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  <title>Openpolis - Argomento: precari</title>
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  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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  <title>Stefano Boeri: Disoccupazione. Le cifre reali sono più alte (E la mia proposta)</title>
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  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627042</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nelle statistiche non viene contata la cassa integrazione a zero ore che ha toccato di nuovo il picco massimo. Serve una riforma del mercato del lavoro e quella proposta da questo governo non va bene. Serve stabilità per i giovani.
&lt;p&gt;Sicuramente i dati sulla disoccupazione sono sottostimati perché abbiamo il fenomeno della cassa integrazione a 0 ore che è ancora molto esteso. Ce lo dimostrano i dati pubblici dell'Inps delle ultime settimane che sottolineano come la Cassa integrazione sia tornata ai massimi e se dovessimo tenere conto di queste persone, che di fatto non lavorano (anche se formalmente non sono disoccupate), la disoccupazione sarebbe più alta - come abbiamo dimostrato anche sul sito de La Voce - di circa due punti percentuali. Questo per quanto riguarda la disoccupazione in generale, se poi parliamo più semplicemente della disoccupazione giovanile si vede che la distanza, rispetto alla disoccupazione generale, è aumentata. Ci sono circa 26 punti di differenza, 2600 punti base di spread, se vogliamo usare questo termine, rispetto agli altri lavoratori. Senza dimenticare che ci sono molte forme di lavoro e di sott'occupazione tra i giovani, che risiedono nei contratti precari. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il dibattito sull'articolo 18 è stato molto forte in questi giorni. Ma è un problema reale? Se le aziende chiudono, le tutele dell'articolo 18 forse non hanno ragion d'essere. Che ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A mio avviso il problema oggi è un problema di bassa domanda che pesa tantissimo, pesa come un macigno sul mercato del lavoro. A questa si aggiunge la situazione specifica dei giovani, perché sale la disoccupazione complessiva, ma sale ancora di più quella dei giovani. Penso che sarebbe stato utile creare un canale di ingresso nel mercato del lavoro con delle tutele progressive per i giovani, per chi non ha ancora un contratto a tempo indeterminato. Questo avrebbe permesso di dare più prospettive ai giovani. La riforma del mercato del lavoro era una riforma importante da fare, anche se siamo tutti consapevoli del fatto che i problemi della nostra economia in questo momento sono problemi legati al fatto che c'è bassa domanda, che le condizioni dell'economia in generale sono difficili, e che tutto ciò ha poi degli effetti sul mercato del lavoro. Però ritengo sia importante comunque fare una riforma del mercato del lavoro, e mi sarei augurato una riforma diversa da quella che è adesso in discussione al Senato. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le aziende hanno difficoltà sotto 2 profili: quello della produzione, perché non producono tanto da riuscire a sopravvivere, e quello finanziario dell'accesso, limitato, al credito. Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda l'accesso al credito delle imprese credo sia un problema molto complicato. Una prima cosa da fare sarebbe davvero affrontare questa questione dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Lo Stato dovrebbe riconoscere il fatto. La pubblica amministrazione dovrebbe riconoscere di avere questi debiti contratti con le imprese così da dare la possibilità alle imprese stesse di accedere al sistema bancario e poter, in qualche modo, far anticipare queste somme. Poi bisogna un po' stimolare le piccole imprese che sono la statura portante della nostra economia, a creare dei consorzi e nell'ambito di questi concorsi cercare di trovare finanziamenti anche al di fuori del sistema bancario, mettendo delle obbligazioni. Ma ritengo anche che vadano fatte delle riforme nel sistema bancario perché abbiamo un sistema bancario strabico, che guarda più alla grande che alla piccola impresa e su questo bisogna sicuramente cercare di agire.

&lt;p&gt;&lt;b&gt;La mia proposta?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Semplice: eliminare tutti i contratti precari, inclusi gli stage (da riconoscere al più con stretto rigore numerico e temporale), e riconoscere la subordinazione alle partite iva con attività prevalente per un solo committente, sia anche un professionista (quanti studi professionali si avvalgono di collaboratori che di fatto sono dipendenti su cui vengono scaricati gli oneri contributivi?), il tutto senza escamotage. al contempo portare la tassazione sul lavoro ai minimi europei. solo così credo possano ripartire le assunzioni, i salari, e l'economia.
&lt;p&gt;Il grafico tra disoccupazione totale e giovanile a confronto su &lt;a href=&quot;http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003045.html&quot;&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cadoinpiedi.it/2012/05/03/disoccupazione_la_cifre_reali_sono_piu_alte.html#anchor&quot;&gt;cadoinpiedi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo D'ALEMA: &quot;La cancelliera Merkel  rappresenta l'Europa più egoista&quot;  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>627173</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;




&lt;b&gt;L’Italia, alla fine del 2011, ha fatto tremare l’Eurozona. Da allora sta risalendo lentamente la china al prezzo però di pesanti sacrifici. Un piano di austerità, l’aumento delle tasse, la riforma delle pensioni e oggi una riforma del lavoro che prevede incentivi per le assunzioni ma anche licenziamenti più facili. Per un uomo di sinistra quale Lei è, sono misure valide?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Devo dire che l’Italia ha fatto un passo in avanti molto importante: voglio dire che non abbiamo più il governo Berlusconi e sia per l’Italia sia per l’Eurozona si tratta di un’ottima notizia perché, a mio avviso, non era l’Italia era il governo Berlusconi ad esserne responsabile”.

&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Ma su ciò che viene fatto oggi, soprattutto questa riforma del lavoro…secondo Lei, introducendo maggiore flessibilità senza necessariamente rafforzare la rete di sicurezza, in un Paese in cui non esiste il salario minimo o dove le indennità di disoccupazione sono molto limitate e gli ammortizzatori sociali funzionano male, non è un rischio enorme?&lt;/b&gt;


&lt;p&gt;

“Il problema era la drammatica frattura, nel mercato del lavoro, tra i lavoratori più protetti e i giovani precari, che non hanno alcun diritto, alcuna protezione. La riforma ha due facce: da un lato il lavoro diventa più flessibile per coloro che erano più protetti, ma dall’altro porterà maggiore protezione per i giovani e i precari. A mio avviso il problema drammatico delle divisioni all’interno del mercato del lavoro, non posso dire che verrà risolto, ma con questa riforma sarà possibile fare un passo avanti”.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;L’Italia in generale non è troppo maltrattata dai mercati ma di recente i tassi d’interesse stanno tornando a crescere. Inoltre l’Italia ha un debito al 120% del Pil ed è in recessione. Lei, malgrado tutto, è convinto che siete fuori dalla crisi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“No, io penso che occorra considerare che abbiamo un problema europeo e non soltanto italiano. Ed è questo che negli ultimi giorni si sta verificando sui mercati europei”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Ma l’Italia fa parte delle maglie più fragili.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Certo, l’Italia è parte del problema. Ma occorre sottolineare due cose. Prima di tutto che l’Italia è un Paese ricco e che la ricchezza degli italiani è molto, molto più alta del debito. Ciò significa che abbiamo delle risorse interne al Paese. Secondo: nel passato abbiamo dimostrato, con i governi di Prodi e di Ciampi, con il centrosinistra, che è possibile ridurre la spesa pubblica. Noi abbiamo ridotto la spesa pubblica di cinque punti rispetto al governo di destra e senza toccare i diritti sociali fondamentali. E per il dopo occorre preparare un governo di centrosinistra”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Ci saranno delle elezioni nel Suo Paese l’anno prossimo. Esattamente come in Germania. A breve si terranno anche in Francia. Lei crede in un’alternanza in questi tre Paesi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Certo che sì. So che i mercati non amano molto le elezioni, giusto? A volte sembra perfino che la democrazia sia un peso insostenibile per i mercati finanziari ma penso che non spetti ai mercati decidere dei destini dei popoli. Sì, penso che occorra
un cambiamento perché i tre grandi Paesi europei, Francia, Italia e Germania, rappresentano duecento milioni di cittadini europei sui trecentotrenta milioni
della zona euro. Tre Paesi, ma ‘di peso’ potremmo dire”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;E ciò basterà in un’Europa che rimarrà dominata da governi di destra?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


“Questo non è vero. Secondo me le cose stanno cambiando. In Slovacchia, che è un piccolo Paese, la sinistra ha vinto. Anche in Slovenia la sinistra ha vinto. Voglio dire: sì l’Europa è dominata dalla destra e…vediamo tutti il risultato! Abbiamo bisogno di una strategia europea per la crescita, il che vuol dire investimenti europei, eurobond. Abbiamo bisogno di una garanzia europea sul debito. Il che non significa che ogni Paese debba pagare questo debito. Ma la forza dell’Europa può far abbassare i tassi d’interesse e liberare delle risorse per la crescita e senza regalare troppi soldi alla speculazione finanziaria”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Quindi qualcosa di irrealizzabile fin tanto che la Merkel rimarrà al suo posto…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì. Penso che la signora Merkel abbia avuto un ruolo molto negativo per l’Europa. Devo dirlo con molta sincerità. Davanti alla crisi ha un po’ rappresentato questa Europa egoista”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;“Una domanda su un tema completamente diverso. Un anno fa sessantatre persone in fuga dalla Libia sono morte di fame e di sete in un’imbarcazione alla deriva perché nessuno ha prestato loro soccorso. L’Italia ne era al corrente e non è intervenuta. Questo almeno è quel che dice un rapporto del Consiglio d’Europa che accusa anche la Nato. Com‘è che siamo arrivati a lasciar morire le persone pur di non doverle accogliere?”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Penso, e lo dicevo già all’epoca, che la politica sull’immigrazione condotta dal governo Berlusconi sia stata davvero una pagina nera della nostra storia così come l’accordo (per il rimpatrio dei clandestini) tra l’Italia e il regime di Gheddafi. I clandestini possono essere rimpatriati. Ma il problema è che prima di rimpatriarli occorre controllare se ci sono dei rifugiati che hanno il diritto di essere accolti”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;“Più in generale, non c‘è una divergenza sempre più evidente tra i discorsi che fa l’Europa, i valori che dice di portare avanti e il modo in cui tratta i migranti, i richiedenti asilo? L’Italia è in prima linea. Lei la vede questa contraddizione?”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Sì, sono d’accordo con Lei. E in più abbiamo bisogno degli immigrati. Perché se vogliamo mantenere un certo equilibrio tra i giovani e i pensionati, nei prossimi anni avremo sempre più bisogno di immigrati. La stessa Commissione europea ha dichiarato che nei prossimi quindici anni avremo bisogno all’incirca di una trentina di milioni d’immigrati. Io penso che sarebbe meglio avere una politica europea per l’immigrazione. Al momento non ce l’abbiamo. Lei parla dell’Italia ma io potrei dirle che la responsabilità è di Malta. Non hanno mai accolto nessuno. Quando intercettano un’imbarcazione, la sola cosa che fanno è indicarle la rotta per l’Italia”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://it.euronews.com/2012/04/12/d-alema-la-cancelliera-merkel-rappresenta-l-europa-piu-egoista/&quot;&gt;euronews - Audrey Tilve&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franca RAME: CARO MONTI, BASTA CON LE PURGHE</title>
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  <updated>2012-04-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626575</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Gentile prof. Monti,presidente del Consiglio del nostro governo,
&lt;p&gt;

gli italiani, quelli cosiddetti visibili al fisco, hanno accettato i sacrifici imposti dal Suo governo, ma ora avrebbero diritto a qualche soddisfazione. Invece non ci arriva nulla di buono.
&lt;p&gt;

Vero che, appena si è accomodato sulla poltrona di comando, Lei, reincarnazione di Berlusconi con la faccia onesta (solo la faccia…), s’è trovato  a nuotare in un debito pubblico di tutto rispetto, quasi 2 mila miliardi di euro. Ma non sarebbe stato meglio, in clima di sacrifici, se avesse drasticamente ridotto i costi della politica, invece di tarellare sulla testa i pensionati lasciandoli tramortiti e senza respiro?

&lt;p&gt;
Tra Camera e Senato, il nostro Paese (60 milioni di abitanti) può vantare 945 parlamentari con uno stipendio intorno ai 20.000 euro mensili. Gli Stati Uniti (310 milioni di abitanti) invece devono accontentarsi di 535 parlamentari, con uno stipendio  intorno ai 17.000 euro. E che dire dei cosiddetti “rimborsi elettorali”, se non che sono un insulto per la gente per bene?
&lt;p&gt;

Le famiglie italiane vivono una crisi furiosa, tant’è che in quest’ultimo anno c’è stata una diminuzione del 10% di consumo di benzina. In compenso i carburanti sono aumentati del 20%. Per Pasqua, ci dicono gli albergatori, milioni di famiglie hanno rinunciato a godersi qualche giorno di vacanza, le strutture turistiche sono in forte crisi. Sono stracolmi soltanto i ristoranti frequentati dagli “intoccabili”. &lt;br /&gt;
La crisi per loro è solo un fastidioso problema altrui.
&lt;p&gt;

E la burocrazia? Un macigno che colpisce milioni di persone: migliaia d’imprese che non riescono a bloccare il pericolo di fallimento… progetti che non si  concretizzano… posti di lavoro che sfumano.
&lt;p&gt;

Suicidi: si sono tolti la vita solo nel Nord-Est 30 imprenditori finanziariamente rovinati.
&lt;p&gt;

Sull’evasione fiscale: 13 miliardi di euro recuperati (o, meglio, accertati: il recupero è un’altra cosa) dalla Finanza negli ultimi mesi sono un buon risultato. Ma ce ne sono almeno altri 120-130 all’anno sui quali mettere le mani. E, per farlo, non bastano i blitz tipo Cortina. Bisognerebbe avere il coraggio di instaurare il sistema fiscale americano: tanto guadagno, tanto spendo, tanto detraggo ed ecco l’utile su cui pago le tasse. Già, ma poi si scontenta la borghesia… la classe dominante… quindi…giù calci nelle genvive…
&lt;p&gt;

Le grandi industrie straniere non si sentono attratte dall’idea di investire nel nostro Paese per le difficoltà imposte dalla nostra burocrazia, dal pericolo della mafia e dalla corruzione.
&lt;p&gt;

Un imprenditore che avesse l’idea di importare merce o macchinari dall’estero è spesso costretto ad anticipare l’intero pagamento.&lt;br /&gt;


Agl’italiani non si fa credito anche perché, in caso di contestazione, i commercianti stranieri sono spaventati dall’idea di impelagarsi nella nostra rete giudiziaria, lentissima e colma di sorprese metafisiche.&lt;br /&gt;


Aggiunga poi, gentile presidente, che ogni uomo d’affari straniero è bene al corrente del fatto che il mercato e lo Stato italiano perdono 60 miliardi all’anno causa la corruzione. Come può dar fiducia un Paese del genere?
&lt;p&gt;

Capisco che Lei, tentando di presentare una legge che funzioni veramente contro i corrotti, si trovi un’opposizione violenta da parte di tutta la destra, Pdl in testa. Ma non si può accettare il ricatto di chi a ogni votazione ripete la solita minaccia: o fai come dico o ti stacco la spina. Anche perché in questo caso, il danno economico diretto è solo una parte del disastro: la corruzione non aumenta solo i costi, uccide le imprese oneste causando un degrado della loro qualità etica, e colpisce pure la professionalità del Sistema Italia: chi è bravo a corrompere difficilmente è anche capace di far bene il suo mestiere.
&lt;p&gt;

Importanti economisti liberali avvertono che, se non si cambia programma a partire dalle tasse che ricadono quasi esclusivamente sul lavoro, rischiamo di suscitare gesti incontrollabili tra le categorie più vessate. E la recessione si avvita su se stessa. Invece voi siete sempre lì blaterare sull’articolo 18.  Ma, invece di trovare il modo di facilitare ancor di più i licenziamenti, perché non vi occupate di facilitare le assunzioni? Per esempio mettendo mano alla madre di tutti gli sprechi: quello energetico. L’ha detto persino Squinzi, prossimo presidente di Confindustria: “Non è l’articolo 18 a fermare lo sviluppo del Paese, ma la burocrazia, la mancanza di infrastrutture, il costo eccessivo dell’energia”. 
&lt;p&gt;E’ ridicolo che l’Italia abbia un decimo dei pannelli solari per l’acqua calda della Germania (che ha molto meno sole di noi). Se non si promuove una vera e propria cultura del risparmio energetico e delle energie alternative, a cominciare dalle scuole, dalle imprese e dalle famiglie, non si potrà mai realizzare il vantaggio che porterebbe una simile azione globale: cioè arrivare a risparmiare più di 100 miliardi l’anno.
&lt;p&gt;

L’assurdo poi è che già oggi siamo il quinto paese in Europa nell’uso di tecnologie alternative. Nel 2010 l’Italia abbiamo prodotto circa il 22% del fabbisogno nazionale lordo di elettricità da fonti rinnovabili. Quindi i presupposti per cambiare drasticamente il modo di organizzare la ripresa ci sono eccome. Bisogna solo convincere voi, pregiati tecnici, di incentivarla.

&lt;p&gt;
E che dire dei 90 cacciabombardieri Lockheed F-35, detti “distruttori immediati”, ordinati dal megalomane Berlusconi e da Lei lasciati sul collo dei contribuenti italiani? Ci costeranno 12 miliardi, più il doppio per la gestione e la manutenzione. Col denaro previsto per uno solo di questi sofisticati mostri volanti, risolveremmo i problemi di migliaia di cassintegrati, pensionati, precari, detenuti, laureandi in cerca di lavoro.
&lt;p&gt;

Ho ascoltato a Report la ministra Fornero, sempre elegante nei suoi completini (quella che piange, ma non sorride mai): “Non siamo stati chiamati per distribuire caramelle”. E m’è venuto voglia di risponderle: “Signora ministra, le sue caramelle non ci interessano… Lei ha già dato molto al popolo italiano: pasticche purgative in abbondanza… siamo tutti accomodati sulla tazza in bagno, con una dissenteria inarrestabile, pensando a lei! Grazie”.
&lt;p&gt;

Gentile prof. Monti, il Suo governo è arrivato al punto in cui o ha il coraggio di fare qualche cosa di concreto per rilanciare l’economia, facendo pagare la crisi a chi non paga mai anziché a chi paga sempre, oppure dovrà subire la giusta ira delle piazze.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D59YX&quot;&gt;il Fatto Quotidiano &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: &quot;Il premier ha violato la promessa di non toccare i contratti in vigore&quot;  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/25/dario-franceschini/il-premier-ha-violato-la-promessa-di-non-toccare-i-contratti-in-vigore-intervista/626057"></link>
  <updated>2012-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626057</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;Il premier ha violato la promessa di non toccare i contratti in vigore&quot;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Lo disse in Senato. Si torni a quella traccia. Tanti lavoratori si chiedono: anch'io rischio di essere licenziato? È un errore creare queste paure. E rischiamo di avere dichiarazioni di crisi pretestuose per tagliare posti. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il testo sul lavoro è chiuso. Ha detto Monti: &quot;Su questo non si tratta&quot;. Non crede che il Pd si illuda di poter cambiare l'articolo 18, onorevole Franceschini? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Monti ha detto di riferirsi al fatto che il governo non intende riaprire la trattativa con le parti sociali. Assicura però, e non poteva essere diversamente, che sarà il Parlamento a decidere se approvare la riforma del lavoro in blocco, respingerla o correggerla. Il Pd è impegnato a correggerla. Quella norma così com'è non passerà. Abbiamo sostenuto subito che ci doveva essere un disegno di legge, e non un decreto legge. Non per prendere tempo - perché anche un ddl si può approvare in fretta, con una corsia preferenziale - ma perché con un decreto le norme sarebbero entrate in vigore immediatamente, compresa quella sbagliata sull'articolo 18. Invece siamo convinti che il Parlamento la modificherà. Siamo del resto in un sistema parlamentare, in cui è il governo a rispondere al Parlamento e non viceversa&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però riformare il mercato del lavoro era la mission del governo Monti? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Noi sosteniamo le cose che stanno nel patto costituente di questo governo. Monti sa che le parole pronunciate in Parlamento sono sempre come pietre. Ma se sono le parole del discorso di insediamento - su cui il governo ha ottenuto la prima fiducia costitutiva - sono ancora più pesanti. Il 17 novembre del 2011 in Senato, Monti disse a proposito di mercato del lavoro: &quot;In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere&quot;. Lo stenografico dopo questa frase riporta: &quot;Applausi dei deputati del Pd e del Pdl&quot;. È la nuova norma sull'articolo 18 ora a differenziarsi da quella linea, non noi. Non è vietato discostarsi, ma solo con l'accordo delle forze politiche che hanno fatto nascere il governo&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi, qual è il punto di mediazione sull'articolo 18? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Si può lavorare proprio su quella traccia, differenziando le regole per i nuovi assunti da quelle per i contratti già in essere. Per questi si può arrivare al massimo al modello tedesco che prevede di fronte al licenziamento per ragioni economiche il ricorso al giudice, il quale può decidere tra indennizzo o reintegro&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lo scontro in atto - con lo sciopero annunciato dalla Cgil, il pressing del Pd - indeboliscono il governo, come sostiene Alfano? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Nessuno mette in discussione il sostegno al governo. Una democrazia parlamentare si basa sul rapporto tra l'esecutivo e la maggioranza che lo sostiene. E penso che il cambiamento di quella norma sui licenziamenti per motivi economici non possa avvenire con maggioranze occasionali: né riproponendo la vecchia opposizione più la Lega, né con un arco di forze contro il Pd&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il Pdl invita a un impegno per chiudere entro l'estate. I Democratici se la sentono di prenderlo? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Assolutamente sì. Il testo modificato potrebbe essere approvato entro gli stessi termini di un decreto legge&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Realisticamente, quali margini ci sono per cambiare il provvedimento? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Tutti i precedenti decreti del governo, dal &quot;Salva Italia&quot; alle liberalizzazioni, sono stati modificati e migliorati dal Parlamento. Sarà così anche questa volta. Non è una minaccia, è il rispetto delle regole costituzionali. Sono convinto che più passa il tempo e più si esce dalla lettura in base alle diverse posizioni dei partiti e dei sindacati, e si passa al merito di cosa produce questa norma. Sarà il semplice buonsenso a far capire che è sbagliata. Non a caso anche la Cisl, poi la Uil, l'Ugl, e la Cei via via hanno sostenuto che serve il reintegro&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In cosa la norma è sbagliata, secondo lei? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;La norma è sbagliata sia per gli effetti individuali che produce sia per l'impatto psicologico in un paese già impaurito. Crea una situazione in cui la più forte della due parti, il datore di lavoro, stabilisce unilateralmente la propria situazione di difficoltà economica che gli consente di licenziare. Al lavoratore, resta la possibilità di ricorrere al giudice al massimo per ottenere un indennizzo. È evidente che potranno esserci pretestuose dichiarazioni di crisi per poter licenziare. Siamo un paese in piena crisi. Il problema italiano è stabilizzare i precari, non precarizzare gli stabili&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7031&quot;&gt;Intervista a Dario Fraceschini – La Repubblica&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7031&quot;&gt;La Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Il fine da perseguire è stabilizzare i precari, non &quot;precarizzare&quot; gli stabili</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/24/dario-franceschini/il-fine-da-perseguire-%C3%A8-stabilizzare-i-precari-non-precarizzare-gli-stabili/626055"></link>
  <updated>2012-03-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Il fine da perseguire è quello di stabilizzare i precari, non quello di &quot;precarizzare&quot; gli stabili&quot;: con questo gioco di parole il capogruppo Pd alla Camera dei deputati &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; ha annunciato, in mattinata, da Castelnuovo Rangone, la prossima battaglia del Partito democratico, quella di mutare in meglio quelle norme contenute nella riforma del mercato del lavoro che rischiano di aggiungere nuove paure a un paese in difficoltà economica.
&lt;p&gt;
&quot;L'obiettivo della riforma - ha detto Franceschini - è quello di dare certezze, non certo creare l'effetto opposto&quot;. Il capogruppo Pd alla Camera non ha esitato a definire la norma sui licenziamenti economici come un &quot;errore&quot; all'interno di una riforma che contiene, invece, tante delle richieste dei Democratici, a partire da quell'assioma &quot;il lavoro precario deve costare di più di quello stabile&quot; che faceva parte dello stesso programma del Pd. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; era a Castelnuovo per &quot;tenere a battesimo&quot; l'avvio ufficiale della campagna elettorale del candidato a sindaco del centro-sinistra Carlo Bruzzi.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7028&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Le parole del Presidente della Repubblica spingono tutti alla ragionevolezza</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/23/dario-franceschini/le-parole-del-presidente-della-repubblica-spingono-tutti-alla-ragionevolezza/626056"></link>
  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626056</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Le parole del Presidente della Repubblica sono sempre parole che spingono tutti al buon senso e alla ragionevolezza&quot;. Così commenta le parole di Napolitano che, questa mattina, ha dichiarato che non vi sarà una valanga di licenziamenti a seguito della riforma del lavoro, il capogruppo del Partito Democratico alla Camera, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, questo pomeriggio a Lucca, per un incontro a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra, Alessandro Tambellini.

&lt;p&gt;
&quot;Noi riteniamo - ha detto &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - che la norma contenuta nel disegno di legge che il Governo ha appena approvato e che prevede la possibilità di licenziare in caso di problemi economici dell'azienda, avendo come possibile conseguenza solo l'indennizzo e non il reintegro, non vada bene. Crea uno stato di precarietà in milioni di persone e molti rischi nella sua concreta applicazione e, quindi, noi, in Parlamento, ci applicheremo per modificarla&quot;.  
&lt;p&gt;

Questa, però, non è &quot;una minaccia di nessun tipo - come spiega il capogruppo PD alla Camera -, ma è una constatazione che queste sono le nostre regole costituzionali. Tutti i provvedimenti che il Governo Monti ha mandato in Parlamento anche sotto forma di decreti sono stati cambiati e migliorati dal Parlamento e sarà così anche questa volta&quot;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7027&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Lavoro: Cgia Mestre, busta paga precari è di 836 euro al mese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/06/giuseppe-bortolussi/lavoro-cgia-mestre-busta-paga-precari-%C3%A8-di-836-euro-al-mese/624285"></link>
  <updated>2012-02-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624285</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Su un totale di oltre 3.315.000 lavoratori senza un contratto di lavoro stabile - esordisce il segretario della CGIA di Mestre - quasi 1.289.000, pari al 38,9% del totale, non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell'obbligo.
&lt;p&gt; Questi precari con basso titolo di studio sono in questa fase di crisi economica quelli più a rischio. Nella stragrande maggioranza dei casi svolgono mansioni molto pesanti da un punto di vista fisico e sono occupati soprattutto nel settore alberghiero, in quello della ristorazione e nell'agricoltura. 
&lt;p&gt;Per questo ritengo che i percorsi formativi debbano essere posti al centro di un seria riflessione tra i politici e gli addetti ai lavori, affinchè vengano si individuino delle risposte in grado di avvicinare in maniera più costruttiva l'attività formativa e il mondo delle imprese».
&lt;p&gt;Un lavoratore precario percepisce mediamente 836 euro al mese, solo il 15% ha una laurea, la Pubblica amministrazione è il suo principale datore di lavoro e nella maggioranza dei casi lavora nel Mezzogiorno (35,18% del totale). 
&lt;p&gt;Secondo l'analisi della CGIA di Mestre l'identikit del lavoratore precario italiano include le seguenti tipologie di occupati: i dipendenti a temine involontari; i dipendenti part time involontari; i collaboratori che presentano contemporaneamente 3 vincoli di subordinazione, monocommittenza, utilizzo dei mezzi dell'azienda e imposizione dell'orario di lavoro; i liberi professionisti e lavoratori in proprio (le cosiddette Partite Iva) che presentano in contemporanea i 3 vincoli di subordinazione descritti nel punto precedente.

&lt;p&gt;
In termini assoluti l'esercito dei precari è pari a 3.315.580 unità, e la retribuzione netta mensile media tra i giovani con meno di 34 anni è di 836 euro. Questa retribuzione sale a 927 euro mensili per i maschi e scende a 759 euro per le donne. La CGIA tiene a precisare che questi importi escludono altre mensilità (tredicesima, quattordicesima, etc.) e le voci accessorie percepite regolarmente tutti i mesi, come ad esempio i premi di produttività, le indennità per missioni, etc.. 
&lt;p&gt;Per quanto riguarda il titolo di studio, quasi uno su due (per l'esattezza il 46% del totale) ha un diploma di scuola media superiore, il 39% circa ha concluso il percorso scolastico con il conseguimento della licenza media e solo il 15,1% è in possesso di una laurea.

&lt;p&gt;La più alta concentrazione di lavoratori precari italiani è nel Pubblico impiego. Infatti, nella scuola e nella sanità ne troviamo 514.814, nei servizi pubblici e in quelli sociali 477.299. Se includiamo anche i 119.000 circa che sono occupati direttamente nella Pubblica amministrazione (Stato, Regioni, Enti locali, etc.), il 34% del totale dei precari italiani è alle dipendenze del Pubblico (praticamente uno su tre). Gli altri settori che registrano una forte presenza di questi lavoratori atipici sono il commercio (436.842), i servizi alle imprese (414.672) e gli alberghi ed i ristoranti (337.379).
&lt;p&gt;

A livello territoriale è il Sud che ne conta il numero maggiore. Se oltre 1.108.000 precari lavorano nel Mezzogiorno (pari al 35,18% del totale), le realtà più coinvolte, prendendo come riferimento l'incidenza percentuale di questi lavoratori sul totale degli occupati a livello regionale, sono la Calabria (21,2%), la Sardegna (20,4%), la Sicilia (19,9%) e la Puglia (19,8%).&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-Lavoro__Cgia_Mestre__busta_paga_precari_e__di_836_euro_al_mese-1121315-ECO.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Riforma del lavoro, attenzione alle pari opportunità</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/25/delia-murer/riforma-del-lavoro-attenzione-alle-pari-opportunit%C3%A0/623613"></link>
  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623613</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Governo, insieme alle parti sociali, ha avviato il tavolo di discussione e di elaborazione per una riforma del mercato del lavoro. Si tratta di uno snodo fondamentale per modernizzare il Paese e consentire all’Italia di governare meglio questa insidiosa crisi economica internazionale. Si parla di riforma della cassa integrazione, di redditi più alti per i precari, di nuovi ammortizzatori sociali, di costo del lavoro e di produttività.
&lt;p&gt;
Inutile, in questa fase, commentare le indiscrezioni sulle misure che sono in cantiere. Non c’è ancora una traccia precisa ed è bene rinviare ogni commento a quando il Governo avrà presentato, con chiarezza, una sua proposta organica. Il Partito Democratico è impegnato, però, nel suo sostegno al Governo, a segnalare con forza il grosso disagio che attraversa il mercato del lavoro e in particolare le categorie più deboli, più esposte alla crisi. Parliamo di chi perde il posto di lavoro, di chi è disoccupato da troppo tempo, di chi entra sul mercato dalla porta secondaria della precarietà e, invece di progredire, rimane sempre su quell’uscio incerto che ne condiziona la realizzazione personale e professionale. Tra i temi su cui faremo una battaglia c’è sicuramente il lavoro delle donne, questa difficile frontiera che vede le donne dover conciliare faticosamente i vari ruoli a cui sono chiamate, doverlo fare in condizioni più difficili, con meno prospettive di carriera, con meno retribuzione, pur avendo più competenze e preparazione. Dati drammatici, in questo senso, sono emersi di recente nel rapporto ombra Cedaw, uno studio sull’applicazione della Convenzione internazionale sui diritti delle donne per garantire pari opportunità in ambito sia pubblico che privato. La ricerca, condotta da associazioni e organizzazioni, è stata presentata qualche giorno fa alla Camera dei deputati con una iniziativa chiamata “Lavori in Corsa”.  
&lt;p&gt;Diversi i dati che colpiscono. La pensione delle donne è mediamente più bassa del 30,5% rispetto a quella degli uomini: gli uomini rappresentano il 47% dei pensionati ma incassano il 56% del “monte pensioni”.  Le studentesse rappresentano il 58% dei laureati, ma le ricercatrici universitarie sono il 40%, le professoresse associate il 32%, le ordinarie solo il 14% e sono 2 le uniche donne rettore in tutta Italia.
Una donna su due non cerca lavoro, e nelle Regioni del Sud il tasso raggiunge picchi del 63%. In Italia oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità: solo nel 2010 per questo motivo 800 mila donne sono uscite dal mercato del lavoro. 
&lt;p&gt;Infine c’è il problema delle ‘dimissioni in bianco’, una pratica usata dai datori di lavoro per licenziare le lavoratrici che finiscono in maternità.&lt;br /&gt;
 Si calcola che un lavoratore su quattro abbia conosciuto questa cosa almeno una volta nella sua vita professionale. 
&lt;p&gt;Il quindici per cento dei contratti a tempo indeterminato viene accompagnato dalla “richiesta” di firmare contestualmente anche le dimissioni in bianco.&lt;br /&gt;
 Nel 90 % dei casi queste vengono depositate quando una lavoratrice ha una gravidanza. Per porre fine a questa terribile pratica, nel 2007 il Parlamento italiano aveva approvato una legge in base a una direttiva europea. Era la legge 188. E imponeva l'obbligo di redigere le dimissioni su un apposito modello informatico, predisposto e reso disponibile da uffici autorizzati, impedendo, quindi, di poter conservare le dimissioni in bianco e poterle depositare a piacimento del datore di lavoro. Il governo Berlusconi, purtroppo, ha cancellato quella norma nel giugno del 2008. Il tema deve assolutamente tornare nell’agenda del Governo. Il Ministro Fornero ha detto che la questione è allo studio del suo Ministero ma ha escluso, in un question time al Senato, il ritorno della legge 188. Il Pd, invece, deve fare una battaglia proprio per il ripristino di quella legge, che rappresenta l’unico strumento in grado di debellare una pratica selvaggia, inumana e antidemocratica. In questo senso segnalo che è cominciata in Commissione Lavoro alla Camera l’esame di una Proposta di legge di cui sono firmataria che mira proprio a ripristinare la norma cancellata.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=371%3Ariforma-del-lavoro-attenzione-alle-pari-opportunita&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Sinistra, commentare non basta»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/02/paolo-ferrero/%C2%ABsinistra-commentare-non-basta%C2%BB-intervista/622209"></link>
  <updated>2011-12-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622209</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Serve un'opposizione costituente, Vendola sa che ormai l'Ulivo è dietro le spalle. Il Pd sta facendo un errore drammatico. Monti sostiene la cancelliera Merkel, che lavora a solo vantaggio della Germania, sulla linea che ha portato i greci al crack».
&lt;p&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;Segretario Ferrero, oggi si apre il congresso del Prc a Napoli, una delle capitali della 'primavera dei sindaci'. A Milano Pisapia ha avuto un inciampo. Ma anche De Magistris a Napoli ha avuto scontri con i sindacati e con gli ambientalisti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Napoli non è il regno dei cieli, ma se il punto è come si costruisce una sinistra antiliberista, Napoli è senz'altro la punta più avanzata.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Milano e Pisapia lo sono meno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Noi l'Expo non l'abbiamo votata perché non c'è una discontinuità netta con la giunta Moratti. A Napoli, sull'acqua e sugli inceneritori, c'è.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Rivolgete l'ennesimo appello all'unità a Vendola. Fin qui vi ha risposto no. Perché insistete?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Perché nel paese c'è una domanda di unità a sinistra di cui non possiamo non farci interpreti. Una domanda che condividiamo: serve una sinistra che sappia cambiare il paese, non che faccia la commentatrice politica. Sel sa che ormai le primarie sono uscite di scena, che non siamo alla vigilia del voto ma in pieno governo di destra tecnocratica che ha come unica opposizione la destra populista della Lega. Serve un'opposizione di sinistra efficace.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche il Prc si sente inefficace?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Siamo ben al di sotto del necessario. Ma è un problema che riguarda anche il sindacato, i comitati, le associazioni. Per questo, accanto all'unità della sinistra, proponiamo la Costituente dei beni comuni e del lavoro, un'opposizione a Monti che parta dalle persone al di là della loro collocazione politica e che serva ad allargare i bene comuni. Una rete fra tutte le realtà che si muovono sull'acqua, sul No Tav, sul lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La ministra del welfare Fornero alle sue prime uscite ha fatto una buona impressione ai sindacati.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Fornero usa parole felpate, ma lo stile è cambiato, la sostanza no. E la sostanza è l'abolizione delle pensioni di anzianità, il blocco del recupero dell'inflazione e il passaggio di tutti al contributivo: tre stangate.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei è contro la parola d'ordine 'accelerare'?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì, se si accelerano le politiche liberiste. No, se blocchiamo la speculazione finanziaria facendo acquistare i titoli di stato direttamente dalla Bce. Con Merkel, Monti appoggia la destra più liberista d'Europa. Quella che ha portato la Grecia al crack. Monti dovrebbe denunciare che le imprese tedesche hanno interesse ad arraffare nelle nostre privatizzazioni. E che abbassando il costo del lavoro italiano, rendiamo più competitive le aziende tedesche che usano le nostre nel subappalto. L'Argentina ha scelto un'altra strada e si è risollevata. La manovra aggrava la recessione, riduce i salari e i consumi. Il Pd avrà enormi contraddizioni. Ma ha fatto un errore drammatico a sostenere Monti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Crede che il Pd avrà contraccolpi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Si vedono già. I sindacati stoppano. Da destra chiedono di più, e nella dialettica alla fine la manovra resterà quella di Monti. Questo non è un governo di unità nazionale: è un commissariamento da parte della Bce e della Germania, i partiti solo convocati a votare. E la destra vota con una mano e tiene l'altra libera.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Mai più con il Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ogni proposta si avanza dentro una fase. Oggi serve il massimo di dissenso da sinistra per evitare che demoliscano le pensioni. La sinistra deve entrare in campo, come la Linke in Germania.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Pensa a una sinistra piccola e non governante?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

La penso grande e capace di cambiare le carte in tavola. Noi abbiamo molte risposte alla crisi: una politica europea che metta la mordacchia alla speculazione, l'intervento pubblico per la riconversione ambientale e sociale, usare i soldi della Tav e del Ponte sullo Stretto per il riassetto idrogeologico, quelli delle spese militari per i precari della pubblica amministrazione. Tutte risposte mature nel buon senso sociale. Ripeto, non si può stare a guardare e fare i commentatori.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ce l'ha ancora con Vendola?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

No, anche con noi. Divisi siamo deboli. Se la crisi è costituente, e cioè cambierà tutto, il governo è costituente, cioè ha intenzione di cambiare tutto, anche l'opposizione deve essere costituente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Monti e Berlusconi sono uguali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

No, stile a parte. Berlusconi è la destra populistica, e quando si è dimesso ho festeggiato. Monti è la destra della tecnocrazia europea. L'esponente delle neoliberismo più classico che ci ha portate alla crisi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il ministro Passera con una telefonata ha sbloccato la vertenza di Termini Imerese. C'è una differenza rispetto a Sacconi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Il risultato è che quell'azienda è chiusa e il nuovo proprietario non offre alcuna garanzia. Certo, meglio la telefonata di Passera che niente. Ma il dato drammatico non cambia.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17P5M9&quot;&gt;il Manifesto - Daniela Preziosi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: «Questo governo fa ripianare i conti  ai lavoratori, ai precari e le fasce deboli»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/26/antonio-di-pietro/%C2%ABquesto-governo-fa-ripianare-i-conti-ai-lavoratori-ai-precari-e-le-fasce-deboli%C2%BB/617697"></link>
  <updated>2011-10-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617697</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Per questo governo ladro a ripianare i conti devono essere i lavoratori, i precari e le fasce deboli e non gli approfittatori e gli evasori della Casta. Ancora una volta, si dimostra che chi è al governo non vuole la pace ma lo scontro sociale. Ecco perchè è estremamente necessario che chi ha forza, responsabilità, senso delle istituzioni, anche all'interno di questo Parlamento, spenga la luce e faccia finire la legislatura prima che lo scontro aumenti».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_26/reazioni-lettera_7f92b718-0004-11e1-9c44-5417ae399559.shtml&quot;&gt;corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCO PIOBBICHI: Crisi e rivoluzione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/07/francesco-piobbichi/crisi-e-rivoluzione/609244"></link>
  <updated>2011-09-07T00:00:00Z</updated>
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  </author>
  <id>609244</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Mi colpisce molto la rapidità con la quale le classi dominanti europee hanno manomesso la democrazia sociale del vecchio continente. Mi colpisce il fatto che decenni di conquiste sociali siano state portate via cosi facilmente attraverso l'espropriazione della sovranità economica dei singoli stati in nome degli indici di Bruxelles. 
&lt;p&gt;L'inserimento del vincolo di bilancio nella Costituzione, votato ‘bipartisan’ dalla Spagna, che verrà votato giovedì prossimo anche dal nostro Governo ne è l'ultimo esempio. Quando un anno e mezzo fa, facendo nascere controlacrisi.org parlavamo di colpo di stato monetario, della crisi come elemento costituente di nuove gerarchie sociali, la maggior parte della sinistra era impegnata a discutere di altro. 
&lt;p&gt;Mentre le classi dominanti chiudevano l'architettura istituzionale europea in maniera tale da rendere un “macellaio sociale” chiunque succederà a Berlusconi, noi eravamo rinchiusi in un dibattito provinciale che di fatto ha oscurato alla popolazione italiana cosa firmavano Tremonti e Napolitano in Europa. 
&lt;p&gt;Per carità, questo Governo è infame e classista e prima ce ne liberiamo meglio è per tutti, ma il rischio concreto è che il prossimo non sarà meno servo dei banchieri di quanto lo è l’attuale. Lo sarà per impossibilità materiale rispetto alla possibilità di mutare i rapporti di forza nel quadro dato a livello internazionale. &lt;br /&gt;
Primo, perchè è pressochè impossibile intervenire politicamente per modificare il patto di stabilità appena revisionato che ci costringe al rientro forzato del debito.
Secondo, perchè l'accresciuto potere del tutto politico ed arbitrario della BCE sta dimostrando come e quanto sia simbiotico l'intreccio tra speculazione, austerity e ristrutturazione capitalista. 
&lt;p&gt;Ieri sera Giorgio Napolitano ha proposto, dopo il diktat di Trichet/Draghi, una manovra TRIS, trovando la disponibilità di Casini e Letta e riuscendo ad ottenere in zona Cesarini ulteriori modifiche sulle pensioni e l'Iva. 
&lt;p&gt;Messa in questo quadro la situazione italiana sembra indirizzarsi velocemente verso quella greca: intervento della BCE in cambio di austerity, austerity che determina stagnazione. 
&lt;p&gt;La maionese impazzita delle ricette degli schieramenti politici per uscire da questa situazione, in cui tutti dicono tutto, è la conferma della profondità della crisi sia a livello nazionale che continentale. 
&lt;p&gt;
Si vuol bloccare la speculazione attaccando le pensioni, si parla di Eurobond oramai fuori tempo massimo, di patrimoniale senza applicarla, e il ‘più Europa’ che tutti invocano sembra essere più un mantra che un progetto vero e proprio. Primo perchè questa Europa non è neutra nella sua costituzione materiale fatta e cucita sulle richieste liberiste, secondo perchè questa Europa ha una guida franco prussiana che, pur essendo in competizione con i tecnocrati di Bruxelles, produce una gerarchia economica tra paesi centrali e periferici. 
&lt;p&gt;La crisi è pertanto costituente perchè produce un nuovo modello sociale in cui il lavoro ed i beni comuni sono variabili rispetto alla competizione liberista globale.
 Terzo perchè come ho detto prima la leva del debito e della speculazione è un ricatto dal quale non si esce facilmente con un impianto “riformista” sempre poi che questa parola abbia senso. Per questi motivi, ritengo che occorre predisporre un progetto politico per far saltare l'Europa al di fuori di ogni elemento di compromesso con le classi dominanti. 
&lt;p&gt;Hanno dichiarato guerra al nostro popolo, alle conquiste sociali, alla nostra sovranità economica, alla nostra democrazia costituzionale dopo aver causato una crisi per fame di profitto. E' necessario rispondere a questo con un salto di qualità nella nostra discussione politica. Con il peso che questa parola porta con sè, ritengo che occorre rimettere al centro il tema della rivoluzione legandola al tema della democrazia. La necessarietà di costruire un movimento antisistemico in grado di essere egemonico tra le classi popolari che vivono il morso pesante della ristrutturazione capitalista e vedono nell'Europa un avversario, impone la rimessa al centro della rottura con il sistema economico e politico dominante.
&lt;p&gt; Oggi noi dobbiamo riconoscere lo spazio politico euromediterraneo come luogo per la ricostruzione di un nuovo processo politico in cui ridefinire un progetto di lungo termine, ma al tempo stesso, qui ed ora, dobbiamo essere più antieuropeisti degli antieuropeisti e costruire, dentro la scissione tra democrazia e profitto maturatasi a Bruxelles, un nesso tra democrazia, diritti del lavoro, beni comuni.
&lt;p&gt; Oggi, non abbiamo né un progetto politico né una forma organizzativa per produrre questo scarto. Il tema della rivoluzione è di nuovo davanti a noi, ma noi non siamo adeguati per affrontarlo. Alle rivolte che accendono le notti del vecchio continente che a quelle della sponda sud del Mare Mediterraneo che non sono per nulla concluse occorre rispondere politicamente con un progetto comune. 
&lt;p&gt;Oggi noi abbiamo bisogno innanzitutto di costruire una risposta politica credibile sia alla idea malsana di ridurre il danno tramite il governo che finisce di fatto, per i rapporti di forza dati, per spingere a destra le classi popolari com'è successo fino ad ora. Sia rispetto alle esplosioni della collera del popolo, le quali, seppur positive perchè rompono l'ideologia del pensiero unico, rischiano senza un progetto alternativo di essere poi metabolizzate dal sistema dominante. La crisi non è semplicemente crisi economica. Come abbiamo detto essa è crisi democratica, della rappresentanza parlamentare espropriata del potere di incidere in campo economico. Il sentimento di massa contro la casta ne è l'esempio principale. 
&lt;p&gt;La politica è impotente rispetto all'economia e viene percepita come parassitaria. Il rischio che nella crisi emergano nuove forme di plebiscitarismo autoritario è reale e concreto, Mario Draghi di fatto conta più di Berlusconi. In questo quadro il modello del partito istituzionale va lasciato alla sua sconfitta storica, mentre occorre concepire il modello del partito sociale come proposta da mettere in campo alla fase che stiamo attraversando. 
&lt;p&gt;Per questa fase che si apre, con fortissime tensioni sociali imposte dalla ristrutturazione capitalista, non ci serve un partito leggero, né tantomeno il partito incentrato esclusivamente sulle cariche pubbliche che si rivede ogni 5 anni prima delle elezioni. Pur non abbandonando il principio della rappresentanza che sarebbe, questo sì, il regalo più grande che faremmo ai padroni che da sempre vogliono cancellarci con sbarramenti e bipolarismo maggioritario, quello che ci serve è un partito connettivo, utile, radicato, popolare e meticcio. &lt;br /&gt;
Parlo di partito connettivo perchè riconosciamo la nostra insufficienza, perchè non vogliamo rappresentare i movimenti rifacendo l'errore del dopo Genova, ma cooperare con le forze sociali in mobilitazione misurando la nostra capacità di egemonia in un processo aperto e plurale che favorisce elementi di autorganizzazione ed autonomia.
&lt;p&gt; In questo spazio, nei tempi e nei modi adeguati, andrebbe collocata la proposta della costituente dei beni comuni, come luogo principale di connessione fra realtà che funzionano come una grande forza di cooperazione politica antisistemica. &lt;br /&gt;
La costituente dei beni comuni come forza cooperante del nuovo intellettuale collettivo nato dalle realtà sociali in mobilitazione, è forse il terreno con il quale ricostruire un progetto di alternativa di società. Parlo di partito utile perchè la crisi sta dissolvendo progressivamente lo stato sociale, e sta indebolendo (se non cancellando) il potere di acquisto del nostro blocco sociale. 
&lt;p&gt;Il partito utile è il partito della quotidianità, partiamo dalle buone pratiche di mutualismo prodotte e allarghiamole. Le pratiche sociali dovranno essere il punto principale con il quale concepire la nostra militanza e ricostruire senso all'azione collettiva. Parlo di neomutualismo in una funzione rivoluzionaria così come lo è stato quello dei fasci siciliani sul finire dell'800 che concepirono la loro azione non per ritagliarsi una nicchia dentro il sistema dominante (come in parte fece invece il partito socialista) ma in un'azione solidale già immediatamente rivoluzionaria, che costruisce solidarietà tra pari con una chiara funzione antisistemica. 
&lt;p&gt;
Parlo di partito radicato, perchè dobbiamo essere nel posto giusto al momento giusto, nei territori e nelle zone dove la politica non c'è più. Parlo di partito popolare, perchè al populismo ed alla cancellazione dell'azione collettiva in nome del plebiscitarismo dobbiamo opporre un processo politico che dia voce e possibilità di organizzazione immediata al popolo della crisi. Un processo democratico che costruisce il partito sociale come strumento per l'emancipazione collettiva dentro e contro la crisi della politica. 
&lt;p&gt;
Parlo di partito meticcio perchè il nuovo soggetto rivoluzionario sarà tale solo se al piano inclinato della guerra tra poveri opponiamo attorno alla centralità del lavoro una battaglia comune tra i lavoratori mobili ed i residenti, tra i precari ed i garantiti. In questo senso il lavoro con gli altri partiti e movimenti della sinistra euromediterranea è fondamentale. Le prossime settimane saranno calde, lo spazio di contestazione che si apre alla crisi non sarà facilmente metabolizzato dai giochetti di chi scende in piazza oggi e già pensa che governerà domani su mandato della BCE. 
&lt;p&gt;Le manifestazioni di oggi anticipano la data del 15 ottobre che segna per la prima volta - al di la del ritardo dei grandi sindacati che non hanno ancora l'intelligenza di aderire come sigle - la prima risposta continentale contro l'austerity. La cacciata di Berlusconi dovrà coincidere con la permanente rottura verso le politiche europee e della BCE, e più in generale contro il sistema di dominio liberista. &lt;br /&gt;
In questo quadro ritengo che la partita per i comunisti del XXI secolo sia appena iniziata. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=17370&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Lottare per non finire come la Grecia</title>
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  <updated>2011-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>608080</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Lo sciopero generale di oggi è molto importante. Per questo voglio innanzitutto voglio ringraziare tutti i lavoratori e le lavoratrici che lo stanno facendo in queste ore e ringraziare la CGIL e il sindacalismo di base che lo hanno proclamato.

&lt;p&gt;
Uno sciopero importante non solo perché la manovra del governo è una manovra ingiusta: difende i ricchi e i privilegi delle caste mentre attacca pesantemente i diritti sindacali e le condizioni di vita dei pensionati, delle lavoratrici e dei lavoratori - pubblici e privati – dei precari.

&lt;p&gt;
La manovra, oltre ad essere ingiusta è anche recessiva - cioè aggraverà la crisi economica - e favorirà la speculazione finanziaria, che continua tranquillamente a fare il suo sporco lavoro in tutta Europa.

&lt;p&gt;
Il punto fondamentale è quindi che la manovra del governo produrrà effetti opposti a quelli sbandierati: è un manovra che aggrava la crisi economica e pone le condizioni per un ulteriore attacco speculativo contro l’Italia. La ricetta che stanno applicando all’Italia – come al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda – è uguale a quella applicata alla Grecia: demolire i diritti dei lavoratori, privatizzare tutto e produrre quindi la recessione. Parallelamente permettere alle banche e alle finanziarie di speculare sul debito pubblico impossessandosi delle risorse sottratte ai lavoratori.

&lt;p&gt;
Al contrario di cosa dicono l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea, il governo Italiano, il Presidente della Repubblica, i grandi mezzi di informazione, la speculazione finanziaria non nasce dai debiti degli stati ma dal fatto che la Banca Centrale Europea agisce come una banca privata e non come una banca centrale. I paesi più deboli dell’’Europa subiscono la speculazione sul debito pubblico unicamente perché la BCE non fa quello che fanno tutte le altre Banche centrali dell’Universo, cioè non compra direttamente, al tasso di sconto ufficiale, i titoli di stato dei paesi europei. Se la BCE facesse il suo mestiere non vi sarebbe in Europa alcuna speculazione. Ad esempio il Giappone ha un debito pubblico del 220 % eppure non è sottoposto a nessun attacco speculativo. Questo per la semplice ragione che la Banca Centrale giapponese – come tutte le banche centrali del mondo – compra direttamente i titoli di stato pubblici senza passare dal mercato. Ovviamente anche i paesi europei facevano così prima che i trattati di Maastricht dessero vita all’Euro e costruissero questa follia finanziaria che si chiama Banca Centrale Europea.

&lt;p&gt;
Siamo quindi nell’occhio del ciclone di una gigantesca truffa attuata dalle classi dominanti europee - dai banchieri ai padroni, dai popolari ai socialdemocratici ai liberali - a scapito dei popoli europei. Vi è un livello di falsificazione dei motivi della crisi e dei motivi della speculazione al cui confronto la propaganda nazista di Goebbels impallidisce. Il neoliberismo è in crisi ma il pensiero unico neoliberista funziona a pieno regime e manipola le coscienze raccontando balle clamorose che paiono vere solo perché sono ripetute quotidianamente a reti unificate da tutti coloro a cui viene concessa la parola. Questa è la ragione strutturale della vergognosa censura che subiamo. Anche per questo è così importante questo sciopero: rompe il coro dell’unanimismo e dell’Union Sacree in cui gli interessi dei ricchi vengono contrabbandati come gli interessi dei popoli.
&lt;p&gt;

In realtà la speculazione finanziaria viene consapevolmente utilizzata dalle classi dominanti europee per due motivi: innanzitutto obbligare i governi dei vari paesi con minore produttività del lavoro a tagliare brutalmente lo stato sociale, gli stipendi e i diritti dei lavoratori. Senza lo spauracchio della speculazione Berlusconi non sarebbe mai riuscito a varare due stangate come quelle contro cui stiamo lottando. Non ci sarebbero riusciti il governo Greco, quello Portoghese, Spagnolo e via dicendo.
&lt;p&gt;

In secondo luogo la speculazione finanziaria viene utilizzata per determinare un enorme spostamento di risorse dal basso verso l’alto, dai lavoratori alle banche. Stiamo vivendo nel mezzo del più gigantesco furto legalizzato che la storia dell’umanità abbia mai visto.

&lt;p&gt;
L’obiettivo delle classi dirigenti europee è semplice quanto brutale: determinare una pesante riduzione del tenore di vita del popolo e del potere dei lavoratori per aumentare la competitività dell’Europa a livello mondiale basata sulla drastica riduzione del costo del lavoro. Non stiamo parlando di qualche sacrificio ma di un vero e proprio salto indietro nella storia, del dimezzamento dei salari e delle tutele. La speculazione serve a costruire un “vincolo esterno” che permetta di fare questa vera e propria rivoluzione passiva contro i popoli europei. Per questo mettono attaccano sia i diritti civili che i diritti sociali, la Costituzione come il Contratto nazionale di lavoro e la sanità pubblica: vogliono cancellare il ‘45, quel gigantesco movimento di liberazione dal nazifascismo che ha cambiato la faccia all’Europa e al mondo.

&lt;p&gt;
Per questo noi comunisti dobbiamo lottare contro il governo Berlusconi e costruire le alleanze necessarie per mandarlo a casa. Parallelamente però dobbiamo costruire un fronte di lotta contro il capitale finanziario, le politiche europee e il neoliberismo. Solo sconfiggendo il neoliberismo è possibile uscire dalla crisi che il neoliberismo ha provocato. Per questo proponiamo una manovra alternativa a quella di Berlusconi ma proponiamo anche il rovesciamento delle politiche della BCE e la nazionalizzazione delle grandi banche, al fine di mettere la mordacchia al capitalismo finanziario e ricostruire un serio intervento pubblico in economia. Lo facciamo in piena sintonia con gli altri partiti della sinistra europea, che portano avanti nei loro paesi le nostre stesse parole d’ordine. Lo facciamo puntando a costruire – paese per paese – una rivolta contro le politiche europee.
&lt;p&gt;

Lo sciopero generale è quindi per noi il primo passo per costruire una consapevole rivolta contro questo enorme attacco delle classi dominanti contro il popolo italiano e contro i popoli europei.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=17325&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO: «Rischiano i dipendenti delle imprese più piccole»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608072</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non parlerei di attentato alla Costituzione, ma di scelta sbagliata, fatta contro la Cgil».
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Pietro Ichino, giuslavorista e parlamentare Pd, da sempre un nemico giurato del dualismo nel mercato del lavoro provocato dall’articolo 18 tanto che per neutralizzarlo sostiene da anni la necessità di introdurre il “contratto unico”, ha molti dubbi sull’articolo 8.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa cambia, concretamente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La nuova versione approvata ieri dalla commissione Bilancio perfeziona per alcuni aspetti la formulazione originaria, ma la sostanza rimane quella: la riforma del diritto del lavoro viene delegata alla contrattazione aziendale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non si rischia una giungla contrattuale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Direi piuttosto che si rischia un aggravamento del dualismo, nel nostro tessuto produttivo, tra i lavoratori regolari delle aziende medio-grandi, per i quali presumibilmente non cambierà nulla, e i poco o per nulla protetti delle imprese più piccole, che rischieranno di perdere anche il poco che hanno».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali sono i limiti di intervento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ora è stato esplicitato il limite dei principi costituzionali e dei vincoli internazionali ed europei. Ma gran parte del nostro diritto del lavoro non ne è coperto: per esempio l’articolo 18 dello Statuto, in materia di licenziamenti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
È vero che l'articolo 18 muore?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non mi sembra probabile che nelle imprese medio-grandi le rappresentanze sindacali legate ai sindacati confederali saranno disposte a rinunciare a questa protezione. Questo potrà accadere più facilmente nell’area delle imprese più piccole, o comunque oggi non sindacalizzate. Per questo parlavo del rischio di un aggravamento del dualismo attuale del nostro tessuto produttivo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma la Bce non ci chiede proprio il superamento del dualismo tra chi è protetto contro il licenziamento e i milioni di precari?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sì; e ci chiede anche, nell’area del lavoro regolare, il passaggio dalla vecchia tecnica protettiva, consistente nell’ingessatura del posto di lavoro, a una protezione nuova del lavoratore, costituita dalla garanzia economica e professionale nel mercato del lavoro. È evidente che la contrattazione aziendale, abbandonata completamente a se stessa, senza neppure qualche linea-guida, non è in grado di produrre una riforma di questo genere e di questa complessità».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Secondo Susanna Camusso è un attentato alla Costituzione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non parlerei tanto di attentato alla Costituzione, che è formalmente salvaguardata nella nuova formulazione della norma, quanto piuttosto di una scelta politica profondamente sbagliata: quella di delegare alla contrattazione aziendale una riforma che invece richiede un disegno organico e un legislatore che se ne assuma per intero la responsabilità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non è una sconfessione dell’accordo interconfederale di giugno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sicuramente lo ignora, anzi sembra puntare a scardinarlo. Non è stato ancora ratificato dalla Cgil. Ora, in conseguenza di questo intervento legislativo, vedo il rischio che la ratifica possa saltare. Ma forse è proprio quello che Sacconi vuole».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13W3UA&quot;&gt;La Stampa &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: SPORT D’ESTATE: TIRO AL BRUNETTA, MA INTANTO SOLO LUI ASSUME I “CRETINI”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/30/renato-brunetta/sport-d%E2%80%99estate-tiro-al-brunetta-ma-intanto-solo-lui-assume-i-%E2%80%9Ccretini%E2%80%9D/590616"></link>
  <updated>2011-07-30T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Fra le novità più rilevanti di questa estate dobbiamo registrare la nascita di un nuovo sport nazionale: il tiro al Brunetta. L’ultima competizione in ordine di tempo si è svolta mercoledì sera nel corso di un festival a Viterbo, dove il ministro per la Pubblica amministrazione doveva essere intervistato dal direttore del Tempo,  Mario Sechi. Non appena ha attaccato a parlare, dal folto pubblico sono spuntati contestatori fischianti e urlanti. Brunetta, col consueto sorrisetto, ha risposto come si conveniva: &lt;b&gt;«Non vi rendete conto di quanto siete disperati e disgraziati. Voi non lavorate, siete dei poveretti. Ho il consenso di milioni di persone e posso anche tollerare qualche cretino che vuole nascondersi&lt;/b&gt;». Quelli proseguivano a sbraitare e lui, di pietra: &lt;b&gt;«Non mi turba per nulla, ogni cosa che fate dimostra la vostra cretineria».&lt;/b&gt; Questa risposta è la miglior fotografia possibile di Renato Brunetta, il motivo per cui da ministro amatissimo da una parte degli italiani per la sua battaglia contro gli sprechi è diventato odiatissimo da altri. La ragione è che Brunetta risponde. Quando, durante un’assemblea milanese di &quot;Libertà e giustizia&quot; il giurista di Repubblica, Gustavo Zagrebelsky, fu interrotto da un berciante contestatore, non mosse nemmeno il labbro. Aspettò che il mattoide fosse trascinato via dalla sicurezza, accompagnando con lo sguardo il tragitto del poveretto sollevato di peso dai bodyguard. Si trincerò dietro uno sdegnato silenzio, un po’ indignato e un po’ sorpreso che qualcuno avesse osato interrompere il suo augusto discorso. 
Brunetta invece s’incazza. Come ama ripetere, viene da una famiglia umile, suo padre era un venditore ambulante a Venezia. Renato ha lavorato, e parecchio, ci tiene a rivendicarlo. È popolare anche nell’ira. &lt;b&gt;«Ho il vaffa facile»,&lt;/b&gt; ha detto in un’intervista. Per questo lo accusano di essere arrogante, invece è tutto l’opposto: è pronto a misurarsi sullo stesso terreno degli avversari. Massimo D’Alema, che definì Brunetta «energumeno tascabile», si nasconde dietro le battutine sferzanti, ma quando qualcuno lo mette alle strette gorgoglia come una ciminiera e s’imbufalisce. Renato invece sfodera il sorrisetto e sfancula. È un combattente questo ministro, anche quando fa e dice stronzate ha un piglio guascone. L’Italia è piena di politicanti col doppio incarico, i quali promettono di mollare la poltrona, si cimentano nelle più strampalate acrobazie retoriche per giustificarsi e al contempo conservare le cadrebbe multiple. Brunetta, all’opposto, si candidò a sindaco di Venezia sbandierando che avrebbe tenuto anche il posto al vertice del suo dicastero: avrebbe lavorato il doppio, che problema c’era? Forse fu una smargiassata, e infatti alle elezioni lo trombarono, non senza un pizzico di compiacimento da parte dei suoi alleati. Ma lui era già pronto a tornare in sella. E che dire di quando un gruppuscolo di precari infuriati cercò di sabotare il suo matrimonio con l’amata Titti? Brunetta mica si mise a frignare, piuttosto gliela mise in quel posto: lo aspettavano a Ravello con gli striscioni, ma lui aveva anticipato in gran segreto l’orario delle nozze. Furbizie da faina. 
Anche a molti del centrodestra Renato sta sui cosiddetti. Perfino Giulio Tremonti fu ripreso da una telecamera malandrina mentre sibilava all’indirizzo del collega, durante la presentazione della manovra: «È proprio un cretino», e il Fatto il giorno seguente titolò con gran godimento: &quot;È ufficiale, Brunetta è cretino&quot;. Ma il ministro mica se la prese. Abbracciò Giulio e dichiarò ai giornali che si trattava di ordinaria amministrazione, era stato «un accidente, nel senso filosofico del termine», e il cretino in senso filosofico rimane una delle più grandi invenzioni del secolo, se Brunetta non ha vinto il Nobel - come dice - perché si è dato alla politica, beh, dovrebbero concederglielo per questa geniale creazione retorica.  
C’è un altro motivo per cui Brunetta rimane insopportabile ad amici e nemici. Lo spiega Francesco Merlo, livoroso editorialista di Repubblica, in un libro  appena uscito e intitolato &quot;Brunetta il fantuttone&quot; (Aliberti editore). Si tratta di una raccolta dei più feroci articoli che il Merlo in questione ha dedicato al ministro (di cui sono accluse le pungenti repliche). Nel  tentativo di assomigliare a Travaglio, Merlo colleziona insulti: «È tutta qui la storia di Brunetta», scrive, «è la storia di un rancore. È un bene deteriorato dalla bile. È un vino inacidito. È un’acqua avvelenata». Poi battute sulla scarsa altezza e sul risentimento che ne deriverebbe, come a dire con De  Andrè che Brunetta è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo vicino... lo sapete. Ma alla fine dei conti questo libriccino è il più straordinario inno che si potesse dedicare al ministro. Dice Merlo: «In questo senso è peggio dei mascalzoni: ci crede». 
Ecco la qualità che fa incazzare tutti: Brunetta ci crede, nella sua fede è persino ingenuo e forse scontenta gli altri politici più scafati e meno convinti. Conosce il valore del lavoro, non a caso invita chi si lamenta ad andare a &quot;raccogliere le mele&quot;. A sinistra si arrabbiano con lui per la sua fede indefessa, per l’ostinazione con cui combatte le sue guerre a rischio di rovinarsi il fegato. La verità è che, dopo tutto, Brunetta ha ragione. E lo sa, dunque quando si scontra con un Paese che non vuole cambiare, con i giovani precari che difendono un posto fisso inesistente e i privilegi della casta pubblica, perde la trebisonda e dichiara cose poco gentili. Ma come si fa a negare che fosse sacrosanta la sua battaglia contro il &quot;culturame&quot;, i registi che arraffano soldi pubblici per girare film assurdi? Con che entusiasmo diceva al collega Bondi: «Vai Sandro, taglia!». Come si fa a non avercela con i fannulloni mezze maniche? Sì, forse è una generalizzazione sgradevole, ma vivvaddio sincera. «Voi siete l’Italia peggiore», ha detto il ministro a un gruppetto di precari (sempre loro) che voleva contestarlo durante un convegno. Sembrò un’uscita tremenda, poi si scoprì che la signorina precaria a cui Brunetta tolse la parola - il video ormai è un feticcio su internet - era Maurizia Russo Spena, figlia di Giovanni, deputato comunista per diverse era geologiche e dunque  stipendiato lautamente dagli italiani. A uno possono anche girare le balle. 
&lt;i&gt;Tanto più che il governo di centrodestra, nonostante gli insulti, ha regolarizzato più precari nella pubblica amministrazione e nella scuola (65mila e oltre a settembre, per dire) dei vari governi progressisti. Questo perché, dopo tutto, Brunetta ci crede. E la cosa fa incazzare molti, soprattutto lo stesso Brunetta.&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;HTTP://LIBERO-NEWS.IT/NEWS/793127/SPORT-D-ESTATE-TIRO-AL-BRUNETTA-MA-SOLO-LUI-ASSUME-I-CRETINI.HTML&quot;&gt;LIBERO-NEWS.IT&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: ‪Ai precari che lo contestano: &quot;Voi non lavorate, andate avanti così siete dei poveretti&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/26/renato-brunetta/%E2%80%AAai-precari-che-lo-contestano-voi-non-lavorate-andate-avanti-cos%C3%AC-siete-dei-poveretti/590476"></link>
  <updated>2011-07-26T00:00:00Z</updated>
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  <id>590476</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nel video al minuto 2:50&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=1oI2D4LUAXw&quot;&gt;www.youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Basta tagli, tassare le rendite»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/28/cesare-damiano/%C2%ABbasta-tagli-tassare-le-rendite%C2%BB-intervista/589455"></link>
  <updated>2011-06-28T00:00:00Z</updated>
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  <id>589455</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Tremonti non investe e tiene fermo il Paese: incidere su finanza e milionari. Precari: no a Ichino, far costare di più i rapporti atipici. Contratti: niente patti separati, tenere le Rsu.
&lt;p&gt;«La parola &quot;sviluppo&quot; è sacrosanta, ma nei provvedimenti del ministro Tremonti non ce n'è traccia: si continua a tagliare troppo e a investire nulla. In questo modo il Paese resta fermo e a pagare sono i più deboli, con le riduzioni al welfare». Cesare Damiano, capogruppo Pd in Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro, boccia senza sconti sia il «decreto sviluppo» in discussione al Parlamento che l'annunciata manovra sul fisco. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come bisognerebbe agire, invece, secondo voi del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io mi concentrerei sulle rendite finanziarie, che dovremmo portare al 20% europeo, escludendo i titoli di Stato. E poi si dovrebbero tassare i grandi patrimoni. Ma sottolineo «grandi», parlo dei milionari in euro, perché non vorrei si sentissero chiamate in causa tutte le persone che vivono onestamente del loro lavoro. Al contrario, i vantaggi fiscali dovrebbero andare, riequilibrando il sistema, proprio a dipendenti e pensionati. Senza fare altra cassa con le pensioni, come si annuncia. Basta ai tagli su quel fronte.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sono anche tanti precari, molti nel pubblico e nella scuola: il governo dice però che non ci sono soldi per stabilizzarli.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo sia giusto stare attenti ai conti, ma con i precari della scuola si stanno violando tutti i dispositivi europei. Si beffano persone che da anni e anni attendono la stabilità. Così per il pubblico dobbiamo evitare l'annullamento dei concorsi: chi ha vinto ed è idoneo lo deve rimanere sempre. Nè ci va bene che venga azzerato, come vuole Tremonti, il turn over, già basso con 20 nuovi ingressi ogni 100 uscite. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tra i lavoratori a rischio ci sono oggi anche quelli dei call center, da Teleperformance in giù.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per loro potrà agire un nostro emendamento al decreto sviluppo che per ora è sopravvissuto: si mette chiarezza negli appalti, prevedendo che i costi della sicurezza e del lavoro, parametrati sui minimi contrattuali, vengano scorporati dal massimo ribasso. Questo scoraggerà, spero, gli abusi da parte di grandi committenti come il Parlamento, le Regioni, i ministeri, la Rai, fino a Eni, Fiat, Enel, Telecom: oggi si arriva a pagare 3 euro per ora lavorata, contro i 16 di un operatore inquadrato regolarmente. Ricordo che Teleperformance ha annunciato ben 1400 esuberi, mentre dall'altro lato i call center emigrano in paesi come l'Albania o la Tunisia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma il ministro Sacconi potrebbe agire in qualche modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nonostante le gravi emergenze occupazionali, il ministro Sacconi tiene in un cassetto il protocollo siglato tra Assocontact, ministero dello Sviluppo e Cgil-Cisl-Uil-Ugl: si erano definiti aiuti a un settore che conta 80 mila addetti e si chiedeva maggiore trasparenza negli appalti, per evitare il ritorno all'abuso delle collaborazioni. E dire che il ministro ha sempre decantato gli accordi tra le parti sociali e gli avvisi comuni. Ma tornando al decreto sviluppo, segnalo un'altra grave scorrettezza: in un primo tempo il governo aveva accettato il nostro emendamento che rendeva esigibile il credito di imposta, per poi cancellare quella norma nella stesura finale del maxiemendamento. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La settimana scorsa avete deciso a Genova la vostra strategia sul precariato. Dunque la proposta Ichino è messa in soffitta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io ho sempre dichiarato che quella proposta non mi convinceva, anche perché è contraddittoria: che vuol dire stabilizzare a tappe e offrire il tempo indeterminato se poi non si garantisce l'articolo 18? Piuttosto noi diciamo: facciamo costare il lavoro atipico più di quello stabile, retribuiamo stage e tirocini con almeno 400 euro al mese, rimettiamo in ordine gli appalti e totalizziamo tutti i contributi. In più, non sono contrario a un salario minimo fissato dalla legge per tutte quelle figure che non hanno un contratto di riferimento, e che dovrà essere non inferiore ai minimi contrattuali del proprio settore. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Proprio oggi, Cgil, Cisl e Uil vedono la Confindustria per un'intesa sui contratti. Come la vedete?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Un accordo separato sarebbe un disastro, e spero nell'unità. Tenendo fermi dei paletti: 1) no alla sostituzione del contratto nazionale con quelli aziendali, sarebbe la fine del sindacato;

2) no alla sostituzione delle Rsu elette con le Rsa nominate; 3) deve poter presentare una lista anche chi non firma accordi; 4) per la rappresentatività conti il principio del 50% più 1 sancito nell'accordo del 2008 tra Cgil, Cisl e Uil, con il mix tra iscritti e voti alle Rsu, come nel pubblico impiego.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11KACZ&quot;&gt;il manifesto -  Antonio Sciotto &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: “Datevi un taglio”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/22/ignazio-roberto-maria-marino/%E2%80%9Cdatevi-un-taglio%E2%80%9D/586047"></link>
  <updated>2011-06-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>586047</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La primavera che ci lasciamo alle spalle ha portato alla politica, e ai programmi della sinistra in particolare, alcuni successi importanti - le amministrative e i referendum - insieme ad alcune lezioni da apprendere.
&lt;p&gt;
In primo luogo, si è confermata la validità delle primarie: dove sono state consultazione autentica, hanno consentito l’emergere di volti nuovi che si sono rivelati alle amministrative candidati preparati e vincenti.&lt;br /&gt;

Per questa ragione ritengo sia necessario insistere su questo strumento e rafforzarlo per permettere, a chi ha le caratteristiche, le qualità e il curriculum adatti a candidarsi, di emergere anche se non proviene dalle solite “scuderie” della politica.
&lt;p&gt;
Le primarie hanno anche dimostrato che il centrosinistra non può ridursi alla somma matematica delle percentuali di voto dei partiti che lo compongono, ma è un progetto per modernizzare il paese intorno al quale può essere coinvolto e motivato quell’elettorato che negli ultimi anni si è allontanato con disgusto e disaffezione dalla politica e dai partiti.&lt;br /&gt;

Inoltre, le percentuali di voto registrate dalle forze che aspirano a costruire un ’terzo polo’ non hanno nemmeno raggiunto il numero di consensi che aveva l’Udc nel 2008: nelle città del nord, il partito di Pierferdinando Casini è stato superato in maniera netta dal movimento a cinque stelle. Ce n’è abbastanza per riflettere sugli schemi e le strategie di coalizione che ci si ostina a voler disegnare a tavolino senza ascoltare il paese.
&lt;br /&gt;

L’unica via, da questo momento in avanti, è quella di un progetto che valorizzi le energie migliori e più fresche, rinunciando anche, quando sia necessario, a promuovere candidature e leadership espresse direttamente dal Partito Democratico. 
&lt;p&gt;Un progetto di crescita, cambiamento e miglioramento della classe dirigente di cui il Partito Democratico deve e può essere motore e protagonista. Un disegno che non può essere affidato alle stesse persone che, vincendo, o molto più spesso perdendo, hanno costituito dagli anni ’90 ad oggi gli elementi di punta del centrosinistra. Infine, i referendum hanno dimostrato che è tempo di confrontarsi su temi concreti.
&lt;p&gt;
Gli italiani si sono pronunciati direttamente su questioni che li riguardano molto da vicino, come l’acqua e il nucleare, di qui una partecipazione che non si vedeva da decenni. Non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Occorre concentrarsi su alcuni temi-chiave: il lavoro, intervenendo con urgenza sulla precarietà; l’ambiente, con una legge diversa e condivisa sull’acqua ed una progettazione decennale di sviluppo energetico alternativo che investa sull’eolico, l’energia solare, la geotermia; l’immigrazione, con politiche di integrazione sostenibile; la ricerca, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo; la cultura, la scuola e l’università; offrire dignità e riconoscimento a quei diritti che sono acquisiti in quasi tutta Europa, introducendo le unioni civili, una legge sul testamento biologico che consenta la libertà di scelta delle terapie, riscrivere daccapo la legge sulla fecondazione assistita.
&lt;p&gt;
Non sarà un compito facile poiché, nonostante la fase di conclamato declino, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi restano inevitabilmente legati a doppio filo e hanno intenzione di mantenere il potere fino al 2013, senza curarsi del Paese. &lt;br /&gt;
Lo dimostrano gli appuntamenti istituzionali di ieri in Parlamento: il dibattito al Senato e il voto alla Camera. Peraltro, proprio alla Camera, si è richiesto di votare un provvedimento sullo sviluppo per cui l’esecutivo non ha nemmeno trovato la copertura finanziaria: le misure sul credito d’imposta per gli investimenti nel Sud potranno essere attivate solo quando saranno individuate le risorse necessarie. Per non parlare della sanità: ieri il presidente del Consiglio nell’Aula del Senato ha incluso tra le azioni più importanti compiute dal governo lo stanziamento di altri 4 miliardi per il Servizio Sanitario Nazionale. Clamorosa bugia. Altro che maggiori risorse, la sanità pubblica è stremata dai tagli di bilancio: il licenziamento dei precari e il blocco del turn-over, che rende impossibile sostituire i professionisti al momento della pensione, stanno danneggiando gravemente centinaia di servizi salvavita, come il pronto soccorso pediatrico del policlinico Umberto I di Roma o il centro per il trapianto di rene dell’Università di Milano. 
&lt;p&gt;Inoltre, la mancanza di investimenti per l’ammodernamento tecnologico sta drammaticamente indebolendo le strutture delle sanità pubblica a favore di quella privata, venendo meno al principio dell’accesso universale alle cure sancito dalla nostra Costituzione.
&lt;p&gt;
’Datevi un taglio’, diceva uno striscione rivolto a Bossi, preparato da alcuni sostenitori leghisti e fatto rapidamente sparire dal servizio d’ordine domenica a Pontida. Hanno ragione: ci vorrebbe davvero un taglio definitivo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11EBQB&quot;&gt;il Riformista&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Italia peggiore solo a chi insultava</title>
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  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;BRUNETTA,'ITALIA PEGGIORE' SOLO A CHI INSULTAVA  - La frase &lt;b&gt;&quot;voi siete l'Italia peggiore&quot;,&lt;/b&gt; spiega il ministro Brunetta, &lt;b&gt;&quot;non è rivolta al modo dei precari, che sono delle vittime, ma un giudizio che io ho dato sulle quattro persone venute non ad ascoltare il convegno e il sottoscritto che parlava dell'innovazione, dell'Italia miglioré e dei giovani che si impegnano&quot;.&lt;/b&gt; A loro, aggiunge nel corso del programma 'L'intervistà su Radio 24 &lt;b&gt;&quot;non interessava nulla, avevano già pronti gli striscioni, non ascoltavano ma insultavano, ribadisco è questa l'Italia peggiore&quot;.&lt;/b&gt; Il ministro nel corso del programma condotto da Alessandro Milan, ha sottolineato che &lt;b&gt;&quot;l'Italia peggiore è fatta da chi non consente a ministri di parlare&quot;,&lt;/b&gt; ad esempio nelle &lt;b&gt;&quot;università, prima accadeva con la Moratti oggi con la Gelmini, da chi insulta e fischia in in ogni situazione&quot;.&lt;/b&gt; E ha aggiunto come &lt;b&gt;&quot;la leader del movimento di precari che è venuta a cointestarmi o a pormi delle domande, guadagna circa 1.800 euro&quot;.&lt;/b&gt; Inoltre, ricostruendo il fatto da cui é partita la polemica di questi giorni, Brunetta evidenzia che aveva spiegato di dover andare via per un evento che si teneva al Quirinale per la giornata dell'Innovazione: nonostante l'urgenza di dover lasciare il convegno, però, &quot;&lt;b&gt;ho accettato, forse ho fatto male, l'ho fatto per buon carattere, ma la domanda non riguardava il tema dell'innovazione, tema del convegno. Quindi ho salutato e me ne sono andato. A quel punto si sono alzati gli striscioni e sono arrivati gli insulti&quot;.&lt;/b&gt; Brunetta precisa, quindi, come le sue dichiarazioni sull&quot;Italia peggioré non fossero un insulto ai precari: &lt;b&gt;&quot;Io faccio il professore di economia, mi occupo di una vita dei temi del lavoro, le pare che io sia così stupido da dire questo alle vittime di un sistema che non funziona, dell'egoismo dei padri? Io ce l'ho - prosegue - con la casta di privilegiati molto romani&quot;.&lt;/b&gt; Riguardo ai precari da cui è partita la polemica, il ministro sottolinea: &lt;b&gt;&quot;La loro leader non mi sembra molto precaria&quot;,&lt;/b&gt; visto che &lt;b&gt;&quot;guadagna 1.800 euro al mese, da 5 anni presso un'agenzia del ministero del Lavoro&quot;.&lt;/b&gt; Si trattava, spiega nel messaggio lanciato su youtube, &quot;&lt;b&gt;di 4-5 signori, un po' attempati, che non hanno di meglio da fare che preparare agguati mediatici, magari con giornali compiacenti, che pullulano di precari&quot;.&lt;/b&gt; Brunetta, quindi, chiarisce che &lt;b&gt;&quot;L'Italia peggiore è quella che approfitta di un disagio vero per fare azioni squadriste, non per risolvere problemi&quot;&lt;/b&gt;

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/15/visualizza_new.html_817474161.html&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/15/visualizza_new.html_817474161.html&quot;&gt;www.ansa.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: La precaria anti-Brunetta</title>
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  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La precaria anti-Brunetta? Se la prenda col papà senatore
Intanto il ministro della Pubblica istruzione (oggetto di una violentissima campagna sui social network) è tornato sulla polemica rendendo pan per focaccia mediatica attraverso un messaggio su youtube. La frase «voi siete l’Italia peggiore», ha tentato di spiegare, «&lt;b&gt;non è rivolta al modo dei precari, che sono delle vittime, ma è un giudizio sulle quattro persone venute non ad ascoltare il convegno e il sottoscritto che parlava dell’innovazione, dell’Italia migliore e dei giovani che si impegnano».&lt;/b&gt; Inevitabile l’ironia sulla Russo Spena: &lt;b&gt;«La loro leader  non mi sembra molto precaria».&lt;/b&gt; E proprio il mercato del lavoro è stato definito dal ministro &lt;b&gt;«un sistema che non funziona, provocato dall’egoismo dei padri».&lt;/b&gt; Forse Maurizia, prima di prendersela con Brunetta, faceva prima a chiedere spiegazioni al papà.


http://www.secoloditalia.it/stories/Politica/1324_la_precaria_anti-brunetta_se_la_prenda_col_pap_senatore/
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.secoloditalia.it/stories/Politica/1324_la_precaria_anti-brunetta_se_la_prenda_col_pap_senatore/&quot;&gt;www.secoloditalia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Non chiedo scusa, era un agguato»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;INTERVISTA DI LUCA TELESE&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=nWvAYdsgUfE&amp;feature=player_embedded#at=76&quot;&gt;il Fatto Quotidiano | youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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