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  <title>Openpolis - Argomento: imprese</title>
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  <updated>2012-05-25T00:00:00Z</updated>
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  <title>LEONARDO RAITO: Squinzi ha capito che i grossi problemi vengono dal sistema bancario. </title>
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  <updated>2012-05-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640453</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il discorso d’esordio di Giorgio Squinzi, neopresidente nazionale di Confindustria, pare aver generato molta soddisfazione dalla platea degli imprenditori italiani. Squinzi, cui autorevoli commentatori attribuiscono uno stile nuovo, sobrio, lontano dalla leadership carismatica di un Montezemolo o di una Marcegaglia, ha lanciato un vero atto d’accusa contro il sistema Italia, incapace di creare le condizioni per favorire lo sviluppo e la redditività dell’impresa. Tra le critiche pesanti al paese, il balzello fiscale inaccettabile per le imprese, una burocrazia latente e fastidiosa, il tragico dazio della corruzione, che va combattuta in profondità. 
&lt;p&gt;Il presidente, non ha mancato di rimarcare le critiche verso il DDL lavoro, poco concorde alle indicazioni degli industriali, ma risultato probabile di un pateracchio al ribasso, ha definito inaccettabile la tassazione reale sull’impresa, il 68,5% contro il 52,8 della Svezia il 46,7 della Germania e il 37,3 del Regno Unito, ha poi rimarcato lo scandalo dei pagamenti alle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni, che si combatte solo alleggerendo il patto di stabilità o varando provvedimenti che permettano di sfruttare i sempre più larghi avanzi di amministrazione.
&lt;p&gt; Si tratta di provvedimenti che un governo tecnico potrebbe/dovrebbe fare, ma non pare ne abbia gran voglia. Ma c’è un passaggio, forse volutamente ignorato dai grandi organi di stampa, che mi sembra il più significativo. Squinzi ha attaccato le banche, che non hanno utilizzato i prestiti concessi dalla Bce per rilanciare l’economia supportando l’impresa, e limitandosi invece a sistemare i propri conti con l’acquisizione di titoli di stato più vantaggiosi dal punto di vista del tasso di interesse. 
&lt;p&gt;Quello dell’accesso al credito, come ho avuto modo di dire a più riprese, è il vero nocciolo del problema. L’impresa ha bisogno di ossigeno e solo le banche possono garantirlo, se intendono prestare fede a una funzione etica e di supporto allo sviluppo. Diversamente, a fronte di banche ingrassate, si apriranno tanti nuovi cimiteri. Sulle croci però non saranno incisi nomi di persone fisiche, ma di una miriade di spa, srl e snc.
&lt;p&gt;
Leonardo Raito
&lt;p&gt;
Assessore Provinciale&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;Nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Un programma europeo per la competitività capace di offrire una risposta valida e duratura alle PMI</title>
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  <updated>2012-05-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>631294</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Alla Camera di Commercio di Milano si è svolto oggi l'incontro europeo &quot;Programma per la competitività delle imprese e delle Pmi 2014-2020&quot;, con la partecipazione di Patrizia Toia deputato al parlamento europeo e vice presidente della commissione per l'Industria, la ricerca e l'energia.
&lt;p&gt;

&quot;Questo programma per la competitività delle imprese e delle PMI 2014 - 2020 rappresenta la prima iniziativa europea capace di offrire una risposta valida e duratura alle piccole e medie imprese - ha dichiarato Toia -. Parte già da ora RSI - un programma sperimentale tra CIP, che si conclude, e COSME, che si attiverà nel 2014 - e che consentirà la sperimentazione per questo futuro programma. È importante che ci muoviamo con questi nuovi strumenti capaci di affrontare i bisogni finanziari, sostenere l'internazionalizzazione, promuovere la mentalità imprenditoriale, tutte misure predisposte per stimolare la competitività dei soggetti economici in questa fase difficile. L'incontro di oggi con la Camera di commercio di Milano ci può consentire una maggiore partecipazione con l'obiettivo di far partire le piattaforme operative ed essere in prima linea per fruire dei vantaggi che questo programma può portare alle nostre imprese, in particolare le PMI che nel nostro Paese, a partire dall'area milanese e lombarda, rappresentano una ricchezza per tutta Europa&quot;.  &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=333:un-programma-europeo-per-la-competitivita-capace-di-offrire-una-risposta-valida-e-duratura-alle-pmi&amp;catid=8&amp;Itemid=204&quot;&gt;patriziatoia.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Imu: più tasse per oltre 1.500 euro ad azienda</title>
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  <updated>2012-04-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626460</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


“Con l’Imu le imprese manifatturiere artigiane e quelle industriali pagheranno quest’anno oltre 1.500 euro in più all’anno per ogni azienda. Andrà invece un po’ meglio, si fa per dire, per gli uffici e per i negozi commerciali. Per i primi l’aumento medio in capo agli studi professionali sarà di 949 euro, per i secondi il maggior prelievo che graverà sui commercianti sarà di 569 euro. Complessivamente, comunque, l’applicazione dell’Imu provocherà  una salassata che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema produttivo Paese.”

&lt;p&gt;
 

La denuncia è del segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha curato uno studio sugli effetti economici che l’Imu “provocherà” sui bilanci delle aziende italiane. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, l’Imu, a partire da quest’anno, sostituirà l’Ici sugli immobili strumentali (vale a dire i negozi commerciali, i laboratori artigianali, gli uffici e i capannoni industriali). Alla luce di questo cambiamento legislativo, la CGIA ha voluto capire quale sarà l’eventuale aumento/diminuzione delle tasse in capo alle imprese proprietarie degli immobili in cui vengono svolte le attività imprenditoriali.
&lt;p&gt;

 

Per fare questa comparazione, sottolineano dalla CGIA, si è ipotizzato che nel 2012 l’aliquota Imu – applicata agli uffici, ai negozi commerciali o ai capannoni produttivi presenti su tutto il territorio nazionale – sarà del 7,6 per mille (cosi come previsto dal decreto sul federalismo fiscale). Per l’Ici, invece, si è deciso di far ricorso all’aliquota media nazionale applicata dai Comuni nel 2009, ovvero il 6,4 per mille. Inoltre, si è tenuto conto anche della rivalutazione dei coefficienti moltiplicatori che verranno applicati alle rendite catastali che, per effetto del decreto “salva-Italia”, sono passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 100 a 140 per i laboratori artigianali e da 50 a 60 per i capannoni industriali e gli alberghi.
&lt;p&gt;

 

Prendendo in considerazione solo gli immobili produttivi di proprietà delle aziende – anche se tra quelli di proprietà delle persone fisiche ci sono molti piccoli imprenditori artigiani, commercianti o liberi professionisti – l’applicazione dell’Imu, rispetto alla situazione odierna, darà luogo ad un aggravio della tassazione su questi immobili per un valore complessivo di 1,57 miliardi di € (pari ad un aumento medio per ciascuna azienda di 1.159 € l’anno) così suddiviso: 219,5 milioni di € in capo ai negozianti (aumento pro azienda pari a 569 €); 262 milioni di euro tra i liberi professionisti (+949 € per ciascun proprietario); 1,09 miliardi di euro tra gli industriali e gli artigiani (incremento annuo per ciascun imprenditore pari a 1.566 €).

&lt;p&gt;
 

“Il risultato – conclude Giuseppe Bortolussi – è condizionato dalla scelta dell’aliquota da applicare su tutta la platea degli immobili ad uso strumentale presenti nel Paese. In questo caso/studio la decisione di far coincidere l’aliquota applicata con quella ordinaria del 7,6 per mille ci è sembrata la più equilibrata. Il risultato emerso da questa elaborazione ha confermato la grande preoccupazione  sollevata in questi giorni da molti osservatori, ovvero che lo scambio tra l’Ici e l’Imu rischia di non portare alcun vantaggio alle imprese. Fortunatamente, sembra che per le attività agricole siano previste delle novità che alleggeriranno il peso della nuova imposta. Pertanto, c’è la necessità anche per gli altri settori produttivi di rivederne l’impatto economico”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2012/04/imu-piu-tasse-per-oltre-1-500-euro-ad-azienda/&quot;&gt;CGIA Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SAIA: «Il costo reale del denaro sale del 3% e soffoca le aziende»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/31/maurizio-saia/%C2%ABil-costo-reale-del-denaro-sale-del-3-e-soffoca-le-aziende%C2%BB/626584"></link>
  <updated>2012-03-31T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626584</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«E poteva perfino andargli peggio: altre banche hanno elevato i tassi fino a 14 punti sugli scoperti», commenta il senatore padovano Maurizio Saia, che esibisce la copia della lettera scuotendo il capo: «In questi giorni ne ricevo a decine, ormai le imprese sono più disperate che indignate. Hanno l’acqua alla gola, chiedono un salvagente e si ritrovano un macigno, bisogna agire prima che sia tardi». Saia è un consulente finanziario e la sua requisitoria investe i grandi gruppi di credito: «Il nostro sistema produttivo sconta la scomparsa delle banche locali, fagocitate da colossi avulsi dal territorio. Viene meno ogni discrezionalità da parte del management, imprenditori seri e avventurieri diventano rotelline dello stesso ingranaggio. Non conta più chi sei e quello che hai fatto, comanda solo Basilea III, l’accordo che impone alle banche un’elevata stanza di compensazione, cioè innalza il livello di riserve richiesto agli istituti rispetto ai prestiti erogati». Una misura precauzionale dopo i crac... «Certo, ma applicata in modo rigido alle piccole e medie imprese, si sta rivelando un cappio soffocante. Per questo, con due mozioni bipartisan già discusse al Senato, abbiamo chiesto al Governo di sollecitare una deroga alla Bce per le Pmi, il telaio dell’economia. Non è un’iniziativa isolata, la nostra. Altri Paesi si stanno muovendo in questa direzione e anche il Parlamento europeo ha approvato un documento che sollecita la revisione dei criteri del credito: oggi le banche sono isole felici a rischio zero, incassano liquidità a prezzi stracciati dalla Bce e negano qualsiasi sostegno al resto del mondo che annaspa. E’ assolutamente inaccettabile».Il Governo, però, ha chiesto il rinvio del voto sulle mozioni, giudicandole non urgenti. Circostanza che scandalizza il senatore, firmatario delle proposte insieme ad altri esponenti del suo gruppo, Coesione Nazionale: «Due pesi e due misure», si infervora «ricordo che, in sede di discussione del decreto liberalizzazioni, riuscimmo a eliminare le commissioni bancarie sui conti correnti per le fasce deboli, come i pensionati, costretti a rinunciare al contante. Ci sembrava una scelta di equità ma, dopo l’impennata del presidente dell’Abi che minacciò le dimissioni gridando all’esproprio, Monti ricorse all’urgenza per chiedere e ottenere la reintroduzione delle commissioni. Io votai contro, insieme alla Lega e all’Idv. Le altre forze politiche dissero sì. Una vergogna, mi spiace dirlo, che nella circostanza rivelò un atteggiamento supino del premier verso lo strapotere delle banche».
&lt;p&gt;
31 marzo 2012 —   pagina 02   sezione: Nazionale&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2012/03/31/NZ_02_03.html?ref=search&quot;&gt;ricerca.gelocal.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Le banche aiutino le imprese ad uscire dalla crisi</title>
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  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626404</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Negli ultimi tempi ho avuto il piacere di incontrare molti imprenditori e manager per discutere dei punti di forza e dei problemi dell’economia locale. Scopro, giorno dopo giorno, imprese che investono in tecnologia, innovazione e ricerca, che cercano di stare al passo con i tempi, che inventano nuovi prodotti e servizi, che vogliono investire sui giovani talenti, selezionandoli in modo meritocratico. Esistono aziende che vanno a caccia di nuovi mercati, che reggono il passo della globalizzazione e non tremano di fronte alla concorrenza internazionale, ma hanno bisogno di supporto, di istituzioni che li aiutano a superare problemi e ostacoli, che sono pronte a snellire la burocrazia e a facilitare gli strumenti che favoriscono lo sviluppo e il potenziamento del sistema imprese. Uno dei problemi che maggiormente ritorna nelle discussioni è la problematicità dei rapporti con le banche, istituzioni che non possono trascurare il peso del loro ruolo fondamentale per il supporto e il rilancio dell’economia, che devono vincere resistenze e paure per poter adattare i propri strumenti e i propri prodotti al servizio dell’impresa come macchina creatrice di benessere. L’accesso al credito oggi, lo lamentano anche autorevoli studi e documenti delle associazioni di categoria, è molto complesso e si traduce spesso in una fonte di sofferenza o morte per le aziende. Quando ho lavorato alla direzione di una compagnia internazionale di assicurazioni, ho coordinato un gruppo di lavoro che si occupava di studiare i prodotti assicurativi alla luce di Basilea2. Ne deducemmo che gli Istituti di Credito potevano trarre, anche dalla qualità delle gestione del risk management, degli strumenti utili per favorire l’accesso al credito. La questione vera è che la standardizzazione del servizio bancario, non può essere utile in questo contesto in cui risulta fondamentale uscire dalla crisi. Occorre personalizzare il supporto sul caso specifico. Non tutte le aziende sono uguali, per storia, dinamicità, e prospettive. Allentare laccioli e vincoli fissati per venire incontro alle esigenze delle imprese contribuirà, inevitabilmente, a fornire un servizio insostituibile all’economia del territorio, per cui risulta fondamentale una condivisione dei rischi. Capisco che per le banche, lo era anche per noi assicuratori, sarebbe meraviglioso poter vantare tra i propri clienti solo aziende sicure, con uno storico immacolato, ricche di garanzie. Ma in questo momento sono mosche bianche. Imprese e istituti di credito allora, rafforzate da un senso di responsabilità sociale indispensabile in questi momenti, si aiutino vicendevolmente a trovare quelle formule di cooperazione fondamentali per crescere. Ne deriveranno benessere e prosperità.
Leonardo Raito
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;Nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Impegno perché le PMI accedano ai Fondi Europei</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/27/patrizia-toia/impegno-perch%C3%A9-le-pmi-accedano-ai-fondi-europei/626293"></link>
  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626293</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La Corte dei Conti Europea, nella sua Relazione Speciale, ha rilevato che l'efficacia e l'efficienza delle spese eseguite dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per gli strumenti finanziari a favore delle PMI sono compromesse da ritardi nell’erogazione dei finanziamenti, dall’inadeguatezza del quadro normativo e da intermediari finanziari che hanno addebitato ad alcune PMI destinatarie costi di gestione.


&lt;p&gt;“Mi adopererò perché nella nuova programmazione 2014 - 2020 vengano inseriti i cambiamenti necessari affinché le PMI possano davvero accedere ai Fondi europei. Le PMI sono alla base di tutta l'economia europea. In Italia, in particolare, svolgono un ruolo determinante. Per questo è necessario assicurare loro la possibilità di compiere investimenti che le rendano efficienti, competitive e in grado di reggere sul mercato, andando a sostenere, quindi, con finanziamenti adeguati settori chiave, progetti innovativi e la ricerca”. – afferma Patrizia Toia, deputata europea del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

“La programmazione messa in atto dall’UE negli ultimi anni ha cercato di semplificare la possibilità di accesso ai finanziamenti da parte delle PMI. Sicuramente molto è ancora da fare per dare sostegno alle nostre imprese e l’Europa non le lascerà sole ad affrontare questo momento così difficile per l’economia. Terremo conto della necessità di far sì che le proposte degli Stati membri siano giustificate da valutazioni del deficit di finanziamenti di qualità sufficiente, di cui tener conto al momento di approvare le misure; di creare un sistema di monitoraggio e valutazione affidabile e tecnicamente valido; e anche di valutare la possibilità di fornire agli Stati membri strutture e strumenti semplificati e collaudati, in modo da velocizzare l’attuazione e ridurre i costi di gestione, così come indicato dalla Corte. ” – conclude Toia.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Lavoro: Monti cerchi sintesi sull'art.18</title>
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  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625898</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Di tutto il Paese ha bisogno tranne che di un periodo di tensioni che finirebbero per compromettere il recupero di credibilità ottenuto dall'Italia, grazie al sacrifico degli italiani e all'impegno delle forze sociali e delle forze politiche che sostengono il governo, tutte, non alcune. Per questo, credo che le prossime ore possano essere utilizzate dal presidente Monti per ricercare una sintesi sull'art. 18 e in particolare sui licenziamenti per ragioni economiche. Un ulteriore tentativo sarebbe non un cedimento ma un atto di buonsenso e di responsabilità&quot;. Lo afferma il presidente dei deputati del Pd, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7010&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>William TAMI: ALLA TESORERIA UNICA STATALE DICIAMO NO</title>
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  <updated>2012-03-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Pavia di Udine (UD) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;“La Lega Nord presenta una Mozione per chiedere al Governo Monti l’abolizione dell’art.35 del D.Lgs 1/2012 che penalizzerebbe tutti i Comuni Italiani&lt;/i&gt;”

“Non vogliamo che gli Enti Locali perdano quell’autonomia finanziaria acquisita negli anni ” a dire no al ritorno della Tesoreria Unica Statale è il Capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale Tami William.
“Con la ricomparsa di questo sistema, il tesoriere dell’ente locale verrà privato della possibilità di poter gestire pienamente la liquidità dell’ente amministrato e l’unico compito che egli dovrà assolvere sarà quello di determinare i pagamenti, privando così, di fatto, i Comuni di quell’autonomia finanziaria che negli anni aveva apportato numerosi benefici e costringendo gli enti stessi a rinunciare a quelle maggiori entrate che gli enti erano riusciti, grazie alle vantaggiose procedure di gara instaurate con i diversi istituti di credito per l’affidamento del servizio di tesoreria”.
“Le conseguenze economiche e finanziarie derivanti dall’applicazione della norma – afferma il Consigliere - saranno evidenziabili sia con un minore introito a favore dell’ente, in ragione dei minori tassi di interesse minori applicati dalla Banca d’Italia, sia con un prevedibile rallentamento in termini di pagamenti a favore dei fornitori. Questo può essere definito come l’ennesimo aggravio per la finanza locale dei Comuni ulteriormente gravata dalla disposizione governativa che prevede la devoluzione allo Stato del 50% del gettito derivante dall’applicazione dell’IMU sugli immobili”.
È anche in funzione di queste affermazioni che i Consiglieri del Gruppo Lega Nord Pavia di Udine hanno presentato un Mozione per chiedere al Sindaco e al Consiglio Comunale una presa di posizione unitaria che possa salvare il sistema di Tesoreria Misto e il processo di Revisione Federalista Italiano dicendo NO all’articolo 35 e NO al sistema di Tesoreria Unico.
“Noi come Amministratori – conclude Tami – dobbiamo salvaguardare il principio di autonomia finanziaria di un Ente Locale, affermato anche dalla Costituzione Italiana all’articolo 119, difendendo la possibilità di poter Gestire un Comune in libertà non dovendo per forza impedire l'accesso al credito alle famiglie e alle imprese”&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://leganordpaviadiudine.blogspot.com/&quot;&gt;Privata&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco BELTRANDI: Governo/Ritardi pagamenti: «Passi avanti importanti decisioni del governo, ma proseguo sciopero della fame»</title>
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  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
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  <id>623614</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Dopo il question time di oggi alla Camera si può dire che in materia di ritardati pagamenti alle piccole e medie imprese e ai professionisti da parte dei privati ci sono passi avanti. Infatti il Ministro Passera ha riferito di un parziale recepimento delle Direttiva Europea in materia nel testo definitivo della legge comunitaria. Si tratterebbe quindi di qualcosa che varrebbe per il futuro e nei rapporti tra privati, se ben ho compreso. Un passo avanti direi storico dopo l’inerzia assoluta dei precedenti governi.

&lt;p&gt;
Tuttavia rimane il problema dell’enorme pregresso, e quello dei ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione, per il quale, si apprende dal Ministro, sarebbero stati stanziati nel testo definitivo della legge sulla concorrenza e le liberalizzazioni circa 5 miliardi, sui circa 90 che le stime indicano come dovute agli imprenditori.

Occorre comunque attuare tutto al più presto, anche perché non che a seguito degli interventi parziali che i fornitori privati fossero costretti a pagare a 60 giorni mentre magari poi venissero a loro volta pagati dalla pubblica amministrazione in anni.

&lt;p&gt;
Quindi continua il mio sciopero della fame, in sostegno alle iniziative del Governo, presenti e mi auguro future. Esiste poi il punto relativo agli ostacoli, impedimenti, disincentivi anche economici che i Questori della Camera dei Deputati hanno posto e continuano a porre al pieno funzionamento delle commissioni parlamentari bicamerali, e di quella di Vigilanza sulla Rai, organi che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Che aspettano gli Onorevoli Questori a rimuovere un blocco che dura da ormai tre mesi?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/print/3698&quot;&gt;notizie.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Sbloccare i pagamenti alle imprese</title>
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  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Interrogazione a risposta scritta.&lt;br /&gt;

Al Ministro dell'Economia e al Ministro dello sviluppo economico.
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Una interrogazione ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico per chiedere misure al fine di intervenire sui ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione. L’ha presentata alla Camera dei deputati Delia Murer.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; “Oggi la situazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione verso i suoi fornitori è allarmante e drammatica; i tempi medi sono intollerabili rispetto alla sostenibilità stessa delle imprese; particolarmente grave appare la situazione delle cooperative sociali, che avviano al lavoro soggetti svantaggiati, e vengono colpiti non solo come imprese ma anche come servizi territoriali di inclusione per i più deboli. Chiedo al governo un intervento rapido”. 
&lt;p&gt;
Di seguito il testo integrale dell’interrogazione.
&lt;p&gt;- Per sapere, premesso che: 
&lt;p&gt;

la direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, da recepire entro e non oltre il 16 marzo 2013, stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni; sancisce, cioè, che i pagamenti della Pubblica amministrazione verso i suoi fornitori debbano avvenire entro 30 giorni, e solo in casi eccezionali entro 60 giorni;
&lt;p&gt;

secondo la direttiva, chi non rispetterà i tempi stabiliti dopo l'entrata in vigore della norma, dovrà pagare interessi aggiuntivi pari all'8 %, con una maggiorazione rispetto ai tassi di riferimento della Bce;
&lt;p&gt;

oggi la situazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione verso i suoi fornitori è allarmante e drammatica; i tempi medi sono intollerabili rispetto alla sostenibilità stessa delle imprese; 

Secondo una ricerca di Assosistema, per il comparto sanità, la media nazionale dei ritardi è a oltre 7 mesi, con picchi di 14 mesi in Campania ed Emilia Romagna. 
I ritardi sono geograficamente distribuiti lungo l’intera penisola; 

Le dimensioni del problema sono emerse con chiarezza nel corso della Relazione annuale del Presidente dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici per l’anno 2009; i dati numerici divulgati dall'Autorità di Vigilanza dicono che i tempi di pagamento oscillano in un range compreso tra un minimo di 92 giorni ed un massimo di 664 giorni. L'entità dei ritardi mediamente accumulati è circa doppia rispetto a quanto si registra nel resto dell'Unione Europea: mediamente 128 giorni contro i 65 che si computano a livello europeo;

&lt;p&gt;
Il ritardo è per lo più imputato ai tempi di emissione dei certificati di regolare esecuzione (46,3%) e dei mandati di pagamento (29,6%) da parte delle stazioni appaltanti e, ancor più in generale, a lentezze che derivano da vischiosità burocratiche interne alla Pubblica Amministrazione (32,5%);

&lt;p&gt;
La presunta esposizione debitoria della Pubblica amministrazione, calcolata sulla base della stima effettuata dalle associazioni interpellate dall'Autorità di Vigilanza, ammonterebbe a circa 37 miliardi di euro (una somma pari al 2,4 per cento del PIL nazionale del tempo);

secondo la stima del Ministro dello sviluppo economico, riportata in un'intervista al Corriere della Sera dell'8 gennaio scorso, lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici è ancora più grave e raggiunge ormai la cifra di 60-80 miliardi di euro di debito forzoso; 

&lt;p&gt;
La medesima Autorità ha sottolineato, nella Relazione del 2009, come la problematica sia particolarmente avvertita dalle piccole e medie imprese che, soprattutto nell'attuale congiuntura economica di difficile accesso al credito bancario, risentono in maniera grave della mancanza di liquidità;

&lt;p&gt;
particolarmente grave appare la circostanza dei mancati pagamenti quando questi riguardano cooperative sociali, che avviano al lavoro soggetti svantaggiati, e vengono colpiti non solo come imprese ma anche come servizi territoriali di inclusione per i più deboli;
&lt;p&gt;

I ritardati pagamenti non incidono solo sulle imprese direttamente interessata ma agiscono, in termini negativi, a più livelli: la stessa Pubblica amministrazione paga un prezzo dal momento che l’assunzione del rischio connesso alla dilazione dei pagamenti induce i partecipanti ad una gara pubblica a considerare l’onere finanziario che si presume di dover sostenere per il ritardo nei pagamenti nell’ambito del prezzo proposto alla stazione appaltante, con conseguente impoverimento della competitività delle offerte; inoltre, l’obbligo di corrispondere gli interessi di mora conseguenti al ritardato pagamento implica l’aumento delle risorse economiche necessarie per il conseguimento delle prestazioni oggetto di appalto; ed ancora, il ritardato pagamento ridonda in termini negativi anche sull’indotto a valle dell’appalto, investendo le imprese subappaltatrici e subfornitrici sulle quali i ritardi vengono sovente ulteriormente ribaltati;

&lt;p&gt;
le amministrazioni mettono in pratica, dal canto loro, politiche di rigore per gli adempimenti fiscali e del recupero dei tributi non pagati, innescando un tragico paradosso per cui la Pubblica amministrazione da una parte non paga i suoi debiti, dall'altra esige con rapidità i suoi crediti;

tutto ciò nel cuore di una durissima crisi economico-finanziaria che sta stritolando il reticolo di piccole e medie imprese, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza e di riflesso il mantenimento dei livelli occupazionali;
&lt;p&gt;

La Spagna, che è considerata - unitamente all'Italia - un paese assai lento in punto di pagamenti, ha già emanato un provvedimento volto ad accelerare il pagamento dei crediti della Pubblica Amministrazione (il provvedimento, che entrerà a regime dal 2013, anticipando i contenuti della nuova direttiva 2011/7/UE, stabilisce che la Pubblica amministrazione avrà trenta giorni per pagare le fatture delle imprese creditrici, senza possibilità di ammettere alcuna deroga);
&lt;p&gt;

La situazione italiana in merito ai ritardati pagamenti ha invece subito – se possibile – persino un peggioramento a seguito del sopravvenire dei vincoli imposti dal patto di stabilità interno: spesso gli enti locali committenti, pur in presenza di una lecita assunzione di impegni di spesa in precedenti esercizi, si trovano a dover decidere se pagare il debito maturato dall’appaltatore (violando il patto di stabilità) o non effettuare i pagamenti dovuti (violando la normativa in materia di transazioni commerciali)-: 
&lt;p&gt;
se i Ministri interrogati sono a conoscenza della situazione sopra menzionata; se sono in grado di tracciare una stima dei ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione e un quadro dei danni che essi comportano sul sistema economico nazionale; se e quali misure intendano elaborare per risolvere questa situazione di vera emergenza e per impedire l'accumularsi di ulteriori debiti da parte delle Pubbliche amministrazioni nei confronti di privati; se non ritengano di anticipare, con proprio provvedimento, quanto fissato nella direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=370%3Asbloccare-i-pagamenti-alle-imprese&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: CGIA Mestre. Con gli sconti Irap ci guadagneranno di più le grandi imprese del Nord</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/07/giuseppe-bortolussi/cgia-mestre-con-gli-sconti-irap-ci-guadagneranno-di-pi%C3%B9-le-grandi-imprese-del-nord/622366"></link>
  <updated>2011-12-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622366</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A questo risultato è giunto il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha messo a confronto gli ipotetici risparmi di imposta di due aziende (una ditta individuale ed una società di capitale) che beneficeranno delle agevolazioni introdotte dal Governo Monti in materia di Irap.

&lt;p&gt;
 

Nel caso di una ditta individuale del Centro-Nord (o società di persone),  per ogni dipendente con più di 35 anni, il risparmio di imposta sarà di 188 euro, che salirà sino a 329 euro per ogni giovane con meno di 35 anni o una lavoratrice donna. Per una ipotetica azienda del  Mezzogiorno, invece, i guadagni saranno più contenuti. Per ogni uomo over 35, il vantaggio economico sarà di 117 euro, per ogni giovane o donna, invece,  il risparmio sarà di 258 euro. &lt;b&gt;Come mai i benefici saranno maggiori nel Centro-Nord ?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 

“Ciò è dovuto al fatto che le deduzioni forfetarie sul costo del lavoro – prosegue Bortolussi – sono attualmente più marcate al Sud che nel resto del Paese. Infatti, per le imprese del Centro-Nord la deduzione per ciascun dipendente è pari a 4.600 euro e, con le novità di questi giorni, salirà a 10.600 euro. Nel Sud, invece, la deduzione è di 9.200 euro e con la nuova agevolazione  si  attesterà a 15.200 euro. L’aumento, in entrambi i casi, sarà di 6.000 euro, ma al Nord questo importo avrà un impatto percentuale,  nei confronti delle  deduzioni già esistenti , superiore a quello che si registrerà nel Sud”.

&lt;p&gt;
 

Sempre dall’analisi della CGIA di Mestre emerge che i risparmi di imposta delle società di capitali saranno più evidenti di quelli registrati dalle ditte individuali. Infatti, se il vantaggio fiscale  su ciascun dipendente over 35 sarà di 232 euro al Centro-Nord, al Sud i risparmi per ciascun lavoratore sarà di 183 euro. Per un giovane lavoratore o una lavoratrice, invece, il risparmio di imposta per l’impresa sarà di 402 euro al Centro-Nord, mentre nel Meridione si attesterà a quota 353 euro.

 

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per quale motivo le società di capitali registreranno maggiori benefici fiscali rispetto alle piccole aziende individuali ?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

“La ragione va ricercata in questa agevolazione introdotta dal Governo Monti. Infatti, si potrà dedurre dalla base imponibile Irpef o Ires la parte dell’Irap relativa al costo del lavoro, al netto di tutta una serie di deduzioni previste dalla legge sull’Irap. Tuttavia, tra le deduzioni previste, si fa riferimento anche a quella forfetaria di 9.500 euro, che spetta solo alle piccole imprese individuali e/o alle società di persone. Per questa ragione la nuova misura favorirà maggiormente le &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/tag/grandi-imprese/&quot;&gt;&lt;b&gt;grandi imprese&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;”.

 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2011/12/con-gli-sconti-irap-ci-guadagneranno-di-piu%E2%80%99-le-grandi-imprese-del-nord/&quot;&gt;CGIA Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Il governo prenda spunto dall’Europa e dia sostegno allo sviluppo della banda larga</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/19/patrizia-toia/il-governo-prenda-spunto-dall%E2%80%99europa-e-dia-sostegno-allo-sviluppo-della-banda-larga/617511"></link>
  <updated>2011-10-19T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617511</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“La Commissione Europea, attraverso il Connecting Europe Facility (Cef), ha proposto di stanziare 9,2 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 per la banda larga, di cui 7 miliardi saranno destinati alle infrastrutture. Si tratta di un aiuto molto importante che l’Unione Europea vuole mettere a disposizione di soggetti pubblici e privati, in modo da consentire loro di potenziare gli investimenti nel settore, coprendo il più possibile i fattori di rischio e andando a coinvolgere anche quelle aree più complicate da raggiungere - che oggi restano ancora tagliate fuori dalle connessioni - perché fuori dai centri urbani o quelle scarsamente popolate”. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;È quanto afferma Patrizia Toia, eurodeputata del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

“È curioso che mentre l’Unione Europea si preoccupa di come sostenere l’innovazione e la diffusione della banda larga (utilissima alle imprese per restare interconnesse con il mondo e facilitare le operazioni commerciali), la cui diffusione è considerata un volano per l’economia, il governo italiano abbia, invece, tagliato anche gli 800 milioni che erano previsti”.
&lt;p&gt;

“Questo governo non ha idea di come si possa incentivare lo sviluppo di cui le nostre imprese e il nostro Paese hanno bisogno. L’Italia è profondamente in ritardo sul piano delle innovazioni rispetto al resto dei Paesi avanzati del mondo e esistono addirittura zone prive di connessione. È assolutamente necessario che il governo ripensi la sua strategia in tema di crescita e metta in campo misure concrete atte a favorire lo sviluppo. Prenda spunto dall’Europa, la smetta di dirci che c’è tempo, perché la crisi è quanto mai urgente da affrontare e non rinunci a sostenere la diffusione della banda larga che è fondamentale per il futuro del nostro Paese”.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: L’Italia è in ritardo con lo sviluppo della banda larga: non si perda anche questa opportunità</title>
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  <updated>2011-10-04T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609710</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Di malavoglia e con dispiacere dobbiamo ancora una volta prendere atto che l’Italia è ferma. Mente l'Europa procede speditamente sul tema della banda larga e sulla sua diffusione, l’Italia è ancora al palo” - afferma &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D al Parlamento Europeo, ricordando che “L’Europa discute di &lt;i&gt;Digital Divide&lt;/i&gt; e, pur nella complessità delle posizioni attuali, si è posta l’ambizioso obiettivo della diffusione delle tecnologie e della banda larga, che può venire in aiuto ai cittadini nella risoluzione di tante problematiche quotidiane, tra cui la riduzione degli spostamenti in favore del telelavoro (che mira a comportare una riduzione delle emissioni e quindi va in aiuto alla lotta ai cambiamenti climatici, obiettivo della &lt;i&gt;Strategia Europa 2020&lt;/i&gt;) e il programma per la ‘salute digitale’ (ovvero tutte quelle procedure che possono essere risolte online). In Italia, purtroppo, lo sviluppo dell’economia digitale e delle infrastrutture che occorrono perché questo percorso si avvii, non risultano essere nell’agenda del governo”.
&lt;p&gt;

“È questo l’amaro quadro che emerge dalle ultime rilevazioni e ricerche. L’Italia è fortemente arretrata non solo nella diffusione della banda larga (strumento indispensabile per la connessione veloce alla rete), ma lo è anche per quanto riguarda la diffusione della rete in generale – ci sono ancora troppe zone con connessioni precarie e senza connessione, tra le quali anche alcune tra le aree economicamente più sviluppate, come la Lombardia – e questo, ovviamente, comporta un grave danno per le nostre aziende, che si trovano a competere partendo da uno stato di inferiorità rispetto a quelle delle altre regioni europee” – prosegue &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
 
“Il governo italiano, che purtroppo è distratto dalle problematiche personali del premier, deve intervenire e rimettere mano all’agenda delle priorità, investendo per far crescere questo Paese, renderlo moderno e collegato con il resto del mondo e per cui lo sviluppo della banda larga è imprescindibile. Se si vuole far crescere il Paese, occorre infatti investire nella ricerca e nelle nuove tecnologie che consentano alle nostre imprese di essere al passo con i tempi, di comunicare in modo più rapido con il resto del mondo, così da poter reggere su un mercato fortemente competitivo come quello globalizzato.
&lt;p&gt;
Poiché adesso si parla di un decreto specifico per la crescita, sia questa l’occasione per compiere qualche scelta efficace in questo ambito”.&lt;br /&gt;
 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nicola LATORRE: «Andremo al governo senza rotture a sinistra»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/20/nicola-latorre/%C2%ABandremo-al-governo-senza-rotture-a-sinistra%C2%BB-intervista/585195"></link>
  <updated>2011-06-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>585195</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Pontida è la dimostrazione plastica di quanto brancolino nel buio i leader del centrodestra». 
&lt;p&gt;E` tagliente il giudizio di Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori Pd. Al telefono, tuttavia, non si percepisce acrimonia, quanto piuttosto una sensazione di allarme e di consapevolezza.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Senatore, cos`è che la preoccupa?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

«Non ci vuole molto a collegare la situazione dei conti pubblici, a partire dai giudizi negativi espressi da Moody`s venerdì scorso a mercati chiusi, con la palude nella quale è impantanato il governo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma Tremonti...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Intanto Bossi ieri ha ricominciato a lisciare il pelo alla sua base elettorale senza per questo riuscire a dare alcuna risposta credibile alle difficoltà che sta incontrando la sua azione di governo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si riferisce ai ministeri in partenza per il Nord?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

«Questa è la punta dell`iceberg dei festival delle assurdità prodotto dal loro immobilismo. Ma come è possibile ipotizzare una cosa del genere in una fase in cui è obbligatorio ridurre gli sprechi? E tuttavia...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tuttavia?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

«Un fatto politico Bossi l`ha riconosciuto, ovvero che in questa fase la maggioranza degli italiani sta con il centrosinistra. Ne dovrebbe conseguire la scelta di andare alle elezioni perché il Paese è in difficoltà e andrebbero prese immediatamente decisioni difficili con il consenso degli elettori».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Lei crede che l`opinione pubblica ne sia consapevole?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

«In passato la maggioranza degli italiani è stata attratta dalla ricetta del centrodestra e persino dalla loro demagogia. Ora sono disillusi. Ma ci hanno dato le prove con le amministrative e i referendum che chiedono una rottura profonda».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Ma Bersani a Genova ha sottolineato che il governo ha messo un cappio intorno al collo dell`economia italiana con l`obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014 e che quindi chi governerà in futuro dovrà fare una manovra recessiva. Non sarà facile raccontarlo agli italiani.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io vedo una forte domanda di partecipazione e di giustizia. Non sarà un gioco da ragazzi affrontare la crisi ma noi intendiamo farlo tentando di ridurre gli squilibri sociali e quelli territoriali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«I cardini delle nostre proposte sono tre: riduzione dei costi della politica; rendere più caro il lavoro precario rispetto a quello a tempo indeterminato; ridistribuire il carico fiscale a parità di gettito spostando le tasse dal lavoro e dalle imprese sulle rendite. Niente patrimoniale, però. Di fronte ad un percorso serio gli italiani capiranno».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma in Grecia il governo socialista è stato in grado di affrontare undici scioperi generali per difendere un imponente piano di riforme. Come pensate di cavarvela se dovesse toccare a voi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

«Intanto non a caso è il centrosinistra in Grecia ad aver puntato sulle riforme. Per l`Italia tutto quello che ho detto è incardinato nella prospettiva di un`alleanza con i moderati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E a sinistra?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

«Le riforme non si possono fare rompendo a sinistra con Vendola. E le amministrative hanno dimostrato che il nostro progetto di alleanze sta mettendo radici perché il fallimento del berlusconismo sta già portando elettorati di diversa estrazione a mischiarsi fra loro».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11BZOB&quot;&gt;Il Messaggero - Diodato Pirone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulio TREMONTI: Fisco, la promessa alle imprese: &quot;Troppi lacci, basta oppressione&quot; </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/20/giulio-tremonti/fisco-la-promessa-alle-imprese-troppi-lacci-basta-oppressione/559994"></link>
  <updated>2011-04-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559994</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Economia e Finanze (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Deve esistere il diritto a dire 'non mi rompete più di tanto&quot;.
&lt;p&gt;Sui controlli fiscali, gli accessi e le visite alle imprese: &quot;è eccessivo con costi come tempo perso, stress, e occasioni di corruzione. Un'oppressione fiscale che dobbiamo interrompere&quot;. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti risponde così alle continue richieste che arrivano dal mondo dell'impresa. Sintetizzando così la sua proposta: &quot;Deve esistere il diritto a dire 'non mi rompete più di tanto'&quot;. Parole che arrivano lo stesso giorno in cui Bankitalia definisce &quot;ambiziosi&quot; gli obiettivi del Def 2011, prevedendo un taglio della spesa per raggiungere gli obiettivi fissati. E fissando tempi stretti: &quot;Il costo di rinviare può essere molto alto. Si vede drammaticamente di questi tempi, anche negli stati uniti: prima si aggiusta meno si deve correggere&quot; dice Il vice direttore Ignazio Visco.

&lt;p&gt;
Imprese. &lt;br /&gt;
&quot;La proposta deve essere equilibrata, - aggiunge Tremonti durante una audizione in Commissione finanze alla Camera.- Non può essere del tipo della 626 (legge sulla sicurezza sul lavoro), ma potremmo immaginare una qualche tipo di concentrazione, salve esigenze di controllo erariale e ridurre il continuo controllo sulle imprese. Ne va via uno, e dopo un po' arriva il vigile urbano. Ci abbiamo già iniziato a lavorare. Fermo discorso sicurezza lavoro. Serve o un coordinamento dall'alto o un diritto dal basso: il diritto di dire 'non mi rompere piu' di tanto&quot;

&lt;p&gt;
Dl antiscalate. &lt;br /&gt;
&quot;Non abbiamo ragioni per
fare delle modifiche e credo che neanche l'opposizione ne abbia&quot; afferma Tremonti, ribadendo che il provvedimento all'esame di Montecitorio contiente una norma &quot;generale e astratta&quot;.

&lt;p&gt;
Riforme.&lt;br /&gt;
 Poi il titolare del Tesoro annuncia che nel piano nazionale sulle riforme &quot;contiene ipotesi che saranno presto oggetto di un decreto legge che saranno relative a opere pubbliche, edilizia abitativa, turismo e ricerche scientifica&quot;.

&lt;p&gt;
Borsa. &lt;br /&gt;
&quot;Per quotare una società di 80 milioni i costi quotazione sono 8 milioni: è una follia&quot; dice il ministro dell'Economia. &quot;Le possibilità di riportare capitali sono molto alte ma - continua Tremonti - bisogna offrire livelli di burocrazia competitivi. Quando si dice le barriere nell'economia, ma mica le fa solo lo stato. L'8% per la quotazione è pazzesco. Ci sono tanti fattori, anche di scelta. Il nostro capitalismo è molto familiare. Se si va in assemblea e si chiede chi di voi è posseduto da una holding italiana? Nessuno. Da una holding del Lussemburgo? Tutti&quot;.

&lt;p&gt;
Polemica con il Pd. &lt;br /&gt;
Infine una polemica con il Pd a proposito del &quot;contro piano economico&quot; presentato dai democratici: &quot;Conosco quel documento, e per usare una parafrasi diplomatico - eufemistica credo che il suo 'lifetime' all'Eurostat non superi i 10 minuti&quot;. Tra le proposte che il Pd mette in campo sui temi economici nazionali vi sono una serie di filoni come riforma del fisco, lotta a precarietà, liberalizzazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/economia/2011/04/20/news/fisco_la_promessa_di_tremonti_basta_oppressione_sulle_imprese-15166029/&quot;&gt;la Repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>William TAMI: L'Europa deve TUTELARE le nostre IMPRESE </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/17/william-tami/leuropa-deve-tutelare-le-nostre-imprese/559914"></link>
  <updated>2011-04-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559914</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Pavia di Udine (UD) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il nostro Paese non ha il petrolio ma possiede un patrimonio altrettanto prezioso: l’eccellenza che il nostro artigianato rappresenta in tutto il mondo. 
Tuttavia abbiamo dei concorrenti sleali, che si chiamano Cina e Vietnam, che producono con lavoro sottopagato mettendo in crisi le nostre imprese. 
L’Europa ci aveva consentito di mettere un dazio che aveva aiutato le nostre aziende e abbassato la concorrenza sleale. Adesso, ha pensato di abolire questi dazi.
Noi vogliamo un’Europa veloce, che non ci metta dei mesi a dare una risposta. 
A volte questa Europa la sentiamo molto lontana, non la vediamo mettere la nostra maglia e giocare la stessa partita. 
Vi sono delle lobby, a livello europeo, che in qualche modo remano contro, e noi giochiamo sempre sull’orlo del cavillo.
Se non si riprende in mano la situazione, potrebbe accadere che tra poco avremo datori stranieri e lavoratori italiani.
Dobbiamo impedire questo, Europa devi aiutarci se no dovremo fare da noi.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://leganordpaviadiudine.blogspot.com/&quot;&gt;Privata&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Brevetto UE: Italia aderisca alla cooperazione rafforzata</title>
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  <updated>2011-04-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559816</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Accogliamo con favore la proposta legislativa sui brevetti della Commissione europea. E' significativo che la Commissione, con l'introduzione di un periodo transitorio di 12 anni e  della garanzia di risarcimento da parte dell'Ufficio europeo brevetti per le spese di traduzione, abbia accolto gli elementi più costruttivi e di compromesso che rispondono alle perplessità e ai timori espressi dalle imprese italiane dopo l'avvio della cooperazione rafforzata&quot;. Lo affermano gli eurodeputati del Pd Patrizia &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;, vice presidente del grupop S&amp;D e &lt;b&gt;Luigi Berlinguer&lt;/b&gt;, vice presidente della commissione Giuridica del PE.
&lt;p&gt;
&quot;Adesso non ci sono più scuse - continuano &lt;b&gt;Toia e Berlinguer&lt;/b&gt; -. Se davvero ha a cuore gli interessi delle imprese e del settore produttivo italiano, il governo annunci subito l'adesione alla cooperazione rafforzata sul brevetto europeo. In mancanza di una simile decisione, le imprese italiane non solo non potrebbero accedere alle agevolazioni introdotte dalla Commissione, ma sarebbero lasciate a loro stesse nella difficile lotta per l'innovazione e la competizione globale&quot;.  &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Paolo BARETTA: E' la partecipazione il futuro dell'impresa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/23/pier-paolo-baretta/e-la-partecipazione-il-futuro-dellimpresa/558428"></link>
  <updated>2011-02-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558428</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa sta diventando un argomento del quale, finalmente, si discute nel merito, oltre i pregiudizi ideologici o di classe. &lt;br /&gt;
A rendere possibile questo salto di qualità della cultura economica e sociale e del sistema di relazioni sono le sfide indotte, dalla dimensione globale, ai sistemi produttivi.
&lt;p&gt; Come il caso Fiat dimostra la necessità di organizzare il lavoro delle persone, renderlo il più possibile produttivo, resta, anche in un  “ambiente”  altamente tecnologico come quello che caratterizza la struttura industriale moderna, una componente decisiva per la capacità competitiva delle imprese. Dopo un periodo nel quale si pensava che la “civiltà delle macchine” si sostituisse alle persone, si è ragionevolmente compreso che anche la più elaborata intelligenza artificiale non surclassa la intelligenza naturale, tanto più se preparata e coinvolta.
&lt;p&gt; Il “fattore umano”, dunque, si consolida come componente essenziale della vita aziendale. La discussione sulla produttività degli impianti, infatti, come sui sistemi organizzativi più sofisticati, cessa rapidamente di essere solo “tecnica” e si sposta subito sui “soggetti”, sulle persone e la loro vita aziendale (e per riflesso quella esterna, privata), sui ritmi individuali della loro prestazione individuale e sui tempi di permanenza del singolo operaio o tecnico nella postazione assegnatali.
&lt;p&gt; Se, dunque, pur in presenza di robot, informatica…meccatronica, il ruolo della persona non viene meno, anzi trova una nuova stagione di protagonismo, non si può dire altrettanto del suo peso. Da qui vengono a galla  tutti i problemi relativi alla scarsa valorizzazione del lavoro, a cominciare da quello che comporta più fatica psicofisica, più sforzo soggettivo, più “alienazione”, le cui forme attuali sono altrettanto, se non più, subdole di quelle tradizionali. 
&lt;p&gt;Non si tratta solo di un mancato riconoscimento salariale, che pure è un problema, accentuato dalla crescita del differenziale tra i diversi livelli gerarchici della scala aziendale.  
&lt;p&gt;La questione è ben più ampia, riguarda il “valore” che si vuole attribuire al lavoro nella società contemporanea nella quale il messaggio che i soldi si fanno con i soldi sembra prevalere.&lt;br /&gt;

In questo contesto assume significato strategico la scelta che gli attori politici, industriali e sociali debbono compiere in ordine al sistema di relazioni che può meglio reggere questo modello produttivo e competitivo coerente con una idea generale di società e di sviluppo. Altro, dunque, che fine del sindacato.
&lt;p&gt; A ben vedere, una nuova stagione di relazioni è alle porte e la affermazione con la quale Marchionne si è presentato alle Camere per la sua audizione lo prova.&lt;br /&gt;
 Potrà anche essere strumentale, ma dichiarare che la permanenza in Italia di Fiat dipende molto dalla stilupa e dal rispetto di accordi sindacali va presa sul serio. La lettura, in tal senso, del discorso di Bob King, il nuovo segretario del sindacato dell’auto americano, sul sindacalismo del XXI secolo è istruttiva, ma non solo per i sindacalisti, bensì anche per i managers ed i politici.
&lt;p&gt;
In sostanza: la strada dell'antagonismo è oggettivamente superata dai nuovi fatti storici e produttivi. &lt;br /&gt;
La necessità di collaborare, di integrare le diverse espressioni che compongono la complessa vita di una impresa, in un disegno unitario, che comprenda azionisti,managers, dipendendi, collaboratori e, financo, gli stakholders esterni è, ormai, riconosciuto come il modo di gran lunga più interessante per attrezzarsi a produrre e competere in una ottica di sostenibilità sociale ed ambientale. 
&lt;p&gt;Ma abbandonare l'antagonismo non è sufficiente. &lt;br /&gt;
Il rischio, infatti - oggi ben presente nella realtà italiana -  è che l'abbandono dell'antagonismo (che nella sua disastrosa epopea garantiva, però, una reciproca compattezza e governo dei processi produttivi e sociali, sia pure nella volubile logica del pendolo dei rapporti di forza) lasci un vuoto non colmato che dà spazio ad una dispersione, frantumazione, disaffezione. non sono i migliori presupposti per realizzare quella nuova coltura produttiva di cui abbiamo parlato.
&lt;p&gt;
Ecco, dunque, il cuore della questione: al futuro produttivo delle nostre imprese non basterà essere meno conflittuali, ma più collaborativi. Serve un salto deciso verso la partecipazione. E' il momento di farlo, sia con gli accordi (ed è proprio ciò che manca all’accordo Fiat) che con le leggi. Per questo secondo fronte sono molte le proposte presentate alle Camere, tra le quali due a nostra firma, che prevedono un maggior coinvolgimento dei lavoratori innanzi tutto nella governance: dai consigli di sorveglianza, ai comitati strategici, dalle commissioni aziendali su temi quali la salute l'ambiente e l'ergonomia, la formazione e la crescita professionale, alla redistribuzione della retribuzione collegata alla redditività o produttività. 
&lt;p&gt;Uno scenario che necessita di un contesto culturale ben diverso da quello propostoci dal Governo con la modifica dell'articolo 41 della nostra Costituzione. Semmai, se proprio vogliamo parlare di Carta costituzionale, è l'articolo 46 quello che andrebbe applicato. 
&lt;p&gt;Ciò significa che non solo i sindacati e le imprese sono di fronte al bivio della scelta, ma l’intero Paese dovrà decidere quale è il modello sociale sul quale costruire il proprio sviluppo.

&lt;p&gt;
Pier Paolo Baretta&lt;br /&gt;

Cesare Damiano     &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1983&quot;&gt;Pd Veneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sonia VIALE: Risposta all'interrogazione 5-04026 Fugatti: Proroga del termine per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese nei confronti delle banche.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/12/sonia-viale/risposta-allinterrogazione-5-04026-fugatti-proroga-del-termine-per-la-sospensione-dei-debiti-delle-piccole-e-medie-imprese-nei-confronti-delle-banche/557353"></link>
  <updated>2011-01-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557353</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Sottosegretario  Economia e alle finanze&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Con l'interrogazione a risposta immediata in Commissione, l'onorevole Fugatti chiede al Governo di farsi promotore della proroga del termine della sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese italiane nei confronti delle banche.
&lt;p&gt;
Al riguardo, il Dipartimento del Tesoro ha comunicato che l'Avviso Comune per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese è stato sottoscritto il 3 agosto 2009, appena tre settimane dopo che l'idea fu proposta dal Ministro dell'economia e delle finanze all'Assemblea annuale dell'Associazione Bancaria Italiana.
&lt;p&gt;
Dopo la firma dell'accordo, il Ministero dell'economia e delle finanze ha attivato e coordinato un tavolo tecnico per monitorare l'applicazione della moratoria e individuare eventuali modifiche necessarie per un suo miglior funzionamento.
&lt;p&gt;
Tale tavolo tecnico, composto dai rappresentanti di tutte le associazioni firmatarie, ha sviluppato un modello di monitoraggio quantitativo che ha offerto su base mensile i dati sulle domande di moratoria pervenute e accolte nonché sulle quote di debito residuo coinvolte. È uno dei più rilevanti casi di monitoraggio puntuale di una policy pubblica.
&lt;p&gt;
Il tavolo tecnico è stato poi il luogo di confronto per valutare eventuali modifiche da apportare al testo dell'Avviso Comune. Si è così deciso di allargare il campo di applicazione della moratoria anche ai mutui che avessero goduto di agevolazioni pubbliche qualora gli enti agevolanti avessero aderito. 
&lt;p&gt;Tale modifica è stata approvata a fine 2009 e ha portato un ampio numero di Regioni, enti locali e altre amministrazioni ad aderire alla moratoria (l'elenco delle delibere sono disponibili sul sito http://www.dt.tesoro.it/it/progetti-speciali/moratoria/).
&lt;p&gt;
Una seconda modifica ha riguardato l'estensione al 31 gennaio 2011 della data ultima per presentare domanda di sospensione dei mutui, rispetto alla data iniziale fissata al 30 giugno 2010.
&lt;p&gt;
Con lo stesso spirito e metodo di lavoro, il 22 dicembre 2010 si è nuovamente riunito al Ministero dell'economia e delle finanze il tavolo tecnico per valutare eventuali nuove iniziative. Di tale riunione era stata data evidenza sulla stampa nazionale in seguito ad una dichiarazione di qualche giorno prima del Presidente dell'ABI, Giuseppe Mussari.
&lt;p&gt;
L'obiettivo al quale si sta lavorando è quello di trovare un punto di incontro tra le esigenze dei diversi attori coinvolti, nel rispetto della normativa vigente e delle regole della concorrenza.
&lt;p&gt;
L'iniziativa dovrebbe favorire sia uno riscadenzamento del debito delle imprese, sia una loro maggiore capitalizzazione, e non riguardare una semplice proroga dei termini di scadenza per la presentazione delle domande.&lt;br /&gt;
 Questa, infatti, non riguarderebbe le imprese già beneficiarie della moratoria, come peraltro avvenuto con la prima proroga.
&lt;p&gt;
Affinché possa avere successo però è necessario sviluppare una proposta operativa semplice, facilmente comprensibile sia dagli imprenditori sia dagli operatori bancari.
&lt;p&gt;
In conclusione, il Ministero dell'economia si è già fatto promotore di un'iniziativa per individuare nuove forme di collaborazione tra banche e imprese. È auspicabile che una soluzione venga individuata nel corso dei prossimi 30 giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/framedinam.asp?sedpag=../bollet/201101/0112/HTML/06/frame.htm&quot;&gt;camera.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Matteo COLANINNO: «Paghiamo l’assenza della politica»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/06/matteo-colaninno/%C2%ABpaghiamo-l%E2%80%99assenza-della-politica%C2%BB-intervista/548627"></link>
  <updated>2010-12-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548627</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il Governo non ha aiutato le imprese. Il Nord-Est, paga un tasso di fallibilità vicino al 50%
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Colaninno vi aspettavate una crisi così forte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sicuramente tutti sono consapevoli del fatto che stiamo vivendo una perdita di peso produttivo, con conseguenze pesanti sulle imprese. Tutto questo senza che sia stata messa in campo una vera politica industriale e di crescita. Sta qui l’anomalia italiana. È vero che i fattori di crisi sono molti, a partire dalla crisi finanziaria a livello globale.
Ma è anche vero che l’Italia è l’unico Paese in cui il governo è assente: non mette in campo strumenti di
contrasto, né misure che aiutino il sistema a riposizionarsi. Al contrario di noi, la Germania è riuscita a raggiungere un livello di crescita mai visto dai tempi della riunificazione. I tedeschi hanno sconfitto la crisi, perché hanno continuato ad investire».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Magari gli imprenditori tedeschi sono diversi dai nostri.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Fin da quando ero in Confindustria avevo evidenziato la necessità degli imprenditori di fare anche autocritica. Sicuramente siamo arrivati tardi di fronte ai profondi cambiamenti che si stavano preparando a livello globale, e oggi paghiamo questa mancanza di tempestività. Ma non basta questo a spiegare il crollo italiano. La verità è che i presupposti del centrodestra sono stati sbagliati. Mentre Prodi aveva compreso che il risanamento doveva essere coniugato con misure per il rilancio (cito solo il cuneo fiscale e il piano Industria 2015), con il governo Berlusconi è mancatala consapevolezza sulla politica economica. Si è ripetuto il solito ritornello: ci si è fermati al piccolo è bello, lasciando però sole le piccole imprese, seminando l’illusione del protezionismo. Il governo non ha aiutato le imprese a crescere, e oggi quello che era il motore del Paese, il Nord-Est, conta un tasso di fallibilità aumentato del 50%. L’impostazione fondata sull’autocompiacimento
è stata sbagliata».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il Nord-Est ha creduto a questa illusione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Molti imprenditori si sono identificati in Berlusconi, vedendolo come uno di loro. C’è da chiedersi se oggi quella delega vale ancora: la fotografia della crisi è stata scattata la settimana scorsa, quando i costruttori sono andati in piazza assieme ai lavoratori. Io c’ero, e ho percepito una nuova consapevolezza anche nelle imprese: il consuntivo politico di Berlusconi è insufficiente.
Anche i ceti produttivi cominciano a comprendere che quel “miracolo” è una bolla di sapone».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come si esce dalla crisi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L’impresa italiana deve crescere, deve darsi una struttura organizzativa e finanziaria più solida, deve aggredire nuove posizioni di mercato. Che non vuol dire delocalizzare, ma internazionalizzarsi. Si può restare ancorati all’Italia, e contemporaneamente cercare altre condizioni produttive, non per tagliare i costi, ma per avere nuovi clienti». Un commento sul caso Fiat?
«La vicenda è preoccupante. Ho già detto che Marchionne ha usato anche toni inaccettabili. Ma la vera domanda è: cosa vuol fare l’Italia della sua industria dell’auto. Anche in questo caso, a mancare è stata la politica».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VVPBR&quot;&gt;l'Unita'&lt;/a&gt;</summary>
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