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  <title>Openpolis - Argomento: coesione sociale</title>
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  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
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  <title>Patrizia TOIA: Inaccettabile il no degli Stati ad una politica di coesione solidale e a favore dei più deboli</title>
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  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626914</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Inaccettabile che gli Stati Membri deroghino ai principi di uguaglianza, eliminando la clausola antidiscriminatoria dalla proposta della Commissione europea sulla politica di coesione” - dichiara l'eurodeputata Patrizia Toia - Vicepresidente S&amp;D, alla luce dell’incontro del 24 aprile del Consiglio Affari generali tenutosi a Bruxelles. 
&lt;p&gt;

“Investire in progetti che consentono la creazione di posti di lavoro, il miglioramento delle infrastrutture é un progetto ambizioso e centrale per l’Europa – continua Toia - ma é importante che gli Stati membri, per poter usufruire di questi fondi, rispettino prima di tutto i diritti dei cittadini. Eliminare la clausola di non discriminazione significa ledere i valori fondamentali della politica di coesione, la solidarietà e l'attenzione alle categorie svantaggiate. Garantire l'uguaglianza in materia d'istruzione, occupazione e assistenza sanitaria è prioritario, altrimenti andremo incontro a carenze strutturali irrimediabili”.
&lt;p&gt;

“Il Parlamento europeo deve ancora avviare negoziati con il Consiglio e confido che in questa sede sarà possibile far valere l’importanza di tale clausola che rappresenta la base per la garanzia e il rispetto dei diritti dei cittadini” conclude l’eurodeputata. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=238:inaccettabile-il-no-ad-una-politica-di-coesione-solidale&amp;catid=8&amp;Itemid=204&quot;&gt;patriziatoia.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fausto BERTINOTTI: Da Napolitano affermazione indicibile su questione sociale</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/16/fausto-bertinotti/da-napolitano-affermazione-indicibile-su-questione-sociale/624891"></link>
  <updated>2012-02-16T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624891</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Ho sentito dire dal presidente della Repubblica che la questione sociale è importante, ma non può essere usata per bloccare le riforme: questa cosa è indicibile». 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Così l'ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, commenta quanto affermato qualche giorno fa da Giorgio Napolitano a proposito della coesione sociale che, a parere del capo dello Stato, non può voler dire immobilismo.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «Questo è indicibile perchè o la questione sociale serve a chiedere cambiamento o diventa una variabile dipendente, perchè prevale un elemento sovraordinato che è la politica economica, da cui deriva un'ineluttabilità delle scelte che viene invocata per sè da Mario Monti come da Sergio Marchionne».  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/2/16/19764-bertinotti-da-napolitano-affermazione-indicibile-su/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ALDO RESCHIGNA: REGIONE. ALDO RESCHIGNA (PD): “SULLE TASSE REGIONALI COTA FA CAMPAGNA ELETTORALE E NEGA LA VERITA’ DEI FATTI. LE MANI NELLE TASCHE DEI PIEMONTESI SI METTONO ANCHE TAGLIANDO I SERVIZI”. </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/04/aldo-reschigna/regione-aldo-reschigna-pd-%E2%80%9Csulle-tasse-regionali-cota-fa-campagna-elettorale-e-nega-la-verita%E2%80%99-dei-fatti-le-mani-nelle-tasche-dei-piemontesi-si-mettono-anche-tagliando-i-servizi/622807"></link>
  <updated>2012-01-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622807</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il Presidente Cota è oramai immerso nella campagna elettorale e non perde occasione per negare la realtà dei fatti, come è accaduto anche oggi con un nuovo maldestro tentativo di fare nello stesso momento il leader leghista che contrasta il governo Monti ed il Presidente del Piemonte.
Intanto, non è affatto vero che la Regione fosse obbligata ad aumentare l’accisa sulla benzina da una legge dello Stato, legge peraltro varata dal Governo Berlusconi-Bossi per consentire alle Regioni di far fronte ai danni delle calamità naturali, dal momento che lo Stato non garantiva più trasferimenti alle Regioni per quel tipo di interventi. Una possibilità, dunque, non un obbligo. Così come non era un obbligo l’incremento dell’addizionale Irpef, e la Regione poteva cogliere l’occasione per procedere a una rimodulazione delle addizionali. Né era un obbligo per la Regione l’applicazione del superticket deciso dal Ministro Tremonti.
Vi è poi un altro ragionamento che sarebbe ora si incominciare a fare con chiarezza: si prende dalle tasche dei cittadini non solo quando si aumentano le imposte, ma anche quando non si garantiscono più i livelli dei servizi, quando non si garantiscono più le borse di studio universitarie o, come succederà quest’anno, si diminuiscono gli interventi sulle politiche sociali e si tagliano i servizi incidendo anche in questo modo sulle persone e sulle comunità locali.
Invito il Presidente Cota ad affrontare le difficili scelte che è chiamato ad assumere non ricorrendo a una campagna di comunicazione demagogica, ma spiegando ai cittadini come intende ricreare un nuovo punto di equilibrio affinché la Regione riesca a sostenere l’economia e la coesione sociale.
Sotto questo aspetto è bene che la Regione, viste le poche risorse a disposizione, non duplichi gli interventi dello Stato a favore delle assunzioni (infatti la manovra Monti contempla forti agevolazioni in questo ambito), ma operi scelte che guardino al sostegno della ricerca (che nel bilancio 2012 vede drammaticamente dimezzate le risorse), dell’internazionalizzazione delle imprese e dell’accesso al credito.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gruppopdpiemonte.it/wordpress/2012/01/04/regione-aldo-reschigna-pd-%e2%80%9csulle-tasse-regionali-cota-fa-campagna-elettorale-e-nega-la-verita%e2%80%99-dei-fatti-le-mani-nelle-tasche-dei-piemontesi-si-mettono-anche-tagliando-i-servizi/&quot;&gt;www.gruppopdpiemonte.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: ''Serve coesione sociale, no a facili vie di uscita''</title>
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  <updated>2011-11-12T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>618059</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il messaggio ai partecipanti al secondo congresso de La Destra: ''Le forze politiche agiscano con senso di responsabilità''.
&lt;p&gt;
&quot;L'attuale e grave momento di crisi finanziaria ed economica, interna e internazionale, rappresenta una seria sfida per la coesione sociale del paese potendo alimentare la tentazione di anteporre al bene comune il proprio esclusivo interesse particolare o di gruppo, o anche di cercare facili vie di uscita e illusori e poco lungimiranti localismi&quot;.
&lt;p&gt;&quot;In questa situazione sono i soggetti sociali più deboli ad essere maggiormente esposti; occorre pertanto che tutte le forze politiche sappiano agire con senso di responsabilità e formulare proposte in grado di conciliare il rigore imposto dalla necessità di ridurre il debito pubblico e di promuovere la crescita con l'esigenza di distribuire egualmente i sacrifici tutelando i ceti in maggiore difficoltà&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Nel prendere atto dell'impegno di contribuire in questo spirito alla rinascita dell'Italia avendo fiducia nella democrazia e nel processo di integrazione europea, auguro un proficuo svolgimento dei lavori congressuali&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&amp;cat=Politica&amp;loid=3.1.2638416276&quot;&gt;Adnkronos/Ign&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: “Straconi, una riflessione che va oltre la manifestazione stessa”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/06/giuseppe-tassone/%E2%80%9Cstraconi-una-riflessione-che-va-oltre-la-manifestazione-stessa%E2%80%9D/617945"></link>
  <updated>2011-11-06T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617945</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La 29^ edizione della Straconi che si svolgerà domenica 13 novembre offre lo spunto per alcune riflessioni in uno dei momenti più difficili della nostra vita nazionale.
Le iscrizioni alla tradizionale camminata dell’autunno cuneese sono state chiuse con largo anticipo perché é stata raggiunta la quota di 15.000 adesioni: un numero notevole che indica la grande volontà di partecipazione ad una manifestazione che unisce la città al suo territorio presentando donne, uomini e bambini accomunati in una passeggiata che si snoda nella città mostrandone in pieno il territorio, le sue bellezze le sue enormi potenzialità.
&lt;p&gt;
E’ anche dimostrazione di coesione, di un “comune sentire” di tante persone desiderose non solo di partecipare alla nuova edizione della Straconi, ma anche di sentirsi felici nello “stare insieme con gli altri”.
&lt;p&gt;
Valori questi, quello del territorio e della coesione che costituiscono elemento fondante per la ripresa del nostro Paese, per ricostruirlo sulle macerie provocate da una crisi sottovalutata da chi avrebbe dovuto agire per tempo e che colpisce pesantemente la popolazione e, soprattutto, i suoi elementi più deboli.
Indicherà anche l’importanza che il territorio svolge e la necessità assoluta di saperlo rendere fruibile, sicuro, difeso e rispettato.
&lt;p&gt;
Sarà una grande festa, vissuta da tanti per la ventinovesima volta, da altri per la prima: un modo semplice, non eclatante, tipicamente cuneese per presentare la città, per unirla in una marcia fra le sue strade e soprattutto per sottolineare il piacere delle persone di vivere insieme e di affrontare insieme un percorso comune.
Elementi che valgono per la Straconi, ma che sono essenziali anche per quanto concerne le altre gravi questioni che ci troviamo ad affrontare in questi giorni.
&lt;p&gt;  
&lt;i&gt;
Beppe Tassone&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ENRICO GASBARRA: «Non servono sceriffi, ma più politiche sociali»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-07-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589587</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il modello del sindaco-sceriffo si è dimostrato un fallimento. Gianni Alemanno a Roma ha provato a fare come Rudolph Giuliani a New York. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma non è il momento delle polemiche»: Enrico Gasbarra, deputato del Pd, è stato vicesindaco con Veltroni e presidente della Provincia. Ma si chiama fuori dal gioco delle accuse reciproche e delle recriminazioni. «Certo sarebbe facile ricordare al sindaco che lui e tutto il centrodestra cavalcarono il tema della sicurezza in maniera anche strumentale in campagna elettorale, sull'onda emotiva di alcuni gravi episodi di cronaca. &lt;br /&gt;
E come oppositore avrei gioco facile a sottolineare come nulla è cambiato, anzi. Ma non è questo che serve alla città adesso».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E allora che cosa serve?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ciascuno deve fare il proprio mestiere. Il sindaco deve amministrare la città, smettendo i panni dello sceriffo o del superpoliziotto. Fortunatamente a Roma abbiamo un questore molto in gamba, abbiamo forze dell'ordine di altissimo livello che anche in un quadro di risorse e mezzi limitati svolgono un lavoro eccellente».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa dovrebbe fare Alemanno dunque?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima di tutto dovrebbe fare meno il politico e più l'amministratore. Dovrebbe lasciare da parte le beghe interne del suo partito e occuparsi della città. E come primo obiettivo dovrebbe cercare di ricreare coesione sociale, comportandosi come il padre di una comunità che deve vivere in armonia. Il modello non deve essere quello di Giuliani, quanto piuttosto quello di Giorgio La Pira (sindaco di Firenze per due mandati negli anni Cinquanta e Sessanta, ndr), che aveva messo al centro della propria attività l'impegno sociale improntato alla solidarietà». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché? Che cosa non funziona a Roma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Si sta sgretolando il tessuto sociale. Se vengono tagliate le risorse a centri di aggregazione sociale, se vengono meno i fondi per chi offre servizi per la comunità, aumenta il disagio sociale. E allora si alimenta la rabbia, i deboli finiscono per litigare fra loro con sempre maggiore violenza per spartirsi le briciole».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Secondo lei non servono misure più rigide? Più controlli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sicuramente più controlli, più volanti in strada, più risorse per le forze dell'ordine sarebbero importanti per contrastare tutti i fenomeni di criminalità. Ma quel lavoro lasciamolo fare al questore. Non è compito di Alemanno. Il sindaco deve amministrare la città. Solo che adesso lui stesso si ritrova prigioniero delle promesse fatte in campagna elettorale. Ma il ruolo suo non è fare lo sceriffo. E' creare un tessuto sociale che attenui tensioni e motivi di scontro».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma a Roma oggi c'è più o meno sicurezza rispetto a due, tre o quattro anni fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Al di là delle statistiche che qualcuno può agitare strumentalmente, è del tutto evidente che si susseguono con sempre maggiore frequenza episodi di violenza inaudita. Ma è una conseguenza. A Roma è peggiorata la qualità della vita. La nostra città era nel 2007 all'ottavo posto nella classifica della qualità della vita, adesso è scivolata al 35°. Il tasso di disoccupazione è superiore alla media nazionale.&lt;br /&gt;
 Come ha sottolineato la Caritas, a Roma c'è un 7% della popolazione che non riesce a procurarsi un pasto normale. Non sono queste le condizioni di una città che vuole essere civile e accogliente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11NXCY&quot;&gt;Corriere della Sera ed. Roma - Paolo Foschi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MATTEO RENZI: «Passeggini e anziani al posto dei Suv così ci riprenderemo le nostre piazze»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-18T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>584884</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Firenze (FI) (Partito: Cen-sin) - Consigliere  Consiglio Comunale Firenze (FI) (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sindaco Renzi, in attesa di rottamare i politici pensa alle auto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Vogliamo rottamare l’idea che si prenda l’auto anche per fare 300 metri. E che le piazze di Firenze, cosi belle, siano solo uno spartitraffico. Possiamo tornare a vivere le piazze come luogo di incontro. E una città diversa: la nuova pedonalizzazione scatta il giorno dopo l’approvazione del piano strutturale, il primo in Italia senza consumo di nuovo suolo. Cambiare un senso unico è facile, cambiare un’abitudine è la vera sfida».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Liberare il centro dalle auto per consegnarlo ai turisti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«I turisti ci sono già: più 10% anche quest’anno. E la pedonalizzazione è una rivoluzione culturale: vogliamo vedere i passeggini al posto dei Suv, gli anziani che tornano a parlarsi anziché i motorini che sfrecciano ovunque».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C’è chi lamenta che la pedonalizzazione rende il centro difficilmente raggiungibile&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il centro di Firenze si attraversa a piedi in 15 minuti. Non siamo sirene, abbiamo le gambe, possiamo camminare. Tra l’altro fa bene alla salute. Le critiche fanno parte del nostro dna e io me le prendo tutte: vorrà dire che al prossimo sondaggio non sarò il sindaco più amato. Preferisco perdere un voto anziché la faccia. Sto cercando casa in centro. Lo faccio per i critici, per dare l’esempio. Ma anche per i miei figli, perché stiano meglio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dopo il voto i rottamatori hanno qualche argomento di meno: dovrà restare a Firenze più di quanto immaginava?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Restare a Firenze è un dono, non una punizione. E dopo il voto e il referendum è più forte la domanda di una politica che decida, che investa in sostenibilità.&lt;br /&gt;
 Saremo giudicati su quello che stiamo facendo. Da mesi chiedo che sia dimezzato il numero dei parlamentari. In questi giorni ho dato un segnale concreto dimezzando il numero degli assessori».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11AQEH&quot;&gt;la Repubblica - Massimo Vanni&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Non sprechiamo l'estate</title>
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  <updated>2011-05-29T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>573138</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ha scritto Victor Hugo in Toute la Lyre: “l’estate che fugge è un amico che parte”.
Mi sembra utile riportare questa citazione del grande scrittore francese all’inizio della stagione calda, mentre si fanno i preparativi per le vacanze, si studiano itinerari e si scelgono le mete o, più semplicemente, si organizza come e dove trascorrere il tempo libero.
&lt;p&gt;
Mare o montagna,  città o colline: ovunque si vada si faranno incontri, si scambieranno opinioni, magari all’ombra di un albero durante le ore più calde.
In una parola si perpetuerà quel miracolo di vedere le idee a confronto, non più mediate da esigenze di lavoro o anche solo dal rapportarsi alla realtà di tutti i giorni: un’occasione da non sprecare, anzi da capitalizzare pensando al futuro.
&lt;p&gt;
Il turismo compie anche questo miracolo, mette in rapporto persone diverse, in situazioni di rilassamento e consente quindi di aprire il nostro bagaglio mentale, di avventurarci in praterie fino ad ora sconosciute, di confrontarci con modi di vedere le cose fino ad ora a noi estranei.
&lt;p&gt;
E’ capitato molte volte: soprattutto quando si è all’estero e s’incontrano persone provenienti da nazioni diverse.&lt;br /&gt;

Ci si accorge allora che ognuno vive in un proprio microcosmo, ma che la realtà è ben più complessa e che, molte volte, le facce delle medaglie sono più di una.
E’ il miracolo del turismo, soprattutto di quello all’aria aperta, che libera spazi e soprattutto offre alla mente originali occasioni per aprirsi e per aggiungere esperienze e conoscenze al nostro bagaglio culturale.
&lt;p&gt;
Capitalizzare i valori dell’estate e la libertà di pensiero che porta dentro di sé fa bene, aiuta a crescere, invoglia a conoscere, mette in relazione tesi a volte sconosciute, fa conoscere realtà che la vita di tutti i giorni ci ha impedito di vivere.
&lt;p&gt;

Aiuta anche a comprendere i nostri errori: in un’epoca nella quale la comunicazione svolge un ruolo primario, troppo spesso c’estraniamo per vivere realtà minori, quasi che tutto si fermasse all’interno dei nostri confini privati, delle mura domestiche, dell’ufficio, del luogo di lavoro, del bar o del circolo che frequentiamo.
Viaggiare fa bene: non solo perché libera dallo stress, ma perché ci apre ad esperienze e conoscenze nuove.
&lt;p&gt;
Il miracolo del turismo, con in primo piano quello all’aria aperta, sta proprio qui: nell’aiutare a crescere, nell’invogliare a conoscere.&lt;br /&gt;

Non sprechiamola, dunque, quest’estate che si sta affacciando e che ci coinvolgerà nei prossimi mesi, anzi “aiutiamola ad aiutarci”: ne abbiamo bisogno soprattutto quando, alla ripresa autunnale, dovremo nuovamente confrontarsi con le realtà di tutti i giorni e magari potremo farlo molto meglio grazie alle esperienze maturate parlando, ascoltando, discutendo, conoscendo realtà, usi e costumi diversi a noi.
Sicuramente saremo migliori e, soprattutto, attueremo quell’invito che l’Ulisse dantesco ha rivolto all’umanità: ”Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza&quot;.
&lt;p&gt;

Beppe Tassone&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it/index.php?id=10683&amp;tx_ttnews[tt_news]=75275&amp;tx_ttnews[backPid]=10336&amp;cHash=4da8936c3d&quot;&gt;beppetassone.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Sì alle riforme ma senza mettere in forse i principi enunciati nella Costituzione. No a cieco scontro»</title>
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  <updated>2011-04-25T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Omaggio del Capo dello Stato al Milite Ignoto per il 66esimo anniversario della Liberazione: &quot;Sì alle riforme &quot;mature e necessarie&quot;, purché non si mettano in discussione i principi enunciati nella Costituzione, soprattutto nella prima parte della Carta fondamentale. &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=2168&quot;&gt;&lt;b&gt;Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, nel corso della cerimonia per il 66° anniversario della Liberazione all'Altare della Patria.

&lt;p&gt;
&quot;Si proceda - ha detto il capo dello Stato - alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato. Lo si faccia con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali, in cui tutti possono riconoscersi. Senza mettere in forse quei principi, e quella sintesi, così comprensiva e limpida, dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua prima parte sancito&quot;. 
&lt;p&gt;Questo ultimo passaggio dell'intervento del capo dello Stato è stato sottollineato con applausi dalla folla, che nonostante la pioggia ha voluto assitere alla cerimonia della deposizione di una corona di alloro al monumento del Milite Ignoto e alla consegna di una medaglia d'oro al valore civile consegnata dal capo dello stato a Paolo Pucci, nipote di quel Mario Pucci, assassinato dai fascisti a 20 anni nel 1938.
&lt;p&gt;

L'Italia ha bisogno di un &quot;nuovo senso di responsabilità nazionale&quot; di &quot;una rinnovata capacità di coesione, nel libero confronto delle posizioni e delle idee, e insieme nella ricerca di ogni possibile terreno di convergenza&quot;, ha detto ancora Napolitano. L'esperienza della Resistenza è stata &quot;rigeneratrice&quot;, una riposta a &quot;colpi durissimi e a rischi estremi vissuti dalla nazione&quot;. 
&lt;p&gt;&quot;Dalla memoria e dalla viva consapeovlezza di prove come quella possiamo trarre - ha ribadito il capo dello Stato - la fiducia indispensabile per affronteare le sfide di oggi e del futuro&quot;. Ma la complessità di queste sfide &quot;e delle incognite che vi si accompagnano, la difficoltà dei problemi che già ci si pongono e ci incalzano&quot;, ha sottolineato, hanno bisogno, appunto, di un nuovo senso di responabilità nazionale e di una rinnovata capacità di coesione.

&lt;p&gt;
La competizione elettorale non ceda ad &quot;una logica di acceso e cieco scontro&quot;. &lt;br /&gt;
E' l'auspicio espresso dal presidente della Repubblica nel suo intervento all'Altare della Patria. Alle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, ha sottolineato il capo dello Stato, &quot;sono seguite settimane di aspra tensione nella vita istituzionale e nei rapporti politici, anche per l'avvicinarsi di normali scadenze elettorali. E' nell'interesse comune che le esigenze della competizione in vista del voto non facciano prevalere una logica di acceso e cieco scontro; è nell'interesse comune che dal richiamo di oggi, 25 aprile, agli anni della Resistenza, della ricostruzione democratica e del rilancio economico, sociale e civile dell'Italia, dal richiamo a quelle grandi prove di impegno collettivo, venga lo stimolo a tener fermo quel che ci unisce e deve unirci come italiani. Parlo del lascito della Resistenza, dell'eredità di quell'assemblea costituente che sull'onda della Liberazione nacque insieme con la Repubblica&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&amp;cat=Politica&amp;loid=3.1.1942943279&quot;&gt;Adnkronos/Ign | Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «La gente dimostra che vuole riprendersi le istituzioni»   - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/19/sergio-chiamparino/%C2%ABla-gente-dimostra-che-vuole-riprendersi-le-istituzioni%C2%BB-intervista/559163"></link>
  <updated>2011-03-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559163</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sindaco Chiamparino, è vero che si è commosso?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Le parole di Napolitano mi hanno emozionato. Il riconoscimento del Presidente della Repubblica, di questo Presidente - insieme con quello dei tanti torinesi che in questi giorni mi fermano per ringraziarmi - è la migliore gratificazione possibile a dieci anni da sindaco». 
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;Rivolgendosi a lei Napolitano ha richiamato al «senso di umiltà che deve guidare chi assolve doveri istituzionali importanti».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ha ragione. Prima, però, ha detto un’altra cosa che condivido e mi riguarda in prima persona».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È stato giusto imporre il vincolo dei due mandati ai sindaci. A volte scatta qualcosa che va oltre l’amministrazione. È un rapporto di identificazione con i cittadini. Spesso è virtuoso, ma può anche diventare vizioso. Ecco perché servono forme di bilanciamento». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ha ragione chi ha fischiato il governatore del Piemonte Cota?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il suo discorso è storicamente ineccepibile, rivendica un frammento del Risorgimento che ha avuto rilevanza. Quel che non capisco è il meccanismo che porta lui e altri suoi colleghi di partito a non partecipare alle celebrazioni, o esserci soltanto per dovere di firma. A suscitare le critiche è la sensazione che si voglia disertare una festa che sta coinvolgendo tutta l’Italia». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma, bene il federalismo ma non chi lo torce in chiave anti unitaria?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
«Sì. Anch’io sono convinto che sia importante riprendere il filone federalista, ma contrapporlo al processo di unificazione del Paese è incomprensibile. La verità è che il senso patriottico è più radicato di quel che si pensi. Troppi credono che l’orgoglio di essere italiani emerga solo quando gioca la nazionale di calcio». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Pochi però avevano previsto un risveglio così tumultuoso dello spirito d’appartenenza. Lei sì. Cosa gliel’aveva fatto pensare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Gli italiani ci stanno lanciando un messaggio: le istituzioni sono roba nostra. Vogliono essere protagonisti. Riappropriarsi delle istituzioni. Ecco perché fischiano chi non si fa coinvolgere in questa riscoperta della coesione nazionale. Qui, almeno secondo me, non siamo di fronte a una critica a questo governo, ma a un sentimento trasversale che ci chiede di recuperare il senso profondo delle istituzioni, che è quello di rappresentare tutti».
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;L’umiltà invocata dal Capo dello Stato è anche un monito a chi amministra la cosa pubblica?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«È un richiamo a chi governa, a qualsiasi livello, perché recuperi il rapporto logoro, se non frantumato, con i cittadini. E lo faccia con l’umiltà dell’ascolto e la sobrietà del lavoro, che sono poi le virtù che la gente apprezza di più». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si può ripartire dai sindaci? Sono i politici più popolari. E l’affetto che la circonda in questi giorni lo dimostra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
«Forse è perché siamo quelli che ci mettono la faccia, i rappresentanti più vicini dello Stato, quelli che indossano la fascia tricolore e da sempre rappresentano al tempo stesso la diversità e l’unità del Paese». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Diversità e unità: Torino è invasa di bambini che sventolano il tricolore. Molti non sono nati in Italia. Cosa significa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
«Che la sfida da vincere è dentro le scuole, tra questi bambini che si sentono italiani. Non possiamo permetterci di farli sentire diversi. Magari qualche loro parente commette reati, non vuole integrarsi, ma è una situazione transitoria, prima o poi si esaurirà. Questi bambini, invece, si sentono italiani; se non li mettiamo nelle condizioni di esserlo per davvero potrebbero sviluppare sentimenti di rancore. La vera sfida per l’Italia è riconoscere loro quel che gli spetta. Altrimenti si produrrà una grave frattura sociale».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YBPVH&quot;&gt;La Stampa - Andrea Rossi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: &quot;Reggeremo alle prove che ci attendono a condizione che operi nuovamente un forte cemento unitario. Le celebrazioni del 150° valgano a diffondere il senso della missione e dell'unità nazionale&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/17/giorgio-napolitano/reggeremo-alle-prove-che-ci-attendono-a-condizione-che-operi-nuovamente-un-forte-cemento-unitario-le-celebrazioni-del-150%C2%B0-valgano-a-diffondere-il-senso-della-missione-e-dellunit%C3%A0-naziona/559135"></link>
  <updated>2011-03-17T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559135</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Sento di dover rivolgere un riconoscente saluto ai tanti cittadini che ho incontrato o che mi hanno indirizzato messaggi, esprimendo sentimenti e pensieri sinceri, e a tutti i soggetti pubblici e privati che hanno promosso iniziative sempre più numerose in tutto il Paese. Istituzioni rappresentative e Amministrazioni pubbliche: Regioni e Provincie, e innanzitutto municipalità, Sindaci anche e in particolare di piccoli Comuni, a conferma che quella è la nostra istituzione di più antica e radicata tradizione storica, il fulcro dell'autogoverno democratico e di ogni assetto autonomistico&quot;. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il suo discorso celebrativo della fondazione dello Stato unitario davanti alle Camere riunite in seduta comune.

&lt;p&gt;
&quot;Si è dunque - ha aggiunto il Presidente Napolitano - largamente compresa e condivisa la convinzione che ci muoveva e che così formulerò: la memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto, possono risultare preziose nella difficile fase che l'Italia sta attraversando, in un'epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà mondiale. Possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c'è più bisogno : orgoglio e fiducia ; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare ; senso della missione e dell'unità nazionale. E' in questo spirito che abbiamo concepito le celebrazioni del Centocinquantenario&quot;.

&lt;p&gt;
Il Presidente Napolitano ha invitato a non lasciarsi &quot;paralizzare dall'orrore della retorica : per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. L'unificazione italiana ha rappresentato un'impresa storica straordinaria, per le condizioni in cui si svolse, per i caratteri e la portata che assunse, per il successo che la coronò superando le previsioni di molti e premiando le speranze più audaci&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Nell'avvicinarsi del Centocinquantenario - ha aggiunto il Presidente - si è riacceso in Italia il dibattito sia attorno ai limiti e ai condizionamenti che pesarono sul processo unitario sia attorno alle più controverse scelte successive al conseguimento dell'Unità. Sorvolare su tali questioni, rimuovere le criticità e negatività del percorso seguito prima e dopo al 1860-61, sarebbe davvero un cedere alla tentazione di racconti storici edulcorati e alle insidie della retorica. Sono però fuorvianti certi clamorosi semplicismi : come quello dell'immaginare un possibile arrestarsi del movimento per l'Unità poco oltre il limite di un Regno dell'Alta Italia : di contro a quella visione più ampiamente inclusiva dell'Italia unita, che rispondeva all'ideale del movimento nazionale (come Cavour ben comprese, ci ha insegnato Rosario Romeo) - visione e scelta che l'impresa garibaldina, la Spedizione dei Mille rese irresistibile&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Con la Costituzione approvata nel dicembre 1947 - ha sottolineato il Presidente Napolitano - prese finalmente corpo un nuovo disegno statuale, fondato su un sistema di principi e di garanzie da cui l'ordinamento della Repubblica, pur nella sua prevedibile e praticabile evoluzione, non potesse prescindere. Come venne esplicitamente indicato nella relazione Ruini sul progetto di Costituzione, 'l'innovazione più profonda' consisteva nel poggiare l'ordinamento dello Stato su basi di autonomia, secondo il principio fondamentale dell'articolo 5 che legò l'unità e indivisibilità della Repubblica al riconoscimento e alla promozione delle autonomie locali, riferite, nella seconda parte della Carta, a Regioni, Provincie e Comuni. E altrettanto esplicitamente, nella relazione Ruini, si presentò tale innovazione come correttiva dell'accentramento prevalso all'atto dell'unificazione nazionale. La successiva pluridecennale esperienza delle lentezze, insufficienze e distorsioni registratesi nell'attuazione di quel principio e di quelle norme costituzionali, ha condotto dieci anni fa alla revisione del Titolo V della Carta. E non è un caso - ha affermato - che sia quella l'unica rilevante riforma della Costituzione che finora il Parlamento abbia approvato, il corpo elettorale abbia confermato e governi di diverso orientamento politico si siano impegnati ad applicare concretamente. E' stata in definitiva recuperata l'ispirazione federalista che si presentò in varie forme ma non ebbe fortuna nello sviluppo e a conclusione del moto unitario. All'indomani dell'unificazione, anche i progetti moderatamente autonomistici che erano stati predisposti in seno al governo, cedettero il passo ai timori e agli imperativi dominanti, già nel breve tempo che a Cavour fu ancora dato di vivere e nonostante la sua ribadita posizione di principio ostile all'accentramento benché non favorevole al federalismo. E oggi dell'unificazione celebriamo l'anniversario vedendo l'attenzione pubblica rivolta a verificare le condizioni alle quali un'evoluzione in senso federalistico - e non solo nel campo finanziario - potrà garantire maggiore autonomia e responsabilità alle istituzioni regionali e locali rinnovando e rafforzando le basi dell'unità nazionale. E' tale rafforzamento, e non il suo contrario, l'autentico fine da perseguire. D'altronde, nella nostra storia e nella nostra visione, la parola unità si sposa con altre : pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà&quot;.

&lt;p&gt;
La Costituzione &quot;rappresenta -ha affermato il Presidente Napolitano - tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo - insieme con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi - un corpo di principii e di valori in cui tutti possono riconoscersi perché essi rendono tangibile e feconda, aprendola al futuro, l'idea di patria e segnano il grande quadro regolatore delle libere battaglie e competizioni politiche, sociali e civili&quot;.
&lt;p&gt;

Il Presidente Napolitano ha individuato tra le incompiutezze dell'unificazione perpetuatesi fino ai nostri giorni &quot;il divario tra Nord e Sud, è la condizione del Mezzogiorno che si colloca al centro delle nostre preoccupazioni e responsabilità nazionali. Ed è rispetto a questa questione che più tardano a venire risposte adeguate. Pesa certamente l'esperienza dei tentativi e degli sforzi portati avanti a più riprese nei decenni dell'Italia repubblicana e rimasti non senza frutti ma senza risultati risolutivi ; pesa altresì l'oscurarsi della consapevolezza delle potenzialità che il Mezzogiorno offre per un nuovo sviluppo complessivo del paese e che sarebbe fatale per tutti non saper valorizzare&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Proprio guardando a questa cruciale questione - ha sottolineto il Capo dello Stato -, vale il richiamo a fare del Centocinquantenario dell'Unità d'Italia l'occasione per una profonda riflessione critica, per quello che ho chiamato 'un esame di coscienza collettivo'. Un esame cui in nessuna parte del paese ci si può sottrarre, e a cui è essenziale il contributo di una severa riflessione sui propri comportamenti da parte delle classi dirigenti e dei cittadini dello stesso Mezzogiorno&quot;.

&lt;p&gt;
Quanto al rapporto tra lo Stato e la Chiesa, il Presidente Napolitano ha detto che questo &quot;si manifesta oggi come uno dei punti di forza su cui possiamo far leva per il consolidamento della coesione e unità nazionale&quot;. &quot;Ce ne ha dato la più alta testimonianza - ha aggiunto - il messaggio augurale indirizzatomi per l'odierno anniversario - e lo ringrazio - dal Papa Benedetto XVI. Un messaggio che sapientemente richiama il contributo fondamentale del Cristianesimo alla formazione, nei secoli, dell'identità italiana, così come il coinvolgimento di esponenti del mondo cattolico nella costruzione dello Stato unitario, fino all'incancellabile apporto dei cattolici e della loro scuola di pensiero alla elaborazione della Costituzione repubblicana, e al loro successivo affermarsi nella vita politica, sociale e civile nazionale&quot;.
&lt;p&gt;

Successivamente il Capo dello Stato ha parlato dell'Europa: &quot;La nostra collocazione convinta, senza riserve, assertiva e propulsiva nell'Europa unita, resta la chance più grande di cui disponiamo per portarci all'altezza delle sfide, delle opportunità e delle problematicità della globalizzazione&quot;. E &quot;in un'Europa senza frontiere - ha aggiunto il Presidente Napolitano - in un'Europa di pace e cooperazione&quot;, &quot;nessun impaccio è giustificabile, nessun impaccio può trattenerci dal manifestare - lo dobbiamo anche a quanti con la bandiera tricolore operano e rischiano la vita nelle missioni internazionali - la nostra fierezza nazionale, il nostro attaccamento alla patria italiana, per tutto quel che di nobile e vitale la nostra nazione ha espresso nel corso della sua lunga storia. E potremo tanto meglio manifestare la nostra fierezza nazionale, quanto più ciascuno di noi saprà mostrare umiltà nell'assolvere i propri doveri pubblici, nel servire ad ogni livello lo Stato e i cittadini&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Reggeremo - ha concluso il Capo dello Stato - in questo gran mare aperto - alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. Ma ci riusciremo ad una condizione : che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità. Non so quando e come ciò accadrà ; confido che accada ; convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=15331&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DONATO VENA: Sciopero Generale; il 28 gennaio sangue al popolo e non a Marchionne.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/03/donato-vena/sciopero-generale-il-28-gennaio-sangue-al-popolo-e-non-a-marchionne/549495"></link>
  <updated>2011-01-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>549495</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Reggio Emilia - Donare il sangue per protestare contro la Fiat. È la provocatoria proposta lanciata a Reggio Emilia da un gruppo di lavoratori, non metalmeccanici, sia pubblici sia privati, che, in attesa delle decisioni della Cgil, hanno proclamato per il 28 gennaio lo 'sciopero generale fai da tè. 
&lt;p&gt;Fra i promotori dell'iniziativa alcuni iscritti alla Federazione della sinistra, fra i quali Donato Vena, ex vicepresidente del consiglio comunale e segretario del Pdci. Per esprimere solidarietà alla Fiom e dissenso nei confronti degli accordi siglati alla Fiat, hanno annunciato che 'affiancherannò i lavoratori metalmeccanici andando a donare il sangue il 28 gennaio e invitando tutti i lavoratori a fare la stessa cosa. A norma di legge, infatti, i donatori di sangue hanno diritto ad assentarsi dal posto di lavoro. «Daremo così - hanno detto i promotori - per scelta il nostro sangue alla collettività e non per costrizione a Marchionne e alla Fiat. 
&lt;p&gt;Chiediamo alla classe politica, alle associazioni, alle organizzazioni, ai movimenti, ai singoli cittadini di aderire e diffondere questa iniziativa al fine di riappropriarsi di un diritto al dissenso sempre più difficile da poter esprimere pubblicamente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=10512&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DONATO VENA: Sciopero Generale; il 28 gennaio sangue al popolo e non a Marchionne</title>
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  <updated>2011-01-03T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Donare il sangue per protestare contro la Fiat. È la provocatoria proposta lanciata a Reggio Emilia da un gruppo di lavoratori, non metalmeccanici, sia pubblici sia privati, che, in attesa delle decisioni della Cgil, hanno proclamato per il 28 gennaio lo 'sciopero generale fai da tè. 
&lt;p&gt;Fra i promotori dell'iniziativa alcuni iscritti alla Federazione della sinistra, fra i quali Donato Vena, ex vicepresidente del consiglio comunale e segretario del Pdci.
&lt;p&gt; Per esprimere solidarietà alla Fiom e dissenso nei confronti degli accordi siglati alla Fiat, hanno annunciato che 'affiancherannò i lavoratori metalmeccanici andando a donare il sangue il 28 gennaio e invitando tutti i lavoratori a fare la stessa cosa. A norma di legge, infatti, i donatori di sangue hanno diritto ad assentarsi dal posto di lavoro. 
&lt;p&gt;«Daremo così - hanno detto i promotori - per scelta il nostro sangue alla collettività e non per costrizione a Marchionne e alla Fiat. Chiediamo alla classe politica, alle associazioni, alle organizzazioni, ai movimenti, ai singoli cittadini di aderire e diffondere questa iniziativa al fine di riappropriarsi di un diritto al dissenso sempre più difficile da poter esprimere pubblicamente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=10512&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Decisivo un salto di qualità della politica per la stabilità e la continuità della vita istituzionale»</title>
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  <updated>2010-12-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>548924</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Il mio auspicio, e il mio personale impegno, è per una rinnovata capacità dell'Italia di contribuire al rilancio della volontà politica comune a sostegno dello sviluppo dell'integrazione europea&quot;. 
&lt;p&gt;E' quanto affermato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro al Quirinale con le Alte magistrature della Repubblica.
&lt;p&gt; &quot;Ciò comporta però, sia chiaro - ha proseguito il Capo dello Stato - la massima serietà da parte nostra nel misurarci in Europa con una condivisa 'cultura della stabilità', nel fare quindi i conti con l'imperativo di ridurre il così grave peso del debito pubblico accumulato dallo Stato italiano, che ovviamente penalizza anche il nostro sviluppo&quot;.

&lt;p&gt;
Il Capo dello Stato ha ribadito quindi che &quot;non si può illusoriamente girare attorno alla necessità di un impegno forte e continuativo, in Italia, per la riduzione del debito pubblico. Il che richiede nuovi approfondimenti circa le strade da prendere, molti ripensamenti, correzioni, sacrifici rispetto ad abitudini e aspettative radicate, e discussioni più oggettive, concrete ed aperte sulle priorità da osservare nella destinazione delle risorse finanziarie pubbliche disponibili&quot;.
&lt;p&gt; Essenziale, quindi, per il Presidente Napolitano &quot;un nuovo 'spirito di condivisione', che conduca le forze politiche e le forze sociali a individuare, fuori di ogni schema e contrapposizione pregiudiziale, i temi, le esigenze, le sfide ineludibili per qualsiasi soggetto rappresentativo responsabile. Si confrontino liberamente, s'intende, le diverse proposte configurabili per le riforme da adottare, per le politiche pubbliche di medio e lungo termine da perseguire, per i comportamenti collettivi da stimolare : ma nessuno si sottragga a questo esercizio di responsabilità&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;L'Italia - ha aggiunto il Capo dello Stato - può e deve farcela nell'attuale, per quanto difficile fase storica: ne abbiamo le potenzialità, le risorse umane, le energie culturali, tecniche, imprenditoriali&quot;. Ma &quot;la condizione per farcela ora è guardare in modo impietoso alle debolezze da superare, alle sfide da non perdere. La condizione è prendere piena consapevolezza, noi tutti, dei rischi che corriamo e della durezza delle prove che ci attendono non solo nei prossimi mesi ma nei prossimi anni&quot;.

&lt;p&gt;
Per il Presidente della Repubblica, &quot;da questa comune consapevolezza siamo oggi lontani. Ne sono lontani i fatti e le amare cronache della politica, i contenuti e i toni di una continua contesa che tanto incide negativamente sulla vita delle istituzioni repubblicane, soprattutto al livello nazionale, impedendo loro più fecondi confronti, precludendo loro più soddisfacenti risultati&quot;. &quot;Decisivo è dunque, in Italia, - ha affermato - un salto di qualità della politica. Decisivo per la stabilità e continuità della vita istituzionale, e per la tenuta del sistema Italia in un contesto europeo percorso da così forti scosse e tensioni. Ho naturalmente sempre presenti le distinzioni essenziali: 
&lt;p&gt;la sorte di ogni governo è decisa dal Parlamento, che accorda e revoca la fiducia. La durata delle legislature parlamentari è fissata in Costituzione, in termini temporali analoghi a quelli fissati negli altri paesi democratici : termini non fissati casualmente, ma corrispondenti al tempo necessario per l'attuazione di un programma politico di adeguato respiro&quot;. &quot;Ma l'esperienza compiuta ci dice che anche in Parlamenti eletti con leggi maggioritarie, è pur sempre la politica - è l'evolversi dei rapporti e dei conflitti politici, ed è la capacità di padroneggiarli - che determina la stabilità della coalizione di governo premiata dagli elettori&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Resta, nel nostro ordinamento, prerogativa del Capo dello Stato - ha proseguito il Presidente della Repubblica - sancire l'impossibilità di completare una legislatura parlamentare e quindi sciogliere le Camere. Quella degli scioglimenti anticipati è stata un'improvvida prassi tutta italiana, da cui speravamo di esserci liberati e al cui ripetersi sono tenuto a resistere nell'interesse generale. Specie in periodi così gravidi di incognite&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Continuerò - ha detto il Presidente Napolitano - dal canto mio a sollecitare la continuità della vita istituzionale e dunque di una legislatura al cui termine mancano più di due anni: sempre che, beninteso, vi sia la prospettiva di un'efficace azione di governo e di un produttivo svolgimento dell'attività delle Camere&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Opererò - ha sottolineato il Capo dello Stato - in ogni circostanza, secondo regole e prassi costituzionali cui intendo doverosamente attenermi, nei limiti del mio ruolo e delle obbiettive possibilità, tenendo ben conto della volontà espressa dal corpo elettorale nel 2008. Opererò soprattutto perché ora e nel futuro - indipendentemente dalla definizione delle soluzioni di governo - si realizzi quello 'spirito di condivisione' di cui ho detto chiarendo il senso di quell'espressione, il valore di quell'istanza. E' qui il 'salto di qualità della politica' che in larga misura il paese si attende. Perché è in giuoco la moralità e dignità della politica. Perché c'è stanchezza verso la chiusura in sé stesso del mondo politico, verso la quotidiana gara delle opposte faziosità, verso il muro dell'incomunicabilità tra maggioranza e opposizione&quot;.

&lt;p&gt;
Per il Presidente Napolitano &quot;c'è da colmare un distacco ormai allarmante tra la politica, le istituzioni e le forze sociali e culturali, in un paese che pure continua a dare tante prove di senso di responsabilità, di dinamismo, di coesione e di solidarietà&quot;.

&lt;p&gt;
In vista delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, per il Presidente Napolitano &quot;insufficiente è rimasto l'impegno politico nazionale, che avrà modo di dispiegarsi attorno alle date emblematiche del prossimo anno e di correlarsi anche all'interesse che per il nostro anniversario si manifesta fuori d'Italia, in numerosi paesi amici memori della nostra storia&quot;. 
&lt;p&gt;Ma, &quot;la più seria e preoccupante incompiutezza del nostro processo unitario resta il divario tra Nord e Sud: un divario che si deve evitare assuma gli aspetti di una frattura e che quindi esige un approccio nuovo e risoluto come quello richiesto da altre debolezze strutturali destinate a diventare rischi fatali per il nostro paese, da disinnescare nei prossimi anni&quot;.

&lt;p&gt;
Per il Presidente Napolitano &quot;l'impegno per il centocinquantenario, il discorso sulla nostra storia, sulle radici e le ragioni della nostra unità, deve raggiungere i giovani e incrociare, dandovi valide risposte ideali, il loro crescente malessere. Guai a sottovalutarlo: è malessere concreto, per la disoccupazione e per la precarietà e scarsa qualità dell'occupazione, per l'inadeguata formazione, e più in generale per l'incertezza del futuro, per il vacillare delle speranze e degli slanci che dovrebbero accompagnare l'ingresso nell'età adulta. Così dobbiamo leggere anche le recenti contestazioni, non riferibili solo a un singolo provvedimento di legge&quot;. &quot;E' dunque necessario e urgente - ha affermato il Presidente Napolitano - cercare, e aprire, nuovi canali di comunicazione e di scambio con le nuove generazioni. 
&lt;p&gt;Invitando al tempo stesso i giovani che esercitano il diritto di riunirsi, manifestare, protestare, a stare in guardia, a tenere fermamente le distanze da gruppi portatori di una intollerabile illegalità e violenza distruttiva, foriera di sconfitta per le forze giovanili e di drammatico danno per la democrazia&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=12958&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Gerações serão perdidas se Berlusconi não for derrotado, diz aspirante da esquerda ao governo da Itália»  - INTERVISTA    [trad. dal brasiliano]</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/10/nichi-vendola/%C2%ABgera%C3%A7%C3%B5es-ser%C3%A3o-perdidas-se-berlusconi-n%C3%A3o-for-derrotado-diz-aspirante-da-esquerda-ao-governo-da-it%C3%A1lia%C2%BB-intervista-trad-dal-brasiliano/548779"></link>
  <updated>2010-12-10T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Nichi Vendola, governatore della regione Puglia, un passato nell’antimafia, è uno dei possibili sfidanti di Berlusconi alle prossime elezioni, che vista la crisi di governo in corso potrebbero tenersi ben prima della fine naturale della legislature. Leader di Sinistra Ecologia e Libertà, nato dalla frammentazione di Rifondazione Comunista, Vendola sembra raccogliere consensi anche al di fuori della sua base elettorale. A livello regionale ha battuto per due volte il Partito Democratico nelle primarie della coalizione, diventando così il candidato di tutto il centro-sinistra.
Ora vuole replicare l’esperienza a livello nazionale, non senza mettere in imbarazzo la dirigenza del PD, primo partito dell’opposizione, che non riesce a esprimere candidati che incontrino il consenso popolare. I detrattori di Vendola fanno notare che una sua candidatura allontanerebbe i voti dei cattolici e dei moderati, ma il leader di SEL, gay e cattolico, crede di poter aggirare i possibili ostacoli.
&lt;p&gt;
In questa intervista a Opera Mundi, Vendola spiega la sua visione della crisi politica e culturale che sta attraversando l’Italia, l’impatto che ha avuto Berlusconi sulla vita politica italiana, e racconta perché per uscire da questa situazione occorre ripartire da un programma di governo che torni a occuparsi dei problemi sociali. Per lui la sinistra – che oggi sconta un calo di consensi in tutto il continente europeo – debba porsi come un’alternativa concreta alla crisi mondiale.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Qual è l’origine dell’attuale crisi italiana e cosa si può fare per invertire questa tendenza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il berlusconismo funziona come un’autobiografia dell’Italia di oggi. Il lavoro è stato completamente estromesso dal dibattito pubblico, così come la scuola. Come non accorgersi che il berlusconismo ha cominciato a vincere quando la scuola pubblica ha cominciato a perdere e una certa tv ha cominciato ad emergere come educatore unico, vero e proprio incubatore di sogni e paure privati? Oggi ci troviamo a vivere uno stato di transizione. Occorre congedarci dal berlusconismo, invertire questa tendenza, cambiare l’immaginario diffuso, intervenire nella formazione delle idee generali di questo paese. Ciò vuol dire assumere impegni sociali fondamentali come interlocutori di lotta e di costruzione di una nuova immagine del futuro, ad esempio contribuendo all’unità a sinistra, la più ampia possibile, per dare la risposta più larga possibile alla domanda di cambiamento che c’è in questo paese.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La sinistra italiana è ossessionata da Berlusconi. Il presidente del consiglio è davvero l’origine di tutti i mali del paese?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi abbiamo letto il conflitto d’interessi come una peculiarità italiana, Berlusconi come un’anomalia, un fenomeno pre-politico, una transizione folcloristica e frivola, una superfetazione di qualcosa che aveva a che fare più con il Bagaglino che con la società italiana. Abbiamo sbagliato, perché non ci siamo accorti che Berlusconi aveva cominciato a vincere vent’anni prima che apparisse sulla scena pubblica, nella misura in cui si intensificava una visione sempre più subalterna della politica come amministrazione, che non può mai essere costruzione di antagonismo o di idee alternative, ossia la politica dentro il recinto di condizioni predeterminate. E poi perché in Italia si sono sfaciati i partiti di massa, delle grandi narrazioni, si è sfasciata l’Italia delle famiglie. La sinistra non ha saputo usare le lenti giuste per leggere i cambiamenti epocali e per intervenire con una proposta autorevole, di società e di sviluppo.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale sarà l’eredità del berlusconismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il berlusconismo non finirà il giorno dopo un’eventuale sconfitta alle urne di Berlusconi. La sua cultura, la sua idea di società, le pulsioni repressive e l’oltranzismo padronale e razzista che esprime dovranno essere debellate con impegno e dedizione, per mezzo della buona politica e di una profonda innovazione culturale, al fine di sradicare di quei cattivi semi dall’immaginario profondo degli italiani.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La sinistra vive una crisi di identità in Italia e più in generale in tutta Europa. Che significa nel XXI secolo essere di sinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il Partito Sinistra, Ecologia e Libertà ha un senso se ha come obiettivo la sinistra del futuro, la sinistra del ventunesimo secolo. Come il seme, per dare i propri germogli, muore, così noi dobbiamo vivere il partito come uno strumento, invece di farne un feticcio. L’obiettivo è la sinistra, l’obiettivo è l’Italia, è il cambiamento, è la trasformazione della società. Essere di sinistra significa ristabilire un nesso virtuoso tra lavoro, libertà e conoscenza; significa costruire una critica pratica di un economicismo che ingoia nel processo produttivo tanta umanità, che degrada la dignità e la vita in nome del profitto.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si parla insistentemente di “paese bloccato” e di fuga di cervelli. L’Italia è un “paese per vecchi”? Qual è l’orizzonte per le giovani generazioni, cresciute nell’idea che non conserveranno lo standard di vita dei loro genitori?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Se non si interviene immediatamente, si profila un orizzonte opaco, qualcosa che brucerà due, forse tre generazioni. Le politiche scellerate degli ultimi anni in Italia, in un campo fondamentale come quello della formazione, hanno costituito una vera e propria mannaia per le speranze dei giovani, considerati più come un problema, che come una risorsa. La ricerca e l’università nel nostro paese vivono una crisi profonda, perché percepiti dalla classe dirigente come un lusso insostenibile e, con un atto di estrema miopia politica, subiscono il bisturi dei governo ad ogni documento di programmazione economica. Un atto miope perché non si comprende che la ricerca, il  sapere sono settori  strategici per il futuro produttivo, economico e sociale del paese. Credo sia un dato incontrovertibile e inconfutabile questo. Nonostante ciò, molti giovani sono costretti a nascondere nei loro curricula l’alto livello di formazione raggiunto, per poter accedere a posti di lavoro precari e non esattamente corrispondenti alle loro aspirazioni.
Se non assumiamo come concetto fondamentale che la formazione, la cultura, il sapere sono gli elementi chiave per il futuro dell’Italia, credo che difficilmente si potrà realizzare quel cambiamento che in molti chiedono.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In un ampio strato della popolazione si è diffusa una sensazione di impotenza, frustrazione e diffidenza verso la classe politica. Qual è il suo progetto per questo pezzo di Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Partiamo da un dato fondamentale: se abbattiamo la precarietà lavorativa, si riduce anche quella esistenziale. Rimettere al centro dell’agenda politica il lavoro, questa è la ricetta. Conciliare sapere e lavoro. Se abbiamo in mente un obiettivo chiaro e lavoriamo per raggiungerlo, ci potremmo anche perdere durante il tragitto, ma poi ritroveremmo la strada che porta inevitabilmente alla tutela dei diritti e allo sviluppo economico. Se gli obiettivi sono altri, se gli interessi di pochi diventano preminenti rispetto a quelli collettivi, allora continueremo a contorcerci su noi stessi senza mai discutere della vera natura dei nostri problemi.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L’Italia esce da un ventennio di politiche che hanno messo in discussione (e di fatto smontato) lo stato sociale a destra come a sinistra. Il risultato di queste politiche, tuttavia, non ha prodotto un paese economicamente più dinamico. È possibile coniugare una visione solidaristica dello Stato a una gestione virtuosa delle finanze pubbliche?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Alla morte del welfare, voluta sottolineo, si è aggiunta la crisi che ha investito il pianeta, figlia del fallimento storico delle politiche liberiste. Il Paese non può essere dinamico da un punto di vista economico perché in Italia non ci sono regole nel mercato, perché lo Stato non è ciò che dovrebbe essere, cioè il punto di vista dell’interesse globale. È su questo che deve indirizzare i finanziamenti alle attività produttive. Il profitto non è nato per provvedere alla sorte di chi si trova in difficoltà, ma per arricchire chi è già ricco. Perciò la virtuosità dei privati, che pure esiste, non può sopperire all’assenza di uno stato sociale. Il governo taglia la spesa sociale come mai è stato fatto prima, mentre continua a crescere la spesa pubblica. È un paradosso. In Italia la politica di contenimento del debito è stata messa in atto come fuga dalla crescita, mentre c’è bisogno di ripensare il welfare, non come spesa passiva, ma come motore dello sviluppo, pensato per i giovani e per la loro formazione. Ne è prova il fatto che l’Italia è ormai uno degli ultimi paesi europei a non prevedere, ad esempio, un reddito di cittadinanza.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La crisi che stiamo vivendo è solo l’inizio di una crisi più strutturale? O è un evento in grado di aprire nuovi scenari per il futuro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In molti paesi la crisi ha già fortemente intaccato importanti settori strutturali dell’economia, fagocitando la produzione e i redditi. In Italia ad esempio, stiamo tutt’ora assistendo ad un pericoloso smottamento sociale, per cui intere famiglie, lavoratori dipendenti e tutto il settore delle piccole e medie imprese rischiano di entrare nella fascia delle nuove povertà. Negli ultimi anni, ben dieci punti di Pil sono passati dalle tasche dei lavoratori, ai profitti e alle rendite. I dati in crescita della povertà ci dicono che questa sofferenza sociale non può essere considerata come un dato ornamentale di vacui discorsi sociologici. La povertà è un dato strutturale dell’Italia e dell’Europa, e penso che le politiche che vanno messe in campo debbano avere come priorità la lotta per la tutela delle persone, dei bambini, dei vecchi, delle famiglie. Uscire dalla crisi richiede uno sforzo deciso, e scelte politiche chiare orientate alla ristrutturazione del welfare, dei diritti e del reddito per i ceti medio-bassi. La crisi costituisce quindi una grande opportunità, se affrontata con antidoti adeguati e se si coglie il monito che ne proviene.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La crisi economica ha messo in evidenza le falle del modello di sviluppo occidentale. È possibile un modello diverso? E l’azione di governo di un singolo paese quanto può incidere su questa dinamica internazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Un modello diverso è urgente, non solo possibile. La parabola del neocapitalismo ci racconta di un mondo sottomesso alle logiche predatorie di pochi, polarizzato nella distribuzione delle risorse e delle ricchezze. Un mondo in cui i valori della finanza hanno sopraffatto il valore del lavoro come elemento di coesione sociale e di produzione di ricchezza. La tecnologia è stata messa al servizio del capitale, e non del lavoro. La globalizzazione, poi, ha completato il quadro, cancellando i diritti dei lavoratori e proponendo un modello basato sullo sfruttamento selvaggio delle risorse. Abbiamo ancora negli occhi le immagini del disastro che ha colpito il Golfo del Messico, quella marea nera è stato un avvertimento chiaro al genere umano. Ebbene, bisogna ripartire da un modello in cui la tecnologia sia un elemento che aiuti ad abbattere quote di fatica fisica, piuttosto che cancellare il lavoro umano.&lt;br /&gt;
 Dobbiamo cercare un compromesso avanzato fra crescita economica ed ecologia, avendo il coraggio di impegnare su questi temi tutta la governance globale.”

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://operamundi.uol.com.br/entrevistas_ver.php?idConteudo=130#&quot;&gt;Opera Mundi - Graziano Graziani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «L'Italia migliore è in piazza»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/27/nichi-vendola/%C2%ABlitalia-migliore-%C3%A8-in-piazza%C2%BB/548376"></link>
  <updated>2010-11-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  </author>
  <id>548376</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La Cgil è un grande presidio della democrazia, un gigantesco pezzo di popolo italiano che si è assunto la responsabilità di portare in piazza l’Italia migliore, per annunciare che la lotta democratica può liberarci dall’Italia peggiore che è chiusa nei palazzi del potere, arroccata a difesa dei propri interessi, mentre fuori premono istanze sociali e vitali che riguardano tutto il paese.Sicuramente questa piazza, come i tetti delle facoltà universitarie di questi giorni, sono luoghi importanti, democratici, belli. Ma è triste constatare che ci sia bisogno di salire sui tetti per essere ascoltati, per reclamare il diritto ad un futuro migliore.

&lt;p&gt;
Mi auguro che dopo oggi, ci sia un’altra manifestazione unitaria, che veda insieme tutte le forze sindacali per denunciare l’insopportabile condizione sociale del Paese, sottoposto alla violenza politica di Tremonti e Berlusconi.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/litalia-migliore-e-in-piazza.html&quot;&gt;nichivendola.it/sito&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo NEROZZI: «Una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/19/paolo-nerozzi/%C2%ABuna-legge-sulla-rappresentanza-nei-luoghi-di-lavoro%C2%BB/548090"></link>
  <updated>2010-11-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>548090</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La lotta al «collegato» e allo «statuto dei lavori» che cancellano sempre più i diritti.
&lt;p&gt; 
Le elezioni devono essere davvero vicine: i parlamentari si affollano a una discussione su «rappresentanza e democrazia nei luoghi di lavoro» organizzato dal Forum Diritti lavoro e dall'Unione esindacale di base(Usb). 
&lt;p&gt;Ma il problema è «semplicemente» la chiave per capire cosa sta accadendo intorno all'architrave della coesione sociale: il diritto del lavoro. Senza una legge che regoli la rappresentatività di ogni sindacato (se non c'è, è «il padrone» a scegliersi l'interlocutore «più disponibile», vedi Marchionne a Pomigliano).  
&lt;p&gt;
Il problema immediato sembra secondario: il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego. Brunetta non rispetta nemmeno la scadenza di legge: 30 novembre. Ma a chi conosce le antipatie (padronali, politiche, sindacali) per il semplice fatto che nel pubblico impiego è possibile «certificare la rappresentatività» delle diverse organizzazioni, viene in mente un solo pensiero: «se non si vota ora nel pubblico, probabilmente non lo si farà più dappertutto». Se lo dicono all'unisono &lt;b&gt;Paolo Nerozzi&lt;/b&gt; (ex Cgil, ora parlamentare Pd), Paolo Leonardi (Usb) e Piero Bernocchi (Cobas), deve essere davvero preoccupante.
&lt;p&gt;
Il problema è: com'è cambiata la legislazione sul lavoro negli ultimi 20 anni? Allora un segretario della Cgil (Bruno Trentin) si arrabbiava perché veniva bloccata la contrattazione aziendale a favore di quella nazionale (più «addomesticabile»); ora è saltato anche il livello nazionale («nuovo modello contrattuale», con accordo separato).
&lt;p&gt; Contemporaneamente una legge (40/1996) ha ammesso il ricorso in Cassazione non solo per le «violazioni di legge», ma anche di «contratto o accordo». Sembra «democratico», ma è il contrario; la prima è un atto pubblico, gli altri due privati. Nel frattempo il ricorso al giudice per un dipendente torna ad essere a pagamento («dissuasione»). Poi è arrivato il «collegato lavoro», che riduce a 60 giorni il tempo per fare causa al datore di lavoro (tra due imprese è invece 10 anni, prorogabile).
&lt;p&gt; Infine lo «statuto dei lavori» appena presentato; «il contratto tra le parti può andare oltre la legge», ossia assumere un valore maggiore pur essendo un atto «tra privati». E a chi ricorri quando non vai d'accordo? All'«arbitro», altro «soggetto privato», pur se «bilaterale» (impresa-sindacato). Non c'è nessuna validazione democratica, nessun voto previsto. E ancora. Per dichiarare uno sciopero (proposta Pd nel trasporto pubblico), si vorrebbe introdurre il «referendum preventivo». 
&lt;p&gt;Inevitabile l'equazione: per eleggere un governo (il «contratto») non serve un voto certificato, per fare una manifestazione occorre «la maggioranza degli italiani». 
&lt;p&gt;È la «de-emancipazione», come nel 1848, quando 5 milioni di francesi poveri persero il diritto di voto.
&lt;p&gt; E' il «cesarismo» legislativo in atto, un «problema che riguarda tutti e contro cui bisogna sollevare un fronte più largo possibile». 
&lt;p&gt;E' in gioco la democrazia. Niente di più, nulla di meno.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=9552&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;il manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «I miei 5 punti per battere Berlusconi. E a Renzi dico: concentriamoci sui contenuti»  [Link al video]</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/05/nichi-vendola/%C2%ABi-miei-5-punti-per-battere-berlusconi-e-a-renzi-dico-concentriamoci-sui-contenuti%C2%BB-link-al-video/547672"></link>
  <updated>2010-11-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547672</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Vendola ha appena chiuso il congresso fondativo di Sinistra, Ecologia e Libertà e si ferma a parlare di centrosinistra. Ha le idee chiare, Nichi, su come uscire dall'impasse della leadership: con le primarie. &lt;br /&gt;
E dunque non si pone neanche il problema messo sul tavolo da alcuni esponenti del Pd, come Matteo Renzi, ad esempio («rottamiamo i vecchi attrezzi della politica») perché, spiega, «non è giusto o sbagliato che sia Bersani il candidato del centrosinistra, ma è giusto che lo sia chi vince le primarie».
&lt;p&gt;

E propone i suoi cinque punti da contrapporre a Berlusconi: «Lotta alla precarietà nel mercato del lavoro, lotta alla precarietà nella condizione del vivere urbano, lotta alla precarietà nella realtà della scuola e università, lotta alla precarietà dal punto di vista dell’organizzazione culturale e lotta alla precarietà come ricostruzione di un rapporto tra esseri umani e ambiente naturale». 
&lt;p&gt;«La precarietà - chiosa Vendola - è il paradigma generale del nostro tempo e dunque il tema dirimente nelle politiche sociali, nel lavoro e nell’ambiente sia la lotta alla precarietà».

&lt;p&gt;
E c'è tempo anche per una stoccata a Veltroni: &lt;br /&gt;
«Il centrosinistra non ha bisogno di un &quot;papa straniero&quot;. Il centrosinistra ha bisogno di un vangelo, ha bisogno di una narrazione, ha bisogno di parole forti e credibili, ha bisogno di un vocabolario».&lt;br /&gt;


&lt;p&gt;
 &lt;a href=&quot;http://video.unita.it/media/Politica/Vendola_Cos_si_batte_la_destra__1865.html&quot;&gt;&lt;b&gt;GUARDA LA VIDEOINTERVISTA&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.macromedia.com/go/getflashplayer&quot;&gt;L'Unità - Stefano Miliani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>WALTER VELTRONI: «C'è una maggioranza silenziosa e stanca»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/24/walter-veltroni/%C2%ABc%C3%A8-una-maggioranza-silenziosa-e-stanca%C2%BB-intervista/547357"></link>
  <updated>2010-10-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547357</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«L'invito a contestualizzare le bestemmie di Berlusconi segna la crisi terribile della Chiesa»
&lt;p&gt;«Siamo stati gli italiani che andavano a Firenze per salvare le persone e i libri dall'alluvione. Era l'Italia dei ragazzi del 1966, in fondo figli dei ragazzi del 1945. Eravamo un paese generoso, altruista, solidale. Oggi siamo il paese di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dov'è stata assassinata una ragazza di quindici anni, o di quelli che si scansano di fronte a una donna colpita a morte nella metropolitana di Roma. È accaduto sul serio questo passaggio? O questo passaggio è nel racconto dell'Italia? Il paese si è trasformato davvero, o si è trasformato il modo in cui viene descritto, narrato, in cui si selezionano le cose importanti?».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Secondo lei, Walter Veltroni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ci si può stupire se oggi l'Italia, con i suoi efferati fatti di cronaca o con la povertà del suo dibattito politico, mostra un volto che a ciascuno di noi dà ansia e amarezza. Alla domanda &quot;si può vivere senza valori?&quot; lo spirito del tempo ha risposto sì. Invece non è vero. Non si può vivere senza valori. E non mi rassegnerò mai all'idea che gli unici valori per un paese come il nostro fossero quelli racchiusi nelle ideologie del Novecento. Un paese senza valori è un campione senza valore: una scatola vuota, un guscio di anime sostanzialmente finite, un mondo di passioni tristi, una competizione senza regole. Ed è questo che si è voluto. In tutti questi anni si è fatto un genocidio dei valori. Si è animato, per pure ragioni quantitative – i voti, l'auditel –, un paese dominato dalla paura. C'è un bellissimo libretto di Andrea Kerbarker, dedicato alle finte minacce con le quali abbiamo convissuto in questo passaggio di secolo. La vita di tutti noi è dominata dalla paura. Paura di qualsiasi cosa. Paura di malattie misteriose: talvolta riaffiorano persino pesti millenarie dal profondo della storia. Paura della tecnologia. Dello sviluppo. Della crescita. Soprattutto, paura dell'altro. Quell'altro che, quando lo vediamo in televisione, racconto del mondo globalizzato, ci fa sentire onnipotenti, ma quando si materializza davanti a noi ci spinge a considerarlo un pericolo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La paura non è causata anche dalla crisi mondiale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo, la paura è figlia anche dell'insicurezza sociale, di un mondo senza garanzie, di ragazzi che crescono avendo timore del futuro e non voglia di futuro. Forse per questo nel 1966 andavano a salvare il passato, e ora vanno a farsi fotografare nell'orrore. Questa insicurezza inevitabilmente genera un'ansia di vivere e sottrae quella voglia di conquistare il futuro che è tipico, persino biologicamente, di una generazione. Paura e insicurezza producono egoismo sociale. È il mondo del &quot;nimby&quot;, not in my backyard: fate quel vi pare, ma lasciate perdere il mio giardino. &lt;br /&gt;
È il paradosso della globalizzazione: da una parte la Cnn, l’I-pad, la Rete; dall'altra un mondo sempre più piccolo, in cui la vita è concentrata nel quartiere, nelle relazioni familiari, dove tutto quel che succede sembra essere un terremoto, visto che non c'è niente di grande fuori che ti faccia mettere le cose nella giusta gerarchia. Non è vero che un mondo senza speranze collettive è più libero e felice; è un mondo più violento. &lt;br /&gt;
E quando nella storia hanno prevalso le paure - pensiamo all'avvento del nazismo -, si sono fatte strada le soluzioni più devastanti. L'idea che l’altro sia un pericolo ha sempre generato violenza, e questo contrasto tra un mondo grande che si vede in tv e da cui dipende in forma incontrollabile il tuo destino, dall’11 settembre alla crisi finanziaria, e di un mondo bonsai che è quello di un localismo egoista, figlio del rifiuto di una dimensione di relazione sociale e solidale, non può che portare alla barbarie. E persino a rischi per la democrazia».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Di chi è la colpa? Certo non solo della destra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Tutti hanno responsabilità in questo. Tutti hanno pensato che i valori fossero roba buona per i poeti e i visionari, e non ossigeno per la convivenza comune. C'è una crisi dei partiti, che parlano solo di se stessi. C'è una spaventosa crisi della scuola, che non riesce a interpretare i bisogni di una generazione figlia di una società frantumata. &lt;br /&gt;
C'è una crisi terribile della Chiesa: quando ho sentito dire per giustificare Berlusconi da parte di un uomo di Chiesa che anche le bestemmie vanno contestualizzate, ho pensato che forse il processo di secolarizzazione è andato oltre i confini immaginabili. Un paese è anche figlio della sua storia. La rimozione del valore della Resistenza, ormai messa sullo stesso piano di chi aveva continuato l'avventura del fascismo, così come le difficoltà a riconoscere il valore fondativo del Risorgimento e dell'unità d’Italia, raccontano un altro degli elementi di questa cancellazione dei valori».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La televisione come la trova?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La televisione, la Rete, Facebook sono i luoghi dove il mondo appare. Più il mondo si fa piccolo, più compare attraverso la tv. La ragazza di Avetrana che probabilmente ha contribuito a uccidere sua cugina, e che ha mentito a tutte le trasmissioni tv cui partecipava senza alcun pudore, che quando è stata portata in carcere sembra aver chiesto cos'hanno detto i tg, è il prodotto di un tempo in cui si sono spogliati gli esseri umani di altre ambizioni se non quella di apparire, di essere in tv per dimostrare di essere al mondo. &lt;br /&gt;
Non sembri un atteggiamento del passato; ma io penso che una società senza pedagogia sia una società morta. Che sia morta una società senza maestri, senza una trasmissione di esperienza, di sapere, di conoscenza che dia a ciascuno degli orizzonti di interesse, di avventura, di scoperta che oggi appaiono assolutamente limitati. Per questo penso che la tv non debba rinunciare a questa ambizione. Tutto è quantitativo nella società moderna, il Pil come l'Auditel, e nulla è qualitativo. Sono convinto che si dovrà trovare uno strumento di rilevazione dello stato di salute di una società diverso. Qualità dell’educazione, qualità dell'aria, pluralismo informativo, stabilità sociale: esistono tanti altri fattori che una società moderna dovrà trovare il modo di misurare. La stessa cosa vale per la televisione».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si riferisce in particolare alla Rai?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quando il servizio pubblico televisivo fa &quot;L'Isola dei famosi&quot; smette di essere se stesso. C’è qualcosa che viene prima della miseria in cui il direttore generale della Rai ha cacciato l'azienda in questi mesi, dando l'impressione di una volontà di normalizzazione unidirezionale. Il servizio pubblico dovrebbe cercare proprio quello che sembra voler cancellare, cioè la diversità dei linguaggi, degli approcci. Non dovrebbe preoccuparsi dell'omogeneità di quello che offre al pensiero di chi momentaneamente governa. Dovrebbe aiutare l’intelligenza collettiva del paese».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Berlusconi cita spesso l'elenco delle trasmissioni e dei personaggi tv che considera di sinistra: Santoro, Floris, Fazio, Saviano, Dandini, Gabanelli…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«A me non interessa tanto il punto di vista politico. &lt;br /&gt;
È evidente che il pluralismo politico è necessario. Mi interessa la qualità culturale. Ovviamente giudicare non spetta a me, come a nessun uomo politico. Tranne qualche eccezione, però, è evidente che non c'è più creatività. &lt;br /&gt;
La tv è una specie di format universale: tutti i programmi sono uguali. Andiamo verso un mondo di città fatte di centri commerciali, di case piene di mobili Ikea, di tv monopolizzate da Grandi Fratelli, di strade percorse da persone con l'iPad in mano. Un mondo terribilmente uniforme e omogeneo, che tende a cancellare tutti gli elementi di diversità. Eppure la tv è il regno della diversità. Ci sono stati momenti molto belli nella storia della televisione italiana: la rete Due di Massimo Fichera, la rete Tre di Angelo Guglielmi, la rete Uno di Emanuele Milano. &lt;br /&gt;
Ci sono stati momenti nei quali la tv pubblica ha saputo accompagnare il paese nella sua crescita, non assecondarlo nei suoi difetti. Per questo penso che la Rai abbia bisogno di un profondo, radicale cambiamento, probabilmente persino nei meccanismi di finanziamento».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Pensa alla rinuncia alla pubblicità?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Con una normativa antitrust che riguardi il privato e regoli il conflitto di interessi come si fa in ogni società liberale, si può pensare a un canone esigibile attraverso la bolletta elettrica, in modo da stanare gli evasori. A quel punto il servizio pubblico dovrebbe essere liberato dal dominio dell'Auditel, rimettendo in circolo risorse pubblicitarie, a condizione che non vadano all'oligopolista privato e cioè Berlusconi. &lt;br /&gt;
Noi abbiamo bisogno che ci sia più tv, la più diversa possibile; che la Rai torni a produrre e creare, non solo ad acquistare format degli altri. Tutto questo sarà possibile solo se la Rai riuscirà a liberarsi dal dominio dei partiti».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma anche la sinistra ha lottizzato la Rai.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Da anni sostengo che occorre nominare un direttore generale, il cui mandato sia a cavallo di due legislature e che abbia pieni poteri. Se oggi al vertice ci fossero Franco Bernabé o Enrico Bondi, avendo al fianco persone con una competenza specifica sul prodotto, io penso che la Rai uscirebbe dai guai imbarazzanti in cui si trova oggi».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un &quot;governatore&quot; della Rai?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non certo una figura autocratica; una persona che senta di dover rispondere non a chi l'ha momentaneamente nominato, ma al paese. E che abbia una missione: far crescere la qualità della vita culturale italiana. Purtroppo questo paese è dominato dal passato. E il passato è pieno di buchi. &lt;br /&gt;
Cercare di capirlo è doveroso e affascinante; ma procura anche angoscia il pensiero che siano stati condannati solo ora i responsabili della strage di piazza della Loggia a Brescia, che è avvenuta nel 1974. Noi ci stiamo occupando delle stragi del '92 e del '93, un momento cruciale della recente storia italiana. Ma il passato è aggrappato alle gambe di questo paese, e gli impedisce di correre verso il futuro. In Inghilterra hanno presentato una manovra di tagli da quasi novanta miliardi di sterline, ma non hanno fatto un taglio lineare; hanno tagliato l’economia, la difesa e gli esteri e non hanno tagliato la scuola».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'ha fatto un governo conservatore.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì. Consapevole però che se non si investe sul sapere e sulla conoscenza i paesi europei sono destinati a essere schiantati dalla concorrenza del mondo globalizzato. Se non si investe sull’ambiente, sulla qualità di uno sviluppo compatibile, non ci si può dire un paese moderno. Se i ricercatori italiani vanno all’estero, se la scienza e la ricerca sono considerate meno importanti di Masi, l’Italia non avrà futuro. Il futuro del paese deve diventare l'assillo delle persone responsabili. &lt;br /&gt;
Credo che, alla fine di questo insopportabile incubo in cui ci tocca vivere, fatto di dossier, litigi, divisioni finte e vere, interessi personali, vincerà chi saprà razionalmente dire al paese: è arrivato il momento di fare quei cambiamenti che l'Italia non ha mai conosciuto nella sua storia; ricostruiamo quel sistema di valori, il cui perno è racchiuso in una serie di parole-chiave».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali sono?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La prima è comunità. Allo smarrimento del mondo, e dell'Occidente in particolare, si può reagire con l'arroccamento egoistico, con il localismo identitario. &lt;br /&gt;
O si può reagire con lo spirito di comunità. Non c'è nulla di male se in questa grande confusione ciascuno cerca in una dimensione più minuta il senso delle cose. Nulla di male se questo avviene in uno spirito di comunità, come lo pensava Adriano Olivetti. Dovremo darci un modo di vivere della democrazia che riconosca questa dimensione comunitaria. Dovremo accentuare gli elementi di autogoverno e di responsabilizzazione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il federalismo fiscale non è proprio questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma oggi viene visto esattamente al contrario dello spirito comunitario: ognuno faccia come gli pare a casa sua, liberiamoci degli zaini. Il federalismo può diventare uno strumento utile. Ma nella dimensione culturale in cui viene pensato dalla Lega, finisce per rafforzare le burocrazie e gli elementi di pesantezza, di lentezza. Invece occorre aumentare lo spazio della sussidiarietà e della società civile. La politica deve ritrarsi dagli spazi inopinatamente invasi, e riaffermare orgogliosamente un ruolo di guida che ha perduto».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E le altre parole-chiave?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Inclusione. La capacità di includere culturalmente, socialmente, religiosamente, per evitare che le separazioni e le esclusioni diventino, come stanno diventando in Italia e altrove, intolleranza o violenza. Pensiamo al successo dei partiti neonazisti in Europa, al revanscismo di una destra sparita da decenni dalla storia americana che ora riappare in una campagna elettorale particolarmente violenta. &lt;br /&gt;
La terza parola-chiave è merito: ciascuno ha il diritto di essere giudicato per il merito di quello che fa. Tutte le forme di “6 politico” sono gigantesche ingiustizie sociali.&lt;br /&gt;
 Diamo a tutti opportunità, ma a ciascuno il confronto con il merito di quello che realizza. Il più bel giornale italiano, che si chiama Internazionale, ha ripubblicato un articolo di &quot;The Atlantic&quot;: due bambini americani frequentano due classi diverse, e se ne segue l'evoluzione misurando i progressi dell'uno e le difficoltà dell’altro in relazione alla capacità e alla passione dei due differenti maestri. Il merito è il contrario della logica italiana delle raccomandazioni e dell’egualitarismo lottizzato. &lt;br /&gt;
La quarta parola è creatività. L’Italia ha dentro di sé grande talento. Ma il paese non accompagna e non aiuta chi ha l’ambizione di creare. Penso alla frase di Tremonti, per fortuna smentita, secondo cui &quot;la cultura non si mangia&quot;.&lt;br /&gt;
 Infine, l’ultima parola-chiave è legalità: rispetto delle regole del gioco, rispetto della concorrenza, rispetto degli altri. Penso che da un paese smarrito, angosciato, malato come il nostro si debbano estrarre le virtù civili».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Colpa solo di Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La colpa storica di Berlusconi è aver assecondato i difetti dell’Italia e aver combattuto le sue virtù civili. Credo che oggi esista una maggioranza silenziosa degli italiani che si è stufata di questo paese immobile e rissoso e vorrebbe occuparsi di cose serie, che vorrebbe avere un'Italia unita e dinamica, che vorrebbe respirare un'aria di diritti e di doveri. Questa maggioranza merita per una volta nella storia di diventare anche maggioranza politica».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_23/veltroni-aldo-cazzullo_3c269b3e-deae-11df-99d6-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Questo governo uccide il futuro, toglie opportunità ai giovani e li rende meno liberi»</title>
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  <updated>2010-10-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547208</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ecco il decalogo sulla scuola mentre il governo abbassa l'obbligo
&lt;p&gt;Proprio nel giorno in cui il governo &quot;con un colpo di mano&quot; abbassa a 15 anni l'obbligo scolastico, il Pd attacca la Gelmini e lancia la proposta per &quot;la scuola del futuro&quot;.
&lt;p&gt; &quot;La nostra è una proposta concreta - spiega Pierluigi Bersani - da fare già domani, possibile e lungimirante perché sappiamo che solo una scuola di qualità può garantire crescita al nostro Paese&quot;. Questo, continua il segretario del Pd, &quot;è un governo che non solo smantella il presente, ma uccide il futuro, toglie opportunità ai giovani e li rende meno liberi&quot;.
&lt;p&gt;

L'approvazione definitiva da parte del Senato del collegato sul Lavoro viene bollato dal Pd come &quot;pagina nera&quot;, in contrasto con uno dei principali obiettivi del decalogo stilato dal Partito democratico nei giorni scorsi a Varese, che è quello di combattere la dispersione scolastica, una lotta da portare avanti con investimenti sull'autonomia scolastica, sulla ricerca e l'innovazione didattica.
&lt;p&gt; Insieme ad altri obiettivi che mirano a garantire a tutti i bambini da zero a sei anni un posto all'asilo nido, prima, e alla materna, dopo. 
&lt;p&gt;Generalizzare il tempo pieno e il modulo a 30 ore nella scuola elementare, assicurare la continuità didattica alla media e al superiore. Predisporre organici stabili nelle scuole e un piano per assumere i precari. Stilare un piano straordinario per rendere sicure tutti gli edifici scolastici del paese e scuole aperte tutto il giorno.

&lt;p&gt;
&quot;Guardiamo al futuro: dieci proposte per la scuola di domani&quot; è il titolo abbastanza eloquente del documento scaturito dall'assemblea nazionale a Varese, che getta le basi per una scuola diversa da quella declinata in due anni e mezzo dal governo Berlusconi. 
&lt;p&gt;Il decalogo rappresenta la posizione ufficiale del Partito democratico su uno degli temi più complessi e controversi di questa legislatura. &quot;La scuola, per garantire uguaglianza e libertà, come ci chiede la nostra Costituzione. La scuola, unico vero ascensore sociale, per ridare slancio a una società bloccata&quot;, spiegano dal Pd.

&lt;p&gt;
Il primo passo è quello di garantire a tutti i bambini italiani un posto all'asilo nido. Oggi, secondo le ultime stime dell'Istat, i piccoli di età inferiore ai due anni che trovano posto nei nidi comunali sono ancora pochissimi: appena 10 su cento. Per tutti gli altri, le famiglie devono arrangiarsi: o mobilitano i nonni oppure sono costrette a pagare un costoso asilo privato. Anche la scuola materna (ora dell'infanzia) per il 40 per cento metà è appaltata ai privati. E i genitori che non possono permettersi di pagare una retta devono mettersi in lista d'attesa. Il Pd avanza la proposta di &quot;trasformare l'asilo nido da servizio a domanda individuale a diritto educativo di ogni bambino e bambina&quot; e di &quot;assicurare a tutti i bambini del Paese un posto nella scuola dell'Infanzia&quot;.

&lt;p&gt;
Per la scuola primaria l'idea è quella di estendere il tempo pieno a livello nazionale, oggi è aperto a poco più di un quarto dei bambini, e di assicurare almeno 30 ore di lezione a tutti. Niente, quindi, maestro unico con orari di 24, 27 e 30 ore, come previsto dalla riforma Gelmini. Ma anche &quot;dare certezza di funzionamento alle scuole autonome&quot; con l'organico funzionale. 
&lt;p&gt;&quot;Ogni scuola deve poter contare su risorse economiche e umane certe per un triennio di programmazione&quot;. Si tratterebbe, in buona sostanza, di assegnare a ogni scuola un organico (funzionale) &quot;che includa personale stabile per le supplenze brevi e professionalità specializzate a supporto dei ragazzi con bisogni speciali (autismo, dislessia, discalculia, etc.) dando continuità all'insegnamento.

&lt;p&gt;
Tra i tanti vantaggi, a parità di spesa, si supererebbe il precariato scolastico. Ma non solo: le scuole potrebbero contare su risorse certe e, in piena autonomia, potrebbero organizzare &quot;la didattica per raggiungere l'obiettivo del successo scolastico dei ragazzi e delle ragazze&quot;. 
&lt;p&gt;Il Pd propone anche di dare attuazione alla modifica del titolo V della Costituzione anche per quanto riguarda la scuola, attraverso un federalismo che preveda il livelli essenziali delle competenze, anziché i livelli essenziali delle prestazioni.

&lt;p&gt;
Per i 220 mila precari in crisi per effetto dei tagli agli organici &quot;serve una terapia d'urgenza, immettendo in ruolo su tutti i posti vacanti&quot;. E chi è già di ruolo deve &quot;restare in servizio per non meno di 3 anni nella stessa scuola per garantire la continuità didattica&quot;. 
&lt;p&gt;Niente chiamata diretta da parte dei presidi e introduzione della &quot;formazione in servizio obbligatoria e certificata&quot; per aumentare la qualità dell'insegnamento. 
&lt;p&gt;La lotta alla dispersione scolastica passa attraverso il raccordo &quot;tra medie e biennio delle superiori&quot;.&lt;br /&gt;
 Un biennio che deve essere &quot;unitario per aiutare i ragazzi a fare scelte più consapevoli&quot; e con obbligo di istruzione fino a 16 anni (contrariamente a quanto approvato oggi dal Senato). Occorre, inoltre, &quot;realizzare in tutta Italia le anagrafi regionali degli studenti, presenti oggi in 11 regioni su 20&quot;.
&lt;p&gt;

Per rilanciare ed equilibrare l'intero sistema di istruzione occorre anche &quot;investire sull'istruzione tecnica e professionale di qualità&quot; eliminando il &quot;divario territoriale esistente oggi&quot;. 
&lt;p&gt;E per assicurare ad alunni e insegnanti una permanenza sicura a scuola occorre lanciare un piano straordinario per l'edilizia scolastica, attraverso &quot;una razionalizzazione e un rinnovamento radicale delle strutture scolastiche destinando a questo scopo, nelle aree sotto utilizzate, i fondi Fas&quot;. 
&lt;p&gt;E siccome la scuola deve rappresentare un &quot;luogo fondante di comunità, dove oltre ai necessari insegnamenti curricolari ci si può fermare il pomeriggio per studiare, fare sport, suonare, recitare, imparare le lingue&quot;, occorre &quot;ristrutturare i luoghi e i tempi della scuola, oggi fissati rigidamente&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/scuola/2010/10/20/news/scuola_pd-8271119/?rss&quot;&gt;la Repubblica.it - Salvo Intravaia&lt;/a&gt;</summary>
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