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  <title>Openpolis - Argomento:  partito democratico</title>
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  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: Il saluto a Bersani in occasione della sua visita in città</title>
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  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Bentornato, Segretario.
&lt;p&gt;

E' importante che in occasione della tua visita a Bologna e in particolare nell'appuntamento di questa sera al Teatro Manzoni parliamo di noi e di quello che vogliamo fare anche come PD per il nostro Paese.
&lt;p&gt;

Prendo le mosse da una considerazione: è dall'emergenza che si può capire che cosa è veramente necessario.
&lt;p&gt;

Le eccezionali fatiche di questi ultimi anni, che hanno riempito le analisi di politici, economisti, opinionisti, ma che soprattutto hanno ferito pesantemente la carne viva di moltissimi italiani, parlano di autentico assedio ai cittadini su tanti fronti, anche per stare solo nel nostro territorio: meno lavoro, meno servizi, meno cultura, meno star bene, meno progetti, meno speranza... Ma non è come togliere via via soprammobili da una mensola, che la mensola rimane sempre quella.
&lt;p&gt; L'aggressione, così pesante e ingombrante rispetto a profili ed esperienze indispensabili per una vita buona, sgretola anche dal di dentro le persone e avvelena le dinamiche della convivenza, facendoci ritrovare, non solo più poveri, ma anche più soli, disorientati e disincantati... Perché, tra l'altro, ci sono un sacco di cose che non si riescono proprio a capire anche se ce le spiegano: perché per salvare un Paese bisogna licenziare migliaia di persone, dimezzare stipendi e pensioni, cosa significa salvare? 
&lt;p&gt;Perché le banche non danno più soldi a chi ne ha bisogno? Perché ricchezze smisurate continuano a schiaffeggiare stipendi di giovani che corrispondono al costo di un paio di occhiali di medio valore? Ma le mancate risposte a domande di senso e di buon senso sono particolarmente devastanti.
&lt;p&gt;

Consapevole che quello che ci manca (anche al nostro partito) non sono certo le proposte per affrontare i problemi sia singolarmente presi sia anche nella consequenzialità di filiera, io vorrei mettere in carico a noi e all'attività del partito particolarmente la responsabilità di contribuire a tenere agganciata la vita delle persone a un senso, a un progetto, a una visione di futuro che consenta non solo di reggere il peso del presente, ma anche di motivare i cambiamenti necessari e di ricostruire insieme una nuova direzione di futuro personale e comunitario.
&lt;p&gt;


Il Presidente Napolitano, nella prolusione in occasione del conferimento a Bologna della laurea honoris causa, richiamando l'insostituibilità dei partiti, il cui rifiuto conduce alla fine della democrazia e della libertà, ha sollecitato il loro autorinnovarsi e ne affidava il senso alle parole di Thomas Mann: &quot;La politica racchiude in sé molta durezza, necessità, amoralità, molte concessioni alla materia, molti elementi troppo umani e contaminati di volgarità, ma non potrà mai spogliarsi del tutto della sua componente ideale e spirituale, mai rinnegare totalmente la parte etica e umanamente rispettabile della sua natura&quot;.
&lt;p&gt;


Credo che l'autorinnovamento possa oggi passare anche attraverso il farsi carico in qualche modo dell'umanità che per effetto di questo deragliamento di civiltà si è ritrovata schizzata, arrabbiata, delusa in ciò che credeva un sicuro centro di gravità. Come? Recuperando dimensioni, esperienze, percorsi disattesi o abbandonati, preferendoli decisamente a sedute sfinenti sui regolamenti, a dibattiti astratti, a dinamiche autoreferenziali....
&lt;p&gt;


Il nostro partito è ricco di risorse: cittadini generosi, amministratori dedicati, dirigenti sul pezzo.&lt;br /&gt;

Credo che la cosiddetta antipolitica (che è una conseguenza), ma soprattutto pratiche disoneste accumulatesi nei decenni nel vasto campo della politica e delle amministrazioni pubbliche, assieme a tanto bene e a tante eccellenze che però fanno pochissimo rumore, ci facciano oggi pagare un conto salatissimo, che avvertiamo come profondamente ingiusto, nell'accanirsi anche ingiustificato contro di noi. Ma è successo un guaio culturale davvero grande e noi paghiamo magari per quello che non abbiamo fatto: ma è un giogo a cui non possiamo sottrarci e che esige che diamo risposte, nei fatti, di alto profilo morale, di interesse autentico per le persone, di condivisione, nei fatti, di ciò che stringe oggi la loro vita. 
&lt;p&gt;Perfino il lessico dobbiamo in qualche caso cambiare: non ci siamo noi e loro, i cittadini, ma siamo noi. Fateci caso, mi è capitato spesso di sentire qualche parlamentare intervistato dire:&quot; Gli Italiani devono....&quot; O ci acconciamo ad esprimere e comunicare sempre condivisione o il rifiuto nei nostri confronti sarà destinato a crescere.
&lt;p&gt;


Come amministratori e dirigenti di partito abbiamo un compito particolare e urgente oggi e che mi riesce bene descrivere prendendo a prestito le parole di Alessandro Natta in alcune pagine del suo diario relative al suo internamento in un lager assieme al cattolico Giuseppe Lazzati. &quot;Subito trovammo, pur partendo da culture diverse, il terreno e lo scopo di un'opera comune e solidale: quella dell'incoraggiamento morale e della maturazione politica dei tanti prigionieri che, travolti dalla sconfitta e dall'umiliazione nazionale, penavano a darsi ragione degli avvenimenti e a recuperare un ideale e una speranza. Cercammo di diffondere tra di loro un concetto nuovo - antifascista e democratico - di patria e di impegno civile, una fiducia nella rinascita nazionale e nel riscatto sociale degli italiani. Poi il dialogo tra di noi si fece più stringente, attorno al tema grande e inedito di quale Italia costruire dalle ceneri della disfatta. Lui cattolico, io laico e già comunista ed altri compagni di differenti convinzioni filosofiche e politiche, ci confrontammo, con entusiasmo di costruttori, sui caratteri, i fondamenti, i fini di una nuova comunità nazionale&quot;.

&lt;p&gt;


Questa strada, ritrovata, potrebbe aiutarci magari a risolvere anche il problema delle primarie....
&lt;p&gt;


Grazie, Segretario, per tutta la tua fatica per il partito e per il Paese. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beatricedraghetti.org/pages/news2.asp?id=228&quot;&gt;Sito personale Beatrice Draghetti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe Crudele: “Nuova giunta, non è un urgenza. I problemi del Pd nascono con le dimissioni di Caputo”</title>
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  <updated>2011-11-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Barletta (BT) (Gruppo: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; “Personalmente credevo in questa scelta, che forse poteva apparire meno democratica, più antipolitica, ma molto più sbrigativa. E invece le riunioni si sono rivelate inutili. Non si faceva altro che parlare tanto, senza concludere nulla”, ricorda Pino Crudele, attualmente presidente della Commissione consiliare ai Lavori Pubblici.

Poi, dopo il crollo di Via Roma, l'amministrazione comunale ha avuto ben altro a cui pensare. Gli incontri politici per decidere i nomi dei nuovi assessori sono stati rinviati.

“Non credo che questo sia il momento di pensare alla nuova giunta”, spiega il consigliere comunale. “Non è un urgenza e quello attuale non è il momento migliore per parlarne. Ci sono altri problemi da affrontare. Se poi il centrosinistra riuscirà a trovare un accordo sui nomi, personalmente – assicura Crudele  - non avrò alcuno problema ad assecondare la scelta”.

Scelta che ha trovato il maggior ostacolo nella divisone del suo partito. “Ma le divisioni non riguardano solo il Pd. Anche altri partiti hanno questioni importanti da risolvere al loro interno”.

Detto questo, Crudele non nasconde le divisioni mostrate dal Partito Democratico. Secondo lui “il danno maggiore è stato causato dalle dimissioni del segretario Franco Caputo. Senza segreteria tutti si sentono autorizzati a fare tutto”.

Ma questa situazione, attualmente non sembra preoccuparlo più di tanto. Per lui è più importante che il Comune di Barletta sappia ora fronteggiare le necessità nate dopo la tragedia dello scorso 3 ottobre.

Eppure “c'è una cosa, l'unica che non ho davvero digerito. L'ingresso nel nostro gruppo consiliare di altre persone estranee al Pd”. Chiaro riferimento ai tre consiglieri comunali passati dal gruppo misto a quello del Partito Democratico. “Questi spostamenti fatti per comodità – chiude Crudele - non mi vanno bene”. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.barlettalive.it/news/Politica/165637/news.aspx#main=articolo&quot;&gt;www.barlettalive.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Pio Patruno: Totogiunta, solo illazioni. In questi giorni daremo un'accelerata</title>
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  <updated>2011-09-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Provincia Barletta-Andria-Trani (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Tutti i nomi apparsi nei giorni scorsi sui giornali sono solo illazioni. Fino ad ora di nomi non abbiamo parlato”, conferma Andrea Patruno, segretario provinciale del Partito Democratico, che sta partecipando a tutti gli incontri.

Il Pd barlettano, più di ogni altro, ha rivelato al suo interno la presenza di più anime, distanti per visione d'insieme. Situazione che ha reso difficile l'elezione del presidente del consiglio comunale portando il sindaco Maffei a presentare le sue dimissioni poi ritirate.

Quanto al dibattito politico, spiega Patruno, “c'è stato un periodo morto in corrispondenza della pausa estiva ma stiamo riprendendo la discussione e i contatti tra i vari partiti”.

Venendo alla situazione che più lo riguarda da vicino, il segretario provinciale del Pd assicura che nel suo partito “non c'è stata alcuna discussione feroce. Nell'ultimo mese niente maretta ma una discussione politica finalizzata a far ripartire la macchina amministrativa”.

L'amministrazione comunale di Barletta sta vivendo un momento di stallo. Lo sa bene anche Patruno: “Dobbiamo chiarire le questioni una per volta e velocemente. Il primo punto da risolvere è quello della giunta, poi – conclude il segretario provinciale del PD – bisognerà pensare a porre in essere gli atti necessari per garantire l'agibilità del consiglio, tra cui la nomina delle commissioni”&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.barlettalive.it/news/Politica/159043/focus.aspx#main=articolo&quot;&gt;www.barlettalive.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MAURO SOLDATI: Elcon, emergono tutte le reticenze della Lega e il silenzio del Pdl, Soldati: “Pinocchio era molto più originale nel raccontare bugie.</title>
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  <updated>2011-07-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590486</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Valera Fratta (LO) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) - Consigliere Provincia Lodi (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Pinocchio era molto più originale nel raccontare bugie, e prendersi il merito per l’archiviazione del procedimento relativo all’inceneritore della Elcon a Casalpusterlengo denota una caduta di stile, che oltre ad essere fastidiosa, rischia persino di divenire ridicola”. ”, così Mauro Soldati, Segretario Provinciale PD, in merito alle dichiarazioni del Presidente della Provincia di Lodi e del Sindaco di Casalpusterlengo all’indomani delle decisioni assunte in Regione Lombardia.

&lt;p&gt;
“Altro che silenzio per far prevalere i fatti. Non c’è nulla di peggio – dichiara Osvaldo Felissari, capogruppo Pd in Consiglio Provinciale – che prendersi meriti non propri. Foroni e Parmesani, infatti, avrebbero fatto meglio a stare zitti anche in questa occasione, anche se sappiamo quanto ciò sia difficile quanto si hanno 4 o 5 persone (ormai si è perso il conto del numero delle persone, ma non sfugge a nessuno lo spreco di risorse) da impegnare per vergare veline a sostegno dell’attività della giunta Provinciale”
&lt;p&gt;

“Per quanto riguarda il continuo reiterare le accuse verso il centrosinistra – prosegue Felissari – è proprio il caso di dire che perseverare è diabolico. Sulla discarica di Senna, mentre in Regione il centrodestra sonnecchiava compiacente, è stata la mobilitazione della Provincia e dei Comuni a scongiurare un insediamento verso il quale la giunta Foroni si è limitata a leggere le carte preparate dal centrosinistra. Sulla discarica di Cavenago, invece, mentre il Sindaco Pd di San Martino proponeva delle alternative, Foroni e l’assessore Maiocchi “tuonavano” contro tutto e tutti dicendo che l’ampliamento era ineludibile, mentre ad oggi, oltre alle dichiarazioni, nessuno ha ancora capito come, dove e a che costi per i cittadini Lodigiani verranno smaltiti i nostri rifiuti.
&lt;p&gt;

Infine, su Eal e le società da essa partecipate, quel che sorprende, comunque sino ad un certo punto, è che dopo la roboante e querelabile relazione del Presidente Ceriani, Lega e Pdl si sono rifiutati in commissione capigruppo di ritornare in aula per discutere in merito, mentre in tutto questo tempo la Provincia non ha chiuso nessuna convenzione con Eal per quanto riguarda il controllo delle caldaie o lo sportello energia e rifiuti, oltre al fatto che l’ingresso dei privati in Eal Compost ha determinato solo la perdita della maggioranza pubblica dell’impianto e l’assemblea dei soci di Eal ha votato all’unanimità i bilanci delle gestioni uscenti, sottolineando con encomio la regolarità dei processi amministrativi assunti. 
&lt;p&gt;Di sicuro, se dovessimo applicare le stesse chiavi di lettura usate dal centrodestra, senza contestualizzare alcunché, sarebbe proprio il caso di dire che stanno gestendo malissimo le società, visto che nel primo trimestre di quest’anno la società Bellisolina ha registrato un disavanzo di 300.000euro, che dovrà essere ripianato”.
&lt;p&gt;

“Foroni – conclude Soldati – prima di farsi prendere la mano dovrebbe innanzitutto riconoscere il lavoro del Comitato, delle persone, e poi chiedere scusa per aver accusato Il Cittadino e il Pd di aver inventato la notizia sull’inceneritore della Elcon, mentre Parmesani, ieri sera, è stato smascherato in tutto e per tutto nel corso del consiglio comunale aperto, che ha portato a galla tutta la reticenza delle amministrazioni leghiste nei rapporti con i propositori dell’inceneritore. 
&lt;p&gt;La partita, comunque, non è ancora chiusa e fa bene il consigliere regionale del PD Fabrizio Santantonio a tenere alta l’attenzione, nonostante le accuse senza senso rivoltegli da Foroni. Non pensino, comunque, di cavarsela spostando il luogo dell’insediamento, dal momento che iniziano già a girare voci sull’ex Gulf. Di sicuro, in tutta questa vicenda, quel che colpisce è che se la Lega si contraddice ogni cinque minuti, del Pdl si sono completamente perse le tracce”.

&lt;p&gt;
Ufficio Stampa Federazione PD del Lodigiano. Lodi, 26 luglio ’11&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.blogdem.it/lodi/&quot;&gt;http://www.blogdem.it/lodi/&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carmine Doronzo: Riflessioni sulla situazione politica barlettana</title>
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  <updated>2011-07-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590694</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Barletta (BT) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Che stanno combinando?&quot; E' questa la domanda che mi sento ripetere decine di volte da cittadini smarriti ed inquieti mentre cammino in questi giorni per le strade della città. La mia risposta, il più delle volte, è meno lapidaria e più complessa; ne riporto per iscritto alcuni contenuti.

Il 3 marzo scorso ho sottoscritto l'appello di Dambra, Pannarale e Sciannamea per una sinistra autorevole ed UNITA nella città di Barletta. Il dibattito che ne è seguito ha interessato molti cittadini, associazioni, movimenti e ha posto alcuni punti fermi in una riflessione che ancora ci riguarda: Barletta è stata governata per 5 anni con la totale assenza di forze radicali, di sinistra e ambientaliste, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Si sente forte la necessità di mettere in rete esperienze di lotta e di buon governo (si pensi ai &quot;comuni virtuosi&quot;, alla campagna &quot;stop al consumo del territorio&quot;, a &quot;rifiuti zero&quot; ecc ecc.)che possano ricoprire una funzione di controllo e di proposta sul territorio al fine di costituirsi come riferimento per la difesa dei beni comuni, ma anche come polo di idee e progetti volti all'individuazione di risorse utili al miglioramento delle condizioni di vita dei nostri concittadini, a partire dalle prospettive sociali ed economiche per le nuove generazioni.
In seguito alle prese di posizione di alcuni dei partiti coinvolti in questo dibattito, ho deciso, in sintonia con un folto gruppo di persone tra cui gli stessi sottoscrittori di quell'appello, di accettare la proposta della Federazione della Sinistra di condividere la propria lista con una rappresentanza &quot;civica e di sinistra&quot; che si ritiene &quot;indipendente&quot; dall'attuale sistema partitico. Così è nata Sinistra per Barletta – Federazione della Sinistra, con un forte apporto del mondo giovanile e studentesco, e di quello sindacale.
I presupposti del mio impegno, con l'ausilio e il sostegno di un gruppo di giovani e meno giovani con competenze elevatissime, erano evidentemente dei migliori, e lo straordinario risultato elettorale ottenuto ne è stato una naturale conseguenza. In una città fortemente colpita dal voto di scambio forse qualcosa ha iniziato a muoversi: la presenza di un voto d'opinione forte e non più ridotto a ristrettissime nicchie ideologiche.
Finalmente i temi a noi cari potevano essere affrontati e dibattuti non più solo attraverso le nostre &quot;controparti sociali&quot;, ma anche dall'interno del Consiglio comunale.
Purtroppo però l'entusiasmo iniziale ha ben presto impattato con le regole della realpolitik cittadina in cui a contare non sono né gli ideali né il bene comune, ma l'ammassarsi orgiastico di interessi di bottega più o meno grandi.
Nei giorni successivi al voto si sono registrate delle enormi difficoltà nella nomina della giunta a causa di &quot;schegge impazzite&quot; che, forti del loro risultato elettorale, disconoscevano il ruolo dei partiti che li hanno eletti. Ma la grande responsabilità è anche di quei partiti che in periodo pre-elettorale hanno aperto le proprie liste a candidature di ogni tipo senza condividere progetti politici o patti programmatici, al sol fine di &quot;pompare&quot; il risultato elettorale con l'elevato rischio che gli ospiti scomodi, una volta eletti e alla ricerca di un piatto caldo, si sarebbero diretti verso altre mete.
Tuttavia dopo lunghe trattative il sindaco Maffei si è assunto la responsabilità di nominare una giunta &quot;atipica&quot; con i primi dei non eletti delle liste di maggiornanza; un metodo ambiguo che non ha premiato liste, come la nostra, che avevano presentato, per tempo e con i criteri richiesti, il nome del possibile assessore.
Allo stesso tempo è emerso il vero grande problema che ha bloccato per settimane l'avvio del lavoro di questa nuova amministrazione: la nomina del Presidente del Consiglio Comunale.
La città, gli elettori e la coalizione tutta hanno appreso un dato incontrovertibile e cioè che il partito maggiore della città, il Partito Democratico, non è in realtà un partito, bensì due, tre, quattro partiti, a seconda degli interessi e degli accordi tra gruppi e consiglieri.
L'incapacità del Consiglio, del Sindaco e della Giunta di avviare il proprio mandato con serenità, coincide con l'incapacità del PD barlettano di fare sintesi e di indicare un candidato alla Presidenza del Consiglio Comunale che sia espressione di tutto il partito e, quindi, sostenuto da tutta la coalizione.
La lotta intestina tra il cosiddetto gruppo Mennea e il cosiddetto gruppo Caracciolo rischia di contagiare letalmente la maggioranza e l'opposizione in Consiglio.
Come ho già avuto modo di ribadire più volte, la mia posizione, che condivido con il consigliere Sciusco e con il resto della lista, in qualità di capogruppo, è di totale estraneità e non interferenza nei confronti delle dinamiche interne del PD. A tal proposito abbiamo più volte espresso la nostra volontà di sostenere un nome, qualunque esso sia, purché fosse indicato, come da accordi, da tutto il Partito Democratico.
Se invece, in seguito al ritiro delle dimissioni del sindaco Maffei, il Pd riporterà alla luce la propria incapacità di esprimere una posizione condivisa, sarà necessaria una discussione interna alla coalizione affinché si prenda atto della loro inaffidabilità politica di fronte alla coalizione e a tutta la cittadinanza.
A quel punto l'unica via d'uscita, che sosterremmo con forza, sarebbe l'individuazione del presidente del CC al di fuori del PD!
Non condivido l'idea sostenuta da alcuni commentatori secondo cui la caduta dell'Amministrazione Maffei sarebbe la soluzione a tutti i mali della città: un rapido ritorno alle urne cambierebbe poco o nulla dell'attuale panorama politico, con l'eccezione che si resusciterebbe il centrodestra cittadino dalla tomba in cui giace a causa della sua totale incapacità di esprimere un'idea alternativa di città.
Sono convinto che una chiamata prematura al voto cristallizzerebbe la situazione attuale e penalizzerebbe tutte quelle forze e quei giovani consiglieri che sventolano ideali di cambiamento.
Il panorama politico nazionale, ma anche cittadino, ci parla di lotte per i beni comuni, di vittorie referendarie, di grande partecipazione dal basso dei cittadini. Mi chiedo come possa un giovane consigliere, alla prima esperienza amministrativa, richiedere nuovamente la fiducia dei cittadini qualora la propria mission all'interno del Consiglio si fosse consumata esclusivamente con una battaglia non politica ma personalistica. Io non ci sto, e non accetterò mai di tornare a casa senza aver sostenuto le giuste battaglie per le quali sono stato votato.
Il mandato politico del consiglio e della giunta sono individuabili nel programma elettorale del centrosinistra: è su quei temi che i consiglieri dovranno distinguersi e lavorare nei prossimi anni, non sull'accaparramento delle poltrone!
Dovremo avere la forza ed il coraggio di affrontare seriamente i temi ambientali, avviando in tutta la città la raccolta differenziata &quot;porta a porta&quot; e pensando ad un piano energetico locale che contrasti l'incenerimento dei rifiuti; di ripensare lo sviluppo della città ponendo un freno al consumo del territorio con le cementificazioni selvagge e dando risposte agli scandali edilizi anche proponendo la costituzione del Comune come parte civile nei processi che coinvolgono alcuni imprenditori edili barlettani; di rivoluzionare la mobilità cittadina, limitando il traffico veicolare e incentivando l'utilizzo di mezzi puliti; di offrire ai giovani nuove opportunità economiche, formative ed occupazionali a partire dalla possibilità di ottenere un reddito di cittadinanza; di coniugare innovazione, risparmio e trasparenza per la pubblica amministrazione attraverso l'adozione dell'open source in tutti gli uffici pubblici; di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini(singoli e associati) in ogni sua forma, soprattutto nei momenti in cui la politica dovrà affrontare scelte importanti per il futuro della città.
Questi e molti altri temi caratterizzeranno il nostro impegno, certi come siamo di rappresentare una fetta importante dell'elettorato che non si riconosce nel Partito Democratico, né a livello nazionale né a livello locale, e certissimi che la nostra azione radicale, programmatica, partecipativa non farà sconti a nessuno dei politici che opereranno per interessi personali.
Siamo estranei alle fazioni interne al PD, ma non ci limitiamo a dire questo: siamo interessati a far coincidere il nostro impegno con la crescita di una sinistra cittadina forte, unita e capace di far valere la propria voce sia dentro che fuori il &quot;palazzo&quot;. I nostri &quot;capi-bastone&quot; non sono consiglieri regionali, deputati o dirigenti nazionali, sono i cittadini che ci hanno sostenuto e che partecipano attivamente ad ogni nostra scelta amministrativa.
Eppure ci sono coloro che hanno cercato e stanno cercando in questi giorni di associarci a questi o a quegli artefici dello stallo politico, un po' strumentalmente, un po' perché incapaci di intendere la politica al di fuori dai vecchi schemi partitici di cui sono essi stessi vittime. A loro rispondo che hanno miseramente fallito perché hanno sottovalutato l'indipendenza e la forza aggregante della sinistra quando è supportata dalla società civile, per questo gli dico &quot;NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI&quot;.

Buon lavoro e buona lotta a tutti gli onesti che vogliono davvero cambiare la città, il nostro è un progetto collettivo e voi sarete sempre i benvenuti.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.carminedoronzo.it/index.php/blog/156-riflessioni-sulla-situazione-politica-barlettana&quot;&gt;http://www.carminedoronzo.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Intervento del Consigliere Giocondo Talamonti</title>
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  <updated>2011-07-13T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In un momento in cui i kalumet della pace fra maggioranze e opposizioni spuntano in tutt’Italia come funghi per mandare segnali di fumo rassicuranti fra scanni ben più autorevoli del nostro, il Pd ternano mostra segni di nevrastenia nei confronti dei suoi alleati di governo, tali che neppure il caldo torrido di questi giorni riesce a giustificare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
L’insofferenza, nascerebbe dal legittimo interrogativo della Fds, di sapere il motivo delle agitazioni che stanno dietro alle assenze di numero legale che con sistematica frequenza vietano che il Consiglio produca gli interventi che gli competono (l’ultimo Consiglio interrotto per mancanza di numero legale l’11 luglio 2011).  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Considerare questa pretesa un gesto di ‘lesa maestà’ non offende solo la logica, ma il diritto dei cittadini di sapere se qualcosa si nasconda nella stranezza comportamentale che si va delineando nella maggioranza e se questa mostri di avere buona salute. 
La Fds ha sempre mantenuto fede ai programmi e alla scelte di gestione della cosa pubblica cittadina; ha assicurato il suo appoggio, s’è adoperata per ricomporre le fratture, s’impegna e s’impegnerà a conservare la serietà e la serenità necessarie a superare le difficoltà del momento, ma ha la brutta abitudine, già ampiamente illustrata nella fase costruttiva dell’alleanza di governo, di partecipare alle discussioni, condividere le linee, farsi partecipe delle scelte di politica cittadina.
E’ troppo? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Tanto per andare al nocciolo della questione, con poca diplomazia e molta concretezza, sarebbe gradita, da parte del Pd, più chiarezza sulla circolazione di voci circa le assegnazioni di incarichi di secondo livello. “Voci” che preoccupano la Fds, semplicemente perché già ragione di crisi in occasione della precedente frattura.
La richiesta di sgombrare il campo da dubbi, la sollecitazione ad adoperarsi per mantenere limpidezza nei rapporti con gli alleati, l’invito ad adottare criteri di meritocrazia nelle scelte, non può essere definito “irritante” dal Pd locale; semmai, “formativo” per tutti quei giovani che devono credere nelle istituzioni e rispettoso delle esigenze di tutti gli elettori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Naturalmente, la Fds prende anche in considerazione l’eventualità di un’errata valutazione dei segnali. Nel qual caso, il Pd rassicuri tutti, cominciando dai cittadini, per finire, poi, con gli alleati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Terni, 13 luglio 2011
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2011/07/comune-di-terni-intervento-del.html&quot;&gt;Il Blog personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Interrogazione: La crisi è risolta?</title>
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  <updated>2011-07-13T00:00:00Z</updated>
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  <id>590058</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al Sindaco del Comune di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Premesso che il Consiglio Comunale, massima istituzione cittadina frutto, nella sua composizione, della volontà degli elettori ternani, ha l’obbligo morale e politico di essere all’altezza del momento difficile che vive oggi la nostra città; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
constatato che con il ritiro delle dimissioni da parte del Sindaco e dell’approvazione delle sue dichiarazioni programmatiche e del bilancio Comunale per il 2011, la recente crisi del Comune di Terni sembra essersi, apparentemente, risolta; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
considerato  che la maggioranza, in coerenza  con le dichiarazioni programmatiche pronunciate dal Sindaco, ha assunto l’impegno, verso la popolazione ternana, di dare subito risposte adeguate  ai problemi urgenti, in particolare a quelli riguardanti: il lavoro, la sanità, il sociale e la moralità e le vita democratica di Terni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
visto che il Consiglio Comunale di Terni, convocato  per discutere delle iniziative di localizzazione territoriale del fotovoltaico, è  però, come già in passato, finito nel nulla, per la mancanza del numero legale, a  causa, più che dal comportamento dei gruppi di minoranza, ancora una volta, dei contrasti interni alla maggioranza ed in particolare del gruppo consigliare del Partito Democratico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
constatato che la FdS , in coerenza con quanto fatto nel passato dopo aver dato un contributo importante al superamento della crisi,  sta continuando  a garantire il massimo impegno, per cui,  giustamente,  pretende che, nel rispetto degli accordi raggiunti, le altre forze della coalizione e in primo luogo, da parte del Partito Democratico, si faccia altrettanto; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
La FDS, nella preoccupazione del ripresentarsi delle situazioni pre-crisi, fra cui aleggiava l’assegnazione degli incarichi di secondo livello, questioni non tollerabili dagli elettori ed in particolare dai giovani, perché  non rispondenti a meritocrazia, professionalità, competenza, efficacia ed efficienza e soprattutto a logiche di trasparenza; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
domanda al Sindaco e alla Giunta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
	è veramente risolta la crisi? Oppure la conclusione della stessa è stata un fatto puramente formale e tutti i problemi che ne furono la causa sono rimasti irrisolti? &lt;br /&gt;
	risponde al vero che la crisi sarà risolta con l’assegnazione di incarichi di secondo livello? &lt;br /&gt;
	per l’assegnazione degli incarichi si terrà conto delle indicazioni del Consiglio comunale? (trasparenza, merito, professionalità, competenza…).&lt;br /&gt;
Terni, 11 luglio 2011&lt;br /&gt;
Talamonti Giocondo&lt;br /&gt;
Nannini Mauro&lt;br /&gt;
Luzzi Luzio
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2011/07/comune-di-terni-interrogazione-la-crisi.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carmine De Lucia: Congresso Pd: 'Spazio ai giovani e ai territori' </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/08/carmine-de-lucia/congresso-pd-spazio-ai-giovani-e-ai-territori/609667"></link>
  <updated>2011-07-08T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609667</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Santa Maria a Vico (CE) (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La domanda che arriva dai territori è domanda di un partito forte, radicato ed organizzato. Ma soprattutto un partito nuovo, disancorato dalla gerontocrazia del passato. Dario Abbate dovrà contribuire al percorso di ristrutturazione del partito; i suoi suggerimenti e quelli degli amici che lo accompagnano in questa avventura sono certamente preziosi ma questo è il tempo dei giovani e dei territori.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.casertaon.it/web/provincia/51-santa-maria-a-vico/12475-congresso-pd-de-lucia-spazio-ai-giovani-e-ai-territori&quot;&gt;casertaon.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elisa Cavalli: “Due “Sì” per l'acqua pubblica”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/15/elisa-cavalli/%E2%80%9Cdue-%E2%80%9Cs%C3%AC%E2%80%9D-per-lacqua-pubblica%E2%80%9D/590779"></link>
  <updated>2011-04-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>590779</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Bassano del Grappa (VI) (Lista di elezione: Cen-sin) - Consigliere  Consiglio Comunale Bassano del Grappa (VI) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il consigliere comunale PD Elisa Cavalli spiega a un cittadino le questioni del Referendum sulla privatizzazione dell'acqua&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.bassanonet.it/politica/8289.html&quot;&gt;Bassanonet&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Basta opacità. Il Pd deve scegliere da che parte stare.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/13/cesare-damiano/basta-opacit%C3%A0-il-pd-deve-scegliere-da-che-parte-stare/556977"></link>
  <updated>2011-01-13T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>556977</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sulla Fiat i democratici hanno discusso, come deve avvenire in un partito aperto. &lt;br /&gt;
Ma poi bisogna arrivare a sintesi chiare e condivise su questi che sono i veri contenuti, altro che alleanze. Oggi e domani si svolge a Torino il referendum tra i lavoratori Fiat sull’accordo di Mirafiori. Nel Pd, attorno a quest’intesa, si è sviluppato un dibattito forte che ha visto emergere un arco di posizioni, alcune delle quali contrapposte.
&lt;p&gt;
In un partito democratico è normale che questo avvenga. Non è normale, invece, che non si arrivi ad una posizione di sintesi riconosciuta.&lt;br /&gt;

Su questo tema la direzione del partito si deve esprimere. Definendo il proprio giudizio sui contenuti dell’intesa, sul rispetto dell’esito del referendum e, soprattutto, delineando un indirizzo chiaro su temi come la rappresentanza sindacale messa in discussione nell’accordo di Mirafiori e sul diritto di sciopero, a proposito del quale vanno chiarite tutte le possibili ambiguità interpretative: il suo esercizio non può essere impedito al singolo lavoratore. 
&lt;p&gt;Al di là della questione Fiat, il punto è che il Pd si trova oggi in una posizione di difficoltà - confermata dai sondaggi che non lo vedono decollare nonostante il fallimento del centrodestra e di Berlusconi - perché sconta, a mio avviso, un grave errore dall’inizio, quando ci siamo cullati nella convinzione che l’unità interna potesse essere raggiunta cancellando le identità di partenza. Abbiamo fatto arbitrariamente coincidere il richiamo alle radici con la volontà di ritornare al passato, mentre nessuno lo propone. Sarebbe un’idea anacronistica.
&lt;p&gt; Ciò che accade, come conseguenza di quella scelta, è sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;
 Ciascun esponente del partito si sente autorizzato a esprimere le proprie opinioni al di fuori delle sedi appropriate, dimenticando la necessità di trovare, sempre e comunque, una sintesi. In queste ultime settimane abbiamo assistito alle più svariate prese di posizione: una richiesta di congresso anticipato, poi smentita;&lt;br /&gt;
 la convocazione di una direzione parallela promossa dai cosiddetti “rottamatori”; &lt;br /&gt;
l’annuncio preventivo di un voto di dissenso rispetto al partito sul tema del biotestamento;&lt;br /&gt;
 la candidatura a sindaco di Torino di Roberto Tricarico con primarie “fai da te”, nonostante una decisione sulle regole assunta dal PD provinciale.
&lt;p&gt;
E potremmo continuare. Avanti così e siamo alla frutta. La sintesi è essenziale per l’azione politica di un partito pluralista, ma richiede la disponibilità al confronto. Il Pd non lo deve temere, anzi lo deve ricercare anche quando è duro ed esplicito. Lo scontro è benefico se porta a una sintesi di maggioranza riconosciuta da tutti come vincolante.
&lt;p&gt;
Il nemico è l’ambiguità, l’indeterminatezza, la fumosità delle schermaglie di schieramento. In sintesi, l’opacità del nostro profilo. In quest’ottica si deve anche prendere atto che, dall’ultimo congresso, si sono rimescolati gli equilibri a livello nazionale e territoriale. È giunto il tempo di ridefinire un nuovo patto unitario tra le diverse sensibilità politiche per uscire dall’impasse.
&lt;p&gt;
Per perseguire quest’obiettivo il partito deve impegnarsi in una riflessione che abbia al centro non formule astratte ma temi concreti. Prima della discussione sulle alleanze è necessaria quella sui contenuti. Le priorità da affrontare si chiamano occupazione, rilancio dell’economia, fisco, politica industriale, sostenibilità del welfare, diritti. Il Pd, però, non possiede ancora la bussola necessaria per orientare il proprio cammino.
&lt;p&gt;
C’è una crisi economica, ancora non risolta, da fronteggiare. Dobbiamo sciogliere il nodo delle relazioni industriali nell’era della globalizzazione e acquisire competitività. Ma quali sono i nostri riferimenti? Io guardo con interesse alla (controversa) riscoperta di Keynes e non amo gli economisti liberisti della scuola di Chicago. Sostengo Crouch, il teorico della concertazione, e non condivido Olson che ha fornito negli anni Ottanta, su questo tema, l’argomento intellettuale a sostegno del liberismo e della deregolazione.
&lt;p&gt;
Che idee abbiamo per la ricomposizione del conflitto capitale- lavoro? Di questo vorrei discutere. Anche gli strumenti di cui finora il Pd si è avvalso - come le primarie - rischiano di degenerare diventando sempre più un fine utile soltanto per l’affermazione individuale anziché strumento di democrazia e di iniziativa politica.
&lt;br /&gt;
 Su tutti questi temi urgono risposte e decisioni, anche perchè il tempo stringe.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WOMCJ&quot;&gt;l'Unità - Cesare Damiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: “Il progetto, poi le alleanze”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/24/cesare-damiano/%E2%80%9Cil-progetto-poi-le-alleanze%E2%80%9D/548984"></link>
  <updated>2010-12-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548984</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Obiettivi e parole d’ordine condivise. L’11 dicembre, in piazza San Giovanni, il Partito democratico ha dato una grande prova di determinazione e, soprattutto, di unità. Sono bastate poche ore, però, perché dall’interno tornassero a levarsi molte voci tra di loro contrapposte. Veltroni, ad esempio, è tornato a reclamare un cambiamento di linea politica. Latorre ad auspicare l’ingresso di Vendola nel Pd.
&lt;p&gt; Altri hanno espresso critiche e condivisioni alla linea del partito. A scanso di equivoci ribadisco che tutto questo è assolutamente lecito. Ma l’impressione che si ricava è che, ancora una volta, si sia trattato della rimessa in discussione della solita unità di facciata, buona soltanto per una importante manifestazione del Pd.
Questo andazzo è pericoloso. Per il partito e, in prospettiva, per il paese. Che, oltre alla crisi economica e occupazionale, deve affrontare una crisi politica e di leadership sempre più grave e dagli sbocchi imprevedibili.
Non si tratta, come ho già detto, di imporre il silenzio.
&lt;p&gt;
In un partito davvero democratico la libertà di espressione e di critica può essere praticata da chiunque e in qualunque momento. Il problema, però, è quello di affrontare questi argomenti preferibilmente nelle sedi appropriate. Per il Pd l’occasione per una riflessione profonda ci sarà alla direzione nazionale di gennaio.
&lt;p&gt;
Bersani ha ragione quando indica al Pd la necessità di avanzare una proposta positiva per avviare una fase nuova nel paese. Dopo quanto è accaduto il 14 dicembre – la sanzione della fine dell’attuale maggioranza di centrodestra – non possiamo sottrarci a questo compito.
Abbiamo l’obbligo di indicare una strada per garantire crescita e lavoro e per riformare la repubblica. Non possiamo consentire a questo moncherino di maggioranza di continuare a galleggiare. Dobbiamo portare l’Italia fuori dalle secche nelle quali il berlusconismo l’ha trascinata.&lt;br /&gt;

In quest’ottica si è proposta un’apertura, non esclusiva, nei confronti del Terzo polo.
&lt;p&gt;
Franceschini, in modo ancora più esplicito, alludendo a Fini e Casini, ha parlato di necessità di compiere un pezzo di strada anche con persone e con forze politiche provenienti da storie diverse. La tesi è chiara: siamo in una fase di emergenza democratica acuta e sono necessarie risposte di emergenza. A fronte di questa discussione sulle alleanze io credo, invece,che sia nostro dovere avanzare prima di tutto una proposta politica che parta dai nostri contenuti e dalla nostra identità.
&lt;p&gt;
È su di essi e con essi che dobbiamo confrontarci con gli altri partiti di opposizione per un progetto di alleanze. È questa la priorità. La discussione non deve avvenire partendo dalle formule. Ma i contenuti si possono definire solo avendo ben chiaro chi siamo e cosa vogliamo. Devono basarsi su uno sforzo condiviso di compromesso tra le varie anime del Pd che ci consenta di avere una visione politica, alternativa all’attuale maggioranza, che sia credibile per il paese.
Questo è il punto. Abbiamo compiuto un grave errore nel nostro passato. Nella costruzione del Pd abbiamo annullato i riferimenti ai valori delle diverse identità costituenti nella convinzione che rappresentassero un ostacolo all’unità del nuovo partito. Questa rimozione ha finito con l’autorizzare ciascun esponente democratico a esprimere le proprie opinioni – talvolta senza senso del limite – come fossero imprescindibili per l’azione politica, dimenticando la necessità di trovare sempre e comunque una sintesi. È ora di voltare pagina.
&lt;p&gt;
Non si tratta di ricostruire il Pci o i Ds, la Dc o la Margherita. Non c’è alcun automatismo in tal senso (come taluni, strumentalmente, pretenderebbero).
&lt;p&gt;
Identità significa riscoprire i valori fondanti delle nostre storie diverse per proiettarli, oltre i vecchi recinti ideali, in una sintesi nuova. Non si tratta di un discorso astratto. Il momento che stiamo vivendo richiede scelte tempestive e concrete. Definire la nostra identità significa dotarci degli strumenti necessari per operare queste scelte.
I temi sono noti. Dobbiamo affrontare questioni urgenti come quelle dell’occupazione, dei diritti, del lavoro, del sistema fiscale, della sostenibilità del welfare.
&lt;p&gt;
Servono, su queste (e altre) materie provvedimenti legislativi riformatori. Ma ancora non possediamo la bussola necessaria per orientare la nostra direzione di marcia. Parliamo di economia. Siamo con Keynes o con Friedman e la sua scuola di Chicago? Quale ruolo attribuiamo alla presenza dello stato nell’economia? Parliamo di relazioni industriali e di nuovo patto sociale.
&lt;p&gt;
Siamo con Colin Crouch, il teorico della concertazione, o con Mancur Olson, il suo avversario? Se dobbiamo superare il conflitto tra capitale e lavoro, qual è la nostra idea per una sua ricomposizione ? In una parola, quali sono le nostre proposte? Massimo D’Alema ha sostenuto che, da sola, la socialdemocrazia non basta più per affrontare le sfide dell'oggi. Se vuole avere un futuro, deve rassegnarsi ad essere solo una delle componenti delle coalizioni progressiste e, soprattutto, deve trovare strade nuove. Concordo. Ma se questa ricerca vale per qualsiasi identità storica, a maggior ragione deve valere per un partito che assomma in sé valori e tradizioni diverse.
&lt;p&gt;
Abbiamo già perso troppo tempo. Dobbiamo iniziare a lavorare subito in questa direzione. Con la più ampia disponibilità al confronto e con la più ferma determinazione di giungere a una sintesi che faccia da guida riconosciuta alla nostra azione futura, senza rimuovere le nostre identità di partenza.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WBDRN&quot;&gt;Europa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ramon MANTOVANI: Un buon congresso</title>
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  <updated>2010-11-24T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Senza nasconderne i limiti e i problemi è opportuno sottolineare i passi avanti e i risultati positivi del Congresso della Federazione della Sinistra.
1) la Federazione è stata immaginata, proposta e discussa a lungo per reagire e rispondere a due problemi posti dalla sconfitta del 2008 e all’idea che per unire la sinistra si dovessero cancellare le identità e sciogliere le organizzazioni comuniste. I due problemi sono: la frammentazione e dispersione delle forze politiche della sinistra e la tendenziale subalternità al PD, sia nella versione governista sia in quella testimoniale, entrambe prodotte del bipolarismo. Alla fine è chiaro che la Federazione è un progetto strategico che si propone di unire la sinistra anticapitalista italiana. Non una generica sinistra senza principi e senza confini. Non l’unità comunista con la promozione di una dialettica a sinistra sulla base di discriminanti ideologiche. Per altro non chiare sul versante delle scelte politiche, a cominciare dal rapporto col PD e con la questione del governo. E’ stato molto faticoso in questi due anni superare le spontanee e/o maliziose interpretazioni e proposte di una Federazione come partito unico dei comunisti con l’aggiunta di qualche indipendente, che avrebbero prodotto nuove divisioni e una forza politica tanto capace di esibire una identità astratta e sempre meno attrattiva, quanto incerta e moderata nelle scelte politiche. Il compito della Federazione è chiaro. Costruire, nel vivo delle lotte, un programma di fase per l’uscita a sinistra dalla crisi capitalistica e su questa base partecipare alle elezioni a tutti i livelli. Sono due compiti, collegati intimamente fra loro, che necessitano dell’unità di tutte le donne e gli uomini che pensano che la critica del capitalismo, e del modello sociale conseguente, sia la base indispensabile per rapportarsi con le lotte e per costruire un programma autonomo ed indipendente dal centrosinistra, per sua natura ambiguo o addirittura apologetico nei confronti del mercato e del liberismo. L’unità si deve fare, quindi, sul punto fondamentale di cui necessita la lotta di classe ed ogni movimento di trasformazione, senza che nessuno, collettivamente o individualmente, debba rinunciare ad un grammo della propria cultura politica e soprattutto delle proprie pratiche. Senza egemonismi (che sono sempre stati il contrario dell’egemonia) e senza riduzioni ad uno o semplificazioni che, come insegna l’esperienza, hanno sempre e solo prodotto nuove divisioni. In altre parole la Federazione vuole essere il luogo politico dell’unità dei partiti, delle associazioni e comitati, delle persone che decidono di fare quelle due cose insieme in modo democratico e che continueranno ad avere le proprie differenze culturali, di pratiche politiche e di organizzazione per fare tutto il resto. Ovviamente questo è difficile da capire e digerire per chi pensa che un partito, comunista o meno, debba solo elaborare programmi e liste elettorali e partecipare al “gioco politico” nelle relazioni fra partiti nelle istituzioni. Come è difficile da capire per chi, impegnato in lotte e attività sociali, pensa che la rappresentanza delle stesse possa essere risolta al momento delle elezioni con la scelta di una lista, o peggio ancora di un leader, rifiutando o accettando il ricatto del bipolarismo e del meno peggio con l’astensione o con il voto utile. Ma su questo punto documento e statuto della Federazione sono chiarissimi. Restano nel corpo militante e fra le persone di sinistra molte perplessità ed anche una notevole dose di confusione. Dovute al fatto che i mass media le poche volte che hanno parlato del nostro progetto lo hanno fatto occultando, per ignavia o per malizia fa lo stesso, la vera portata della proposta unitaria per descriverlo, invece, come orticello comunista privo di una proposta politica. Ed anche dovute al fatto, bisogna pur dirlo, che molti militanti sono totalmente disabituati a fare ragionamenti complessi di fronte a problemi complessi. Che non leggono e non studiano nemmeno i documenti politici per poi affidarsi alle semplificazioni dei mass media e/o per discutere sulla base di suggestioni e soprattutto di contrapposizioni astratte e demagogiche. Ma, lo ripeto, essendo chiaro il progetto della Federazione c’è la possibilità, con pazienza e perseveranza, di farlo vivere e crescere. Innanzitutto con il lavoro di allargamento della Federazione, sia a livello locale con collettivi e persone impegnate nelle lotte, sia a livello nazionale ribadendo la necessità di unire davvero tutta la sinistra anticapitalista. La Federazione vuole essere l’unità di tutta la sinistra anticapitalista. Attualmente non lo è affatto, anche se non è poco aver invertito la tendenza alla divisione e unito ciò che fino a ieri sembrava impossibile unire. Sul piano delle forze organizzate permangono profonde divisioni. Sul piano delle persone di sinistra senza partito permangono diffidenze, dubbi e soprattutto contrarietà dovute alle pratiche autoreferenziali, elettoraliste e istituzionaliste dei partiti, Rifondazione compresa. Da una parte alcune formazioni, come Sinistra Critica, PCL ed altri, e dall’altra SEL hanno proposte politiche contrapposte e, lo dico brutalmente, totalmente subalterne al bipolarismo. Da una parte l’idea che la ripetizione ossessiva di slogan radicali e di anatemi ideologici (spesso scagliati contro chi è più vicino) e la fuga dal problema di contribuire o meno alla cacciata di Berlusconi con il sistema elettorale esistente, possa costituire la base per l’accumulazione di forze sufficienti per cambiare qualcosa di concreto. Dall’altra l’idea che cavalcando (con successo) proprio uno degli aspetti più deleteri (e distruttivi di tutte le culture critiche della sinistra) del bipolarismo si possa ottenere una ristrutturazione del centrosinistra che apra le porte ad una svolta di sinistra reale nel paese. Non è necessario ripetere per l’ennesima volta quanto queste idee siano illusorie e quanto siano corrispondenti esattamente al disegno sulla base del quale è fondato il bipolarismo. Ridurre alla testimonianza impolitica le istanze radicali o trasformarle in “speranze”, tanto suggestive in campagna elettorale quanto irrealizzabili in un governo, comunque dominato dai poteri economici e dal vaticano. Non sono differenze sostanziali di contenuto, come la contrarietà alla legge trenta, il ritiro dall’Afghanistan, l’opposizione alle politiche economiche dell’UE ecc a motivare una divisione che persiste. Sono scelte ideologiche e di linea politica che impediscono l’unità. Indulgere all’infinito in discussioni circa il novecento e il nuovismo o fare la gara a chi è più comunista o più radicale è insensato, oltre che inutile. La Federazione deve rispettare i progetti altrui, pretendere il rispetto per il proprio, e soprattutto deve continuare a ribadire, con ostinazione, che permanendo i progetti e le linee diverse, sui contenuti di lotta si può e si deve combattere insieme. E che anche il confronto, su progetti e linee diverse, si può e si deve fare a partire dal riconoscimento della centralità dei contenuti che uniscono. Proprio per misurare l’efficacia dei progetti e delle linee rispetto al rafforzamento delle lotte e al raggiungimento di obiettivi concreti per milioni di italiani. Alla manifestazione del 16 ottobre c’era la sinistra reale di questo paese. I contenuti della piattaforma della FIOM (ben ribaditi nell’intervento di Landini al congresso) per la Federazione possono essere sposati integralmente e possono essere la base per discutere con SEL come con Sinistra Critica e il PCL sul come farli diventare obiettivi concreti, oggi e subito. E’ il modo concreto per rispondere a quella domanda di rappresentanza politica che è salita dalla manifestazione. Mentre citarli strumentalmente per scagliarli contro altri, che pure li condividono, per farli diventare un espediente retorico e demagogico al servizio di proposte politiche che, essendo interne alle logiche bipolari, li riducono a slogan impotenti o a sogni irrealizzabili è il contrario. Per il banale motivo che alla fine, o la piazza e i suoi contenuti saranno in grado di dare una spinta all’unità a livello politico della sinistra o le diverse opzioni della sinistra mortificheranno e divideranno la piazza e il movimento di lotta. E non avrà molta importanza ciò che dicono i sondaggi o diranno gli stessi voti elettorali se la sinistra politica che dice di condividere quei contenuti sarà divisa in tre pezzi in lotta fra di loro. Perciò è giustissimo che la Federazione, ben sapendo le differenze di progetto e di linea che esistono con altri, continui a sfidarli su questo terreno della discussione.
2) sebbene non si possa dire di possedere un programma di fase, complesso e articolato, capace di unificare i fronti di lotta e di accumulare le forze per passare dalla resistenza ad una controffensiva del mondo del lavoro e dei movimenti progressisti, il congresso ha chiarito a definito alcune linee di fondo sulla base delle quali costruire un tale programma. E su queste basi ha approvato e sancito una proposta politica chiara ed inequivocabile. C’è nel documento e c’è stata nel dibattito l’idea che alla finanziarizzazione e al mercato senza regole liberista sia necessario assegnare al mondo del lavoro il ruolo di fulcro dell’unità di tutte le lotte. Come è già stato evidente nella manifestazione della FIOM del 16 ottobre. La Federazione ha chiaramente l’idea della costruzione di tale unità sulla base di una alleanza strategica dei movimenti ambientalisti e dei diritti civili con quello dei lavoratori, degli studenti, dei precari e degli immigrati. La Federazione propone cose precise per l’oggi. Sulla base di scelte di fondo che in politica economica sono totalmente controcorrente rispetto agli indirizzi dell’Unione Europea, a cominciare dalla riproposizione dell’intervento pubblico in economia e dalla subordinazione dei bilanci e delle politiche monetarie rispetto ai diritti sociali. Che in politica estera sono contrapposte a guerre e spese militari sostenute da tutti i partiti socialisti, socialdemocratici, e in Italia del PD. Che sulle politiche sociali e dei diritti sono all’opposto dei “patti sociali” di confindustria e alla subalternità al vaticano. E’ su queste basi, e non su altre, che è stata approvata la proposta di dare vita ad una alleanza democratica in difesa dei principi costituzionali, per battere Berlusconi, senza fare un impossibile accordo di governo. Al di la di sfumature, di suggestioni, di ovvie differenze culturali e perfino di propensioni ben visibili sulla stampa e in diverse dichiarazioni e discorsi, questo è quanto è stato deciso ed approvato. Con il dissenso dei compagni di Falce e Martello sul versante di sinistra e con quello del documento di una parte di Rifondazione (primo firmatario Bonadonna) sul versante di destra. Questa proposta politica è stata accettata e difesa, nei loro discorsi, da Salvi, da Patta, da Diliberto, oltre che da Ferrero. Con toni e sfumature diverse? Ovviamente si. Ma senza che sia stata proposta alcuna alternativa. Per altro, voglio dire esplicitamente che io sono d’accordo con Diliberto quando dice che se si fa un accordo senza entrare al governo questo non comporta che il confronto con il PD e con gli altri partiti di centrosinistra, a cominciare da SEL, debba escludere temi sociali e concreti che riguardano milioni di persone. Non fosse altro che è proprio sulla base di quei temi sociali, e non su anatemi astratti, che si misura la distanza e la stessa impossibilità di fare un governo insieme. Come non esclude che si facciano anche proposte e accordi minimi su temi specifici. Esattamente come bisogna sempre fare in qualsiasi istituzione con qualsiasi governo. Infine è chiara l’idea che l’obiettivo di superare il bipolarismo sia prioritario, come è chiara la contrarietà a qualsiasi uscita dalla crisi del centrodestra sulla base di governi tecnici o simili. Questi indirizzi programmatici di fondo e la proposta politica dell’alleanza democratica senza accordo di governo sono la linea politica della Federazione per navigare nella complessa situazione della crisi economica, della offensiva liberista e padronale e della crisi latente del governo Berlusconi. Questa è la linea politica sulla base della quale confrontarsi a tutto campo con chiunque, con il massimo di apertura e di duttilità tattica.
3) la vita della Federazione è stata contraddistinta, fino a qui, da una inevitabile logica pattizia fra le forze che hanno partecipato alla sua fondazione. È inutile menare scandalo per questo. Senza quella logica pattizia non ci sarebbe nessuna unità con basi solide per resistere a qualsiasi novità sulla scena politica. Non ci sarebbe la forza organizzata minima per sorreggere e sviluppare nessuna linea politica. La permanenza di divisioni (anche elettorali) avrebbe provocato la definitiva e più che giustificata delusione di altre decine di migliaia di militanti e il totale disorientamento dei potenziali elettori. Lo statuto approvato definisce con chiarezza che il futuro della Federazione sta nelle mani degli iscritti e delle iscritte. Il principio di una testa un voto è inequivocabile. Come lo è quello delle maggioranze qualificate al fine di evitare che chiunque possa sopraffare gli altri. Soprattutto al fine di impedire che coalizioni improvvisate di correnti possano snaturare la Federazione e cambiare la linea sulla base di cordate e di manovre di corridoio. Ma qui comincia la vera sfida. E bisogna avere la consapevolezza che la sfida è persa in partenza se si usa la demagogia e il basismo. A nulla vale il principio di una testa un voto se poi dobbiamo fare il prossimo congresso con una decina di documenti politici in guerra fra loro. A nulla vale il principio delle maggioranze qualificate se provoca solo mediazioni al ribasso. A nulla vale la Federazione con compiti ben precisi sui quali cercare permanentemente l’unità se poi si portano nella federazione discussioni su compiti e contenuti propri dei partiti che la compongono ed estranei a quelli della Federazione. Ma queste cose attengono alla maturità e alla qualità dei gruppi dirigenti e dei militanti. Attengono perfino all’onestà intellettuale con la quale si discute e al principio di lealtà verso chi la pensa diversamente. Non c’è norma statutaria e non c’è declamazione di principio che possano magicamente infondere qualità e buon senso in chi non legge, non studia, non ascolta, e pensa che qualsiasi mezzuccio o manovretta di corridoio sia un mezzo lecito, giustificato dal fine di imporre ciò che vuole agli altri. La democrazia funziona non solo se si vota continuamente su tutto. Funziona se quando si vota i votanti sanno cosa votano sulla base di una conoscenza approfondita e non sulla base di opzioni presentate demagogicamente, che contano proprio sulla ignoranza diffusa e sulle suggestioni da quattro soldi. Funziona se dopo aver votato qualcosa chi è in disaccordo non tenta di impedirne la realizzazione o non tenta ad ogni riunione, su qualsiasi tema sia convocata, di riprodurre sempre la stessa discussione. Funziona se dopo una decisione chi si è dichiarato d’accordo votandola non fa subito un bell’articolo che la contraddice. Magari al fine di marcare la differenza necessaria a giustificare l’esistenza della propria corrente o, peggio ancora, al fine di ritagliarsi uno spazio politico personale fittizio da usare per rivendicare un posticino negli organismi e nelle liste. E potrei continuare. Queste cose affliggono tutti a sinistra. Non esistono scorciatoie leaderistiche e basiste che possano risolvere questi problemi. Al contrario sia il leaderismo sia il basismo alimentano passività, ignoranza e superficialità all’ennesima potenza. Solo la fatica di una lotta culturale e ideologica attiva e permanente, con l’obiettivo di curare la malattia e salvare il malato, può sortire degli effetti positivi. Solo valorizzando le pratiche sociali e culturali ricche, alla lunga, si possono superare le discussioni astratte che sono il terreno privilegiato per le cordate e i personalismi di tutti i tipi.
4) sebbene sia chiaro che la Federazione non è l’unità dei comunisti, tanto che al congresso tutti gli emendamenti che insistevano sul tema sono stati giustamente dichiarati inammissibili, il tema esiste ed è bene discuterne. E’ evidente che proprio nel momento nel quale il PRC e il PDCI condividono lo stesso progetto di unità della sinistra anticapitalista e la stessa proposta politica è necessario affrontare seriamente il tema. Non lo era prima sia perché avrebbe sostituito e fagocitato il progetto dell’unità della sinistra anticapitalista e perché avrebbe subordinato la scelta della linea politica ad una immatura unificazione organizzativa dei due partiti. Oggi il tema dell’unità comunista è da affrontare seriamente. Dico oggi ma è evidente che in caso di elezioni anticipate sarebbe idiota metterlo al centro delle nostre attenzioni. Resta da vedere se si vuole affrontare sulla base di una suggestione e come se le differenze culturali, di concezione politica ed organizzativa del partito, fossero all’improvviso sparite. La demagogia dell’unità, per ricevere applausi, scagliata contro altri implicitamente accusati di non volere l’unità, non produce unità. Bensì diffidenze e nuove divisioni. Nessuna persona dotata di buon senso pensa che due, tre, quattro o cinque partiti comunisti siano meglio di uno. Non fosse altro che per il banale motivo che il numero e l’attività complessiva dei militanti si riducono proporzionalmente al proliferare di sigle e di partiti. Fermo restando tutto ciò bisogna sapere che le differenze e le divisioni esistono. E che possono perfino aumentare con la demagogia e con le semplificazioni. Se, per esempio, Rifondazione dicesse una cosa banale e apparentemente di buon senso come “chi è uscito dal partito ritorni, le nostre porte sono aperte e non chiediamo nessuna autocritica” provocherebbe solo un solco più profondo con gli altri e anche nuove divisioni al proprio stesso interno. Se di unità c’è bisogno e se di unità è opportuno parlare bisogna farlo seriamente e con i piedi piantati per terra. L’unità dei comunisti è innanzitutto un tema ideologico, politico e culturale. Non un tema organizzativo per unificare due o più gruppi dirigenti. L’unità dei comunisti non è un tema sostitutivo dell’unità della sinistra anticapitalista. Ci sono due terreni precisi sui quali fondare la discussione sull’unità dei comunisti. Il primo è quello delle pratiche sociali condivise, è lo stare nelle lotte e nel radicamento sociale insieme, senza egemonismi e stupide competizioni, è quello sul quale avviare con i soggetti sociali l’elaborazione di obiettivi di lotta. Il secondo è quello dell’analisi del capitale e della formazione sociale plasmata dal capitalismo di questa fase storica. È quello della difesa della propria storia dal revisionismo imperante e, al tempo stesso, della critica della propria storia. È quello della critica di un modello organizzativo e di una concezione del partito verticistico, intriso di predominio maschile e di istituzionalismo. Senza che questa critica dia luogo a sette o, peggio ancora, a leaderismi e basismi che di democratico non hanno nulla. Insomma, come si vede i problemi sono seri. E a nulla vale ignorarli unificando due o più partiti per poi tornare a dividersi, in modo lacerante, alla prima occasione nella quale i problemi che si credevano superati si ripresentano violentemente. Comunque non è questa la sede per approfondire questo tema. Penso che il prossimo congresso del PRC debba offrire una proposta e una discussione a tutte le comuniste e a tutti i comunisti di questo paese. Una proposta e una discussione capaci di far scoprire a molti e a molte di essere comunisti. E di far scoprire a molte e a molti che si ritengono comunisti di non esserlo sul serio.
Ma questa è un’altra storia…
ramon mantovani&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ramonmantovani.wordpress.com/2010/11/24/un-buon-congresso/&quot;&gt;Blog Ramon Mantovani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elisa Cavalli: Consiglieri di maggioranza in prima linea</title>
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  <updated>2010-10-30T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Bassano del Grappa (VI) (Lista di elezione: Cen-sin) - Consigliere  Consiglio Comunale Bassano del Grappa (VI) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Elisa Cavalli propone l'istituzione di un'anagrafe pubblica degli eletti in Consiglio comunale. Sentiamo le sue parole: «Cosa accade il giorno dopo le elezioni amministrative? Che fine fanno e quale attività svolgono sindaci, assessori e consiglieri comunali? E ancora, che decisioni assumono, quando e come? Sono queste le domande dei cittadini a cui noi amministratori dovremmo rendere costantemente conto. Dopo la progettazione dell'Urban Center, la creazione dell'anagrafe pubblica degli eletti sarà un ulteriore passo per perseguire uno degli obbiettivi cardine della nostra quotidiana attività amministrativa, ossia la trasparenza. Del resto è proprio nei Comuni che si prendono la maggior parte delle decisioni che incidono sulla quotidianità dei cittadini ed è proprio qui che bisognerebbe &quot;misurare&quot; il volume delle attività proposte e come rispetto a queste, gli amministratori locali si rapportano con i comportamenti concreti.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ladomenicadivicenza.it/a_ITA_3017_1.html&quot;&gt;La Domenica di Vicenza&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: PD polesano verso il congresso: avanti uniti!</title>
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  <updated>2010-10-16T00:00:00Z</updated>
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  <id>547017</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ho apprezzato il significativo sforzo delle diverse componenti del PD polesano di trovare un accordo sulle regole e i meccanismi congressuali che, se da un lato porta avanti di qualche settimana nel tempo le scadenze, dall’altro denota la voglia di confronto democratico interno al partito. 
&lt;p&gt;Ora mi auguro che le componenti possano trovare una coesione tale da definire un percorso unitario che porti a una segreteria provinciale condivisa. Non penso che questo ridimensioni la democrazia o il dibattito, ma anzi reputo questo processo, e molta gente in queste settimane l’ha confermato, come una generale acquisizione di responsabilità da parte dei gruppi dirigenti del partito che, in una fase importante, prima di alcune scadenze elettorali decisive, ritrova compattezza e voglia di marciare insieme verso l’obiettivo. &lt;br /&gt;
Infatti, forti della buona amministrazione di cinque anni alla guida della città e di un rinnovato slancio di entusiasmo, potremo cercare di riconquistare Rovigo e di lavorare con ottimismo sui comuni che vanno a rinnovo.
&lt;p&gt; Per tornare alla situazione politica del partito, la nuova segreteria, se sarà frutto di quel patto generazionale che ho più volte evocato, potrà ora lavorare sulle nuove strategie, guardando al mondo delle amministrazioni locali come a una grande risorsa in termini di consensi e capacità progettuale, ridefinendo delle linee strategiche per lo sviluppo del territorio, scegliendo la strada della condivisione delle buone prassi nell’amministrazione delle aziende partecipate, contribuendo a costruire un modello Polesine di territorio, di economia sostenibile, di turismo integrato, di una scuola efficiente e integrata col tessuto dell’associazionismo locale, capace di promuovere conoscenza e coscienze civili. 
&lt;p&gt;Un PD forte e coeso aiuterà a vincere la sfida della società integrata, saprà creare un clima di accoglienza e convivenza con i tanti immigrati che risiedono in provincia. In un partito guida c’è spazio per tutti, per chi ha capacità programmatiche, per chi può dimostrare di essere un buon amministratore, per chi intende esprimere una voce critica, in chiave costruttiva.
&lt;p&gt; C’è spazio per il confronto, per ragionare su idee nuove, per aprire canali di collaborazione a tutti i livelli istituzionali. In sostanza, si creano tutte le condizioni per porsi di fronte agli elettori, come una forza governante in grado di rispondere, con i fatti, alle esigenze dei polesani. 
&lt;p&gt;Diego Crivellari e Raffaella Salmaso sono ottime persone: risorse autentiche per il PD, che si stimano reciprocamente. Contrastarsi non ha senso. Insieme, remando entrambi nella stessa direzione, possono rappresentare un valore aggiunto per chi crede nel futuro del nostro partito.   &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://openpolis.it&quot;&gt;Nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulia Morini: Emergenza al Sant’Anna, nuovo allarme del Pd</title>
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  <updated>2010-10-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548138</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Modena (MO) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ordine del giorno del gruppo consiliare. Giulia Morini: “Chiediamo alla città di

mobilitarsi e al Consiglio di dedicare una seduta alla situazione delle carceri”

 

Sovraffollamento, forze di polizia sotto organico, condizioni di vita e di lavoro inumane. Il Partito Democratico lancia un nuovo allarme sul carcere di Sant’Anna di Modena.

Con un ordine del giorno depositato il gruppo consiliare chiede al governo di intervenire e di dedicare un Consiglio comunale tematico al tema del carcere e delle politiche sociali per il reinserimento di detenuti ed ex detenuti, aperto anche al contributo dell’associazionismo e del volontariato.

&quot;L'emergenza al carcere di Sant’Anna è sotto gli occhi di tutti – dichiara Giulia Morini, prima firmataria della mozione – nelle celle sono rinchiusi anche 7 detenuti, gli agenti di polizia penitenziaria sono pochi e costretti a numerosi straordinari, gli standard di sicurezza sono violati, gli strumenti a disposizione delle politiche sociali non garantiscono un dignitoso reinserimento. La situazione è drammatica e il governo è latitante: il tanto sbandierato piano carceri del governo stanzia fondi (tutti da verificare) per la costruzione di nuovi carceri, ma non aiuta in alcun modo gli Enti locali e il tessuto comunitario a farsi carico di detenuti ed ex detenuti. Chiediamo alla città di mobilitarsi – conclude la consigliera del Pd – e al Consiglio di dedicare una seduta all'ascolto del direttore della casa circondariale, dei rappresentanti sindacali della Polizia penitenziaria e del volontariato&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pdmodena.it&quot;&gt;Veline PD&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulia Morini: A Ballestrazzi dico che sto bene nel Pd!</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/26/giulia-morini/a-ballestrazzi-dico-che-sto-bene-nel-pd/548134"></link>
  <updated>2010-09-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Modena (MO) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«E’ curioso che il consigliere Vittorio Ballestrazzi. dopo avermi coperta di aggettivi poco amichevoli, mi inviti ad aderire al suo mono-gruppo isolato e sconfessato sia da suoi elettori che da Beppe Grillo. Naturalmente declino l’invito perché i toni e gli argomenti utilizzati in Consiglio dal collega Ballestrazzi non hanno nulla a che fare con i temi dell’ambiente ed in generale non vedo traccia di “ambientalismo scientifico” che invece è la mia metodologia di lavoro.

Io sto bene nel Partito Democratico all’interno del quale cerco di portare sensibilità e approcci nuovi peraltro spesso condivisi con i colleghi del mio gruppo che, a differenza da quanto sostiene Ballestrazzi, sono persone preparate e libere. E’ uno dei cardini del mio mandato elettorale: le persone mi hanno votata per questo. Cerco di essere coerente con le mie idee quando voto le mozioni, ma il giudizio sulla mia coerenza spetta ai cittadini, agli elettori del Pd e al mio gruppo e non a consiglieri con storie politiche, diciamo così, variegate e complesse quanto a passaggi di partiti e movimenti.

La strategia del collega, fondata su offese gratuite e palesi menzogne non mi farà cambiare di una virgola le mie idee: se condivido una mozione la voto, se non la condivido o la ritengo priva di effetti non la voto. Non capisco neanche perché voglia accrescere ulteriormente il suo gruppo – già molto folto – visto che sistematicamente con lui votano quei sinceri ambientalisti del gruppo del PdL e della Lega.

Il Pd e la sottoscritta dialogano con chi si mostra educato, disponibile e desideroso di trovare delle soluzioni. Se non c’è questo è solo tattica, teatrino per farsi un po’ di pubblicità».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giuliamorini.it/2010/09/26/a-ballestrazzi-dico-che-sto-piu-che-bene-nel-pd/&quot;&gt;Sito web&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MATTEO RENZI: &quot;Il Nuovo Ulivo fa sbadigliare è ora di rottamare i nostri dirigenti&quot; </title>
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  <updated>2010-08-29T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>505095</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Firenze (FI) (Partito: Cen-sin) - Consigliere  Consiglio Comunale Firenze (FI) (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nuovo Ulivo? Uno sbadiglio ci seppellirà. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd. &lt;br /&gt;
Se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio, io così lo chiamo e non caimano, dobbiamo liberarci di un'intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D'Alema, Veltroni, Bersani... Basta. 
&lt;p&gt;E' il momento della rottamazione. Senza incentivi. E' la precondizione, il punto di partenza. Ma li vedete? Berlusconi ha fallito e noi stiamo a giocare ancora con le formule, le alchimie delle alleanze: un cerchio, due cerchi, nuovo Ulivo, vecchio Ulivo...
&lt;p&gt;Lo statuto del Pd parla chiaro, anche se ovviamente è rimasto inapplicato: dopo tre mandati parlamentari, giù dalla giostra. Se davvero si va alle elezioni anticipate, anche se personalmente ci credo poco, alla prima assemblea nazionale per le candidature vado alla tribuna e lancio il seguente ordine del giorno: facciamo riscoprire il piacere della semplice militanza ai nostri parlamentari che hanno varcato la soglia delle tre legislature. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/08/29/news/nuovo_ulivo-6587119/?rss&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: &quot;Nuovo Ulivo e un'Alleanza democratica per sconfiggere Silvio Berlusconi&quot; </title>
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  <updated>2010-08-26T00:00:00Z</updated>
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  <id>505098</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L'Analisi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l'indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all'impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato.
&lt;p&gt;
Per l'Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. 
Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell'opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l'iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l'impossibilità di mandare avanti l'attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;SE NON FOSSE POSSIBILE FARE UNA ALLEANZA COSTITUZIONALE&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;

Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall'analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un'alleanza democratica per una legislatura costituente. Un'alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell'emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;NEL FRATTEMPO COSTRUIRE UN NUOVO ULIVO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Per dare l'impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l'impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all'altezza di una responsabilità democratica e nazionale.
Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l'esperienza dell'Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l'Italia e per l'Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;IN SINTESI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/08/26/news/lettera_bersani-6514997/&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Verso il congresso provinciale del PD</title>
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  <updated>2010-08-25T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) - Consigliere  Consiglio Comunale Polesella (RO) (Lista di elezione: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ci stiamo preparando a un autunno importante per la politica polesana e anche il congresso del nostro partito, il PD, si svilupperà in un clima frizzante sia a livello nazionale, dove mi pare che il partito non guardi con interesse alle possibili elezioni anticipate, che a livello locale, dove la partita per il capoluogo, e la prossima tornata amministrativa che vedrà un certo numero di comuni andare a rinnovo, rappresenta una sfida tutta da giocare.
&lt;p&gt;
Certo, le regole congressuali non sono consone a un partito coraggioso e che abbia voglia di aprirsi alla società. La possibilità di votare ed eleggere i propri rappresentanti viene consentita solo agli iscritti del luglio 2009 che abbiano rinnovato la tessera nel 2010. Si perde in questo modo l’opportunità di fare nuovi iscritti e di rinfoltire i ranghi di un partito dalle grandi potenzialità. Nella logica di un territorio che voglia rinverdire la propria idea di autonomia, non sarei dispiaciuto se il partito provinciale decidesse di derogare le regole nazionali. 
&lt;p&gt;
Credo infatti che sia in ballo una scelta determinante, che si tramuterà in una responsabilità storica per gli iscritti. Innovare il partito o dar luogo a una nuova fase di transizione? Ecco il dilemma a cui saranno ispirate le manovre precongressuali. Ma a prescindere dalle persone e dagli schieramenti, credo che noi democratici dovremmo partire da alcune certezze, che potrebbero essere una base programmatica certa:&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Dobbiamo diventare il centro programmatico della politica polesana, valorizzando le competenze presenti, promuovendo idee innovative che possano strutturare una politica di obiettivi a medio lunga scadenza, immaginando, in un grande progetto Polesine, le strategie per il Polesine del 2020;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Dobbiamo ripartire da una classe di amministratori che hanno capacità e consenso radicato sul territorio, che meglio di chiunque altro possono capire i problemi reali della gente e possono proporre un ventaglio di soluzioni, che sono uno straordinario patrimonio di esperienza programmatica, azione, consenso;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;3.&lt;/b&gt; Dobbiamo lavorare per promuovere i buoni modelli di gestione della cosa pubblica (le buone amministrazioni degli enti pubblici, di secondo grado ecc.), perché il PD sa esprimere delle guide che lavorano nell’interesse dei cittadini, che sanno gestire in modo positivo enti e consorzi al servizio della collettività;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;4.&lt;/b&gt; Dobbiamo creare un sistema di comunicazione più efficace sia verso l’esterno che verso l’interno, mettendo i circoli nelle condizioni di interagire con i livelli intermedi del partito, favorendo una gestione collegiale del partito, informando sulle scelte e le strategie elaborate a livello Regionale e Provinciale.
&lt;p&gt;
Partendo da queste idee e considerandole come punti fermi per il partito, credo sia possibile trovare convergenze anche sul coordinatore provinciale. 
&lt;p&gt;
Quanto alla mia idea di fondo, non temo di ribadirla. Rinnoviamo se ci sono le condizioni, ma senza tralasciare quel prezioso patrimonio di idee, e capacità organizzative e politiche che si sono in chi fa politica da più tempo. &lt;br /&gt;
A tal fine, immagino un grande patto generazionale che sia in grado di far maturare una classe dirigente che possa interpretare la guida del partito nei prossimi dieci anni, facendo nel contempo crescere una nuova leva di amministratori e rappresentanti in grado di guadagnarsi consenso sul campo e, di conseguenza, spazi e ruoli determinanti per la guida del territorio. Di fronte a questo progetto, sarebbero di più i motivi di aggregazione che di divisione.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/?refresh_ce&quot;&gt;Il Resto del Carlino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Tutti meglio di Berlusconi»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-08-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>503964</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Da un'ora e passa nel Pd non si parla d'altro, complice una frase un po' sibillina su un eventuale governo di transizione guidato da Tremonti, definito «un'evenienza in ogni caso più sensata di andare a votare con questa legge elettorale». 
&lt;p&gt;Lui, il segretario del Pd, dopo aver ingoiato i rimbrotti della Bindi sotto gli occhi dei cronisti nel cortile della Camera, si è già premurato di smentire di aver «mai pronunciato nomi, perché non tocca a noi e se si arrivasse fin lì è chiaro che spetta al Capo dello Stato indicare la strada».

&lt;p&gt;
Ma alla fine, dopo aver diramato urbi et orbi di esser stato «male interpretato», Bersani si concede una pausa alla buvette dove ammette, sfoderando un sorriso eloquente, che se un governo tecnico facesse saltare Berlusconi, «la nostra gente sarebbe felice chiunque fosse a guidarlo. E comunque sia, fate attenzione: l'ipotesi di un esecutivo Tremonti di sicuro creerebbe molti pi problemi di là che di qua». 
&lt;p&gt;E se la Bindi scalpita, dicendo che «Tremonti è quello dei condoni e dello scudo» e che «questa è un'ipotesi che semplicemente non esiste perché non lo voterebbe nessuno a destra e il Pd non reggerebbe», Bersani fa capire che il problema maggiore non sarebbe quello: «Certo se venissimo interpellati faremmo le nostre valutazioni ed esprimeremmo le nostre preferenze. Non poniamo pregiudiziali e io dico solo che il Pd è disponibile ad aprire una nuova fase, qui mi fermo. Perché quello che è evidente ora è la crisi di questa maggioranza».

&lt;p&gt;
Una crisi che si materializzerà forse oggi con un voto su Caliendo da cui il governo potrebbe uscire senza poter contare sulla maggioranza di 316 voti necessari a governare.
&lt;p&gt; Ma il leader del Pd non crede che Berlusconi si caricherà il peso di salire al Quirinale per comunicare a Napolitano questa debolezza,anzi è convinto che «glisserà, dicendo di aver incassato la fiducia su Caliendo e rinviando il problema a settembre».
&lt;p&gt; E' vero, il premier potrebbe pure usare questo passaggio per farsi rimandare in Parlamento a chiedere la fiducia ai finiani su un programma impegnativo, «ma quelli gli risponderebbero &quot;sì però&quot; e con i però non si va lontano..».
&lt;p&gt;

Insomma, in una giornata scossa da mille fibrillazioni nel campo avverso, i Democratici fino alle cinque della sera marciano come un sol uomo sulla linea del governo tecnico, ma sul nome di Tremonti la ditta rischia di spaccarsi.
&lt;p&gt; La Bindi si spinge a dire che se il segretario non è stato sufficientemente chiaro è perché non vuole deludere chi, come Enrico Letta, un governo Tremonti lo vedrebbe bene, eccome. 
&lt;p&gt;Altri sottobanco ammettono che il Pd è disposto a tutto pur di evitare le urne. Ma Bersani scuote la testa: «Macchè, tutte storie, non abbiamo paura, vogliamo solo uscire da una fase durata sedici armi. Immaginate cosa succederebbe se tornassimo a votare con lo stesso film di Berlusconi che fa la sua solita campagna e noi lì a dire che è il peggio del peggio? Andrebbe a votare un terzo degli italiani e ll giorno dopo, sia che vinciamo, sia che perdiamo, saremo tutti sulla stessa barca, tutti vecchi».
&lt;p&gt;

Anche perché, questa minaccia del voto anticipato per il segretario del Pd è un'arma spuntata, perché «se vuole andare a votare il Cavaliere dovrà spiegare il suo fallimento. &lt;br /&gt;
Se il predellino gli è crollato sotto i piedi non può dare le colpe ad altri. Fini non può essere la scusa». 
&lt;p&gt;Piuttosto, «qui è in gioco l'assetto della democrazia» e proprio per questo «un grande partito come il Pd non può chiudersi nella boria ma deve pensare all'Italia con disponibilità e generosità». 
&lt;p&gt;E se quando gli si chiede di Tremonti, Bersani mette in guardia dal seguire «le piste sbagliate», forse pensando ad altri nomi di alto profilo fuori dai Palazzi della politica, quando gli si fa notare che un terzo polo scardinerebbe il bipolarismo, fissa i suoi paletti per non agitare i veltroniani: «Ormai è intimamente radicato nel paese, certo può essere migliorato, ma comunque prima del voto uno deve dire da che parte sta. E poi certo non mi metto a piangere se vedo Fini e Casini, che in questi anni sono stati più di là che di qua, mettersi in una direzione diversa».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=T79GS&quot;&gt;La Stampa - Bertini Carlo&lt;/a&gt;</summary>
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