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  <title>Openpolis - Argomento: Del Turco</title>
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  <updated>2008-12-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>Antonio POLITO: Le procure stanno per sciogliere un altro partito?</title>
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  <updated>2008-12-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383075</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Non metto la mano sul fuoco per nessuno dei tanti indagati e arrestati di questa seconda Tangentopoli. Ma, se permettete, non la metto neanche per i pm che hanno riaperto il festival delle retate (meno che mai se uno di loro si chiama Woodcock). &lt;br /&gt;
Tira una brutta aria, e non solo per il Pd. Se la politica italiana non tiene i nervi saldi, se tutti i politici non resistono alla tentazione di fare al nemico ciò che non vorrebbero fosse fatto a loro, rischia di finire come l’altra volta. Per la serie: come ti sciolgo un partito. 

 
&lt;p&gt;

Di fronte al vero e proprio proprio assalto sincronizzato che alcune procure hanno lanciato contro le amministrazioni locali rette dal Pd, si può infatti reagire in due modi. Ti secondo è chiedersi che fine rischia di fare la democrazia italiana, se il maggior partito di opposizione viene messo fuori legge. Il primo è gongolare, o perché il Pd è l’avversario politico, o per gusto di maramaldeggiare su un corpo debole e gracile, o perché - perfino dentro il Pd - può sembrare un buon modo di regolare i conti nel gruppo dirigente. Si vedono in giro molti esempi del primo tipo.&lt;br /&gt;
 La stampa di destra, solitamente pignola in fatto di garantismo, stavolta è tutta dalla parte dei pm, e li invita esplicitamente ad affondare il coltello. Berlusconi, che per molto meno avrebbe urlato al golpe delle toghe rosse se fosse toccata a lui, si gode lo spettacolo in religioso silenzio.

 
&lt;p&gt;

Devo però aggiungere che una buona mano alla nuova deriva giustizialista, all’idea cioè di riformare la politica con le manette, l’ha data proprio il gruppo dirigente del Pd, cioè del partito sotto scacco, che sembra vittima della sindrome di Stoccolma. &lt;br /&gt;
Veltroni e i suoi hanno infatti sposato in pieno l’interpretazione della crisi del loro partito come effetto della questione morale. In Abruzzo sostengono di aver perso per quello, proprio come dice Di Pietro. E di fronte alle innumerevoli inchieste rispondono che ne approfitteranno per decapitare i gruppi dirigenti locali e per sostituirli con commissari e uomini di fiducia. Dichiarano apertamente di voler procedere al rinnovamento del partito cogliendo l’occasione offerta loro dalle procure. Da ora in poi, solo dirigenti nati col Pd, dicono. Questo non è il mio partito, dice Veltroni. 


&lt;p&gt;
 

Però in tutte le regioni della bufera giudiziaria i gruppi dirigenti sono nati proprio col Pd, i segretari regionali sono stati di recente eletti col metodo delle primarie. Di più: ancora qualche giorno fa il segretario Veltroni ha espresso piena fiducia a Domenici e Iervolino (mentre ha condannato prima ancora che cominciasse il processo Ottaviano Del Turco). &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Come funziona, allora questa questione morale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Ci può essere un uso immorale della questione morale? O addirittura autolesionista, se è vero quel che si dice, e cioè che nell’ordinanza di Napoli c’è un’allusione all’appalto vinto dall’imprenditore Romeo a Roma, quando sindaco era Veltroni? E questa revanche del moralismo vuol dire che il Pd si rifiuterà ora di affrontare quelle riforme della giustizia cui ieri anche il Capo dello Stato ha fatto esplicito e sacrosanto riferimento?

&lt;p&gt;
 

In realtà una questione morale nel Pd esiste, e da tempo.&lt;br /&gt;
 Consiste nella professionalizzazione del ceto politico. Gente che fa politica a vita. Che deve sostenere correnti, pagare convegni, dare un lavoro ai sostenitori. Questo però era visibile anche prima delle retate. Ma nessuno ha mosso un dito. Che la politica a Napoli fosse quel che è lo sapevano anche i sassi. Però il Pd ha espulso Villari, non gli assessori che sono rimasti al loro posto.

 
&lt;p&gt;

La questione morale è dunque una questione politica, e per risolvere le questioni politiche ci vuole un partito politico. Quella che stiamo vedendo all’opera in queste ore è piuttosto una questione giudiziaria. Inchieste che hanno un effetto immediato e certo nella vita pubblica, ma un effetto processuale lento e incerto. &lt;br /&gt;
Insomma: in Abruzzo si è appena rivotato perché la procura ha arrestato Del Turco. La possibilità che Del Turco alla fine risulti innocente è ancora elevata, ma intanto la Regione ha cambiato governo. E a Napoli sono curioso di vedere quali sono le incoercibili necessità giudiziarie degli arresti. La legge le limita al pericolo di fuga, di inquinamento di prove, e di reiterazione del reato. Ma tutta Italia sapeva da settimane chi erano gli indagati, e lo sapevano anche gli indagati. Se volevano fuggire, inquinare o reiterare, ne hanno avuto tutto il tempo. A che serve dunque il blitz all’alba, e perché nessuno, stavolta, protesta?

&lt;p&gt;
 

Se anche tutti gli indagati di questi giorni risultassero alla fine colpevoli, ciò non dovrebbe ridurre il senso di allarme per ciò che stiamo vivendo in queste ore. Le inchieste giudiziarie sono sacrosante quando sono fatte a regola d’arte e in punto di diritto. Nessuno è sopra la legge, meno che mai se amministra la cosa pubblica. Ma c’è una strana coincidenza, uno strano clima, una strana eccitazione in giro.&lt;br /&gt;
 Quindici anni fa le inchieste giudiziarie non si limitarono a colpire reati, sciolsero due grandi partiti di massa, cambiarono il corso della storia d’Italia. In tutta franchezza, non credo che convenga a nessuno sperare che questa sia la seconda puntata, e che una nuova Tangentopoli dissolva un altro partito di massa. La democrazia italiana ne uscirebbe di nuovo azzoppata, e mutilata, e più debole, ed esposta come prima alla corruzione.&lt;br /&gt;
 

 

Poi, per non morire, bisogna avere anche la voglia di vivere, di curarsi, di non suicidarsi. Se il Pd ce l’ha, è un’altra questione. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K867N&quot;&gt;Il Riformista - Antonio Polito&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «Mi aspettavo il ko: coi dirigenti in cella non si può vincere»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-12-17T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383009</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Se il Pd non cambia, dopo le Europee le correnti andranno sole»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il momento è serio, drammatico, da non sottovalutare. L’unico modo per salvare il Pd è mettere in campo l’argenteria. Ovvero: costituire un organismo dirigente agile e operativo con tutti i principali dirigenti nazionali e gli uomini espressi dalle realtà territoriali forti, per dirigere il partito in questa fase cruciale». Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, ha non poche gatte da pelare, a partire dalla terrificante crisi industriale che colpisce la sua città. Quella è la sua principale preoccupazione. Così precisa che non ha nessuna ambizione «di carriera personale» e risponde con proverbi torinesi antiretorici alle voci che lo vogliono sotto nel mirino di Berlusconi come possibile competitor: Esageruma nèn! Ma subito dopo aggiunge: «Sono disposto a spendere tempo per il mio partito, se si capisce che occorre assolutamente uscire da questo momento di crisi prima del voto europeo e amministrativo di giugno».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Sindaco Chiamparino, che dice del risultato abruzzese?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Guardi, non è per fare il bastian contrario, ma non mi stupisce quella sconfitta».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei è un pessimista?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non è quello. Ma se si va a votare con un presidente di Regione finito in carcere, che bene o male è identificato col tuo partito, è difficile fare miracoli».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
E lei ha difeso Del Turco, da garantista. Si è pentito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No, affatto, ho respinto e respingo giudizi sommari».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E come ha preso il fatto che Del Turco abbia ventilato di candidarsi nel centrodestra?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Continuo a pensare che ci sono dei momenti in cui un leader deve essere disposto a scendere dal treno della politica».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Torniamo al voto, agli arresti, alla questione morale...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Allora, quando dico che bisogna mettere in campo l’argenteria intendo questo. Il gruppo dirigente del Pd deve affrontare i problemi reali. Senza drammi, ma con nettezza».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
C’è chi dice: se ammettiamo che la questione morale è anche nel nostro partito, rischiamo di andare a fondo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

« È assurdo. Io non sono mai stato per l’automatismo: avviso di garanzia-dimissioni. Non è un problema giudiziario, è un problema politico».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ovvero?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Voglio dire che, in molti casi, difendo gli imputati dalle accuse, perché so che può bastare nulla per far spiccare un mandato. Ma fare questo sul piano giudiziario non significa tacere il problema più grande».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Quale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Che puoi essere penalmente innocente, ma non per questo puoi distribuire raccomandazioni “ai famigli” e pensare che il Pd possa avere questo costume e questa immagine».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Affrontare la questione morale - subito - significa riconoscere che un problema esiste anche nel nostro partito, e costituire un codice di autoregolamentazione per cui sia chiaro quel che ora non è: i comportamenti eticamente disdicevoli non sono tollerabili nel nostro partito»&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei vede il Pd a rischio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non considero una tragedia il voto in Abruzzo, e preciso che sulle inchieste bisogna distinguere: non si può mettere insieme Domenici con chi viene beccato a prendere una tangente... ».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Però?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Però c’è un rischio serio. Molti hanno preso il Pd come un contenitore in cui raccogliere le diverse e litigiose correnti».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E non va bene, per lei.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci mancherebbe. La prima cosa che Veltroni deve fare, immediatamente, è togliere di mezzo tutti i conciliaboli e i caminetti tra i dirigenti di partito».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Un partito con molte anime, dicono, ha bisogno di camere di compensazione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ma il caminetto è la morte del nuovo partito! È la rappresentazione plastica e simbolica della maledizione correntizia che sta affogando il Pd, annacquando la sua capacità di progetto».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Vuole una resa dei conti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No. A Walter dico: non bisogna aprire cacce alle streghe! Unirci come un sol uomo, ma a patto che ci sia un segnale di discontinuità forte con il costume che ho appena descritto».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E se questo non accade?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Guardi, non sono un pessimista, ma se rimane in piedi la giungla delle correnti, il rischio concreto è che dopo il voto delle europee, possa saltare tutto».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ovvero?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Che ognuna delle vecchie anime vada per conto suo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Come si sente da «sorvegliato speciale» di Berlusconi, come possibile nuovo leader?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

(ride). «Senta, sono il sindaco di una città che sta in alto a sinistra, come si diceva del Pci sulle schede, e anche un po’ ai margini. Mi sta bene. Faccio il mio lavoro. E sono contento se riesco a salvare il centro ricerche Motorola, o gli operai in cassa integrazione. Del resto non mi importa».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Poi, magari domani sfiderà Berlusconi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Glielo dico come mi viene? Mi pare una bufala pazzesca». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K7RAM&quot;&gt;Il Giornale - Luca Telese&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>STEFANIA PEZZOPANE: «Una sconfitta pesante, i nostri hanno perso fiducia»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/16/stefania-pezzopane/%C2%ABuna-sconfitta-pesante-i-nostri-hanno-perso-fiducia%C2%BB-intervista/382955"></link>
  <updated>2008-12-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382955</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia L'Aquila (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una bruttissima sconfitta». Stefania Pezzopane non ci gira attorno. La presidente della Provincia dell’Aquila dice che «l’interruzione della legislatura con l’arresto di Del Turco e di parte della giunta ha pesato come un macigno per tutta la campagna elettorale», ma al suo partito non risparmia critiche: «Il Pd ha oscillato tra il giustizialismo e l’innocentismo. Ma soprattutto ci vuole un’identità, un progetto per riconquistare la fiducia del nostro elettorato».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
A colpire è la bassa affluenza, eppure non è che le iniziative della campagna elettorale fossero andate tutte deserte: come se lo spiega?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Venivano le truppe dei candidati, ma la gente comune non ha avuto interesse».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E il vostro elettorato più fedele?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In parte è rimasto a casa perché la vicenda Del Turco l’ha ferito nel profondo. E anche noi ci siamo mossi tra molte contraddizioni».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Tipo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In un clima così sfavorevole per la politica, il consiglio regionale ha votato una legge per stabilizzare gli staff dei politici. Era ampiamente prevedibile che la destra, quella che ha cominciato lo scandalo della sanità, si sarebbe messa a fare la moralizzatrice e a dire che si trattava di una legge sbagliata».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ci sono anche responsabilità del Pd a livello nazionale, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il Pd è ancora tramortito dalla sconfitta delle politiche. Manca una netta fisionomia. E anche vicende positive non vengono sviluppate come opportunità: a Trento abbiamo vinto e il giorno dopo già si stava litigando».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
A Trento avete vinto con una coalizione allargata all’Udc, in Abruzzo avete scelto un’altra strada.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Un altro errore. Avremmo potuto e dovuto insistere per aggregare anche l’Udc».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E della scelta di appoggiare il candidato Di Pietro che dice?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Era una strada obbligata, non potevamo fare altro. L’unica alternativa era andare da soli, il che avrebbe disilluso ancora di più il nostro elettorato».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
E adesso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Dobbiamo considerare questo voto una bruttissima parentesi, legata a un contesto tragico come gli arresti della sanità, che il nostro popolo non ha digerito, non vuole digerire ed è giusto che non digerisca».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E perché sia solo una parentesi che bisogna fare, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci vuole un’identità. In questa regione sta esplodendo la questione economica e sociale, le aziende mettono sulla strada i precari, avviano la cassa integrazione e la campagna elettorale è stata invece fatta sotto l’ombra dello scandalo sanità. Il Pd, che deve riscoprire le sue ragioni sociali, non ha puntato su questi che invece erano punti su cui si poteva riannodare un rapporto di fiducia con gli elettori, ha continuato sui costi della politica mentre magari faceva la legge sui portaborse. Non poteva che andare così».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K7BDC&quot;&gt;l'Unità - Simone Collini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>OTTAVIANO DEL TURCO: «Sconfitto chi voleva trasformare il voto in sentenza»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-12-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382954</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Deluso dal Pd e da Walter Veltroni, lontanissimo da Di Pietro, pronto ad abbandonare - ma sembra più che altro una provocazione - la vita politica per dedicarsi alla pittura, e soprattutto preoccupato per il suo Abruzzo, che rischia di «diventare ingovernabile». Ottaviano Del Turco, ex presidente della Regione Abruzzo, dimessosi dopo l’arresto per l’inchiesta sulla sanità regionale, guarda gli ultimi dati sulle elezioni: il candidato del Pdl Gianni Chiodi che si avvia a vincere, la penalizzazione del centrosinistra e l’astensionismo, mai così alto.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Colpa della sua vicenda personale o dell’alleanza di Veltroni con Di Pietro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Questa elezione non ha mobilitato il voto di opinione, è rimasto solo il voto di scambio e di appartenenza. Fatto è che la vera protagonista è stata la mia vicenda giudiziaria. Di Pietro avrebbe messo volentieri una ghigliottina all’Aquila! Ma pensare che gli elettori si precipitassero alle urne, come se fossero tutti membri di una giuria popolare, è una indecente immagine della democrazia. La ragione è che c’è stata una maggioranza che ha governato per tre anni e che, alla fine, ha fatto finta di non averlo fatto».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Per chi ha votato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Come sempre sono stato il primo a votare nel mio seggio e non ho votato Costantini».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Ha scelto Chiodi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Questa è una sua deduzione».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Perché questo suo no al Pd? Perché lo ha abbondonato o perché non ne condivide più gli obiettivi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Io sono una persona normale, la mia dose di autolesionismo è uguale alla sua. Avevo superato di gran lunga il numero delle guance che ho a disposizione».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Non ha più nulla in comune con i democratici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Sono uno dei 45 soci che ha fondato il Pd. A differenza di questa cricca di ”cacicchi” che ora guida il partito e che espelle perfino i soci fondatori come successo con Villari, io socio fondatore non mi espello dal Pd. Mi sono autosospeso».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Visto da un autosospeso, dove sta andando il Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «La tristezza è che non lo sa nessuno. Né Veltroni, né D’Alema, né Rutelli. Più che drammatica - per usare una frase che ha fatto la fortuna di Ennio Flaiano - la situazione è tragica ma non è seria».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Lei ce l’ha con Veltroni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Veltroni ha avuto la fiducia di tutti quando è stato eletto - la mia compresa - ma ha deciso di legare la sorte della sua vicenda politica a un personaggio come Di Pietro. Chi fa una operazione del genere somiglia a quel contadino toscano che mette una volpe a guardia del pollaio».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Gli dà perlomeno dell’ingenuo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «È tutto, meno che ingenuo. Ogni uomo politico, ogni volta che sbaglia, lo fa immaginando di compiere una grande trovata politica. Ma qui siamo di fronte a una tragedia. Ma Veltroni sta perseverando, perché sapeva benissimo che in Abruzzo - stringendo quell’accordo con Di Pietro - ne sarebbe uscito comunque da perdente. Una vittoria di Costantini sarebbe diventata una superba vittoria dell’Idv, una vittoria di Chiodi una sconfitta solo di Veltroni, perché il partito di Di Pietro va avanti lo stesso».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Sarà con il Pdl alle Europee?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Ho sempre detto che è prematuro parlarne, dal che ne è stato dedotto che sarei andato con il centrodestra. Ma io non faccio decidere la fine della mia storia politica da un signore che, in difficoltà con la sua famiglia e con la sua azienda, ha ritenuto di coinvolgere nei suoi guai una ventina di persone».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Come se lo immagina il suo futuro politico?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Come una richiesta di asilo politico per tutti coloro che hanno una storia simile alla mia. Un passato nel sindacato, nel Psi, come ultimo segretario, nell’Antimafia, al governo. Ho la convinzione che questa mia esperienza possa essere ancora utile al Paese. E se c’è qualcuno che la riterrà tale, bene! Altrimenti vado in pensione e comincio la mia seconda esistenza, quella di pittore».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K7DS1&quot;&gt;Il Mattino - Maria Paola Milanesio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>OTTAVIANO DEL TURCO: Lo strappo di Del Turco. «Con il Pdl alle Europee? Ci sto pensando»  -  Colloquio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/14/ottaviano-del-turco/lo-strappo-di-del-turco-%C2%ABcon-il-pdl-alle-europee-ci-sto-pensando%C2%BB-colloquio/382910"></link>
  <updated>2008-12-14T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382910</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Abruzzo (Lista di elezione: SDI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Non voterò Costantini, anzi spero che perda. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Collelongo(l'Aquila) — Il fuoco è acceso, c'è un bel tepore, i vetri delle finestre sono appannati. Sul camino, un geco immobile, dipinto dentro a una cornice. «Ci credo poco, ma dicono che il geco porti fortuna. Così, quando mi scarcerarono e mi ritrovai qui sotto, in cantina, nel mio piccolo laboratorio da pittore dilettante, decisi di realizzarne uno».&lt;br /&gt;

 Ottaviano Del Turco è seduto su una poltrona rossa. La stessa, racconta, dove esattamente cinque mesi fa, la mattina del 14 luglio, lo trovarono i finanzieri venuti per arrestarlo. Lui — ex sindacalista di strettissima osservanza socialista, e poi ex parlamentare, ex presidente della commissione Antimafia, ex ministro delle Finanze — si dimise da Presidente della Regione Abruzzo poche ore dopo.
&lt;p&gt;«E adesso lei è venuto a chiedermi quale sarà il mio voto, in queste elezioni provocate proprio da me, giusto?».&lt;br /&gt;
Giusto.&lt;br /&gt;
 «Non voterò certo per Carlo Costantini, per il dipietrista Costantini. Anzi, mi auguro che perda».&lt;br /&gt;
 C'è qualcosa di disgustato, nel suo tono.&lt;br /&gt;
 «C'è che io non voto per un giustizialista, e non è tanto, mi creda, per la mia condizione, di uomo innocente che aspetta di essere giudicato; quanto, piuttosto, per la mia cultura. E poi, sa, questo Di Pietro ogni giorno diventa sempre più di destra, e io sono un socialista...».&lt;br /&gt;
 La procura di Pescara, che recentemente ha chiesto una proroga delle indagini fino ad aprile — Del Turco, nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità privata, è accusato di aver preso tangenti per 5 milioni e 800 mila euro — gli ha concesso un permesso speciale per venire a votare: in realtà, ha l'obbligo di residenza nella sua abitazione romana.&lt;br /&gt;
 «E ora no, non stia a chiedermi se voterò per Chiodi...».&lt;br /&gt;
 Voterà per Chiodi, il candidato del Pdl?&lt;br /&gt;
 «Non glielo dico. Però le dico che non dimentico ciò che Berlusconi disse un paio di giorni dopo il mio arresto».&lt;br /&gt;
 Può ricordarlo ai lettori?&lt;br /&gt;
 «Disse che non solo mi conosceva, e bene, ma che era anche certo della mia innocenza. E mentre lui diceva questo, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione di carattere generale, com'è suo costume, ammonì contro la spettacolarizzazione degli arresti...».&lt;br /&gt;
 E il Pd?&lt;br /&gt;
 «Purtroppo, pur essendo io tra i suoi 45 soci fondatori, il Pd scelse invece la via dell'omertà... Per giorni, nessuno osò dire mezza parola su di me. Ebbi la netta sensazione di essere trattato come un delinquente».&lt;br /&gt;
 Ora voi leggete queste frasi, e magari vi immaginate un Del Turco teso, nervoso, preoccupato. Proprio per niente. E' rilassato nella sua convinzione di innocenza, nel suo cardigan blu, mentre chiede — ospitale, lui che è astemio — se a questo punto della chiacchierata ci stia bene un sorso di grappa.&lt;br /&gt;
 «La grappa no? Ma allora guardi queste ciambelline al vino...».&lt;br /&gt;
 Senta, Del Turco: lei è molto arrabbiato con Veltroni e...&lt;br /&gt;
 «No, aspetti: non arrabbiato, deluso. Ha ucciso un partito appena nato e con me si è comportato in un modo che non sto nemmeno a dirle».&lt;br /&gt;
 No, scusi, lo spieghi questo modo.&lt;br /&gt;
 «In cinque mesi non l'ho mai sentito. Mai. Non una telefonata, un sms, un bigliettino. Le sembra normale?». &lt;br /&gt;
Mentre altri...&lt;br /&gt;
 «Altri sì. Sia da destra, che da sinistra. Un mucchio di telefonate belle, affettuose, garantiste».&lt;br /&gt;
 La più bella?&lt;br /&gt;
 «Quella di Francesco Cossiga».
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Torniamo a Veltroni: lei ha una straordinaria possibilità per vendicarsi del suo silenzio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Sarebbe?».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Accettare la candidatura nel Pdl alle prossime elezioni europee.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «L'ho letta, questa ipotesi. Sembra che qualche esponente del rango di Cicchitto e Sacconi stia pensando, effettivamente, a me».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; E lei?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Direi che è un poco prematuro fare questi discorsi... certo...».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Certo?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Io tornerò a fare politica ovunque sia possibile farlo da riformista».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Anche nel Pdl?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Guardi che il Pdl non è schiacciato, come si tende a dire, dal peso di Berlusconi... Perché nel Pdl, per esempio, davanti a una questione come quella della riforma della Giustizia, c'è dialettica, c'è spazio per le idee, c'è...».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Va bene, onorevole. Capito. Cambiamo argomento. Torniamo alle elezioni. Chi vince, qui in Abruzzo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Posso dirle chi perde di sicuro».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Chi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Veltroni».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Lo detesta, eh?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «No. Faccio un ragionamento. Posso?».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Prego.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Se, come dicono molti giornali, vincerà Chiodi, a perdere sarà chiaramente lui, Veltroni».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; E se invece vincesse Costantini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Sarebbe sempre Veltroni, il grande sconfitto. Perché, per tutti, l'artefice della vittoria sarebbe Di Pietro».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Saranno stati cinque mesi tremendi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Ho tenuto anche pensando a mio padre Giovanni, un vecchio bracciante socialista».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Il momento più brutto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Quando i miei due nipotini vennero a trovarmi nel carcere di Sulmona. Scoppiarono a piangere e io, beh...». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_14/del_turco_europee_47557062-c9b5-11dd-9bd9-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera.it - Fabrizio Roncone&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Carlo COSTANTINI: «L'Abruzzo non ha bisogno dell'elemosina di Berlusconi»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/14/carlo-costantini/%C2%ABlabruzzo-non-ha-bisogno-dellelemosina-di-berlusconi%C2%BB-intervista/382908"></link>
  <updated>2008-12-14T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382908</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Da governatore dell’Abruzzo, «fin da martedì», chiederebbe a Berlusconi di mantenere le «molteplici promesse» sbandierate in campagna elettorale. «Lui è il premier di tutti gli italiani - ricorda - e non solo di chi vota per la sua parte». Carlo Costantini, 46 anni, esponente dell’Idv al quale il centrosinistra affida il compito di far dimenticare Del Turco. Sindaco di San Giovanni Teatino dal 1997, già «della componente prodiana dei popolari», Costantini conobbe Di Pietro nella stagione dell’Asinello.&lt;br /&gt;


L'adesione alla Margherita, poi, e infine, due anni fa, il riavvicinamento all’ex pm. «La campagna elettorale risultava in salita, ma adesso sono carico di fiducia - spiega - passeggiando per Pescara - abbiamo messo in campo un'azione di rinnovamento fortissima, abbiamo recuperato una quota importante di credibilità».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Archiviato il caso Del Turco?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Se le responsabilità penali dei singoli verranno valutate dai magistrati, quelle politiche sono tutte del centrodestra. La spesa sanitaria in Abruzzo è raddoppiata con la Cdl. Tra il 2000 e il 2005 si è determinato un grave dissesto finanziario. Le inchieste hanno coinvolto pesantemente anche il centrodestra. Abbiamo chiesto all’elettorato di centrosinistra di liberarsi dei sensi di colpa».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma non teme l'astensionismo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Forse andrà a votare meno gente, ma non credo che si determineranno per noi conseguenze devastanti. Avverto, anzi, un grande recupero».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come si rifletterà sul voto la competizione tra Idv e Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il 95% della mia campagna elettorale è stato segnato dalla partecipazione ad iniziative del Pd e degli altri partiti del centrosinistra. Ho cercato di rappresentare in pieno la mia funzione di leader della coalizione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Peserà più la «questione morale» o la crisi economica che investe l'Abruzzo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il centrosinistra si presenta con le carte in regola, con candidature pulite e libere da problemi con la giustizia. Abbiamo messo in campo proposte rigorose per tagliare i costi della politica. L’eliminazione delle pensioni dei consiglieri regionali, per esempio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Aziende in difficoltà, ricorso alla cassa integrazione, disoccupazione. Tutto questo come influirà sul voto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Berlusconi è venuto in Abruzzo quattro volte e qui si sono fatti vedere numerosi ministri. Nessuno ha speso una parola sulla crisi»&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E la Regione governata da Costantini cosa potrebbe fare per fronteggiare la crisi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Potrebbe fare molto per la grande industria, che deve rimanere in Abruzzo. Bisogna incrementare la ricerca e l'innovazione tecnologica e la Regione può dare una mano consistente. C’è poi il sistema della piccola impresa che soffre per mancanza di liquidità. Possiamo intervenire attraverso il meccanismo dei Confidi, opportunamente ristrutturato, sprigionando una nuova liquidità pari a 500 milioni di euro. Sul fronte dei lavoratori, poi, bisogna estendere gli ammortizzatori sociali ad aziende con meno di 14 dipendenti e introdurre sussidi per i precari».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il suo avversario Pdl, Gianni Chiodi, sostiene che, in accordo con Alemanno, si potrebbero realizzare zone industriali utili alla Capitale…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Fanno proposte legate all’appartenenza politica. Un po’ come dire che siccome c'è Berlusconi &quot;il governo mi manda i soldi&quot;, siccome c'è Alemanno &quot;faccio intese con lui&quot;. I rapporti con Roma prescindono dal candidato del centrodestra e sono un obiettivo storico dell'Abruzzo. Riguardano, ad esempio, gli accessi alla Capitale, le ferrovie da migliorare e i collegamenti stradali e autostradali che costituiscono una barriera per noi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ha visto su YouTube le promesse di lavoro di Chiodi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Berlusconi, in fondo, ha fatto la stessa cosa, è venuto qui a dire che se dovesse vincere il candidato Pdl restituirebbe i soldi alla regione, gli stessi che ci aveva tolti. Frattini ha promesso un evento legato al G8. Quagliarello ha fatto capire ai tifosi del Pescara che se dovessero votare Pdl verrà evitato il fallimento della squadra. Una campagna elettorale incentrata sul modello della bancarella di Chiodi: portami il curriculum, vota per noi e poi ti faremo sapere. No. L'Abruzzo non merita elemosine, ha diritto al rispetto e allo sviluppo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=74213&quot;&gt;l'Unità - Ninni Andriolo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giacomo MANCINI: Ai socialisti: “Venite con me nel Pdl”  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/11/20/giacomo-mancini/ai-socialisti-%E2%80%9Cvenite-con-me-nel-pdl%E2%80%9D-intervista/382189"></link>
  <updated>2008-11-20T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382189</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Cosenza (CS) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L’ex deputato cosentino sceglie Berlusconi. “Sto con chi fa le riforme”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giacomo Mancini, 36 anni e già due volte deputato, ha un cognome nel Pantheon della sinistra che l’accompagna con amarezza verso la scelta di campo di questi giorni. L’esponente socialista cosentino ha rotto gli indugi: “Entro nel Popolo della Libertà, insieme a tanti socialisti, giovani e meno giovani, che hanno apprezzato il mio gesto e che mi seguono con un entusiasmo che la dice lunga”. E’ un terremoto che dalla Calabria arriva a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Mancini con il Pdl, ma il suo nome è legato alla storia della sinistra.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Era una sinistra in cui militavano De Martino, Pertini, Saragat. Non certo Di Pietro, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti. Se la sinistra è questa, io sono di destra. Ritengo però che il mio percorso sia coerente: siamo in un sistema bipartitico, non bipolare, e per un socialista è coerente stare dalla parte di chi fa le riforme e non da chi alimenta i livori di piazza.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Com’è il Pdl, visto da chi vi approda da sinistra?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Una casa molto accogliente. E’ lo stile importante che ha lanciato Berlusconi, quello della casa comune dove costruire un nuovo soggetto politico al quale tante culture diverse devono dare linfa. Sia le forze che sin dal 1994 gli hanno dato un contributo, sia i nuovi compagni di strada, che rispetto alle scelte scellerate di Veltroni di inseguire Di Pietro capiscono che i riformisti non possono che seguire il progetto di Berlusconi.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sono diversi i socialisti con cui si ritrova nel Pdl.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Ce ne sono tanti di socialisti al Governo: il ministro Sacconi, il ministro Brunetta, Margherita Boniver e lo stesso Cicchitto… Ma devo dire la verità, è Denis Verdini che ho trovato particolarmente sensibile. Perché al di là della presenza socialista c’è una politica riformista.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi l’ha colpita di più?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Vado controcorrente: mi piace molto la riforma del ministro Gelmini. Presenta con questa sua riforma degli spunti importanti di riformismo autentico. I socialisti non possono che stare con lei che ha ragione su tutta la linea: va contro chi garantisce privilegi per i vecchi baroni e penalizza gli studenti.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Cosa contesta alla nuova dirigenza socialista?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Di non avere capacità, di non avere progetto, di non avere strategia. Non proprio dettagli, messi insieme, quando si deve fare un soggetto politico. Non parlo per me, sia chiaro: se avessi avuto un obiettivo di ambizione personale avrei parlato ben prima con il Cavaliere. Prima dell’inevitabile schianto elettorale del Ps, per intenderci. Ma ho ponderato con calma le ragioni della scomparsa politica del mio partito: Veltroni ha scelto Di Pietro e ha lasciato a casa i socialisti. Oggi la nuova dirigenza socialista ha deciso di confluire all’interno del Pd. Auguro a tutti loro buona fortuna, ma io ritengo di essere su una linea di perfetta coerenza. Io non vado con il cappello in mano da Veltroni e Di Pietro e forse non è un caso che in tantissimi mi seguono in questa scelta.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;A partire dalla sua Calabria.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

La Calabria rappresenta il fallimento delle culture di governo del Partito Democratico. Le forze che oggi compongono il Pd hanno raccolto un ampio consenso nel 2005, ma hanno già ampiamente tradito la fiducia degli elettori. La Calabria è oggi più povera, più sporca, più insicura di quattro anni fa. C’è bisogno di una svolta vera, come quella di chi ha ripulito Napoli e i rifiuti. In questa sfida io darò il mio contributo.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E poi c’è l’Abruzzo. Dove si vota presto…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Un altro caso emblematico, l’Abruzzo. Dove i socialisti che hanno seguito Del Turco sono stati fagocitati nel Pd, poi tacitati, quindi umiliati secondo un copione già noto. Cos’è successo con Del Turco? Che rispetto all’indagine della magistratura, inconcludente, non c’è stato un esponente del Pd che abbia preso le sue difese: il partito dei magistrati rimane quello. Gli sono stati comminati gli arresti in carcere, poi a casa, e a oggi non c’è l’ombra del corpo del reato. Lo scioglimento del Consiglio Regionale non può essere seguito dalla genuflessione dei socialisti a Di Pietro e a Veltroni così.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come vede il suo impegno nel futuro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Io sono l’ultimo arrivato e lavorerò con grande umiltà alla costruzione di un partito che possa rappresentare tutti i moderati e i riformisti italiani. Noto con piacere che Berlusconi nelle sue scelte sta puntando ad una nuova generazione. Ci sono tanti giovani ministri, l’età media dei dirigenti azzurri è bassa, mentre le oligarchie del Pd tutelano i soliti noti, cioè loro stessi, nel Pdl c’è un ricambio e un investimento generazionale.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JXOK0&quot;&gt;l'Opinione - Aldo Torchiaro&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>WALTER VELTRONI: «Con la scuola è finita la luna di miele del governo»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/30/walter-veltroni/%C2%ABcon-la-scuola-%C3%A8-finita-la-luna-di-miele-del-governo%C2%BB-intervista/381841"></link>
  <updated>2008-10-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381841</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
È finita la luna di
miele tra governo
e paese». «È finita
sulla scuola, e sui
primi effetti di
questa drammatica
crisi economica
e sociale che
sta impoverendo il paese». Dopo
la grande manifestazione di sabato,
che ha visto sfilare «un moderno
riformismo di massa», Walter
Veltroni parla per un’ora al forum
con la redazione dell’Unità. Sia sulla
scuola che sull’economia - dice
il segretario - l’esecutivo sbaglia a
non ascoltare la voce della società
e dell’opposizione: «Noi andremo
avanti con il referendum sulla riforma Gelmini
e con le nostre proposte
a favore dei redditi e delle
piccole e medie imprese».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Segretario, partiamo dall’analisi di
questafase.C’èstata la grande manifestazione
del Circo Massimo, c’è
questo movimento degli studenti
che non è catalogabile o imbrigliabile.
In che situazione ci troviamo e
quale è la rotta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Intanto vorrei farvi complimenti
non rituali per questa nuova Unità.
Avete fatto una radicale innovazione,
il successo del giornale è importante,
come la sua autonomia politica
e intellettuale. Spero che valga
per l’Unità quel che dovrebbe valere
per il partito democratico, ossia che
il coraggio del nuovo venga sempre
premiato. Il futuro è sempre più rischioso,
ma è l’unico posto dove possiamo
andare. Dove siamo? In una
situazione che ha fatto saltare tutte
le diagnosi, spesso a cavallo tra analisi
politica e gossip. Fino adieci giorni
fa sembrava che il governo fosse
l’incredibile Hulk e che oltre questo
non ci fosse nulla. Adesso sta emergendo
la verità. Lo stato di grazia derivava
dal contesto internazionale,
dove c’è un generale spostamento a
destra, e da quel credito naturale
che viene dopo una vittoria elettorale.
Ma adesso è finita la luna di miele.
È finita sulla scuola, come quella
di Prodi con gli elettori finì sull’indulto.
Con la differenza che loro l’indulto
lo votarono, mentre noi sulla
scuola abbiamo fatto una fortissima
opposizione. La scuola è qualcosa
che ha chiamato in causa milioni di
famiglie, l’errore più grave del governo
è stato scambiare questa protesta
per una fenomeno politicamente
eterodiretto. Non ha capito
che è una protesta di fondo della società
che si sente minacciata in una
delle ultime cose nelle quali si riconosce,
ossia un sistema scolastico e
formativo, che può essere migliorato,
ma non smantellato. A questo si
aggiunga la drammatica crisi economica
che il paese vive. Berlusconi ha
fastidio di tutto ciò che non è una
buona notizia, perché pensa che il
suo permanere a Palazzo Chigi sia
di per sé una buona notizia, ma la
realtà è che il paese è in una situazione
che io non ricordo così drammatica.
C’è una precipitare delle condizioni
delle classi medie, le imprese
non vanno avanti, la finanza pubblica
non va bene. La manifestazione
ha dimostrato che sbaglia chi guarda
alle cose del Pd in un ottica tutta
interna, la realtà è diversa dalla sua
rappresentazione, e se il centrosinistra
e i suoi dirigenti non lo capiranno
non si andrà lontano. La manifestazione
ha fatto fare un bagno nella
realtà a tutti. Per la terza volta il
popolo democratico ci ha mandato
un messaggio. Lo ha fatto con le primarie,
poi con la campagna elettorale,
infine con la manifestazione. Uso
non per caso l’espressione &quot;popolo
democratico&quot;. Stiamo facendo una
cosa che non ha paragoni nella storia
italiana, tanto è vero che gli altri
non riescono a farla. Qualcuno può
dire che esiste il partito del popolo
delle libertà? Il nostro non è più un
popolo di ex, ha un’identità, un’appartenenza,
c’erano solo bandiere
del partito democratiche e quest’orgoglio
di se' dopo 12 mesi dalla fondazione
ha qualcosa di prodigioso.
È la conferma che in politica solo cercando
il nuovo si ottengono risultati
importanti».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;C’è il rischio del pensiero unico, di
un’informazione schierata col governo?&lt;/b&gt;
&lt;b&gt;Come può sopravvivere il Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Pensiero unico è un’espressione
che uso da tempo. Siamo in una fase
nella quale il rapporto tra il governo
e i poteri ha cambiato la geografia
dell’informazione italiana. Anche i
giornalisti dovrebbero riflettere su
questo. Non sono tra quelli che si lamentano
dei giornali però certe volte
si prova imbarazzo nel vedere che
a chi ha il potere si concedono cose
che non erano concesse ad altri nel
passato.Berlusconi ha detto nel pieno
della tempesta finanziaria cose
incredibili, ha invitato ad acquistare
azioni di questo o quello, ha detto
che lapubblicità deve andare alla televisione
non pubblica, che poi vuol
dire la sua. C’è un commentatore di
origine liberale che abbia preso la
penna in mano per scrivere qualcosa?
Come reagire? Con la realtà, le
iniziative, la presenza sul territorio.
La manifestazione, per quanto abbiano provato
a sminuirla, non sono
riusciti a nasconderla. Tutti hanno
visto. E poi i nostri strumenti: la giovane
Youdem ha fatto 150mila contatti
nel giorno della manifestazione.
E poi ci sono tutti gli strumenti
nuovi, a cominciare da Facebook.
Faremo un incontro con tutto questo
popolo che ci contatta. Poi c’è un
problema di linguaggio: non è un caso
che dal palco del Circo Massimo
io non abbia detto una parola sulla
&quot;politica&quot;, quella fatta di allusioni o
messaggi interni. Noi dobbiamo parlare
il linguaggio dei problemi della
gente, ma non avendo paura di ciò
che siamo. Sull’immigrazione, tanto
per fare un esempio, noi non possiamo
assecondare la Destra».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Infastidito dalla presenza di più televisioni
che fanno riferimento al partito
democratico?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No, più ce ne sono e meglio è».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Il congresso non era meglio anticiparlo
alla primavera del 2009?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No, se noi invece di fare la manifestazione
o la battaglia sulla scuola
fossimo stati chiusi a discutere,
avremmo sbagliato. Noi siamo una
grande macchina di democrazia, ad
esempio facciamo le primarie per
ogni candidato e siamo gli unici a
farlo, ma in un partito il dibattito dev’essere
un mezzo non il fine. Un
partito non sta insieme perché discute,
ma discute perché poi può cercare
consenso. Preferisco chi sa parlare
alla gente a tanti che sanno parlare
solo in riunioni interne».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Le primarie sono un metodo che mette
in difficoltà il partito? Ci sono resistenze?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Noi dobbiamo decidere che fare.
Se si fanno le primarie, non possiamo
pensare di farle come facevamo
prima le vecchie scelte. L’importante
è che tutti partecipino con lo spirito
giusto, con lealtà e sobrietà. Ma
non si può dire, facciamole, però abbiamo
già deciso il candidato...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Possiamo dire che sulla scuola anche
il centrosinistra ha investito poco? E
cosa farebbe se lei fosse al governo?
A questi giovani che cosa dice?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sulla scuola il centrosinistra ha fatto
tentativi di riforma, ma ci sono
state molte resistenze, soprattutto
tra gli alleati. È la conferma che serve un forte
partito riformista che imponga
le scelte. Il riformismo non è
la versione bene educata della tradizione
o una forma di moderatismo,
è cambiamento radicale. Il moderatismo
nasce dal bisogno di legittimazione,
dalla confusione politico programmatica.
La coesione di un’ispirazione
riformista fa la qualità dell’azione
politica. Ma scuola e formazione,
insieme all’ambiente e alle politiche
per la crescita, sono le tre questioni
sulle quali ungoverno riformista
può permettere un cambio di
passo al paese. Il centrosinistra non
l’ha fatto in passato, io al Circo Massimomi
sono impegnato a aumentare
progressivamente del 50% le risorse
per l'Università. Abbiamo presentato
le nostre proposte, basate
su valutazione, autonomia, merito.
Poi noi dobbiamo investire sulla capacità
di scelta dei ragazzi.C’è il problema
della loro responsabilizzazione.
Un ragazzo di 16 anni è maturo
per decidere il proprio piano di studi?
Noi crediamo di sì. Cosa diciamo
ai ragazzi adesso? Che facciamo il
referendum non solo sul decreto
Gelmini ma su tutte le parti abrogabili
di misure che si riferiscono alla
scuola. Vogliamo che sia il referendum di
una grande coalizione di forze
sociali della scuola e della società
civile, non solo della politica. Questi
ragazzi hanno bisogno di risposte alle
loro domande e se nella società si
riapre un po'di sana febbre civile e
intellettuale questo fa bene al paese.
Se gli studenti sentono in assemblea
la lezione di filosofia, questo dovrebbe
essere salutato da un governo
civile come un fatto positivo. Mi
preoccupo di più se i ragazzi stanno
fermi in casa a vedere la televisione,
invece che in piazza a occuparsi
del loro destino».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il Pd non dovrebbe dire &quot;scuola pubblica
prima di tutto&quot;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Noi stiamo a quello che dice la Costituzione.
La centralità della scuola
pubblica è un valore assoluto da difendere,
ma dobbiamo considerare
anche la funzione che hanno certe
scuole private in molte parti del Paese.
Oggi Berlusconi ha gettato benzina
sul fuoco, dicendo che &quot;i tagli
alle scuole private sono sbagliati&quot;,
senza aggiungere che lo sono anche
quelli della scuola pubblica».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il capo del governo anche sulla legge elettorale europea dice:
o si fa come
dico io o non si cambia. Quale è
la posizione del Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Se Berlusconi lancia ultimatum,
io rispondo: resta tutto così come
è. Se l'alternativa è togliere le preferenze
e portare lo sbarramento
al 5%, per noi può restare tutto come
è. La verità è che Berlusconi ha
paura: sa che se restano le preferenze
lui di Fi a Strasburgo non ne
porta quasi nessuno, li porta tutti
An che è un partito strutturato. È
la conferma che il Pdl non esiste.
Per le elezioni politiche si sa come
la penso: ritengo necessari i collegi
uninominali con le primarie per
legge, ma non solo per noi, per tutti.
Per questo riteniamo che l’idea
di togliere le preferenze non vada
bene e faremo una battaglia per difenderle
fino in fondo. Alzare lo
sbarramento al 5%, inoltre, è una
misura per la governabilità: che
senso ha inserirla alle europee?
L’unico spiegazione è che Berlusconi
vuole &quot;far fuori&quot; Pierferdinando
Casini.Come al solito i suoi interessi
personali, di partito in questo caso,
prevalgono su tutto il resto».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sulla vigilanza Rai come è possibile
sbloccare lo stallo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non si è mai visto che la maggioranza
possa dire che un esponente
politico di un gruppo parlamentare
non può fare il presidente della
Vigilanza perché appartiene ad un
determinato partito. Berlusconi dice
no a Orlando perché è dell’Idv.
Questa è una cosa democraticamente
inaccettabile. Per quanto
mi riguarda possiamo stare sei mesi,
due anni senza votare. È un fatto
di principi e sui principi non si
arretra».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La conferenza programmatica del
partito sarà un’occasione per discutere
i nuovi assetti, per togliere il
&quot;tappo&quot;, come ha detto Bettini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il popolo delle primarie e del Circo
Massimo ci chiede di continuare
l’innovazione politica, dimostrando
di essere una squadra. Organizzare
la manifestazione di sabato
scorso non è stato semplice,
qualcuno riteneva che non bisognasse
farla, i fatti ci hanno dato
ragione. Il nostro popolo ha capito
che c’è un filo che lega il Lingotto
al Circo Massimo e non vuole che
si spezzi. L’innovazione non è solo
un fatto generazionale, è anche
questo, ma ci sono tanti quadri di
primissimo livello che noi dobbiamo
valorizzare. Sento parlare di
&quot;pulizia etnica&quot;: il termine mi fa orrore,
non appartiene al partito di cui
sono segretario. Semmai ho il difetto
opposto: non sono tanto ruvido
quanto dovrei essere. Sono convinto
che in questo partito la pluralità
delle idee è una ricchezza, ma ci vuole
più coesione e unità».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
I rapporti con Di Pietro, all’indomani
dell'accordo in Abruzzo, come sono?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;

«Di Pietro ha firmato un programma,
dopo le elezioni ha fatto un suo
gruppo parlamentare, ha iniziato a
fare opposizione in un certo modo,
ma detto questo non ci sto al giochetto
&quot;con Di Pietro o con Casini&quot;. Ci si
confronta sui fatti, sulle iniziative
che di volta in volta si devono portare
avanti partendo dal fatto che siamo
tutti opposizione».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Avendo deciso di condividere con Di
Pietro il referendum sulla scuola, cosa succederà rispetto alle
altre consultazioni,
il lodo Alfano e la legge elettorale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sul lodo Alfano è in corso il vaglio
della Corte Costituzionale, a quello
ci atteniamo, è noto che abbiamo
sollevato il problema in Parlamento.
Adesso aspettiamo. Quanto alla
legge elettorale non credo sia il problema
principale per gli italiani. Noi
non siamo gente che fa i referendum
facilmente, se l’abbiamo fatto
sulla scuola è perché lo riteniamo
paradigmatico di due concezioni
del futuro del paese e anche di due
modi di governare».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il governo ombra viene criticato da
molti. Lei che bilancio fa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Stiamo raccogliendo in un volume
tutto quello che il governo ombra
ha prodotto. Ha fatto un gigantesco
lavoro programmatico, anticipando
il governo su molti temi, dalle intercettazioni,
all’economia, all’università.
Il circuito mediatico lo ha ignorato.
Quando abbiamo presentato i
dieci punti di integrazione del provvedimento
finanziario che cosa è
uscito sui giornali? Gli stessi che
non pubblicano le notizie ci rimproverano
di non avere proposte politiche.
È il comma 22 dell’esercito americano...&lt;br /&gt;

Mi rendo conto che il lavoro
di proposta che facciamo appassiona
meno delle mie battute su Di
Pietro, ma non può essere ignorato.
Se non ci fosse stato il governo ombra
ci sarebbero state le sezioni di
lavoro del partito: preferisco avere
delle persone autorevoli che vanno
in televisione, che hanno stabilito
un antagonismo col ministro reale.
Bisogna spezzare questa dimensione mediatica
secondo la quale le proposte
sono molto meno accattivanti
delle polemiche».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Quando lei annunciò il governo ombra
il premier si congratulò e promise
di consultarlo sui grandi temi. Quante
volte è successo fino ad oggi&lt;/b&gt;&lt;b&gt;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Zero».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;In che misura gli apparati locali bloccano
il rinnovamento del partito e fino
a quanto può intervenire il partito
centrale? Il riferimento è ad Ottaviano Del
Turco, che non risponde al magistrato
e va in televisione o parla ai
giornali, proprio come accade nel Pdl.
Una persona che si comporta così
può stare nel suo partito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Le cose si sono chiarite quando Del
Turco, quelle poche volte che ha parlato,
lo ha fatto contro il Partito democratico,
in particolare contro di
me. Per me un cittadino è colpevole
al terzo grado di giudizio, fino a
quel momento è innocente. Dopodiché
entrano in gioco l'opportunità e
la sensibilità politica di ciascuno. Sono
un garantista, ma sono anche interessato
a che la mia famiglia politica
abbia determinati valori, tra cui il
rispetto delle regole. Se un magistrato
ti chiede di dire ciò che sai di una
vicenda lo devi dire a lui».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Il Pd in quale famiglia europea si collocherà?
C'è un tentativo nei partiti socialisti
e nei partiti democratici europei
di trasformare il loro nome in una
formula più ecumenica. Come pensa
si possa risolvere questo dibattito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In Europa ci sono dei partiti socialisti,
liberali, partiti popolari. Il Ppe ha
modificato nel corso degli ultimi anni
la sua identità, è diventato un partito
che raggruppa molte forze diverse,
anche lontane dalla tradizione cattolico-
democratica, come Berlusconi.&lt;br /&gt;


Il partito socialista dovrebbe fare
un percorso analogo, nel 1996 dissi
che si dovesse chiamare internazionale
dei socialisti e dei democratici.
Non fu una proposta molto condivisa:
adesso si arriva lì ed è un fatto
positivo.&lt;br /&gt;

Quale sarà la nostra collocazione
nel Parlamento europeo lo vedremo
sulla base di molti elementi.
L’importante adesso è enfatizzare
la nostra identità, siamo un partito
democratico, spero che le elezioni
americane diano la percezione del
fatto che quella è l’identità più forte
per rispondere alle sfide del nuovo
Millennio. Questo ci consentirà, sottolineando
la nostra identità, di
avere rapporti di relazione con le
diverse famiglie politiche la cui intensità
vedremo in corso d’opera.
Più le famiglie politiche si apriranno
al nuovo, più questi rapporti politici
saranno facili».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La difesa dei diritti umani e la difesa
del mondo: sono due temi che spesso
collidono.Come in Iran, per esempio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non è più solamente un problema
che riguarda quel grappolo di paesi
a cui va immediatamente la nostra
memoria, cioè quelli dove c’è una
più evidente violazione dei diritti
umani. Questo rischia di essere un
trend di tutti i sistemi di governo in
una società che richiede velocità di
decisione.
Il rischio di uno scambio tra decisione
e democrazia è un rischio molto
forte, che io avverto come tale non
solo per l’Italia, perché c’è anche in
Italia, ma per tanti altri paesi dove
la stessa fenomenologia si sta delineando.
Ci vuole una elevatissima
capacità di iniziativa politica da parte
del mondo, da parte di tutti noi.&lt;br /&gt;

Berlinguer usò l’espressione &quot;governo
mondiale&quot; nel 1975, c’era ancora
il mondo diviso in blocchi, Usa e
Unione Sovietica. Quel leader usò
l’espressione &quot;governo mondiale&quot;,
fu preso per un visionario, ma aveva
ragione lui, malgrado in quel momento
non potesse immaginare cosa
sarebbe stato il dibattito sul clima,
sulla crisi finanziaria mondiale.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Oggi la domanda che ci dobbiamo
porre è questa: si può avere la globalizzazione
senza il governo mondiale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Credo proprio di no. Il governo
mondiale può dire all’Iran ciò che
non è giusto che dicano i singoli paesi.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cosa deve diventare il G8?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Il G8 è una caricatura ormai, non
può continuare così. Per essere davvero
incisivo deve cambiare profondamente,
diventare un posto dove
siedano i grandi paesi emergenti
del mondo con i quali si deve avviare
un processo di acquisizione di
comportamenti e regole che tutti
devono adottare per poter stare in
quella comunità. Per realizzare
questo è necessaria una grandissima
capacità multipolare, non l’unipolarismo
degli ultimi dieci anni.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;A cosa può servire la vittoria di Barack
Obama?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Spero che la vittoria di Barak Obama
agisca anche in questo senso,
perché l’America tornerà ad essere
multipolare e tornerà a predisporsi
ad un’idea di risposta ai temi ambientali,
sociali e finanziari in termini
di governo globale si apriranno
opportunità per tutti».&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Il popolo democratico al Circo
Massimo per la terza volta ci ha
mandato un messaggio: di non fermarci
nel cammino dell’innovazione.
In politica soltanto cercando il
nuovo si ottengono risultati importanti.
Non ci sto al pensiero unico
del sondaggio: si deve avere il coraggio
di dire quello che si pensa.
Se avessi guardato i sondaggi
sull’immigrazione dal palco non
avrei dovuto parlare di inclusione e integrazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Walter Veltroni&lt;br /&gt;




&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JPK52&quot;&gt;l'Unità - Bruno Miserendino/Maria Zegarelli&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>OTTAVIANO DEL TURCO: «Meglio Berlusconi di questo Pd: mi hanno trattato da delinquente»  -  Colloquio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/21/ottaviano-del-turco/%C2%ABmeglio-berlusconi-di-questo-pd-mi-hanno-trattato-da-delinquente%C2%BB-colloquio/375818"></link>
  <updated>2008-10-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>375818</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Abruzzo (Lista di elezione: SDI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Io sono un fondatore del Pd. Per il Pd ho pagato un prezzo: ho rotto con i compagni socialisti, amici di una vita, Boselli, Villetti, Intini. Ora vedo i loro sorrisetti. Capisco che mi stanno dicendo: ti avevamo avvisato, non fidarti dei comunisti. E capisco che avevano ragione loro». Ottaviano Del Turco ha ancora qualcosa da dire. «Del resto, sono stato zitto per cento giorni». Ha sotto mano i ritagli dei giornali, con le reazioni alla sua intervista a Vespa. Ancora nessuna traccia della solidarietà che attendeva dal Pd. «Leggo invece che l'Unità si schiera con la procura. E adombra che io vorrei candidarmi alle Europee con la destra. Questo è troppo. Agnosco stilum: è il consueto escamotage della scuola comunista. Quando vuoi scaricare qualcuno, lo additi come uno che sta per tradire. Forse è il momento che io racconti come si sono comportati i dirigenti del mio partito, mentre io stavo in galera». «Sono stato trattato come un delinquente abituale. La linea di Veltroni è stata identica a quella di Di Pietro; al punto che non capisco perché alle prossime regionali il Pd non sostenga il suo candidato, Costantini. Non una parola in mia difesa. Non pretendevo un trattamento di favore; solo il minimo che spetta non dico a un militante del Pd, ma a un qualsiasi cittadino.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

La presunzione d'innocenza, le garanzie costituzionali: nulla. Tra me e Angelini, il mio accusatore, Vetroni ha scelto Angelini. La verità è che per le due culture fondative del Pd, il postcomunismo e il cattolicesimo democratico, il garantismo non significa niente. Preferiscono nascondere la coperta sporca sotto il letto. Quando il &quot;pentito&quot; Angelini nell'incidente probatorio ha chiamato in causa Fassino, subito Franceschini, veloce come una lepre, è intervenuto in difesa dell'onore dell'ex segretario Ds. Giusto. Ma l'onore di Del Turco, vecchio socialista, sindacalista Cgil, presidente dell'Antimafia, il mio onore non vale nulla? Il giorno in cui sono stato scarcerato, dei diessini abruzzesi non mi ha chiamato nessuno ». «Certo, qualche colpo di telefono in questi mesi è arrivato». Da chi? «Amici di D'Alema». Latorre? «Non mi faccia dire i nomi, non vorrei indicarli alla punizione del partito. Io so bene che D'Alema non la pensa come Veltroni, sulla mia vicenda e più in genere sui rapporti tra politica e magistratura. Ma è rimasto anche lui in silenzio. Questo significa che il Pd non può permettersi di dire una sola parola contro le procure. Veltroni mi ricorda la vecchia gag di Sordi. Suona il telefono, una voce dice: &quot;Parlo con il numero 874975?&quot;. E Sordi: &quot;Mortacci tua, n'avessi indovinato uno!&quot;. Ecco, questo è Veltroni: non ne indovina una. Per tacere di quel tizio sovrappeso....». Bettini? «Ho rimosso il nome».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



 

Neanche lei Del Turco è mai stato magro. «Ora sì. In carcere ho perso nove chili. Non che si mangiasse male, anzi. E' che il cibo, piacevole ossessione in altri momenti della mia vita, non aveva più alcuna importanza. Pensavo solo a difendere la mia dignità. E a leggere. Ho ripreso i classici della mia giovinezza, e ho scoperto che a 65 anni i libri appaiono capovolti rispetto a quando ne avevi venti. Il Giovane Holden, che mi aveva entusiasmato, ora mi appare inutile. Addio alle armi, che avevo letto con sufficienza, è un libro straordinario. Le ultime quindici righe, quando lui trattenuto da due infermiere vuole affrontare il medico dopo che ha Obbligo di dimora Ottaviano Del Turco, ex presidente della Regione Abruzzo perso moglie e figlio, andrebbero inserite in qualsiasi antologia». «Berlusconi non l'ho sentito, ma ho ascoltato le sue parole. E ne sono stato felice. Berlusconi si è espresso come il premier di un paese democratico ». Non le fa impressione essere abbandonato dalla sua parte e difeso dall'altra? «Sì. E' possibile che la destra sia garantista pensando a se stessa. Ma le parole di solidarietà sono state così poche: perché dovrei rifiutare quelle di uomini che io ho combattuto? ». I figli di Craxi le hanno rinfacciato la sua severità verso il padre. «Confondono due vicende diverse. Ho ripensato a Bettino, in questi mesi. Però io non avevo Hammamet. Avevo Collelongo. Non è la stessa cosa». A Porta a Porta non c'erano né il Pd, né il procuratore Trifuoggi. «Il ministro ombra della Giustizia, Tenaglia, è stato invitato e non è venuto. Lo stesso vale per il procuratore. Mentre io stavo in isolamento, lui teneva una lunga conferenza stampa per dire che contro di me c'era una &quot;montagna schiacciante di prove&quot;. Ora, dopo quasi quattro mesi, viene chiesta una proroga alle indagini preliminari».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

«Sono circolate le voci più assurde. La casa che con i miei sette fratelli abbiamo costruito pezzo a pezzo, un piano sopra l'altro, è diventata un castello che io avrei regalato alla famiglia. Avrei comprato un appartamento in piazza di Spagna e un attico in piazza Navona, per cui non sarebbe bastato il triplo dei soldi che Angelini racconta di avermi dato. Solo due giornalisti sono andati controcorrente. Pierluigi Battista sul Corriere si è chiesto: &quot;E se Del Turco fosse innocente?&quot;. E Franco Bechis è andato dagli uffici preposti, ha controllato e ha scritto la verità: non avevo comprato alcun attico in piazza Navona. Quanto al giornale del Pd, mi viene in mente Pasolini, che lo chiamava &quot;l'incauta Unità&quot;». Pasolini? «Quando entrai in carcere, avevo con me le sue poesie. Requisite. In carcere Pasolini non può entrare: 34 anni dopo il suo assassinio, è ancora un autore maledetto. Tempo prima, uno pseudo Pasolini gli fece uno scherzo: mandò all'Unità una falsa &quot;ode a Nenni&quot;, che allora era il personaggio più odiato dai comunisti. Pierpaolo scrisse una smentita indirizzata all'&quot;incauta Unità&quot;». A dire il vero, è il vicepresidente dell'Abruzzo Enrico Paolini ad adombrare che lei potrebbe candidarsi alle europee con il centrodestra. «In questo momento io penso alla mia innocenza, non alle candidature. Vorrei continuare a fare politica con i riformisti. Ma dal Pd mi sono autosospeso. E non vedo le condizioni per tornare indietro. Mi ha scritto una militante socialista, anche lei sarcastica come Boselli, Villetti, Intini: &quot;Caro Ottaviano, ora sei guarito dalla sindrome di Stoccolma?&quot;».

 

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JLWM6&quot;&gt;Corriere della Sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Vittorio Sgarbi: Letizia Moratti come Ottaviano Del Turco</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/08/01/vittorio-sgarbi/letizia-moratti-come-ottaviano-del-turco/358546"></link>
  <updated>2008-08-01T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358546</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Salemi (TP)- Consigliere  Consiglio Comunale Salemi (TP)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Lungi da me dire che la Moratti debba essere arrestata tuttavia e' un fatto che lei abbia ricevuto sei milioni e mezzo dal marito per la sua campagna elettorale, denaro che l'ha messa di fatto in posizione superiore rispetto al suo avversario Ferrante. Ancora non e' successo nulla, ma appena dovesse fare anche una minima cosa che possa favorire il marito, si entrerebbe nello stesso reato di Del Turco, che tra l'altro avrebbe ricevuto esattamente la stessa somma».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=16503&amp;page=1&quot;&gt;Prima Da Noi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio TONINI: «Attenti, non è un capo fazione»  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/25/giorgio-tonini/%C2%ABattenti-non-%C3%A8-un-capo-fazione%C2%BB-intervista/358315"></link>
  <updated>2008-07-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358315</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Basta scambiare la Costituzione immaginaria con quella reale, per tirare la giacca a Napolitano», il lodo Alfano «può essere criticato anche duramente, ma non per questo diventa illegittimo». Giorgio Tonini, esponente dell’esecutivo Pd e ascoltato consigliere di Walter Veltroni, respinge senza esitazioni gli attacchi al presidente della Repubblica per la firma allo «scudo processuale» per le alte cariche.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Senatore Tonini, il direttore dell’Unità, giornale assai vicino al Pd, e il vostro alleato Di Pietro contestano quella firma.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Napolitano è persona di grande moralità, equilibrio e saggezza, e pochi come lui possono gestire passaggi delicati come quello che viviamo. La Costituzione peraltro non affida al Presidente alcun giudizio di merito sulle leggi, ma un visto di legittimità. Solo un’incostituzionalità palese del testo potrebbe spingerlo a rinviarla al Parlamento, e attenzione: solo a rinviarla, perché poi il Parlamento potrebbe anche riapprovarla così com’è».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Sia Padellaro sia Di Pietro chiedono però al Presidente di farsi carico del «disagio» di una parte dell’opinione pubblica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Sarebbe un grave errore, e un enorme danno, se il presidente venisse percepito come un uomo di parte che forza i suoi giudizi di legittimità in base a orientamenti politici: verrebbe meno un prezioso punto di equilibrio. È sbagliatissimo chiedere al capo dello Stato di mostrarsi un capo fazione fino a forzare la sua funzione istituzionale. E poi starei molto attento a evocare l’opinione pubblica come fanno loro...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;In che senso, senatore Tonini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Sbaglia chi si erge a rappresentante del sentire popolare. Sul rapporto tra giustizia e politica, l'elettorato italiano è molto diviso: leggessero la rigorosa indagine di Ilvo Diamanti, che registra non solo l'ulteriore riduzione di popolarità della magistratura, ma anche la sensazione largamente maggioritaria che sia un ordine fortemente politicizzato e poco sereno. Una sensazione prevalente non solo nel centrodestra, sottolineo, ma anche a sinistra».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Di Pietro però non smette di cavalcare il giustizialismo e di attaccare il capo dello Stato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Mi pare che la sua battaglia abbia l’unico obiettivo di intercettare pezzi di elettorato Pd, senza curarsi dei costi per il sistema. Non mi pare un buon modo di fare opposizione e di lavorare per la democrazia. Io ho votato convinto contro la legge Alfano, che contiene molte incongruenze e risente della fretta con cui è stata varata. Resta un dubbio sull’opportunità di una sua copertura attraverso legge costituzionale, e sarebbe certo stato più opportuno ragionare di scudo verso eventuali abusi giudiziari in modo più pacato e non in rapporto così evidente con le vicende di Berlusconi, in un clima costituente. Ma non per questo la giudico illegittima, in base a una Costituzione più immaginaria che reale».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Intanto vicende giudiziarie o di malcostume giornalistico stanno colpendo anche il Pd: dall’arresto di Del Turco al caso Tavaroli. Come incidono sul vostro atteggiamento?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Il nostro stile non cambia: esprimo la mia ammirazione per l'equilibrio con cui Del Turco ha reagito a una prova così difficile. E la protesta di Fassino contro le calunnie riportate da Repubblica non intacca la fiducia nella libertà di stampa. Da una parte però c’è un abuso del diritto di cronaca che lede la rispettabilità delle persone, dall'altra una sproporzione tra l'arresto e la fondatezza di accuse tutte da dimostrare. E questo finisce per costituire combustibile prezioso per chi nel centrodestra vuol condurre campagne contro la magistratura e la libertà di stampa. Eventuali errori giudiziari porterebbero clamorosi argomenti a chi vuol ridurre l'autonomia dei magistrati. Che, come i giornalisti, devono ricordarsi che la libertà è un concetto inscindibile dalla responsabilità, e l'uso irresponsabile della libertà porta storicamente a una sua restrizione». 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=ISR7B&quot;&gt;Il Giornale - Cesaretti Laura&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Daniele TOTO: “Temo le ricadute della vicenda Del Turco”  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/23/daniele-toto/%E2%80%9Ctemo-le-ricadute-della-vicenda-del-turco%E2%80%9D-intervista/358216"></link>
  <updated>2008-07-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358216</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nato a Roma 35 anni fa, laureato in giurisprudenza, imprenditore, Daniele Toto comincia la sua carriera politica come assessore al comune di Pescara negli anni 2001-2003. Nella XVI legislatura viene eletto alla Camera dei deputati in quota Pdl, Circoscrizione Abruzzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Toto, ineludibile la domanda su quale sia il suo pensiero circa l’attuale scandalo regionale abruzzese, con l’arresto dei vertici della Giunta, compreso il presidente Del Turco.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

La mia reazione è stata di grande sbigottimento e incredulità. Altrettanto enorme è la preoccupazione per le ricadute immediate e per quelle meno immediatamente percettibili sulla vita istituzionale, economica e sociale della regione. L’evento è drammatico e replica vicende che già in passato hanno investito il massimo ente locale. L’auspicio è che con la maggiore rapidità possibile si delinei un percorso istituzionale certo, nell’ambito del quale sia possibile operare con il massimo impegno e il più avvertito senso di responsabilità per mettere l’istituzione regionale nelle condizioni di tornare a occuparsi dei problemi abruzzesi più rilevanti, taluni anche particolarmente gravi. Le vicende istituzionali e quelle giudiziarie non hanno quasi mai una tempistica che consenta di coniugarle soddisfacendo sia le ragioni della giustizia - da qualunque parte stiano - sia le necessità e le impellenze, anche ineludibili, degli organi che presiedono alla vita della comunità. Ciò pone un nodo politico da sciogliere con sollecitudine.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Come si pone il Pdl nazionale in merito alle tangenti abruzzesi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Il garantismo prim’ancora che un orientamento politico è, per quel che mi riguarda, un convincimento personale, è un dettato costituzionale. La presunzione d’innocenza è un principio di civiltà giuridica che i padri costituenti vollero scolpire nella nostra Carta fondamentale. Negarlo o semplicemente apprezzarne discrezionalmente l’imperativo, anche etico, sotteso, equivale a disconoscere il diritto alla difesa, una regressione non auspicabile. &lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Come valuta il lodo Alfano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Il lodo Alfano non c’entra nulla con le vicende abruzzesi, sulle quali il giudizio è quello improntato alla presa d’atto delle decisioni della magistratura e alla consapevolezza che tutti coloro che sono toccati dalla vicenda hanno il sacro diritto di veder provate le imputazioni a loro carico o di riuscire a dimostrarne l’infondatezza. Non si possono istruire processi per via politica nemmeno se i soggetti implicati sono avversari. La politica, invece, deve ora trovare il modo di instradare la crisi istituzionale che si è determinata verso la soluzione più rapida e adeguata alle esigenze dell’Istituzione e della gente d’Abruzzo.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come giudica le attuali ‘preoccupazioni’ del Governo, focalizzato sulle intercettazioni, l’immunità parlamentare e le impronte digitali, più che sulle urgenze sociali del Paese?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Intanto, l’obiettivo delle urgenze sociali del Paese è stato ben centrato. Lo dimostrano i primi provvedimenti del Governo, con l’abolizione dell’Ici, la Robin Tax, il lavoro di Brunetta nel settore pubblico e quant’altro si è fatto e si sta facendo. Sulle questioni relative alla giustizia, negarne la rilevanza appare strumentale e poco credibile. Autorevolissime opinioni, politiche, istituzionali e giornalistiche, anche straniere, ne hanno evidenziato la fondatezza. Piuttosto, le polemiche possono essere funzionali all’offuscamento dell’impegno del Governo e della maggioranza proprio sul fronte delle problematiche sociali che sono questioni sempre e comunque urgenti, quindi non c’è un tempo migliore e uno meno opportuno per occuparsi anche di altro. Il Governo è chiamato ad affrontare tutti i problemi che si pongono sul tappeto ed è attrezzato per farlo. D’altronde, sarebbe come pretendere che la giustizia si astenesse dal fare il suo corso in determinati momenti, discrezionalmente ritenuti più o meno inopportuni. Quindi nego che ci sia una preferenza, allusivamente interessata, per i temi della giustizia che, peraltro, sono essi stessi socialmente rilevanti.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;In ambito parlamentare, quale sarà l’iter di Daniele Toto? Quali le sue necessità e le proposte.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

A dettare l’agenda dei lavoro sono soprattutto i temi propri della Commissione della quale sono membro, quella dei Trasporti. Dunque, l’impegno sarà principalmente rivolto all’approfondimento, allo studio e all’impostazione di progettualità relative ai nodi infrastrutturali di cui la nostra realtà è carente. Vaglieremo quindi tutte le soluzioni possibili e utili a superare le difficoltà con le quali le aziende e i cittadini del nostro Paese devono fare i conti, conti che risultano più salati e più penalizzanti che in molti altri Paesi europei.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IRZND&quot;&gt;L'Opinione delle Libertà - Antonio Arabia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Niccolo' GHEDINI: «Gli show nella giustizia fanno danni incalcolabili»  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/22/niccolo-ghedini/%C2%ABgli-show-nella-giustizia-fanno-danni-incalcolabili%C2%BB-intervista/358179"></link>
  <updated>2008-07-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358179</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Le parole del presidente Napolitano sono davvero pregevoli, come tutti i suoi interventi. Quello degli eccessi mediatici è un rischio forte per l'intera magistratura. A questo punto, spero che l'invito del presidente della Repubblica venga davvero seguito».&lt;br /&gt;

Niccolò Ghedini, parlamentare del Pdl e avvocato di Silvio Berlusconi, è uno dei principali sostenitori della lotta alla «spettacolarizzazione dei processi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Lei parla di tendenza sempre più diffusa nel nostro Paese.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;



«È proprio così. E questo succede un po' per la forte mania di protagonismo. Un po' perché, spesso, tutti gli elementi di un processo vengono dati ai giornali, magari, ancor prima di consegnarli alle persone interessate.

Questo è inaccettabile e soprattutto crea numerosi danni all'interessato».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Si riferisce ai danni di immagine?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;



«Non solo, sono danni incalcolabili. Qui, tra intercettazioni, spettacolarizzazione di indagini e processi con tutte le indebite intromissioni nella vita privata... Tutto questo, spesso, rischia di distruggere persone e percorsi professionali. E poi c'è anche un altro aspetto da considerare: quando si tratta di accusare una persona, i giornali lo fanno con pagine intere. Ma, in caso di assoluzione, la maggior parte delle volte vediamo solo un trafiletto. Chi ripaga la persona coinvolta? Ne abbiamo visti così tanti di casi del genere negli ultimi anni...».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Qualche esempio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;



«Beh, basti ricordare la vicenda Sme con le accuse a Silvio Berlusconi. Un processo durato 13 anni, e che alla fine si è concluso con la totale assoluzione del premier, ritenuto completamente estraneo a ogni accusa. Un processo che sicuramente ha inciso sulla vita politica italiana, perché c'era una grande pervicacia da parte dell'accusa nel portarlo avanti. In una situazione normale, questo processo non sarebbe arrivato neanche all'udienza preliminare. Vuole un altro esempio?».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Prego.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;



«L'arresto di Ottaviano Del Turco, con la spettacolarizzazione dell'intera vicenda e l'applicazione di misure usate per lo più quando si ha a che fare con i mafiosi. A cominciare dalla carcerazione preventiva».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;La spettacolarizzazione danneggia solo i processi politici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;



«No, tutti i processi. Maggiore è la spettacolarizazzione, maggiore deve essere il lavoro svolto dalla difesa. Ricordiamo tutti il processo a Giulio Andreotti, un uomo che è stato sette volte presidente del Consiglio. Quella vicenda è stata un danno per l'intero Paese».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IRM6I&quot;&gt;Il Tempo -&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BERNARDO MAZZOCCA: «Mi dimetto anche se sono estraneo»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/22/bernardo-mazzocca/%C2%ABmi-dimetto-anche-se-sono-estraneo%C2%BB/358173"></link>
  <updated>2008-07-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358173</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Regione Abruzzo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Lascia l’assessore alla Sanità mentre continuano gli interrogatori. Il
medico: «Del Turco sta male»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

PESCARA - «Non ho mai fatto da intermediario per le tangenti. Però sapevo che
in tanti andavano alla ricerca di finanziamenti per la campagna elettorale, per
questo mi sono allontanato da tutti».&lt;br /&gt;
 Nega tutto Giancarlo Masciarelli davanti al
gip Di Fine e ai magistrati del pool che si occupano dell’inchiesta sulla maxi
tangente da 15 milioni di euro pagata dall’imprenditore della sanità Vincenzo
Angelini a politici di destra e di sinistra, inchiesta che ha portato in carcere anche
il governatore abruzzese Ottaviano Del Turco. E’ durato circa due ore e
mezzo l’interrogatorio di Masciarelli, ex presidente della Fira, la finanziaria
regionale, ritenuto il “regista occulto” della sanità abruzzese, attualmente agli
arresti domiciliari. Masciarelli è stato un fiume in piena: ha spiegato al giudice e
ai magistrati tutti i passaggi delle cartolarizzazioni, fornendo una serie di
chiarimenti molto tecnici. «Ho messo le mani - ha detto al gip Di Fine che gli
contestava di aver messo le mani dappertutto - dove le dovevo mettere, non
come Masciarelli, ma come presidente della Fira».&lt;br /&gt;
 Più breve è stato
l’interrogatorio dell’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca, anche lui ai
domiciliari, che ha negato l’unico episodio di concussione che gli viene
contestato, legato non alle tangenti, ma a delle assunzioni che avrebbe imposto
ad Angelini nella sua clinica: «Siamo stati gli unici a fare controlli e tagli. Andate
a controllare i budget di questi ultimi anni, sono tutti positivi per la Regione. Mi
sento un po’ come Renzo Tramaglino, con Don Rodrigo che se la gode sulla
barca», riferimenti che dovrebbero essere indirizzati a chi, con le sue
dichiarazioni, lo ha messo sotto accusa. Brevissimo l’interrogatorio di Vito
Domenici, ex assessore alla Sanità nel precedente governo di centrodestra: ha
negato di aver incassato una tangente da mezzo milione di euro da Angelini.
Intanto il medico personale di Del Turco, e attuale parlamentare del Pdl, Melania
De Nichilo Rizzoli, ieri ha visitato l’ex governatore in carcere a Sulmona ed ha
lanciato l’allarme: «Ottaviano è molto provato e poco reattivo dal punto di vista
psicologico. Ho visto un uomo lontano da quello che conosco. Sta male». A Del
Turco è arrivata la solidarietà di Francesco Rutelli: «Sì, ho telefonato a Guido Del
Turco per testimoniare la mia solidarietà personale a Ottaviano. I magistrati
risultano essere persone serie. Auguro con tutto il cuore a Del Turco che emerga
la sua innocenza»&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IRM5A&quot;&gt;Il Messaggero - M.Cir.&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>OTTAVIANO DEL TURCO: &quot;Io, innocente in cella per una truffa&quot;  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/19/ottaviano-del-turco/io-innocente-in-cella-per-una-truffa-intervista/358134"></link>
  <updated>2008-07-19T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358134</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Abruzzo (Lista di elezione: SDI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sulmona&lt;/b&gt; - Ecco lo sfogo del presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, raccolto dal figlio Guido nel suo incontro di ieri nel carcere di Sulmona. Il pensiero del Governatore arrestato nell’inchiesta sulle tangenti per la sanità privata, riversato per «il Giornale» sotto forma di intervista, è la prima risposta pubblica alle accuse lanciate dall’imprenditore-pentito Vincenzo Angelini che lo accusa d’aver preso tangenti per 6 milioni di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;Presidente Del Turco, la detenzione in isolamento è finita. E adesso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Adesso aspetto che i giudici valutino serenamente lo stato delle cose, per come realmente sono. Proprio per non coinvolgere le istituzioni e i militanti in una vicenda giudiziaria ancora tutta da definire, mi sono dimesso dal Pd e da presidente della Regione. Non so se con questo mio gesto decadano le esigenze di misura cautelare in quanto non posso più inquinare le prove e reiterare i reati. È una decisione che spetta ai giudici. Dico solo che le prove non le avrei potute inquinare nemmeno se restavo al mio posto, semplicemente perché le prove contro di me non esistono».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Si aspetta di tornare a casa in tempi brevi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Me lo auguro. Non è piacevole stare in carcere, e questi tre giorni trascorsi in una cella di tre metri per due, non sono stati certamente una bella esperienza. Tutto sommato sto abbastanza bene, ho letto già quattro libri, adesso vedo la tv, e questo carcere non mi sembra così maledetto come alcuni lo descrivono. Per un innocente è duro viverci giorno e notte, solo con i tuoi pensieri, con la rabbia che monta, con i tuoi cari lontani. Speriamo bene, che devo dire?».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Mai pensato a un epilogo del genere?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Mai. Sapevo, come lo sapevano tutti in Abruzzo, che c’era un’inchiesta in corso sulla sanità. Ma che finisse così era impensabile anche perché sono io che ho cominciato a mettere mano ai conti disastrati della sanità regionale. Purtroppo sono incappato in questo singolare personaggio...». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L’imprenditore pentito Vincenzo Angelini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Lui. Ha un certo punto si è voluto vendicare allorché abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche private riscontrando numerose magagne, specie sul fronte della degenza legata alle malattie mentali. Per avere un riscontro ai nostri timori facemmo fare uno studio all’università Cattolica di Milano da cui risultava che prima del mio insediamento in Regione, c’erano più pazzi allettati nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori. Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo. Quando abbiamo iniziato a tagliare le spese, lui ha iniziato a fare la guerra. E tre anni dopo ecco il risultato: lui fuori, io dentro. Il colmo. Un truffatore reo confesso da 120 milioni di euro ha evitato la galera correndo a collaborare coi giudici. Col risultato che la sua posizione è immediatamente mutata da “corruttore” in “concusso”».&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;
Secondo Angelini lei avrebbe intascato sei milioni di tangenti, in parte utilizzati per comprare case.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Una follia. Qualcuno mi dica dove sono questi denari. Ho espressamente chiesto ai magistrati, e al mio legale, di spulciare i miei conti correnti da quindici anni a questa parte per vedere se c’è un euro in più del dovuto. Non l’hanno trovato, tant’è che la prima cosa che mi ha chiesto la finanza durante la perquisizione a casa è stata: lei ha conti all’estero?».&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;E la casa romana di suo figlio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ci sono decine di persone in grado di dimostrare che, ad esempio, per aiutare Guido ad acquistare una casa a Roma, non avendo soldi da parte ho dovuto vendere i quadri che mi aveva regalato Schifano. Li sentissero questi testimoni, guardassero le ricevute che ho conservato, confrontassero temporalmente i passaggi di denaro».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Non ha risposto alle domande del gip. Perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Non mi sottraggo all’interrogatorio, anzi non vedo l’ora di chiarire, punto per punto, ogni addebito. Solo che mi si deve dare la possibilità almeno di leggere l’ordinanza, di fare mente locale sulle accuse e le circostanze contestate. Tre giorni in isolamento ti rimbambiscono, è come se ti dessero un sonnifero e appena apri gli occhi ti iniziassero a incalzare con le domande».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Fiducioso nella giustizia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Fiducioso nelle mie ragioni». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi vuole ringraziare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Tutti quelli che hanno continuato, e continuano, a credere in me. Tutto coloro che mi hanno espresso solidarietà attraverso la mia famiglia. Tanta gente comune e parlamentari di centrodestra e centrosinistra. Da Brunetta a Capezzone, da Pannella a Cossiga, da Gianni Letta a Rotondi fino a uomini del Pd come Mantini, Ginoble e altri. Vorrei anche chiarire che non ho mai portato alcun attacco personale al presidente Berlusconi, che mi ha mandato i saluti attraverso un amico comune. Un grazie particolare va a Giuliano Vassalli che mi ha fatto pervenire un attestato di stima commovente dichiarandosi certo, da vecchio socialista, della mia completa e totale innocenza».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;È rimasto deluso da qualcuno?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Bah. Inutile fare nomi».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Tornerà a fare politica?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Mi sono sospeso dal Pd... temporaneamente, mica a vita. Quando la vicenda sarà completamente chiarita, ne riparleremo». 

&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277066&amp;PRINT=S&quot;&gt;Il Giornale - Gian Marco Chiocci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Felice CASSON: «Tangentopoli non è finita. E riguarda anche noi»  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/18/felice-casson/%C2%ABtangentopoli-non-%C3%A8-finita-e-riguarda-anche-noi%C2%BB-intervista/358126"></link>
  <updated>2008-07-18T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358126</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Venezia (VE) (Gruppo: PD) - Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La mia sensazione è che in tutti questi anni le strutture delle amministrazioni non siano state assolutamente toccate dall’epoca di Tangentopoli». Felice Casson ha una idea precisa sul fenomeno corruzione in Italia. Una idea che, pur fermandosi in attesa di ulteriori sviluppi sulla vicenda di Ottaviano Del Turco, parte da un assunto forse non troppo popolare: «è come se ci fosse una specie di continuità del fenomeno», spiega.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Senatore Casson, secondo molti Tangentopoli è tornata. Lo crede anche lei?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Io piuttosto direi che non è mai finita. C’è stato un periodo, subito dopo l’esplosione dello scandalo milanese, in cui sembrava che le cose fossero davvero cambiate. Ma è stata una illusione. In poco tempo chi si era salvato dalle indagini, ha ripreso a comportarsi come se nulla fosse successo. Per questo, nel corso degli anni, è stata più volte sollevata l’esigenza di una analisi in grado di comprendere e delineare adeguatamente il fenomeno. Ma purtroppo nessuna iniziativa legislativa è andata in questa direzione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che cosa intende?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Mi riferisco ad esempio alla convenzione Onu anti corruzione. È stata sottoscritta dal nostro paese nel 2003 ma non è mai stata ratificata. Nella scorsa legislatura, in rappresentanza del Senato, partecipai a Pechino ad una conferenza Onu su questa materia. Fu imbarazzante costatare che oltre 100 paesi di tutto il mondo avevano già firmato la convenzione e che l’Italia non era fra questi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il fenomeno dilaga e in Italia, per fare un esempio, viene tagliato l’Alto commissariato anti corruzione. Un ente inutile secondo il governo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Certamente, ma è solo uno dei segnali. Il testo quella convenzione Onu e dagli studi fatti dalla banca Mondiale indicano che il fenomeno è in continua estensione, con un enorme danno provocato all’economia e alla finanza. Specie nei paesi in via di sviluppo dove altissimo è il tasso di corruzione. Per questo la Convenzione punta a dotare le strutture nazionale e internazionali di strumenti diversi e più approfonditi. Strumenti che servono con urgenza, per questo ho già ripresentato il testo di ratifica che nella scorsa legislatura venne approvato alla Camera ma non al Senato per dotare il paese di nuovi strumenti per rendere più efficiente la cooperazione internazionale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Intanto in Italia le armi investigative vengono indebolite. A partire dalla minacciata stretta sull’uso delle intercettazioni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Gli strumenti previsti dal nostro ordinamento giuridico ci sono e funzionano. Bisognerebbe lasciarli come sono o addirittura migliorarli. Non spuntarli come invece sembra intenzionato a voler fare il presidente del Consiglio. Ma sbagliamo se pensiamo di affrontare il problema solo dal punto di vista repressivo. È arrivato il momento di ricominciare a parlare seriamente di etica della politica e responsabilità personale dell’agire politico».&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;
Il problema, inutile negarlo, è trasversale. A prescindere dalle vicende abruzzesi nessuno può dichiararsene immune.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Purtroppo sì, non possiamo negarlo. Non mi riferisco alla vicenda di Ottaviano Del Turco, che magistrati e avvocati chiariranno nel corso delle indagini e dell’eventuale processo, ma ci sono fatti che hanno portato a condanne di amministratori e politici del centrosinistra. Il che significa che il problema riguarda anche noi. E la nostra gente lo sa, e ha consapevolezza della distorsione e sensibilità per il fenomeno. Per questo ci chiede una maggiore riflessione».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Lei diceva: mancano prevenzione e controllo. Da dove iniziare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«L’aspetto repressivo non può rappresentare la soluzione al problema. Lo dicevo anche ai tempi di Tangentopoli: le inchieste, gli arresti, i processi e le condanne non bastano a risolvere la piaga della corruzione. Ricominciamo a parlare di prevenzione, a partire dalle pubbliche amministrazioni. Ricominciamo a parlare di semplificazioni delle norme, di trasparenza degli atti e delle decisioni. Poi, a costo di ripetermi, ricominciamo ad affrontare il nodo dell’etica nella politica. Insegniamo ai ragazzi a pensare, a ragionare e a vivere in un modo diverso».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IQF2Q&quot;&gt;l'Unità - Massimo Solani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>OTTAVIANO DEL TURCO: «Così mi cade il mondo addosso»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/15/ottaviano-del-turco/%C2%ABcos%C3%AC-mi-cade-il-mondo-addosso%C2%BB/357815"></link>
  <updated>2008-07-15T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>357815</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Abruzzo (Partito: Unione) - Consigliere Regione Abruzzo (Lista di elezione: SDI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sapeva di essere sotto la lente dai pm: «Sono atti dovuti, tutto si chiarirà»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;PESCARA — «Mi cade il mondo addosso. Ma che sta succedendo?».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 L'hanno rinchiuso in una cella del carcere di Sulmona. Penitenziario di massima sicurezza. Lontano da tutto e da tutti, irraggiungibile. «Isolamento di tre giorni» ha detto il procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi. &lt;br /&gt;
Neanche i suoi legali può incontrare. Figuriamoci i familiari. Le guardie non lo perdono d'occhio. L'ultima immagine è delle 15 e 50 di ieri. Un'Alfa 156 grigia che entra nel cortile del carcere di Sulmona. Si intuisce la stazza robusta di Ottaviano Del Turco, il filo di barba coltivato ad arte. È seduto tra due militari delle Fiamme gialle. Sguardo dritto davanti a sé. Aria assente, lontana. O forse no, è solo concentrato sull'abisso che gli si sta spalancando di fronte. Ottaviano, chiamato così perché ultimo di otto figli, padre bracciante, lui autodidatta. Ultimo segretario del Psi quando già Craxi era ad Hammamet, costruì la sua carriera politica sulla ricostruzione post-tangenti. &lt;br /&gt;
E ora, su una &lt;b&gt;tangente che definire extralarge è poco (così dice l'accusa)&lt;/b&gt;, rischia un volo terribile.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;«Ma che sta succedendo? Qui è tutto in ordine».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Ieri mattina, quando alle 5 e 20 gli uomini della Finanza hanno bussato alla palazzina di via Vico IV, il «governatore» ha capito subito tutto. E nello stesso tempo non ha capito niente. Ha visto la profondità del burrone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Ma ha faticato a comprendere, così racconta l'amico e consigliere regionale Angelo Pisegna Orlando, cosa cercavano quegli uomini in divisa tra i suoi libri, i suoi quadri. «Per Ottaviano è stato un fulmine a ciel sereno. La sera prima abbiamo preso insieme l'aperitivo e i suoi pensieri erano tutti per l'incontro a Roma sulla sanità».&lt;br /&gt;
 Un'ossessione questa storia della sanità abruzzese. Del Turco era convinto di avercela fatta a ripianare la voragine del debito e di poter evitare il commissariamento: &lt;b&gt;«Abbiamo chiuso con il far west — diceva —, la Destra ha sgovernato per anni».&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Sapeva di avere gli occhi della magistratura addosso&lt;/b&gt;: &lt;b&gt;«Ma sono atti dovuti, tutto si chiarirà».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Non sapeva, però, che &lt;b&gt;nelle&lt;/b&gt; &lt;b&gt;442 pagine dell'accusa si parla di tutto:&lt;/b&gt; di valigie piene di soldi, di spartizioni davanti ad un piatto di capretto, di fiumi di denaro. Ora Del Turco, l'ex presidente Antimafia che era contrario alla proiezione del film La Piovra perché «rischia di mitizzare la mafia», è in cella. Nemmeno il figlio Guido ha potuto avvicinarlo: «Mio padre un tangentaro? Fantascienza, ma l'avete vista la nostra casa di Collelongo?». E il sindaco del paese Angelo Salucci: «Sono sconvolto, l'arresto è esagerato, non penso che avrebbe nascosto le prove». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IP8UY&quot;&gt;Corriere della Sera- Francesco Alberti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>AUGUSTO DI STANISLAO: Comunicato stampa su crisi giunta regionale abbruzzese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/14/augusto-di-stanislao/comunicato-stampa-su-crisi-giunta-regionale-abbruzzese/358548"></link>
  <updated>2008-07-14T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>358548</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Regione Abruzzo (Partito: IdV) - Consigliere Regione Abruzzo (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Condivido le scelte del mio partito, ma nel contempo esprimo rammarico perché si interrompe un lavoro in profondità mastodontico, che già aveva cominciato a dare i primi concreti risultati.Una politica del fare a tutto tondo che ha rianimato passioni sopite rimettendo in pista impegno, attenzione e partecipazione dei mondi vitali della nostra regione.Insieme ai quali si stava iniziando a marciare verso traguardi nuovi diversi … Europei.&quot;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.abruzzo.antoniodipietro.it/?p=169&quot;&gt;Italia dei Valori&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>WALTER VELTRONI: SUL CASO DEL TURCO FARE PRESTO PIENA LUCE</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/14/walter-veltroni/sul-caso-del-turco-fare-presto-piena-luce/357813"></link>
  <updated>2008-07-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Il Partito democratico e' nato anche e soprattutto per consolidare nel nostro Paese la necessita' di un pieno rispetto delle regole e della legalita' che costituiscono per noi un valore, come il rispetto dei diritti dei cittadini&quot;. Lo ricorda Walter Veltroni nella nota in cui osserva che &quot;l'arresto di una personalita' istituzionale di rilievo come il presidente Del Turco e di assessori e funzionari della Regione Abruzzo e' una notizia che riempie di stupore e amarezza&quot;. &quot;Sarebbero coinvolti nell'inchiesta - prosegue - esponenti di centrosinistra e di centrodestra. Con vicinanza umana al presidente Del Turco, noi auspichiamo che egli sappia dimostrare la sua totale estraneita' ai fatti che gli vengono contestati&quot;. &quot;Per noi - rileva il leader PD - un cittadino, fino all'ultimo grado di giudizio, deve essere considerato innocente. Al tempo stesso ribadiamo, come sempre, la piena fiducia nella magistratura auspicando che l'inchiesta, nel piu' breve tempo possibile, conduca a fare piena luce su tutta la vicenda&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/news/notizie/200807141742-cro-rt11133-art.html&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro Larizza: Mi fido della mia conoscenza di Del Turco: una persona intelligente, capace e onesta</title>
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  <updated>2008-07-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&quot;Ogni volta che si commentano fatti del genere si e' soliti dire: mi fido della magistratura e aspetto l' esito dell'inchiesta. Io invece non dico nella di tutto questo ma solo che mi fido della mia conoscenza di Del Turco: una persona intelligente, capace e onesta che certo non si infila in vicende come queste&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDgwNzE0MTQzODIwLnhtbCI7fQ==&quot;&gt;il tempo&lt;/a&gt;</summary>
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