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  <title>Openpolis - Argomento: articolo 18</title>
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  <updated>2012-05-11T00:00:00Z</updated>
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  <title>Cesare DAMIANO: Ma quanto vale una persona?</title>
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  <updated>2012-05-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627315</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il caso del cadavere gettato in un torrente, probabilmente per occultare una morte sul lavoro: rigorosamente nero, precario, malpagato.
&lt;p&gt;Imperia, muore in un cantiere, trovato il corpo in un torrente. Cadavere occultato per coprire un lavoro nero? Questa notizia era sulla prima pagina de L`Unità di sabato 5 maggio. La notizia non ha ancora trovato conferma, ma dalle lesioni riscontrate sul corpo irriconoscibile si tratta sicuramente di una morte avvenuta per una caduta dall`alto, forse una impalcatura. 

&lt;p&gt;
L`età apparente della vittima è compresa tra i 25 ed i 35 anni. Questa notizia, nascosta tra le migliaia di informazioni che ci colpiscono quotidianamente, mi ha fatto riflettere in modo particolare perché é la dimostrazione di quanto sia urgente un cambio di mentalità sul tema del valore della persona umana. La domanda dalla quale partire è se tutto quello che è accaduto in questi anni, a proposito di lavoro, fosse inevitabile. Cominciamo finalmente a renderci conto che, in nome del &quot;dio mercato&quot;, si sono prodotte lacerazioni irreversibili nel tessuto sociale, nella coesione, nel rispetto più elementare delle regole e dei diritti. 
&lt;p&gt;Ad esempio, il dibattito che si è prodotto recentemente sul tema dell`articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha visto l`utilizzo di argomenti, soprattutto da parte del centrodestra, che non avevano niente a che fare con il diritto del lavoro e con la realtà delle aziende. Si dimentica troppo facilmente la disparità di forza esistente tra imprenditore e dipendente (non a caso ho scelto questa parola), che il diritto del lavoro ha il dovere di compensare a vantaggio del più debole, essendo stato definito giustamente diritto &quot;diseguale&quot;. Si è parlato di licenziamenti, come se qualcuno avesse la pretesa di reintegrare in azienda un lavoratore giustamente allontanato dall`azienda. Si fa riferimento ad un mercato del lavoro eccessivamente rigido, quando in realtà il fenomeno che si è verificato è quello di un surplus di precarietà che sta condannando le giovani generazioni ad una vita senza futuro. 
&lt;p&gt;

Occorre anche ricordare che le nuove assunzioni sono caratterizzate all`80% da lavoro a termine e non solo per effetto della crisi, ma a causa di una visione distorta del modello di competitività dell`impresa. In sostanza, è come se si fossero smarriti i &quot;fondamentali&quot; e vivessimo in un mondo capovolto. Dovremmo dunque ricominciare ad analizzare l`evoluzione del mercato del lavoro alla luce delle trasformazioni del modello produttivo. Nessuno mi toglie dalla testa che la svalorizzazione del lavoro sia da collegarsi alla vittoria dei &quot;Chicago boys&quot; ed al conseguente rovesciamento dei rapporti di forza tra lavoro ed impresa che si è manifestato all`inizio degli anni '80, a favore di quest`ultima. 

&lt;p&gt;
La riduzione della dimensione occupazionale delle fabbriche si è accompagnata alla delocalizzazione ed alla esternalizzazione dei cicli produttivi (altra cosa è l`internazionalizzazione dell`impresa); la lean production ed il just in time degli anni '90, quando era di moda discutere del modello giapponese, hanno imposto linee gerarchiche corte e la logica del &quot;produrre ciò che si è già venduto&quot;, eliminando costosi ed ingombranti magazzini. 
&lt;p&gt;In Italia si era soliti dire che le merci erano stoccate sui tir che partivano dalle autostrade del nord est: era anche il tempo del &quot;piccolo. è bello&quot;. Da questo nuovo modo di intendere la produzione si è sprigionata la spinta alla flessibilità che è diventata, con il tempo, precarizzazione del lavoro. 
&lt;p&gt;

Le prime avvisaglie di un cambiamento di rotta ci sono state nel 1984, con l`introduzione dei contratti di formazione lavoro e, successivamente, con il riconoscimento dei contributi previdenziali al lavoro coordinato e continuativo nel '96, con il governo Dini. Da quel momento esplode l`utilizzo del lavoro parasubordinato. Il pacchetto Treu, contrariamente a quanto si pensa, produce una sola novità, richiesta a gran voce dall`Europa: il lavoro interinale. È la successiva legge 30 ad introdurre una estensione significativa di nuove forme di lavoro flessibile, quelle che caratterizzano ancora oggi il mercato del lavoro giovanile.
&lt;p&gt;  

L`ispirazione di Marco Biagi, a mio avviso, pur animata da buone intenzioni, si é erroneamente basata sull`assunto secondo il quale la moltiplicazione delle forme di lavoro flessibile, occasionale ed intermittente, avrebbe automaticamente aumentato l`occupazione, in special modo quella dei giovani. E invece avvenuto esattamente il contrario: non solo la disoccupazione giovanile è a livelli record, anche a causa della crisi, ma il lavoro è diventato meno attento alle esigenze di formazione e di tutoraggio e sono aumentate le spinte all`uso opportunistico delle forme di lavoro fintamente autonome al solo scopo di avere manodopera sottopagata da espellere al momento opportuno. 
&lt;p&gt;

Le buone intenzioni di Biagi, del quale da ministro ho applicato una efficace direttiva sul lavoro a progetto che mi ha consentito di stabilizzare i lavoratori dei cali center, sono anche state tradite dalle cattive interpretazioni dei ministri del lavoro del governo Berlusconi, Sacconi in particolare, che hanno finito con l`esasperare gli aspetti della precarietà senza, contemporaneamente, progettare adeguati ammortizzatori sociali a tutela del periodo di disoccupazione tra un lavoro ed un altro. La riforma del mercato del lavoro in discussione in questi giorni al Senato deve proporsi di correggere il tiro per creare un mercato del lavoro amico dei giovani e delle loro esigenze di stabilità e di futuro. 
&lt;p&gt;

Intanto due buone notizie che ci avvicinano all`obiettivo: la vittoria dei laburisti alle elezioni amministrative in Inghilterra e dei socialisti in Francia che preparano il terreno per una inversione di rotta delle politiche economiche e sociali in Europa. Forse il vento sta davvero cambiando.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1ERY81&quot;&gt;Gli altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: Disoccupazione. Le cifre reali sono più alte (E la mia proposta)</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/03/stefano-boeri/disoccupazione-le-cifre-reali-sono-pi%C3%B9-alte-e-la-mia-proposta/627042"></link>
  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627042</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nelle statistiche non viene contata la cassa integrazione a zero ore che ha toccato di nuovo il picco massimo. Serve una riforma del mercato del lavoro e quella proposta da questo governo non va bene. Serve stabilità per i giovani.
&lt;p&gt;Sicuramente i dati sulla disoccupazione sono sottostimati perché abbiamo il fenomeno della cassa integrazione a 0 ore che è ancora molto esteso. Ce lo dimostrano i dati pubblici dell'Inps delle ultime settimane che sottolineano come la Cassa integrazione sia tornata ai massimi e se dovessimo tenere conto di queste persone, che di fatto non lavorano (anche se formalmente non sono disoccupate), la disoccupazione sarebbe più alta - come abbiamo dimostrato anche sul sito de La Voce - di circa due punti percentuali. Questo per quanto riguarda la disoccupazione in generale, se poi parliamo più semplicemente della disoccupazione giovanile si vede che la distanza, rispetto alla disoccupazione generale, è aumentata. Ci sono circa 26 punti di differenza, 2600 punti base di spread, se vogliamo usare questo termine, rispetto agli altri lavoratori. Senza dimenticare che ci sono molte forme di lavoro e di sott'occupazione tra i giovani, che risiedono nei contratti precari. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il dibattito sull'articolo 18 è stato molto forte in questi giorni. Ma è un problema reale? Se le aziende chiudono, le tutele dell'articolo 18 forse non hanno ragion d'essere. Che ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A mio avviso il problema oggi è un problema di bassa domanda che pesa tantissimo, pesa come un macigno sul mercato del lavoro. A questa si aggiunge la situazione specifica dei giovani, perché sale la disoccupazione complessiva, ma sale ancora di più quella dei giovani. Penso che sarebbe stato utile creare un canale di ingresso nel mercato del lavoro con delle tutele progressive per i giovani, per chi non ha ancora un contratto a tempo indeterminato. Questo avrebbe permesso di dare più prospettive ai giovani. La riforma del mercato del lavoro era una riforma importante da fare, anche se siamo tutti consapevoli del fatto che i problemi della nostra economia in questo momento sono problemi legati al fatto che c'è bassa domanda, che le condizioni dell'economia in generale sono difficili, e che tutto ciò ha poi degli effetti sul mercato del lavoro. Però ritengo sia importante comunque fare una riforma del mercato del lavoro, e mi sarei augurato una riforma diversa da quella che è adesso in discussione al Senato. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le aziende hanno difficoltà sotto 2 profili: quello della produzione, perché non producono tanto da riuscire a sopravvivere, e quello finanziario dell'accesso, limitato, al credito. Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda l'accesso al credito delle imprese credo sia un problema molto complicato. Una prima cosa da fare sarebbe davvero affrontare questa questione dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Lo Stato dovrebbe riconoscere il fatto. La pubblica amministrazione dovrebbe riconoscere di avere questi debiti contratti con le imprese così da dare la possibilità alle imprese stesse di accedere al sistema bancario e poter, in qualche modo, far anticipare queste somme. Poi bisogna un po' stimolare le piccole imprese che sono la statura portante della nostra economia, a creare dei consorzi e nell'ambito di questi concorsi cercare di trovare finanziamenti anche al di fuori del sistema bancario, mettendo delle obbligazioni. Ma ritengo anche che vadano fatte delle riforme nel sistema bancario perché abbiamo un sistema bancario strabico, che guarda più alla grande che alla piccola impresa e su questo bisogna sicuramente cercare di agire.

&lt;p&gt;&lt;b&gt;La mia proposta?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Semplice: eliminare tutti i contratti precari, inclusi gli stage (da riconoscere al più con stretto rigore numerico e temporale), e riconoscere la subordinazione alle partite iva con attività prevalente per un solo committente, sia anche un professionista (quanti studi professionali si avvalgono di collaboratori che di fatto sono dipendenti su cui vengono scaricati gli oneri contributivi?), il tutto senza escamotage. al contempo portare la tassazione sul lavoro ai minimi europei. solo così credo possano ripartire le assunzioni, i salari, e l'economia.
&lt;p&gt;Il grafico tra disoccupazione totale e giovanile a confronto su &lt;a href=&quot;http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003045.html&quot;&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cadoinpiedi.it/2012/05/03/disoccupazione_la_cifre_reali_sono_piu_alte.html#anchor&quot;&gt;cadoinpiedi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCO PIOBBICHI: FASSINA SCANDALOSO. MASSACRA LA COSTITUZIONE E SI PENTE DOPO UNA SETTIMANA </title>
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  <updated>2012-04-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626951</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
In politica siamo abituati a tutto, per cui non ci sorprende nulla. Fassina era un socialdemocratico senza socialdemocrazia ma ci era simpatico perchè a differenza della maggior parte dei parlamentari italiani conosceva bene la politica economica. All'inizio aveva anche provato a prendere a pesci in faccia i commissari europei rischiando il &quot;linciaggio&quot; dai teodem. Poi, è reintrato nei ranghi e non ne ha azzeccata mezza. Ha toppato il corteo della Fiom dando la colpa ai no tav per poi perdersi nei meandri delle politiche che il Governo Monti Merkel ha imposto all'Italia. Si è bevuto la riforma delle pensioni, l'IMU, la manomissione dell'art.18, il vincolo di bilancio in costituzione e a breve il Fiscal Compact.
&lt;p&gt;
Oggi però è uscito dal torpore e Fassina del PD ha attaccato Fassina del PD.&lt;br /&gt;
 «I fatti hanno la testa dura - ha DETTO - e cominciano a fare breccia nell'ideologia conservatrice dominante nella politica economica dell'area Euro. Ieri a Bruxelles, finalmente e positivamente, Mario Monti ha invocato la golden rule, ossia l'esclusione della spesa per investimenti dal calcolo dei saldi di finanza pubblica. Peccato che, pochi giorni prima, il Parlamento italiano abbia approvato in via definitiva un emendamento all'articolo 18 della Costituzione che la esclude categoricamente». 
&lt;p&gt;Ovviamente Fassina si è scordato di dire che la modifica è stata approvata con i voti favorevoli del PD. &lt;br /&gt;
«Speriamo che la proposta del presidente Monti - ha proseguito candidamente l'esponente del Pd  - che anche noi facciamo da sempre e avevamo ribadito in occasione della discussione sul pareggio di bilancio in Costituzione, venga rapidamente accolta. 
&lt;p&gt;Pazienza - ha concluso Fassina con una frase degna del paggior trasformiso - se i nostri rigoristi 'senza se e senza ma saranno costretti a riemendare, stavolta in modo sensato e utile, l'articolo 18 della nostra Carta fondamentale». 
&lt;p&gt;Caro Fassina, battute come queste potevi sinceramente risparmiartele, prima stracci la nostra costituzione insieme al PDL ed ad un parlamento di nominati e poi come se niente fosse ti permetti pure di fare la morale ed autocritica. Il PD ha una enorme responsabilità nell'aver impedito al popolo italiano di pronunciarsi con un referendum confermativo su una norma così devastante facendo il gioco della Merkel. Vediamo se lo stesso teatrino riesce pure per il Fiscal compact che verrà votato a breve dal parlamento e dal PD, le premesse ci sono tutte. Altri pentimenti in arrivo...&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/27/22046-fassina-scandaloso-massacra-la-costituzione-e-si-pente-dopo/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Lavoro. Perché non voterò la fiducia</title>
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  <updated>2012-04-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626807</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il governo metterà la fiducia sulla riforma del mercato del lavoro, queste almeno sembrano le intenzioni. Se ciò dovesse accadere, non voteremo mai quella fiducia, qualunque cosa sarà messa nel testo, compresa, ma non accadrà di certo, la integrale salvaguardia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

&lt;p&gt;
Non la voteremo, come articolo 21, perché una materia come questa non si può affrontare a colpi di voti di fiducia.

&lt;p&gt;
Perché se fosse accaduto con Berlusconi e Sacconi ci saremmo giustamente indignati, perché quel testo è stato discusso in vertici sempre più ristretti, perché, al di là delle apparenze e delle dichiarazioni pubbliche, non un solo euro si sposterà dall’alto verso il basso della scala sociale.

&lt;p&gt;
Al di là del merito, non certo rimuovibile, non voteremo la eventuale fiducia, anche per una ragione di metodo.
&lt;p&gt;

Perche mai si può mettere la fiducia sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e non sull’articolo 21 della Costituzione?

&lt;p&gt;
Un governo che affronta l’ira dei cittadini su pensioni e salari, perché ha paura di affrontare l’ira di pochi, anzi di uno, in materia di conflitto di interessi?

&lt;p&gt;
Presenti il governo una norma per mettere fuori i partiti dal consiglio di amministrazione della Rai e delle Autorità  di garanzia, sospenda i rimborsi elettorali, annulli subito la legge mancia, presenti il tutto in Parlamento, anche con un decreto e chieda la fiducia, così per vedere l’effetto che fa…., tanto per parafrasare Enzo Iannacci.
&lt;p&gt;

Forse, in questo caso, anche a costo di scontentare “amici e compagni”, non faremmo mancare un voto favorevole, senza mal di pancia.
&lt;p&gt;

Abbiamo tuttavia la sensazione, anzi la quasi certezza che questo “atroce dilemma” ci sarà risparmiato dal governo medesimo, perché, in Italia, ancora oggi, è possibile mano-mettere l’articolo 18, ma non è ancora possibile “restaurare” l’articolo 21 della Costituzione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In questo caso l’Europa resta lontana, anzi lontanissima!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/04/17/giuseppe-giulietti-lavoro-perche-non-votero-la-fiducia/&quot;&gt;micromega&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Monti tagli il debito oppure è tutto inutile»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«È ora di vendere beni pubblici per 300 miliardi. E di combattere contro lo strapotere tedesco. A cosa serve un governo tecnico se non a fare le cose difficili? Se lo spread peggiora, faremo un governo tecnico al quadrato?».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Martedì spread alle stelle e Borsa a picco, mercoledì spread giù e Borsa su, oggi e domani chissà. Renato Brunetta, che cosa sta succedendo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma il premier Monti non aveva detto, qualche giorno fa in Asia, che la crisi dell’eurozona era finita? Mi viene da sorridere. E resto allibito anche dal fatto che il presidente del Consiglio abbia attribuito il peggioramento dello spread alla Spagna o alla Marcegaglia. Forse è stanco. Un Monti freddo e razionale non avrebbe mai detto queste cose, profondamente sbagliate».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Qual è allora il quadro vero?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Andiamo con ordine. La nuova bufera colpisce l’Eurozona dal 21 marzo scorso, quando Citigroup esprime preoccupazioni per la Spagna. Si riapre la caccia alla volpe, stavolta la preda è Madrid. Il tutto senza particolari ragioni se non quelle che conosciamo benissimo: debolezza di governance della Ue, impotenza della Bce, reazioni in salsa tedesca troppo limitate e sempre in ritardo. Le vittime vengono designate sulla base di pretesti. È una storia che abbiamo già visto dal 4 ottobre del 2009, cioè dalla scoperta del buco nei conti pubblici della Grecia».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E la speculazione brinda.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Oltre alla speculazione c’è qualcun altro che ci guadagna: la Germania. L’Europa non si è chiesta quale fosse la sua vera debolezza, che consiste nell’egoismo tedesco, incapace di redistribuire la sua crescita. Nessuno ha riflettuto sul fatto che l’attacco alla Spagna sia giunto negli stessi giorni in cui il governo Rajoy varava una manovra da oltre 27 miliardi? Insomma, la vittima ha sempre torto. Nel frattempo, la Germania piazza bund decennali all’1,64%, un tasso mai visto in precedenza. L’Eurozona finanzia il debito tedesco, a costo zero per Berlino».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Da noi, i tassi aumentano.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Se fossimo dei farabuttelli di provincia diremmo che è colpa di Monti. Ma siccome siamo persone serie, non diciamo simili bestialità, pur ricordando che venivano pronunciate da tutti qualche mese fa. Allora fu messo in croce Berlusconi, oggi potremmo fare la stessa cosa con Monti, ma non è cosa seria. Però non si dica che è colpa dell’articolo 18 o della Marcegaglia, o della crisi dei partiti, o della corruzione, perchè sono scemenze. La colpa di Monti è di non aver battuto i pugni in Europa, per riequilibrare l’insopportabile vantaggio tedesco in questa fase».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi lo spread...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma che cosa avremmo dovuto fare ancora? Il governo Berlusconi ha approvato manovre per 265 miliardi, abbiamo il pareggio di bilancio nel 2013, Monti dispone di una maggioranza mai vista, fa cose buone e abili e lo spread sale di 100 punti in un lampo? Basta con questo masochismo, mentre i mercati se la ridono».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si accettano suggerimenti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Occorre una duplice operazione. Una in Europa, facendosi capofila di tutti i Paesi che in questa situazione non ci stanno più, cioè tutti tranne la Germania, modificando i termini del fiscal compact e chiedendo a gran voce gli Eurobond. In casa, ci vuole una riduzione straordinaria del debito pubblico, vendendo gioielli di famiglia per 200/300 miliardi. Un’operazione che libererebbe enormi risorse per la crescita, e che neppure noi siamo riusciti a fare per il conservatorismo di Tremonti e della Lega. Se il governo Monti, con la maggioranza e l’appoggio mediatico di cui dispone, non è capace di attaccare il debito, allora mi chiedo perchè esista il governo Monti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual è il giudizio sulla riforma dell’articolo 18?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«O c’è migliore efficienza nella creazione di posti di lavoro, oppure è meglio non far nulla. Il testo del governo è insufficiente. E del resto, non si può fare una riforma con tutte le imprese contro e la sola Cgil a favore».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Arriva l’Imu, probabilmente aumenta l’Iva, e il viceministro Grilli annuncia che le stime della recessione saranno riviste in peggio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L’Imu, e le famiglie se ne renderanno conto presto, è insopportabile, e porterà effetti perversi: sarà un boomerang. Quindi bisogna far valere gli aumenti dell’imposta sulla casa per il solo 2012, farli pagare a rate, e ritornare all’esenzione della prima casa dal 2013. Quanto all’Iva, mi chiedo a quali esiti stia portando la strombazzata spending review. Se anche l’ottimo ministro Giarda alza le mani in segno di resa, non cavano un ragno dal buco». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DHSWX&quot;&gt;il Giornale - Gian Battista Bozzo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: delusa da Marcegaglia: «E' il teatrino delle parti sociali»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per anni hanno biasimato il “teatrino della politica” e ora ci tocca assistere al “teatrino delle parti sociali”: io sono sconcertata da questi cambi di fronte e dal fatto che sia sempre necessario demonizzare qualcuno, è davvero un segno di immaturità del Paese». A tarda sera Elsa Fornero non riesce a trattenere l’irritazione per l’offensiva del mondo imprenditoriale contro la riforma del lavoro e per le dichiarazioni fortemente critiche rilasciate da Emma Marcegaglia in un’intervista al Financial Times. «E’ una reazione incomprensibile - sottolinea il ministro del Lavoro - di fronte a un cambiamento marginale e ragionevole che non stravolge certo il senso della riforma».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il presidente uscente di Confindustria ha detto testualmente: «The text is very bad», ossia che la riforma del lavoro è pessima.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima di tutto bisognerebbe essere responsabili anche nei messaggi che si mandano ai mercati e all’estero, bisognerebbe davvero recuperare una rappresentazione corretta e non distorta delle cose e poi, prima di rilasciare certe dichiarazioni, l’articolato avrebbe meritato una lettura più pacata e attenta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vi si accusa di aver fatto marcia indietro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo non ha fatto nessuna marcia indietro, le modifiche apportate non sconvolgono l’impianto né fanno venir meno la spinta innovativa della riforma: l’unica novità che c’è nella riforma dell’articolo 18 è aver inserito la clausola della “manifesta insussistenza” dei motivi economici come possibilità di reintegro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però la variazione ripropone il reintegro anche nei licenziamenti per motivi economici.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La verità è che abbiamo modificato lievissimamente la riforma dell’articolo 18, abbiamo solo inserito la norma secondo cui in caso di manifesta insussistenza il giudice può stabilire il reintegro, il resto è rimasto uguale. Il giudice non viene chiamato ad entrare nello specifico del motivo economico o nel merito della gestione di un’azienda ma può solo stabilire se c’è una insussistenza chiara e manifesta del motivo e poi abbiamo scritto “può” non “deve” reintegrare».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Marcegaglia però ha spiegato che il testo non è quello che avevate condiviso, riferendosi alla prima proposta del governo, presentata alle parti sociali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Con le parti sociali c’è stato un lungo dialogo ma nessun accordo e nessuna concertazione, l’accordo invece bisognava trovarlo con i partiti politici che sostengono questo governo e che dovranno approvare il disegno di legge in Parlamento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E cos’è successo al vertice di martedì sera?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C’è stato un lungo confronto e poi Alfano e Casini hanno teso la mano a Bersani, nel senso che gli sono andati incontro per cercare una sintesi tra le forze che insieme sostengono il governo. Così si è deciso di aggiungere la possibilità di reintegro del lavoratore da parte del giudice, ma con limiti ben precisi, una cosa di assoluto buon senso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non può negare che ci sia stata una concessione a Bersani e alla Cgil nel vertice.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ci sono vincitori e vinti ma una soluzione equilibrata che non ha smantellato l’impianto, mi sembra un tantino esagerato questo cantare vittoria da parte della sinistra».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che cosa la disturba di più nelle critiche di questi ultimi due giorni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Siamo partiti che l’articolo 18 era un totem intoccabile, tutti scommettevano che non saremmo riusciti a fare alcuna modifica, invece noi l’abbiamo riformato e adesso le imprese ci dicono che non è cambiato niente. E poi sembrano far finta di non vedere le cose che hanno portato a casa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A cosa si riferisce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sembrano dimenticare che nello stesso vertice però si è venuti incontro anche alle esigenze delle imprese allungando da un lato i tempi e dall’altro allentando le restrizioni messe sui contratti non a tempo indeterminato. Per esempio: le aziende avranno un anno di tempo per far emergere i rapporti di lavoro a tempo indeterminato che oggi sono presentati come partite Iva; poi abbiamo tolto la necessità della causale per i contratti a tempo determinato di sei mesi e per i primi contratti. Per quanto riguarda l’apprendistato abbiamo cambiato il rapporto tra lavoratori e apprendisti: prima era uno a uno, adesso puoi avere tre apprendisti ogni due lavoratori. Inoltre prima potevi assumere nuovi apprendisti solo se ne avevi confermati almeno la metà nel triennio precedente, invece adesso per i prossimi tre anni la soglia è abbassata al 30 per cento. Ma non solo: rispetto alla stesura precedente è stato ridotto l’indennizzo che era previsto in una forbice tra le 15 e le 27 mensilità e che ora sarà tra 12 e 24. Infine abbiamo lavorato per rendere più rapidi e veloci i processi e abbiamo inserito l’elemento della conciliazione preventiva. Perché tanta sfiducia?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Certamente uno dei motivi della reazione è legato al ricorso ulteriore alla magistratura.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Beh, le dirò che non mi aspettavo una sfiducia così aperta nei confronti dei giudici, se si vuole il cambiamento non lo si può costruire sui pregiudizi. Salvo che si pensi che i giudici sono tutti ideologizzati: cosa difficile da sostenere. E’ una reazione incomprensibile che mi sembra risponda più a logiche interne che a fatti reali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Niente da rimproverarsi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo ha pensato al Paese, non a favorire una o l’altra parte, lo facciano tutti, sono anni che chiedono a gran voce di far prevalere l’interesse generale e ora c’è l’occasione..., bisognerebbe smettere di pensare solo alla propria parte, solo agli interessi di bottega».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E adesso cosa farà come ministro del Lavoro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sarei ben felice di fare un confronto pubblico, anche in televisione, con Emma Marcegaglia per spiegare la riforma e come stanno le cose, perché bisogna fare chiarezza e perché non è possibile fare marcia indietro in questa maniera».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In che senso marcia indietro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nel senso che non è cambiato quasi nulla rispetto ad un testo che era accettato da tutti tranne che dalla Cgil e adesso sembra di essere passati all’opposto: io faccio ancora fatica a comprendere questa giostra».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D9GKB&quot;&gt;La Stampa - Mario Calabresi&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Franca RAME: CARO MONTI, BASTA CON LE PURGHE</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/04/franca-rame/caro-monti-basta-con-le-purghe/626575"></link>
  <updated>2012-04-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626575</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Gentile prof. Monti,presidente del Consiglio del nostro governo,
&lt;p&gt;

gli italiani, quelli cosiddetti visibili al fisco, hanno accettato i sacrifici imposti dal Suo governo, ma ora avrebbero diritto a qualche soddisfazione. Invece non ci arriva nulla di buono.
&lt;p&gt;

Vero che, appena si è accomodato sulla poltrona di comando, Lei, reincarnazione di Berlusconi con la faccia onesta (solo la faccia…), s’è trovato  a nuotare in un debito pubblico di tutto rispetto, quasi 2 mila miliardi di euro. Ma non sarebbe stato meglio, in clima di sacrifici, se avesse drasticamente ridotto i costi della politica, invece di tarellare sulla testa i pensionati lasciandoli tramortiti e senza respiro?

&lt;p&gt;
Tra Camera e Senato, il nostro Paese (60 milioni di abitanti) può vantare 945 parlamentari con uno stipendio intorno ai 20.000 euro mensili. Gli Stati Uniti (310 milioni di abitanti) invece devono accontentarsi di 535 parlamentari, con uno stipendio  intorno ai 17.000 euro. E che dire dei cosiddetti “rimborsi elettorali”, se non che sono un insulto per la gente per bene?
&lt;p&gt;

Le famiglie italiane vivono una crisi furiosa, tant’è che in quest’ultimo anno c’è stata una diminuzione del 10% di consumo di benzina. In compenso i carburanti sono aumentati del 20%. Per Pasqua, ci dicono gli albergatori, milioni di famiglie hanno rinunciato a godersi qualche giorno di vacanza, le strutture turistiche sono in forte crisi. Sono stracolmi soltanto i ristoranti frequentati dagli “intoccabili”. &lt;br /&gt;
La crisi per loro è solo un fastidioso problema altrui.
&lt;p&gt;

E la burocrazia? Un macigno che colpisce milioni di persone: migliaia d’imprese che non riescono a bloccare il pericolo di fallimento… progetti che non si  concretizzano… posti di lavoro che sfumano.
&lt;p&gt;

Suicidi: si sono tolti la vita solo nel Nord-Est 30 imprenditori finanziariamente rovinati.
&lt;p&gt;

Sull’evasione fiscale: 13 miliardi di euro recuperati (o, meglio, accertati: il recupero è un’altra cosa) dalla Finanza negli ultimi mesi sono un buon risultato. Ma ce ne sono almeno altri 120-130 all’anno sui quali mettere le mani. E, per farlo, non bastano i blitz tipo Cortina. Bisognerebbe avere il coraggio di instaurare il sistema fiscale americano: tanto guadagno, tanto spendo, tanto detraggo ed ecco l’utile su cui pago le tasse. Già, ma poi si scontenta la borghesia… la classe dominante… quindi…giù calci nelle genvive…
&lt;p&gt;

Le grandi industrie straniere non si sentono attratte dall’idea di investire nel nostro Paese per le difficoltà imposte dalla nostra burocrazia, dal pericolo della mafia e dalla corruzione.
&lt;p&gt;

Un imprenditore che avesse l’idea di importare merce o macchinari dall’estero è spesso costretto ad anticipare l’intero pagamento.&lt;br /&gt;


Agl’italiani non si fa credito anche perché, in caso di contestazione, i commercianti stranieri sono spaventati dall’idea di impelagarsi nella nostra rete giudiziaria, lentissima e colma di sorprese metafisiche.&lt;br /&gt;


Aggiunga poi, gentile presidente, che ogni uomo d’affari straniero è bene al corrente del fatto che il mercato e lo Stato italiano perdono 60 miliardi all’anno causa la corruzione. Come può dar fiducia un Paese del genere?
&lt;p&gt;

Capisco che Lei, tentando di presentare una legge che funzioni veramente contro i corrotti, si trovi un’opposizione violenta da parte di tutta la destra, Pdl in testa. Ma non si può accettare il ricatto di chi a ogni votazione ripete la solita minaccia: o fai come dico o ti stacco la spina. Anche perché in questo caso, il danno economico diretto è solo una parte del disastro: la corruzione non aumenta solo i costi, uccide le imprese oneste causando un degrado della loro qualità etica, e colpisce pure la professionalità del Sistema Italia: chi è bravo a corrompere difficilmente è anche capace di far bene il suo mestiere.
&lt;p&gt;

Importanti economisti liberali avvertono che, se non si cambia programma a partire dalle tasse che ricadono quasi esclusivamente sul lavoro, rischiamo di suscitare gesti incontrollabili tra le categorie più vessate. E la recessione si avvita su se stessa. Invece voi siete sempre lì blaterare sull’articolo 18.  Ma, invece di trovare il modo di facilitare ancor di più i licenziamenti, perché non vi occupate di facilitare le assunzioni? Per esempio mettendo mano alla madre di tutti gli sprechi: quello energetico. L’ha detto persino Squinzi, prossimo presidente di Confindustria: “Non è l’articolo 18 a fermare lo sviluppo del Paese, ma la burocrazia, la mancanza di infrastrutture, il costo eccessivo dell’energia”. 
&lt;p&gt;E’ ridicolo che l’Italia abbia un decimo dei pannelli solari per l’acqua calda della Germania (che ha molto meno sole di noi). Se non si promuove una vera e propria cultura del risparmio energetico e delle energie alternative, a cominciare dalle scuole, dalle imprese e dalle famiglie, non si potrà mai realizzare il vantaggio che porterebbe una simile azione globale: cioè arrivare a risparmiare più di 100 miliardi l’anno.
&lt;p&gt;

L’assurdo poi è che già oggi siamo il quinto paese in Europa nell’uso di tecnologie alternative. Nel 2010 l’Italia abbiamo prodotto circa il 22% del fabbisogno nazionale lordo di elettricità da fonti rinnovabili. Quindi i presupposti per cambiare drasticamente il modo di organizzare la ripresa ci sono eccome. Bisogna solo convincere voi, pregiati tecnici, di incentivarla.

&lt;p&gt;
E che dire dei 90 cacciabombardieri Lockheed F-35, detti “distruttori immediati”, ordinati dal megalomane Berlusconi e da Lei lasciati sul collo dei contribuenti italiani? Ci costeranno 12 miliardi, più il doppio per la gestione e la manutenzione. Col denaro previsto per uno solo di questi sofisticati mostri volanti, risolveremmo i problemi di migliaia di cassintegrati, pensionati, precari, detenuti, laureandi in cerca di lavoro.
&lt;p&gt;

Ho ascoltato a Report la ministra Fornero, sempre elegante nei suoi completini (quella che piange, ma non sorride mai): “Non siamo stati chiamati per distribuire caramelle”. E m’è venuto voglia di risponderle: “Signora ministra, le sue caramelle non ci interessano… Lei ha già dato molto al popolo italiano: pasticche purgative in abbondanza… siamo tutti accomodati sulla tazza in bagno, con una dissenteria inarrestabile, pensando a lei! Grazie”.
&lt;p&gt;

Gentile prof. Monti, il Suo governo è arrivato al punto in cui o ha il coraggio di fare qualche cosa di concreto per rilanciare l’economia, facendo pagare la crisi a chi non paga mai anziché a chi paga sempre, oppure dovrà subire la giusta ira delle piazze.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D59YX&quot;&gt;il Fatto Quotidiano &lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Stefano Boeri: LA RIFORMA DEL LAVORO? DEL TUTTO INADEGUATA  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/03/stefano-boeri/la-riforma-del-lavoro-del-tutto-inadeguata-intervista/626449"></link>
  <updated>2012-04-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626449</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il prof. Boeri non ha affatto lesinato critiche all’operato del governo.
&lt;p&gt;
«La riforma non è all’altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito. Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall’art. 18: i veri problemi sono l’enorme burocrazia e l’influenza della criminalità organizzata. Troppe timidezze anche sul settore bancario.
&lt;p&gt;«La riforma non è all'altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito.&lt;br /&gt;
 Bisognava intervenire non sullo stock di lavoratori, ma sui flussi (ossia sui nuovi contratti, e non su quelli già posti in essere, ndr). Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall'art. 18 su cui tanto si dibatte: i veri problemi sono l'enorme burocrazia e l'influenza della criminalità organizzata. Detto questo, la riforma del lavoro è un banco di prova importante per il governo italiano». Qualche stoccata anche a Corrado Passera: «Il governo Monti è in ritardo sul settore bancario, sono necessari interventi urgenti per uscire dalla stretta creditizia. Forse non è un caso che in un ruolo così delicato come quello di ministro per lo Sviluppo economico ci sia un ex banchiere».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professor Boeri, su quali principi si fonda l'idea del contratto unico alla base della proposta che ha elaborato insieme al prof. Garibaldi? Non rischia, da un lato, di costituire una limitazione delle libertà delle imprese e, dall'altro, di provocare un aumento del sommerso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Noi non prevediamo di vietare altre forme contrattuali. Poniamo delle penali sull'abuso di altre figure contrattuali, facendo sì che il lavoratore abbia più assicurazioni contro il rischio di perdere il lavoro se le accetta: quindi è un disincentivo ad abusarne, ma non le vietiamo. Per quanto riguarda il lavoro nero, l'evidenza empirica e molti studi dimostrano che in realtà l'introduzione di figure contrattuali temporanee ha provocato solo una sostituzione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato con contratti di lavoro a tempo determinato, ma non c'è stata emersione del sommerso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come pensa di evitare nella sua proposta di riforma che dopo i primi 3 anni di prova, quando dovrebbe essere stabilizzato a tempo indeterminato, un lavoratore non specializzato sia scaricato a favore di uno nuovo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Nella nostra idea il contratto di inserimento (lo definiamo &quot;unico&quot; perché è quello verso cui si veicolano quasi tutte le assunzioni, ma potremmo definirlo anche &quot;prevalente&quot;) si fonda sul principio che vi sia un percorso: un lavoratore inizia a lavorare e man mano che va avanti il suo percorso di lavoro aumentano le sue protezioni. Però formalmente è, fin da subito, un contratto a tempo indeterminato: questo stimola sia l'azienda che il lavoratore a investire nella formazione specifica. Il contratto di apprendistato che esiste oggi, e che secondo la riforma Fornero dovrebbe essere valorizzato (anche se non si capisce bene in che modo), prevede invece che al termine del periodo di apprendistato il lavoratore possa essere licenziato senza costi, il che ci sembra una contraddizione in termini. Il modo giusto di incentivare la formazione invece è proprio dando durata all'impiego».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Ministro per la PA, Patroni Griffi, ha segnalato che le nuove norme sul licenziamento per motivi economici non troveranno applicazione nel pubblico impiego, in quanto in questi casi c'è una disciplina ad hoc. Lei è favorevole o contrario all'estensione agli statali delle nuove condizioni che varranno per i dipendenti del settore privato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io penso che un governo che riforma il mercato del lavoro tenendo fuori il settore pubblico non sia credibile. Il governo è esso stesso un datore di lavoro (dei lavoratori pubblici), quindi nel momento in cui propone una nuova normativa deve dare anche il buon esempio. Al contrario, si tratta di un fallimento della riforma Fornero, perché pone in essere una tale asimmetria tra i licenziamenti individuali per motivi economici e quelli per motivi disciplinari che è inapplicabile al pubblico impiego: dove c'è una ragion d'essere per i motivi disciplinari ma non per quelli economici, che invece c'è nel settore privato. Proprio questa distorsione introdotta dalla riforma a mio giudizio è uno dei problemi più seri, perché creare questi due canali così diversi rischia di alimentare un contenzioso fortissimo nel passaggio tra le due fasi e rende anche difficile la sua applicazione nel pubblico impiego. Se si pensa ad una riforma inapplicabile nel pubblico impiego, anche considerando l'alta percentuale di lavoratori del settore pubblico in Italia, vuol dire che è una riforma fatta male».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di licenziamenti per motivi economici: in caso di contenzioso giuridico, come fa il giudice a stabilire quando l'azienda si trovi costretta a licenziare per ragioni oggettive e quando invece si tratti di cattiva gestione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È molto difficile. In certi contesti, possono essere utili dei consigli di sorveglianza, con delle rappresentanze dei lavoratori, per distinguere le due cose; ma ci sono casi in cui la distinzione è molto difficile. Così come quando si deve giudicare su un licenziamento dovuto a bassa produttività: come si fa a capire se è dovuta al fatto che i lavoratori non fanno il loro dovere (e quindi il licenziamento è di natura disciplinare) o al fatto che c'è un problema oggettivo - ad esempio non hanno le qualifiche necessarie? È difficile fare delle distinzioni su questo piano, per cui credo che bisogna trovare delle regole che scoraggino eventuali comportamenti opportunistici che poi gravano sulla collettività, creando situazioni in cui lo Stato deve intervenire economicamente. Per esempio, una cosa giusta da fare è che nella fruizione del sussidio di disoccupazione - come esiste per la cassa integrazione ordinaria - le imprese paghino di più nel caso in cui fruiscano di questi strumenti: nel linguaggio tecnico si chiama &quot;experience rating&quot;, cioè se l'azienda mette in esubero un alto numero di lavoratori, da quel momento deve pagare di più per l'assicurazione contro la disoccupazione, perché probabilmente in questo esubero c'è anche qualche responsabilità dell'azienda».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siamo giunti alla spinosa questione degli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione o sussidio universale di disoccupazione: quale preferisce e perchè? L'Italia dovrebbe intervenire?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Penso che dovremmo avere un sistema che contempli schemi di incentivazione all'orario ridotto (tipo CIG) sul modello del Kurzarbeit tedesco: caratterizzato cioè dal fatto di intervenire solo in casi di aziende alle prese con crisi temporanee e in modo che il lavoratore non venga mai messo ad orario zero, e quindi continui a lavorare per meno ore ma continuando ad essere &quot;dentro&quot; l'impresa non solo formalmente. Poi c'è bisogno di un sussidio di disoccupazione universale, che interviene quando le situazioni di crisi non sono di breve durata. Infine ci dovrebbe essere uno strumento per chi ha esaurito la durata massima di questo secondo tipo di sussidio e rischia di cadere in una situazione di povertà: ad esempio un sistema di reddito minimo garantito, di assistenza sociale, ecc. Quindi abbiamo tre livelli su cui va riformato il sistema degli ammortizzatori in Italia. Purtroppo la riforma Fornero non tocca nemmeno questo argomento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ritiene che in generale le misure fin qui adottate dal governo nel complesso (aumento delle tasse, stretta sulle pensioni, liberalizzazioni, mercato del lavoro) producano più un effetto recessivo o di crescita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L'effetto recessivo è dovuto al consolidamento e all'aggiustamento dei conti pubblici, che era obbligato - e se l'avessimo ritardato saremmo stati costretti ad attuarne uno ancor più rigido, avremmo rischiato una situazione di ripudio del debito e a quel punto vi garantisco che le cose sarebbero andate molto peggio di come potrebbero andare adesso. Le liberalizzazioni possono avere un effetto sulla crescita economica, non immediato ma nel medio periodo. L'intervento sulle pensioni era un'altra cosa fondamentale per ridare credibilità al nostro paese».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma tutti i principali indici macroeconomici dell'Italia (PIL, retribuzioni, inflazione, produzione industriale, disoccupazione) hanno visto un netto peggioramento nel 2011. L'Italia è condannata ad una lunga recessione ed a uscire dal novero dei paesi più ricchi? Quando possiamo aspettarci di tornare a crescere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se non affrontiamo i problemi strutturali del nostro paese, cosa fondamentale da fare oggi in questo contesto, rischiamo davvero un downgrading: il reddito medio degli italiani è al di sotto della media europea, non solo della UE a 15 ma ormai anche della UE a 27. Non credo che sia legato ai provvedimenti presi negli ultimi mesi, quello che conta nel posizionamento di un paese sono i trend nel medio periodo, i tassi di crescita nell'arco dei decenni. Se usciamo da questa crisi facendo riforme strutturali non vedo ragioni per cui l'Italia non debba tornare a crescere a ritmi sostenuti, non vedo ragioni per cui dovremmo crescere meno di paesi come la Germania».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si risolve uno dei principali problemi dell'economia italiana, la scarsa produttività?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quelle che girano attorno al mercato del lavoro sono questioni fondamentali per risolvere il problema della produttività. C'è il tema della contrattazione salariale decentrata, sarebbe un punto fondamentale, anche questo purtroppo eluso dalla riforma Fornero. Infine, liberalizzazioni più incisive sarebbero molto utili anche in questo senso». &lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtrend.it/youtrend-intervista-tito-boeri/&quot;&gt;youtrend.it - Salvatore Borghese &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Esodati e art. 18: si può trovare una soluzione di buon senso da proporre al Governo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/02/dario-franceschini/esodati-e-art-18-si-pu%C3%B2-trovare-una-soluzione-di-buon-senso-da-proporre-al-governo/626452"></link>
  <updated>2012-04-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626452</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Non è una questione di destra o di sinistra. Risolvere il problema degli esodati e trovare una formulazione dell'articolo 18 che non metta in una situazione di angoscia tutta la popolazione dei lavoratori occupati, è semplicemente una questione di buon senso”.
&lt;p&gt;

“Una norma per cui si può licenziare per motivi economici affidando al datore di lavoro l'autocertificazione sulle difficoltà economiche, apre ad abusi individuali, per di più in un paese in cui un terzo dei giovani è senza lavoro” – ha sottolineato il capogruppo Pd alla Camera – mentre sulla questione degli esodati &quot;bisogna capire dove è la mediazione fra i principi della riforma e le drammatiche situazioni personali&quot;.


&lt;p&gt;“E' meglio che le forze politiche che sostengono il governo Monti trovino tra loro l'intesa su questa soluzione di buon senso da proporre all'esecutivo”. Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pd, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, intervenendo ieri a un convegno organizzato dalla Fondazione Rel.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=12899&quot;&gt;Area Dem&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Cesare DAMIANO: L'errore del Governo:  Consegnare all'Europa una vittoria simbolica</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/30/cesare-damiano/lerrore-del-governo-consegnare-alleuropa-una-vittoria-simbolica/626388"></link>
  <updated>2012-03-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626388</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Abbiamo finalmente letto la bozza del ministro Fornero sulla riforma del mercato del lavoro. Il presidente del Consiglio ha dichiarato che il documento è intangibile, intendendo con questo che in dirittura di arrivo non sarebbero state tollerate incursioni da parte degli attori sociali e che la parola, a questo punto, sarebbe passata al Parlamento. Monti ha anche fatto una previsione: che le Camere avrebbero sicuramente provveduto ad apportare modifiche. Infine, da quel che risulta, l'iter legislativo dovrebbe cominciare al Senato. 
&lt;p&gt;

Il testo si compone di 25 pagine suddivise in dieci capitoli. Una scrittura complessa che dovrà trovare una sua coerente traduzione legislativa. Si può prevedere, data la delicatezza dell'argomento, che il dibattito parlamentare arriverà fino all'estate. Si tratta di una partita complessa che non mancherà di coinvolgere i partiti in profondità, sia nel dibattito interno che tra di loro. Il centrodestra, dopo una iniziale, frettolosa e acritica adesione al documento, si sta riposizionando perché ha compreso che la conclusione unilaterale alla quale il governo è arrivato nel confronto con le parti sociali non esaurisce i dubbi ed i problemi su alcuni contenuti non secondari. Si annuncia, perciò, una battaglia parlamentare complicata, nella quale non mancheranno i colpi di scena e nella quale saranno presentati centinaia di emendamenti, e non solo da parte di chi si oppone al governo. 
&lt;p&gt;

Il nostro compito sarà quello di selezionare i punti fondamentali di richiesta di cambiamento sui quali sarà necessario sviluppare la nostra battaglia e costruire le alleanze con i partiti che sostengono l`esecutivo. Innanzitutto la nostra critica si concentra sul tema dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ma dovrà anche affrontare quello del lavoro precario e delle tutele per i giovani (lo faremo alla prossima occasione). La soluzione proposta dall`esecutivo è arrivata come una doccia fredda per due motivi: il primo è il metodo ed il secondo il merito. Sul primo si è evidenziato uno scarto improvviso nella conduzione del confronto che ha portato ad una inaspettata e non auspicabile conclusione non condivisa. Eppure l'incontro tra il presidente del Consiglio ed i leader dei partiti che sostengono il governo pareva che si fosse concluso con un forte richiamo unanime alla esigenza di puntare con decisione ad un accordo unitario. Il secondo motivo è costituito dal merito. 
&lt;p&gt;

Dopo aver tanto parlato anche se impropriamente di modello tedesco, la proposta del governo si discosta significativamente da esso per quanto riguarda la parte relativa al licenziamento individuale per motivi economici. Mentre non ci sono problemi per quello discriminatorio, per il quale è confermata l`automatica reintegrazione nel posto di lavoro in caso di nullità e, per quanto riguarda il licenziamento per motivi disciplinari, perché viene consentito al giudice di scegliere tra reintegrazione e risarcimento, non funziona così per le motivazioni di carattere economico. In questo caso è previsto il solo indennizzo, compreso tra 15 e 27 mensilità. Non sfugge a nessuno che si potrà creare una situazione paradossale: il giudice riconosce che il lavoratore ha ragione, non esiste nessun motivo economico, ma il lavoratore viene allontanato lo stesso dall`azienda e deve accontentarsi di un risarcimento monetario. Si tratta di una soluzione palesemente iniqua che indebolisce la posizione dei lavoratori, già riconosciuti dal diritto del lavoro la parte più fragile rispetto al potere dell`imprenditore. 
&lt;p&gt;

Viene poi il sospetto che alle motivazioni economiche faranno ricorso gli imprenditori meno onesti che aggireranno in questo modo le causali discriminatorie e disciplinari. Si tratta di una soluzione sbagliata che va corretta in Parlamento. Noi proponiamo che anche in questo caso sia consentito al giudice di poter scegliere tra reintegrazione ed indennizzo, andando in questo modo in direzione del cosiddetto modello tedesco. Le dichiarazioni di Monti di domenica scorsa ci hanno chiarito per lo meno un punto: che l`errore del governo consiste nel voler portare in pasto ai mercati finanziari dei risultati simbolici. Le pensioni, l`articolo 18 e anche la fine del potere di veto del sindacato. Si tratta di un errore di prospettiva, di una scelta politica che mette in secondo piano il valore della coesione sociale, l`economia reale, gli interessi delle aziende e il problema del potere d`acquisto dei ceti popolari. 
&lt;p&gt;

Che cosa succederà, dal punto di vista delle tensioni sociali, quando dal prossimo mese lavoratori e famiglie vedranno le decurtazioni in busta paga per l`inasprimento dell'Irpef e per l`aggravio delle tasse locali? I nostri obiettivi, in questo contesto, dovrebbero essere chiari: accanto al sostegno leale al governo, non dobbiamo rinunciare a modificare la proposta sul mercato del lavoro, correggere il sistema pensionistico come promesso dal ministro del lavoro e dare impulso alla crescita del paese.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CXA8U&quot;&gt;Gli Altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Il problema è l'abuso dei contratti a termine»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/29/renato-brunetta/%C2%ABil-problema-%C3%A8-labuso-dei-contratti-a-termine%C2%BB-intervista/626374"></link>
  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626374</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Renato Brunetta, la riforma del lavoro per il momento è solo sulla carta. Pensa che si arriverà fino in fondo, come sostiene il governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Nel lessico dei governi &quot;salvo intese&quot; significa che nemmeno i ministri sono d`accordo. Non mi pare che il disegno di legge sia ilveicolo migliore per la riforma che il premier Mario Monti è stato chiamato a fare. Per capire quanto sia complessa la materia basta ricordare che il nostro collegato lavoro nel 2010 impiegò sette passaggi parlamentari compreso un rinvio del Presidente della Repubblica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa può fare la politica per l'occupazione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Io sono abituato a fare analisi costi benefici. E per farlo bisogna partire dal perché il nostro mercato del lavoro non funziona o funziona male. Non è un problema di ammortizzatori, né di tasso di disoccupazione. Semmai di tasso di occupazione. Da noi mancano all`appello tre o quattro milioni di posti regolari. Se avessimo lo stesso tasso del Regno Unito, che ha più o meno il nostro pil, dovremmo avere 26 milioni di occupati, mentre ci fermiamo a 23 milioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sono quelli che non cercano più lavoro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «No, sono posti che esistono ma sono sommersi. Un bel risultato per un Paese che ha per primo articolo della costituzione un richiamo esplicito al lavoro. A me pare che l'Italia su questo tema sia fondata più sull`ipocrisia che sul lavoro. Marco Biagi ci ha provato, le sue leggi hanno aumentato comunque l'occupazione regolare, ma il suo progetto non è stato completato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la riduzione della flessibilità in entrata, che è uno dei pilastri della riforma, rischia di aggravare i problemi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Il problema è culturale. La flessibilità non può essere il rinnovo perpetuo di contratti a termine. Nemmeno l'abuso dei contratti parasubordinati. Su questo hanno pesato comportamenti opportunistici che fanno parte della cultura di alcune imprese italiane. Alla presenza di sindacati ai quali non interessa nulla attrarre investimenti stranieri».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la soluzione non è una legge...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La legge può aiutare. Se il governo avesse voluto dare un segnale chiaro avrebbe dovuto varare un decreto sull`articolo 18 e sulla giustizia del lavoro, per dare all`Italia un regime sui licenziamenti individuali simile a quello europeo e una giustizia con tempi e con un equilibrio europei. Non c`era bisogno di altro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;È vero che in Italia ci sono troppe tipologie contrattuali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Chi dice che ce ne sono 46 non sa di cosa parla. È vero che formalmente ci sono, ma è altrettanto vero che i più usati sono tre o quattro. Se ci sono abusi non sono dovuti alla natura dei co.co.pro. o delle partite Iva, semmai alla carenza di controlli e alla propensione di certe imprese ad abusarne».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I contratti interinali e più in generale le agenzie del lavoro, possono avere una funzione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Esistono in tutto il mondo, sono regolate in modo simile e coprono un segmento di domanda preciso. Uno strumento la cui efficacia dipende dall`uso che se ne fa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei viene dal Nord Est, dove c`è la massima concentrazione di agenzie. È un fatto positivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì, credo sia uno strumento utilizzato bene. La cosa che conta per questo tipo di lavoro, ma anche per gli altri, sono specializzazione e competenza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Se un lavoratore interinale è competente e specializzato è più forte del committente, l'impresa ha bisogno di lui e per l`intermediario diventa un valore da ricercare. Se un lavoratore non è specializzato è lui la parte debole. Serve formazione, competenza, specializzazione. I lavoratori che non hanno specializzazioni vivono la fine di un lavoro come un dramma perché sanno che dopo il &quot;matrimonio&quot; rischiano di non trovare nulla. Quelli specializzati non hanno paura della disoccupazione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non tutti possono permettersi un Mba...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi riferisco anche a bravi pizzaioli, idraulici, operai specializzati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche gli ingegneri in Italia hanno spesso problemi a trovare lavoro...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quando escono dall`università, può darsi. Non se hanno una esperienza professionale alle spalle. Ripeto il problema è la formazione, le università e le scuole».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tornando alle agenzie, lei ha parlato di estero. Anche quello può essere uno sbocco?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Praticamente tutti i lavoratori italiani specializzati impiegati nelle grandi opere in giro per l`Europa hanno contratti interinali. E nessuno, giustamente, si preoccupa di loro perché guadagnano bene, sono richiesti e si possono permettere di dettare le condizioni. Dobbiamo preoccuparci semmai delle migliaia di laureati in scienza della comunicazione. Il mercato non ne sente bisogno, le università li offrono come carne da macello per i lavori meno qualificati. Un altro problema, collegato a questo e che nessuno cita mai, è che abbiamo salari troppo bassi. Costo del lavoro per unità di prodotto alto, scarsa produttività quindi bassi salari».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Colpa delle imprese?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Anche, ma è anche colpa del capitale umano non adeguato, di una organizzazione del sistema non all'altezza, della carenza di infrastrutture».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi non c`è via di uscita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Al contrario, c`è il genio italico. Le piccolissime imprese, i brambilla che lavorano nonostante la deficienze del sistema, dell`università. Sono i figli della cultura migliore dell`Italia, del fare e del bello, della responsabilità e della comunità. In alcune aree del Paese funziona: il vero ammortizzatore, la vera formazione e il collocamento più efficace si fanno nel tessuto comunitario, penso al Lombardo Veneto, all`Emilia Romagna, alla Toscana, all`Umbria e alle Marche».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che consiglio darebbe a un giovane che deve scegliere la sua strada?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Fare quello che il cuore gli ispira. Studiare tanto, lavorare tanto e fare esperienze all'estero per poi tornare con il suo bagaglio in questo Paese stupendo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CV2K0&quot;&gt;Il Giornale - Antonio Signorini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: La sofferta e doppia identità di un partito</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/29/antonio-polito/la-sofferta-e-doppia-identit%C3%A0-di-un-partito/626373"></link>
  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626373</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Ai tempi del Pci vigeva una prassi: ogni svolta politica a destra andava preceduta da una svolta sociale a sinistra. Così per anni si abbinò alla vociante opposizione in piazza una fruttuosa consociazione in Parlamento. Forse è stata solo quest'antica sapienza a far invocare a D'Alema una svolta a sinistra per il Pd; o a indurre l'Unità a credere al Wall Street Journal, e a confondere Mario Monti con la Thatcher.
&lt;p&gt;

Si capisce che poche ore prima di incontrare, per giunta nell'ufficio personale di Berlusconi, il nemico storico della Seconda Repubblica, e stringere con lui un patto per fondare insieme la Terza, il gruppo dirigente del Pd abbia voluto sventolare un po' di bandiere rosse in nome dell'articolo 18, a difesa del quale si sono levate del resto perfino le bianche insegne del cardinal Bagnasco. Ma è sotto gli occhi di tutti che non solo di tattica si tratta: nel Pd è in corso una ricollocazione strategica. E la storia più recente delle sue relazioni pericolose con la Cgil e con il Pdl ne sono la prova.
&lt;p&gt;

Tra la sinistra politica e il grande sindacato rosso c'è sempre stata competizione. Per un lungo periodo la Cgil è stata più riformista e più moderata, da Di Vittorio a Lama fino a Trentin. Poi, con Cofferati, le parti si sono invertite e tali sono rimaste a tutt'oggi. La ragione sta nei differenti progetti politici. La Cgil è da sempre il laboratorio dell'unità delle sinistre (il che la rendeva paradossalmente più moderna e più plurale ai tempi del monolite comunista). Il Pd è invece nato per fare l'unità dei riformisti, con un inevitabile confine a sinistra. Dopo anni di duelli, si può dire che la partita si sia conclusa con la vittoria della Cgil. Sul fronte delle riforme sociali il Pd non ha né la cultura, né la forza, né il fegato per affermare e sostenere un punto di vista differente.
&lt;p&gt;

Questo spiega perché, dopo tanti anni, il gruppo dirigente di quella che si definisce una forza riformista non può intestarsi una riforma che sia una. Se si escludono le liberalizzazioni di Bersani nel secondo governo Prodi, su pensioni, mercato del lavoro, sanità, scuola, pubblico impiego, è una storia di conati, di tentativi appena abbozzati e subito respinti, di battaglie debolmente ingaggiate e malamente perse. I giovani turchi del Pd, che oggi si teorizzano «socialdemocratici» per spiegare questo arretramento, dovrebbero ricordare che le grandi socialdemocrazie europee non sono mai scese a patti con il radicalismo sociale. Il Labour si riprese dalla notte del thatcherismo solo dopo aver spezzato il guinzaglio al quale lo tenevano le Union; la socialdemocrazia tedesca non ha fatto un governo con la sinistra di Die Linke anche a costo di perdere il governo; e l'ultimo socialista francese a soggiornare all'Eliseo fu il Mitterrand che scaricò dal governo i comunisti.
&lt;p&gt;

Ma se il fronte sociale è perso, al Pd resta la politica. E qui interviene la seconda relazione pericolosa, quella con il Pdl. Proprio perché ha smarrito la sua egemonia nelle piazze, il Pd deve riconquistarla in Parlamento. Sa bene che il progetto frontista incarnato dal sindacato, che si spinge con la Fiom fino ai confini dei movimenti antagonisti, sarebbe la sua rovina. Rovina tattica, perché come si è visto a Napoli, a Milano, a Genova, a Bari, a Cagliari e perfino a Palermo, se regala il pallone delle primarie ai suoi competitori perde sempre. Ma anche rovina strategica, perché non c'è nessuno nel Pd che non rabbrividisca al pensiero di governare l'Italia con la foto di Vasto, dall'Afghanistan alla Tav. Ecco allora che il Pd ha bisogno del Pdl per liberarsi da quell'abbraccio con una nuova legge elettorale, nella speranza di andare al voto da solo, senza papi stranieri, senza rischiare primarie di coalizione, senza legarsi le mani sulle alleanze, magari assorbendo prima o poi la sinistra di Vendola ma scrollandosi di dosso le lobby dipietresche che lo assediano. Ciò che è andato perso sul piano del riformismo, sarebbe così recuperato sul piano politico.
&lt;p&gt;

L'idea è questa: Bersani, dicendosi socialdemocratico all'europea, vuole fare ciò che provò Veltroni dicendosi democratico alla Kennedy e che prima ancora tentò D'Alema dicendosi post-comunista clintoniano. Difficile dire se potrà funzionare nel gran caos italiano. Ciò che è certo è che la bestia dell'antipolitica, allevata e nutrita a sinistra in questi anni, non si placherà per così poco, e morderà Bersani come addentò Veltroni «inciucioni» e D'Alema «dalemoni».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CV4LL&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Monti è arrivato a risolvere un problema che ha creato chi c’era prima</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/28/franco-mirabelli/monti-%C3%A8-arrivato-a-risolvere-un-problema-che-ha-creato-chi-c%E2%80%99era-prima/626377"></link>
  <updated>2012-03-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626377</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Il Partito Democratico ha deciso di appoggiare il governo Monti perché il Paese ne aveva bisogno, rinunciando ad andare ad elezioni anticipate che, probabilmente, avremmo vinto. Quello in carica non è il nostro governo ma non è neanche un governo che con noi non c’entra nulla”. È il commento di &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale Pd della Lombardia, intervenuto nel corso di una trasmissione televisiva. 
&lt;p&gt;
 
“Questa tendenza a dire che le colpe di ciò che accade sono tutte del governo  Monti è sbagliata. Monti è lì a risolvere un problema che qualcuno prima ha contribuito a creare. È inaccettabile che chi ha contribuito a creare il problema, adesso, venga a spiegarci che è tutto da rifare perché la gente soffre. Berlusconi, con l’operato del suo governo, ha delle responsabilità per quello che è accaduto e che sta accadendo” – continua &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;. 
&lt;p&gt;
 
“Sulla riforma del lavoro, non è vero che il governo Monti è uguale al governo Berlusconi. - afferma il consigliere regionale del Partito Democratico - Il problema è come è stata impostata la modifica dell’Articolo 18. Se un’azienda chiude o ci sono ragioni economiche serie, è ovvio che si può licenziare ma questo sta già succedendo anche adesso che l’Articolo 18 è in vigore. Il problema, invece, è che, se un lavoratore che viene licenziato formalmente per ragioni economiche fa ricorso e il giudice stabilisce che non c’erano le ragioni economiche ma lo si sta licenziando per altro, il lavoratore ha diritto ad un indennizzo ma non può essere reintegrato e, questo, è sbagliato perché crea incertezza. Questa norma va corretta e il Pd lavora per correggerla. Non cadrà il governo per questo e ci sarà comunque la riforma del lavoro”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=12836&quot;&gt;AreaDem&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Disoccupati a rischio: «Per salvarli serve 1 miliardo solo per il 2013»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/28/cesare-damiano/disoccupati-a-rischio-%C2%ABper-salvarli-serve-1-miliardo-solo-per-il-2013%C2%BB-intervista/626339"></link>
  <updated>2012-03-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626339</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il problema dei lavoratori rimasti scoperti dalla riforma pensionistica. Quelli tutelati sono 65 mila, ma sul numero di persone a rischio non ci sono dati ufficiali dal governo. Quanto costerebbe un intervento dopo le misure del milleproroghe.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Damiano, c`era modo di evitare questo disastro?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
ll governo, facendo una riforma che avrebbe portato numerosi risparmi, avrebbe potuto accantonarne una quota, diciamo un 10 per cento, per correggere le contraddizioni che la riforma genera nel momento in cui allontana molte persone dalla pensione e per finanziare nuovi ammortizzatori sociali universali in grado di comprendere anche i giovani. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A quanto ammontano i risparmi della riforma delle pensioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Li possiamo quantificare dal 2015 in almeno 14 miliardi all`anno che saliranno a 20 miliardi nel 2020. Una somma cospicua che è sbagliato utilizzare solo per l`abbattimento del debito. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma cosa vi ha risposto il governo?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
In fondo il Pd è parte della maggioranza. Abbiamo posto il problema sin dall`inizio e dopo una battaglia molto dura abbiamo apportato qualche correzione. La data di mobilità, da cui far decorrere le nuove regole, era ferma al 31 ottobre e l`abbiamo portata al dicembre. Inoltre abbiamo allargato la platea di coloro che rientrano nelle vecchie regole. Ma sapevamo che le risorse stanziate avrebbero coperto solo una parte di questi lavoratori.
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;Ma quanti sono realmente gli esodati e quanti ne avete coperti finora?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
Quelli sicuramente tutelati sono circa 65 mila, mentre per il numero complessivo non esistono al momento dati ufficiali il governo interpellato dice di non saperlo ancora, e recenti stime li collocano tra 200 mila e 300 mila persone. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I 65 mila come vengono tutelati? Sulla base di chi fa prima la domanda?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Sì, penso proprio di sì. 

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quanti soldi servono per sistemare la partita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il decreto Salva Italia ha stanziato 240 milioni per il 2013 con i quali copriamo 65 mila persone. Per tutelarne 200 mila servirà tre volte quella cifra, almeno 500 milioni in più. Se la platea arriva a 300 mila quasi 5 volte, quasi un miliardo. Diciamo che come minimo servono 500 milioni in più. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che succede se non si risolve il problema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Il ministro ha promesso che il problema sarebbe stato risolto entro l`estate. Ed è frutto della nostra battaglia e del fatto che abbiamo presentato sempre emendamenti e ordini del giorno. Sul decreto mille proroghe sono stati approvati dalla Camera i nostri ordini del giorno, con le firme di tutti i partiti della maggioranza, per spostare la data limite della mobilità dal 4 al 31 dicembre e per effettuare un calcolo più favorevole per gli esodati, escludendo le finestre extra-pensionistiche e quindi allungando di un anno le scadenze del governo. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd chiede le modifiche anche sull`articolo 18. Presenterete degli emendamenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Non c`è alcun dubbio. È sbagliato che il governo concentri l`attenzione solo sui mercati finanziari, di cui non voglio sottovalutare il ruolo. Però la nostra politica non può essere solo volta a rendere più quieti i mercati finanziari offrendo sul piatto risultati simbolici come pensioni e articolo 18 o il veto sulla concertazione. 

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Monti non sembra apprezzare il vostro attivismo e vi ha posto un aut aut.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Monti mi pare abbia detto, a Cernobbio, che il Parlamento può respingere, accettare o modificare la riforma, prevedendo che vorrà modificarla. La parola passa al Parlamento e quindi noi correggeremo le parti del provvedimento che non vanno. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa sceglie tra articolo 18 e Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Non rispondo ai quiz, noi vogliamo cambiare la riforma dell`articolo 18 proposta dall`esecutivo e insisterò perché si preveda la reintegrazione o monetizzazione scelta dal giudice, il cosiddetto modello tedesco. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma se sarà posta la fiducia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Valuterò al momento opportuno con il mio partito. Non sono un cane sciolto.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CT3YI&quot;&gt;il Fatto quotidiano - Salvatore Cannavò &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Se il Pd accetta cambi all’articolo 18 il centrosinistra andrà in frantumi»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/27/nichi-vendola/%C2%ABse-il-pd-accetta-cambi-all%E2%80%99articolo-18-il-centrosinistra-andr%C3%A0-in-frantumi%C2%BB-intervista/626297"></link>
  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626297</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Ma di quale riforma del lavoro stiamo parlando? La mia impressione è che la ricetta di questo governo faccia addirittura male all’economia». Giornate intense per Nichi Vendola, presidente della Puglia e leader di Sel, ieri a Verona alla Fiera Vinitaly, dove ha accompagnato i produttori pugliesi, e domani a Casal di Principe per discutere di legalità e lavoro. La soddisfazione per il risultato raggiunto dalla sua regione – «è la prima in quanto a esportazioni» – non cancella l’amarezza per quanto sta accadendo a Roma.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Una bocciatura senza appello, la sua, quando anche la Cgil salva parte del progetto del governo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Vedo una continuità persino impressionante tra lo stile di Sacconi e di Fornero, Come si possono presentare in chiave propagandistica, come misure dolorose ma necessarie per spianare la strada alla ripresa economica, provvedimenti che non rispondono neanche lontanamente ai problemi principali che affliggono il mercato del lavoro? Che riforma è questa costruzione che lascia intatta la giungla dei contratti atipici, che rinvia a chissà quando l’introduzione del reddito minimo, che non estende gli ammortizzatori sociali in una fase drammatica di recessione?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Allora il Pd sbaglia tutto. Si è compattato sulla relazione di Bersani, favorevole alla riforma del lavoro e anche dell’articolo 18, seppure non nella direzione delineata dal governo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Un tempo, quando si parlava di riforma, si intendeva un miglioramento delle condizioni di vita, si alludeva a un aumento dei diritti. Ora, invece, si parla di riforma ogni volta che i diritti vengono tagliati. Per me, invece, questa è una controriforma. La ricetta del governo viene contestata da molti Premi Nobel, sarcastici nei confronti del club dell’austerità, nel quale Mario Monti siede con tutti gli onori».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Insisto: i democratici stanno seguendo la strada sbagliata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C’è una evidente differenza di giudizio. Sono molti gli elementi negativi nella controriforma e pazienza se il Pd non li vede. Ma cambiare l’articolo 18 può essere drammatico. Se nel centrosinistra si contribuisce a stracciare questa bandiera nel nome di una modernità oscena e repellente, possono innescarsi conseguenze molto importanti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei usa un termine neutro – importanti -, ma vuol dire negative?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Stiamo facendo delle ipotesi. Ma oltre al palazzo c’è l’Italia reale, le fabbriche, le piazze. Siamo fiduciosi che un dissenso tanto ampio – oltre alla Cgil, ci sono perplessità anche di altre forze sindacali – e la preoccupazione manifestata dalla Cei possano avere effetti positivi. Non si uccida l’articolo 18».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Detta così, significa che un partito di sinistra si macchierebbe di un delitto nel dire sì alla riforma.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sergio Cofferati dice che se resta lo stravolgimento dell’articolo 18, bisogna votare contro il provvedimento. Sono d’accordo con lui e anche con Rosy Bindi, quando sottolinea che Monti è debole con i forti e forte coni deboli».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In un periodo di crescita, sarebbe ancora un’eresia introdurre maggiore flessibilità in uscita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il welfare non è una palla al piede, come pensa la classe dirigente. Bere un calice amaro è il contrario di ciò che è necessario per una crescita sostenibile. Francamente penso che l’evocazione di questo secondo tempo, quando ci si occuperà di crescita, sia uno spot un pò berlusconiano. Il Paese crolla, siamo a due punti in meno di Pil. Dov’è l’inversione di tendenza?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il caso Emiliano: D’Alema lo difende sostenendo che rubare milioni e avere in regalo del pesce sono cose ben diverse. Ovvio, ma è anche una questione di opportunità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Le rispondo con un esempio: dovevo essere interrogato a Bari come persona informata sui fatti e, sui giornali, questa mia convocazione in Procura faceva pendant con lo scandalo Cosentino».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CR8TD&quot;&gt;Il Mattino -  Maria Paola Mìlanesio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuliano CAZZOLA: «Ai professori chiedo: Ma per scrivere la riforma a quale film vi siete ispirati?»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626295</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il testo sembra modellato su quello che si vede in tv, è scollegato dalla realtà. Per questo non funziona. Sulla flessibilità in entrata sbagliano tutto».
&lt;p&gt;La questione dell`articolo 18 è pasticciata, ma io sono soprattutto, veramente, più rattristato che inquieto per quello che hanno fatto sulla flessibilità in entrata. Nemmeno Damiano, ai tempi del governo Prodi, si era azzardato a fare tanto. Mí meraviglio che persone come queste - professori, intellettuali - abbiano una rappresentazione del mondo del lavoro come quella che si vede in tv». Giuliano Cazzola lo dice senza remore: «La riforma del mercato del lavoro così non va».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cos`è, in particolare, che non va?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Non va in generale, perché è totalmente scollegata dalla realtà. Faccio un esempio, noi abbiamo tra i 400mila e i 500mila associati in partecipazione, ora la proposta di riforma dice che se non si è familiari non si può più essere associati in partecipazione. C`è qualcuno, che vive in questo mondo, che si domanda se sia mai possibile che dalla sera alla mattina queste persone diventino tutte dipendenti a tempo indeterminato in base a una norma?
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Evidentemente c`è...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì, ma ha l`idea che si possa intervenire giacobinamente con una norma, che questo basti  a far cambiare all`improvviso lo stato delle persone. Nella realtà non succede. Nella realtà non succedono molte delle cose che loro presumono e il risultato è, per esempio, che per colpire la flessibilità cattiva si creano ostacoli a quella buona. Prendiamo i casi che vengono considerati più anomali: le partite Iva. Oggi c`è una presunzione di legge in base alla quale quelle che secondo me sono le partite Iva &quot;buone&quot; vengono presunte come irregolari. Se una partita Iva ha un committente principale che gli dà il 75% del reddito, gli fa un contratto più lungo di sei mesi e gli fa usare le sue strutture, si presume che abbia un rapporto di lavoro irregolare, che si tratti di un`assunzione camuffata.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Magari lo è... &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E magari no. Facciamo il caso di un consulente informatico, quindi non iscritto ad alcun ordine, che ha un buon cliente di cui segue il sito per un certo numero di ore al giorno. Questo consulente ha anche altri clienti, ma se li trova. Se li trova li segue altrimenti no. Però ha quel buon cliente che gli fornisce la gran parte del lavoro.  Ecco, secondo la riforma, se il suo committente principale gli fornisce il 75% del lavoro si mette nei guai, perché si presume che sia un`assunzione camuffata. E  quel consulente si trova sbattuto fuori all`improvviso.&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Diciamo che questo ha l`aria del caso di scuola...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Lo è, ma è anche un caso che esiste nella realtà. Nella realtà sa chi pagherà gli ammortizzatori sociali? I Co.Co.Co che da qui al 2018 passeranno dal 27% al 33% di aliquota, senza avere nulla in cambio. Significa che un consulente finanziario, che non ha un ordine ed è iscritto alla gestione separata, non potrà mai essere competitivo con un dottore commercialista o con un ragioniere.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E invece sull`articolo 18 cos`è che non la convince, perché è  «pasticciato»? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le faccio un caso di scuola anche su questo. Prenda due lavoratori uno in un'azienda e uno in un'altra. Il primo commette una mancanza e viene licenziato per motivi disciplinari, si rivolge al giudice e il giudice dice &quot;è vero, c`è stata una mancanza, ma non così grave da giustificare  il licenziamento, quindi devi essere reintegrato&quot;. Il secondo viene licenziato per motivi economici, si rivolge al giudice e il giudice dice  &quot;tu hai ragione, il tuo posto di lavoro non andava tagliato, però io condanno il tuo datore di lavoro solo a un indennizzo&quot;. Il risultato è che il primo, che ha sbagliato, rientra e il secondo, che aveva ragione, resta fuori anche se con l`indennizzo. E questo senza parlare del fatto che un giudice che decide su un dato economico è un mostro giuridico.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sta difendendo l`articolo 18? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;

No, sto dicendo che la modifica è formulata male. Ma noi non possiamo stare tutti lì a guardare l`articolo 18, certamente non deve farlo il Pdl, magari per mettere in difficoltà il Pd. Se lo facciamo ci illudiamo e intanto le imprese si prendono una botta in testa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CR4S9&quot;&gt;Secolo d'Italia - Annamaria Gravino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Il PD non sta subendo il governo Monti </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/26/dario-franceschini/il-pd-non-sta-subendo-il-governo-monti/626258"></link>
  <updated>2012-03-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626258</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Abbiamo voluto il Governo Monti e gli abbiamo consegnato una missione precisa che è esattamente quella che sta facendo: affrontare l' emergenza e fare uscire il Paese dalla crisi in cui è precipitato a causa del fallimento del governo Berlusconi.&quot; Lo ha detto &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, intervenendo alla direzione del PD.
&lt;p&gt;

&quot;Sia ben chiaro: il PD non sta subendo il governo Monti né lo sta vivendo come un governo lontano o, peggio, come se fosse un governo di destra. E' una rappresentazione falsa della realtà e se dovessimo fare l'elenco delle cose che il Governo Monti sta facendo è proprio lì che troveremo la distanza abissale con il governo precedente. In quelle scelte c'è la distanza con quelle di Berlusconi&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Ecco perché ribadiamo che il Governo Monti deve continuare nella sua missione, che è a termine, portando il Paese fuori dall'emergenza. E lo deve fare anche su temi spinosi come la riforma del mercato del lavoro. Volevamo un ddl e non un decreto, ma la nostra richiesta non era una minaccia. Tutti i decreti sono stati modificati dal Parlamento attraverso una mediazione politica tra le forze che sostengono il Governo e il Governo stesso. Abbiamo detto no al decreto perchè le norme sarebbero entrate in vigore subito per lasciare poi al Parlamento la decisione di cambiarle. Ma possiamo assicurare l'approvazione del ddl come se fosse un decreto, attraverso una corsia preferenziale, ed è quello ci auguriamo&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;La norma sull' art. 18 è una norma sbagliata nel merito, che determina per migliaia di persone conseguenze drammatiche, innanzitutto sui destini individuali e poi sull'impatto sociale. Ora, come è accaduto per gli altri provvedimenti del Governo modificati dal Parlamento, l'inevitabile mediazione non può essere affidata ad un voto di una delle due Aule con maggioranze occasionali.  E' evidente che si deve cercare una mediazione tra le forze politiche che sostengono il Governo che tuteli i diritti&quot;.

&lt;p&gt;
A proposito della legge elettorale e della riforma costituzionale, Franceschini ha ricordato: &quot;Siamo in aprile e temo che il percorso che il PdL sta perseguendo sia trascinare tutti in una soluzione indistinta. Allora occorre andare avanti anche con la sola legge elettorale perchè non ci possiamo permettere di andare a votare con il &quot;porcellum&quot;. Dopo i casi di Napoli e Palermo occorre poi una seria riflessione sulla compatibilità delle primarie con la composizioni di liste plurinominali. Servono regole garantiste per evitare di trovarsi in campagne elettorali sommersi di ricorsi e contestazioni&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7036&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SACCONI: “Basta con i contratti a progetto”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/25/maurizio-sacconi/%E2%80%9Cbasta-con-i-contratti-a-progetto%E2%80%9D/626067"></link>
  <updated>2012-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626067</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
I contratti 'cococo' e 'cocopro' sono un simbolo dell'ipocrisia che se saremo capaci di una regolamentazione più moderna sul resto possiamo cancellare. 
&lt;p&gt;Lo dice in un'intervista al Giornale l'ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che sull'articolo 18 precisa: ''o la riforma è chiara o conviene non modificarlo''.
&lt;p&gt;''Contemporaneamente mantenere una regolamentazione semplice per l'apprendistato, per i contratti a orario modulato e il lavoro intermittente, per i contratti a termine e per gli stessi voucher con i quali sono stati regolarizzati, ma solo nel Nord, molti spezzoni lavorativi sommersi''.
&lt;p&gt;&quot;Occorre tornare alla riforma dell'apprendistato, per riconoscere che l'azienda è l'ambiente formativo più idoneo per il lavoratore senza eccessivi oneri burocratici''.
&lt;p&gt; Il fatto che Monti abbia scelto la via del disegno di legge, nella materia più divisiva e durante l'ultimo anno di legislatura, può trasformare l'iter della riforma in un ''Vietnam'' dagli esiti imprevedibili.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.blitzquotidiano.it/economia/lavoro-sacconi-basta-con-i-contratti-a-progetto-1167920/&quot;&gt;blitzquotidiano.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: &quot;Il premier ha violato la promessa di non toccare i contratti in vigore&quot;  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626057</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;Il premier ha violato la promessa di non toccare i contratti in vigore&quot;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Lo disse in Senato. Si torni a quella traccia. Tanti lavoratori si chiedono: anch'io rischio di essere licenziato? È un errore creare queste paure. E rischiamo di avere dichiarazioni di crisi pretestuose per tagliare posti. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il testo sul lavoro è chiuso. Ha detto Monti: &quot;Su questo non si tratta&quot;. Non crede che il Pd si illuda di poter cambiare l'articolo 18, onorevole Franceschini? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Monti ha detto di riferirsi al fatto che il governo non intende riaprire la trattativa con le parti sociali. Assicura però, e non poteva essere diversamente, che sarà il Parlamento a decidere se approvare la riforma del lavoro in blocco, respingerla o correggerla. Il Pd è impegnato a correggerla. Quella norma così com'è non passerà. Abbiamo sostenuto subito che ci doveva essere un disegno di legge, e non un decreto legge. Non per prendere tempo - perché anche un ddl si può approvare in fretta, con una corsia preferenziale - ma perché con un decreto le norme sarebbero entrate in vigore immediatamente, compresa quella sbagliata sull'articolo 18. Invece siamo convinti che il Parlamento la modificherà. Siamo del resto in un sistema parlamentare, in cui è il governo a rispondere al Parlamento e non viceversa&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però riformare il mercato del lavoro era la mission del governo Monti? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Noi sosteniamo le cose che stanno nel patto costituente di questo governo. Monti sa che le parole pronunciate in Parlamento sono sempre come pietre. Ma se sono le parole del discorso di insediamento - su cui il governo ha ottenuto la prima fiducia costitutiva - sono ancora più pesanti. Il 17 novembre del 2011 in Senato, Monti disse a proposito di mercato del lavoro: &quot;In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere&quot;. Lo stenografico dopo questa frase riporta: &quot;Applausi dei deputati del Pd e del Pdl&quot;. È la nuova norma sull'articolo 18 ora a differenziarsi da quella linea, non noi. Non è vietato discostarsi, ma solo con l'accordo delle forze politiche che hanno fatto nascere il governo&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi, qual è il punto di mediazione sull'articolo 18? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Si può lavorare proprio su quella traccia, differenziando le regole per i nuovi assunti da quelle per i contratti già in essere. Per questi si può arrivare al massimo al modello tedesco che prevede di fronte al licenziamento per ragioni economiche il ricorso al giudice, il quale può decidere tra indennizzo o reintegro&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lo scontro in atto - con lo sciopero annunciato dalla Cgil, il pressing del Pd - indeboliscono il governo, come sostiene Alfano? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Nessuno mette in discussione il sostegno al governo. Una democrazia parlamentare si basa sul rapporto tra l'esecutivo e la maggioranza che lo sostiene. E penso che il cambiamento di quella norma sui licenziamenti per motivi economici non possa avvenire con maggioranze occasionali: né riproponendo la vecchia opposizione più la Lega, né con un arco di forze contro il Pd&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il Pdl invita a un impegno per chiudere entro l'estate. I Democratici se la sentono di prenderlo? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Assolutamente sì. Il testo modificato potrebbe essere approvato entro gli stessi termini di un decreto legge&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Realisticamente, quali margini ci sono per cambiare il provvedimento? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Tutti i precedenti decreti del governo, dal &quot;Salva Italia&quot; alle liberalizzazioni, sono stati modificati e migliorati dal Parlamento. Sarà così anche questa volta. Non è una minaccia, è il rispetto delle regole costituzionali. Sono convinto che più passa il tempo e più si esce dalla lettura in base alle diverse posizioni dei partiti e dei sindacati, e si passa al merito di cosa produce questa norma. Sarà il semplice buonsenso a far capire che è sbagliata. Non a caso anche la Cisl, poi la Uil, l'Ugl, e la Cei via via hanno sostenuto che serve il reintegro&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In cosa la norma è sbagliata, secondo lei? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;La norma è sbagliata sia per gli effetti individuali che produce sia per l'impatto psicologico in un paese già impaurito. Crea una situazione in cui la più forte della due parti, il datore di lavoro, stabilisce unilateralmente la propria situazione di difficoltà economica che gli consente di licenziare. Al lavoratore, resta la possibilità di ricorrere al giudice al massimo per ottenere un indennizzo. È evidente che potranno esserci pretestuose dichiarazioni di crisi per poter licenziare. Siamo un paese in piena crisi. Il problema italiano è stabilizzare i precari, non precarizzare gli stabili&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7031&quot;&gt;Intervista a Dario Fraceschini – La Repubblica&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7031&quot;&gt;La Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Il fine da perseguire è stabilizzare i precari, non &quot;precarizzare&quot; gli stabili</title>
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  <updated>2012-03-24T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Il fine da perseguire è quello di stabilizzare i precari, non quello di &quot;precarizzare&quot; gli stabili&quot;: con questo gioco di parole il capogruppo Pd alla Camera dei deputati &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; ha annunciato, in mattinata, da Castelnuovo Rangone, la prossima battaglia del Partito democratico, quella di mutare in meglio quelle norme contenute nella riforma del mercato del lavoro che rischiano di aggiungere nuove paure a un paese in difficoltà economica.
&lt;p&gt;
&quot;L'obiettivo della riforma - ha detto Franceschini - è quello di dare certezze, non certo creare l'effetto opposto&quot;. Il capogruppo Pd alla Camera non ha esitato a definire la norma sui licenziamenti economici come un &quot;errore&quot; all'interno di una riforma che contiene, invece, tante delle richieste dei Democratici, a partire da quell'assioma &quot;il lavoro precario deve costare di più di quello stabile&quot; che faceva parte dello stesso programma del Pd. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; era a Castelnuovo per &quot;tenere a battesimo&quot; l'avvio ufficiale della campagna elettorale del candidato a sindaco del centro-sinistra Carlo Bruzzi.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7028&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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