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  <title>Openpolis - Argomento: pdl</title>
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  <updated>2012-05-25T00:00:00Z</updated>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: La risposta alla crisi non può essere l'uomo solo al comando</title>
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  <updated>2012-05-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640562</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“La risposta alla crisi non può essere quella di mettere un uomo solo al comando. Non vorrei che questo fosse il modo per far passare implicitamente l’idea che il disastro che hanno prodotto i governi presieduti da Silvio Berlusconi in questo Paese siano dovuti al fatto che il premier non aveva i poteri sufficienti per agire.
&lt;p&gt; La realtà è che il disastro è stato creato da chi ha governato, in quanto ha agito male e ha pensato più a favorire alcuni che non all’interesse di tutti i cittadini e, in particolare, di coloro che hanno più bisogno”. È il commento di &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale Pd della Lombardia alla notizia della richiesta da parte di Berlusconi di una riforma che consenta l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.
 

&lt;p&gt;“C’è bisogno di riformare profondamente il sistema politico. – ha proseguito &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; - Intanto bisogna dare agli italiani la possibilità di eleggere i propri rappresentanti con una riforma elettorale che impedisca che i parlamentari vengano scelti dalle segreterie dei partiti. Dopo il risultato delle amministrative, nessuna forza politica, infatti, può permettersi di andare al voto con questo sistema elettorale. Dal voto è emersa chiaramente una critica al sistema politico e al modo in cui il centrodestra ha governato. E poi è emersa una domanda di partecipazione politica per cui è giusto che i cittadini scelgano i propri rappresentanti. Il Pd ha dato la disponibilità a ragionare su un sistema elettorale a doppio turno. Non prendiamo in giro gli italiani con certi annunci, perché da qui al 2013 non si farà alcuna riforma presidenzialista perché non ci sono i tempi”.
 
&lt;p&gt;
In merito alle vicende del centrodestra, il consigliere Pd ha sottolineato che “come si riorganizzano, dopo la sparizione di Lega e Pdl, è un tema che interessa a tutti perché incide sul sistema politico”; mentre all’annuncio della Lega della possibilità di lasciare il Parlamento, &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; ha affermato: “Vedremo se lo faranno, comunque è l’ammissione del fatto che la Lega ha fallito alla prova del governo e non è stata in grado di interpretare i bisogni del Nord”.
 

&lt;p&gt;“In Regione Lombardia, l’unico posto in cui il centrodestra ha ancora la maggioranza è il Consiglio Regionale, dove è in atto comunque una crisi della loro coalizione. – ha concluso &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; – C’è una crisi morale e politica del governo di Formigoni. Oggi non è in grado di dare risposte ai lombardi perché deve continuamente far fronte a scandali, al fatto che assessori delle giunte precedenti e attuale sono implicati in vicende giudiziarie e al fatto che la Regione non è in grado di controllare l’utilizzo dei soldi pubblici (come dimostrano le vicende del San Raffaele e della Maugeri). Credo che Formigoni farebbe bene a prendere atto che la crisi della politica nasce anche dal fatto che, di fronte alle vicende di questi mesi, qualcuno si è arroccato restando al potere, solo perché ha i numeri in Consiglio Regionale, anziché comprendere che c’è una crisi di fiducia evidente tra lui e i cittadini lombardi e, per difendere le istituzioni, sarebbe opportuno che facesse un passo indietro”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=13709&quot;&gt;Area Dem&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Il centrodestra non risolve il problema del rinnovamento con gli escamotage di Berlusconi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/24/franco-mirabelli/il-centrodestra-non-risolve-il-problema-del-rinnovamento-con-gli-escamotage-di-berlusconi/640455"></link>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640455</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Alla politica per recuperare credibilità è necessario compiere un percorso molto lungo: non esistono scorciatoie. In merito alla questione del rinnovamento, per il centrodestra, non saranno certamente gli escamotage di Berlusconi a risolvere il problema”. Lo ha affermato &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale della Lombardia, nel corso di una trasmissione televisiva, commentando l’ipotesi presentata dai giornali della possibile costruzione di una lista civica - da parte di Berlusconi - da presentare alle elezioni politiche nazionali per rimediare alle recenti sconfitte elettorali del Pdl.
&lt;p&gt;

 
“Berlusconi è quello che ha comandato la politica italiana negli ultimi 17 anni nel bene e nel male e  adesso, facendosi promotore di un listone civico, non fa altro che un’operazione di trasformismo: vuol far finta che il Pdl diventi un movimento civico nuovo, cosa che mi pare difficile da dimostrare e non credo possa avere una grande credibilità”, ha proseguito &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
 
“Ci sono molti esponenti politici che sono stati eletti grazie ai voti di preferenza espressi dai cittadini e che sono presenti sul territorio e contribuiscono concretamente a risolvere i problemi, ma ormai c’è un’idea generalizzata della politica come qualcosa di negativo e ci vorrà molto tempo per recuperare credibilità. Oggi, - ha concluso &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; - la crisi dei partiti e della politica diventerà difficile da risolvere se non si cambia la legge elettorale”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=13675&quot;&gt;AreaDem&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Al centrosinistra 20 comuni su 23 in Provincia di Milano, 16 su 21 sopra i 15.000 abitanti in Lombardia</title>
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  <updated>2012-05-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>631451</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Vinti 20 comuni su 23 in Provincia di Milano, 16 su 21 sopra i 15.000 abitanti in Lombardia: sono risultati che parlano chiaro sul risultato del centrosinistra e del PD”. E’ quanto afferma Patrizia Toia, deputata europea del Partito Democratico in merito ai risultati elettorali dei ballottaggi.
&lt;p&gt;

“Cambia il vento in Europa e cambia anche il vento in Lombardia. – prosegue Toia - Come in Europa l'austerità imposta dai conservatori e dai governi di destra sta bloccando lo sviluppo e sta impoverendo famiglie e imprese, così in Lombardia la maggioranza di centrodestra si sfascia e lascia il passo a colori diversi, quelli del centrosinistra e delle liste civiche, dove comunque il PD é centrale e trainante”.
&lt;p&gt;

“In Lombardia la spinta alternativa della lista del Movimento 5 Stelle non ha avuto nessun exploit. È stata, invece, premiata la serietà dei candidati del PD e del centrosinistra, il radicamento nel territorio e la proposta di un buon governo locale. Solo un cieco può non vedere il successo politico del PD e del centrosinistra, solo uno sprovveduto può negare la valenza politica, di rilievo nazionale, di un cambio di rotta in un'area così importante” – conclude Toia.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info/home/images/yootheme/comunicati/comunicato_toia22052012_elezioni.pdf&quot;&gt;patriziatoia.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Il centrosinistra ha conquistato comuni dove fino a poco tempo fa era impensabile arrivare</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/09/franco-mirabelli/il-centrosinistra-ha-conquistato-comuni-dove-fino-a-poco-tempo-fa-era-impensabile-arrivare/627312"></link>
  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627312</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“C’è una crisi grandissima del centrodestra: non c’è più, non ha una leadership e un progetto credibile”, è stato il commento di &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; (consigliere regionale Pd della Lombardia) agli &lt;b&gt;esiti elettorali del primo turno delle amministrative&lt;/b&gt;. “Il fallimento del Pdl e della Lega non sono dovuti esclusivamente all’ondata di antipolitica e agli scandali di questi mesi”, ha sottolineato &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, segnalando che “c’è stato soprattutto un loro fallimento politico”. Un fallimento evidente in Lombardia, dove Pdl e Lega sono nati e hanno avuto maggior forza perché hanno cercato di farsi interpreti delle domande del Nord, di chi voleva liberarsi dall’apparato statale, dall’eccesso di burocrazia e anche dalle tasse. Un fallimento delle ricette proposte da Pdl e Lega per rispondere alle esigenze del Nord e senza le quali ora resta un vuoto e tocca al Pd riempirlo. 
&lt;p&gt;
 “Non è più il tempo di ipotizzare un partito del Nord o di rincorrere altri”, ha affermato &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, segnalando che “adesso dobbiamo mettere in campo un progetto nazionale in grado di rispondere alle domande del Nord”. &lt;p&gt;

Guardando i dati elettorali, secondo &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, è preoccupante che vi sia un astensionismo così alto per delle elezioni in cui si vota per i sindaci: “il dato dell’astensionismo indica che c’è una distanza sempre più ampia tra i cittadini e le istituzioni”, ha commentato il consigliere. La crisi della politica ha coinciso ed è stata alimentata dalla crisi sociale e questo, per &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, si è tradotto in un non voto o nel voto al Movimento Cinque Stelle. Movimento quello dei grillini che &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; ha ricordato che non va sottovalutato perché la loro vicenda ricorda molto gli inizi della Lega. “Noi dobbiamo togliere l’acqua di cui sia alimenta il movimento di Grillo”, ha chiarito Mirabelli, affermando che “provvedimenti come quelli sulla riduzioni dei rimborsi elettorali che si è votato in Parlamento o quello sulla trasparenza dei bilanci e sullo statuto dei partiti – che si spera vengano presto calendarizzati e approvati – vanno in questa direzione”. &lt;p&gt;

Secondo &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; c’è stato anche il tentativo di far passare l’idea che tutti sono uguali per voler rimuovere i fallimenti del governo Berlusconi ma, con questo voto, i cittadini hanno dimostrato chiaramente di sapere chi ha delle responsabilità per la situazione in cui siamo arrivati. &lt;p&gt;

“Il centrosinistra ha conquistato comuni come Cernusco o Pieve Emanuele ed è arrivato al ballottaggio in luoghi dove fino a poco tempo fa era impensabile, come Legnano e Magenta”, ha commentato &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, segnalando che l’analisi dei risultati andrebbe fatta tenendo presente che a questa tornata elettorale si sono presentate numerose liste civiche legate al Pd per dare maggiore forza ai candidati e che, comunque, in questo scenario, in cui “ci sono macerie ovunque, c’è un partito che tiene ed è il Pd e questo dobbiamo rivendicarlo ed esserne orgogliosi”. &lt;p&gt;

 “La crisi sociale ha provocato la crisi del sistema politico. – ha evidenziato &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; - Il risultato ottenuto dal Partito Democratico non va minimizzato: siamo in un sistema politico terremotato e dentro ad una crisi sociale che ha prodotto questo terremoto in tutta Europa. Nessun commentatore aveva previsto che il Pd avrebbe tenuto in questo scenario”.  “Abbiamo retto, nonostante gli scandali Lusi e Penati, perché siamo un partito, perché non abbiamo cercato la risposta in un leader ma abbiamo cercato la partecipazione con le primarie e discutiamo (a volte anche troppo sui giornali) e questo ci fa essere un partito popolare, radicato sul territorio e da lì riusciamo a costruire un rapporto con i cittadini”, ha affermato il consigliere, rivendicando che “Dobbiamo scommettere sul Pd, il Paese deve scommettere sul Pd. L’alternativa a questo è il populismo, si chiami Grillo o Montezemolo”. &lt;p&gt;

In un quadro in cui la politica fatica a trovare risposte nazionali e ad essere incisiva perché ci sono centri decisionali sovranazionali che scavalcano gli Stati, secondo &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, è facile che trovi spazio chi cavalchi le proteste e, nei prossimi mesi, cercheranno di colpire chi è rimasto in piedi e quindi il Pd deve essere preparato a questo. “Se non ci fosse stata la crisi, il disagio sociale e famiglie che sono passate dall’essere ceto medio al non avere più niente, non sarebbe stato così facile attecchire per l’antipolitica”, ha sottolineato &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;.&lt;p&gt;

In questo scenario, secondo il consigliere Pd, quattro sono le tematiche su cui puntare: innanzitutto occorre recuperare il tema della credibilità perché “non dobbiamo lasciare passare l’idea che siamo tutti uguali” e questo è possibile mandando segnali concreti come quello sul taglio dei rimborsi elettorali; poi un altro tema è quello della necessità di mettere mano al patto di stabilità per permettere ai comuni che hanno i soldi di usarli per finanziare progetti concreti e utili; una proposta da portare avanti è poi quella di utilizzare i soldi recuperati dalla lotta all’evasione fiscale per sostenere chi non ha reddito; e infine una riforma elettorale che vada verso il doppio turno alla francese (come previsto dal documento approvato dall’Assemblea Nazionale). Per fare tutto questo, secondo &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, ci vorrà del tempo ed è impossibile andare alle urne ad ottobre. &lt;p&gt;


Venendo alle &lt;b&gt;vicende della Regione Lombardia&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; ha sottolineato che ormai si è esaurita la spinta propulsiva di Formigoni e il governatore resta chiuso nel palazzo e pensa solo a difendersi degli scandali che lo hanno travolto. La crisi di Formigoni coincide con la crisi del centrodestra ed è sicuramente una crisi morale, in quanto ci sono 8 assessori di giunte attuali o precedenti, scelti personalmente da Formigoni, che sono inquisiti e alcuni sono anche stati condannati o si trovano in carcere e, a questo, “non si può rimediare semplicemente con un rimpasto di giunta”, ha denunciato il consigliere Pd. Rimpasti che – ha segnalato &lt;b&gt;Mirabell&lt;/b&gt;i - oltretutto, “non sono stati fatti nel tentativo di rilanciare l’azione politica per la Lombardia, ma solo per sostituire delle persone arrestate o perché mancavano le donne (come ha stabilito il tribunale) e queste sostituzioni sono state fatte secondo logiche interne alle fratture della Lega e al congresso del Pdl”. &lt;p&gt;

La crisi morale si lega anche ad una crisi politica di quello che è stato un modello, un sistema di potere che è stato costruito in questi anni, secondo &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; che ha segnalato come questo si veda anche in Consiglio Regionale dove tutto si regge su rapporti di scambio all’interno della maggioranza composta da Pdl e Lega (per cui vengono approvate legge incostituzionali come quella sul dare la precedenza agli insegnanti lombardi nelle scuole o la legge Harlem contro i negozi di kebab, ma vengono anche spartiti posti in Asl, ospedali e società). “Oggi c’è una maggioranza che non è in grado di dare niente alla Regione” ha commentato &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, ricordando che, invece, “la Lombardia, con le sue potenzialità dovrebbe essere la locomotiva per aiutare ad uscire dalla crisi”. &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, però, ha segnalato anche che, con questi risultati elettorali, è chiaro che il centrodestra resterà arroccato ancora di più in Consiglio Regionale perché Pdl e Lega non sono in grado di andare da nessun altra parte e, in caso di elezioni, potrebbero perdere tutto. &lt;p&gt;

“Oggi, l’unico posto in cui il centrodestra ha la maggioranza in Lombardia è il Consiglio Regionale e il fatto che, dopo questi risultati elettorali, Formigoni si sia affrettato a dire che la sua maggioranza è salda, non fa altro che contribuire all’aumento della distanza che c’è tra i cittadini e la politica”, ha commentato &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;, segnalando che in questo modo, si rischia di dimostrare che “la politica sta da un’altra parte rispetto a quanto hanno chiesto i cittadini con il voto”. &lt;p&gt;

&lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; ha precisato che il Partito Democratico, a breve, chiederà che Formigoni si dimetta da Commissario all’Expo e presenterà un’altra mozione di sfiducia al governatore ma, considerati i numeri in Consiglio Regionale, è difficile che passi. Merito del Partito Democratico in Regione, però, è quello di esser riuscito a tenere unite tutte le opposizioni e su questo occorre continuare a lavorare: “Dobbiamo essere bravi a costruire una proposta politica con un’alleanza tra le forze politiche e le forze della società civile che vogliono un cambiamento in Lombardia”. &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; ha anche ricordato che la Regione è un’istituzione molto importante, dove si giocano le politiche per la casa, la sanità e altri settori chiave e su questo occorre fare iniziativa politica, mentre troppo spesso ci si è concentrati esclusivamente su Comune e Provincia. “Serve dare l’idea di una Regione diversa, non centralista e trasparente. Dobbiamo cominciare a dire cosa vogliamo fare e che il candidato presidente sarà scelto con le primarie. Serve anche avviare un percorso per cominciare a mettere insieme le competenze e far relazionare i vari mondi, per costruire una credibilità sui progetti che si vogliono portare avanti”, ha concluso &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://pdpratobicocca.ilcannocchiale.it/2012/05/11/commento_del_voto_e_vicende_de.html&quot;&gt;PdPratoBicocca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Regione Lombardia. Il crepuscolo del regno di Formigoni - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-05-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’Era Formigoni in Lombardia, così come quella Berlusconi in Italia, pare avviarsi a un mesto crepuscolo, schiacciata da una marea di scandali, probabili tangenti e gruppi di potere che hanno minato alle fondamenta una delle più prestigiose Istituzioni italiane.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come stanno realmente i fatti e cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
In Regione Lombardia si sta chiudendo un ciclo, quello del governo Pdl-Lega, quello del Formigonismo. E si sta chiudendo per una crisi che è morale e politica insieme. Non si può far finta di niente, prima di tutto, di fronte agli scandali che hanno coinvolto la sanità lombarda, che hanno portato agli arresi di personalità della maggioranza su vicende legate alla gestione dei rifiuti e del territorio, alle inchieste che toccano almeno otto assessori o ex assessori delle giunte guidate dallo stesso Formigoni. C’è un problema di credibilità delle istituzioni che è messa in discussione, c’è un fallimento di un’esperienza di governo che ha accentrato sulla giunta regionale un enorme potere e c’è anche il fatto evidente che, chi governa la Lombardia oggi, pensa a difendere se stesso, è ostaggio degli scontri interni al Pdl, dei regolamenti interni alla Lega dopo i recenti scandali e si può occupare solo di questo, non certo dei lombardi, dei loro bisogni e del futuro. La nostra Regione ha bisogno di ben altro. Per questo, non per ossessioni giustizialiste, chiediamo a Formigoni di dimettersi. &lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si esce da questa situazione “opaca”? &lt;/b&gt; &lt;p&gt;
In questi anni la Regione, da ente legislativo, si è trasformata in un enorme apparato, in cui su temi importanti come sanità, casa, territorio e ambiente, oltre a fare le norme si gestiscono - attraverso una miriade di società o direttamente – le politiche. Un potere enorme, sempre più centralizzato e centralistico, chiuso e, quindi, sempre poco trasparente. C’è un controllo maniacale delle nomine delle direzioni delle società. Servirebbe recuperare la funzione legislativa e regolatrice della Regione, aprirsi, valorizzare le energie, le realtà della società lombarda, investire su di esse anziché tentare di controllarle. E, soprattutto, uscire dalla logica di Formigoni che oggi è costretto a guardare solo al quotidiano, a difendere il gigantesco sistema di potere che ha creato, mentre serve ricominciare a pensare ad investire sul futuro e non per perpetuare il proprio comando ma al servizio del benessere dei lombardi. &lt;p&gt;

&lt;b&gt;In quanto Presidente della Commissione d’inchiesta che si occupa San Raffaele, ci può dire cos’è successo alla sanità lombarda in questi 15 anni di Formigoni? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
La sanità lombarda è da sempre eccellenza e ciò lo si deve alle tante competenze che vi hanno lavorato e l’hanno costruita.  C’è una tradizione che viene da lontano e di cui Formigoni non può assumersi il merito. In questi anni, a partire dal principio della libertà di scelta, si è creato un mercato sanitario in cui pubblico e privato sono stati messi sullo stesso piano e che si è alimentato con i soldi pubblici. Dal punto di vista concreto, ciò ha portato ad un aumento delle prestazioni, anche non necessarie, non sono diminuite le liste d’attesa e i lombardi – per garantire il pareggio di bilancio, di cui Formigoni si vanta – pagano un’addizionale irpef e ticket che in altre regioni non ci sono. La vicenda del San Raffaele mette in evidenza problemi che stiamo approfondendo e che riguardano l’efficienza dei controlli sugli enti che usano soldi pubblici e i criteri per l’assegnazione dei finanziamenti. È evidente che ci sono, se no il crack del San Raffaele o l’inchiesta sulla Fondazione Maugeri non si spiegherebbero. &lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che cosa propongono il Pd e gli altri partiti di opposizione in Regione per il dopo-Formigoni? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Formigoni deve dimettersi perché non è più, né lui né la sua maggioranza, in grado di pensare ai lombardi e al loro futuro. Noi siamo pronti. Vogliamo costruire un’alleanza di tutte le forze che oggi stanno all’opposizione in Regione con la società lombarda che vuole cambiare. Un’alleanza tra le forze politiche, movimenti, esperienze civiche che metta in campo una proposta nuova, credibile e di governo come è stata quella che ha portato alla vittoria di Pisapia a Milano. &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.niguarda.eu/zona_nove/pdf/201205/pagina_25.pdf&quot;&gt;ZonaNove&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: La maggioranza PDL e Lega non è più in grado di dare un futuro alla Regione Lombardia</title>
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  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>626909</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Le cronache di questi giorni che raccontano di un uso spregiudicato, da parte della Lega, dei soldi dei rimborsi elettorali; richiedono, da parte della politica, alcune riflessioni e iniziative non più rinviabili. Ciò che è accaduto e accade nella Lega segna la crisi evidente di un movimento nato per protestare contro la politica dei Palazzi, per rappresentare il disagio dei territori del Nord di fronte ad uno Stato distante e non amico, per segnare una alterità che lo slogan &lt;i&gt;Roma Ladrona&lt;/i&gt; ben sintetizzava. La Lega, tutta la Lega, ha usato la forza del consenso per entrare nei governi, a Roma e nelle Regioni del Nord, ma non ha segnato alcuna discontinuità, anzi, si è adeguata  al sistema. A ciò si aggiunge il fatto che, ciò che si sta scoprendo, avviene all’interno di un movimento in cui è mancata ogni forma di vita democratica: tutto si risolve nella fedeltà al leader, non si sono fatti congressi e le forme di partecipazione si esauriscono nella possibilità di acclamare i capi.
&lt;p&gt; L’uso improprio di soldi pubblici, quali sono i rimborsi elettorali, i clan famigliari, i conflitti risolti con le espulsioni decise dal leader, la mancanza di trasparenza, trovano origine proprio lì, nella mancanza di democrazia. La Lega affronterà i propri problemi come vorrà. Ma, anche a fronte di ciò che è emerso, è chiaro che serve, al più presto, una legge, così come propone il PD, che imponga ai partiti regole e norme che ne garantiscano la democrazia interna, la trasparenza e che li obblighi, come prevede la Costituzione, ad essere strumenti di partecipazione, mezzi per fare l’interesse comune e non altro. 
&lt;p&gt;È chiaro che la vicenda leghista, con i soldi dei rimborsi usati per finalità estranee alle attività politiche e istituzionali, coinvolge tutti perché ha fatto esplodere un problema non più rinviabile: quello, in una fase in cui alle famiglie si chiedono sacrifici grandissimi, dei rimborsi elettorali eccessivi e della mancanza di trasparenza nella loro gestione. Se si vuole impedire che si continui ad alimentare un sentimento di antipolitica che rischia di travolgere i partiti, la politica e le stesse istituzioni democratiche, occorre fare e fare subito. Entro luglio una legge che dimezzi immediatamente i rimborsi elettorali, riduca ancora di più il loro peso sul bilancio dello stato puntando su contributi volontari da parte dei cittadini, fissi norme chiare per la trasparenza, dia alla Corte dei Conti il ruolo di controllo sull’uso dei soldi di provenienza pubblica e obblighi alla certificazione dei bilanci da parte di società esterne come già oggi fa il PD e ha annunciato di voler fare la Lega&quot;. 
&lt;p&gt;Lo scrive il consigliere regionale Pd della Lombardia, &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Infine, è ormai chiaro da tempo che la Regione Lombardia vive una crisi morale e politica profonda. La maggioranza PDL e Lega non è più in grado di dare un futuro ad una regione tanto importante e risposte ai cittadini e alle imprese lasciati sempre più soli davanti alla crisi. 
&lt;p&gt;Il governo Formigoni non ha più né la credibilità, né le idee che servono, è sempre più arroccato a difendere un sistema di potere costruito in troppi anni di permanenza al comando. I guai del Carroccio si aggiungono a questo quadro. Quando chiediamo le dimissioni di Formigoni lo facciamo non spinti da sentimenti giustizialisti, né solo dalla certezza che occorre cambiare, ma dalla convinzione che il Celeste Presidente non può pensare ai Lombardi se deve pensare a difendere se stesso dalle accuse e se è ostaggio, come dimostrano i rimpasti di Giunta, dei regolamenti interni al PDL dopo il loro congresso e delle faide interne alla Lega che si sono scatenate dopo gli scandali di queste settimane. Insomma,anche per ridare credibilità alla politica e alle istituzioni le dimissioni di Formigoni sarebbero un gesto utile e “normale” visto tutto ciò che è accaduto&quot; - conclude &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/comunicati-stampa/464-la-lega-formigoni-cronaca-di-un-fallimento&quot;&gt;francomirabelli.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Il consigliere Valentini non si rassegna: Formigoni non è più il Celeste</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/24/franco-mirabelli/il-consigliere-valentini-non-si-rassegna-formigoni-non-%C3%A8-pi%C3%B9-il-celeste/626907"></link>
  <updated>2012-04-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626907</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Il consigliere Valentini non si rassegna all’idea che Formigoni non sia più la figura celestiale che nessuno può mettere in discussione. Anche lui può e deve essere richiamato alle proprie responsabilità sia di presidente di regione sia, come in questo caso, di commissario generale di Expo. E’ chiaro ormai a tutti che alla canna del gas non sia certo il Pd ma un’intera esperienza politica palesemente logora. Anche il tenore delle risposte e la mancanza di un serio contradditorio denotano un particolare nervosismo che serpeggia nella maggioranza.” Lo dichiara &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere del PD in regione Lombardia, in risposta al collega del Pdl Paolo Valentini Puccitelli.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://affaritaliani.libero.it/milano/mirabelli-il-consigliere-240412.html&quot;&gt;affaritaliani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo Fraschini: Comunicato Stampa Pdl Lissone. “In merito al ritiro delle deleghe a tre assessori del PDL” </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/21/massimo-fraschini/comunicato-stampa-pdl-lissone-%E2%80%9Cin-merito-al-ritiro-delle-deleghe-a-tre-assessori-del-pdl%E2%80%9D/626842"></link>
  <updated>2012-04-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>626842</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Lissone (MB) (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dopo ripetuti annunci, il Sindaco Ambrogio Fossati alle 12.00 della giornata odierna ha fatto notificare dal messo comunale l’avvio del procedimento di revoca della carica di Assessore del Comune di Lissone al Vicesindaco Lucio Gabriele Volpe, a Massimo Fraschini e Antonino Pellitteri. Il motivo addotto sarebbe “il venir meno del rapporto fidiciario e di collaborazione col Sindaco”.
&lt;p&gt;
Il PDL constata ancora una volta il comportamento apparentemente bizzarro di un Sindaco che, stancamente, ha mascherato in questi anni operazioni al servizio del suo partito di appartenenza, con motivazioni di ottimizzazione e rilancio dell’azione di governo. 
Quest’ultimo atto risulta però oltremodo incomprensibile, vista l’ormai prossima scadenza elettorale ed è difficilmente interpretabile se non come una rappresaglia inutile e che per noi risulta immotivata.
&lt;p&gt;
Non ci interessa fare inutili dietrologie, rileviamo semplicemente che ogni cambiamento dell’assetto della Giunta operato in questi anni ha sempre avuto come obiettivo quello di rafforzare una delle forze politiche della coalizione che, come oggi dichiara pubblicamente, ha una forte nostalgia dell’epoca del proprio monocolore.  
&lt;p&gt;
Abbiamo cercato in tutti i modi di garantire ad Ambrogio Fossati il ruolo di Sindaco di tutti, molte volte accettando di difenderlo anche quando era difficile farlo, per mantenere inttatta la capacità operativa dell’Amministrazione.
&lt;p&gt; 
Ci dispiace, politicamente ed umanamente, che Ambrogio Fossati voglia terminare in maniera così povera il proprio mandato. 
&lt;p&gt;
Questo atto ci conferma ancor più nella bontà del progetto che stiamo portando avanti per rinnovare lo stile politico e migliorare la qualità della vita di Lissone, anche con l’apporto di forze nuove che provengono dalla società civile.
Si rende noto inoltre che, nella giornata di lunedì 23, gli assessori Piero Di Salvo e Gustavo Aiello rassegneranno irrevocabilmente le loro dimissioni.
&lt;p&gt;

Partito delle Libertà - Lissone&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/massimo.fraschini&quot;&gt;facebook&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mario MANTOVANI: «Scandali, non complotti: la Regione doveva vigilare»  - INTERVISTA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/16/mario-mantovani/%C2%ABscandali-non-complotti-la-regione-doveva-vigilare%C2%BB-intervista/626730"></link>
  <updated>2012-04-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626730</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) - Sindaco  Comune Arconate (MI) (Partito: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Arconate (MI) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il coordinatore lombardo Pdl sulla sanità: «Persone di riferimento si sono portate via denaro pubblico. Ora pulizia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Senatore Mario Mantovani, altra bufera giudiziaria sulla sanità in Lombardia. Rubano sulla salute, è possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È un guaio. Perché non dovrebbe essere la Procura a darci queste notizie, ma la politica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E cosa dovrebbe fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La politica deve saper indirizzare i fondi al meglio. E controllare come vengono usati».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Oggi non si fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima il San Raffaele, ora la Fondazione Maugeri, evidentemente vengono dati troppi soldi alla sanità privata. O c’è un mancato controllo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A chi spetta questo controllo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Alla Regione. Il presidente Roberto Formigoni e soprattutto l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani hanno il dovere di intervenire. Perché evidentemente le verifiche non sono sufficienti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Formigoni dice che sono aziende private. E che i bilanci la Regione non li può controllare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«I soldi pubblici sono sacri e vanno trattati con il massimo rispetto. Questo delle tangenti sulla sanità è un problema che deve risolvere la politica prima della magistratura. Altrimenti che ci stiamo a fare?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qualcuno dice che ci potrebbe essere un complotto contro una regione bene amministrata dal centrodestra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma quale complotto. Sono i soliti che hanno portato via quattrini. La solita cricca. Persone di riferimento che si sono intascate denaro pubblico. E per fortuna che ci pensa la giustizia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E quindi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Bisogna porre fine a questo dilapidare il denaro dei cittadini. Gli strumenti ci sono, usiamoli».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E come si fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Recuperando la buona politica. Tutti si facciano un esame di coscienza, allontaniamo i malfattori e ripuliamo l’ambiente. Leggo di consulenze e soldi all’estero, è ora di finirla».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Poi non ci si può lamentare che monti l’antipolitica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E noi del Pdl non ci possiamo permettere di dimenticare che abbiamo perso 10 punti. Il consenso si recupera con la buona politica. E chi non capisce faccia un passo indietro».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei è il coordinatore regionale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Abbiamo ripulito le liste escludendo persone che non rappresentavano valori e ideali del Pdl. Quote per giovani e donne, avere un lavoro e non vivere solo di politica e poi l’autocertificazione di non avere guai con la giustizia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Risultato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il nostro rigore sta pagando. Presentiamo candidati di qualità e non amici e amici degli amici. E già i sondaggi a Monza, Legnano, Magenta ci danno in grande recupero. Un segnale importante per gli elettori e per i militanti che continuano a credere nel Pdl».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il numero degli indecisi è alto. Cattivo segno per la politica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo Monti non ci ha certo aiutato a risolvere i problemi della politica. Si è limitato a graffiare le tasche dei cittadini senza tagliare la spesa pubblica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei è anche sindaco di Arconate. Fate fatica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Monti ci ha ridotto a fare gli esattori e non gli amministratori. E ci toglie parte dell’Imu. Io mi sono astenuto, ma se continua a soffocare le amministrazioni locali, la prossima volta voto contro la fiducia al suo governo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non le piace Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ha proseguito la politica tremontiana che non ha fatto bene, ma Monti ha fatto peggio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Lega è in pezzi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Rispetto il loro travaglio, ma dico che gli interessi della gente del Nord oggi li rappresenta meglio il Pdl della Lega».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Chi meglio di noi aiuta piccola e media impresa, artigiani, lavoratori? La Lega vuol tenere anche l’articolo 18».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sul «territorio» che si dice?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Che molti leghisti son già venuti con noi. Non capiscono perché in tanti Comuni della Lombardia si amministri bene insieme e per un’imposizione romana ora si debba andare alle elezioni divisi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Alcuni sindaci leghisti hanno lavorato bene.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma adesso hanno paura di fare i gazebo. La loro gente è infuriata per come hanno usato i soldi del partito e quella è faccenda interna, ma soprattutto perché hanno diviso il centrodestra».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Così si rischia di consegnare il Nord alla sinistra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non credo. Piuttosto che votare a sinistra, i leghisti voteranno per il Pdl».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quelli di Berlusconi e di Roma ladrona?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Basta fare di ogni erba un fascio. Io sono orgoglioso di essere stato nel governo Berlusconi, sono una persona onesta e non permetterò a nessuno di associarmi al primo ladruncolo che passa per strada».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DN5D6&quot;&gt;il Giornale - Giannino Della Frattina&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Raffaele LOMBARDO: &quot;Il Pdl ha sputtanato l'Italia&quot; </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/15/raffaele-lombardo/il-pdl-ha-sputtanato-litalia/626693"></link>
  <updated>2012-04-15T00:00:00Z</updated>
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  <id>626693</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Sicilia (Partito: MOV. PER L'AUTONOMIA) - Consigliere Regione Sicilia (Gruppo: MpA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Berlusconi e il suo partito hanno lasciato in ginocchio il Paese&quot;.
&lt;p&gt;&quot;Io sono uno dei fondatori di un piccolo partito, qual è il Movimento per l'Autonomia, e mi trovo da quattro anni a governare la Regione. Alfano, in qualità di luogotenente del Cavaliere, è il segretario di un partito e insieme, questo partito e i loro uomini, hanno sputtanato l'Italia a livello internazionale e lasciato in ginocchio l'intero Paese, oseremmo dire in braghe di tela. Chi paga di più i danni di questo Governo son le regioni Meridionali e le fasce deboli&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Ci hanno lasciato un buco della Sanità che è stato oggetto di un piano di rientro che abbiamo rispettato. Ci tengo anch'io molto a differenziare le nostre posizioni. Il disastro lo abbiamo ereditato. Abbiamo cercato di correre ai ripari e, nonostante le mille difficoltà, stiamo cercando di restituire una Sicilia più pulita e certamente migliore ai siciliani&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lasiciliaweb.it/stampa.php?id=75361&quot;&gt;lasiciliaweb&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Giustizia: vertice con il Guardasigilli. Restano le distanze fra PD e PdL</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/30/dario-franceschini/giustizia-vertice-con-il-guardasigilli-restano-le-distanze-fra-pd-e-pdl/626393"></link>
  <updated>2012-03-30T00:00:00Z</updated>
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  <id>626393</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sui temi caldi del pacchetto giustizia si è tenuto al Senato un incontro tra il Guardasigilli Paola Severino e i capigruppo dei partiti di maggioranza. &quot;E' stato un incontro di metodo. Non siamo entrati assolutamente nel merito dei tre capitoli che riguardano la giustizia: intercettazioni, corruzione e responsabilità civile dei magistrati. Temi su cui ci sono state e ci sono le massime distanze tra PD e PdL&quot;. Lo ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, al termine del vertice. 
&lt;p&gt;
&quot;Le distanze sono ancora tutte in campo. Per questo, il percorso in Parlamento sarà trasparente [si inizierà il 2 aprile con una serie di incontri bilaterali, ndr], e su nessuno di questi tre argomenti che riguardano la giustizia e lo stato di diritto ci saranno cedimenti da parte del PD&quot;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7050&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elena DONAZZAN: “Da Galan pochezza politica e nostalgia estemporanea”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/29/elena-donazzan/%E2%80%9Cda-galan-pochezza-politica-e-nostalgia-estemporanea%E2%80%9D/626375"></link>
  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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  <id>626375</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Regione Veneto (Partito: PdL) - Consigliere Regione Veneto&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&quot;Vedo troppi capetti candidati ad assumere il ruolo di censori o selettori&quot;.
Replica all'ex governatore del Veneto Galan, che vuole rifondare Forza Italia e invita gli ex An in disaccordo “ad andare a casa”. “Non ci sono gli ex di questo o di quello, c'è il Pdl”. &quot;Più di qualcuno è preso da delirio di onnipotenza”.
&lt;p&gt;“Galan vuole cacciare gli ex An? Forse così potrebbe provare a risolvere il problema di pochezza politica che sta manifestando in questo ultimo periodo tutto preso da una nostalgia estemporanea: non ci sono né ex di questo né di quello, c’è il Pdl.&quot;
&lt;p&gt;
Risponde così Elena Donazzan, assessore regionale del Veneto all’Istruzione, Formazione e Lavoro, all’intervista di Giancarlo Galan su “Italia Oggi” e intitolata “Galan, ora fuori An dalle balle” (vedi link a fine pagina).
&lt;p&gt;l’ex presidente del Veneto sostiene di voler seppellire il Pdl, rifondare Forza Italia e dice che chi dei provenienti da Alleanza Nazionale non è d’accordo se ne deve andare a casa.
&lt;p&gt;
“Invece di perdere energia e tempo a trovare nemici interni - precisa l’assessore regionale - dovremmo piuttosto offrire soluzioni alla difficoltà delle imprese, alla tassazione oltre l'umana sopportazione, all'aggressività della finanza speculativa, alla paura della gente, all'aumento dell'incertezza e della criminalità.”
&lt;p&gt;
“Il resto sono espressioni da delirio di onnipotenza, delirio che ahimè, sta prendendo più di qualcuno, ma che poco interessano a chi ci osserva da fuori, e io non perderò del tempo dietro a chi vuole allontanare dalla politica e dividere, perché preferisce essere solo al comando, invece di costruire un movimento popolare diffuso e partecipato.”
&lt;p&gt;
“Nessuno in questi anni da assessore regionale mi ha chiesto da dove venivo, se ero ex di qua o di là. Mi hanno sempre chiesto invece dove volevo andare e cosa stavo facendo, oppure cosa proponevo per risolvere i tanti, troppi problemi in cui imprenditori, giovani studenti, lavoratori in cassa integrazione, madri lavoratrici si trovavano e si trovano ad affrontare.”
&lt;p&gt;
“Ciascuno di noi se ha una storia di appartenenza deve andarne fiero e ha il proprio bagaglio di valori e di cultura, ma il momento non ci permette di vivere di nostalgia o torcicollo, ma impone alla politica coerenza , credibilità e chiarezza.”
&lt;p&gt;
“Vedo però troppi capetti candidati ad assumere il ruolo di censori o selettori, quando al contrario abbiamo bisogno di essere inclusivi, partecipativi e propositivi e soprattutto dobbiamo avvicinare persone nuove innamorate del senso del dovere per la propria terra, per la propria gente, capaci di rinnovare la politica nello spirito, capaci di schierarsi.”
&lt;p&gt;
“A me piace costruire e rispondere alle persone, alle imprese alle loro esigenze e nel Popolo della Libertà siamo in tanti a pensarla così.”
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CV76E&quot;&gt;Intervista a G.Galan di Emilio Gioventù su Italia Oggi &quot;Ora fuori An dalle balle&quot;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.bassanonet.it/politica/10697.html&quot;&gt;Bassanonet.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fernando Zara: Un mostro a Battipaglia: Santomauro</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/21/fernando-zara/un-mostro-a-battipaglia-santomauro/626114"></link>
  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>626114</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Provincia Salerno (Lista di elezione: Cen-des) - Consigliere Provincia Salerno (Lista di elezione: Cen-des) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Mi limito a fare due riflessioni. La prima, sulla vicenda della diretta assunzione al Comune di 40 lavoratori di Nuova. Sono sconcertato: solo un idiota poteva pensare che la procedura adottata potesse essere legittima.
&lt;p&gt; OGNI SINGOLO CITTADINO CAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE HA SOLLEVATO, MOLTO TEMPO PRIMA DELL'APPROVAZIONE DELLA SCELLERATA DELIBERA, SERIE E RAGIONEVOLI PERPLESSITA'. POI, CHE L'IDIOTA IN QUESTIONE, SI CONSENTA ANCHE IL LUSSO DI DEFINIRE “MOSTRUOSITA' GIURIDICA” UNA SENTENZA DELLA SEZIONE RIUNITA DELLA CORTE DEI CONTI, BE', QUESTA MI PARE VERAMENTE INDECENTE.

&lt;p&gt;
TROVO VERGOGNOSO CHE SANTOMAURO, IN PREDA AI PROPRI DELIRI DI MAGNIFICENZA, ABBIA ANCORA LA PRETESA DI TROVARE GIUSTIFICAZIONI RIDICOLE ALLA SUA INCAPACITA', ALLA SUA IGNORANZA. TROVO VERGOGNOSO CHE NON SE NE VADA.
&lt;p&gt;

TROVO VERGOGNOSO CHE UN SINDACO NON ASSUMA DI SE' LA RESPONSABILITA' DELLE FIGURACCE CHE VA FACENDO, LE RESPONSABILITA' DI UN GOVERNO FALLITO, ANNUNCIATO E MANCATO, BLATERATO E FRUSTRATO, PROCLAMATO E DELUSO. SANTOMAURO? UN BLUFF. UNA PRESA IN GIRO EPOCALE, UNA FACCIA DI BRONZO PROVERBIALE. ASTUTO QUANTO BASTA A VENDERE CHIACCHIERE; CHE DI FRONTE ALLA BANCAROTTA, AL TRACOLLO, AL DISASTRO, SI PRESENTA IN CONSIGLIO COMUNALE CON IL SOLITO SORRISETTO BEFFARDO, DILEGGIATORE, A DIRE CHE TIENE IMPEGNI FAMILIARI. INTANTO, MENTRE IN COMUNE PASSA OGGI CHE VIENE DOMANI, ARRIVO ALLA SECONDA RIFLESSIONE: PARE CHE IERI SANTOMAURO E UN ALTRO MOSTRO DI SCIENZA, LIGUORI, SIANO VENUTI A PARLARE CON IL PRESIDENTE CIRIELLI. SI DICE CHE I DUE, DEL PARTITO DEMOCRATICO, ABBIANO INTENZIONE DI PASSARE NEL CENTRO DESTRA. CHE PENSARE?! LE CONVERSIONI SONO SEMPRE POSSIBILI, LE FOLGORAZIONI DI FEDE AUSPICABILI. PER CONTO MIO, E LO DICO CON GRANDE SERENITA', QUALORA UNA SIMILE IPOTESI DOVESSE VERIFICARSI, QUALCUNO DICESSE A SANTOMAURO CHE DOVREBBE COMINCIARE A COMPIERE ATTI ONOREVOLI:

&lt;p&gt;
DEVE DIMETTERSI.

&lt;p&gt;
POI, ALTRETTANTO ONOREVOLMENTE, CHIEDERE DI NUOVO IL CONSENSO AI CITTADINI CHE LO HANNO VOTATO SOTTO L'EFFIGE DEL PD. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/notes/fernando-zara/un-mostro-a-battipaglia-santomauro/377088445655690&quot;&gt;Profilo personale su Facebook&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Formigoni non può continuare a far finta di niente</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/21/franco-mirabelli/formigoni-non-pu%C3%B2-continuare-a-far-finta-di-niente/625897"></link>
  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>625897</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«In Consiglio Regionale, di fronte a una crisi della credibilità delle istituzioni e della politica, abbiamo chiesto se non fosse il caso di separare i destini personali delle persone dalla rappresentanza che hanno e, quindi, di fare un passo indietro». Lo ha affermato &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale Pd della Lombardia nel corso di una trasmissione televisiva. 
&lt;p&gt;

«Ieri, in Consiglio Regionale, ho detto chiaramente che non volevamo fare lì un processo, che l’aula non è un tribunale e la presunzione di innocenza deve essere garantita, però c’è un problema di credibilità delle istituzioni di fronte ai fatti che sono accaduti, su cui abbiamo tutti una responsabilità e, per quello che riguarda il presidente Formigoni, dovrebbe prendere atto e esprimersi rispetto al fatto che, sicuramente, possiamo dire che dopo 17 anni di governo non può vantare tra i suoi meriti quello di aver garantito la trasparenza della Regione Lombardia», ha proseguito &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

«Formigoni deve rispondere ai cittadini lombardi del fatto che molti assessori che ha scelto nella giunta precedente e in quella attuale sono oggetto di indagini» - ha concluso &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; -  «Con questa realtà Formigoni deve fare i conti e non può continuare a far finta di niente». 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.francomirabelli.it&quot;&gt;francomirabelli.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Boni presiede la giunta per il regolamento e impone una votazione su se stesso</title>
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  <updated>2012-03-16T00:00:00Z</updated>
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  <id>625750</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La riunione della Giunta del regolamento di questa mattina si è chiusa con una votazione che ha visto Pdl e Lega confermare la decisione assunta martedì in Consiglio regionale dal vicepresidente Carlo Saffioti, ovvero che la mozione con cui le opposizioni chiedevano a Boni di lasciare l’incarico di presidente non è ammissibile. Dura la reazione del Partito Democratico, che con &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; definisce “imbarazzante” il fatto che Boni abbia presieduto un organismo su un tema che lo riguardava personalmente e che abbia forzato la votazione, nonostante la quasi totalità dei componenti avesse ammesso l’incompetenza dell’organismo a decidere sulla correttezza della decisione assunta da Saffioti. Per queste ragioni le opposizioni non hanno partecipato al voto.


&lt;p&gt;“Il comportamento del Presidente del Consiglio durante la seduta è stato imbarazzante – spiega &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; -. Boni ha compiuto una grossa forzatura costringendo la giunta per il regolamento a votare su una questione che per ammissione anche di componenti di maggioranza non era di competenza di quella sede. Che l’abbia fatto su una questione che lo riguarda personalmente è ancor più grave, e ci conferma nella convinzione che, a tutela dell’istituzione e di se stesso, è necessario che Boni rinunci all’incarico. Per sollecitarlo in questa direzione già da martedì, insieme a tutte le opposizioni, presenteremo un’ulteriore mozione per indurlo alle dimissioni”.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/boni-presiede-la-giunta-per-il-regolamento-e-impone-una-votazione-su-se-stesso&quot;&gt;francomirabelli.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Pdl e Lega allo sbando: in commissione Territorio manca il numero legale </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/15/franco-mirabelli/pdl-e-lega-allo-sbando-in-commissione-territorio-manca-il-numero-legale/625731"></link>
  <updated>2012-03-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625731</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La seduta odierna della commissione territorio e mobilità del Consiglio regionale lombardo è saltata per mancanze del numero legale. L’assenza di due consiglieri della Lega, non sostituiti da colleghi, ha impedito che si deliberasse il parere al progetto di legge su “crescita, sviluppo e occupazione” varato nelle scorse settimane dalla giunta Formigoni.
&lt;p&gt;

Duro il commento del Pd, che con gli altri componenti dell’opposizione si è rifiutata di fare da stampella alla maggioranza. “Pdl e Lega sono allo sbando – dichiara &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; –. Fatti come quelli di oggi non capitano per caso. Martedì Formigoni ha dichiarato che la maggioranza è compatta, vedremo se è vero. Intanto il progetto di legge a lui tanto caro ha subito il primo stop”.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/comunicati-stampa/pdl-e-lega-allo-sbando-in-commissione-territorio-manca-il-numero-legale&quot;&gt;francomirabelli.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Formigoni-Lega: un sistema che non regge più</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/11/franco-mirabelli/formigoni-lega-un-sistema-che-non-regge-pi%C3%B9/625597"></link>
  <updated>2012-03-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625597</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Di fronte all’ennesima inchiesta che coinvolge la Regione Lombardia e colpisce il Presidente del Consiglio Regionale, la reazione di Formigoni è imbarazzante. In sintesi, il governatore, di fronte ai guai giudiziari di esponenti di spicco della sua maggioranza che, tra l’altro,nella scorsa legislatura aveva scelto nella sua Giunta, si tira fuori, rivendica il fatto che non ci sono atti della sua Giunta sotto osservazione da parte dei magistrati e lamenta un complotto per nascondere il buon governo della Lombardia all’opinione pubblica, insistendo a raccontare di arresti e avvisi di garanzia come se tutto ciò non lo riguardasse. Invece lo riguarda. E non solo perché sotto inchiesta ci sono almeno 6 assessori che, in tempi diversi, Formigoni ha scelto e a cui ha affidato ruoli importanti di governo, non solo perché risulta evidente che in questi anni si è costruito un sistema regionale che non garantisce controllo e trasparenza, non solo perché questa legislatura è iniziata con uno scandalo, quello delle firme false, e prosegue segnata più dalle inchieste che dagli atti di governo, ma soprattutto perché - e questo non può nasconderlo - è evidente che il sistema che si è consolidato in 17 anni di governo formigoniano non regge più: ha prodotto e produce contraddizioni, ha esaurito, avremmo detto un tempo, la sua spinta propulsiva ed ora è evidentemente inadeguato a garantire lo sviluppo e il futuro della Lombardia”. Lo scrive &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale della Lombardia del Partito Democratico in un &lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/partito-democratico/formigoni-lega-un-sistema-che-non-regge-piu&quot;&gt;articolo pubblicato da &lt;b&gt;L’Unità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.
&lt;p&gt;

“Non c’è solo una evidente crisi morale che, tra l’altro, conferma l’idea che tanto potere, come quello detenuto per 17 anni da Formigoni, per tanto tempo senza ricambio non aiuta la trasparenza rischia di far prevalere il mantenimento e la gestione del potere rispetto all’interesse pubblico. C’è soprattutto una crisi politica, manca un progetto diverso da quello di accumulare poteri e il futuro non è una opportunità da cogliere, su cui investire e progettare, ma il tempo a cui bisogna guardare con l’obbiettivo di conservare le cose come stanno”.

&lt;p&gt;“Formigoni – prosegue &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; - in questi anni ha trasformato la Regione da istituzione con il compito prioritario di legiferare, in un sistema capace di intervenire direttamente e pesantemente nella gestione delle grandi questioni del territorio: dalla sanità all’ambiente, dall’urbanistica all’informatica. Lo ha fatto attraverso le sue società rigorosamente controllate dalla Giunta, in cui agli stessi consigli di amministrazione vengono tolti poteri, e che sono governate da direttori nominati dalla stessa giunta. Si è creato un modello chiuso, con cui non solo la Regione ha assunto di fatto ruoli e funzioni che non gli spetterebbero, ma ha prodotto un centralismo impressionante. È chiaro che la volontà di accentrare tutto ha consentito a Formigoni la possibilità di godere di una straordinaria macchina di consenso, ma oggi - e lo dico senza sottovalutare il peso grandissimo e il favore di cui ancora gode - è evidente che questa scelta di controllare e omologare tutto non ha favorito la trasparenza e ha reso il sistema più permeabile agli abusi e, d’altra parte, ci sono forze vive e innovative, economiche e sociali, che cominciano a sentirsi soffocare, chiedono più apertura e più cambiamento. Aggiungo che, in questi anni, la percezione della distanza tra interesse generale e l’interesse del potere formigoniano  è aumentata sempre più.

&lt;p&gt;“Un’ultima riflessione riguarda la Lega che, in una alleanza che si regge su una trattativa continua più che su un progetto condiviso, ha scelto di omologarsi all’idea della gestione del potere e dell’esistente, della spartizione. Le vicende che emergono in questi giorni ma, soprattutto la reazione scomposta che hanno avuto i vertici leghisti segna chiaramente la distanza tra la Lega del “Roma ladrona” e ciò che la Lega è oggi. E sicuramente la crisi politica di Formigoni e di questa maggioranza, di cui abbiamo chiesto le dimissioni, sta anche in questo: chi con quegli slogan mirava a proporsi per il cambiamento facendo leva sull’antipolitica e il disagio del nord, oggi si trova a difendere un’esperienza di governo che ha in sé tutti i difetti che volevano combattere” – conclude il consigliere Pd.
&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/partito-democratico/formigoni-lega-un-sistema-che-non-regge-piu&quot;&gt;&lt;b&gt;Articolo di Franco Mirabelli – L’Unità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/partito-democratico/formigoni-lega-un-sistema-che-non-regge-piu&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea AUGELLO: 686a Seduta. Proposta di modifica del testo unico sulle disposizioni di intermediazione finanziaria</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/07/andrea-augello/686a-seduta-proposta-di-modifica-del-testo-unico-sulle-disposizioni-di-intermediazione-finanziaria/626257"></link>
  <updated>2012-03-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626257</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Il Senato, premesso che:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&lt;p&gt; le agenzie di rating svolgono un'attività di particolare rilevanza nel contesto economico e finanziario internazionale. È attribuito loro il compito di ridurre le asimmetrie informative esistenti nell'ambito dei mercati finanziari e di fornire agli investitori indicazioni e valutazioni sulla solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, in particolare sul grado di rischio dei titoli emessi e sulla solvibilità dei soggetti presi in esame;
&lt;p&gt;
            le decisioni di investimento degli operatori finanziari nel contesto internazionale dipendono, pertanto, in buona parte dall'operato delle agenzie di rating. I giudizi da loro espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari e la promozione o il declassamento dei prodotti finanziari contribuisce in modo sostanziale ad influenzare il loro andamento sui mercati;
&lt;p&gt;
            in virtù di tale importante ruolo, la stessa legislazione comunitaria e accordi internazionali ne hanno sancito la funzione guida di analisi e valutazioni di rischio di credito e di merito creditizio;
&lt;p&gt;
            nel corso del tempo, tuttavia, le agenzie di rating, anche in ragione delle condizioni di monopolio e di stretta connessione con gli emittenti e gli operatori di mercato, hanno assunto un diverso ruolo: non più solo di fornitori indipendenti di analisi e di valutazioni non accessibili alla generalità degli operatori ma di attori fondamentali dell'andamento dei mercati finanziari;
&lt;p&gt;
            nel 2008, la crisi dei mutui subprime e dei derivati ed il fallimento della banca Lehman Brothers hanno evidenziato la fragilità di tale sistema e hanno fatto emergere, non senza sorprese, un livello di trasparenza e di qualità delle informazioni prodotte dalle agenzie del tutto insoddisfacente. I clamorosi errori di valutazione commessi dalle principali agenzie internazionali di rating, ripetuti anche dopo il 2008, hanno provocato significative perdite di capitali nei mercati internazionali con ricadute pregiudizievoli su cittadini, banche ed imprese, e aperto un ampio dibattito a livello internazionale volto a correggere e rimuovere le cause di tale situazione;
&lt;p&gt;
            l'assenza di efficaci strumenti di vigilanza e di valutazione del grado di indipendenza e trasparenza operativa delle agenzie di rating ha rappresentato e tuttora rappresenta un problema la cui soluzione è di fondamentale importanza per assicurare la stabilità dei mercati economici e finanziari internazionali;
&lt;p&gt;
            altri punti di grave debolezza della vigente disciplina delle agenzie di rating sono rappresentati dalla scarsa efficacia di misure di contrasto o attenuazione dei conflitti di interesse in capo alle agenzie e dal fatto che le agenzie di rating non rispondono e non sono responsabili per la qualità dei giudizi formulati e per le eventuali valutazioni non corrette o gravemente viziate sugli emittenti;
&lt;p&gt;
            la composizione del capitale azionario delle principali agenzie di rating vede tra gli azionisti di riferimento soggetti in potenziale conflitto di interessi con l'obbligo di imparzialità e riservatezza che dovrebbe caratterizzare la loro attività. Le principali agenzie di rating risultano, infatti, partecipate da grandi fondi di investimento, in possesso di un'enorme massa di liquidità in gestione, e non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie possano trarre significativi vantaggi dalle decisioni adottate dalle agenzie stesse;
&lt;p&gt;
       &lt;b&gt; considerato che:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
            i pronunciamenti adottati dalle agenzie di rating nel corso degli ultimi mesi nei riguardi della classificazione e/o declassamento del debito sovrano di diversi Paesi dell'area euro hanno contribuito ad accentuare gli effetti destabilizzanti sui mercati finanziari e le economie degli stessi;
&lt;p&gt;
            i giudizi formulati da parte delle agenzie di rating, in alcuni casi, appaiono viziati da motivazioni non convincenti, in ragione dei quali, in mercati già fortemente condizionati da spinte speculative e attraversati da tensioni, si generano effetti destabilizzanti che contraddicono clamorosamente la funzione cui proprio le stesse agenzie dovrebbero assolvere: concorrere alla stabilizzazione dei mercati e alla diffusione, tra gli intermediari e i risparmiatori, della consapevolezza circa le condizioni reali dei mercati stessi, attraverso un'accurata valutazione della solvibilità degli emittenti, sia pubblici, sia privati;
&lt;p&gt;
            l'Italia nel mese di gennaio 2012 è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard &amp; Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da &quot;A+&quot; ad &quot;A-&quot; con outlook negativo;
&lt;p&gt;
            giudizi di declassamento sono stati pronunciati anche nei confronti degli altri Paesi dell'eurozona, compresa la Francia, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'eurozona e ritardato l'avvio del Fondo salva Stati;
&lt;p&gt;
            il 16 gennaio 2012, il Governatore della Banca centrale europea, in sede di audizione presso il Parlamento europeo, ha sottolineato la gravità di taluni giudizi tecnici espressi dalle agenzie di rating che hanno destabilizzato, senza particolari motivazioni, l'eurozona e prefigurato la necessità di dotare l'area euro di un proprio organismo indipendente di valutazione sull'affidabilità creditizia degli Stati membri allo scopo di ridurne la dipendenza dai giudizi espressi dalle maggiori agenzie di rating esistenti;
&lt;p&gt;
           &lt;b&gt; rilevato che:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
            la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, il 28 luglio 2010, ha approvato all'unanimità una risoluzione sulla proposta di regolamento COM (2010) 289 definitivo del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito, nella quale veniva sottolineata la necessità di: elaborare regole e procedure idonee a garantire l'indipendenza e l'autonomia delle agenzie di rating di fronte agli emittenti oggetto di valutazione, in modo da eliminare gli effetti dei conflitti di interesse in capo alle medesime agenzie, con particolare riferimento alla partecipazione, in via diretta o indiretta, al loro capitale di società emittenti;
&lt;p&gt; prevedere soluzioni in grado di assicurare la verifica oggettiva della qualità professionale dei collaboratori e dei dipendenti incaricati della procedura di emissione del rating; introdurre strumenti sanzionatori ed istruzioni di vigilanza in grado di prevenire e reprimere la violazione delle regole;
&lt;p&gt;
            il regolamento (UE) n. 513/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, recante modifiche al regolamento (CE) n. 1060/2009, relativo alle agenzie di rating del credito, in linea con i principi indicati nella suddetta risoluzione, ha introdotto ulteriori disposizioni opportunamente volte a rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;
&lt;p&gt;
            tali regolamenti, unitamente alle proposte modificative ed integrative approvate all'unanimità nelle Commissioni 6ª e 14ª del Senato, si inseriscono nel complesso e articolato progetto di regolamentazione finanziaria comunitaria al fine di stabilizzare i mercati, evitare rischi a carattere sistemico, tutelare i risparmiatori e gli investitori e sostenere comunque l'efficienza e la trasparenza dei mercati finanziari;
&lt;p&gt;
           &lt;b&gt; osservato che:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
            in relazione alla persistente instabilità dei mercati, emerge in tutta evidenza la necessità, in ambito europeo, di assicurare la trasparenza e l'efficienza dei mercati e una più efficace tutela del risparmio ed una più pervasiva definizione di regole che disciplinino l'attività e i pronunciamenti delle agenzie di rating;
&lt;p&gt;
            l'affidabilità finanziaria degli Stati membri dell'Unione, e la sostenibilità a lungo termine delle loro finanze pubbliche, appare già chiaramente enucleabile dai documenti elaborati dalle istituzioni europee, e in primo luogo dalla Commissione europea, istituzione che opera, secondo i trattati europei, in piena indipendenza;
&lt;p&gt;
            la vigente disciplina ha previsto la creazione di un albo sotto il controllo dell'European securities market authority (ESMA) e che si intende favorire la creazione e l'insediamento nei mercati europei di un numero crescente di agenzie, in grado di far emergere condizioni di concorrenza effettiva nel mercato delle informazioni e delle analisi finanziarie,
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;  impegna il Governo:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
          &lt;b&gt;  1)&lt;/b&gt; a sostenere, nelle sedi istituzionali dell'Unione europea:
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; a)&lt;/b&gt; ogni opportuna iniziativa affinché le proposte della Commissione europea in materia di regolamentazione dei mercati finanziari vengano discusse ed approvate nel più breve tempo possibile;
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; b)&lt;/b&gt; le iniziative finalizzate all'attivazione in ambito europeo di un organismo indipendente che, operando con criteri omogenei e standardizzati di valutazione, svolga attività di rating sui titoli del debito sovrano ed esprima valutazioni sull'affidabilità creditizia dei singoli Paesi membri dell'Unione;
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; c)&lt;/b&gt; l'introduzione di una definizione giuridica del credit rating che sia più vicina e aderente al concetto di &quot;attività di servizio di informazione&quot;, nello stesso tempo uniformando la disciplina dell'attività delle agenzie, in termini di trasparenza e adeguatezza dei processi di analisi, sia per quanto riguarda il vero e proprio giudizio di merito di credito (rating) che per quanto concerne la prospettiva di rating (outlook), in modo da orientare la normativa non tanto sui soggetti che emettono il rating, bensì sul rispetto effettivo delle prescrizione in relazione al servizio offerto;
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; d)&lt;/b&gt; le iniziative volte a rafforzare il livello di indipendenza di giudizio delle agenzie di rating e ad eliminare ogni possibile situazione di contrasto d'interessi attraverso la previsione: 1) di regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità per gli operatori finanziari privatidi avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse e 2) l'incompatibilità tra l'attività di consulenza svolta dalle agenzie di rating in favore di banche, fondi di investimento e/o altre società finanziarie e la valutazione del rating di soggetti pubblici;
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;e)&lt;/b&gt; l'introduzione di un divieto di partecipazioni incrociate tra le società di rating, che rappresentano ad oggi un ulteriore fattore di non concorrenzialità e di opacità decisionale;
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;f)&lt;/b&gt; l'introduzione di misure volte a far si che le agenzie di rating siano tenute a dar conto pubblicamente delle motivazioni analitiche per le quali giungono alla determinazione del rating, anche al fine di consentire un raffronto con precedenti valutazioni sul medesimo oggetto di giudizio;
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; g)&lt;/b&gt; la definizione di regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio formulate delle agenzie, prevedendo che le stesse tengano conto non soltanto degli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnino un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo. In tale ambito, le agenzie di rating, nell'emettere giudizi su titoli sovrani di Stati membri, devono tenere conto della posizione espressa dalle istituzioni europee ed internazionali, motivando eventuali giudizi difformi;
&lt;p&gt;
    &lt;b&gt;  h)&lt;/b&gt; l'introduzione di efficaci ed effettivi meccanismi di responsabilizzazione delle agenzie di rating nel caso in cui le loro valutazioni sugli emittenti risultino scorrette o gravemente viziate, e a prevedere, nel caso in cui le loro decisioni e i loro comportamenti siano orientati a favorire talune categorie di beneficiari o non siano ispirati al rispetto di doverose regole di deontologia professionale, puntuali misure sanzionatorie, anche di carattere pecuniario;
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;i)&lt;/b&gt; un'ampia e accurata revisione delle norme in vigore, al fine di abrogare tutte le disposizioni che obbligano gli operatori pubblici e privati a operare in maniera automatica in relazione ai giudizi emessi, con particolare riferimento alle scelte di portafoglio degli investitori istituzionali e ai titoli di Stato, fatta salva la facoltà dei medesimi soggetti di operare tali scelte in maniera discrezionale e a tutela dei patrimoni gestiti e investiti. In particolare, si suggerisce di coinvolgere direttamente le autorità europee di vigilanza sui mercati finanziari, creditizi e assicurativi, al fine di emanare istruzioni di vigilanza volte a evitare l'automatico adeguamento delle scelte di investimento ai rating emessi;
&lt;p&gt;
            &lt;b&gt;2)&lt;/b&gt; ad adoperarsi affinché la neocostituita ESMA predisponga e renda pubbliche delle linee guida, anche in termini di metodi statistico-finanziari, alle quali le agenzie di rating devono attenersi o conformarsi per la redazione della valutazione del merito creditizio espresso in giudizi sintetici, con l'obiettivo che la pubblicizzazione di tali linee guida incrementi la trasparenza dell'operato delle agenzie, favorendo indirettamente l'oggettività del loro giudizio;
&lt;p&gt;
           &lt;b&gt; 3)&lt;/b&gt; a sostenere in sede UE che l'ESMA elabori proposte innovative sul modello di pagamento delle agenzie di rating, in modo tale da rendere pienamente indipendenti la remunerazione delle agenzie dal soggetto sottoposto al rating, nonché a prevedere l'introduzione di ulteriori misure finalizzate a attenuare le posizioni di monopolio, anche con previsione, temporanea, di limiti alle quote di mercato detenute dalle maggiori agenzie;
&lt;p&gt;
           &lt;b&gt; 4)&lt;/b&gt; a sostenere l'attribuzione all'ESMA del compito di presentare ogni anno una valutazione sull'efficacia e sulla validità dell'operato delle agenzie di rating sulla base di precisi criteri;
&lt;p&gt;
            &lt;b&gt;5)&lt;/b&gt; a rafforzare il ruolo delle autorità pubbliche nel controllo sull'appropriatezza delle delicatissime informazioni rivolte al pubblico dei risparmiatori, avendo cura che agli stessi sia sempre reso evidente che le valutazioni fornite dalle agenzie di rating in merito al rischio di credito dell'emittente che ha emesso il titolo oggetto di giudizio non assumano un valore assoluto. Ciò che è, peraltro, confermato dall'esperienza degli ultimi anni, con particolare riferimento alla situazione di quelle banche d'affari internazionali, successivamente fallite, che hanno continuato a godere di un rating positivo fino al momento immediatamente precedente alla dichiarazione di dissesto, anche perché le stesse agenzie non erano state in grado di &quot;leggere&quot; un mercato complicato dai derivati e loro effetti;
&lt;p&gt;
            &lt;b&gt;6)&lt;/b&gt; ad agire affinché le autorità di vigilanza possano vedere rafforzate, nell'esercizio della loro autonomia, funzioni dal profilo tipico dei &quot;public goods&quot;, importantissime per il buon funzionamento del sistema, ed esercitino direttamente queste funzioni, la cui rilevanza sistemica è ora tangibilmente comprovata, anche al fine di assicurare, con una più pervasiva definizione di regole, controlli di qualità e criteri di trasparenza sui pronunciamenti delle agenzie di rating, una maggiore tutela dei risparmiatori;
&lt;p&gt;
           &lt;b&gt; 7)&lt;/b&gt; a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a sanzioni nell'eventualità in cui non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=647748&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea AUGELLO: 686a Seduta- V. testo 2</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/07/andrea-augello/686a-seduta-v-testo-2/626061"></link>
  <updated>2012-03-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626061</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - Il Senato,
        premesso che:
            le agenzie di rating svolgono un'attività di particolare rilevanza nel contesto economico e finanziario internazionale. È attribuito loro il compito di ridurre le asimmetrie informative esistenti nell'ambito dei mercati finanziari e di fornire agli investitori indicazioni e valutazioni sulla solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, in particolare sul grado di rischio dei titoli emessi e sulla solvibilità dei soggetti presi in esame;
            le decisioni di investimento degli operatori finanziari nel contesto internazionale dipendono, pertanto, in buona parte dall'operato delle agenzie di rating. I giudizi da loro espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari e la promozione o il declassamento dei prodotti finanziari contribuisce in modo sostanziale ad influenzare il loro andamento sui mercati;
            in virtù di tale importante ruolo, la stessa legislazione comunitaria e accordi internazionali ne hanno sancito la funzione guida di analisi e valutazioni di rischio di credito e di merito creditizio;
            nel corso del tempo, tuttavia, le agenzie di rating, anche in ragione delle condizioni di monopolio e di stretta connessione con gli emittenti e gli operatori di mercato, hanno assunto un diverso ruolo: non più solo di fornitori indipendenti di analisi e di valutazioni non accessibili alla generalità degli operatori ma di attori fondamentali dell'andamento dei mercati finanziari;
            nel 2008, la crisi dei mutui subprime e dei derivati ed il fallimento della banca Lehman Brothers hanno evidenziato la fragilità di tale sistema e hanno fatto emergere, non senza sorprese, un livello di trasparenza e di qualità delle informazioni prodotte dalle agenzie del tutto insoddisfacente. I clamorosi errori di valutazione commessi dalle principali agenzie internazionali di rating, ripetuti anche dopo il 2008, hanno provocato significative perdite di capitali nei mercati internazionali con ricadute pregiudizievoli su cittadini, banche ed imprese, e aperto un ampio dibattito a livello internazionale volto a correggere e rimuovere le cause di tale situazione;
            l'assenza di efficaci strumenti di vigilanza e di valutazione del grado di indipendenza e trasparenza operativa delle agenzie di rating ha rappresentato e tuttora rappresenta un problema la cui soluzione è di fondamentale importanza per assicurare la stabilità dei mercati economici e finanziari internazionali;
            altri punti di grave debolezza della vigente disciplina delle agenzie di rating sono rappresentati dalla scarsa efficacia di misure di contrasto o attenuazione dei conflitti di interesse in capo alle agenzie e dal fatto che le agenzie di rating non rispondono e non sono responsabili per la qualità dei giudizi formulati e per le eventuali valutazioni non corrette o gravemente viziate sugli emittenti;
            la composizione del capitale azionario delle principali agenzie di rating vede tra gli azionisti di riferimento soggetti in potenziale conflitto di interessi con l'obbligo di imparzialità e riservatezza che dovrebbe caratterizzare la loro attività. Le principali agenzie di rating risultano, infatti, partecipate da grandi fondi di investimento, in possesso di un'enorme massa di liquidità in gestione, e non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie possano trarre significativi vantaggi dalle decisioni adottate dalle agenzie stesse;
        considerato che:
            i pronunciamenti adottati dalle agenzie di rating nel corso degli ultimi mesi nei riguardi della classificazione e/o declassamento del debito sovrano di diversi Paesi dell'area euro hanno contribuito ad accentuare gli effetti destabilizzanti sui mercati finanziari e le economie degli stessi;
            i giudizi formulati da parte delle agenzie di rating, in alcuni casi, appaiono viziati da motivazioni non convincenti, in ragione dei quali, in mercati già fortemente condizionati da spinte speculative e attraversati da tensioni, si generano effetti destabilizzanti che contraddicono clamorosamente la funzione cui proprio le stesse agenzie dovrebbero assolvere: concorrere alla stabilizzazione dei mercati e alla diffusione, tra gli intermediari e i risparmiatori, della consapevolezza circa le condizioni reali dei mercati stessi, attraverso un'accurata valutazione della solvibilità degli emittenti, sia pubblici, sia privati;
            l'Italia nel mese di gennaio 2012 è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard &amp; Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da &quot;A+&quot; ad &quot;A-&quot; con outlook negativo;
            giudizi di declassamento sono stati pronunciati anche nei confronti degli altri Paesi dell'eurozona, compresa la Francia, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'eurozona e ritardato l'avvio del Fondo salva Stati;
            il 16 gennaio 2012, il Governatore della Banca centrale europea, in sede di audizione presso il Parlamento europeo, ha sottolineato la gravità di taluni giudizi tecnici espressi dalle agenzie di rating che hanno destabilizzato, senza particolari motivazioni, l'eurozona e prefigurato la necessità di dotare l'area euro di un proprio organismo indipendente di valutazione sull'affidabilità creditizia degli Stati membri allo scopo di ridurne la dipendenza dai giudizi espressi dalle maggiori agenzie di rating esistenti;
            rilevato che:
            la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, il 28 luglio 2010, ha approvato all'unanimità una risoluzione sulla proposta di regolamento COM (2010) 289 definitivo del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito, nella quale veniva sottolineata la necessità di: elaborare regole e procedure idonee a garantire l'indipendenza e l'autonomia delle agenzie di rating di fronte agli emittenti oggetto di valutazione, in modo da eliminare gli effetti dei conflitti di interesse in capo alle medesime agenzie, con particolare riferimento alla partecipazione, in via diretta o indiretta, al loro capitale di società emittenti; prevedere soluzioni in grado di assicurare la verifica oggettiva della qualità professionale dei collaboratori e dei dipendenti incaricati della procedura di emissione del rating; introdurre strumenti sanzionatori ed istruzioni di vigilanza in grado di prevenire e reprimere la violazione delle regole;
            il regolamento (UE) n. 513/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, recante modifiche al regolamento (CE) n. 1060/2009, relativo alle agenzie di rating del credito, in linea con i principi indicati nella suddetta risoluzione, ha introdotto ulteriori disposizioni opportunamente volte a rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;
            tali regolamenti, unitamente alle proposte modificative ed integrative approvate all'unanimità nelle Commissioni 6ª e 14ª del Senato, si inseriscono nel complesso e articolato progetto di regolamentazione finanziaria comunitaria al fine di stabilizzare i mercati, evitare rischi a carattere sistemico, tutelare i risparmiatori e gli investitori e sostenere comunque l'efficienza e la trasparenza dei mercati finanziari;
            osservato che:
            in relazione alla persistente instabilità dei mercati, emerge in tutta evidenza la necessità, in ambito europeo, di assicurare la trasparenza e l'efficienza dei mercati e una più efficace tutela del risparmio ed una più pervasiva definizione di regole che disciplinino l'attività e i pronunciamenti delle agenzie di rating;
            l'affidabilità finanziaria degli Stati membri dell'Unione, e la sostenibilità a lungo termine delle loro finanze pubbliche, appare già chiaramente enucleabile dai documenti elaborati dalle istituzioni europee, e in primo luogo dalla Commissione europea, istituzione che opera, secondo i trattati europei, in piena indipendenza;
            la vigente disciplina ha previsto la creazione di un albo sotto il controllo dell'European securities market authority (ESMA) e che si intende favorire la creazione e l'insediamento nei mercati europei di un numero crescente di agenzie, in grado di far emergere condizioni di concorrenza effettiva nel mercato delle informazioni e delle analisi finanziarie,
        impegna il Governo:
            1) a sostenere, nelle sedi istituzionali dell'Unione europea:
      a) ogni opportuna iniziativa affinché le proposte della Commissione europea in materia di regolamentazione dei mercati finanziari vengano discusse ed approvate nel più breve tempo possibile;
      b) le iniziative finalizzate all'attivazione in ambito europeo di un organismo indipendente che, operando con criteri omogenei e standardizzati di valutazione, svolga attività di rating sui titoli del debito sovrano ed esprima valutazioni sull'affidabilità creditizia dei singoli Paesi membri dell'Unione;
      c) l'introduzione di una definizione giuridica del credit rating che sia più vicina e aderente al concetto di &quot;attività di servizio di informazione&quot;, nello stesso tempo uniformando la disciplina dell'attività delle agenzie, in termini di trasparenza e adeguatezza dei processi di analisi, sia per quanto riguarda il vero e proprio giudizio di merito di credito (rating) che per quanto concerne la prospettiva di rating (outlook), in modo da orientare la normativa non tanto sui soggetti che emettono il rating, bensì sul rispetto effettivo delle prescrizione in relazione al servizio offerto;
      d) le iniziative volte a rafforzare il livello di indipendenza di giudizio delle agenzie di rating e ad eliminare ogni possibile situazione di contrasto d'interessi attraverso la previsione: 1) di regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità per gli operatori finanziari privatidi avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse e 2) l'incompatibilità tra l'attività di consulenza svolta dalle agenzie di rating in favore di banche, fondi di investimento e/o altre società finanziarie e la valutazione del rating di soggetti pubblici;
      e) l'introduzione di un divieto di partecipazioni incrociate tra le società di rating, che rappresentano ad oggi un ulteriore fattore di non concorrenzialità e di opacità decisionale;
      f) l'opportunità di prevedere che, in relazione ai rating emessi sui titoli del debito sovrano, sia esclusa la possibilità che le agenzie emettano valutazioni qualora non richieste dallo Stato emittente;
      g) l'introduzione di misure volte a far si che le agenzie di rating siano tenute a dar conto pubblicamente delle motivazioni analitiche per le quali giungono alla determinazione del rating, anche al fine di consentire un raffronto con precedenti valutazioni sul medesimo oggetto di giudizio;
      h) la definizione di regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio formulate delle agenzie, prevedendo che le stesse tengano conto non soltanto degli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnino un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo. In tale ambito, le agenzie di rating, nell'emettere giudizi su titoli sovrani di Stati membri, devono tenere conto della posizione espressa dalle istituzioni europee e eventuali giudizi difformi dalle analisi e dai rapporti periodici delle autorità comunitarie emessi nell'ambito delle regole della governance economica devono essere ampiamente e analiticamente motivati;
      i) l'introduzione di efficaci ed effettivi meccanismi di responsabilizzazione delle agenzie di rating nel caso in cui le loro valutazioni sugli emittenti risultino scorrette o gravemente viziate, e a prevedere, nel caso in cui le loro decisioni e i loro comportamenti siano orientati a favorire talune categorie di beneficiari o non siano ispirati al rispetto di doverose regole di deontologia professionale, puntuali misure sanzionatorie, anche di carattere pecuniario;
      l) un'ampia e accurata revisione delle norme in vigore, al fine di abrogare tutte le disposizioni che obbligano gli operatori pubblici e privati a operare in maniera automatica in relazione ai giudizi emessi, con particolare riferimento alle scelte di portafoglio degli investitori istituzionali e ai titoli di Stato, fatta salva la facoltà dei medesimi soggetti di operare tali scelte in maniera discrezionale e a tutela dei patrimoni gestiti e investiti. In particolare, si suggerisce di coinvolgere direttamente le autorità europee di vigilanza sui mercati finanziari, creditizi e assicurativi, al fine di emanare istruzioni di vigilanza volte a evitare l'automatico adeguamento delle scelte di investimento ai rating emessi;
            2) ad adoperarsi affinché la neocostituita ESMA predisponga e renda pubbliche delle linee guida, anche in termini di metodi statistico-finanziari, alle quali le agenzie di rating devono attenersi o conformarsi per la redazione della valutazione del merito creditizio espresso in giudizi sintetici, con l'obiettivo che la pubblicizzazione di tali linee guida incrementi la trasparenza dell'operato delle agenzie, favorendo indirettamente l'oggettività del loro giudizio;
            3) a sostenere in sede UE che l'ESMA elabori proposte innovative sul modello di pagamento delle agenzie di rating, in modo tale da rendere pienamente indipendenti la remunerazione delle agenzie dal soggetto sottoposto al rating, nonché a prevedere l'introduzione di ulteriori misure finalizzate a attenuare le posizioni di monopolio, anche con previsione, temporanea, di limiti alle quote di mercato detenute dalle maggiori agenzie;
            4) a sostenere l'attribuzione all'ESMA del compito di presentare ogni anno una valutazione sull'efficacia e sulla validità dell'operato delle agenzie di rating sulla base di precisi criteri;
            5) a rafforzare il ruolo delle autorità pubbliche nel controllo sull'appropriatezza delle delicatissime informazioni rivolte al pubblico dei risparmiatori, avendo cura che agli stessi sia sempre reso evidente che le valutazioni fornite dalle agenzie di rating in merito al rischio di credito dell'emittente che ha emesso il titolo oggetto di giudizio non assumano un valore assoluto. Ciò che è, peraltro, confermato dall'esperienza degli ultimi anni, con particolare riferimento alla situazione di quelle banche d'affari internazionali, successivamente fallite, che hanno continuato a godere di un rating positivo fino al momento immediatamente precedente alla dichiarazione di dissesto, anche perché le stesse agenzie non erano state in grado di &quot;leggere&quot; un mercato complicato dai derivati e loro effetti;
            6) ad agire affinché le autorità di vigilanza possano vedere rafforzate, nell'esercizio della loro autonomia, funzioni dal profilo tipico dei &quot;public goods&quot;, importantissime per il buon funzionamento del sistema, ed esercitino direttamente queste funzioni, la cui rilevanza sistemica è ora tangibilmente comprovata, anche al fine di assicurare, con una più pervasiva definizione di regole, controlli di qualità e criteri di trasparenza sui pronunciamenti delle agenzie di rating, una maggiore tutela dei risparmiatori;
            7) a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a sanzioni nell'eventualità in cui non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=647748&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea AUGELLO: 686a Seduta- mozione n. 580.</title>
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  <updated>2012-03-07T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Signor Presidente, colleghi senatori, basta guardare le firme di questa mozione per capire che chi è chiamato ad illustrarla deve avere l'intelligenza di affidarne l'illustrazione al dibattito, perché raramente, forse solo per le missioni internazionali, è capitato che in quest'Aula del Parlamento, e, per la verità, anche nell'altra, vi fossero un così ampio consenso e una così agevole convergenza su temi, come hanno sottolineato gli interventi che mi hanno preceduto, di straordinaria rilevanza.
La mozione porta la firma del presidente Gasparri per puro fatto tecnico, perché in realtà è davvero una mozione condivisa da tutti. Non saremmo arrivati a questo risultato senza l'impegno straordinario dei colleghi di altri Gruppi, in particolare del senatore Barbolini, che con me ha condiviso, fin dall'inizio, la possibilità di fare una cosa diversa da quella cui siamo abituati in quest'Aula. Lo dico a me stesso, e non è una critica: una delle stranezze di questa fase della vita politica italiana è avere un Parlamento nel quale molto spesso documenti che dicono cose simili vengono votati separatamente. Questo non era possibile farlo su un tema così grave e importante.
E troppo importante è ancora l'occasione del dibattito di oggi, perché è forse la prima volta che in Parlamento riusciamo ad aprire un confronto disarmato da qualsiasi pregiudizio e vocato essenzialmente a rispondere a ragioni di interesse nazionale sulla grande crisi che ha travolto, prima, con i mutui, l'economia degli Stati Uniti e, successivamente, con la crisi dei derivati e, più in generale, delle banche, l'Europa. La stessa criticità che noi viviamo nella zona dell'euro non può essere spiegata semplicemente con i brogli fatti sulla stesura del bilancio da un Governo greco o raccontandoci la favola che è stata provocata dai Paesi che hanno un alto debito.
Tutta questa storia passa sotto un'unica rubrica, la crisi di una serie di postulati e di certezze che ci avevano portato ad affrontare in maniera assai baldanzosa la cosiddetta globalizzazione, e le agenzie di rating sono un pezzo di questa crisi, ne sono la spia più evidente.
Anche dal punto di vista politico e culturale, la convergenza nell'analisi mette insieme non soltanto quest'Aula del Parlamento ma anche il miglior dibattito che si sta svolgendo nella Commissione europea e nel Parlamento europeo. Sono assolutamente convergenti, infatti, gli argomenti relativi alla fragilità del sistema finanziario internazionale e all'esigenza inderogabile di porre alcuni seri presidi a difesa non soltanto degli Stati sovrani e dei popoli europei ma, più in generale, della costruzione di un avvenire che abbia una qualche solidità dal punto di vista dell'economia reale, oltre che, evidentemente, dell'integrità morale, che è tutt'altro che esclusa dal mondo finanziario e dal mercato. Tale convergenza è la migliore dimostrazione che la crisi ha riportato al palo, almeno in parte, alcune identità e schemi di analisi che precedentemente costituivano luoghi di identità politica.
Dunque questa è un'occasione troppo importante per poter cominciare a parlare seriamente degli interessi nazionali degli Stati europei, della costruenda Unione europea e delle storture che bisogna correggere. È stata quindi una scelta di metodo che ci ha portato ad affermare con forza che si dovesse partire da questo argomento per dare un segnale forte, comprensibile, intelligibile anche a livello internazionale, del fatto che il nostro Governo è impegnato in questa azione di grande riforma del sistema finanziario internazionale e che ha alle sue spalle un Parlamento che, al di là delle divisioni tra maggioranza e opposizione e anche delle evidenti divisioni interne alla stessa maggioranza, parla una sola lingua quando si trattano argomenti come la trasparenza, gli interessi nazionali e la tutela dei consumatori.
Non farò un elenco delle ragioni per le quali anche nel nostro Paese tale tema, ad esempio con il caso Parmalat, ma anche con altre questioni sviluppatesi collateralmente al fallimento di Lehman Brothers, è ormai sentito dall'opinione pubblica. Fino a qualche anno fa un documento di questo genere sarebbe stato impensabile, e soprattutto quasi nessuno in Italia avrebbe potuto citare anche solo una delle tre agenzie di rating sapendo di cosa parlava. Oggi la situazione è cambiata. C'è una grande aspettativa di trasparenza, e io penso che la strada che si sta imboccando con la riforma del regolamento e della direttiva che disciplinano a livello comunitario le attività delle agenzie di rating sia quella giusta. Purtroppo, però, la stiamo percorrendo con troppa lentezza e con troppi tentennamenti. Questo è il senso, lo scopo di questa mozione, e il metodo che ci siamo imposti di rispettare nell'estendere questo documento all'attenzione dell'Aula e del Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=647748&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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