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  <title>Openpolis - Argomento: mussolini</title>
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  <updated>2010-05-27T00:00:00Z</updated>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: Cita Mussolini all'Ocse &quot;Io non ho nessun potere&quot; </title>
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  <updated>2010-05-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) -  Ministro  Sviluppo Economico (ad interim) (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di essere al potere, quando ero imprenditore e avevo 56mila collaboratori avevo la sensazione di avere del potere. In una vera democrazia sono al servizio di tutti, tutti mi possono criticare e magari anche insultare. Chi è in questa posizione non ha veramente potere&quot;,  dice il presidente del Consiglio. Poi tira in ballo i diari del Duce, letti &quot;recentemente&quot;: &quot;Oso citarvi una frase di colui che era considerato come un grande dittatore: dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma nient'altro&quot;. &quot;Lo stesso succede a me, tanto che tutti hanno il diritto sia di criticarmi che di insultarmi...&quot;, aggiunge il premier. &quot;Quindi - conclude - il potere se esiste non esiste addosso a coloro che reggono le sorti dei governo dei vari Paesi&quot;. Il che non impedisce che Berlusconi vanti durante la conferenza stampa un gradimento altissimo: &quot;Malgrado la manovra di sacrificio, il mio apprezzamento come primo ministro è oltre il 62%&quot;. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/05/27/news/berlusconi_mussolini-4385926/?ref=HREA-1&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marcello DELL'UTRI: «Mussolini troppo buono.  A Salò partigiani di destra»</title>
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  <updated>2009-05-05T00:00:00Z</updated>
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  <id>391143</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mussolini dittatore «troppo buono». Sue le leggi razziali anche in Italia, certo, ma in fondo qui erano «blande». E i suoi repubblichini, altro non erano che «partigiani di destra». Rieccolo, il solito, provocatorio, Marcello Dell´Utri. &lt;br /&gt;
Bibliofilo ma soprattutto cultore di storia, da rivedere e correggere a suo modo, all´occorrenza. Il senatore siciliano risponde a tutto campo a Klaus Davi nell´intervista per il programma &quot;Klauscondicio&quot;, lo stesso nel quale un anno fa, alla vigilia delle Politiche, aveva definito Vittorio Mangano, stalliere di Arcore, un «eroe». Stavolta il braccio destro di sempre di Silvio Berlusconi guarda anche all´imminente nomina dei vertici Rai per non escluderne, ironicamente, l´occupazione. «Perché no? Ma naturalmente speriamo di non doverla occupare. È in mano alla sinistra, non so come stia in piedi, un´altra azienda sarebbe fallita». 
&lt;p&gt;
Idee chiare e tranchant, come sempre. Anche sulle polemiche e i veleni di questi giorni, storie del Capo, delle sue donne e del privato che finisce in politica. «Le veline laureate e preparate politicamente - sentenzia Dell´Utri - sono di gran lunga più apprezzabili di alcune tele-giornaliste, che non conoscono l´italiano». E comunque, alle prossime Europee il leader Pdl non sarà penalizzato, anzi, avrà un «plebiscito: più del 70%». 
&lt;p&gt;
Ma a scatenare le prevedibili reazioni preoccupate, dal centrosinistra all´Udc, sono le riflessioni su fascismo e occupazione della tv pubblica. «Mussolini - è la tesi del senatore - ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come Stalin». Dell´Utri ha letto e riletto i diari del Duce e confessa di aver trovato «Mussolini straordinario, di grande cultura». E non è stata affatto colpa sua se «il fascismo è stato un orrendo regime». Nella visione dellutriana, anche l´alleanza con Hitler non è stata voluta. E questo, precisa il parlamentare ancora sotto processo per concorso esterno, non per «fare dell´apologia del fascismo». Ma anche quella storia della persecuzione degli ebrei in Italia va ridimensionata, «nei suoi diari, Mussolini scrive che le leggi razziali devono essere blande».&lt;br /&gt;
 Come pure i ragazzi di Salò, in fondo: «Erano al 100% partigiani di destra, credevano in alcuni valori». Parole che finiscono per stridere con quelle che, sempre ieri, pronunciava il presidente della Camera Gianfranco Fini, parlando ai giovani della Luiss di Roma. Lui, i conti col passato li ha fatti. «Il no al fascismo e il sì ai valori della democrazia che An pronunciò a Fiuggi - scandisce - erano frutto di convinzione e non di convenienza». 
&lt;p&gt;
L´opposizione accusa Dell´Utri di revisionismo e insorge. «È la conferma che il paese è a rischio: dicendo che la Rai va occupata, che Mussolini non era poi tanto male e che le veline sono meglio delle giornaliste Rai, Dell´Utri getta la maschera» accusa dal Pd Roberto Cuillo. Francesco Pardi, senatore Idv, lo invita a fare una visita in via Tasso a Roma (luogo delle torture delle Ss) «dove forse perfino lui sa che cosa succedeva al tramonto del regime». A definire «sconcertanti» le parole di Dell´Utri è anche l´Udc, con Roberto Rao, membro della Vigilanza Rai, preoccupato per l´ipotesi &quot;occupazione&quot;: «Il cda saprà rispondere a questo tentativo con nomine autorevoli». La Federazione della stampa respinge l´insulto alle giornaliste tv e bolla come «ignorante chi vanta un dittatore o auspica occupazioni».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LQC58&quot;&gt;La Repubblica - &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marcello DELL'UTRI: '[Mussulini fu] 'uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale''. Antifascismo ''un concetto obsoleto''</title>
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  <updated>2008-11-04T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''Mussolini sbagliò, non c'è dubbio, ma quando era al potere lo Stato era più presente di quanto non lo sia adesso. Aveva dato, e in questo è stato l'unico, un senso di patria al Paese, che non c'era prima e non c'è stato neanche dopo''. A parlare di fascismo ai microfoni di 'KlausCondicio', la trasmissione condotta da Klaus Davi, è Marcello Dell'Utri .E le sue parole scatenano immediatamente la polemica.

&lt;p&gt;
Il senatore del Pdl elogia il Duce, ''uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale'', e parlando di antifascismo lo bolla come ''un concetto obsoleto''. ''Ogni qualvolta si tocca questo tasto - sostiene - succede un'insurrezione poiché questa situazione non è mai stata chiarita del tutto e la verità non è mai venuta a galla. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti''. E aggiunge: ''C'è anche da dire che il concetto di antifascismo, di per sé obsoleto ritorna puntualmente in auge perché mancano nuovi argomenti seri di discussione e si finisce con il rivangare sempre gli stessi''.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.2667565819&quot;&gt;adn kronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: La Repubblica condivisa.</title>
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  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359157</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Presidente della Repubblica ha ricordato la dignità dei militari italiani che furono deportati in Germania perché rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Di diverso avviso il ministro della Difesa». Cito dal Tg 1, ore 20, 8 settembre. In linguaggio deliberatamente piatto non nasconde il fatto certamente eccezionale: il ministro della Difesa La Russa, post-fascista, è di «diverso avviso» sul fascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Infatti la vera frase del ministro è un omaggio alla Repubblica fascista di Salò nel giorno in cui il capo dello Stato stava celebrando, da solo, la Resistenza contro i tedeschi a Roma. C’era anche il sindaco di Roma, alla cerimonia, Alemanno, post-fascista anche lui. Il sindaco aveva detto il giorno prima il suo sentimento di rispetto verso il fascismo. Dunque, per prima cosa, è doveroso inviare da questo giornale un pensiero grato e solidale al Presidente Napolitano che ha celebrato la Resistenza italiana non con le autorità presenti ma insieme a tutti gli italiani che, come lui, credono nella Resistenza e nella Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;i&gt;Per i più giovani, forse, è utile un chiarimento.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;

Che cos’è il fascismo? È un progetto di potere che non bada a spese di vite umane per affermare e rafforzare quel potere. Ha due nemici: chiunque all’interno di un Paese colpito dal fascismo, si opponga. E chiunque (o qualunque altro Paese) fuori dai confini nazionali, sia o diventi ostacolo all’espandersi del regime fascista. Ha tre comandamenti che, in Italia, erano scritti a caratteri immensi su tutti i muri: «Credere, Obbedire, Combattere». &lt;br /&gt;
Il primo comandamento impone l’accettazione fanatica di una dottrina inventata. Nel caso italiano si chiamava «mistica fascista». I praticanti di quella mistica (cittadini di tutte le età) non avevano scampo. L’intimazione di credere è sempre una intimazione violenta. Significava che un livello superiore, forte abbastanza da lanciare quella intimazione, aveva conquistato potere assoluto con sangue, sottomissione, violenza e complicità.&lt;br /&gt;


Obbedire significava l’umiliazione di tutti davanti ai pochi che decidono di vita e di morte. Ci sono sempre, nella storia di tutti i popoli. Sono sempre i peggiori. E cadono fuori dalla storia a causa delle rivolte di libertà. Ma quando comandano non badano a sangue, dolore, umiliazione, morte per farsi ubbidire.

Combattere è il comandamento obbligato. Se sei fascista, o sottoposto al fascismo, c’è sempre qualcun altro da uccidere, persona, famiglia, gruppo o popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il fascismo per vivere ha bisogno di censura ferrea al fine di impedire anche il minimo alito di libertà. Il fascismo ha bisogno di paura perché ognuno, fascisti e non fascisti, resti al suo posto senza discutere. Il fascismo ha bisogno di miti per organizzare riti che sono sempre evocazioni di stragi. Quei miti sono invenzioni nel vuoto di cultura e di storia, e quei riti sono sempre armati, in attesa che siano pronte nuove vittime da immolare sugli altari della Patria.

La Patria è un mostro al quale, come tributo di grandezza e di difesa dei sacri confini, bisogna sempre tributare un doppio sacrificio: i propri figli, mandati comunque a combattere, dopo aver creduto e obbedito, perché non ci può essere pace fino alla vittoria del fascismo (al di là di un mare di sangue). E il sacrificio di altri popoli, scelti secondo una fantasia arbitraria (il fascismo non deve rendere conto a nessuno) dunque malata, in base a una dottrina di sangue, anch’essa malata che predica: «molti nemici molto onore». Vuol dire che a ogni guerra segue altra guerra, ad ogni persecuzione altra persecuzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il fascismo italiano, giunto a uno dei momenti più alti e pieni del suo mortuario potere (1938) ha visto e identificato gli ebrei, gli ebrei italiani (italiani da secoli, al punto che persino alcuni di essi erano e si dichiaravano fascisti) come nemico finale e mortale.&lt;br /&gt;


Nemico da identificare, braccare, catturare, distruggere.&lt;br /&gt;


Per sapere quanto il progetto fosse esteso e totale, profondamente fascista e completamente auto-generato dal fascismo, basterà rileggere il pacchetto delle leggi razziali italiane. Da esse non traspare l’impeto brutale e cieco di un momento di barbarie. Si tratta invece di un disegno accurato e giuridicamente impeccabile per sradicare ogni vita, ogni professione, ogni lavoro, dal laticlavio senatoriale al lavoro manuale. L’impossibilità di dare, di avere, di possedere, di lavorare, di restare, di andare via, di essere padri, madri, coniugi, figli, fratelli, neonati, malati, vegliardi morenti, bambini nelle scuole. Tutto chiuso, impedito, escluso, proibito, vietato, ogni porta murata subito e per sempre.&lt;br /&gt;


Quando, da parlamentare della tredicesima legislatura, ho scritto, firmato, fatto firmare (anche da deputati di Forza Italia e di An) la «legge che istituisce il Giorno della memoria», questo ho inteso fare: affermare che la Shoah è un delitto italiano. Senza le leggi italiane e il silenzio quasi totale degli italiani, la Germania nazista non avrebbe potuto imporre a tutta l’Europa il suo delitto. Tremendo delitto. Ne è una prova la Bulgaria dove - come testimonia in un suo non dimenticato libro Gabriele Nissim - il presidente del Parlamento locale Dimitar Peshev, uomo di destra in un Paese occupato da tedeschi nazisti e da italiani fascisti, si è rifiutato, insieme alla sua assemblea, di approvare le «leggi per la difesa della razza» scrupolosamente copiate dal modello italiano. I persecutori tedeschi e italiani non hanno potuto toccare un solo cittadino ebreo bulgaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;i&gt;«Il Giorno della memoria»,&lt;/i&gt; vorrei ricordare a chi ne ha discusso su questo giornale ieri, esiste non per dare luogo a una cerimonia, ma per ricordare che gli ebrei italiani e gli ebrei stranieri che avevano creduto di trovare rifugio in una Italia buona, sono stati cercati, isolati, catturati e messi a disposizione dei carnefici tedeschi da fascisti italiani. E tutto ciò è avvenuto nel silenzio di altri italiani che a quel tempo avevano un’autorità e un ruolo. I perseguitati, in Italia, sono stati aiutati e salvati, quando possibile, quasi solo da persone e famiglie che hanno rischiato in segreto la vita, dunque da persone verso cui l’Italia ha un debito immenso (l’Italia, non gli ebrei che non avrebbero dovuto essere vittime), un debito che non è mai stato riconosciuto o celebrato. È anche per questo - ricordare e onorare l’italiano ignoto che non ha ceduto, che non ha ubbidito, che non ha combattuto la sporca guerra della razza, che esiste il «Giorno della Memoria».&lt;br /&gt;


Ma esiste anche per ricordare che il Parlamento fascista italiano ha approvato all’unanimità, al grido di «viva il Duce» alla presenza di Mussolini, le leggi dette «per la difesa della razza», articolo per articolo, fra discorsi deliranti, il cui testo si può ancora trovare negli archivi di Montecitorio, e frenetici applausi.&lt;br /&gt;


«Il Giorno della memoria» esiste per rispondere a chi osi pronunciare la inaccettabile frase sull’«onore dei combattenti di Salò», per esempio l’attuale ministro Italiano della Difesa La Russa. I combattenti di Salò sono stati coloro che hanno cercato, arrestato, ammassato nelle carceri italiane e poi consegnato alle guardie e ai treni nazisti quasi tutti gli ebrei italiani che nei campi di sterminio sono scomparsi. Sono stati quegli onorati combattenti di Salò a consegnare Primo Levi ai nazisti per il trasporto ad Auschwitz. Negli Stati Uniti, nessuno, per quanto di destra, si sognerebbe di difendere la schiavitù come una onorevole pagina della storia americana. E in nessun paese d’Europa si è mai assistito a una celebrazione di governo verso coloro che hanno collaborato con i nazisti e fascisti che occupavano i loro Paesi.&lt;br /&gt;


Le parole del sindaco di Roma e del ministro della Difesa italiano sono più gravi perché riguardano l’immenso delitto della Shoah di cui l’Italia fascista è stata co-autrice e co-protagonista. E’ vero che l’Italia fascista, con il suo codice di violenza, il suo impossessamento crudele delle colonie (di cui Gheddafi, oggi ha chiesto e ottenuto il conto) e la sua relativa modernizzazione dell’Italia ha avuto in quegli anni un suo prestigio e un suo peso in Europa. Ma proprio per questo il delitto razziale italiano si è esteso al peggio di tutta la sanguinosa Europa fascistizzata, e la responsabilità del regime italiano in quegli anni e in quel delitto è stata immensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Molti avranno notato che il Presidente della Repubblica, l’8 settembre a Roma, ha parlato da solo a nome dell’Italia libera (libera dal fascismo e dalla persecuzione razziale) nata dalla Resistenza e ha indicato il solo vero valore condiviso: la Costituzione.

È un giorno di tristezza e vergogna per coloro che c’erano, in Italia, quando gli ispettori della razza entravano nelle scuole, quando le brigate nere provvedevano a trovare e consegnare ai tedeschi gli italiani ebrei. Ed è bene ricordare al ministro della Difesa di questa Repubblica, nata dalla Resistenza che gli è estranea, che nella sua Repubblica di Salò i delatori venivano compensati (dai fascisti, non dai tedeschi) con lire cinquemila per ogni ebreo catturato e mandato a morire.&lt;br /&gt;


È un giorno di gratitudine verso Giorgio Napolitano che ha detto agli spettatori di sequenze televisive che saranno sembrate un film brutto come un incubo, che è la Resistenza, non Salò, il fondamento dell’Italia democratica, che è la Costituzione antifascista il nostro codice condiviso.

Il resto, aggiungo in nome della memoria che ho cercato di mantenere viva nella legge che porta quel nome, è spazzatura della storia.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J676U&quot;&gt;l'Unità - Furio Colombo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Goffredo Maria BETTINI: Giuliano è un profondo antifascista Una scelta infelice quel sì ad Alemanno.  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Non voglio strumentalizzare le dichiarazioni di Alemanno e La Russa... però, davvero, non mi piacciono nemmeno un po’». &lt;br /&gt;


 

&lt;i&gt;(Goffredo Bettini ha sempre quel suo modo di parlare diretto, senza giri di parole: ex senatore dei Ds, coordinatore del Pd, consigliere fidato di Walter Veltroni. Un uomo colto, ironico, astuto, rapido. Non casualmente assai temuto dai suoi compagni di partito).&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
  

&lt;b&gt;E’ preoccupato, Bettini, perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Perché Alemanno non è uno storico, non può permettersi di esprimere un giudizio analitico e distaccato sul periodo fascista. Alemanno è un politico...» &lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Da lui mi aspetto una condanna del fascismo netta, senza se e senza ma». 
&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;Alemanno ha parzialmente modificato certe sue dichiarazioni: ora condanna l’esito liberticida del regime di Mussolini.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Alemanno non può condannare solo il fascismo delle leggi razziali, e sa perché? Perché quella violenza era già intrinseca nel primo fascismo, quello che bonificava la pianura pontina, quel fascismo sul quale Alemanno pare avere tanta indulgenza e che però già covava ferocia... sopprimendo la libertà di stampa, chiudendo partiti politici, sequestrando il Parlamento, confinando gli intellettuali e poi...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Bettini, senta: come sa, non ci sono soltanto le dichiarazioni di Alemanno, ma anche quelle del ministro La Russa, che rende omaggio ai soldati della Rsi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Ai fascisti di Salò...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;La Russa dice che «dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Ecco, vede? La verità è che un po’ tutta An non ha saputo svolgere una riflessione davvero profonda sul fascismo.. voglio dire che io, ad esempio...».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Lei che viene dal Pci...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Appunto, io che vengo dal Pci non mi metto a salvare lo stalinismo condannando i Gulag. So, ho capito che i Gulag furono del tutto organici al sistema dittatoriale». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Veltroni, intanto, ha deciso di dimettersi dal comitato per il museo dello Shoah, dove siede anche Alemanno.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Decisione giusta. Alcuni incarichi vanno assunti condividendo con chi ti è accanto anche un certo genere di sensibilità...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Lei crede che questo diverso genere di sensibilità possa creare problemi morali pure a Giuliano Amato, che ha accettato l’invito di Alemanno di presiedere la commissione bipartisan, nota ormai come la «Attalì del Campidoglio?».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Non do consigli ad Amato, di cui conosco la profonda coscienza antifascista...».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Però...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Vuol sapere se... Beh, le dico la verità: l’aver accettato quell’incarico da Alemanno m’è sembrata subito, politicamente, una scelta infelice».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Lei è complessivamente severo nei giudizi su Alemanno.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Detto che essere severi è compito dell’opposizione, noto che, da sindaco, finora ha lavorato solo per togliere alla città». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Può essere più preciso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Voleva abbattere l’opera che protegge l’Ara Pacis, è contrario al parcheggio del Pincio, ha abolito la &quot;Notte Bianca&quot; e...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;E poi, soprattutto, le ha tolto la presidenza della Festa del Cinema, affidandola a Gian Luigi Rondi. Lei, Bettini, sarà per caso ancora un po’ arrabbiato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Guardi, Alemanno non mi ha tolto proprio niente. Sono io che ho lasciato in modo, come dire? consensuale... per evitare che la Festa chiudesse. Quanto a Rondi, scriva pure che ha avuto subito il mio consenso...».&lt;br /&gt;


 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J68CO&quot;&gt;Corriere della Sera - Fabrizio Roncone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, mandava la gente a fare vacanza al confino</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2003/09/12/silvio-berlusconi/mussolini-non-ha-mai-ammazzato-nessuno-mandava-la-gente-a-fare-vacanza-al-confino/276693"></link>
  <updated>2003-09-12T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Pres. del Consiglio   (Partito: FI) - Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In un'intervista a &amp;quot;The Spectator&amp;quot;, Berlusconi definisce la dittatura di Mussolini come &amp;quot;benevola&amp;quot;&lt;font size=&quot;2&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=&quot;Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif&quot; size=&quot;1&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot;&gt; &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/030912/4r6bn.tif&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: Oggi non direi più che  [Mussolini] è stato il più grande statista del '900</title>
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  <updated>2002-01-22T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Vicepres. del Consiglio   (Partito: AN) - Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Intervistato per &amp;quot;Le Iene&amp;quot; da Enrico Lucci, Fini cambia opinione da Mussolini rispetto a quanto dichiarato a Alberto statare della Stampa nel 1994 (Mussolini il piu' grande statista del '900).&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=DJYurNQQRas&quot;&gt;Trasmissione le Iene&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: Mussolini è stato il più grande statista del secolo</title>
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  <updated>1994-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Dichiarazione fatta durante un'intervista di Alberto Statera per il quotidiano La Stampa del 30 marzo 1994&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;quot;Mussolini &amp;egrave; stato il pi&amp;ugrave; grande statista del secolo ... Ci sono fasi in cui la libert&amp;agrave; non &amp;egrave; tra i valori preminenti&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Berlusconi pu&amp;ograve; eguagliarlo?&amp;quot; chiedeva Alberto Statera della &amp;laquo;Stampa&amp;raquo;. Risposta: &amp;quot;Berlusconi dovr&amp;agrave; pedalare per dimostrare di appartenere alla storia come Mussolini&amp;quot;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face=&quot;Courier new, Arial&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rampelli.it/content-13.html&quot;&gt;Blog di Fabio Rampelli&lt;/a&gt;</summary>
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