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  <title>Openpolis - Argomento: brigate rosse</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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  <title>Paolo GUZZANTI: Monti come Moro. E' l’erede dei Dc</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Qual è il bello della democrazia, dividere o unirsi? La maggior parte degli italiani è stata indotta a rispondere unirsi. Ma è sbagliato. Il carburante della democrazia è invece proprio la divisione: programmi, stili e leader contrapposti per stimolare l'offerta di diversi modelli di governo. 
Se l'offerta permette delle scelte, il cittadino può esercitare la sua libertà. Ma se il mercato offre un unico prodotto, la scelta è nulla e la libertà inutile.
&lt;p&gt;
Perché parlare dei fondamenti della democrazia? Perché se già tirava un'aria eccezionale a causa di un governo efficace ma figlio di uno stato di necessità, ora sembra di assistere all'inizio di una nuova fase in cui si gettano le basi del dopo. E quel che sembra emergere, sotto forma di atteggiamento virtuoso, è l'intenzione di arrivare a eliminare, o almeno limare, tutte le differenze fra i partiti avendo come obiettivo finale una politica non soltanto pacificata, ma omogeneizzata. Il più attivo in questa direzione ci sembra il leader dell'Udc Casini che, nell'anniversario del rapimento di Aldo Moro e del massacro della sua scorta, privilegia dell'antico leader l'invocazione per la «solidarietà nazionale» che 35 anni fa fu scelta per combattere le Brigate rosse, le stesse che poi rapirono e uccisero Aldo Moro. La «solidarietà nazionale» era infatti una creatura tipica della prima repubblica generata dalla situazione internazionale: i partiti democratici governavano lasciando fuori il Partito comunista sia perché quel partito non vinse mai le elezioni, sia perché i Paesi della Nato avevano posto il veto. &lt;br /&gt;

E a causa di quel veto il Pci invocava ogni volta che poteva lo stato di emergenza nazionale per spingere affinché si formassero governi di «solidarietà» che gli permettevano di avvicinarsi all'area di governo aggirando il veto americano e alleato. Questa situazione mise l'Italia in una posizione di frizione molto grave che spinse Aldo Moro a farsi garante davanti agli alleati occidentali del cammino che avrebbe portato il Pci verso le democrazie occidentali, dopo aver finalmente rotto con Mosca, cosa che non avvenne mai finché l'Urss non collassò da sola. La sua uccisione però mise fine all'esperimento, che morì con la morte dello statista democristiano. Fare appello oggi alla memoria di Moro per usarla come sponsor di un'operazione di trasformismo, ci sembra una forzatura un bel po' opportunistica,
Eppure vediamo rifiorire lo spirito emergenziale dei vecchi tempi, stavolta per consentire non a un solo partito, ma a tutti i maggiori partiti oggi in Parlamento, di formare un blocco, come una zattera di sopravvivenza sotto forma di imbarazzante alleanza: la foto che vede insieme tutti i leader da Alfano a Casini e Bersani, sembrerebbe indicare il desiderio di una coalizione sfrondata di ogni spigolo e spina. Il messaggio che dovrebbe suggerire questa operazione sarebbe: tutti uniti per il bene del Paese. Molto generoso, ma purtroppo letale per la rianimazione della democrazia in coma chimico. 
&lt;p&gt;
Anche le celebrazioni per gli anniversari di Capaci e via D'Amelio sono diventate paramenti per la messa emergenziale benché nessuno sappia o voglia rispondere all'unica domanda che conta per quelle stragi: perché? Perché Falcone, che era ormai un dirigente ministeriale romano, fu assassinato in quel modo così spettacolare, più da corpi speciali, che da mammasantissima? E perché Borsellino morì quando disse di aver capito il motivo per cui Falcone era stato ucciso? Io so soltanto una cosa: Falcone stava dando un eccezionale aiuto - promosso da Cossiga - alla Procura di Mosca dopo che l'ambasciatore russo, Adamiscin, era andato al Quirinale a protestare perché il tesoro ex sovietico del Pcus e del Kgb era stato portato in Italia per essere riciclato. Quello fu l'ultimo lavoro pericoloso di Falcone. Ma quando morì fu subito lanciata un'assordante campagna di santificazione che sigillò ogni spazio per le inchieste meno banali, annichilendo qualsiasi ricerca del movente, che infatti ancora oggi nessuno sa indicare. Le due stragi divennero però strumenti per rilanciare l'emergenza, e oggi per suggerire l'opportunità di una politica senza politica, senza articolazioni, senza differenze. Ora comprendiamo bene perché il governo Monti sia stato e sia necessario e abbia richiesto per nascere una procedura, questa sì, eccezionale.
&lt;p&gt;Ma l'autoriduzione della politica in poltiglia ci sembrerebbe a questo punto la ratifica di un suicidio. Non tanto quello dei partiti, ma della democrazia stessa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CA73G&quot;&gt;il Giornale - Paolo Guzzanti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Daniela GARNERO SANTANCHE': Lassini lo voterei</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/20/daniela-garnero-santanche/lassini-lo-voterei/560006"></link>
  <updated>2011-04-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Sottosegretario  Programma di Governo (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lassini lo voterei perché sono contro l'ingiustizia, perché sono stufa di questi magistrati, pubblici ministeri, procure. Secondo me prenderà tantissime preferenze perché sono molte le persone incavolate con le procure.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/11_aprile_21/lassini-solidale-berlusconi_29fe87ca-6c5a-11e0-be5d-e6326a5dea49.shtml&quot;&gt;Corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: Giustizia. «Siamo al limite dell'esasperazione»  Link &gt; Lettera a Vietti</title>
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  <updated>2011-04-18T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559934</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;I manifesti affissi a Milano che paragonano i giudici alle Br sono &quot;un'ignobile provocazione&quot;. &quot;Nello scontro politico c'è il pericolo di degenerazioni&quot;. 
&lt;p&gt;Dopo un fine settimana segnato dagli attacchi di Silvio Berlusconi alla magistratura, e nel giorno in cui tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati per la vicenda dei poster che assimilano i pm alle Brigate rosse e fra questi c'è un candidato del Pdl nelle liste pro Moratti - si fa sentire la voce del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che interviene con una lettera indirizzata al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti. 
&lt;p&gt;&quot;Siamo al limite dell'esasperazione&quot;, osserva il capo dello Stato, che definisce come una &quot;ignobile provocazione&quot; quella dei manifesti affissi a Milano e avverte: &quot;Nello scontro politico c'è il pericolo di degenerazioni&quot;. &lt;br /&gt;
E più tardi lo stesso Vietti: &quot;Tutti riflettano su queste parole&quot;.

&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2011/04/18/news/la_lettera_di_napolitano_a_vietti-15105801/?ref=HREA-1&quot;&gt;&lt;b&gt;IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;
&lt;p&gt;Nella lettera a Vietti, annuncia anche che il 9 maggio, giorno della memoria delle vittime del terrorismo, sarà dedicato ai tanti magistrati caduti sotto i colpi dei brigatisti rossi e neri. E per questo ha chiesto al vicepresidente del Csm di invitare al Quirinale i familiari dei giudici uccisi nell'esercizio del loro dovere.

&lt;p&gt;
La giornata del 9 maggio dedicata ai magistrati uccisi è anche, per Napolitano, &quot;una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta 'Associazione dalla parte della democrazia', per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. 
&lt;p&gt;Quel manifesto - aggiunge il capo dello Stato - rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle Br, magistrati e non&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2011/04/18/news/napolitano_giustizia-15103064/&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>THOMAS CASADEI: Forlì. Ricordo d Ruffilli: &quot;uomo al servizio della democrazia&quot;</title>
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  <updated>2011-04-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559917</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Emilia Romagna&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ho riletto, per riprenderne la memoria, il comunicato di rivendicazione delle BR  e  appaiono evidenti, ma applicate al contrario, le ragioni della perfida scelta: &quot;Roberto Ruffilli, uno dei migliori quadri politici della DC,  uomo chiave del rinnovamento, cervello politico del progetto teso ad aprire una nuova fase costituente, perno centrale del progetto di riformulazione delle regole del gioco, della riformulazione dei poteri e degli apparati dello stato..... l'uomo delle ricuciture di tutto l'arco delle forze politiche.&quot;
&lt;p&gt;


Direi al giovane di oggi che se le BR non lo avessero ucciso, lo stato di precarietà, confusione e dissoluzione della vita politica italiana forse non si sarebbe verificato. Avremmo avuto uomini eticamente e moralmente irreprensibili con la voglia di mettere al servizio studi, esperienze e intelligenze per il buon funzionamento della nostra Repubblica, secondo le regole dei Padri e delle Madri Costituenti, nel rispetto della dialettica politica, senza tentativi di piegare, a fini individualistici e di interesse economico,  i valori comuni ereditati dalla Resistenza.
Una scelta scellerata, quella della cieca violenza armata, una scelta miope e contraria agli interessi delle persone comuni sterminare, così come successe con Aldo Moro prima e con tanti altri, purtroppo anche dopo, lo spirito stesso della libertà democratica. Ecco cosa direi al giovane e cosa ripeto a me stesso.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romagnaoggi.it/forli/2011/4/17/191098/&quot;&gt;www.romagnaoggi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO: «Tutti a tempo indeterminato, nessuno inamovibile»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-07-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>502941</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’uomo che quindici giorni fa le Brigate Rosse hanno chiamato “assassino” in un’aula del Tribunale di Milano, per avere progettato una riforma del diritto del lavoro, parla con voce bassa e tranquilla da una poltrona del suo studio di Milano. A Pietro Ichino, 61 anni, senatore del Pd, avvocato e docente all’Università  di Milano, obbligato a vivere sotto scorta da otto anni, non dispiace descrivere i contratti del futuro con questa formula: tutti assunti a tempo indeterminato, nessuno inamovibile.&lt;br /&gt;

Per ora, lavoratori con il contratto “buono” e lavoratori precari sono caste separate da una barriera invisibile. La casta senza certezze è anche la più giovane.
«È un vero regime di apartheid, aggravato da altre prepotenze della nostra generazione», dice Ichino. &lt;br /&gt;
«Lo Stato spende ogni anno circa 70 miliardi per riequilibrare il bilancio pensionistico dell’Inps, cioè per continuare a pagare pensioni ai cinquantottenni o ai sessantenni. E intanto prepariamo un futuro pensionistico poverissimo per i nostri figli. Per la mia generazione era abbastanza
facile aspettarsi di entrare nel ceto medio, per la loro accadrà più sovente di esserne espulsi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Oggi le sole due misure efficaci sono queste: la detassazione di redditi bassi, perché è indecente che
si prelevino 110 euro su una busta paga di mille; e un miglioramento incisivo del servizio scolastico a
tutti i livelli. &lt;br /&gt;
Comincio dal mio, quello dell’università, dove paghiamo lauti stipendi anche a migliaia
di professori e ricercatori che non hanno pubblicato una riga negli ultimi cinque anni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei ha proposto una riforma del diritto del lavoro ispirata al modello della “flexsecurity” nordeuropea. Come funziona?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’idea è che d’ora in avanti tutti vengano assunti a tempo indeterminato, ma nessuno sia inamovibile.&lt;br /&gt;

A chi perde il posto per ragioni economiche o organizzative si garantisce un forte sostegno del
reddito e un robusto investimento per la sua riqualificazione professionale. &lt;br /&gt;
In Danimarca i lavoratori
ricevono il 90 per cento dell’ultima retribuzione nel corso del primo anno dopo il licenziamento, l’80 per cento il secondo e il 70 per cento il terzo, se non si ricollocano prima.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Costosetto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Alle imprese italiane costa di più il regime attuale, che ritarda molto la possibilità effettiva di licenziare i lavoratori in esubero, mentre l’Inps spende per la Cassa integrazione, anche quando è senza speranza,
fiumi di denaro che potrebbero essere spesi molto meglio, sotto forma di trattamenti di disoccupazione.&lt;br /&gt;

Per offrire un sistema di tipo danese ai nostri lavoratori basterebbe che le imprese si incaricassero
di coprire il 10 per cento dello stipendio durante il primo anno di disoccupazione, perché
l’80 per cento lo paga già l’Inps. Nel secondo e nel terzo anno invece il costo graverebbe tutto sulle
aziende, ma già ora otto licenziati su dieci trovano un altro lavoro nel giro di 12 mesi. &lt;br /&gt;
Migliorando i servizi di ricollocamento, si potrebbe arrivare facilmente a nove su dieci. Per le imprese sarebbe un costo sostenibile. Inoltre, se sono le imprese a pagare, esse avranno un forte incentivo a controllare la qualità dei servizi di assistenza e ricollocazione professionale e la cooperazione dei lavoratori nella ricerca della nuova occupazione.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sembra ragionevole. Perché non si fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I parlamentari Pd hanno presentato quattro disegni di legge su questo argomento, due dei quali firmati da me. Il consenso trasversale c’è. Se molti parlamentari del centrodestra non li hanno firmati è perché da un anno ormai il ministro Sacconi li ha invitati a soprassedere, preannunciando un suo progetto. Che però finora non si è visto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Confindustria? I sindacati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’interesse è alto, ma le grandi organizzazioni fanno fatica a prendere posizioni innovative. Emma Marcegaglia si dichiara d’accordissimo, ma il corpaccione di Confindustria resiste. In un’ottica un po’ miope, il sistema attuale per loro può anche andar bene: infatti la flessibilità nel sistema c’è, anche se è metà della forza lavoro a portarne tutto il peso. &lt;br /&gt;
Con il sindacato è lo stesso: molti dirigenti, anche della Cgil, giudicano  ositivamente la mia proposta, le idee si muovono. Però il sindacato nel suo complesso non se la sente di violare il tabù dell’articolo 18.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quello che rende quasi impossibile licenziare i dipendenti. Diventeremo una società di licenziabili?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo già per metà una società di licenziabili, senza alcuna garanzia. Gli 800mila che hanno perso il posto durante la crisi lo hanno perso senza preavviso, senza indennizzo e senza alcuna possibilità di ricorso al giudice. Il mio progetto non tocca la posizione di chi oggi è protetto dall’art. 18, ma per tutti i rapporti di lavoro che nasceranno da qui in avanti predispone una protezione diversa, che possa veramente applicarsi a tutti.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa pensa dell’accordo proposto dalla Fiat a Pomigliano, rifiutato dalla Fiom-Cgil?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Penso che quell’accordo non violi affatto le nostre leggi.&lt;br /&gt;
 Ai sindacati è stato chiesto di rinunciare a un regime di conflittualità permanente, alla situazione in cui chiunque può proclamare lo sciopero in qualsiasi momento contro il contratto. Se il contratto prevede 80 ore di straordinario per ciascun dipendente e il sindacato che non l’ha firmato proclama uno sciopero dello straordinario, salta un ingranaggio importante della nuova organizzazione del lavoro. &lt;br /&gt;
Dovremmo darci una regola di democrazia che consente alla coalizione sindacale più forte di contrattare con effetti generali. Oggi non si può.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori è il prezzo da pagare per essere competitivi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I carichi di lavoro sono e devono restare una materia di competenza della contrattazione sindacale. La politica non deve interferire. Capirei che la Fiom dicesse: “Non siamo d’accordo perché non accettiamo il lavoro a ciclo continuo dal lunedì al sabato”. Sarebbe una valutazione opinabile, ma di sicura competenza
del sindacato. &lt;br /&gt;
Quello che non mi sembra giusto è rifiutare pregiudizialmente l’accordo solo per le clausole sui picchi anomali di assenze e per la clausola di tregua: sono due clausole legittime e per molti aspetti opportune.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La pensione a 60 anni per le donne era un ingiusto privilegio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No: era il risarcimento per gli stipendi più bassi e per il maggior carico di lavoro casalingo, ma l’Unione europea ci chiedeva ormai da 25 anni di voltar pagina rispetto a questo equilibrio sostanzialmente discriminatorio nei confronti delle donne. Invece che lamentarci, dovremmo approfittare di questa sollecitazione per dare un colpo di reni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In che modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per ogni euro risparmiato con l’equiparazione dell’età pensionabile, dobbiamo stanziarne quattro per i servizi alla famiglia e per detassare il reddito di lavoro femminile. Le donne fanno dei conti molto precisi sul se e quanto conviene loro andare a lavorare o restare a casa: 100 euro al mese di differenza potrebbero, per esempio, spostare una fascia del 10 per cento di donne dalla scelta del lavoro domestico a quella del lavoro di mercato. È un investimento pubblico che renderebbe molto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa c’è di pericoloso nelle sue idee? Perché lei deve vivere sotto scorta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per chi desidera che i problemi non si risolvano, che le contraddizioni scoppino in cataclismi palingenetici
come la rivoluzione proletaria, creare canali di comunicazione e di accordo, fare funzionare delle moderne relazioni industriali è un pericolo. &lt;br /&gt;
Il concetto stesso di relazioni industriali è l’esatto opposto di quello che i brigatisti rossi considerano il bene della società. Loro vogliono che i lavoratori prendano le armi contro i padroni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;È ancora questo il progetto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Progetto è una parola un po’ troppo nobile. È un’utopia, un mito rivoluzionario più ottocentesco che  novecentesco. Se si guarda da dove vengono i brigatisti, otto su dieci vengono dal posto fisso e da famiglie
borghesi, non si può certo sostenere che siano espressione del disagio sociale, della crisi dei giovani.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nel 2003 lei scrisse una famosa lettera aperta ai terroristi, chiedendo di incontrarli e “guardarli negli occhi”. Le ha risposto qualcuno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
A parte quelli che mi manifestarono pubblicamente solidarietà, come Sergio Segio, ho avuto due contatti, ma sotto vincolo del segreto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Questi contatti hanno confermato la sua idea che il confronto diretto tra le persone sia capace di disinnescare la minaccia della violenza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Direi di sì. La maggior parte di loro rifugge dal contatto personale perché sanno che non riuscirebbero a mantenere il loro progetto di aggressione il giorno in cui incominciassero a guardare l’avversario negli occhi e a discutere con lui. Quando si discute con una persona non la si ammazza. &lt;br /&gt;
Agli imputati del processo
che si è concluso nei giorni scorsi, accusati di avere preparato un’aggressione contro di me, l’ho chiesto fin dall’inizio. &lt;br /&gt;
Ero pronto a rinunciare alla costituzione di parte civile nel processo contro di loro se avessero accettato di stringermi la mano e riconoscere il mio diritto di esistere, ma non hanno mai accettato neppure
questo. D’altra parte, il non costituirmi parte civile avrebbe significato acconsentire a una banalizzazione di quanto è accaduto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Riesce a smettere di pensarci ogni tanto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Oh certo, nella vita capitano tegole peggiori. &lt;br /&gt;
E poi ho un dispositivo di protezione che mi consente di stare tranquillo. Non sono preoccupato. Non per me, almeno. 
Ma in un Paese in cui chi discute dei problemi del lavoro dev’essere protetto, c’è qualcosa che non funziona.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pietroichino.it/?p=9225&quot;&gt;pietroichino.it | gioia.it - Monica Ceci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>RICCARDO NENCINI: Toscana. Sulle minacce ai sindaci clima pesante. Bisogna rispondere.</title>
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  <updated>2010-01-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>477518</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Regione Toscana (Lista di elezione: Ulivo) - Consigliere Regione Toscana (Gruppo: L'  Ulivo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Forte richiamo alla politica, alle istituzioni, ai sindacati, al mondo del lavoro in generale e della scuola, alle associazioni impegnate nella lotta contro ogni forma di violenza, del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, dopo il moltiplicarsi, anche oggi, di messaggi e scritte minatorie contro rappresentanti di istituzioni.

&lt;p&gt;
''Ad Arezzo - osserva Nencini - la lettera inneggiante ad Auschwitz in sfregio alla giornata della memoria; a Massa nuove scritte Br al vicesindaco Martina Nardi dopo le lettere minatorie dei giorni scorsi e le scritte contro il sindaco Roberto Pucci. Tutto questo alimenta un clima pesante al quale non si puo' rispondere solo invitando le forze dell'ordine ad individuare gli autori per consegnarli alla giustizia''.

&lt;p&gt;
''La politica in primo luogo - aggiunge il presidente del Consiglio regionale - ma anche tutti coloro che a vario livello sono impegnati contro il diffondersi di una cultura della violenza, nel linguaggio, come nelle azioni, devono mobilitarsi e cercare nuove forme di contrasto, piu' incisive rispetto al passato. Va da se' la nostra vicinanza personale e quella di tutto il Consiglio regionale - conclude Nencini - al sindaco di Arezzo, al prefetto, al sindaco di Montevarchi, al sindaco e al vicesindaco di Massa, per le lettere minatorie e le scritte contro di loro. Credo che ci sia bisogno di tutto il peso che le forze politiche sono in grado di esprimere per reagire con determinazione ed efficacia in ogni sede e in ogni forma''.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/regioni-TOSCANA__NENCINI_SU_MINACCE_A_SINDACI__CLIMA_PESANTE_BISOGNA_RISPONDERE-466075-toscana-17.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>federico mollicone: Acca Larentia, a breve una piazza per non dimenticare</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/01/07/federico-mollicone/acca-larentia-a-breve-una-piazza-per-non-dimenticare/475237"></link>
  <updated>2010-01-07T00:00:00Z</updated>
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  <id>475237</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Largo Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni; vittime del terrorismo 7 gennaio 1978″, sarà questa la scritta che presto comparirà sulla targa con cui una piazza di Roma sarà intitolata alle giovani vittime della strage di Acca Larentia, nella quale tre attivisti del Fronte della Gioventù morirono per mano di estremisti di sinistra. La decisione di dedicare un luogo della città alle tre vittime, è stata presa dalla Giunta capitolina con una delibera. Per l’inaugurazione e per la cerimonia di intitolazione si dovrà però ancora aspettare qualche tempo, e purtroppo non potrà avvenire oggi giorno dell’anniversario, in quanto deve ancora terminare l’iter avviato dalla commissione Toponomastica che presiedo, approvato dalla Giunta il 2 dicembre scorso. In merito ribadiamo che questa intitolazione ha l’obiettivo di chiudere definitivamente e storicamente con la stagione degli odi contrapposti. Riconosciamo all’ex sindaco Veltroni con l’intitolazione a Di Nella e Mattei, di aver avviato un discorso per il superamento di quella terribile stagione, ma ribadiamo anche che al di là del doveroso riconoscimento alle famiglie Rossi e Verbano, ci sono molte pagine strappate e dolorose riguardanti quei ragazzi che hanno perso la vita solo perché erano di destra. In particolare l’intitolazione ai tre militanti colpiti dal fuoco brigatista, e nel caso di Recchioni rimasto a terra nei disordini che seguirono, è doverosa in quanto le loro famiglie sono state riconosciute e risarcite poiché vittime del terrorismo. Non è certo un torneo di calcio, ma fino a quando le giovani vittime di quegli anni, al di là delle appartenenze, non saranno doverosamente riconosciute e ricordate, non potremmo dichiarare chiusa la tragica stagione degli anni di piombo a Roma. Rimaniamo infine sconcertati e dispiaciuti rispetto al tono di alcune opinioni presenti sul sito di Repubblica a commento della notizia, che palesano profonda ignoranza del fatto specifico e di quel periodo, e una mancanza di pietas che fa rimanere senza parole.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.mollicone.it/?p=854&quot;&gt;mollicone.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO: I giudici, i brigatisti e la nuova generazione rassegnata   -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/01/02/pietro-ichino/i-giudici-i-brigatisti-e-la-nuova-generazione-rassegnata-intervista/475238"></link>
  <updated>2010-01-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>475238</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Vorrei veder nascere un movimento politico di giovani contro il regime di apartheid che li esclude dal lavoro.
&lt;p&gt;

La prima sezione della Corte d’assise d’appello di Milano ha revocato gli arresti domiciliari a quattro imputati delle “Nuove Brigate Rosse”, condannati in primo grado nel giugno scorso a tre anni e sei mesi di reclusione. Uno dei bersagli dei nuovi brigatisti era il professore Pietro Ichino, senatore del Partito democratico: in alcuni dei discorsi intercettati nel corso delle indagini, che hanno portato alla condanna di 14 persone, si parlava di un possibile attentato nei suoi confronti.

&lt;p&gt;&lt;b&gt;
Senatore, cosa pensa della decisione dei magistrati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I giudici sanno quel che fanno. Evidentemente hanno ritenuto che siano venute meno le esigenze cautelari nei confronti di questi imputati: nessuno può valutarlo meglio di loro.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si sente meno sicuro ora che questi quattro sono di nuovo in circolazione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No. La valutazione dei giudici, probabilmente fondata anche sulla marginalità del loro ruolo nel gruppo e sul loro comportamento nel processo, mi sembra molto plausibile. Non dimentichiamo che si tratta di custodia cautelare e non di esecuzione di una condanna definitiva.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tornano liberi dai domiciliari in particolare Amarilli Caprio e Alfredo Mazzamauro, i due giovani studenti universitari che secondo la sentenza facevano proselitismo per conto del Partito comunista politico militare nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano, quella dove lei insegna. Quanto ritiene sia concreto oggi il rischio che le università diventino terreno di coltura di nuovi estremismi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non mi sembra che questo rischio si sia aggravato o si stia aggravando, rispetto agli anni passati; né che i nuovi brigatisti siano in qualche modo rappresentativi della nuova generazione di studenti. I veri gravi rischi che le nostre università corrono, senza che gli studenti paiano preoccuparsene affatto, sono altri: lo scadimento grave della qualità dell’insegnamento e della ricerca, il soffocamento economico dovuto anche agli stipendi pagati a professori e ricercatori improduttivi.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il pacco bomba alla Bocconi di Milano, pochi giorni dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi in piazza Duomo, è un episodio che ha allarmato. Ritiene ci siano ragioni di temere, visti anche i toni dello scontro politico, un ritorno a un clima da anni ’70?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La situazione attuale è molto diversa da quella di allora. Il rischio che corre oggi la nuova generazione non mi sembra tanto quello di una deriva violenta, quanto semmai quello della resa politica.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa intende per “resa politica”?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Intendo l’acquiescenza nei confronti di una società chiusa e gerontocratica, che condanna i giovani alla dipendenza dalle generazioni precedenti. I migliori vanno all’estero, gli altri sembrano rassegnati. Mi piacerebbe veder nascere un movimento politico dei ventenni contro il dualismo del mercato del lavoro e del welfare italiano, contro il regime di apartheid che nel tessuto produttivo li esclude dalla serie A e limita il loro accesso alle serie B e C.&lt;br /&gt;
 Contro la cultura del “familismo amorale”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Al processo, nel giorno della sua testimonianza, i nuovi brigatisti, l’hanno definita un “massacratore di operai”. Massimo D’Antona nel 1999, Marco Biagi nel 2002; lei, secondo i pm e la sentenza di primo grado, era il successivo “bersaglio umano”. I giuslavoristi come obiettivo. Che spiegazione si è dato in questi anni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il bersaglio del terrorismo di sinistra non sono genericamente i giuslavoristi, o gli economisti del lavoro, ma quelli tra di essi che più si adoperano per la riforma necessaria del nostro mercato del lavoro, anche a costo di infrangere i vecchi tabù.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Vuole dire che i brigatisti sostanzialmente difendono il regime di apartheid di cui parlava prima, che penalizza proprio i giovani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Voglio dire esattamente questo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che idea si è fatto delle cosiddette Nuove brigate rosse, delle accuse che muovono allo Stato, del loro linguaggio, del loro intonare l’Internazionale nelle aule di tribunale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nei loro documenti c’è qualche elemento di novità rispetto al passato; ma, complessivamente, nel comportamento dei nuovi brigatisti mi sembra che prevalga l’imitazione dei loro predecessori, la ripetizione di vecchi riti.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Oggi si parla di riforme. Ritiene ce ne siano le premesse? Quali, secondo lei, le priorità? Quale dovrebbe essere l’approccio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Alcune si stanno già facendo, con l’apporto determinante del Pd nell’elaborazione dei contenuti: penso soprattutto a quella delle amministrazioni pubbliche e a quella dell’Università. In altri campi, il centrodestra parla, parla, ma è ancora in surplace: per esempio sulla riforma dei grandi organi costituzionali; e sul mercato del lavoro, dove fino a poche settimane fa il Governo teorizzava addirittura che non occorresse alcuna riforma.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il processo di appello inizierà il prossimo 15 aprile. In primo grado i magistrati le hanno riconosciuto 100 mila euro di risarcimento, per la “forte limitazione della vita di relazione e il patema d’animo” causato da una vita sotto scorta. La difesa di sette degli imputati chiede adesso l’inammissibilità e la revoca della sua costituzione di parte civile. Cosa ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Mi sembra che la motivazione della sentenza di primo grado contenga una risposta molto netta e convincente a questa tesi, che peraltro una parte delle stesse difese degli imputati non condivide.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Com’è la sua vita oggi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono ancora sotto scorta; e non sono il solo tra gli studiosi dei problemi del lavoro. Quando non sarà più necessaria una protezione particolare per nessuno di loro, sarà un grande passo avanti sulla via della trasformazione dell’Italia in un Paese normale.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pietroichino.it/?p=6825&quot;&gt;pietroichino.it - Il Riformista - Serenella Mattera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Ignobili le minacce al delegato Fiom.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/19/cesare-damiano/ignobili-le-minacce-al-delegato-fiom/419138"></link>
  <updated>2009-11-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>419138</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


La scritta firmata ‘Brigate Rosse’ contro un delegato della Fiom-Cgil dello stabilimento Felxider di Torino e’ un gesto ignobile che non fermera’, come gia’ avvenuto in passato, le giuste lotte, le rivendicazioni dei lavoratori e l’azione di difesa che il sindacato esercita.  Bisogna unirsi tutti e reagire con gli strumenti della democrazia contro i tentativi di un ritorno al clima degli anni di piombo.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/10/19/terrorismo-ignobili-le-minacce-al-delegato-fiom/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO:  «Brunetta? Bene ma ha le mani legate»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/30/pietro-ichino/%C2%ABbrunetta-bene-ma-ha-le-mani-legate%C2%BB-intervista/391108"></link>
  <updated>2009-04-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391108</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«L’apparato sta frenando la sua riforma. Certamente ha avuto l'intuizione di cogliere l'insofferenza dei cittadini sull'inefficienza pubblica. E comunque ha accolto le nostre linee guida»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Pietro Ichino, 60 anni, gli ultimi sette vissuti sotto scorta, è il giuslavorista del Pd meno amato dal sinistrismo italiano. Abolizionista sull`articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e gran cerimoniere dei Welfare danese, nella primavera scorsa è stato pure oggetto di un corteggiamento berlusconiano. Dopo aver dato buca al Cavaliere è rimasto comunque nei cuori dei pidiellini, che ogni tanto provano a tirarlo per la giacca per dimostrare che le loro riforme sono apprezzate anche dal Pd («Ichino dice cose simili, quindi...»). Lo incontro nello studio legale che fu dei nonno e del padre. Tre piani tappezzati di volumoni. Ne apro uno a caso e mi trovo di fronte a una poesia di Bertolt Brecht che più operaista non si può (Tebe dalle sette porte, chi la costruì?). Essendo Ichino, con i suoi articoli sul Corriere, il capofila della lotta al fannullonismo, gli chiedo di cominciare da qui. Alla vigilia della festa dei lavoratori - il 1° maggio - partiamo con la guerra ai finti lavoratori. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come se la sta cavando il ministro Brunetta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «L’apparato ministeriale sta frenando la riforma».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E Brunetta lascia fare?&lt;/b&gt;

«Girano bozze di decreti molto difettosi. Ma Brunetta ha avuto la grande intuizione di cogliere l`insofferenza dei cittadini nei confronti delle inefficienze pubbliche. E poi ha capito l`importanza del nostro contributo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il Pd sta aiutando Brunetta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È lui che ha accolto le nostre linee guida: trasparenza totale, valutazione e il benchmarking».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L`amministrazione pubblica come una casa di vetro?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Questo dovrebbe essere l`obiettivo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Brunetta ha introdotto gli emoticon: i simboletti con cui i cittadini possono valutare i servizi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È una cosa buona. Ma bisogna fare di più. Si devono rendere visibili in rete gli indici sui quali va valutato ogni ufficio: quanto ci mette a pagare un debito dello Stato, il tempo medio che intercorre tra una chiamata urgente e l`arrivo di una pattuglia e così via. Così i cittadini poi possono confrontare le diverse amministrazioni e chiedere conto alla politica del perché delle differenze».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E votare di conseguenza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Abbandonando il voto ideologico. Da milanese vorrei sapere tutto sulla vigilanza urbana meneghina. A Stoccolma basta un clic su un sito, qui è difficile sapere persino quanti agenti sono in strada e quanti in ufficio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Brunetta però ha introdotto i tornelli nei ministeri.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«È più una misura di facciata che di sostanza».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ai cittadini non dispiace che gli impiegati pubblici abbiano difficoltà a svignarsela dal lavoro.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo. Ma dovrebbe essere il dirigente di ciascun ufficio ad adottare le misure di controllo opportune, caso per caso, rispondendo del tasso di assenze».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Dirigenti. Il governo Berlusconi ha tolto il tetto di 289.000 euro agli stipendi dei manager pubblici.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Se un manager raggiunge un obiettivo difficile da cento milioni, può guadagnare anche un milione l`anno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;In Italia si viene liquidati con milioni di euro anche dopo aver fatto fallire le aziende di Stato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Questo è il vero scandalo». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;È vero che il ministro dei Welfare, Sacconi, è pronto a valutare le sue proposte sulla flexsecurity (il sistema danese che coniuga sicurezza e flessibilità)?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non lo so. Per ora, sul lavoro, il governo è in pieno immobilismo legislativo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Dopo la sconfitta del 2002 il Pdl ha interiorizzato il tabù: l`intoccabilità dell`art. 18 e dello Statuto dei lavoratori».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei rivedrebbe entrambi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sì».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;In Italia si vede molta flex e molta poca security.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Oggi da noi ci sono gli ultra-garantiti e gli zero-garantiti. I secondi portano il peso di tutta la flessibilità di cui il mercato ha bisogno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei propone un contratto unico a tempo indeterminato, da barattare con l`abolizione dell`articolo 18, e cioè con la possibilità di licenziare.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Parlerei piuttosto di uno standard universale di sicurezza che si applichi a tutti i diversi rapporti di lavoro dipendente. Alle imprese si chiede di garantire a chi perde il posto una sicurezza &quot;alla danese&quot;, dando loro in cambio una disciplina dei licenziamenti di tipo danese».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt; Come dovrebbe funzionare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Le imprese possono licenziare, se garantiscono un forte sostegno del reddito e servizi di riqualificazione efficienti: meno è lunga la disoccupazione, minori sono i costi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Detto così sembra tutto molto semplice, ma costoso.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In realtà si risparmia. Pensi al musicista norvegese che perde la mano».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;A chi, scusi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Invece di dargli un vitalizio per invalidità permanente, come succederebbe in Italia, lo spediscono in Canada per un master. E diventa insegnante di storia della musica».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi si oppone a questa flexsecurity?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Molti dirigenti di Cisl e Uil sono d`accordo. A livello locale anche molti della Cgil. A Bergamo stanno contrattando progetti di flexsecurity. Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria ha preso posizione a favore».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E Guglielmo Epifani?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Diciamo che la dirigenza nazionale della Cgil è più legata ai vecchi schemi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come si deve comportare il Pd con la Cgil?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«II Pd è nato anche per recidere le cinghie di trasmissione con il sindacato».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il segretario Dario Franceschini però era al Circo Massimo per la grande manifestazione cigiellina.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il principio di autonomia dovrebbe suggerire a tutti i dirigenti politici di non interferire nel lavoro dei sindacalisti. E viceversa».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La sinistra e la flexsecurity.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La linea di demarcazione tra riformisti e conservatori attraversa trasversalmente l`intero arco politico». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi sono i conservatori del Pdl?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In materia di lavoro, ci metterei senz`altro Tremonti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Nel Pd, Cesare Damiano...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È il più contrario al progetto flexsecurity. Non dispero di convincerlo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Altri contrari?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«La vecchia sinistra-sinistra».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Veltroni? D`Alema?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Veltroni mi ha voluto in Parlamento per le mie idee. D`Alema è dal 1997 che le ha fatte sue. E non lo nasconde».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei piace anche a destra. Come le è arrivata la proposta di fare il ministro per il governo Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La mattina all`alba mi chiamò Gianni Letta e poi nel pomeriggio il Cavaliere. Mi disse che saremmo andati d`accordo e che la pensava come me su tutto. Mi spiegò che avrei dovuto fare da garante di una politica del lavoro bipartisan. Replicai che avrei voluto capire di quali riforme parlava. Oggi sono evidenti le differenze tra quel che avrei fatto io e quel che sta facendo Sacconi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un esempio?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Io avrei proposto subito una forte detassazione sperimentale del lavoro femminile. E la flexsecurity, ovviamente».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei è anche favorevole all`innalzamento dell`età pensionabile delle lavoratrici.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Graduale. È una scelta obbligata. E ogni curo risparmiato andrebbe reinvestito in asili nido».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt; Lo dice anche il ministro Brunetta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ma lui non è il ministro competente in questa materia. Sacconi, che è competente, è contrario».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Anche il Pd non vuole toccare le pensioni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Quando ho accettato la candidatura nel Pd, ho fatto un patto con Veltroni e con Martina, il segretario lombardo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quale patto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Il rispetto della disciplina di partito nel voto in Senato, ma continuando a dire e scrivere tutto quel che penso».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei era già stato in Parlamento.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Tra il 1979 e il 1983. Per entrare alla Camera interruppi la mia esperienza nella Cgil».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt; Quando era entrato nel sindacato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nel 1969. Dopo essere stato cacciato dal Movimento studentesco».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Cacciato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il collettivo di Giurisprudenza considerava inaccettabili le mie idee. Una scaramuccia, con esiti stalinisti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ad Andrea Marcenaro, di Panorama, ha raccontato di venire da una famiglia cattolica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ho sempre fatto parte del mondo cattolico, seppur con qualche venatura protestante».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché non aderì alla Cisl, allora?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ero iscritto allo Psiup, poi al Pci. Un Pci che ambiva a rappresentare tutto il riformismo. Era la Cgil a rappresentare quei partiti nel mondo del lavoro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Col Pci entrò a Montecitorio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Una sola legislatura. Non venni riconfermato».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nel 1982 uscì il mio libro Il collocamento impossibile. E nel Pci le critiche al monopolio statale dei collocamento non erano gradite: il deputato-capo operaio Fiat, Emilio Pugno, mi diede del &quot;borghese di destra&quot;».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;C`era qualcuno nel partito che apprezzava le sue tesi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Giorgio Napolitano, allora capogruppo alla Camera. Mi incoraggiava. E lo fa anche oggi sulla mia proposta di flexsecurity». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei che cosa votò al referendum sulla scala mobile, nel 1984?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Votai come la Cisl. È stato quello il momento in cui si è  aperta la faglia tra la sinistra riformista e quella conservatrice, incapace di superare i tabù e guardare lontano».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Piero Fassino nel libro Per passione dice che in quel momento Craxi vinse la partita a scacchi con Berlinguer sulla modernizzazione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È vero. Berlinguer non aveva capito quel che avevano capito sia Lama sia Craxi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ha mai pensato di iscriversi al Psi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Allora no. II Psi galleggiava troppo tra salottismo e affarismo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei ha ricevuto minacce dalle Nuove Br e vive sotto scorta. Nel 1978, durante il rapimento Moro, era a favore o contro la linea della fermezza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Con la linea della fermezza abbiamo sconfitto le Br».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma Moro è stato trucidato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Se lo Stato avesse trattato, le Br si sarebbero accreditate nel sistema politico. Come Hezbollah in Libano. Un tempo ci chiedevano di rischiare la vita sul Carso, ora la trincea è questa: la lotta al terrorismo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi le disse che le Br la puntavano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La Digos, nel 1999, dopo l`omicidio D`Antona. All`inizio non lo comunicai a mia moglie, per non aumentare l`ansia. Per un po` uscendo di casa ho pensato: è qui che mi troveranno morto, tra un giorno o un mese. La scorta mi fu assegnata solo nel 2002».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ha scritto che uno dei dispiaceri della vita sotto scorta è la rinuncia alla bicicletta. Ha ripreso a pedalare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ogni tanto, in montagna. I ragazzi della Guardia di Finanza mi seguono finché ce la fanno. Ma su certe salite mi lasciano proseguire da solo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che rapporto ha con chi la contesta in politica o nelle aule universitarie?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ho sempre discusso anche con i più estremisti. All`università pure i più duri finivano col chiedersi se non fossero più incisivi i miei progetti dei loro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E’ riuscito a confrontarsi con Beppe Grillo? Lui l`ha criticata più volte.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ci ho provato, senza riuscirci».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché lo voleva incontrare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Grillo ha pubblicato un libro per denunciare la legge Biagi come la causa del lavoro precario. Ho studiato i casi che cita nel volume: nemmeno in uno, su trecento, la colpa della precarietà è attribuibile alla legge Biagi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La vulgata è questa: legge Biagi uguale precarietà.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La legge Biagi semmai ha posto degli argini al lavoro precario. Il pacchetto Treu del 1997, durante il primo governo Prodi, ha liberalizzato il mercato molto di più. Io ho sfidato Grillo a un confronto pubblico sulla legge Biagi, ma si è ben guardato dall`accogliere la sfida».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Grillo è un simbolo anti-Casta. Lei si sente di far parte di una casta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Come professore o come deputato?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Scelga lei.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ero un professore molto presente, mai implicato in baronie. E i dati del mio reddito sono on line: da senatore guadagno la metà di quel che guadagnavo da professore/avvocato/autore».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;I parlamentari sono dei privilegiati?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Alcune assurdità ci sono. Il trattamento pensionistico andrebbe riformato. E poi qualche benefit è di troppo. Ma una buona metà dei dirigenti di azienda è pagata di più».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Molti onorevoli pagano in nero i loro assistenti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La mia ha un contratto regolare da dipendente».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Metterebbe la mano sul fuoco sul fatto che anche i suoi colleghi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nemmeno un`unghia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;A cena col nemico?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Con l`avversario. Sacconi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei ha un clan di amici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ne cito uno: Franco Debenedetti. Appena uscito il mio libro Il lavoro e il mercato, senza conoscermi, mi chiese di tradurlo in tre disegni di legge».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L`errore più grande che ha fatto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ne ho fatti?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La canzone?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Yellow, Submarine. Il pezzo più bello mai scritto».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il libro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il Diario di Etty Hillesum, un modello esistenziale»&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il film?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Gran Torino. l'umanità che si impone sugli schemi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;I confini dell`Iran?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Turchia, Afghanistan, Iraq, Russia...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La Russia no.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La Russia sì».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Le dico di no: Armenia, Azerbaijan...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Scusi. Intendevo l`ex Unione sovietica».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L`articolo 7 della Costituzione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Rapporti tra Stato e Chiesa. Da cristiano sarei per abolirlo. Da politico so che con le potenze del mondo occorre fare i conti realisticamente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LMP2M&quot;&gt;Corriere della Sera Magazine - Vittorio Zincone&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>GIOACCHINO GENCHI: «Ecco i segreti del mio archivio. I veri scandali li hanno fatti altri»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/26/gioacchino-genchi/%C2%ABecco-i-segreti-del-mio-archivio-i-veri-scandali-li-hanno-fatti-altri%C2%BB-intervista/388420"></link>
  <updated>2009-01-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>388420</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
SCANDALO? «Lo scandalo - ribatte il perito Gioacchino Genchi, nel mirino del premier Berlusconi per il maxi-archivio di utenze telefoniche - lo dà piuttosto chi si intesta decine di utenze coperte dal segreto parlamentare e le dà agli amici».

&lt;p&gt;
Gioacchino Genchi è l’uomo del giorno. È il perito nel mirino delle polemiche, il grande esperto dell’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, l’uomo indicato da Silvio Berlusconi come «la persona che ha messo sotto controllo 350 mila telefoni». E il suo archivio, per il presidente del Consiglio, è «il più grande scandalo della storia della Repubblica». Lui non ci sta. E insiste ancora: «Forse sono altri che danno scandalo. Ad esempio quel parlamentare che ha intestato a suo nome decine di schede telefoniche e le ha distribuite ai suoi conoscenti. Schede che giravano per tutta la Calabria e che non si potevano controllare, perché erano coperte dal segreto parlamentare».
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Chi è questa persona?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sono pronto a dirlo non appena la Commissione Antimafia mi convocherà».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non poteva essere sempre lui ad utilizzarle?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«No. C’è la prova provata. Ha partecipato a una votazione in Parlamento. E non poteva essere coperto da un “pianista”, perché era una votazione ad appello nominale. Eppure, mentre lui era a Roma a votare, altre schede telefoniche a suo nome avevano contatti inquietanti in Calabria. Ma non si sarebbero mai potute intercettare se non chiedendo l’autorizzazione alla sua Camera. Come dire? A quel punto non sarebbe servito a nulla».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ecco. L’hanno accusata di aver intercettato senza autorizzazione il telefono dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Premessa: io non ho mai fatto intercettazioni in vita mia. Ho solo controllato dei numeri di telefono e dei tabulati. Cioè ho ricostruito chi parlava con chi. Ma mai ho ascoltato una telefonata in vita mia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Però il caso Mastella l’ha tenuto sulla corda...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il Ros dei carabinieri non ha saputo nemmeno acquisire correttamente l’intestatario dell’utenza cellulare di Mastella, che non era da tempo intestata alla “Camera dei Deputati” ma al Dap (il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ndr) quando ne sono stati acquisiti i tabulati. Mai e poi mai avrei potuto ipotizzare o supporre, quando ho acquisito il tabulato, che quel numero fosse di Mastella. Peraltro non mi sarebbe servito a nulla. Posto che avessi voluto dimostrare i contatti di Mastella con Saladino (Antonio, imprenditore e tra i protagonisti della vicenda giudiziaria di Why Not, ndr), questi sarebbero già emersi dal tabulato di quest’ultimo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Poi c'è la vicenda delle utenze riservate dei servizi segreti che sarebbero contenute nel suo archivio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Mi è sembrato sin da subito che preludesse ad un tranello l’equivoca ed indeterminata asserzione del dottor Dolcino Favi (il procuratore generale di Catanzaro che ha avocato l’inchiesta Why Not, ndr) secondo cui io avrei detenuto “documentazione riservata ed in un caso almeno anche classificata”».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non era così? Non ha controllato l’utenza di uomini dell’intelligence?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non ho eseguito alcuna acquisizione di tabulati dell’utenza cellulare riferita a Massimo Giacomo Stellato (capocentro del Sismi a Padova, ndr) e indicata nella delega del dottor Favi al Ros. E non ho mai nemmeno rilevato l’utenza, nemmeno in modo indiretto, nei tabulati da me acquisiti, fino al momento della revoca dell’incarico».&lt;br /&gt;


Un numero di telefono, quello di Stellato, che il Secolo XIX ha provato a comporre. Risulta però disattivato.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Genchi, quella dei numeri riservati degli 007 è però una delle accuse che le viene rivolte con maggior clamore.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In questi giorni si sono aggiunte non poche inesattezze sul numero dei tabulati da me acquisiti, come quelle sulle “utenze coperte dal Segreto di Stato”. Che ancora non capisco come avrei potuto individuare. Sempre che esista un “Segreto di Stato” sui numeri telefonici».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non esiste?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Hanno forse un prefisso particolare? Hanno una intestazione particolare? C’è qualche indicazione che mi è sfuggita e che fa riferimento al “Segreto di Stato”?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sull’ampiezza del suo dossier? Del suo archivio “segreto”?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sul numero delle utenze acquisite, 792, debbo precisare che in capo a diversi soggetti è stata accertata la disponibilità di diverse utenze telefoniche, con le quali sono state nel tempo utilizzate decine e decine di Imei, con l’ulteriore utilizzazione di decine e decine di altre sim. Quasi sempre intestate a soggetti terzi, appartenenti cioè a reti straniere, o intestate ad Enti, alla Regione Calabria ed altri uffici. È conseguita un’acquisizione di dati di traffico assolutamente ridotta e selettiva».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Però questa “selezione” poi si è ampliata...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Si è stati costretti ad ampliarla solo dopo le acquisizioni della Procura della Repubblica di Reggio Calabria sulle gravissime fughe di notizie sulle indagini sull’omicidio Fortugno e sulla strage di Duisburg, la faida di San Luca. Anche a seguito delle vibrate denunce del Procuratore Nazionale Antimafia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il suo, insomma, è stato solo estremo scrupolo professionale.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In un procedimento penale non si può certo indugiare con dei pressapochismi nell’attribuzione di una data utenza ad un dato soggetto, specie quando possono discendere delle conseguenze. Ricordo un paio di casi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quali sono?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Quello delle indagini sulla cosiddetta banda della Magliana. Danilo Abbruciati, esponente di spicco della criminalità romana, era ritenuto autore dell’attentato al vicepresidente del Banco Ambrosiano, Roberto Rosone. Da controlli frettolosi risultò che Abbruciati avesse chiamato, prima dell’attentato, il procuratore generale della Cassazione Ferdinando Zucconi Galli Fonseca».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Risultò poi che non era così.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ma la vicenda ha suscitato interventi parlamentari, atti di sindacato ispettivo, interventi del Csm, impugnative del Procuratore generale della Cassazione, decisioni delle Sezioni Unite, iniziative disciplinari del Ministro della Giustizia, oltre alle polemiche politiche, alle querele ed agli strascichi giudiziari e parlamentari, protrattisi per quasi venti anni. Sta di fatto che le indagini hanno dissipato ogni sospetto su Ferdinando Zucconi Galli Fonseca, escludendo in modo categorico l’esistenza di contatti telefonici con l’Abbruciati. Poi c’è il caso Biagi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Marco Biagi, ucciso dalle Br.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Come si ricorderà, prima di essere ucciso aveva denunciato di avere ricevuto delle minacce telefoniche. Biagi aveva pure informato vari politici, oltre al Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, al sottosegretario al ministero del Welfare, Maurizio Sacconi, a Stefano Parisi, direttore di Confindustria, a Roberto Maroni, ministro del Welfare, al prefetto di Bologna Sergio Iovino. Nessuno lo ha scritto, in molti lo hanno pensato e qualcuno lo ha pure detto (incautamente). Biagi stava passando per un mitomane, che aveva denunciato le minacce per avere la scorta e beneficiare di alte considerazioni».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non fu così, evidentemente.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Mesi dopo l’omicidio e le dimissioni del ministro Claudio Scajola si è scoperto che gli accertamenti svolti sui tabulati delle utenze erano stati fatti in modo errato e parziale e che le telefonate di minaccia vi erano state, proprio come le aveva denunciate il consulente , senza essere creduto».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Poteva essere evitato, quell’omicidio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«A parte le sorti politiche del ministro Scajola, costretto alle dimissioni per delle dichiarazioni che mai avrebbe fatto se fosse stato correttamente informato, penso a come si sarebbe potuto certamente evitare l’omicidio del professor Biagi, se le autorità di pubblica sicurezza di Bologna e di Roma fossero state correttamente informate sulle telefonate».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KKHPO&quot;&gt;Il Secolo XIX - Marco Menduni&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Ignazio LA RUSSA: La Spezia, messaggio delle Nuove Br. «Tenere alta la vigilanza»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/11/23/ignazio-la-russa/la-spezia-messaggio-delle-nuove-br-%C2%ABtenere-alta-la-vigilanza%C2%BB/382320"></link>
  <updated>2008-11-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382320</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;I licenziamenti nel mirino degli autori del testo. 
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Il comunicato, lasciato davanti all'ingresso della tv Primo canale, preannuncia il ritorno alla lotta armata&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;LA SPEZIA&lt;/b&gt; - Un messaggio a firma «Nuove Brigate Rosse» è stato fatto ritrovare davanti all'ingresso della redazione di Primo canale alla Spezia, vicino al Centro Kennedy. Il messaggio è stato attaccato con lo scotch sulla porta a vetri dell'ingresso principale ed è stato trovato da un giornalista.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;LICENZIAMENTI E LOTTA ARMATA&lt;/b&gt; - Secondo le prime informazioni, nel documento si parla di licenziamenti e si preannuncia il ritorno della lotta armata. Il documento è stato sequestrato dalla Digos. «Nessun compromesso sarà possibile con i carnefici della libertà e dei diritti. Romperemo l' accerchiamento del regime plutocratico» si legge ancora nel documento, la cui intestazione reca la stella a cinque punte.

&lt;p&gt;
Il racconto del giornalista che ha trovato il messaggio
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

«INGANNO AI PROLETARI»&lt;/b&gt; - Il testo, scritto probabilmente con un computer e firmato con il normografo, è breve e riferisce dello «sfruttamento del proletariato». «L' inganno - si legge - non serve più: ormai tutti i proletari sanno che il governo capitalista, imperialista e i partiti classisti quali che siano (...) non fanno altro che imputridire questa crisi». Il documento conclude affermando che «il tentativo di spegnere le voci di dissenso che stanno nascendo nelle fabbriche e nei territori produrrà come unico risultato l' inasprimento e l'intensificazione della lotta armata».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;«NON ABBASSARE LA GUARDIA»&lt;/b&gt; - Sull'episodio è intervenuto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Questa è la dimostrazione che anche nei confronti del terrorismo interno non bisogna mai abbassare la guardia e soprattutto non bisogna prendere alla leggera episodi che potrebbero essere sottovalutati». «I focolai sono sempre esistiti e continuano a esistere - ha aggiunto -, l' importante è tenere alta la vigilanza». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_23/nuove_br_messaggio_la_spezia_613ba48c-b949-11dd-9465-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera.it&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Sabina ROSSA: «Nessuna pacificazione senza giustizia»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/23/sabina-rossa/%C2%ABnessuna-pacificazione-senza-giustizia%C2%BB-intervista/377973"></link>
  <updated>2008-10-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>377973</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non ci può essere pacificazione senza garanzia di giustizia». Sabina Rossa sta lasciando l’Eliseo con gli altri rappresentanti delle vittime italiane del terrorismo. La sua voce ha il tono sereno e deciso di chi ha ormai voltato pagina. Trent’anni fa suo padre Guido, operaio all’Italsider di Genova, notava un collega intento a nascondere in fabbrica volantini delle Brigate Rosse e lo denunciava, firmando la propria condanna a morte. La senatrice del Pd ha incontrato e perdonato uno dei colpevoli, in carcere da tempo. Da ieri la pacificazione è più vicina anche per chi non ha ancora avuto giustizia.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Sperava in una marcia indietro di Sarkozy sul caso Petrella?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Il presidente francese ha ribadito, in modo esplicito e sincero, le ragioni umanitarie della mancata estradizione. Ci ha raccontato che Marina Petrella è arrivata a pesare 37 chili: non mangia più, il fegato le funziona male, ed è in uno stato depressivo tanto grave che l’eventuale estradizione la esporrebbe al rischio di morte. Questo è quanto hanno constatato i medici francesi. Il presidente francese ha raccontato di aver chiesto che anche medici italiani si recassero in Francia a verificarne le condizioni di salute, ma pare che dall’Italia non si sia mosso nessuno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;È stato un incontro positivo?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Sì. Il presidente francese ha più volte preso le distanze dalla dottrina Mitterand, che non rappresenta più la posizione dell’Eliseo. Ha ripetuto che la Francia non vuole proteggere chi si è macchiato dei crimini del terrorismo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Attualmente in Francia vivono circa una settantina di terroristi condannati in Italia.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Marina Petrella rappresenta un caso isolato. Per gli altri - Nicolas Sarkozy ha parlato in particolare di una decina di persone - sarà concessa l’estradizione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei ha criticato la decisione dei giudici di sorveglianza di Roma di negare la libertà condizionale a Vincenzo Guagliardo, uno degli assassini di suo padre Guido.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Ho solo detto che mi sarebbe piaciuto essere ascoltata in proposito dai magistrati. Io ho incontrato Guagliardo, gli ho parlato, posso affermare che oggi è un uomo molto diverso».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L’ha perdonato?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Chi si è macchiato di un crimine deve essere punito: non si tratta di desiderio di vendetta, ma di garanzia di giustizia. Non ci può essere impunità per i delitti del terrorismo senza compromettere anche qualsiasi possibilità di pacificazione e di riconciliazione. Ma se viene garantita giustizia, allora è possibile voltare pagina e chiudere davvero quel periodo storico».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Guagliardo è in carcere da circa venticinque anni, Marina Petrella no. Nel suo caso non c’è stata garanzia di giustizia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«È vero, si tratta di due vicende molto diverse. Ma non voglio infierire, accetto la spiegazione del presidente Sarkozy. Però quello di Marina Petrella deve restare un caso isolato».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JMS7P&quot;&gt;l'Unità - Luigina Venturelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sabina ROSSA: &quot;Gli ex br ci dicano la verità invece di fare show in tv&quot;  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/16/sabina-rossa/gli-ex-br-ci-dicano-la-verit%C3%A0-invece-di-fare-show-in-tv-intervista/375713"></link>
  <updated>2008-10-16T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>375713</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
È deputata da due legislature. Ma è vittima del terrorismo dal 1979, quando una mattina, uscendo di casa, si ritrovò a passare davanti a una macchina in cui c’era il corpo crivellato di suo padre. Eppure Sabina Rossa, deputata del Partito Democratico, stupisce qualsiasi osservatore, per il modo in cui si sottrae a ogni categoria semplificatoria. Vittima, ma nemica dell’«ideologia della vendetta». Intransigente sull’estradizione negata di Marina Petrella («Mi sento presa in giro»), ma possibilista sulla libertà condizionata al killer di suo padre. Garantista persino sulla libertà di una ex terrorista nera come Francesca Mambro («Ha pagato come gli altri? Perché deve stare dentro?»). Ci parlo durante una giornata infernale di votazioni a raffica a Montecitorio. Eppure mi spiega bene perché tutte queste decisioni siano tenute insieme da un filo logico molto lineare.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Onorevole Rossa, lei protesta contro il governo francese, perché non ha concesso l’estradizione di una ex br.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Oh, sì. E molto fermamente, anche».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cosa l’ha indignata?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ho trovato molto offensivo da parte di Sarkozy, la giustificazione con motivazioni umanitarie per un no all’Italia».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ci ha indirettamente accusato di inumanità?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ha mostrato una sfiducia assoluta nelle nostre istituzioni e nel nostro sistema giudiziario. È grave».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;I difensori della Petrella accusano chi chiede l’estradizione di incuranza per le sue condizioni di salute.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«E questo mi indigna ancora di più. Davvero qualcuno crede che in Italia le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate?».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei da anni ripete che le ragioni delle vittime sono sempre messe in ombra rispetto alle verità degli ex terroristi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sì. Ma questa non è una mia opinione! È semplicemente un fatto».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Altri protestano, dicendo che si vuole chiudere la bocca ai brigatisti. Morucci ha recentemente detto che è anticostituzionale.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Peccato che io non voglia chiudere la bocca a nessuno. Vede, si cerca di porre l’alternativa fra due posizioni estreme, entrambe sbagliate. Io in realtà contesto una spettacolarizzazione mediatica che è più interessata agli ex terroristi, perché fanno notizia...»&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Colpa dei giornalisti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

(sorride) «Sono scortese se le dico che è così? Ma non voglio tirarmi fuori. Anche la politica spesso ha scelto la scorciatoia della spettacolarizzazione. È comodo, è più facile, crea meno problemi a tutti».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;In questi anni molti libri, hanno dato la parola alle vittime, da “I silenzi degli innocenti” di Fasanella in poi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Per carità, un libro bellissimo. Il problema sono i media che seguono questo processo. E ripeto: il ribaltamento della macchina informativa è necessario per illuminare gli angoli più bui della memoria».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Gli ex terroristi non hanno ancora detto tutto. Non dicono la verità. Mantengono volutamente zone d’ombra».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Molti me lo hanno spiegato: perché ci sono persone da proteggere che sono ancora in vita, e magari sono sfuggite alle inchieste. Perché proteggono ancora qualcuno».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei crede alla soluzione sudafricana, verità in cambio di impunità?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non ho ancora un’opinione definitiva. Vede? Forse che i giornali devono aprire un dibattito?».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Torniamo al perché i media preferiscono Caino ad Abele...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Perché non tutti hanno ancora capito che la giustizia è un bene collettivo. Lo dico anche alle vittime come me: non può essere desiderio di vendetta privata».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ecco perché lei chiede benefici di pena per il killer di suo padre, Guagliardo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Io non provo sentimenti di rancore o di odio. Ho parlato con diversi ex della colonna torinese per il libro che ho scritto su mio padre. Poi con Curcio e Franceschini... Non sono arroccata nella contemplazione delle mie verità».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Perché i francesi continuano a comportarsi così?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non hanno conosciuto il terrorismo come noi. Non hanno avuto il nostro bagno di sangue. Hanno una visione edulcorata e falsa, alimentata dalla dottrina Mitterrand, per cui una attrice come la Ardant è andata a dire a Venezia che Curcio era una eroe romantico e ribelle! Capisce?».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Cosa le risponde?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Che in Italia non c’è mai stata una dittatura. E nemmeno una stato di incertezza democratica. Che milioni di persone hanno combattuto per le proprie idee - anche le più radicali - senza mai arrivare alla violenza. E poi...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cosa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Non c’è stata una guerra civile in cui si poteva stare di là o di qua. C’era la democrazia e c’era chi sparava».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;I dati dicono che la maggior parte degli ex terroristi sono fuori.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Senta, se si sono fatti vent’anni di sangue, per me è una pena congrua. Sono contraria al fine pena mai».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Anche per la Mambro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Mi pare che si sia fatta la sua parte di pena, come gli altri. Diciotto anni».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Sa che qualcuna delle vittime di Bologna potrebbe essere contrariata?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Non faccia differenza fra rossi e neri. Quanto a quelli di sinistra, la lezione di mio padre, che non esistono compagni che sbagliano...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cosa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

(Una pausa). «L’ho imparata sulla mia pelle. Si figuri se non la conosco bene». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JK2BO&quot;&gt;Il Giornale - Luca Telese&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco GIORDANO: «Un commissario vale quanto un comunista».  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/14/francesco-giordano/%C2%ABun-commissario-vale-quanto-un-comunista%C2%BB-intervista/359291"></link>
  <updated>2008-09-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359291</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L'ex leader del Prc: Sofri sbaglia, il poliziotto fu una vittima come Guido Rossa e Bachelet&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

ROMA — «Il mio è un giudizio politico, nulla a che fare con le sentenze della magistratura. So bene che gli imputati del caso Calabresi non sono mai stati condannati per terrorismo... però dico che quell'omicidio fu un atto di terrorismo. E che valenza terroristica ebbero tutti gli omicidi di cui si macchiarono le Brigate rosse in quegli anni, per citarne solo due Vittorio Bachelet e Guido Rossa». Parola di Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione Comunista dal 2006 al 2008. La sua critica a Adriano Sofri è chiara così come il totale appoggio a Piero Sansonetti, direttore di «Liberazione», che ha attaccato lo scritto dell'ex leader di Lotta continua apparso su «Il Foglio» l'11 settembre scorso.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Piero Sansonetti attacca Sofri: non si può «distinguere in base alla biografia delle vittime», scrive il direttore di «Liberazione».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Mi ritrovo fedelmente nelle contestazioni di Piero. Quella distinzione di Adriano, anche se maturata in un lungo ragionamento culturale e politico, è sbagliata. Premetto, a scanso di equivoci, di non aver mai creduto alla colpevolezza di Sofri nella vicenda Calabresi. Mi sono sempre battuto per una soluzione politica e continuerò a farlo: Adriano deve poter lasciare, dopo anni, una condizione dolorosa di detenzione che ormai è stata lunghissima. Detto questo, non posso condividere la separazione che lui sembra voler compiere tra un terrorismo di natura stragista, che fa della violenza il fine per gettare nel panico un nemico indistinto, dagli atti di sangue contro i singoli che in qualche modo potrebbero — secondo lui — portare a un recupero, in via drastica, di torti subiti...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Anche quello è terrorismo, dunque?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Lo ripeto. Senza dubbio. Come potrei maturare un giudizio diverso? Sansonetti parla correttamente di giustizialismo. E io non sono un giustizialista. Non lo sono nella versione vendicativa con cui spesso le istituzioni statali decidono di rivalersi verso una persona che ha sbagliato: sono culturalmente contro l'ergastolo e a favore di pene alternative al carcere. Figuriamoci se posso essere giustizialista nel caso di forme violente, e magari nel nome di una &quot;altra giustizia&quot;».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Tornando alla distinzione di Sofri...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ecco, ripeto, qui Adriano veramente sbaglia. Prendendo per buono quel distinguo, come ha correttamente argomentato Piero Sansonetti, si potrebbe arrivare a sostenere che l'omicidio di un poliziotto non è un atto di terrorismo. Non sono d'accordo. Io non posso distinguere tra un militante comunista e un commissario di polizia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sansonetti arriva anche a un'altra conclusione. Cioè che così si azzererebbero anni di discussione politica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Giustissimo. Ammettere una diversa classificazione vorrebbe dire veramente annullare un dibattito maturato a sinistra e che ha permeato ormai persino chi ha praticato la lotta armata negli anni Settanta. Sansonetti paventa possibili disastri culturali e politici, e anche qui concordo con l'analisi. Su un punto, però, sono completamente d'accordo con Adriano. Trovo il passaggio su Licia Pinelli giustissimo. C'è stata incapacità, da parte dello Stato e delle istituzioni pubbliche così come della società civile, di riconoscere alla famiglia Pinelli la stessa intensità del dolore della famiglia Calabresi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;In quanto, appunto, al comportamento negli anni della famiglia Calabresi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ho sempre avuto la massima considerazione per loro. Ho conosciuto Mario, il figlio giornalista, negli anni di lavoro alla Camera e ne ho sempre apprezzato la bravura e la correttezza. In quanto alla vedova e a tutti loro, trovo straordinaria la modalità in cui sono riusciti a vivere il loro dolore: indiscutibile compostezza, sempre la ricerca della giustizia e mai della vendetta. Il tutto con profonda sofferenza e non comune dignità». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_settembre_14/sofri_intervista_giordano_comunista_commissario_12616360-8230-11dd-9b8b-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera.it - Paolo Conti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franca Donaggio: Aldo Moro. Ecco la mia testimonianza.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/05/09/franca-donaggio/aldo-moro-ecco-la-mia-testimonianza/355512"></link>
  <updated>2008-05-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>355512</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Già sottosegretaria alle Politiche sociali nell’ultimo governo Prodi, ha vissuto all’interno del movimento sindacale la tragedia del sequestro e dell’assassinio dell’on. Aldo Moro. Ecco la sua testimonianza.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

«Nel 1978 avevo 31 anni ed ero segretaria degli elettrici della CGIL di Venezia. La notizia del ritrovamento del cadavere mi colse in una delle tante riunioni sindacali che si facevano in quei giorni per mantenere alta la mobilitazione e l’attenzione dei lavoratori al fine di ottenere il rilascio di Aldo Moro da parte dei suoi sequestratori.&lt;br /&gt;


L’annuncio dell’assassinio di Moro mi lasciò attonita perché si stava portando a termine quello che fu chiamato l’“attacco allo Stato”, ad uno Stato che non era stato capace di difendere e liberare una delle più importanti personalità della sua classe dirigente.&lt;br /&gt;


Dietro la parola d’ordine “lo Stato non tratta” si palesava tutta la debolezza e l’ambiguità di una classe politica sulla quale si allungava l’ombra di complicità e connivenze , mai provate ma fino ad oggi mai chiarite.&lt;br /&gt;


Io condividevo la posizione del segretario del PSI Bettino Craxi e cioè di fare ogni cosa perché Moro venisse liberato. Per cambiare il corso della storia del nostro Paese era mia convinzione che egli doveva essere liberato e non ucciso perché essendo sceso sino al girone infernale del degrado della nostra democrazia, si sarebbe messo alla testa del cambiamento e del risanamento delle istituzioni.
&lt;br /&gt;

Uno Stato è forte quando sa difendere i suoi cittadini e i suoi rappresentanti. Che le Brigate Rosse, in quel momento, fossero più forti dello Stato lo stavano dimostrando con il rapimento, la prigionia e la libertà di movimento di cui godevano sotto gli occhi impotenti dell’apparato investigativo che era stato messo in campo.&lt;br /&gt;


Dopo 30 anni, la prima riflessione che mi viene in mente, all’indomani dell’insediamento di questo governo Berlusconi, è che la profezia di Aldo Moro si è avverata. Egli scrisse: “Il mio sangue ricadrà su di voi”. E che cosa se non il suo assassinio è stato all’origine della dissoluzione dei grandi ideali politici e democratici che hanno segnato la Resistenza e la sconfitta dell’autoritarismo plebiscitario impersonato dal fascismo?&lt;br /&gt;
 

I fatti storici che hanno segnato il mondo in questi trent’anni avevano bisogno di una classe politica che sapesse parlare alle intelligenze e al cuore delle persone, non alle loro paure e ai loro egoismi. Ma così non è stato.&lt;br /&gt;


I processi in atto nel pianeta, frutto anche di un lungo periodo di pace e di non belligeranza tra le grandi potenze economiche, invece di essere affrontati con grandi ideali ed una identificazione con il bene comune sono stati sotterrati insieme alle ideologie che si sono contrapposte nel secolo scorso, con la conseguenza prevedibile che i più forti hanno preso il sopravvento sui più deboli e le distanze si sono allargate al punto da tornare ad essere insopportabili.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Dopo trent’anni noi viviamo in un Paese inquieto, spaventato e diviso, dove anche le regole democratiche non riescono a dare risposte ad una identità comune fortemente compromessa, anche dalle trasformazioni sociali in atto nel Paese&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;


Aldo Moro ci ha lasciato il suo pensiero e la sua opera politica, ferma al giorno in cui la sua vita è stata interrotta; per dipanare meglio gli anni che ci stanno alle spalle e farne oggetto di riflessione per l’oggi e per il domani mi rifaccio a ciò che ha detto Agnese Moro: “Chi sa, parli”. Ed allora il sacrificio del presidente Moro non sarà stato inutile.»&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/moro.asp&quot;&gt;partitodemocraticoveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DE PICCOLI: «Oggi sappiamo che non fu fatto il possibile per salvare la vita ad Aldo Moro.» -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/05/09/cesare-de-piccoli/%C2%ABoggi-sappiamo-che-non-fu-fatto-il-possibile-per-salvare-la-vita-ad-aldo-moro-%C2%BB-intervista/355510"></link>
  <updated>2008-05-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>355510</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;viceministro ai Trasporti nell’ultimo governo Prodi,&lt;br /&gt;
 all’epoca del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro aveva 32 anni ed era segretario del comitato comunale del PCI di Venezia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

«La mattina dell’annuncio del ritrovamento dello statista – ricorda - ero nella sede di Mestre e immediatamente organizzammo un presidio in Piazza Ferretto con gli altri partiti, i sindacalisti e consigli di fabbrica di Porto Marghera».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;On. De Piccoli, come visse quella tragedia?&lt;br /&gt;
 Qual era la sua posizione sulla linea da tenere nei confronti dei sequestratori?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Tra chi sosteneva il fronte della fermezza&lt;br /&gt;
 e chi riteneva più opportuno&lt;br /&gt;
 una trattativa con le Brigate Rosse&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;io condividevo la prima posizione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 non solo per logica di partito ma soprattutto per convinzione personale.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;La fermezza&lt;/b&gt; nei confronti del terrorismo più che una scelta giusta (che purtroppo non è valsa a salvare la vita di Aldo Moro) era una scelta obbligata da parte dello Stato democratico.&lt;br /&gt;
 In altri termini lo Stato e il suo sistema politico non era nelle condizioni di trattare e quindi riconoscere alle Brigate Rosse lo status di “combattenti”, una scelta di questo tipo avrebbe aperto una voragine nelle istituzioni democratiche e ampliato la base di consenso del Partito armato tra i giovani e il mondo del lavoro.»&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come vede oggi, dopo 30 anni, quella vicenda? È cambiato il suo giudizio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Oggi a 30 anni di distanza, sappiamo molte più cose su come si svolsero quei drammatici 55 giorni.&lt;br /&gt;
 Sulle inadempienze dello Stato e di chi doveva fare tutto il possibile per salvare la vita di Moro.&lt;br /&gt;
 Sulle infiltrazioni Piduiste ai vertici dello Stato e negli organismi preposti alle indagini, sulle negligenze investigative, sulle collusioni con settori della politica su cui potevano contare i brigatisti.&lt;br /&gt;
 In definitiva, non accettare la trattativa con le Br non significava non fare tutto il possibile per salvare la vita di Aldo Moro.&lt;br /&gt;
 Ma purtroppo le cose non andarono così, non fu fatto tutto il possibile. Oggi il mio giudizio non cambia sulla scelta di allora, ma è più disincantato, al fondo c’è un senso di amarezza, perché non eravamo i soli protagonisti della vicenda, c’erano altri burattinai che tiravano i fili rimasti sempre nell’ombra.»&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che ricordo ha dell’uomo Aldo Moro e del suo operato come statista?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Aldo Moro è stato un fondatore e un protagonista di primo piano della Repubblica e non è possibile racchiudere il suo operato e il suo lascito in poche battute.&lt;br /&gt;
 Del resto sono tantissime le pubblicazioni sulla sua opera e in questi giorni le manifestazioni per ricordarne la figura e a quelle rimando.&lt;br /&gt;
 Se dovessi sintetizzare un giudizio farei riferimento a due importanti sui interventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il primo nel 1975, un suo intervento alla Camera dei Deputati dove nel vivo della polemica sul coinvolgimento della DC “nel caso Lockheed” rivendica con orgoglio il ruolo e la funzione della Democrazia Cristiana nella società italiana, nonostante il coinvolgimento del partito in quella negativa vicenda di collusione affaristica.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Il secondo nel marzo del ’78 pochi giorni prima del suo rapimento, dove nell’assemblea dei Gruppi Parlamentari motiva la scelta di dar vita al Governo di unità nazionale presieduto da Andreotti.&lt;br /&gt;

Due discorsi completamente diversi, ma dove c’è tutta la duttilità politica e intellettuale di Aldo Moro: fermo sostenitore della funzione storica dei cattolici nella vita pubblica italiana e la sua comprensione verso i mutamenti sociali che lo portavano a riconoscere l’altrettanta funzione storica della sinistra italiana.&lt;br /&gt;
 Quel disegno tragicamente fallì, ma &lt;b&gt;cambiò profondamente la storia dell’Italia&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/moro.asp&quot;&gt;partitodemocraticoveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GIARETTA: ALDO MORO: L’ITALIA CON LUI AVREBBE COMPLETATO LA TRANSIZIONE DEMOCRATICA.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/05/09/paolo-giaretta/aldo-moro-l%E2%80%99italia-con-lui-avrebbe-completato-la-transizione-democratica/355509"></link>
  <updated>2008-05-09T00:00:00Z</updated>
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  <id>355509</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sono passati trent’anni dal ritrovamento del cadavere del presidente della DC nel bagagliaio dell’auto delle Br,&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 trent’anni di un’infinita transizione della democrazia italiana, non ancora arrivata a pieno compimento. &lt;br /&gt;


Credo che, se la follia brigatista non avesse messo fine all’esistenza di Moro, la storia del nostro Paese sarebbe stata diversa.&lt;br /&gt;
 Credo cioè che si sarebbe verificata un’accelerazione della vita politica e sociale perché entrambi, sia Moro che Berlinguer, avevano individuato con chiarezza i fattori di debolezza della società e della politica italiane.&lt;br /&gt;
 E avevano capito l’urgenza, della politica soprattutto, di uscire dagli schemi conosciuti, con il coraggio della discontinuità. &lt;br /&gt;
Oggi, a 30 anni dalla scomparsa di un grande statista qual è stato Aldo Moro, è proprio il caso di rileggere il suo pensiero, forte per lungimiranza e ricco di tante intuizioni attuali da sviluppare.&lt;br /&gt;


Allora la democrazia vinse con chiarezza. Ricordo la spontanea mobilitazione popolare nelle piazze, in cui si videro, per la prima volta insieme, le bandiere del PC, della DC, dei Socialisti.&lt;br /&gt;
 La maggior parte dei cittadini italiani reagì con forza contro la violenza terrorista.&lt;br /&gt;
 C’era ancora una democrazia vitale e uno spiccato senso di partecipazione democratica. &lt;br /&gt;


Ricordare Moro, oggi, deve significare anche questo: recuperare il senso della democrazia come fatto di popolo, strumento di popolo. &lt;br /&gt;


Proprio in questi giorni sto rileggendo le sue lettere dalla prigionia, che all’epoca suscitarono molto dibattito sulla loro autenticità.&lt;br /&gt;
 Oggi le possiamo rileggere nella loro dimensione storica e comprenderle anche sotto il profilo umano.&lt;br /&gt;
 Ne esce esaltata la figura di un uomo di spessore e di un grande dirigente politico.&lt;br /&gt;
 Penso alle parole commoventi e profonde alla moglie e alla famiglia, ma penso anche alle raccomandazioni ai suoi collaboratori, durante il sequestro, affinché mantenessero il rapporto con il collegio, nella consapevolezza che un dirigente politico trae la sua forza dal territorio, dal legame con i suoi elettori.&lt;br /&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/moro.asp&quot;&gt;partitodemocraticoveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mauro Favilla: Gravi le scritte a sostegno dei brigatisti rossi detenuti apparse nella Chiesa della Misericordia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2007/11/05/mauro-favilla/gravi-le-scritte-a-sostegno-dei-brigatisti-rossi-detenuti-apparse-nella-chiesa-della-misericordia/328513"></link>
  <updated>2007-11-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>328513</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Lucca (LU) (Partito: CEN-DES(LS.CIVICHE)) - Consigliere  Consiglio Comunale Lucca (LU) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E’ possibile anche questo. Dobbiamo trovare un sistema per eliminare sul nascere queste scritte non appena vengono apposte. Sono, purtroppo, cose che capitano. Certo che, comunque la si metta, si tratta di un episodio grave. Peraltro mi risulta che scritte analoghe in vernice nera spray e sempre inneggianti alla stella a cinque punte, siano state fatte anche in altre zone del centro storico.

Gente venuta da fuori? Non vorrei dare la sensazione che si voglia attribuire la colpa agli altri. Però è strano. Lucca mi sembra non essere una città con particolari simpatie verso le Brigate Rosse. Io credo che si tratti di una ragazzata, però è brutto non solo per la chiesa [della Misericordia] dove sono state fatte le scritte, ma perché la nostra è una città pulita nel più ampio senso del termine.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://lanazione.quotidiano.net/lucca/2007/11/09/45557-scritte_nella_chiesa_della_misericordia.shtml&quot;&gt;La Nazione&lt;/a&gt;</summary>
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