortizzatori sociali e l’apertura di un confronto con il governo», dice dalla piazza il segretario generale, Gianni Rinaldini, rilanciando il tema democrazia nei sindacati perché «non siamo disponibili a fornire accordi senza il consenso dei lavoratori ». Come, invece, vorrebbero fare Fim e Uilm. «Un sopruso inaccettabile» per Rinaldini che conclude con una dura constatazione: «Siamo all’inizio della fase difficile dell’autunno e il governo non fa nulla».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.terranews.it/print/4437&quot;&gt;Terra.it&lt;/a&gt;</summary>
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