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  <title>Openpolis - Argomento: crisi sociale</title>
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  <updated>2012-02-12T00:00:00Z</updated>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: “Non ci sto, il welfare non è uno spreco. Lo dico alla Regione Piemonte, lo sottolineo alla vigilia delle elezioni comunali di Como!”</title>
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  <updated>2012-02-12T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624286</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Fa un certo effetto leggere quanto la sottosegretaria al welfare Cecilia Guerra ha detto, nel corso di una riunione cui partecipavano degli amministratori locali di Cuneo: ”Siamo ancora sull'orlo del baratro”.
&lt;p&gt;
Un’affermazione che lascia poco spazio all’immaginazione e che pone tutti quanti hanno responsabilità amministrative di fronte alla drammaticità della situazione, ma che non deve servire da “paravento” per colpire in modo indiscriminato lo stato sociale. Sono altri gli sprechi!
&lt;p&gt;
Che la situazione sia difficile si sa da tempo, ma affermazioni come quelle della sottosegretaria “al sociale” impongono serie riflessioni a quanti si accingono a redigere programmi per i prossimi anni e propongono la propria candidatura per amministrare la città.
&lt;p&gt;
Il sociale sta svolgendo un ruolo di forte ed importante coesione e questa funzione è destinata a diventare ancora più centrale nel futuro prossimo, man mano che la crisi dispiegherà i propri effetti sull’occupazione e sulle disponibilità economiche delle famiglie.
&lt;p&gt;
Di qui la necessità di prevedere ogni sforzo perché il settore, non solo riesca a mantenere disponibilità economiche accettabili, ma anche che l’amministrazione della nostra città continui, in linea con quanto avviene ora, a tenere conto dell’importanza del welfare e della funzione essenziale ed irrinunciabile che sta svolgendo.
&lt;p&gt;
In questi momenti impoverire il welfare o non assicurargli il ruolo primario che merita, può voler dire mettere a repentaglio la coesione sociale della città, con effetti devastanti sia sui ceti più esposti, sia sulle fasce più deboli della popolazione.
&lt;p&gt;
Chiedere che al welfare venga riservato un ruolo centrale nei programmi elettorali in vista delle prossime consultazioni, pare una via del tutto obbligata.
Un impegno che deve assicurare chi intende governare la città avendo a cuore i bisogni primari dei cittadini e l’assoluta necessità di garantire una serena convivenza.
&lt;p&gt;
Proprio mentre si affaccia il dubbio che vi possano essere persone o gruppi che invece cercano, colpendo il welfare, di creare tensioni sociali per interessi di parte o per meri calcoli politici.
&lt;p&gt;
L’impegno a favore del welfare deve andare avanti di pari passo con il consolidamento ed il potenziamento della lotta contro gli evasori fiscali, categoria che, oltre a danneggiare l’intera collettività, fa venire meno risorse indispensabili proprio per assicurare irrinunciabili finanziamenti allo stato sociale.
&lt;p&gt;
Di qui un impegno forte, in vista delle prossime consultazioni elettorali, ed anche la sottoscrizione, tra le forze in campo, di un patto per escludere dalle candidature chi non assicuri un atteggiamento corretto nei confronti dei propri doveri fiscali.
Questo per trasparenza nei confronti dei cittadini.

&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco BETTIN: Reddito di cittadinanza e riconversione ecologica come risposta alternativa alla crisi</title>
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  <updated>2012-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624415</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Venezia (VE) (Partito: Lista Civica - Cen-Sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il reddito di cittadinanza è uno strumento nuovo che può offrire sicurezza alle persone e alle comunità, abbandonate all’angoscia di fronte alla crisi. &lt;br /&gt;
Allo stesso modo è necessaria la governance politico-istituzionale della trasformazione di aree e distretti industriali in direzione di un vero risanamento ambientale, con strumenti e risorse che devono essere estremamente concreti. E urgenti».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://selvenezia.wordpress.com/2012/02/10/veneto-reddito-di-cittadinanza-e-riconversione-ecologica/&quot;&gt;http://selvenezia.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe CACCIA: Reddito di cittadinanza e riconversione ecologica come risposta alternativa alla crisi</title>
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  <updated>2012-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624412</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Venezia (VE) (Lista di elezione: Lista Civica - Cen-Sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Due progetti di legge d’iniziativa popolare a livello regionale: «Si tratta di due proposte innovative che insieme offrono una risposta alternativa ad una crisi dai pesantissimi effetti sociali anche qui in Veneto, una crisi che è innanzitutto crisi irreversibile di un modello di sviluppo che si è mangiato territorio e ambiente, ed ha schiacciato la vita delle persone».
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;I due progetti sono stati presentato alla stampa al Municipio di Mestre.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://selvenezia.wordpress.com/2012/02/10/veneto-reddito-di-cittadinanza-e-riconversione-ecologica/&quot;&gt;http://selvenezia.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DOMENICO TALARICO: Aderisco allo sciopero generale del 6 maggio</title>
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  <updated>2011-05-04T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560275</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Rende (CS) (Lista di elezione: RnP) - Consigliere Regione Calabria (Lista di elezione: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''L'inerzia del Governo sulla grave crisi sociale che attanaglia il paese non e' piu' accettabile. In Calabria e nel Mezzogiorno, inutile ricordarlo - dice Talarico - siamo di fronte poi ad una preoccupante emergenza sociale i cui esiti sono davvero imprevedibili. Se da un lato registriamo una sostanziale incapacita' del governo Berlusconi ad affrontare i problemi veri degli italiani, nondimeno dobbiamo denunciare il fatto che rispetto al Sud tale incapacita' si somma ad un malcelato pregiudizio antimeridionale alimentato dal partito del Nord, di cui la Lega, a questo punto, e' solo una componente''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/regioni-CALABRIA_REGIONE_TALARICO_%28IDV%29__ADERISCO_A_SCIOPERO_6_MAGGIO-603681-calabria-4.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>VASCO ERRANI: «Basta alchimie politiciste. Pier Luigi ci sta dando un partito vicino alla gente»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-03-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558958</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Emilia Romagna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Regione Emilia Romagna&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Svolta movimentista? Macché. Con Bersani il Pd ha finalmente capito che, nel momento in cui assistiamo a una crisi senza precedenti, bisogna costruire un progetto che vada al di là delle solite logiche politiciste. Quelle delle alleanze costruite a tavolino, quelle dei dibattiti sull'apriamo al Terzo Polo, oppure iniziamo da Di Pietro&quot; e via dicendo».
&lt;p&gt;

Vasco Errani difende a spada tratta l'operato del segretario del Pd. «Se Pier Luigi può guidare il centrosinistra? Per me è un dato fin troppo oggettivo», dice il governatore dell'Emilia-Romagna al Riformista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dieci milioni di firme raccolte, il sostegno ai referendum: non pensa che il Pd sia troppo sulla scia movimentista?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ripeto: la nostra non è una svolta movimentista. La crisi del berlusconismo, che oggi è irreversibile, è diventata una crisi istituzionale, politica, economica e sociale senza precedenti. Per cambiare serve un progetto. E questo progetto non può essere la sommatoria di chi è contro Berlusconi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;State in piazza per non stare ai tavoli o ai tavolini degli accordi con gli altri partiti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non possiamo sconfiggere il premier mettendoci a discutere delle alleanze e basta.&lt;br /&gt;
 Il nostro problema non è elaborare delle alchimie politiciste con Fli o l'Udc, con Vendola o Di Pietro. Ci serve un progetto per l'Italia, che guardi anche alle forze sociali, alla società civile, alla gente. E Bersani ce lo sta dando.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dalemiani e veltroniani, però, mugugnano.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Non m'interesso di retroscena. Agli atti c'è un partito che, adesso, è unito.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siete sicuri che sostenere i referendum non sia una perdita di tempo? Giorgio Tonini dice che raggiungere il quorum è come vincere all'Enalotto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Anch'io so che è difficile raggiungere il quorum, soprattutto visto che il governo vuol far votare il 12 giugno. Però noi abbiamo posizioni chiare, sia contro il nucleare che contro il legittimo impedimento. Perché non dovremmo impegnarci? Qualcuno me lo spieghi. E poi, possiamo sempre usare la campagna referendaria per lanciare le nostre proposte alternative, tanto sulla necessità di un piano energetico nazionale quanto sulla giustizia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bersani può essere il nome giusto per la guida del centrosinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Questo è un dato oggettivo. Stiamo parlando di un leader che ha dato al suo partito il profilo che gli mancava.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dica la verità, è per questo che il segretario del Pd sta lavorando alla costruzione di una sua corrente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io sono contrario alle correnti. Anche perché dentro il Pd ce ne sono già troppe.&lt;br /&gt;
 Penso al contrario che l'unico interesse del segretario sia rafforzare l'idea di un gruppo dirigente davvero unitario.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Y22SQ&quot;&gt;Il Riformista&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Niente alchimie nelle alleanze. Le urne? Le ho chieste io per primo»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-01-31T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557514</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il ricorso alle urne è indispensabile ma non mi piacciono le alchimie di D'Alema».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Vendola, quindi lei è d'accordo sul voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Dovrebbero chiedermi scusa per avermi tanto criticato quando dicevo che la strada erano le elezioni. L'Italia è un paese ferito nel proprio decoro e nell'immagine internazionale: è un paese allo sbando. Berlusconi rivendica l'impunità e si presenta come un sovrano medioevale &quot;legibus solutus&quot;, vantando le sue amicizie con il fiorfiore dei dittatori, avendo con Ben Alì e Mubarak una confidenza indifferente al tema della democrazia e dei diritti.&lt;br /&gt;
 L'immagine poi, di un ministro degli Esteri, Franco Frattini che viene in Parlamento non per parlare dell'incendio che divampa nel Mediterraneo ma delle carte che gli ha dato il governo di un paradiso fiscale nell'intento di utilizzarle contro il presidente della Camera, dà la misura della gravità assoluta in cui siamo piombati».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Elezioni urgenti, insomma: il Pd avrebbe dovuto insistere prima?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Persino Confindustria dice che si stanno perdendo mesi fondamentali mentre l'Italia sprofonda in questo pantano. Non è possibile stare dentro una logica del rinvio permanente. La crisi è politica, istituzionale, sociale. La crisi del berlusconismo si sta riverberando drammaticamente sull'Italia intera, sta infettando il paese ed è urgente un momento di igiene democratica, cioè le elezioni. Si sente cattivo odore e bisogna fare pulizia. È importante inoltre aprire squarci sul vuoto di prospettiva di una intera generazione, sulla violenza dei processi di precarizzazione del mercato del lavoro, sui colpi furibondi inferti alla scuola e all'università, sulla dittatura della volgarità del maschilismo e del sessismo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per tutte queste ragioni, comunque lo si definisca - fronte di &quot;salute democratica&quot;, o &quot;repubblicano&quot;, &quot;patto costituzionale&quot; o &quot;un'alleanza strategica&quot; - la vedrebbero della partita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La politica ha il compito di contesa tra modelli sociali, programmi e culture politiche alternativi. Non ci può chiudere la stagione del berlusconismo se non si dicono parole chiare sui diritti di libertà, sui diritti umani e quelli sociali. Necessaria è un'alternativa forte e credibile».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;All'appello di D'Alema risponde sì o no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Rilancio con un altro appello: apriamo un cantiere, discutiamo della crisi della società italiana e di come restituire speranza a una generazione che non può aprire una finestra per affacciarsi sul futuro. Mettiamo al centro la vita materiale, i dolori, le speranze di un paese in cui il ceto medio si sta squagliando, la povertà interroga anche chi ha un contratto di lavoro, il welfare è stato colpito alla nuca. Oggi la prima cosa è sbarrare la strada alla violenza di una proposta di federalismo che marginalizza irreparabilmente il mezzogiorno del paese. &lt;br /&gt;
Voglio una grande alleanza per salvare l'Italia, per difendere la laicità dello Stato, per dare ossigeno ai ceti popolari ma le formule alchemiche mi lasciano perplesso. Il gioco di Palazzo mi imbarazza e non mi interessa parteciparvi».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ci vogliono manifestazioni di piazza per convincere Berlusconi a dimettersi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Penso si stia consolidando un sentimento popolare di reazione all'insopportabilità di questo clima tossico. La compravendita dei parlamentari non mette al riparo il premier, che non ha la convenienza a fare marcire questa situazione temendo che nel Pdl si possano aprire tentazioni di fuga dalla nave che affonda».&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=X41D8&quot;&gt;la Repubblica - Casadio Giovanna&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo D'ALEMA: «Momento grave ci vuole un governo aperto anche al Pdl»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-11-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548268</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il premier deve lasciare. Se funzionasse la compravendita dei deputati sarebbe un prolungare l´agonia e fare danni al Paese
&lt;p&gt;«Pare ci siano tariffe differenziate per chi si dà malato e chi vota a favore del governo». Massimo D´Alema non rinuncia ad un sorriso a denti stretti. Se funzionasse, la compravendita dei voti tra i parlamentari «sarebbe però un disastro, prolungherebbe l´agonia di Berlusconi e, oltre a segnare un degrado estremo per la politica, risulterebbe un dramma per il Paese». Uno solo è dunque l´imperativo, il presidente del Copasir lo dice a Repubblica Tv: «Il premier se ne deve andare. Non perché vittima di una trappola, ma per evidente incapacità».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Voto anticipato o governo tecnico, come finirà la crisi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ritengo purtroppo che l´esito più probabile siano le elezioni. Perché Berlusconi lì spinge tutta la sua forza e vuole dimostrare che a lui non ci sono alternative. Comunque vada il 14 dicembre, la maggioranza è finita. Anche se il premier ottenesse uno o due voti di scarto, non riuscirebbe più a governare. Per questo è più che mai urgente non un governo tecnico – i governi nascono sempre da una scelta politica – ma un esecutivo di responsabilità».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A Palazzo Chigi lo chiamano ribaltone.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dobbiamo farla finita con questa storia del ribaltone, frutto di una visione populista e plebiscitaria. Berlusconi insiste nel dire che tutti i deputati devono rispettare il mandato ricevuto dagli elettori. Ma la Costituzione stabilisce che siamo una democrazia parlamentare rappresentativa e che i nostri rappresentanti non sono legati da un vincolo di mandato. Perciò, dopo la crisi di governo, c´è un passaggio che vede entrare in campo il capo dello Stato, al quale spetta prendere le decisioni. Giorgio Napolitano svolge ottimamente il suo ruolo. Però non può toglierci le castagne dal fuoco. Noi dobbiamo costruire una prospettiva politica perché si possa far fronte alle questioni più urgenti dettate dalla crisi economica e sociale. E perché venga cambiata la legge elettorale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Su quale maggioranza dovrebbe contare il nuovo esecutivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Siamo in un momento talmente grave e con un tale malessere parlamentare che ci si dovrebbe rivolgere a tutte le forze politiche».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Intende opposizione più finiani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo. Io penso anche alle forze di questo governo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Al Pdl?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Perché no? Ripeto, la premessa è che Berlusconi se ne vada, gli italiani sono stati sin troppo indulgenti con lui. Al tempo stesso il Popolo delle libertà deve dimostrarsi qualcosa di diverso da un gruppo di sudditi stretti attorno al capo. Così si può fare. E risolte le questioni più stringenti per i cittadini, ognuno per la sua strada».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Complicato. Già all´interno del Pd avete visioni diverse sul modello di nuova legge elettorale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non serve chissà quale sforzo per approvare a larghissima maggioranza una leggina molto limitata. Un testo pensato solo per scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e correggere un premio di maggioranza che oggi regala il 55 per cento dei parlamentari a chi ottiene magari il 20 per cento dei voti. Basta introdurre il voto di preferenza doppio, uomo e donna, e stabilire una soglia ragionevole per il premio di maggioranza».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sicuro che non ci sarebbero ostacoli nell´allearsi con Fini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non bisogna impressionarsi. Si potrebbe collaborare con Fini e anche con Casini. Sono molte le idee comuni tra me e il presidente della Camera, a partire dall´immigrazione. Da anni il dialogo tra noi è approfondito perché basato sui contenuti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E se invece lo scenario fosse quello del voto? Casini insiste nel dire che il Pd deve scegliere se guardare al centro o a sinistra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi abbiamo il dovere di mettere in campo un progetto forte. Non dobbiamo preferire Vendola o Casini. Saranno loro a valutare e magari a condividere».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Primarie: sono ancora lo strumento migliore per individuare il candidato premier?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Le avevamo concepite come uno mezzo per coinvolgere i cittadini, sono diventate una resa dei conti fra i partiti.&lt;br /&gt;
 Vendola adesso ha la smania delle primarie. In Puglia ha dimostrato di essere capace e creativo, è diventato una risorsa per il centrosinistra, ha recuperato tutto un mondo sconfitto nelle elezioni. Ecco, si ricordi che siamo impegnati per far cadere Berlusconi. Non c´è bisogno di slanci eccessivi». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VL204&quot;&gt;la Repubblica - Laura Pertici&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Ecco come possiamo battere Berlusconi»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-11-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548266</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E allora, segretario, come sta? E non mi dica «bene»... «Sto da Dio». Pier Luigi Bersani sorride largo, con quella sua faccia da gatto del Chesire. Da gatto che ha mangiato il topo, si direbbe, anche se tutti i topi, nel suo partito e fuori, vorrebbero mangiarsi lui. È giovedì 18 novembre, siamo nel suo studio alla Camera, un ufficio neanche troppo grande nella Galleria dei Presidenti (la stanza che per tradizione viene riservata al capo dell'opposizione). &lt;br /&gt;
Il segretario del Pd è ancora gasato dal blitz che ha fatto in mattinata a Palazzo Chigi, quando è entrato come un tornado nella sede del governo per esigere che Silvio Berlusconi facesse qualcosa per i rifiuti di Napoli. &lt;br /&gt;
Un commesso lo ha accolto con una battuta che gli è piaciuta molto: «Già qui?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sta bene perché ci sono i primi sondaggi che darebbero vincente il centrosinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«In realtà sono molto preoccupato. Ho una lunga esperienza di governo, a tutti i livelli, e il mio chiodo fisso è: come si fa a raddrizzare la baracca? Ho timori per l’Italia. Soprattutto per le nuove generazioni: come facciamo a dare lavoro ai più giovani?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei ha due figlie. Pensa a loro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Anche. L’altro giorno si è laureata Elisa in Storia Medievale. Ha sempre preso 30 o 30 e lode. Molti ragazzi italiani hanno preso una buona laurea, ora hanno il problema di che cosa farsene. È un interrogativo lancinante, che riguarda tutti. Anche la mia generazione ha cominciato nella precarietà, ma avevamo sempre dentro l’idea che prima o poi si sarebbe arrivati, che si andava verso il meglio. Ora questa sensazione non c’è più, i giovani hanno davanti la nebbia. E la stessa insicurezza delle famiglie è legata a questo aspetto».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual è la prima cosa che c’è da fare per le famiglie italiane?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se governassi, farei subito la riforma fiscale, per alleggerire il peso delle tasse sui redditi medio-bassi e i nuclei familiari numerosi. Poi naturalmente investimenti per le imprese, caricando invece sulle rendite finanziarie e l’evasione fiscale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quella dell’evasione fiscale è una vecchia litania...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Oggi gli strumenti ci sono. Non è facile ma si può fare. Per dare alle famiglie una chance in più di sopravvivenza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sono 11 milioni di cittadini che non pagano un euro di tasse. Di fronte a questo dato lei pensa che siamo più poveri o che ci sono troppi evasori totali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non che manchino i poveri, purtroppo, ma ci sono troppi evasori totali. C’è una scarsa fedeltà fiscale, incoraggiata da una ideologia deleteria: fai come me, che faccio quel che voglio. Uno che evade le tasse dovrebbe vergognarsi di chiamare l’ambulanza quando ne ha bisogno!&lt;br /&gt;
 La politica lo deve dire forte: intanto paga, perché se no pagano gli altri al posto tuo. Non voglio fare il Robespierre, non amo le ghigliottine. Ma dico: facciamo una Maastricht della fedeltà fiscale, arriviamo anche soltanto alla media europea. Potremmo recuperare 40 o 50 miliardi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un nuovo miracolo italiano...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È scandaloso che l’aliquota più bassa di una famiglia di un operaio o di un artigiano sia più alta di quella di chi ha speculato su un prodotto finanziario. È il mondo a rovescio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Segretario, parliamo del Pd e delle sue alleanze. Un cittadino che sia potenziale elettore del centrosinistra non ci sta capendo nulla. Quando vi decidete a fare un po’ di chiarezza su quello che volete fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Bisogna rendere credibile un’alternativa positiva. Partiamo da una considerazione: Berlusconi in questi anni è riuscito a mettere assieme tutto il potenziale del centrodestra, cioè non ha sfondato verso sinistra. Nel frattempo noi abbiamo pagato il prezzo delle divisioni e della mancanza di compattezza. La mia proposta parte ovviamente dal Pd: l’alternativa non si fa solo con noi, ma senza di noi non è possibile. Il Pd deve essere il punto ordinatore di un nuovo schema. Che, per me, è questo: un’alleanza tra le forze che si dichiarano di centrosinistra, però col vincolo che sia un’alleanza di governo. Io non voglio rifare l’Unione, l’ho già detto chiaramente nelle discussioni che abbiamo con la Federazione della sinistra. Sui temi della democrazia si ragiona con tutti, ma sul tema del governo il patto deve essere stringente. Abbiamo convenuto con loro che l’alleanza di governo non è possibile, mentre si può stare insieme per difendere la Costituzione o per cambiare la legge elettorale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi le forze più a sinistra sono definitivamente escluse?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Diciamo che con loro non c’è una prospettiva di patto di governo, ma di dialogo sui temi democratici».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Cioè anche con Sinistra e libertà di Nichi Vendola?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«No, il discorso non vale per coloro con i quali già governiamo a livello locale. Con Vendola e Di Pietro noi siamo pronti a discutere di un’alleanza che abbia credibilità dal punto di vista della compattezza vera. Però con meccanismi per garantirla, perché a tutti i prezzi noi non ci stiamo. Per esempio, uno dei vincoli è di poter discutere con le forze di opposizione che si dichiarano di centro, e cioè l’Udc, per valutare un patto di governo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
E con Fini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io parlo di Casini. Allo stato attuale penso che Fini stia facendo una sua proposta di ristrutturazione del centrodestra. Non c’entra nulla».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Non si fida di lui?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non dico questo. È che stiamo discutendo di alternativa. Ma adesso abbiamo un altro problema, più urgente. Mi segua.&lt;br /&gt;
 Si tratta di transitare verso una fase in cui si possano confrontare progetti nuovi. Il fallimento del centrodestra è evidente e nasce, al di là delle ville o non ville, dal fatto che questo governo non ha incrociato positivamente i problemi sociali ed economici della crisi. Tutti noi abbiamo vissuto in una democrazia deformata che non è stata in grado di decidere, perché il meccanismo di personalizzazione basato sul ghe pensi mi ci ha portato a non concludere niente. Ora dobbiamo uscire da questa fase con una transizione che dica: prima di tutto riscrivo le regole del gioco. Per farmi capire: toccasse mai a me, io il mio nome sul simbolo non-lo-voglio! Nel mondo democratico occidentale non ce l’ha nessuno. È una deformazione populista che serve solo a fare consenso fittizio, per un giorno, ma non decide mai niente. &lt;br /&gt;
Quindi: rifare la legge elettorale, affrontare alcune emergenze e poi mandare il Paese di fronte ad alternative nuove. In questa fase sono disposto a discutere con chiunque voglia parlare di transizione. Qui c’entra ancora Casini, ma anche Fini o chi, dentro la maggioranza, avesse intenzione di confrontarsi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sono, nella maggioranza, interlocutori così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non lo so. Però penso che, una volta dichiarata la crisi formale del governo, su queste ipotesi ci sia la possibilità di discutere. Del resto, le altre ipotesi sono distruttive».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Prima possibilità: andiamo avanti così? Siamo da anni avvitati sui problemi di un uomo solo, non ci stiamo occupando di nulla di nulla, lodi alfani, gossip, non si cava un ragno dal buco. E il Paese non è governato. Due:&lt;br /&gt;
 facciamo un Berlusconi bis? Siamo a un passo dal delirio, anche perché sarebbe il quater, abbiamo già dato... Tre:&lt;br /&gt;
 cerchiamo una soluzione dentro il perimetro di questa maggioranza, magari senza Berlusconi? Intanto, senza di lui è un’ipotesi illusoria, non lo vedo come un tipo che si autopensiona. In ogni caso il centrodestra ormai è un campo di Agramante, non è in condizione di andare avanti.&lt;br /&gt;
 Ancora: tiriamo fino a Natale e andiamo a elezioni anticipate...». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VL4EE&quot;&gt;Oggi - Umberto Brindani&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Nichi VENDOLA: «Bisogna rottamare un sistema di potere». Distanze da i &quot;rottamatori&quot; ma anche dalla manifestazione del Pd.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/06/nichi-vendola/%C2%ABbisogna-rottamare-un-sistema-di-potere%C2%BB-distanze-da-i-rottamatori-ma-anche-dalla-manifestazione-del-pd/547681"></link>
  <updated>2010-11-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547681</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Quando sento parlare di rottamazione di persone, un brivido mi corre lungo la schiena».
&lt;p&gt;
A dirlo è il leader di Sel e presidente della Puglia, Nichi Vendola, in risposta alle affermazioni del sindaco di Firenze, Matteo Renzi e al movimento da lui creato in seno al Pd, dei cosiddetti &quot;rottamatori&quot;. «Bisogna rottamare un sistema di potere - ha detto Vendola, a Milano per sostenere la campagna alle primarie di Giuliano Pisapia - una cultura politica, ma non le persone. Le persone sono ecosistemi delicati e preziosi, quand'anche fossero pezzi da Novanta della nomenklatura».

&lt;p&gt;
Da qui l'appello di Niki Vendola alla cautela, almeno per quello che riguarda il registro del suo lessico. «Non dobbiamo lasciarci influenzare da quel lessico plebeo - ha concluso Vendola - a cui certi giornali ci stanno abituando.&lt;br /&gt;
 Per portare avanti una battaglia politica serve anche una certa finezza nel linguaggio». 

&lt;p&gt;
Ma Vendola prende le distanze anche dal Pd: nel giorno in cui il partito di Pierluigi Bersani annuncia una mobilitazione di piazza contro il governo, il leader di Sel conferma che il suo partito non vi aderirà, mentre parteciperà all'iniziativa del 27 novembre della Cgil. «Che il Pd faccia una manifestazione di piazza è importante - ha detto Vendola - ma l'appuntamento più importante per il popolo democratico è la manifestazione del 27 indetta dalla Cgil, perché la crisi sociale si riverbera in primo luogo sulla pelle di migliaia di lavoratori».
&lt;p&gt;

Per Vendola infatti la mobilitazione della Cgil assume un significato importante non solo come critica alle politiche del governo ma anche nell'attuale contesto dei rapporti tra
industria e sindacato. «La manifestazione della Cgil arriva all'indomani della nascita della new company di Marchionne - ha detto Vendola - che rappresentano il primo tentativo di
superamento del contratto di lavoro nazionale». Pertanto le bandiere di Sel sventoleranno al corteo nazionale della Cgil, ma non a quello del Pd. «Siamo pronti - ha concluso Vendola - a partecipare con il Pd alla costruzione di momenti di mobilitazione insieme».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-06/vendola-prende-distanze-rottamatori-180353_PRN.shtml&quot;&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: «Berlusconi e questo PD impreparato»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/20/andrea-causin/%C2%ABberlusconi-e-questo-pd-impreparato%C2%BB/507228"></link>
  <updated>2010-09-20T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>507228</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Gentile Direttore,&lt;br /&gt;

ci sono alcuni punti sui quali vorremmo riflettere a margine del documento che con molti altri amici abbiamo offerto alla discussione dentro il PD.

&lt;p&gt;
Il primo punto è legato alla situazione generale del Paese.
L’estate appena trascorsa ha segnato il punto più alto della crisi valoriale e di contenuti del sistema berlusconiano: l’uscita dei finiani, la reazione scomposta in puro stile stalinista del cavaliere hanno accompagnato l’evidente incapacità della destra di dare risposte ai drammatici problemi del paese, caricando anche con la manovra economica di luglio, il peso della crisi sui più deboli, affossando il futuro sviluppo del Paese, sia quello culturale che del mondo del lavoro delle piccole e medie imprese.
&lt;p&gt;
A questa crisi certificata dai sondaggi, mai così negativi per la destra, non è corrisposta da parte del PD la capacità di intercettare i voti in uscita dal quel fronte: in un sistema bipolare peraltro questa è l’unica possibilità di garantire reale alternanza di governo. I risultati delle Regionali e i successivi sondaggi ci fermano ad un deludente e non sufficiente 25 %.
&lt;p&gt;
Anziché concentrarsi sul perché di questa situazione ci si è attardati a discutere di alleanze ora con l’uno ora con l’altro Partito, senza cercare di offrire una proposta spendibile per un elettorato in cerca di un punto di approdo credibile.

&lt;p&gt;
Da qui è nata la seconda considerazione di molti di noi, che vedendo una discussione troppo ripiegata sul tatticismo e visti i risultati negativi contribuisse a dare una visione al PD e con esso al Paese.
&lt;p&gt;
Queste cose le abbiamo dette peraltro sempre in questi 3 anni di vita del PD, alla cui nascita quale abbiamo contribuito assieme a moltissimi altri con passione credendo ad un progetto capace di dare risposte nuove e più adeguate ad un Paese che nel frattempo è profondamente cambiato.
Pensare al lavoro come un diritto da garantire attraverso un sano sviluppo del sistema economico, a relazioni sindacali moderne e più adeguate ai tempi di una globalizzazione selvaggia che mette in crisi il nostro sistema fatto di piccole e medie imprese, pensare ai cosiddetti piccoli che, specie qui al Nord sono un asse fondamentale della nostra economia, ai quali un Partito come il nostro deve garantire non solo a parole ma nei fatti diritti e dignità vera.
Il tutto constatando una drammatica flessione nelle iscrizioni al Partito in molte parti del Paese, l’uscita di molti autorevoli dirigenti (salutata troppo spesso di espressione di sollievo) ci hanno convinto che fosse necessario contribuire al dibattito interno riproponendo concetti e proposte che stanno nel dna fondativo del PD.

&lt;p&gt;
E qui arriva la terza e ultima (amara) riflessione.&lt;br /&gt;

Siamo stati blanditi in alcuni casi minacciati in altri a non firmare il documento in nome di una unità di facciata che, di fronte alla crisi della destra secondo qualcuno, veniva messa in discussione. Qualcuno altro ha parlato di posizionamenti in vista del mercato delle candidature per le eventuali prossime elezioni politiche.&lt;br /&gt;

Il solo fatto di derubricare un documento di idee ad un bega di posti e di potere la dice lunga sulla comprensione e sulla capacità di un partito di confrontarsi con la ricchezza del dibattito e delle originalità al suo interno.
Spiace che sia scattato un riflesso quasi pavloviano che spinge autorevoli esponenti e a parlare di autogol e di regalo alla destra e ad alimentare l’idea di gente in cerca di spaccare il PD.&lt;br /&gt;

Il regalo alla destra lo si fa non offrendo al Paese un’alternativa spendibile e lasciando i disoccupati, il mondo della scuola, il sistema economico senza un punto di approdo cui affidarsi.

&lt;p&gt;
Nessuno di noi ha firmato quel documento contro qualcuno.&lt;br /&gt;

&lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/dichiarazione/507231&quot;&gt;Scrive Letizia De Torre&lt;/a&gt;, Parlamentare del PD che non ha firmato il documento ma che ne ha evidentemente colto il vero significato “Il contenuto del documento deve essere discusso e la chiarezza che si deve fare deve aumentare l’unità, non l'unitarismo, ma l’unità nella diversità degli apporti che è il massimo dell’espressione democratica”.

&lt;p&gt;
Con questo spirito vorremmo che si aprisse dentro il PD e con il Paese il confronto sulle cose che dice il documento: saremo tutti più forti.

&lt;p&gt;
L’alternativa per il PD è il rischio dell’ insignificanza dentro la società e sicuramente condannare il Paese a pagare il prezzo delle politiche di questo Governo.
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Rodolfo Viola - Deputato PD&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Andrea Causin - Consigliere Regionale Veneto PD&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Da Repubblica del 16 settembre 2010&lt;/b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/09/16/news/documento_veltroni-7148619/&quot;&gt;&lt;b&gt; Il documento Veltroni- Fioroni-Gentiloni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; 
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=2008283&amp;Data=&amp;CodSigla=PG&amp;TestoRicercaUrl=andrea%20causin&quot;&gt;Il Gazzettino - A.Causin - R.Viola&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Roberto Fasoli: «In veneto rischio di aspri scontri dopo lo strappo di Federmeccanica. Subito tavolo Regione-Parti sociali per evitare china pericolosa»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/08/roberto-fasoli/%C2%ABin-veneto-rischio-di-aspri-scontri-dopo-lo-strappo-di-federmeccanica-subito-tavolo-regione-parti-sociali-per-evitare-china-pericolosa%C2%BB/505809"></link>
  <updated>2010-09-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>505809</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“E’ un fatto che, in assenza di un intervento forte e di mediazione da parte dell’istituzione regionale, è destinato ad inasprire lo scontro sociale anche in Veneto”.

&lt;p&gt;
Questo il giudizio del consigliere regionale del PD e vice presidente della commissione attività produttive, Roberto Fasoli, dopo la decisione di Federmeccanica di disdire il contratto dei metalmeccanici firmato nel 2008 e valido fino al primo gennaio 2012.
&lt;p&gt;

“Parliamo di un settore attorno al quale si concentra almeno la metà dei fattori di crisi del sistema produttivo veneto ed è chiaro che la mossa di Federmeccanica segna un passo indietro nel tentativo di ricreare un dialogo tra i sindacati e tra questi e gli imprenditori, condizione questa fondamentale per il rilancio.

&lt;p&gt;
Questa china pericolosa - conclude Fasoli -  va bloccata immediatamente con la convocazione del tavolo Regione-parti sociali, passaggio questo che come PD abbiamo fatto mettere nero su bianco nella risoluzione bipartisan sulla crisi votata poche settimane fa dal Consiglio regionale a larghissima maggioranza. La Giunta Zaia dunque acceleri su questo fronte e si dimostri più responsabile e saggia di una certa parte di mondo imprenditoriale”.

 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pdconsiglioveneto.org/dett_news.asp?ID=181&quot;&gt;pdconsiglioveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Stefano PEDICA: 2010: avanti Craxi, i disoccupati aspettino.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/01/03/stefano-pedica/2010-avanti-craxi-i-disoccupati-aspettino/475143"></link>
  <updated>2010-01-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>475143</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per capire quanto sia opportunismo demagogico e vuota retorica l’offerta del governo di un tavolo istituzionale per affrontare riforme condivise, che pure servirebbero al paese, basta vedere quali materie sono state messe in calendario al Parlamento per i primi giorni del 2010: la legge sul legittimo impedimento, il lodo Alfano in versione legge costituzionale, la norma sul processo breve e, ultima meraviglia, la commemorazione del decennale della scomparsa di Bettino Craxi.
&lt;p&gt;
Il 19 gennaio, infatti, in Senato non si discuterà sulle misure economiche da attuare per risolvere i gravissimi problemi dei tanti cittadini che questo ultimo dell’anno hanno avuto poco da festeggiare. Ci sarà il silenzio totale sui precari senza contratto rinnovato, sulle fabbriche in agitazione per i licenziamenti, sulla disperazione sociale.

&lt;p&gt;
L’Aula del Senato sarà riempita, invece, di parole in onore a Bettino Craxi, ed è annunciata la presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi, il quale, se non ha sentito l’obbligo di farsi vedere durante la finanziaria, ha invece pensato bene di comparire proprio in quest’occasione per inaugurare il suo “anno dell’amore”.
A 10 anni dalla morte di Craxi le iniziative proposte di riabilitazione della sua figura sono tante.
&lt;p&gt;
C’è la gita ad Hammamet per assistere alla prima visione del documentario-film su Craxi, “La mia vita è stata una corsa”, sponsorizzata dalla Fondazione Craxi.&lt;br /&gt;
 Quella stessa fondazione che ad agosto il ministro Bondi ha ritenuto più meritevole di ricevere i finanziamenti pubblici rispetto alle fondazioni dedicate a Nenni, Pertini, la Malfa e Di Vittorio. Quella stessa Fondazione che ha, fra i membri del Cda, Riccardo Pugnalin ex assistente del sen. Marcello Dell’Utri.

&lt;p&gt;
E poi c’è l’iniziativa del sindaco Moratti di intitolare una via a Milano allo “statista” socialista.
&lt;p&gt;
La proposta della Moratti si inserisce nel più ampio tentativo di riabilitazione condotto da una certa parte della politica che, da tempo ormai, gioca pericolosamente con la memoria collettiva.
&lt;p&gt;
Il fine ultimo di questo progetto è quello di assolvere coloro che hanno distrutto l’Italia ieri per far apparire “meno peggio” quelli che la stanno distruggendo oggi.

&lt;p&gt;
Perché se Mangano da mafioso diventa un eroe, allora chi vara provvedimenti a favore della criminalità organizzata, come lo scudo fiscale, non è poi troppo colpevole.
&lt;p&gt;
Perché se Craxi, da politico condannato definitivamente per corruzione e per finanziamenti illeciti, diventa un “innovativo” (Capezzone), un “patriota” (Boniver), o un esule martire, come si sbracciano a dire molti politici del Pdl, allora anche chi oggi è indagato per corruzione, e siede agli scranni più alti delle nostre istituzioni, appare uno stinco di santo.
&lt;p&gt;
I guai giudiziari del Premier, infatti, non vengono cancellati solo a forza di leggi ad personam, ma anche attraverso la promozione di una cultura di depenalizzazione e assoluzione omertosa dei reati presso la pubblica opinione.

&lt;p&gt;
Infatti, ragionano i sodali di Berlusconi, se a Craxi, che è stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese), senza contare tutti i processi estinti per morte del reo, e a cui sono stati accertati come minimo 150 miliardi di introiti illeciti, si intitola una Via di Milano, centro operativo del giro di finanziamenti illeciti da lui messo in piedi, come volete che appaia, agli occhi dei cittadini italiani, chi è “soltanto” indagato per corruzione in atti giudiziari all’interno del processo Mills e per una tangente di “soli” 600mila dollari?
Così si distrugge lo stato di diritto e la legalità: non solo stravolgendo la Costituzione che dovrebbe reggere il futuro dell’Italia, ma anche mortificando e mistificando la memoria del nostro passato.

&lt;p&gt;
Mi chiedo che cosa potranno dire coloro che vivono nella via che la Moratti sceglierà per il tributo a Craxi, quando i loro figli chiederanno chi era il signore che da il nome alla loro strada. Forse potranno rispondere semplicemente “un corruttore”, senza riuscire a spiegare perché lo stato abbia deciso di omaggiarlo. Non è solo un fatto toponomastico, ma anche antropologico.
&lt;p&gt;
Ecco perché l’Italia dei Valori si oppone alla scelta di intitolare una via a Craxi: perché rappresenta il simbolo di come si voglia trasformare Bettino in un esule, martire della magistratura, quando in realtà era un latitante fuggito in Tunisia per non dover scontare le sue pene. Perché con tale scelta si vuole affievolire il fatto che oggi il Premier, per non affrontare la giustizia, non deve neppure allontanarsi dall’Italia, in quanto gli basta di andare in Parlamento per farsi le leggi che lo rendono impunito.

&lt;p&gt;
Ed ecco perché l’Italia dei Valori invita anche tutti gli italiani a seguire il dibattito in diretta al Senato che si terrà il 19 gennaio prossimo, per capire fino a che punto questa maggioranza, questo governo e questo Presidente del Consiglio, si spingeranno in avanti per rendere eroi coloro che fecero affondare l’Italia nella corruzione.
Quella stessa corruzione che ancora oggi continua a soffocare la meritocrazia e il lavoro onesto, e che, insieme alle crisi internazionali, ha fatto passare a tanti italiani un brutto capodanno, senza tuttavia che i loro rappresentanti politici abbiano trovato il tempo di occuparsi dei bisogni veri, perché sono troppo impegnai a commemorare.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/la_riabilitazione_di_craxi_fa.php&quot;&gt;official web site - Italia dei Valori&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Antonio DI PIETRO: «La prima riforma è mandare a casa Berlusconi»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/21/antonio-di-pietro/%C2%ABla-prima-riforma-%C3%A8-mandare-a-casa-berlusconi%C2%BB-intervista/474573"></link>
  <updated>2009-12-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>474573</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Antonio Di Pie­tro, Silvio Berlusconi, parlando del­l’attentato subìto una settimana fa, e dell’attentatore, dice che «un cli­ma d’odio influenza le menti labili».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Guardi: sul piano psichiatrico, Ber­lusconi ha certamente ragione. È pos­sibile che menti malate, o particolar­mente deboli, possano essere eccitate da una certa atmosfera che, purtrop­po, si respira nel Paese. Ma a me, a noi, il punto che interessa non è tanto quello psichiatrico, quanto quello poli­tico, giusto?&lt;br /&gt;
E allora io mi doman­do: chi ha fomentato questo brutto cli­ma?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei, e il suo partito, l’Italia dei Va­lori, secondo la maggior parte degli esponenti del Pdl siete tra i maggio­ri indiziati&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ah sì?»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sì.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«E no, proprio no… Io erano setti­mane che ovunque mi fosse possibile, sui giornali e alla televisione e persino sotto il palco di piazza San Giovanni, in quella magnifica manifestazione che fu il No B-day, ricordavo come il governo ignorasse pericolosamente tutto l’enorme disagio sociale montan­te. E non solo: arrivai ad essere persi­no esplicito. Dissi: attenti che qui, pri­ma o poi, a qualcuno saltano i ner­vi… ».
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;(Antonio Di Pietro risponde al tele­fono cellulare da Montenero di Bisac­cia, il suo paese di origine, in Molise. Sono le sei del pomeriggio, è appena rientrato in casa. «Trovata gelida. E sa perché? Perché non c’era acqua nel­la caldaia…». Nonostante il piccolo imprevisto domestico, però, è di buon umore. Ha appena riposto la spesa nel frigorifero. «Mica posso campare d’aria…»).&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Insomma, onorevole: la notizia è che lei davvero non si sente responsabile nemmeno un po’ di questo cli­ma politico così aspro che…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi ascolti bene: non soltanto non mi sento assolutamente responsabile. Ma addirittura accuso e denuncio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Chi accusa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Questo governo. Un governo che alimenta tensioni ignorando gli inte­ressi dei cittadini, la disoccupazione crescente, dimenticandosi di chi sof­fre e minando invece di continuo la Costituzione, perseguendo interessi privati di stampo… scriva bene: di stampo piduista. Un governo che pur di raggiungere i propri scopi fa un ignobile ricorso sistematico al voto di fiducia, che utilizza il Parlamento per assicurarsi ogni genere di impunità e che…».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Capito. E la denuncia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Denuncio il finto buonismo di una opposizione che, di fronte alle ne­fandezze che ho appena elencato, ha un atteggiamento pilatesco».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;D’Alema sostiene che ciò «che vie­ne chiamato inciucio a volte invece è un compromesso che può essere uti­le al Paese».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Le dico: io D’Alema lo rispetto, ma non lo condivido».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Sia più preciso.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Cosa chiede D’Alema? Riforme. Chiede cioè quanto chiedono sessan­ta milioni di italiani, compreso, è chia­ro, il sottoscritto. Il problema è che per fare una riforma occorre essere in due: e purtroppo, in Italia, Berlusconi, da quando fa politica, ogni volta che si è seduto a un tavolo per discutere non è mai stato d’accordo su niente».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Quindi quella di D’Alema è uto­pia? O ingenuità?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«D’Alema è stato intempestivo. Ciò che propone è tecnicamente, material­mente, eticamente impossibile».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il ministro Giulio Tremonti però apre. Nell’intervista rilasciata al Cor­riere dice che è il momento di varare riforme condivise.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se qualcuno chiedesse a Dracula di gestire la banca del sangue, Dracula si tirerebbe indietro?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tremonti è Dracula?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«No, Dracula è quel clan, quel grup­po di persone che gestiscono la politi­ca italiana, che condizionano le ban­che, che lavorano solo per ottenere be­nefici personali, o per le proprie azien­de… Perciò io credo che la prima rifor­ma da fare sia anche l’unica, per ora, possibile».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sarebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mandare a casa Berlusconi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Senta, nel dettaglio: sul cosiddet­to «legittimo impedimento», alter­nativa al ddl per il «processo breve», qual è la sua posizione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Penso che sia inaccettabile sceglie­re la strada del male minore».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Una strada che a molti osservato­ri, anche nell’opposizione, sembra tuttavia essere politica­mente ragionevole.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ragionevole stabilire che la legge è uguale per tutti tranne che per Silvio Berlusconi?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa pensa di D’Ale­ma candidato alla guida del Copasir, il Comitato parlamentare di control­lo sui servizi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ah! È candidato?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sembra di sì.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mah… Non ho precon­cetti. D’Alema ha sempre servito bene il Paese: è sta­to premier, ministro e, dunque, ha le carte in re­gola… Solo, ecco, con ama­rezza mi chiedo perché certe cariche così impor­tanti debbano essere deci­se nei sottoscala e non in Parlamento…».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Regionali, alleanze. Aggiornamento sui rap­porticon l’Udc?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io non ho preclusioni sull’Udc, ma su talune candidature non eticamente compatibili. È un mes­saggio importante dire ai lettori: guar­date, noi candidiamo solo gente per­bene. Io stesso, nel mio partito, sono molto vigile».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Vigila anche su altro all’interno dell’Idv?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non ho capito la domanda…».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vigila sui dissidenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il prossimo anno avremo un bel congresso. Certo non so se il partito, così giovane, possa già fare a meno di me…».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Un’ultima domanda: ha visto su YouTube quel video che mette in dubbio l’autenticità dell’attentato contro Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sì, l’ho visto… Quel video è una so­lenne fesseria».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OX0MG&quot;&gt;Corriere della Sera - Fabrizio Roncone &lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Massimo CALEARO CIMAN: «La demagogia di qualche ignorante nel Nordest causa il fermo delle fabbriche»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/28/massimo-calearo-ciman/%C2%ABla-demagogia-di-qualche-ignorante-nel-nordest-causa-il-fermo-delle-fabbriche%C2%BB-intervista/452399"></link>
  <updated>2009-11-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>452399</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La prima cosa che mi viene in mente è che siamo di fronte ad un'operazione razzista». Massimo 
Calearo, imprenditore del Nordest e deputato (ex Pd oggi è fra i seguaci di Francesco Rutelli) 
commenta in modo sferzante l'emendamento della Lega sulla cassa integrazione, quelle righe che 
discriminano gli stranieri. Poi dice: «Questi signori fanno semplicemente demagogia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il razzismo è comprensibile, ma la demagogia che c'entra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È gente che non conosce il territorio. O meglio che si limita ad interpretarne alcune pulsioni 
viscerali. Lei è mai stato ad Arzignano, nel vicentino? È al centro di un distretto economicamente 
molto importante nel settore della concia. Ebbene, senza gli extracomunitari Arzignano si ferma. 
Tutte le fabbriche vanno in malora».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Lega si limita a proporre un limite di 6 mesi per la cassa integrazione. Non dice che gli 
operai al lavoro devono andare via.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Qui c'è anche un problema di ordine pubblico molto grave. Cosa fanno secondo lei questi operai 
extracomunitari quando perdono la cassa integrazione? Vanno a casa del padrone e gli chiedono i 
soldi? Vede, da questo emendamento emergono sia i limiti culturali di certa gente, sia l'ignoranza 
della situazione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cos'è che non sanno quelli della Lega?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Credono davvero che dopo sei mesi a zero ore gli extracomunitari ritorneranno nel loro Paese? Qui
stiamo parlando di gente che ha un mutuo da pagare, una famiglia da tirare su. Persone che hanno 
fatto enormi sacrifici per venire in Italia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E allora?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Allora restano qui e rischiamo di trovarci con una bomba sociale fra le mani. E di creare le 
condizioni per ingrossare le fila della delinquenza. No, la gente perbene, la gente che lavora per te 
non puoi buttarla nella spazzatura. Ecco perché parlo di demagogia. Se oggi gli extracomunitari 
potessero votare in tanti paesi veneti come San Pietro Mussolino dove sono il 30-40% avremmo un 
sindaco straniero».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OH1J5&quot;&gt;La Repubblica -  Giorgio Lonardi&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Renato BRUNETTA: &quot;Checchè ne dica la Cei e il presidente Bagnasco, in Italia non c’è crisi sociale”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/27/renato-brunetta/checch%C3%A8-ne-dica-la-cei-e-il-presidente-bagnasco-in-italia-non-c%E2%80%99%C3%A8-crisi-sociale%E2%80%9D/391728"></link>
  <updated>2009-06-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391728</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;L’economia è una cosa e la Chiesa è un’altra cosa&quot;
&lt;p&gt;Concordia (MO) - &quot;Checchè ne dica la Conferenza episcopale italiana e il presidente Bagnasco, in Italia non c’è crisi sociale”. 
&lt;p&gt;Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, risponde così alle dichiarazioni della Cei, intervenendo all'assemblea di bilancio della Cooperativa 'Cpl Concordia', nel modenese.

&lt;p&gt;
 

&quot;In Italia - spiega Brunetta - non si percepisce crisi sociale, checchè ne dica la Cei e Bagnasco. &lt;br /&gt;
L’economia è una cosa e la Chiesa è un’altra cosa. Loro possono avere una percezione di tante aree di sofferenza che magari proiettano all’universo; va tutto il mio rispetto per questa loro percezione però non è una percezione proiettabile all’universo”.

 
&lt;p&gt;

&quot;In Italia - continua - non c’è crisi sociale perchè il sistema regge e tiene, perchè i 15 milioni di lavoratori dipendenti al momento tengono, il loro potere di acquisto o è mantenuto o è incrementato”.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/06/20/194462-brunetta_replica_bagnasco.shtml&quot;&gt;Quotidiano.net&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Emma BONINO: «Sono solo incapaci di governare»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/19/emma-bonino/%C2%ABsono-solo-incapaci-di-governare%C2%BB-intervista/391631"></link>
  <updated>2009-06-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391631</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Fermo. Immobile. Ispirato da una sorta di atarassia ideologica. Così appare il governo davanti al pressing di Confindustria. E così appare anche agli occhi di Emma Bonino, tra i leader di opposizione meno inclini a parlare di veline e più ansiosi di interventi strutturali. Sulle pensioni per esempio. Un`attesa vana. Verrebbe da credere che a frenare l`iniziativa dell`esecutivo sia anche il poderoso dispendio di energie sul fronte scandalistico. È un`ipotesi, ma rischia di diventare un inaccettabile alibi, secondo la vicepresidente del Senato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché, presidente Bonino, non c`è il rischio, secondo lei, che le polemiche suscitate dall`inchiesta di Bari allontanino ancora di più il governo dai problemi reali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non sono tanto convinta da questa teoria della distrazione. Sa perché?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

In campagna elettorale Berlusconi è stato presente in maniera ossessiva. Su qualsiasi cosa ci si sintonizzava, appariva lui, anche se accendevi il boiler, se rispondevi al citofono... a parte gli scherzi, io credo che a fronte di una consolidata abilità nelle campagne elettorali, questa maggioranza e il suo leader accusino una sostanziale incapacità di governare.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Eppure le riforme che ieri Confindustria è tornata a invocare non sembrano cose rivoluzionarie.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

All`inizio la crisi è stata sottovalutata: è passato giusto un anno dal varo di una manovra triennale espansiva. Poi la crisi è diventata finanziaria, economica, quindi sociale. Adesso, come giustamente teme Confindustria, rischiamo di trovarci con una massa enorme di disoccupati. Lo studio diffuso ieri parla di un milione in due anni, noi Radicali abbiamo diffuso l`allarme a fine 2008 e siamo stati anche più pessimisti. Ma avete per caso visto un passo avanti sulla riforma degli ammortizzatori sociali?
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
La risposta è sempre la stessa: le riforme non si fanno in tempo di crisi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Un po’contraddittoria, direi: il governo si è attribuito una delega sul welfare, che avrebbe dovuto essere assolta entro luglio ma che è destinata a restare sul tavolo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Perché va così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non si considerano prioritari questi temi, manca la necessaria attenzione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei dice che la distrazione non dipende dagli scandali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

E infatti: di cose il governo trova pure il tempo di proporne, basta guardare al massiccio uso che si fa dei decreti legge. Ma il più delle volte si tratta di provvedimenti sulla sicurezza, che poi in realtà generano insicurezza, ma non di riforme essenziali.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Forse il punto è che la Lega ha iniziativa politica, il Pdl no.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Che la Lega faccia bene il proprio mestiere è vero. Sul Pdl va detto che alcuni ministri, e penso proprio a Sacconi, sono stati molto attivi su vicende come quella di Eluana Englaro, mentre se si tratta di pensioni, dicono che non vanno toccate. &lt;br /&gt;
C`è una vera e propria teoria dell`immobilismo. È questo il problema. Solo che così andrà a finire come teme Confindustria: terminata la crisi, risalire sarà più faticoso.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E’ sorprendente scoprire che il partito della rivoluzione liberale si dimostra più conservatore del governo Prodi. Almeno nella scorsa legislatura c`era la giustificazione di una maggioranza conflittuale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io non sono sorpresa. Anche nel quinquennio 2001-2006 la maggioranza aveva numeri forti, cento seggi in più alla Camera e cinquanta al Senato. All`inizio si fecero in effetti grandi proclami, si esibiva una forte determinazione per il cambiamento. &lt;br /&gt;
Poi si è visto che di riforme ce ne sono state pochine, nel campo economico come in quello della giustizia, soprattutto della giustizia civile che incide di più sull`economia. Al massimo si è privatizzato l`ente tabacchi. Ho l`impressione che si ripeta lo stesso schema. E che si limiteranno a fare `cucù, la crisi non c`è più’senza aiutare davvero il Paese.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MNW7Z&quot;&gt;Liberal - Errico Novi&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Contro la crisi ci vuole lo spirito e la coesione del terremoto»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/30/giorgio-napolitano/%C2%ABcontro-la-crisi-ci-vuole-lo-spirito-e-la-coesione-del-terremoto%C2%BB/391369"></link>
  <updated>2009-05-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391369</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Più attenzione al mondo delle imprese, per favorire un rapporto più agevole con le amministrazioni pubbliche»
&lt;p&gt;Affrontare la crisi economica con lo stesso spirito di coesione e la stessa generosità manifestati in occasione della tragedia del terremoto in Abruzzo.&lt;br /&gt;
 È l'invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contenuto in un messaggio inviato in occasione della festa della Repubblica alla conferenza dei prefetti.&lt;br /&gt;
 «Il terremoto - afferma il capo dello Stato - ha visto la comunità nazionale unita in uno straordinario slancio di solidarietà nei confronti di popolazioni che hanno dato prova di grande dignità e coraggio. È da auspicare che la difficile fase economica che il nostro Paese sta vivendo, e che genera persistenti gravi difficoltà e molteplici inquietudini, venga affrontata con lo stesso spirito di forte coesione e di generosità».

&lt;p&gt;
TENSIONE SOCIALE - «È affidato ai Prefetti, anche attraverso le Conferenze permanenti - prosegue Napolitano - il compito di seguire con sistematicità gli sviluppi di situazioni e fenomeni emergenti per individuare soluzioni condivise e per sviluppare tutte le necessarie sinergie istituzionali. &lt;br /&gt;
A tale attività di raccordo è da affiancare una assidua azione di mediazione al fine di prevenire situazioni di tensione sociale che possono generare pericolose turbative». &lt;br /&gt;
I prefetti, aggiunge Napolitano nel messaggio a loro inviato, «impegnati nell'assicurare adeguati livelli di sicurezza, quali condizioni per lo sviluppo economico e la crescita civile e sociale del territorio, debbono rappresentare un punto di riferimento per garantire i diritti fondamentali di tutte le persone presenti in Italia, soprattutto promuovendo iniziative a tutela delle fasce più deboli e favorendo la tempestività degli interventi, in un sistema caratterizzato da pluralismo istituzionale e sociale».

&lt;p&gt;
LE IMPRESE - «Particolare attenzione va rivolta al mondo delle imprese, per favorire un rapporto più agevole delle stesse con le amministrazioni pubbliche.&lt;br /&gt;
 In questa fase i ritardi, le disfunzioni organizzative e le sovrapposizioni di procedure costituiscono un peso intollerabile per le aziende e penalizzano la competitività del nostro sistema produttivo. &lt;br /&gt;
È necessaria - sottolinea Napolitano - una puntuale attuazione delle norme volte alla semplificazione e razionalizzazione organizzativa dei rapporti tra amministrazioni ed imprese, anche attraverso un forte impulso all'attività degli sportelli unici per le attività produttive e per l'immigrazione». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/09_maggio_30/napolitano_messaggio_crisi_c1c98c60-4d05-11de-82fb-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Dario FRANCESCHINI: «L’inerzia del governo aggrava la crisi ma a Torino violenza ingiustificabile»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/18/dario-franceschini/%C2%ABl%E2%80%99inerzia-del-governo-aggrava-la-crisi-ma-a-torino-violenza-ingiustificabile%C2%BB-intervista/391270"></link>
  <updated>2009-05-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391270</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 Partecipazione dei lavoratori alla gestione d’impresa, parliamone
&lt;p&gt;
«La crisi è molto dura, soprattutto per le fasce sociali più deboli. Ma la crisi sta anche mettendo in moto energie positive nel Paese: bisognerebbe valorizzarle e condurle ad un’impresa comune. Invece il governo risponde con l’inerzia. La sola filosofia che sa esprimere è quella della divisione, del ”si salvi chi può”». Dario Franceschini respinge le accuse di disfattismo rivolte al Pd ora dal premier Berlusconi, ora dal ministro Tremonti. «A nessuno di noi - sostiene - è mai venuto in mente di addossare al governo la responsabilità della crisi globale. Ma l’impatto sulla vita concreta dei precari, dei piccoli imprenditori, degli artigiani dipende dalle scelte dei governi nazionali. E che il nostro abbia investito un decimo rispetto ai governi dei Paesi industrializzati lo dice il Fmi, non un gruppo bolscevico».&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dimentica il nostro debito pubblico, che peraltro proprio in seguito alla crisi sta tornando al livello dei primi anni ’90?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Anche in questo caso il debito cresce per dinamiche inerziali, che comunque rimandano a responsabilità di governo. Diverso sarebbe stato se avessimo investito un punto di Pil per alleviare il disagio sociale. Il Pd ha fatto diverse proposte: l’assegno mensile ai disoccupati non protetti da altri ammortizzatori sociali, il contributo straordinario del 2% sui redditi più alti per soccorrere la povertà assoluta, l’allentamento del patto di stabilità dei Comuni in modo da consentire a chi ha i soldi in cassa di pagare le commesse, la riduzione dal 40 al 20% dell’acconto sulle imposte per i piccoli imprenditori. Ma il governo ha sempre risposto no».&lt;br /&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ammetterà che è più facile fare proposte dall’opposizione. Il governo rivendica di aver messo in sicurezza il sistema finanziario e di aver posto così le condizioni per la risalita.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo gioca con le parole. Si era anche vantato di aver previsto per primo la crisi. Ma ciò non gli ha impedito di buttare dalla finestra 5 miliardi per Alitalia, di abolire l’Ici anche per le case più pregiate, di detassare gli straordinari quando gli straordinari non si fanno più, di istituire la Robin tax a carico delle banche prima di sostenerle col denaro pubblico. La verità è che, fin quando ha potuto, ha negato la crisi. Poi, appena la velocità di caduta si è attenuata, ha annunciato la ripresa nel 2010. E ora, dopo la botta del -5,9% di Pil, prova a dire che la crisi è un problema psicologico».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Franceschini, così torna all’ottimismo del governo contro il vostro pessimismo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quello del governo non è ottimismo. È una strategia comunicativa che contrasta con quella di tutti gli altri governi, di destra o di sinistra. Guardare in faccia alla crisi è la condizione per intervenire dove serve, per accompagnare le riforme possibili e per valorizzare ciò che emerge di positivo nella società e nel mercato. Peraltro, se la tv dice che va tutto bene, chi soffre è spinto alla disperazione. Il governo è doppiamente colpevole».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sta parlando della disperazione che si è manifestata anche sabato a Torino?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L’assalto al palco sindacale è stato un atto di violenza. E come tale è ingiustificabile e da condannare senza riserve. Ho già espresso solidarietà a Gianni Rinaldini e al segretario della Cgil. La disperazione è un’altra cosa. È una condizione che dovremmo tutti combattere. Anche perché una maggiore uguaglianza sociale, stavolta, è condizione stessa della ripresa economica. Il governo invece si tira indietro. Aspetta che la locomotiva si metta in moto altrove. Intanto da noi ”si salvi chi può”».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Parliamo della Fiat. Non teme che gli operai italiani abbiano a disposizione strumenti deboli, come lo sciopero, mentre negli Usa i lavoratori della Chrysler posseggono il 53% delle azioni, in Germania i sindacati sono nel comitato di sorveglianza della Opel.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Perché contrapporre lo sciopero ad una maggiore partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa? Lo sciopero resta una strumento a disposizione dei sindacati. Invece è probabilmente giunto il tempo di discutere con serietà di quell’art. 46 della Costituzione, così lungimirante da offrire oggi nuove opportunità dopo essere rimasto inattuato per 60 anni».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma la Fiat garantirà l’occupazione italiana? Tifando Fiat il centrosinistra non rischia di restare scottato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il managment della Fiat si sta muovendo nella crisi con capacità. Sta lavorando ad un’impresa più grande e cercando di esportare la tecnologia italiana. Dalla crisi non usciremo come prima. La Fiat può essere parte decisiva della seconda industria mondiale dell’auto. Avremmo voluto questo destino anche per Alitalia, invece il governo Berlusconi ha pregiudicato il risultato. Ma ora le ambizioni Fiat devono combinarsi con la salvaguardia del lavoro e degli stabilimenti in Italia. È un dovere morale prima che una condizione politica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non teme che i ceti più colpiti dalla crisi restino senza rappresentanza politica e che dunque il Pd giochi in fondo un ruolo marginale in questa stagione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il potere mediatico di Berlusconi è una seria questione democratica anche perché tende a deformare le rappresentanze. Tuttavia, non ho alcun timore sul ruolo decisivo del Pd. La crisi aprirà una stagione nuova. E fare un partito nuovo in una stagione nuova è un’impresa affascinante».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=M0U2V&quot;&gt;Il Messaggero -  Claudio Sardo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SACCONI: «Ora retribuzioni legate ai risultati. Serve la partecipazione dei lavoratori all’azionariato, può essere legge entro l’anno»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/18/maurizio-sacconi/%C2%ABora-retribuzioni-legate-ai-risultati-serve-la-partecipazione-dei-lavoratori-all%E2%80%99azionariato-pu%C3%B2-essere-legge-entro-l%E2%80%99anno%C2%BB-intervista/391269"></link>
  <updated>2009-05-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391269</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) -  Ministro  Lavoro Salute e Politiche sociali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 Retribuzioni legate ai risultati, anche attraverso la partecipazione dei lavoratori all’impresa e al suo azionariato. Per guarire l’anemia degli stipendi italiani il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha in mente una cura di questo tipo, che potrebbe diventare realtà in tempi non troppo lunghi.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ministro, l’Ocse colloca i salari italiani tra quelli più bassi del mondo sviluppato. Non è una novità, ma non per questo fa piacere.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questi dati non fanno che confermare la giustezza della scelta di cambiare il modello contrattuale. L’accordo del ’93 ha prodotto bassi salari e bassa produttività, e quindi ha scontentato tutti. Era un modello non adatto ad un periodo di bassa inflazione e di globalizzazione, era già tramontato nel ’97. È servito negli Anni Ottanta, quando il problema era fermare la corsa dei prezzi, ma poi è stato codificato quando già si prospettava una fase nuova. Ora si tratta di passare ad un modello che lega i salari alla produttività o, meglio ancora, ai risultati».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa vuol dire in concreto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«I lavoratori si lamentano, giustamente, perché ora che c’è la crisi ne risentono pesantemente, mentre quando le aziende macinavano utili non se ne sono accorti, in termini di retribuzioni. Se bisogna partecipare ai rischi questo vale quando le cose vanno male ma anche quando vanno bene. Dobbiamo dare una risposta a quelle organizzazioni che si sono assunte le responsabilità della crisi, e che vogliono forme di partecipazione dei lavoratori alla impresa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sta parlando della Cisl.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo, anche della Cisl. C’è una proposta di legge che avevo presentato io già da tempo e che in realtà era stata elaborata da Marco Biagi. Ovviamente come membro del governo non la posso portare avanti in prima persona, quindi se ne sta occupando il senatore Castro. Ora c’è un testo unificato con un’analoga proposta di Treu, e il relatore è Ichino. Noi la sosteniamo, può diventare legge in tempi relativamente rapidi, entro quest’anno».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa prevede quel testo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dà la possibilità di mettere a punto piani per la partecipazione dei lavoratori all’azionariato, di arrivare a forme di condivisione della responsabilità, ma secondo un modello flessibile, non rigido. D’altra parte è quello che è sempre successo, in modo informale, nella piccola impresa».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cogestione alla tedesca?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, la Mitbestimmung non mi piace, non bisogna creare pericolose confusioni nella gestione. Penso a qualcosa di più evoluto, che comunque dev’essere soprattutto una possibilità lasciata alle parti, non un’imposizione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Tra le prime iniziative del governo avete realizzato la detassazione degli straordinari. Si può fare un bilancio, pur tenendo presente che questo è stato un anno davvero particolare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Da gennaio la detassazione è stata concentrata sulle parti variabili del salario e dunque non si applica più sugli straordinari. Tenendo presente che in tempo di crisi c’è meno da distribuire, sta funzionando più di quanto non si creda. È applicata un po’ in tutti i settori, anche in artigianato e in agricoltura».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei ha più volte ripetuto che di questi tempi non è saggio parlare di interventi sulle pensioni, perché si rischia di spaventare ulteriormente la gente. Però mentre il Pil si contrae, la spesa sociale, inevitabilmente, continua a correre, e dunque aumenta la sua incidenza. Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Se ne esce innanzitutto facendo di tutto per agganciare la ripresa che verrà, poi intervenendo sulle sacche di inefficienza, ad esempio la sanità meridionale. Oggi costa di più e dà di meno: non si tratta di ridurre le prestazioni ma di migliorarle riducendo la spesa. Il Nord ci insegna che è possibile»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A proposito di Nord, la preoccupa quanto è avvenuto sabato a Torino?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Come una rondine non fa primavera, un piccolo tafferuglio non fa autunno caldo. Come ha scritto De Rita, l’Italia ha manifestato nella crisi forte coesione sociale, grazie alle azioni pragmatiche del governo, in accordo con le Regioni, e grazie alla rete di solidarietà formata dalle famiglie e dalle comunità locali».&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=M0U0Q&quot;&gt;Il Messaggero -  Luca Cifoni&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fausto BERTINOTTI: La politica non si condanni all'inutilità</title>
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  <updated>2009-05-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il Sole 24 Ore, chiedendosi se la crisi finanziaria &quot;muterà in radice&quot; oppure no il nostro mondo, apre un dibattito sul suo futuro. &lt;br /&gt;
Guido Tabellini nel saggio d`apertura s`interroga sulle cause che hanno innescato la crisi e indaga le riforme considerate necessarie perché essa non si ripeta. &lt;br /&gt;
Le tre questioni (le cause della crisi, la sua natura e il che fare per uscirne) sono effettivamente cruciali e interrogano non solo l`economia, ma direttamente la politica e le scienze umane.
&lt;p&gt; Il fatto che nell`apertura del dibattito Tabellini dia una risposta che tende a circoscrivere il campo d`azione della crisi e quindi delle reazioni da adottare per uscirne, non riduce la portata dei quesiti ai quali credo si possa (e si debba) dare risposte assai diverse da quelle prospettate. Questa crisi non è la manifestazione di un`ordinaria turbolenza quanto piuttosto un terremoto imprevisto dai governi e dai principali attori dell`economia e dalle conseguenze ancora largamente imprevedibili. La sua espansione nelle diverse sfere in cui è organizzata la società e la sua estensione nel mondo la rendono imparagonabile a tutte quelle che si sono succedute negli ultimi decenni.
&lt;p&gt; La crisi è sempre una transizione dolorosa da una condizione a un`altra da essa diversa e, quando si manifesta nell`economia, sempre ne propone un processo di riorganizzazione e di ristrutturazione. Ma la crisi del 2008 non ha nulla che faccia pensare solo a un avvallamento temporaneo terminato il quale si tornerà ai livelli previsti. Il suo carattere strutturale ha fatto sì che, esplosa nella dimensione finanziaria, essa ha immediatamente e direttamente investito, con un`imponente massa d`urto, l`economia e la società in tutte le sue articolazioni. Il suo carattere globale è stato messo in evidenza da come la crisi ha investito il mondo intero. &lt;br /&gt;
Né si può trascurare che la crisi si manifesta, anche nei paesi a più alto tasso di sviluppo, all`interno di una coesione sociale già largamente compromessa. Su di essa irrompono orale conseguenze della crisi. &lt;br /&gt;
La diffusione senza precedenti del lavoro precario compie un salto con la messa a rischio, per una parte rilevante della popolazione lavorativa, dello stesso posto di lavoro. Il contesto sociale e politico, del resto, ha visto assai indebolite tutte le difese sociali. In una strisciante crisi di civiltà, la perdita di futuro e lo smarrimento di senso fanno dell`incertezza il suo tratto più caratteristico. &lt;br /&gt;
La paura prevale sulla speranza. La solidarietà sociale è spezzata dalla produzione di meccanismi d`esclusione e dalla crescita di un individualismo mercantilistico alimentato anche dall`eclissi della politica. Parlare in queste condizioni, alla stessa stregua, della crisi come rischio e come opportunità diventa tutt`altro che innocente. Per trasformare questa crisi in opportunità ci vorrebbero tante cose che oggi non ci sono, a partire dalla politica.&lt;br /&gt;
 La prima dovrebbe essere l`acquisizione della natura profonda, di società della crisi. &lt;br /&gt;
Guido Rossi ha descrittivamente parlato di una crisi del capitalismo finanziario globalizzato.&lt;br /&gt;
 Si potrebbe sostenere che le cause della crisi sono le medesime che ne avevano determinato il successo: la finanziarizzazione pervasivi, l`unificazione di mercati non governati, la crescita delle disuguaglianze quale volano dello sviluppo. Lucio Caracciolo ha definito gli Usa un &quot;impero a credito&quot;. La contraddizione, insita nella definizione, è diventata un potente fattore di crisi ma, prima, ha costituito la possibilità d`immettere, anche attraverso la spesa pubblica in disavanzo, nell`economia, potenti dosi dì denaro decisive per quella spinta all`innovazione tecnico-scientifica, alla sua applicazione e all`aumento della produttività. Senza la crescente finanziarizzazione dell`economia non ci sarebbe stata la rivoluzione digitale. 
&lt;p&gt;La relazione che si è venuta realizzando tra le economie occidentali e la crescita imponente di quelle asiatiche, a partire dalla Cina, non avrebbe avutolo stesso svolgimento: uno svolgimento così imponente da configurare già nella crisi la transizione, uno spostamento del baricentro dello sviluppo a Oriente (la Cinamerica). &lt;br /&gt;
Se verso l`esterno gli Usa hanno funzionato come un impero a credito, sul mercato interno hanno realizzato una soluzione del problema della domanda interna non meno gravida di contraddizioni, con lo stesso complice consenso delle altre aree economiche del mondo. Un brillante economista come Riccardo Bellofiore ha parlato, a questo proposito, della creazione d`una figura economico-sociale particolarmente rilevante a quel fine, quella del consumatore indebitato. 
&lt;p&gt;Quando Ford progettò il modello T (l`annuncio della produzione di serie per il consumo di massa) considerò la necessità di alti salari. L`economia della globalizzazione ha preteso sistematicamente di farne ameno, sostituendoli con l`indebitamento privato. È impossibile non vederne il rapporto con la creazione della bolla e con l`esplodere della crisi finanziaria. La teoria di Minsky sull`instabilità si prende così una rivincita sull`oscuramento a cui è stata condannata e rivela la prevedibilità della crisi. &lt;br /&gt;
È la conferma, la possibilità di prevederla analizzando il funzionamento di questa economia, che si tratta di una crisi sistemica. Invece non rappresenta ancora un`ammissione di questo stato di cose il fatto che sia in corso la rinuncia, di fatto, da parte delle principali economie occidentali di uno degli assunti fondamentali teorizzati nel ciclo del &quot;turbocapitalismo&quot;: &lt;br /&gt;
lo stato non è la soluzione dei problema, bensì il problema.&lt;br /&gt;

&lt;p&gt; Lo stato viene potentemente richiamato in servizio, il mercato chiede soccorso alla politica. L`ordine di grandezza dell`intervento pubblico è sconvolgente. L`intervento dello stato configura delle nazionalizzazioni di fatto in gangli strategici delle economie. Eppure non è né un ritorno al keynesismo dei &quot;30 anni gloriosi&quot; né, tanto meno, la prefigurazione di un`uscita dalla crisi verso un modello economico e sociale diverso. Non basta lo spiazzamento, che c`è, sia delle culture neo-liberiste che di quelle &quot;modernizzatrici&quot;. &lt;br /&gt;
Vale la lezione di Bauman secondo cui il capitalismo crea problemi che non sa risolvere e per risolverli deve negare anche propri dichiarati fondamenti per uscire dalla contraddizione. La capacità d`innovarsi non viene certo meno nella crisi. Lo sarà anche in questa crisi così profonda, strutturale e drammatica. &lt;br /&gt;
Ma in quale direzione? La discussione su quale modello economico vada perseguito è il centro reale della contesa in questa crisi. &lt;br /&gt;
Se la politica non lo vede si condanna all`inutilità. &lt;br /&gt;
Non c`è nulla d`astratto, di separato dai problemi concreti in questa consapevolezza. La spesa pubblica in disavanzo è una necessità, ma quel che incide della direzione di marcia è a cosa viene finalizzata, se o non si accompagna a una riqualificazione produttiva, aura conversione della produzione, dei servizi e della composizione dei consumi. L`intervento pubblico per salvare le banche e le imprese strategiche è una necessità, ma decide la sua natura la strada che intraprende, se cioè, contemporaneamente, si modificano o no gli assetti proprietari; se s`introducono o no forme inedite di democratizzazione dell`economia. 
&lt;p&gt;Il rafforzamento e la generalizzazione degli ammortizzatori sociali vanno bene, ma decide della qualità dell`intervento pubblico su questo terreno il non lasciare mano libera sui licenziamenti, come una significativa redistribuzione a favore dei bassi redditi, come la restituzione ai lavoratori di un reale potere di contrattazione e di controllo sull`organizzazione del lavoro e sulle scelte dell`impresa. &lt;br /&gt;
Ha ragione Delors quando parla contro l`arroganza del &quot;brevitempismo&quot;. Riaprire, nella crisi, un discorso sulla programmazione e sullo spazio pubblico significherebbe mostrare di aver inteso la sfida della crisi, se è la crisi di un intero modello economico e sociale. L`Europa dovrebbe intenderlo prima e più di altri.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LYVJ2&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Fausto Bertinotti&lt;/a&gt;</summary>
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