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  <title>Openpolis - Argomento: seconda repubblica</title>
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  <updated>2011-11-09T00:00:00Z</updated>
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  <title>Paolo FERRERO: Primarie ma di programma e poi subito alle urne. Per uscire a sinistra dalla crisi  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-11-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>618003</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&quot;Il governo se ne andrà e per questo stasera brindiamo&quot;, esordisce Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista mentre i tg di prima serata danno conto di quanto avvenuto al Colle - l'ostinazione di Berlusconi ha demolito la credibilità non solo del governo ma più complessivamente della politica, della stessa democrazia. Sembra di assistere ad una Weimar al rallentatore, c'è una crisi palese del regime, della seconda repubblica.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;C'è anche un recentissimo sondaggio che conforta questa osservazione: due terzi degli intervistati ritiene che, per uscire dalla crisi economica la prima misura sia abbattere i costi della politica, solo un terzo crede che sia più utile una patrimoniale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

L'antipolitica - intesa come sfiducia radicale nella politica - ha ormai una dimensione di massa. In realtà noi abbiamo dinnanzi due ipotesi, che si alimentano a vicenda, di uscita a destra dalla crisi del governo e della democrazia. Da un lato il governo tecnico che sarebbe un governo tecnocratico, cioè il governo della Bce e non del popolo italiano. Pensa alla Grecia che non ha nemmeno potuto decidere di fare un referendum sulle sue politiche. Dall'altra l'ipotesi populista che ancora non ha dato il peggio di sè. Pensa se Berlusconi potesse uscire da questa situazione gridando al ribaltone. E pensa alla Lega che, finora, è rimasta imbrigliata nel governo e ha dovuto stare al gioco. Se l'esito dovesse essere il governo tecnico la Lega già ha detto che ne resterà fuori, possiamo immaginarci che tipo di campagna di nazionalismo secessionista e razzista potrebbe fare. Esiste il rischio di un'uscita ancora più a destra dalla crisi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E' addirittura un passo indietro rispetto al quadro angusto dato dal bipolarismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Infatti, la dialettica rischia di essere tra tecnocrati e populismo di destra. Per questo siamo contrarissimi ad un governo tecnico e proponiamo la via maestra delle elezioni. Di fronte ad una crisi politica occorre ridare la parola al popolo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'obiezione più gettonata è che questo sistema elettorale è improponibile.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Nessuna controindicazione, compreso il voto con il Porcellum è maggiore della controindicazione della ricostruzione di un governo di destra o del governo tecnocratico guidato da Monti o similari con il corollario di una opposizione razzista allo stesso. Occorre andare a votare il prima possibile per uscire dalla palude.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Viene molto utilizzata la suggestione della transizione di vent'anni fa tra prima e seconda repubblica. Si fa perfino il nome di Amato.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Beh, quella transizione è stata un disastro di cui ancora paghiamo le conseguenze e a cui Rifondazione comunista si è opposta con tutte le sue forze. Oggi sarebbe anche peggio perchè la crisi macina molto di più e perchè la crisi delle istituzioni è assai maggiore.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E come affrontare le urne in queste condizioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Noi proponiamo un fronte democratico per battere le destre che veda l'alleanza della sinistra con il centrosinistra, senza i centristi. Pur non vedendo le condizioni per governare insieme al Pd, siamo interessati alla maggiore discontinuità possibile sia sul piano democratico che sociale. Nella realtà e nella percezione della nostra gente c'è la necessità di cacciare Berlusconi. Visto che il sistema elettorale è maggioritario noi dobbiamo stare in sintonia con questa necessità e questo sentimento e contribuire alla cacciata di Berlusconi. Parallelamente poniamo al centrosinistra il tema della democrazia e della partecipazione: per questo proponiamo le primarie di programma, per far decidere al popolo dell'opposizione non solo chi dovrà governare ma per fare cosa. Al rischio di uscita a destra dalla crisi - nelle sue varianti tecnocratiche e populiste - noi dobbiamo proporre una uscita da sinistra. Nel popolo del centrosinistra non la pensano tutti come Renzi: dobbiamo costruire una sponda politica per quei contenuti e attivare delle forme di partecipazione diffusa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma così come si declina un'altra necessità, quella dell'autonomia politica della sinistra dal quadro dato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Allargando la sfera della democrazia. Ho detto delle primarie di programma. Dobbiamo costruire un referendum sui vincoli europei, anche in forma autogestita. Così come stiamo predisponendo con altre forze una campagna referendaria su cui raccogliere le firme a partire da gennaio. Esiste già un fronte ampio contro l'articolo 8. Stiamo discutendo anche sulla legge 30 e su quesiti che consentano di ripristinare il proporzionale. Se raccogliamo le firme a gennaio si voterebbe qui referendum un anno dopo le elezioni e questo sarebbe un modo assai efficace per intervenire dentro la politica da parte della società.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi con le elezioni determinare il quadro politico migliore possibile e poi nella società cambiare i rapporti di forza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

E' chiaro che cacciare Berlusconi non risolverà il problema dell'alternativa, dunque le primarie, i referendum, l'azione dei movimenti determinerebbero la possibilità di interagire col quadro politico con una forza esterna. La dialettica parlamentare non può esaurire la ricerca della costruzione dell'alternativa, perciò dobbiamo costruire la forza nella società. Ma c'è anche una ragione di fondo nella ricerca di forme di democrazia diretta: dentro questa crisi economica c'è la crisi della democrazia rappresentativa. Nel neoliberismo, attraverso le politiche fatte dagli stati c'è stato un passaggio di poteri dagli stati alla finanza, dai parlamenti ai governi e da questi al direttorio Bce/Germania.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche da questo si percepisce come gli spazi per la politica siano strettissimi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

La politica, applicando politiche neoliberiste, ha scelto di non contare lasciando fare ai potentati economici. Da un lato c'è una crisi fortissima di legittimità, dall'altro, però, c'è una fortissima domanda di democrazia spesso deviata dai mass media in termini &quot;anti-casta&quot;. Noi invece dobbiamo saper riconoscere la domanda sociale come domanda di potere: in Molise, alle recenti regionali ha votato meno gente che ai referendum di giugno che hanno incarnato questa domanda sociale di partecipazione. Della stessa cosa ci parlano le esperienze della Val di Susa, della Fiom, del 15 ottobre che, al di là di tutto è stata in Italia la più grande piazza di quel giorno. Ma tutto ciò non ha uno sbocco politico. Che siano su Vendola, o sulla variante più di destra Renzi, le primarie sono una sussunzione di quella voglia di partecipazione dentro un meccanismo di iperdelega al leader carismatico. Dalla delega al partito alla delega al leader. Pensa che solo la Fds e il Pd non hanno il nome del capo sul simbolo elettorale. Le primarie di programma sono utili a individuare dei nodi - no alla guerra e alle spese militari, no alla precarietà, sì ai beni comuni e alle ripubblicizzazioni - da indicare al centrosinistra perchè si scelga non solo chi ma che cosa fare.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma come è possibile ricostruire spazi di democrazia partecipata ed efficace? Esiste il problema di &quot;un nuovo che non nasce&quot;?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

I problemi sono tanti, occorre lavorarci in direzione della socializzazione della democrazia. Oggi i referendum non hanno più la sola valenza di fotografare lo scarto tra paese reale e paese formale. Oggi possono avere una valenza costituente di soggettività. Per questo seguiamo l'esperienza dei movimenti per l'acqua (parteciperemo alla manifestazione nazionale del 26 novembre e stiamo dentro a tutte le sperimentazioni di costruzione della soggettività della società civile con interessi antagonisti alla grande finanza. Ma per questo serve che si trovino forme persistenti di autorganizzazione, di contropotere dal basso. Penso che in tutta Italia si debba agire come si agisce in Val di Susa. E poi la politica va riconnessa al fare. &lt;br /&gt;
Ecco perchè siamo l'unico partito a spalare fango a Genova, l'unico a intervenire nel terremoto, a fare i Gap. Le condizioni per l'alternativa nascono nella densità sociale che si contribuisce a ricostruire.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma chi potrebbero essere gli interlocutori di questa ricerca?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Coloro che hanno fatto l'opposizione sociale in questi anni. A differenza di altre fasi storiche, l'elemento democratico è costituente. Nella sua crisi, il capitalismo cerca di restringere la partecipazione per restituire, come nell'Ottocento, il potere ai padroni e ai banchieri riducendo il conflitto sociale a problema di ordine pubblico. Noi, al contrario, dobbiamo favorire l'irruzione delle masse nello spazio pubblico. Noi vogliamo aggregare la sinistra di alternativa a partire dalla ricostruzione della soggettività, la sinistra che opera per rompere il senso di impotenza, che &quot;aiuta&quot; - come diceva Vittorio Foa - la gente a governarsi da sé. Per tutto questo la sinistra d'alternativa deve essere in grado di non subire, di non farsi sovradeterminare, dal falso movimento del bipolarismo che ci vorrebbe o marginali o allineati.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/11/9/17244-primarie-ma-di-programma-e-poi-subito-alle-urne-per-uscire/&quot;&gt;Liberazione - Checchino Antonini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo CIRINO POMICINO: «B. muore e il veleno è Santanchè»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/25/paolo-cirino-pomicino/%C2%ABb-muore-e-il-veleno-%C3%A8-santanch%C3%A8%C2%BB-intervista/573035"></link>
  <updated>2011-05-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>573035</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Non ha mai capito niente di politica. E' ambiziosa, ma è pura plastica senza contenuto. Ha plagiato il Cavaliere, stanco e invecchiato: quasi una circonvenzione di incapace. E presto lo tradirà». Parla  Paolo Cirino Pomicino: uno che la conosce molto bene.
&lt;p&gt;Onorevole Paolo Cirino Pomicino, lo ammetta: tutta colpa sua? «Sì, lo confesso. Sono io il colpevole dell'ascesa di Daniela Garnero Santanchè. Fui io a presentarla a Silvio Berlusconi nel Duemila. Attraccammo alla Certosa, Silvio indossava un kaftano bianco, Daniela era emozionata». Attraverso la carriera della Crudelia del Pdl, l'ex ministro, uno dei potenti della Prima Repubblica, ripercorre vent'anni di berlusconismo. Miseria senza nobiltà.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quando conobbe la Santanchè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nel 1988, ero ministro della Funzione pubblica. Lei era fascista fino all'inverosimile, non lo nascondeva».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E lei invece aveva fama di tombeur de femmes...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Una fama usurpata, ma quella volta respinsi ogni provocazione. Anche perché non era rivolta a me, ma a un ministro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;D'accordo: ma allora perché era così amico della Santanchè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ho sempre avuto attenzione per le pecorelle smarrite...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A quale ovile voleva portarla?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La mia megalomania mi spingeva a pensare che le avrei insegnato cos'è la politica vera. E invece scoprii quasi subito che Daniela era puro marketing, il prodotto non c'era. Una volta la chiamai ladra di cognomi perché usava quello dell'ex marito. Mi rispose: &quot;Santanchè non è un cognome, è un brand&quot;».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Aveva già le idee chiare. Altri segnali di ambizione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nel '95 mi assillò perché partecipassi alla giuria di una gara culinaria da lei presieduta. Mi fecero assaggiare pietanze immangiabili, finché me ne portarono una disgustosa ed esclamai: &quot;Fa schifo!&quot;. Mi arrivò un pugno, era lei: &quot;Zitto, è il mio piatto, devi farmi vincere&quot;. Vinse, infatti. E poiché presiedeva la giuria fece consegnare il premio al compagno Canio Mazzaro. Lui, il mio più caro amico, commentò: &quot;La tua amica non conosce vergogna...&quot;».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Girare con Pomicino in quegli anni, però, era un atto di coraggio...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Daniela diceva che i suoi referenti politici erano Andreotti e Cirino Pomicino, uno sotto processo per mafia, l'altro per corruzione. Ma lo faceva per acquistare credito. Stare con me le consentiva di entrare in politica. Nel '99 fu eletta consigliera provinciale a Milano. E poi la presentai a Berlusconi. Con Silvio magnificai le sue qualità: la tenacia, l'ambizione che in quel momento non era ancora sfrenata, la rapidità di intelligenza che può diventare una circostanza aggravante...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un anno dopo, infatti, diventò deputato, in quota An.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E lì cominciarono scene indimenticabili. Un giorno mi si presentò la seguente visione: Daniela scosciata intenta a farsi fare una pedicure, dietro di lei un professore di storia con un libro in mano che le raccontava le guerre di indipendenza. Il poveretto era stato assunto per farle ripetizioni di storia, nonostante la Santanchè vantasse una laurea in scienze politiche».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E lei, invece, su quale materie doveva esibirsi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ero il ghost writer, scrivevo i discorsi. Una fatica allucinante! Le avevo suggerito di entrare in commissione Bilancio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Voleva continuare a dettare legge tramite la sua amica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io dettavo una sola cosa, i suoi discorsi. Lei li scriveva e poi li rileggeva ad alta voce in casa, costringendo la mia compagna a cronometrarla per restare nei tempi della Camera. Una volta Publio Fiori in aula la elogiò sarcasticamente: &lt;br /&gt;
&quot;Ottimo intervento, onorevole Pomicino&quot;».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei invece era fuori dal Parlamento. Chissà la frustrazione!&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Assolutamente no perché intanto ero diventato Geronimo. I rapporti si guastarono quando tornai in Parlamento. Frequentando uomini di potere si era convinta di essere una delle donne più influenti d'Italia. Mi disse che avrebbe potuto scatenarmi contro i poteri dello Stato. Il 9 aprile 2007, mentre entravo in sala operatoria per il trapianto di cuore, rivelò a una persona vicina di sperare che io non mi risvegliassi più. Mai sentito un politico augurare la morte a un collega».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si spiegò questo odio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nascondeva una preoccupazione: morto io non avrei più potuto rivelare le cose che sapevo della sua vita privata».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A cosa si riferisce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non dico nulla. Sono un gentiluomo napoletano: della sua vita privata non parlerei e non parlerò».
&lt;p&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;Senza di lei, però, la Santanchè ha spiccato il volo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E' il segno della decadenza della politica. E' riuscita a plagiare un Berlusconi sempre più stanco e invecchiato, quasi una circonvenzione di incapace. Daniela, più di tutti, è al servizio del Cavaliere. E servendolo lo indirizza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Eppure fu lei a dire: Berlusconi è ossessionato da me, ma io non gliela dò.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quando la ascoltai scoppiai a ridere. Mi venne in mente la scena di &quot;Natale a casa Cupiello&quot; quando Eduardo chiede al figlio Lucariello se ha visto le scarpe di zio Pasquale. &quot;E che mi vendevo le scarpe di zì Pasquale?&quot;, risponde Lucariello. E Eduardo, sconsolato: &quot;Pascà, Lucariello si è venduto e' scarpe&quot;. La vecchia excusatio non petita».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le manovre più evidenti di Daniela?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E' lei che organizza il Consiglio di guerra di cui fanno parte Verdini, La Russa e qualche giornalista. E' lei che ha consigliato a Berlusconi la rottura con Fini che odia perché le tolse la guida delle donne di An. Ed è sempre lei la causa dei problemi di Moratti: la linea aggressiva e insultante del Pdl porta il suo nome».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Fino a che punto può arrivare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Fino all'implosione del Pdl. Questo Pdl santanchizzato, plasticato e aggressivo, finirà per scoppiare. E' il veleno con cui sta morendo Berlusconi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il berlusconismo può finire a Milano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non c'è un automatismo tra un'eventuale sconfitta e la caduta, la coda del berlusconismo può essere molto lunga. Il Pdl è dilaniato tra gli ex socialisti come Tremonti che non si riconosce più in Berlusconi, ex dc a disagio come Scajola e Formigoni. E poi ci sono persone serie come Quagliariello: ma non basta essere seri se non si ha il coraggio della serietà».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa dovrebbero fare i dissidenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«I moderati del Pdl possono evitare l'implosione se qualcuno riesce a convincere Berlusconi a passare la mano al governo. Altrimenti faremo tutti la fine di Sansone e i filistei, in un Paese con un debito del 120 per cento del Pil e sempre più marginale sul piano internazionale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E la sua ex amica che fine farà?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«A tempo debito sarà la prima a condannare Berlusconi e le sue scorribande con Lele Mora e Emilio Fede».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Se la Seconda Repubblica è da buttare non sarà colpa vostra? Non si sente un cattivo maestro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Al contrario. Ottimi maestri e pessimi allievi. Nel caso di Daniela, però, riconosco il mio fallimento».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/b-muore-e-il-veleno-e-santanche/2152079#commenti&quot;&gt;l'Espresso - Marco Damilano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: Se potessi avere un Parlamento degno del nome. </title>
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  <updated>2010-09-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>505928</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Per quanto si possa dubitare della salute mentale degli italiani che hanno risposto al sondaggio di Ipr Marketing sul sistema elettorale preferito, dimostrando così un malsano interesse e una impossibile consapevolezza circa le differenze tra sistema tedesco e francese, tra Mattarellum e Porcellum, il risultato è clamoroso: il 41% degli intervistati preferisce il tedesco, cioè il proporzionale con sbarramento. Proprio il sistema che viene accusato di togliere al popolo il potere di scegliere i governi e di metterlo nelle mani dei partiti. 
&lt;p&gt;Il fatto è che non c'è bisogno di essere sopraffini costituzionalisti per comprendere due semplici verità. La prima è che il sistema attuale ha fatto del Parlamento una burla, una dependance dove i leader ospitano i loro nani e loro ballerine. La seconda verità è che gli italiani a un parlamento degno di questo nome ci tengono ancora, e non è affatto vero che a loro basti avere un governo, come si è detto e lasciato credere in tutti questi anni.

&lt;p&gt;
La vulgata della Seconda Repubblica, infatti, e forse il suo stesso fondamento politico, è che il Parlamento ha rotto i coglioni; tutti questi partiti, tutte queste chiacchiere, questi voti segreti o palesi, questi franchi tiratori, queste maggioranze che vanno e vengono. A che ci serve tutta questa paccottiglia del XX secolo? La democrazia è essenzialmente governo. Le democrazie moderne si basano sulla forza degli esecutivi. Più che parlare, ci serve il fare. Il parlamento, come l'intendenza, seguirà.&lt;br /&gt;


E invece che cosa è successo nella disgraziata Italia della Seconda Repubblica?

&lt;p&gt;
Nella Seconda Repubblica succede che governi fortissimi, forgiati da leggi elettorali maggioritarie come nessun'altra al mondo, dotati delle maggioranze numeriche più vaste della storia repubblicana, finiscono in crisi dopo appena due anni, ridotti a cercarsi con affanno una dozzina di ascari disposti a cambiare casacca pur di tenerli in piedi. Al punto che la seconda la legislatura di seguito rischia di finire prima ancora di essere arrivata a metà del cammin della sua vita.

&lt;p&gt;
Il risultato del sondaggio, allora, appare un po' meno clamoroso: si vede che gli italiani se ne sono accorti. E se dicono «tedesco» non è perché sappiano che cosa sia la «sfiducia costruttiva», ma solo perché hanno capito che il «tedesco» è il modello più lontano da quello che c'è adesso (il Porcellum è arrivato ultimo nelle preferenze degli italiani, con un misero 12%).

&lt;p&gt;
Polemizzando con Gianfranco Fini, qualche giorno fa sul Corriere, Angelo Panebianco affermava che la storia delle democrazie parlamentari è sempre fatta di parlamenti deboli e governi forti, o di governi forti e parlamenti deboli.

&lt;p&gt;
Tertium non datur. Con tutto il rispetto, ho l'impressione che il professor Panebianco si sia lasciato troppo condizionare dallo spettacolo del regime parlamentare italiano. Ci sono infatti alcuni eccellenti esempi di sistemi temperati e virtuosi, fatti di governi forti e di parlamenti forti. Cito per esempio Westminster, madre di tutti i parlamenti. 
&lt;p&gt;È infatti indiscutibile che a Londra il premier sia pressocchè onnipotente. I costituzionalisti inglesi ne parlano come di una sorta di «dittatore democratico», che fissa a suo piacimento l'agenda del parlamento scrivendo il discorso della Regina e che non è sottoponibile neanche all'impeachment, come invece può capitare al povero presidente americano. Eppure, in questo sistema a esecutivo non forte, ma fortissimo, i governi hanno paura del parlamento.

&lt;p&gt;
Nei dieci anni laburisti, i gabinetti Blair e Brown hanno per esempio costantemente avuto nella loro maggioranza una spina nel fianco di trenta-quaranta parlamentari (più o meno il numero dei finiani) che da sinistra votava contro le riforme più radicali in materia di welfare o di politica estera. Ha mai Blair proposto lo scioglimento della Camera dei Comuni per risolvere questo problema? Mai. Ha trattato coi ribelli, edulcorando provvedimenti e ritirandone altri, pur di non andare sotto? Sempre. È questo sintomo di parlamento forte? Sì. Ha reso il governo di Sua Maestà più debole? Non tanto. Senza aggiungere che nella patria del maggioritario è stato appena varato un governo di coalizione, dunque eletto dal parlamento e non dagli elettori. Una vera e propria eresia per i bipolaristi italiani.

&lt;p&gt;
Lo stesso dicasi per il parlamento tedesco. Non che i poteri del Kanzler o della Kanzlerin siano scarsi. Tutt'altro. Eppure Schroeder è andato avanti per anni contrattando ogni legge con la Camera dei Laender dove spesso non aveva la maggioranza, o con il Bundestag dove nel secondo mandato aveva due o tre voti di maggioranza. Tralascio ovviamente i sistemi presidenziali perché è noto che il più celebre tra quelli, il modello statunitense, esibisce quello che è forse il parlamento più forte di tutte le democrazie del mondo.

&lt;p&gt;
Nel sondaggio di Ipr Marketing, dunque, c'è questo di buono: che la prossima volta che qualcuno propugnerà il sistema tedesco come un modello perseguibile anche da noi, non dovrà farlo vergognandosene e sottovoce, per evitare di essere sommerso dagli insulti di chi l'accusa di voler tradire la «sovranità popolare» a favore della sovranità del parlamento.

&lt;p&gt;
Ho l'impressione, infatti, che anche il popolo italiano, dopo tanta sbornia decisionista, dopo tanta enfasi sui poteri del governo, e di fronte ai risultati di questa presunta «democrazia decidente», stia rimpiangendo un parlamento degno di questo nome. Tanto un sistena più inefficiente e meno decisionista di questo è impossibile immaginarlo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/257225/&quot;&gt;Il Riformista - Antonio Polito&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «La società soffre il nuovo Ulivo, patto tra mediocri»  - INTERVISTA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/11/nichi-vendola/%C2%ABla-societ%C3%A0-soffre-il-nuovo-ulivo-patto-tra-mediocri%C2%BB-intervista/505922"></link>
  <updated>2010-09-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Negli occhi ancora il funerale di Angelo Vassallo, Nichi Vendola da Acciaroli risale la Basentana per tornare a Bari e con una qualche iniziale difficoltà riparla di primarie e soprattutto del «nuovo Ulivo» proposto da Bersani che, avverte, «non può essere un vecchio mosaico». Chiede piuttosto il presidente della Puglia lo scatto in avanti di un centrosinistra capace di diventare «il cantiere della società» perché - spiega - si dia «il via a un forte disegno riformatore e non a un'alleanza di mediocri». Risposta a quella «sofferenza sociale» di cui le contestazioni al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, alla festa del Pd di Torino sono il segnale eloquente e allarmante.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Malessere che i democratici non riescono a interpretare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ne parliamo tra un attimo... Ma visto che voi siete &lt;i&gt;Il Mattino&lt;/i&gt; e io sono Nichi Vendola vorrei partire dal promemoria scritto con il sangue di Angelo Vassallo. Una vicenda che dovrebbe vedere l'Italia intera inchinarsi dinanzi a un testimone della legalità e della verità, un sindaco che era un pezzo di quel Sud coraggioso e laborioso la cui esistenza viene spesso occultata nella polemica neo leghista che avvolge da troppi anni la scena pubblica e anche il racconto dei mass media. Il Sud è quindi sprofondare progressivamente in una specie di buco nero, una nube tossica che impedisce di vedere oltre alle ombre, le poche luci. Si tratta non solo di una questione culturale, ma economico-politica e sociale: il Mezzogiorno è stato spogliato di risorse e nella sua costante criminalizzazione è stato sottoposto ad ogni sorta di saccheggio».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ci sono i fondi dell'Ue, il piano del governo: gli amministratori meridionali non hanno colpe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Avere però interlocuzioni così sporadiche e nevrotiche con chi ci chiama cialtroni non solo non ci aiuta a risolvere problemi di lungo periodo, ma ci penalizza. &lt;br /&gt;
Sono al minimo storico i trasferimenti ordinari dello Stato e sono stati rastrellati dalla finanza straordinaria per il Sud risorse per finanziare tutte le necessità nazionali, dagli ammortizzatori sociali, fino alla ricostruzione in Abruzzo. E infine l'ultimo atto sono quei soldi per le clientele leghiste attraverso le scandalose mance inserite nell'ultima Finanziaria.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Sarà autunno caldo nel Meridione come nel resto d'Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Siamo di fronte a una stretta drammatica in tutto il Paese, tanto più perché nascosta dalla propaganda di regime. Ci sono aree che conoscono una vera e propria ecatombe produttiva, un effetto domino che colpisce piccole e medie aziende mentre la classe dirigente è paralizzata dalle questioni giudiziarie che interessano il premier e dalla rissa interna al centrodestra».
&lt;p&gt;
«Bisogna consentire che la sofferenza sociale possa avere le proprie forme di espressione, va garantito l'esercizio al dissenso, la democrazia è fatta anche di contestazioni. Tuttavia bisogna lavorare affinché questo dissenso non degeneri in un ribellismo violento. Tutti abbiamo questo problema, non solo il Pd. E tutti abbiamo il dovere di sovrapporre le esigenze di cambiamento del Paese alle ragioni di bottega di ognuno di noi». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La risposta può essere il Nuovo Ulivo dl Bersarni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Piuttosto l'apertura di un cantiere dell'alternativa che parli chiaro sui temi fondamentali della vita delle persone: lotta contro la precarietà, per la difesa della scuola pubblica e ambiente, un nuovo modello energetico, una politica di pace. Un patto insomma, tra la politica e il popolo. &lt;br /&gt;
L'idea che personalmente vedo con disagio è quella di metterci in una condizione in cui si tratta di ricostruire un vecchio mosaico. Abbiamo invece bisogno di un disegno riformatore forte, non di alleanze mediocri. Lo dico cercando fino in fondo l'intesa, non sono certo io l'uomo nemico delle coalizioni, sono contrario alla logica dei pregiudizi e dei veti.&lt;br /&gt;
L'ho sempre detto: non si possono subire né esercitare sugli altri. Per me l'alleanza può essere la più ampia possibile, ma purchè si parta dalla società. I primi alleati devono essere i precari della scuola, gli operai di Melfi e Pomigliano, le piccolissime aziende che stanno chiudendoe le donne che hanno patito l'umiliazione del linguaggio ufficiale della destra. Su questa base costruiamo un passo e soprattutto diamo alla politica la possibilità di potere tornare ad essere una proprietà pubblica».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pezzi di Rifondazione e Pdci nelle liste del Pd: i diretti interessati smentiscono, ma forse una trattativa c'è stata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Non entro in questo recinto di politica di Palazzo. Non mi interessano le modalità con cui gli altri si confrontano e non pongo il problema di un posto al sole per me e i miei amici. Pongo invece il problema di un centrosinistra che deve interpretare con coraggio un passaggio storico, il ruolo di chi è capace di seppellire il berlusconismo e il cadavere della seconda Repubblica per fare nascere una nuova storia in questo Paese». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le primarie unica strada?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Spero che nei prossimi giorni i pensieri si facciano più sereni e le parole siano più lucide: a prescindere dall'agenda elettorale dobbiamo mettere in moto un processo virtuoso per avere un candidato».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Possibile un ticket tra lei e Chiamparino: affinità di origini e diversità notevoli di vedute su Fiat metalmeccanici?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Finché è un modo per preconfezionare il risultato delle primarie non ne parlo che invece deve essere affidato alla consultazione. Si tratta quindi di un discorso fuori contesto».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Oggi si inaugura la Fiera del Levante e Berlusconi nuovamente non ci sarà.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Non ci vuole un interprete raffinato per decriptare il messaggio: Berlusconi manca».&lt;br /&gt; 









 

 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TVW5H&quot;&gt;Il Mattino - Pietro Perone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pierluigi CASTAGNETTI: «È come la crisi del ’94»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/14/pierluigi-castagnetti/%C2%AB%C3%A8-come-la-crisi-del-%E2%80%9994%C2%BB-intervista/504316"></link>
  <updated>2010-08-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>504316</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Pierluigi Castagnetti, esponente Pd e presidente della Commis­sione per le autorizzazioni a procedere della Camera, condivide l’opportunità di non votare in condi­zioni che «potrebbero perpetrarare la situazione di paralisi». Invita il Pdl ad accettare una soluzione alla Dini. E al suo partito indica l’intesa con il na­scente centro. Modello? &lt;br /&gt;
La solidarietà  nazionale di Aldo Moro.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;Come giudica l’intervento del Colle?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Dice al momento giusto ciò che ci si attendeva. Certo, la situazione è mol­to deteriorata, ma spero che l’appel­lo sia accolto da chi avverte il dram­ma che stiamo attraversando. Non ci si rende conto che la crisi non ha solo evidenti ragioni politiche, ma si deve alla fine di un ciclo. I rischi so­no grandi. Perciò il presidente vuo­le evocare negli interlocutori un sen­so di responsabilità adeguato.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Fine del bipolarismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Non so. So, però, che sta finendo la Seconda Repubblica. Nata dalle macerie di Tangentopoli, si chiude con quelle di una questione morale che si è manifestata in modo diver­so, ma non meno grave. Allora la disaffezione dei cittadini si orientò alla piazza. Come appare dalle ultime elezioni, ora prevale la diserzione delle urne.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Il Pdl: Berlusconi o voto. Per Gasparri Napolitano non farà come Scalfaro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Dovremmo, invece, ritrovare il senso di responsabilità repubblicana che si manifestò nel 1994. Ricordiamo come nacque il governo Dini. Anche allora Berlusconi voleva le urne. Invece il presidente difese il principio costituziona­le della centralità del Parlamento. Berlusconi alla fine si convinse a non estraniarsi dalla gestione della transizione.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; E oggi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
  Mi appello agli spiriti più responsabi­li del Pdl. Non si tratta di fare un go­verno che metta Berlusconi in mino­ranza, raccogliendo tutto e il contra­rio di tutto. Non sarebbe giusto, per­ché ha avuto i consensi. Si tratta di ge­stire - coinvolgendo il Pdl - una fase che ripristini alcune condizioni per tornare alla governabilità e mettere le basi di una nuova stagione. Un gover­no del presidente.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Di Pietro dice: non è arbitro, gioca e a gamba tesa. Poi l’ex pm detta condi­zioni: tre mesi per riforma elettorale e poco altro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 No, il presidente fa l’arbitro. Per for­tuna sono ancora saldi gli argini della Costituzione. Dove il Capo dello Stato è garante e si fa muovere solo da un principio inderogabile: l’interesse del Paese. La fase di transizione non deve per forza durare molto. Ma serve il tempo per condizioni minime sulla legge elettorale. Poi, è un mistero co­me e quando nascerà un’ipotetica Ter­za Repubblica.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;Se si arrivasse alle urne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Il Pd deve andarci in modo da porre le basi per uscire dalla crisi. È chiaro che, se nascerà il terzo polo, l’intesa sarà obbligata. A seguire, va ricercato insieme il candidato a­datto. Potrebbe anche essere una stagione transitoria, co­me la solidarietà nazionale. Nel disegno di Moro servì a u­nire forze che mantenevano le diversità, ma si ritrovavano nell’esigenza riaprire una dialettica nel Paese. Situazione paragonabile a oggi.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Schifani si sente autorizzato, come Fini, a entrare in que­stioni politiche. E viene criticato da voi e da Fli.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Fa politica, l’ha sempre fatta. Ricordo quando i presidenti delle Camere non erano coinvolti direttamente nell’ago­ne. Non avviene più da tempo ed è uno dei segni della degenerazione in atto.&lt;br /&gt;

 Il deputato del Pd consiglia al Cavaliere di accettare una soluzione analoga a quella che portò all’incarico a Dini: «Allora non si chiamò fuori»&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TDQBR&quot;&gt;Avvenire - Gianni Santamaria&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ferdinando CASINI: «Nel Pd c’è chi vuol sabotare le riforme» - IL DIBATTITO - CORTINA INCONTRA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/01/04/pier-ferdinando-casini/%C2%ABnel-pd-c%E2%80%99%C3%A8-chi-vuol-sabotare-le-riforme%C2%BB-il-dibattito-cortina-incontra/328208"></link>
  <updated>2008-01-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;CORTINA. Cortina in Alto Adige? «Non fatemi parlare di questi problemi. Cortina va dove vuole», risponde Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, che del centro ampezzano è un assiduo frequentatore.&lt;/b&gt; Ieri sera, al Palalexus, Casini ha fatto il pieno (e di più, per la verità insieme al giornalista Vittorio Feltri) all’appuntamento con il dibattito di “Cortina Incontra”. Fra i primi a salutarlo il parlamentare bellunese Maurizio Paniz, reduce da una lunga sciata con Prodi.
«Abbiamo parlato col premier di tutti i problemi del Bellunese, ovviamente anche di quelli del post-referendum. Il presidente si è dimostrato molto interessato a capire, ad approfondire, ma non ha voluto pronunciarsi. Ad un certo momento ha solo chiosato: di questo passo anche Catanzaro chiederà di entrare in Alto Adige». Paniz si è poi seduto in prima fila, vicino a Gianni Alemanno, ed ha poi ascoltato Casini, perfettamente rilassato, dopo il soggiorno a Cortina.
Una valanga, quella del leader Udc, sulla proposta di presidenzialismo, avanzata da Dario Franceschini, vice di Veltroni. Proposta che invece piace ad An, come ha testimoniato Alemanno, sempre dal Palalexus. &lt;b&gt;«Mi viene il dubbio che nel Pd chi è attorno a Veltroni in realtà punti a sabotare le riforme e ad andare diritti al referendum», ha detto Casini.&lt;/b&gt;«Non si spiega in altro modo», ha sottolineato l’esponente udicino, «un’uscita sul presidenzialismo a freddo quando ormai è chiaro a tutti che se si vuole fare la legge elettorale si fa la proporzionale alla tedesca che raggiunge il 70% del Parlamento».
«Se si vuole fare qualche altro piccolo intruglio - ha concluso Casini - si perde di vista un’occasione importante per fare anche l’interesse del Paese».
Opposta la posizione di Alemanno che abbiamo raccolto ai piedi del palco del Palalexus. «Questa è sempre stata la proposta di An e d’altra parte noi avevamo fatto lo scorso anno un dibattito su riforme elettorali con Veltroni, il quale convergeva sull’idea del “sindaco d’Italia”, cioè sull’elezione diretta del premier».
«Quindi - ha sottolineato ancora Alemanno, lanciando una buona sponda a Franceschini - noi siamo assolutamente favorevoli perché è la vera soluzione di riferimento dell’Italia. Non sappiamo quanto sia realistico, questo lo deve vedere Veltroni con il centrosinistra, ma noi di Alleanza nazionale siamo favorevoli».
Ma reggerà il Governo, alla prova della verifica che si profila dopo l’Epifania? Casini non si dice così certo, anche se ritiene che «quando noi diciamo che Prodi se ne deve andare a casa facciamo semplicemente una fotografia della situazione: in questa situazione non si può andare avanti perché il Governo non può fare nulla di ciò di cui l’Italia ha bisogno perché è paralizzato dai contrasti interni».
E allora? «Per me - ha aggiunto - il governo Prodi prima se ne va a casa meglio è, il tema della legge elettorale è diverso e si affronterà in Parlamento. Non è certo il Governo il garante della legge elettorale».
In ogni caso, per quanto riguarda la ormai prossima verifica, l’auspicio di uno dei leaders dell’opposizione è che «ciascuno si assuma le proprie responsabilità».
Pienone, si diceva, al Palalexus (dove è arrivata anche l’onorevole Santanché). Anche applausi per Casini. E pure per Feltri che lo stimolava, insieme ad Enrico Cisnetto, editorialista ed ideatore di “Cortina incontra” che però ieri è salito sul palco anche con un’altra veste, quella di presidente di Società Aperta (movimento d’opinione per il superamento dell’attuale bipolarismo verso la Terza Repubblica).
Pienone e applausi ma anche dissensi, da parte del popolo azzurro, o meglio di quello dello stesso Feltri, quando l’esponente dell’Udc li ha stuzzicati. «Nessuno ha mai detto che Berlusconi si deve fare da parte. Lo decidono eventualmente gli elettori. Anzi, dirò di più - aggiunge Casini - Se ora si facesse da parte, sarebbe sleale verso i tantissimi che hanno fiducia in lui. Ma al contempo noi siamo altrettanto liberi di non starebbe in un partito padronale. In un partito azienda io non ci vado, non posso andare in un partito la cui nascita la apprendo dai Tg».
Non poteva mancare, nel dibattito, il tema dell’aborto. Né Casini né Alemmano si sono dichiarati per l’abrogazione della legge 194, ma hanno sottolineato la necessità di aggiornarla. &lt;b&gt;«Qui c’è una legge, la 194, che è in gran parte inattuata o disattesa già in quello che codifica.&lt;/b&gt; Il punto è questo - ha precisato il leader Udc - non certamente quello di rimetterla in discussione perché in questo momento non ci sarebbe una maggioranza parlamentare». E Alemanno: «Noi riteniamo che sia all’ordine del giorno una revisione della 194, non però per abolirla ma per renderla più forte soprattutto sugli aspetti della prevenzione e dei diritti del nascituro».
E dalla politica “Cortina incontra” passa oggi ai beniamini dei bambini: alle 18,15 al Palalexus arriva Geronimo Stilton, direttamente da Topazia, l’isola dei topi. Insieme all’inseparabile Ficcanaso Squitt, il Topo più amato dai bambini, racconterà storie tenere e da ridere.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local//1940368&quot;&gt;L'Espresso&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Lorenzo CESA: Lettera a Poettering (Presidente parlamento UE) sul simbolo UDC</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/01/04/lorenzo-cesa/lettera-a-poettering-presidente-parlamento-ue-sul-simbolo-udc/328179"></link>
  <updated>2008-01-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>328179</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Caro Presidente, 

sento il dovere di sottoporre alla Sua attenzione alcune osservazioni in ordine all’iniziativa dell’on. Giorgio Carollo, che con lettera aperta pubblicata a pagamento sul quotidiano “Corriere della Sera” del 22/12/07, a Lei indirizzata, oltre a rappresentare in maniera strumentale, distorta  e contraddittoria  i fatti riguardanti la vicenda giudiziaria sulla titolarità del simbolo della Democrazia Cristiana, &lt;b&gt;ha indirizzato un calunnioso, violento ed indegno attacco alle Istituzioni democratiche del nostro Paese ed al Partito da me rappresentato.&lt;/b&gt; 
Allo stesso tempo sono tristemente colpito e perplesso di come l’on. Carollo, abusando del duo &lt;i&gt;status&lt;/i&gt; di Parlamentare Europeo e delle relative garanzie, abbia consentito di farsi strumentale interprete e portavoce di una diffamante campagna da parte dei signori Armando Lizzi e Giuseppe Pizza che, attraverso l’indegna aggressione da questi perpetrata e nel maldestro tentativo di condizionare la Magistratura e l’Organo di autogoverno della stessa, cercano di capovolgere, con non comune insolenza, la realtà dei fatti.
La disperazione politica dei sopracitati signori Lizzi e Pizza, la cui legittimazione è stata di recente contestata da iniziative giudiziarie intraprese anche da numerosi militanti della &lt;i&gt;storica&lt;/i&gt; Democrazia Cristiana, porta ad affermazioni assurde quale quella che vedrebbe l’UDC tentare, anche attraverso l’utilizzo di mezzi definiti illeciti, di riappropriarsi del simbolo dello ‘&lt;i&gt;Scudo Crociato’&lt;/i&gt; il cui possesso è stato riconosciuto legittimo in capo all’UDC da una sentenza del Tribunale di Roma.
Naturalmente il Partito da me rappresentato ha già conferito mandato ai propri legali affinchè i responsabili di siffatte accuse infondate infamanti e destituite da qualsiasi fondamento, vengano perseguiti a tutela della sua onorabilità e della sua immagine.
Desidero solo per completezza di informazione, riepilogarLe, anche se sommariamente, l’iter processuale – giudiziario della vicenda. La sentenza del 15 settembre 2006 alla quale l’on. Carollo fa riferimento, è stata emessa in un giudizio nel quale l’UDC non era parte in causa. Mentre sono, come detto, numerosi i provvedimenti giudiziari nei quali è stato affermato il diritto dell’UDC di utilizzare il simbolo dello Scudo Crociato con la scritta &lt;i&gt;LIBERTAS&lt;/i&gt; .
Nell’unico contenzioso svoltosi tra la DC di Pizza e l’UDC, dinnanzi al Tribunale di Roma i Giudici capitolini a cui l’UDC è ricorso sia in via d’urgenza che in via ordinaria, &lt;b&gt;hanno riconosciuto il diritto del mio Partito all’utilizzo del simbolo dello Scudo Crociato, inibendo lo stesso alla DC di Pizza, condannandola al risarcimento dei danni prodotti all’UDC.&lt;/b&gt;
Ogni affermazione contraria è sfacciatamente in veritiera e costituisce un goffo tentativo di mistificare  la realtà dei fatti.
Debbo,con l’occasione, anche a nome di tutto il Partito che ho l’onore di  rappresentare, esprimere la più alta e convinta solidarietà alla Magistratura, al suo Organo di autogoverno ed ad i suoi componenti, anch’essi così ingiustamente vilipesi da una iniziativa di cui non Le sfuggirà la gravità.
Mi ritenga a Sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Cordiali saluti.                 on. Lorenzo Cesa&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.udc-italia.it/site_upload/files/2007/lettera_poettering.pdf&quot;&gt;Segreteria Politica UDC&lt;/a&gt;</summary>
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