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  <title>Openpolis - Argomento:  resistenza</title>
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  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Fosse Ardeatine: impegno per non dimenticare</title>
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  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Il giorno della commemorazione delle vittime della strage delle Fosse Ardeatine si intreccia drammaticamente con i fatti di cronaca che in questi giorni hanno sconvolto l’Europa, e che stanno lì a ricordarci come gli spettri del razzismo e dell’antisemitismo vanno combattuti ogni giorno, nei piccoli gesti quotidiani come nelle grandi scelte della politica. E’ su questa idea che affonda le radici l’Europa in cui oggi ci riconosciamo e nostro impegno deve essere quello di mantenere sempre vivo il ricordo, per combattere sul nascere i semi dell’intolleranza e non rivivere mai più drammi come quelli che hanno sconvolto il Continente nel secolo scorso. Anche per questo è importante che il governo intervenga, come siamo certi farà, per continuare a sostenere l’Associazione Nazionale familiari dei martiri”. Lo afferma in una nota il capogruppo del Pd al Parlamento europeo, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/00011130-fosse-ardeatine-sassoli-pd-impegno-europa-e-per-non-dimenticare&quot;&gt;AgenParl&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Basta con la denigrazione della Resistenza</title>
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  <updated>2011-01-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549579</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In questi giorni tiene banco l’iniziativa promossa dalla Provincia di Padova di un calendario dell’identità veneta, destinato agli studenti delle scuole della provincia, che non tiene in conto di alcune feste importanti del calendario ufficiale. A prescindere dall’iniziativa, vorrei porre alcune considerazioni sull’attualità dei valori della resistenza. Cancellare il 25 aprile e i significati che la data porta in se rappresenta, a mio modesto avviso, un’inaccettabile attacco a uno degli elementi fondanti del nostro paese. In un’Italia che ha perso molti dei propri riferimenti culturali e valoriali, in un paese che ha perso fiducia nella politica, nel potere di rappresentanza, nello stimolo che può giungere da un sano dibattito culturale, l’idea di togliere, con un colpo di spugna, una festa laica e importante come la festa della liberazione mi sembra un’operazione di basso profilo, triste anche se l’intento fosse esclusivamente un intento polemico, di certo fuori dalle righe. Non ci si rende conto che la lotta al nazifascismo non ha rappresentato un patrimonio culturale di una parte o di una ideologia, ma che l’esperienza della resistenza in Italia, associata all’esperienza democratica dei Comitati di Liberazione Nazionale, ha rappresentato una prima formula di collaborazione e convivenza plurale dopo il dramma della dittatura. Tra le fila del movimento resistenziale hanno militato uomini di diversa provenienza, dai comunisti ai socialisti, dagli unionisti ai repubblicani, dai cattolici ai liberali, fino agli anarchici. Anime diverse, certo, anche con idee diverse sul nuovo ordinamento statuale, ma accomunate dal desiderio di far vivere all’Italia un senso di riscatto, di ricostruire un paese distrutto nel cuore e nell’animo dal totalitarismo e dalle guerre fasciste. Dall’esperienza della liberazione, sono scaturite le odierne istituzioni, è scaturita la nostra costituzione, quella che ha saputo incanalare nei binari della legalità e della democrazia, seppur con percorsi difficili e tortuosi, anche partiti che si richiamavano all’esperienza di Salò. Ma con i valori della resistenza e dell’antifascismo oggi possiamo ricordare lezioni straordinarie come quelle di Piero Calamandrei, di Piero Gobetti, Giovanni Amendola, di Gaetano Salvemini, dei professori che abbandonarono la cattedra per non prestare giuramento al fascismo, del presidente più amato come Sandro Pertini, dei tanti che, per riscattarsi dalla vergogna delle leggi razziali, aiutarono famiglie ebree guadagnandosi il titolo di “giusti”. Di fronte a tutti questi supremi esempi c’è ancora chi consente di sputare veleno, inventando motivazioni risibili, accomunando distorsioni e giustizie, lotte per il riscatto e sentimenti di oppressione. Qualsiasi operazione volta a svuotare il significato dell’antifascismo non può che essere considerata inaccettabile. Se qualcuno non vuole più festeggiare il 25 aprile, lo faccia per i fatti suoi per scelta individuale, ma non abbia la pretesa di far valere per tutti la propria ragione.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Mozione: 150 anni della proclamazione dell’Unità d’Italia</title>
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  <updated>2010-05-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>500705</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al Sindaco di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Premesso che&lt;/b&gt; sulla 150 esima ricorrenza della proclamazione dell’Unità d’Italia si stanno riscontrando posizioni di distinguo che, minando il valore della celebrazione, inficiano di fatto il significato degli ideali che animarono coloro che  con estremo sacrificio riuscirono a dare il volto definitivo alla nostra Nazione;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ritenuto che&lt;/b&gt;  occorre contrastare qualsiasi tentativo di cancellazione della ricorrenza;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Visto che&lt;/b&gt; è in atto un revisionismo storico talmente insolente che oggi investe  il Risorgimento, ma che tocca anche i valori della Resistenza;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Considerato che&lt;/b&gt; abbiamo un anno davanti, per fare riflettere i giovani sul vero significato dell’anniversario, facendo leva sulle potenzialità che  ogni scuola può mettere in campo nel  ricordare che la nostra bandiera riassume in sé una bella storia di diritti;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Si impegna il Sindaco a:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
- Sostenere iniziative che promuovono i due periodi storici: il Risorgimento e la Resistenza (secondo Risorgimento);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
- prendere posizione nei confronti della ricorrenza del 150 esimo della proclamazione dell’Unità d’Italia per non far sentire sole tutte quelle associazioni che se ne occupano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Talamonti Giocondo RC/CI&lt;br /&gt;
Nannini Mauro RC/CI&lt;br /&gt;
Piccinini Sandro PD
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2010/05/comune-di-terni-mozione-150-anni-della.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARCELLA ZAPPATERRA: Il mio discorso per le Celebrazioni del 65° anniversario della Liberazione e della Resistenza</title>
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  <updated>2010-04-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>498746</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Ferrara (Partito: PD) - Consigliere Provincia Ferrara (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Questo il discorso che ho fatto nella giornata di ieri per la Celebrazione del 65° anno della Liberazione e della Resistenza:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


    Autorità civili, militari, religiose, rappresentanti delle associazioni partigiane e combattenti, cittadini, la data del 25 aprile è importante, non è una ricorrenza cui ci si possa avvicinare in modo rituale e ripetitivo, e sono onorata di portare a tutti voi il saluto delle Istituzioni ferraresi.&lt;br /&gt;


    Oggi ricordiamo un avvenimento dal significato preciso, storico e politico: la vittoria della Resistenza sulla dittatura e la fine dell’occupazione straniera.&lt;br /&gt;


    I fatti che si susseguirono dalla firma dell’armistizio e dal crollo dell’8 settembre 1943, fino ai gloriosi momenti conclusivi della liberazione delle nostre città e della nostra terra, ci parlano di una straordinaria prova di riscatto civile degli italiani e sono le fondamenta della nostra Repubblica.&lt;br /&gt;


    Per questo occorre continuare nello sforzo di farli conoscere correttamente, e di renderli patrimonio comune di tutti gli italiani.&lt;br /&gt;


    Una reale condivisione e un comune sentire storico sui fatti e sul valore della Resistenza si possono raggiungere - io penso - solo rappresentando la  Resistenza nella sua interezza, nell’insieme delle sue componenti, nella ricchezza delle adesioni e partecipazioni che ne garantirono il successo.&lt;br /&gt;


    Per questo è necessaria  una lettura dei fatti politici ed umani che la sostanziarono che, nel necessario spirito di verità e  al di fuori di ogni retorica, restituisca ad ognuno di noi una ricostruzione storica corretta.&lt;br /&gt;


    In molti si sono riferiti negli ultimi tempi alla necessità di smitizzare la Resistenza. Se questo significa rappresentarne anche i limiti, sono d’accordo.&lt;br /&gt;


    Ci sono stati!  In particolare nei giorni successivi alla liberazione quando si consumarono vendette che spesso coinvolsero anche persone innocenti. Queste contraddizioni, purtroppo,  sono il prezzo che ogni guerra ci ha riservato, in particolare quando queste avevano i tratti di una guerra civile.&lt;br /&gt;


    E, se le si riconosce (queste contraddizioni), non tolgono nulla al “mito della resistenza”…anzi, lo trasformano in quello che realmente è:  storia vera.

    &lt;br /&gt;
“Storia Vera” la cui oggettività rappresenta  il limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista dell’indipendenza, della dignità e della libertà del nostro Paese.&lt;br /&gt;


    E’ giusto ricordare oggi ogni singolo uomo caduto negli anni dell’ultimo conflitto mondiale, da qualunque parte avesse deciso di stare, o si fosse trovato.&lt;br /&gt;


    Ma ricordare e rendere onore ai Resistenti è un dovere supremo in questa giornata, e sappiamo di poterlo assolvere  senza retorica, con coerente adesione alla verità storica.&lt;br /&gt;


    Purtroppo, la nostra storia non sembra rappresentare un patrimonio sul quale investire e sul quale costruire il futuro.&lt;br /&gt;


    Recenti riflessioni del Presidente Napolitano sollecitano tutti noi a cogliere l’evidente legame tra la Liberazione e i fatti che portarono all’Unità Nazionale, della quale stanno per ricorrere i 150 anni.&lt;br /&gt;


    Negli anni fra il 1943 e il 1945, il nostro Paese ha saputo rispondere con forza e reagire alla condizione in cui si trovava, recuperando il suo senso unitario di nazione. Non è un caso se in tanti identificano quegli anni in un “secondo Risorgimento”.&lt;br /&gt;


    Ricordiamo come, ad esempio, le forze comuniste partigiane si intitolarono a Garibaldi (e non a Stalin o Lenin…): la forza politica che rappresentò in modo più forte la spinta alla rivoluzione e alla rottura di quegli anni, si riferì alle nostre vicende nazionali, e non ad altro.&lt;br /&gt;


    La riconquista di un senso sicuro della patria, che animò tanti e di diverse opinioni politiche, è stata essenziale per la Resistenza.&lt;br /&gt;


    Scrive Natalia Ginzburg: “Le parole patria e Italia ci apparvero d’un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta. Eravamo lì per difendere la patria, le strade e le piazze delle nostre città, i nostri cari e la nostra infanzia, e tutta la gente che passava”.
&lt;br /&gt;

    Ma il legame – così immediatamente leggibile – tra questi due momenti storici è dato, purtroppo, anche da altro.&lt;br /&gt;


    Appare,  infatti, evidente come entrambi  si misurino con  un grave deficit di conoscenza, che colpisce intere generazioni di italiani, che alimenta giudizi sommari, pregiudizi a volte volgari, e la pericolosa tendenza a sintesi approssimative, parziali, sbagliate.
&lt;br /&gt;

    Il nostro Presidente della Repubblica, intervenendo nello scorso febbraio all’Accademia dei Lincei, ha parlato di una vera e propria crisi culturale, riferendosi alla “cultura” come all’insieme delle conoscenze che ci rende capaci di attribuire un senso a noi stessi e al mondo che ci circonda.&lt;br /&gt;


    Sollecitare, ad esempio,  alla definitiva comprensione del fatto che Nord e Sud sono uniti, parti di un tutto,  dovrebbe risuonare pleonastico.&lt;br /&gt;


    In realtà, sappiamo bene che simili sollecitazioni non sono affatto superflue.&lt;br /&gt;


    Troppi dei ragionamenti che le “classi dirigenti” e tutti coloro che a vario titolo “fanno opinione” ci sottopongono quotidianamente, animati da una insopprimibile ansia di “riforme” – in parte, ma solo in parte, condivisibile – sembrano sfuggire alla responsabilità che più di ogni altra dovrebbe essere agita: quella al recupero pieno di una cultura politica “nazionale” e  “alta”, nutrita da conoscenza storica e giuridica, che possa essere “unitaria” in virtù dei principi e dei valori che si incarichi di sostenere, e non di accordi motivati da altro.&lt;br /&gt;


    Sarebbe auspicabile  che il dibattito attuale sulle necessità di cambiamento del nostro sistema istituzionale e politico ritrovasse le idealità e le aspirazioni di  quanti parteciparono alla Liberazione,  e quelle ragioni che  si tradussero nell’ essenziale quadro di riferimento per l’elaborazione della Carta Costituzionale.
&lt;br /&gt;

    Gli “accordi” – o meglio, le nobili mediazioni – furono indispensabili anche ai Costituenti per portare ad unità l’esperienza della Resistenza, che fu anche – non dimentichiamolo - un conflitto aspro, portatore di lacerazioni e separazioni.&lt;br /&gt;


    Riuscirono benissimo a dare vita ad un ordinamento condiviso, e  non lo fecero “cancellando” e rimuovendo dalle loro menti e dai loro pensieri le ragioni di quel  conflitto, ma – al contrario – tenendole ben presenti, orientando le scelte a favore di certe opzioni ed escludendone altre.&lt;br /&gt;


    La complessità e la poliedricità della Resistenza, con tutte le sue molte anime, e le spinte istintive e persino “sentimentali”  che risuonano nelle belle parole di  Natalia Ginzburg, si sono date una sintesi non neutra.&lt;br /&gt;


    A quella sintesi venne data  una forma impegnativa, la Costituzione.&lt;br /&gt;


    Piero Calamandrei, argutamente, parlò di una Costituzione “presbite”: se le si poteva attribuire qualche difetto,  era nella messa a fuoco delle cose troppo vicine, mentre da lontano ci vedeva benissimo! La definì inattutata,  e anche incompiuta, individuando nella Carta un progetto ancora da realizzare.&lt;br /&gt;


    La nostra è, infatti,  una Costituzione aperta al futuro, una delle migliori esistenti.&lt;br /&gt;


    Lungimirante, mai “neutra”, mai “generica”.&lt;br /&gt;


    Se riforme si devono fare, che siano riforme che tengano conto di questo, e che tentino di riproporre la stessa energia intellettuale che i Costituenti seppero produrre.
&lt;br /&gt;

    Non si pensi ad una riforma frutto di analisi parziali, di bisogni non correttamente contestualizzati. Non si improvvisi.
&lt;br /&gt;

    E non si venga meno ad alcuni punti fermi, che tali devono restare.&lt;br /&gt;


    A partire dal significato del 25 aprile: non si tratta di una generica ricorrenza contro il totalitarismo.&lt;br /&gt;


    La Liberazione ha un senso storico e politico preciso, che la Costituzione ha in sé.&lt;br /&gt;


    La Costituzione è, infatti, prima di tutto antifascista, perché quello è stato il totalitarismo che la Resistenza ha combattuto e sconfitto.&lt;br /&gt;


    Dalla Liberazione si generarono  scelte  costituzionali precise, che definirono una precisa “qualità” della democrazia, autentica e non virtuale, inclusiva e non populista, pluralistica, mai conformista, laica, liberale, non autoritaria.&lt;br /&gt;


    Ma questa preziosa “qualità” è messa troppo spesso a rischio.&lt;br /&gt;


    Non è possibile non accorgersi di come esistano, e siano molto attivi, “ poteri” che cercano di condizionarla e modificarla – in maniera più o meno occulta , così come non è possibile non vedere quanto quella stessa qualità sia pesantemente limitata dalle sempre più numerose e gravi disuguaglianze che colpiscono le persone.
&lt;br /&gt;

    Disuguaglianze che dividono anziché unire, che producono discriminazioni, che causano la negazione di diritti e di libertà fondamentali, costituzionalmente previsti.&lt;br /&gt;


    E non dimentichiamoci della sovranità popolare, sul cui esercizio diretto si fonda la democrazia repubblicana: eppure, sembra a volte che questa sia  considerata una sorta di “incidente di percorso” nelle strategie delle forze politiche.
&lt;br /&gt;

    E molti dei richiami all’esigenza di un nuovo momento costituente sono, purtroppo, assolutamente incoerenti con  lo spirito della Costituzione,
&lt;br /&gt;

    Una revisione efficace e utile della Costituzione non potrà, in alcun modo, non tener fede a quello spirito, e qualsiasi sua modifica dovrà necessariamente conservare la qualità specifica della democrazia ricercata dalla Resistenza e sancita dalla Costituzione.

    &lt;br /&gt;
A partire dall’invalicabile vincolo all’unità nazionale che la Costituzione afferma.&lt;br /&gt;


    Vincolo che non rappresenta affatto una burocratica e, in effetti, superata, idea di centralismo amministrativo, ma che deve invece motivare un nuovo e condiviso impegno per realizzare una maggiore consapevolezza - anche storica - attorno al nostro essere “Nazione”.&lt;br /&gt;


    Fatto salvo questo contesto, ridisegnare il quadro istituzionale  in senso federalista e autonomistico è possibile, soprattutto se tale disegno tende a  sancire un rapporto più stretto e più efficace tra la società, la politica e le Istituzioni.&lt;br /&gt;


    Sarebbe invece inaccettabile qualsiasi riforma che annullasse l’equilibrio reale tra i poteri, che imponesse  una sbagliata ed inutile ipertrofia dell’esecutivo, che non garantisse  lo sviluppo libero ed equilibrato della società e della vita politica nell’unico modo in cui è possibile garantirlo: tenendolo fortemente incardinato alla legge e al bene comune!
&lt;br /&gt;

    Care cittadine e cari cittadini,
&lt;br /&gt;

    non accontentiamoci dell’omaggio formale alla prima parte della nostra Carta, pretendiamo che i principi in essa contenuti siano sempre realmente osservati ed applicati perché questa è l’unica condizione per mantenere uno stato di reale democrazia.

&lt;br /&gt;
    In quei principi si possono riconoscere tutti gli italiani, anche quanti hanno giudizi diversi dai nostri sugli anni dal 1943 al 1945.
&lt;br /&gt;

    La Carta costituzionale costituisce non solo la base del nostro vivere comune, ma rappresenta la garanzia per tutti di poter pensare ciò che si crede, di poter essere ciò che si desidera, di poter vivere liberamente.

   &lt;br /&gt;
 Il  progetto ancora da realizzare di cui parlava Calamandrei è ancora valido e adeguato ai nostri tempi, ciò che negli anni ’50 e ’60 era mal inquadrato a causa della “presbiopia” adesso è perfettamente a fuoco.
&lt;br /&gt;

    In questo spirito celebriamo oggi il 25 Aprile, la nostra Costituzione e le istituzioni repubblicane, a cui deve andare il rispetto effettivo e coerente di tutti gli italiani.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

    Viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva l’Italia.&lt;br /&gt;


&lt;i&gt;Marcella.&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://marcellazappaterra.wordpress.com&quot;&gt;Blog di Marcella Zappaterra&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni -Interrogazione: Scuola-Cancellati Resistenza e antifascismo dai programmi di storia dei licei</title>
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  <updated>2010-04-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>497054</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Al Sindaco del Comune di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 
&lt;b&gt;Premesso che&lt;/b&gt; già dall’epoca del ministro Berlinguer si era deciso che, nell’ultimo anno di corso, gli studenti dovessero occuparsi del Novecento; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;considerato che&lt;/b&gt; la relazione ministeriale ai nuovi programmi afferma che non si può prescindere da “il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda (il confronto ideologico tra democrazia e comunismo), l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico (l'Onu), la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;preso atto che&lt;/b&gt; in tale contesto non vi è nessun accenno alle parole Resistenza, al fenomeno dei partigiani e alla Liberazione&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;b&gt;visto che&lt;/b&gt;, di fatto, è scomparso qualsiasi riferimento alla Resistenza e all’antifascismo, nonostante che da viale Trastevere, così come si legge dalla stampa nazionale, si assicura che è destituita di &quot;qualsiasi fondamento&quot; la notizia secondo la quale nei programmi scolastici sarebbe stato ridimensionato lo studio della Resistenza; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;esaminata&lt;/b&gt; la dichiarazione del  Ministero secondo cui &quot;&lt;i&gt;Lo studio della Resistenza è importante - ed è previsto dalle nuove Indicazioni nazionali, nell'ambito della storia della seconda guerra mondiale e della nascita della Repubblica. La Resistenza dunque continuerà ad essere affrontata dagli studenti come momento significativo della storia d'Italia”;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;tenuto conto&lt;/b&gt; della protesta dell’Anpi, che in assenza di specifiche citazioni nei programmi, teme, giustamente, che il valore di un così significativo momento della storia repubblicana venga marginalizzato e assuma un aspetto di secondaria importanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;accertato che&lt;/b&gt; anche i sindacati chiedono di mettere nero su bianco attraverso un riferimento esplicito al valore della resistenza. 
Ritenuto rilevante che le nuove generazioni comprendano come è nata l'identità democratica dell'Italia,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;si chiede al Sindaco se è venuto a conoscenza del problema in questione e se intende intervenire presso il Ministero dell’Istruzione per:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
• Riaffermare il ruolo della Resistenza come straordinario movimento di massa contro il fascismo, fonte  di ispirazione della nostra Costituzione; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
• Ribadire che le indicazioni di studio per gli Istituti Scolastici prevedano esplicitamente lo studio della Resistenza e dell’Antifascismo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
• Manifestare contro la cancellazione dai programmi ministeriali di un aspetto così importante della storia del Novecento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Terni, 7 aprile 2010&lt;br /&gt;
Rif.Comunista-Comunisti Italiani: Giocondo Talamonti&lt;br /&gt;
Mauro Nannini&lt;br /&gt;
Pd: Giampiero Amici, &lt;br /&gt;
Sinistra e libertà: Giuseppe Boccolini&lt;br /&gt;
Idv: Claudio Campili
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2010/04/comune-di-terni-interrogazione-scuola.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: SANDRO PERTINI - Una delle più grandi personalità della nostra storia…</title>
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  <updated>2010-02-25T00:00:00Z</updated>
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  <id>479307</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Mercoledì 24 febbraio gli studenti dell’&lt;b&gt;Ipsia&lt;/b&gt; ricorderanno la figura di &lt;b&gt;Sandro Pertini&lt;/b&gt;, settimo Presidente della Repubblica, leader socialista ed eroe della Resistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Sulla nuova Resistenza, Pertini diceva infatti: &lt;i&gt;“Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo; se c’è qualcuno che dà scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Pertini&lt;/b&gt; fu un punto di riferimento per tutti quegli italiani che si erano stancati della &lt;b&gt;corruzione&lt;/b&gt;, delle &lt;b&gt;clientele&lt;/b&gt;, dei &lt;b&gt;giochi di potere&lt;/b&gt;, dei &lt;b&gt;ricatti e delle bugie&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Amava i giovani trasmettendo loro valori senza tempo come la correttezza, l’onestà, il rispetto degli altri…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
A parlare di Pertini in questa Scuola, nel 1995, venne &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt;, l’attuale Presidente della Repubblica, più tardi Nilde Jotti e poi Tina Anselmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nel ventennale della sua scomparsa si sta organizzando un &lt;b&gt;convegno, per tracciare la Figura di Sandro Pertini, a cui sono state invitate personalità politiche di spicco.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
A tale scopo i docenti d’Italiano sono chiamati a far riflettere gli studenti sulla personalità di Sandro Pertini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Il Dirigente Scolastico&lt;br /&gt;
Ing. Giocondo Talamonti
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2010/02/sandro-pertini-una-delle-piu-grandi.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Intervento alla Cerimonia Associazione Combattenti Cremona</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/02/02/giocondo-talamonti/intervento-alla-cerimonia-associazione-combattenti-cremona/474890"></link>
  <updated>2009-02-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>474890</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Terni (TR) (Partito: PDCI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
&lt;br /&gt;Terni, 2 febbraio 2009 Cerimonia Associazione Combattenti Cremona. 300 ternani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
La città di Terni, tramite l’Amministrazione Comunale, si raccoglie nel ricordo dei combattenti che il 2 febbraio 1945 partirono 300 volontari da Piazza Solferino per arruolarsi al Gruppo Cremona formato sia da truppe regolari sia da partigiani dell’Umbria e della Toscana per scacciare il nemico che resisteva sul fronte gotico. Alcuni di questi morirono per la liberazione del Paese. Il Comune di Alfonsine ne ricorda i loro nomi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Contributo dei nostri combattenti alla guerra di liberazione, non può restare solo un ricordo, né essere oggetto solo di commemorazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
La nostra presenza qui è una testimonianza di amore nei confronti di chi ha lottato per un ideale di libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Non dimentichiamo, quindi, le migliaia di testimonianze su cui è stata costruita la libertà di cui oggi godiamo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nostro dovere è difenderne il senso e trasmetterne gli ideali, perché anche le generazioni che ci seguono abbiano riferimenti certi in cui credere e per i quali lottare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
L'Italia ha una memoria viva e condivisa. Essa si basa non solo sulla storia, ma anche sulla passione civile di chi si richiama al passato per operare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 
La commemorazione di oggi è utile a rinverdire presso i giovani l’impegno civico di quanti si sono donati alla patria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
I luoghi dove avvennero gli scontri vorremmo fossero sempre più frequentati dai giovani perché possano apprendere i valori di libertà alla cui base risiedono gli ideali di pace, e di fraternità indispensabili alla comprensione fra i popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
La Commemorazione di oggi cade nel 61.mo anniversario della Costituzione, nata dalla Resistenza e dal sacrificio di tanti combattenti delle forze Armate Regolari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
La Costituzione italiana, patto fondante della nostra identità di cittadini italiani è ricca di principi di libertà, di giustizia, di uguaglianza e solidarietà, e per questo  bisogna conoscerla e farla vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Il compito della Scuola è fondamentale per trasferire certi valori culturali che formano ed educano il cittadino di domani.&lt;br /&gt;
L’impegno delle Associazioni e delle istituzioni presenti, oggi, costituisce un esempio, una difesa dei principi contenuti nella Carta, la cui stesura racchiude i progetti e le speranze di un popolo intero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Riflettere, ricordare, non dimenticare, è l’impegno civico che deve caratterizzare ognuno di noi nell’omaggio ai caduti per la libertà.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2009/12/intervento-alla-cerimonia-associazione.html&quot;&gt;Blog di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emanuele FIANO: Interrogazione a risposta immediata sulle dichiarazioni dell'onorevole Ignazio La Russa relative all'8 settembre 1943 e alla Repubblica sociale italiana</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/17/emanuele-fiano/interrogazione-a-risposta-immediata-sulle-dichiarazioni-dellonorevole-ignazio-la-russa-relative-all8-settembre-1943-e-alla-repubblica-sociale-italiana/382218"></link>
  <updated>2008-09-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382218</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un piacere, signor Ministro, averla qui a rispondere a questa interrogazione e di questo la ringrazio. Ma la solennità del tema trattato, la solennità del luogo in cui ci troviamo e il rispetto che si deve ad alcuni di coloro che verranno citati in questa interrogazione avrebbero preteso dall'onorevole Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei ministri, lo sforzo di trovare cinque minuti di tempo per far sapere agli italiani, tutti, se egli condivida o meno le affermazioni di un Ministro della Repubblica italiana, nata dall'antifascismo e dalla Resistenza. Mi riferisco all'onorevole Ignazio La Russa, il quale ha - come è noto - dichiarato nel corso della cerimonia ufficiale di commemorazione dell'armistizio dell'Italia dell'8 settembre 1943 che - cito testualmente - «altri militari in divisa, come quelli della Repubblica sociale italiana, soggettivamente dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani, e meritano quindi il rispetto (...) di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».
Fateci sapere se questa è anche l'opinione del Governo&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=3510&amp;stile=6&amp;highLight=1&amp;paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IMMEDIATA+IN+ASSEMBLEA%27&quot;&gt;Camera.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOVANNI FRANCO ORLANDO: Socialisti modenesi al Sacrario dei Caduti della Ghirlandina</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/12/giovanni-franco-orlando/socialisti-modenesi-al-sacrario-dei-caduti-della-ghirlandina/375111"></link>
  <updated>2008-09-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>375111</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Modena (MO) (Partito: Partito dei Socialisti) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Una delegazione dei Socialisti modenesi composta dal Segretario Provinciale Giovanni Franco Orlando, dai capigruppo socialisti Sergio Rusticali, Rosamaria Fino, dall’On .Paolo Cristoni,da Enrico Corsini,deporranno un mazzo di fiori al Sacrario dei Caduti per la Resistenza, a riconoscimento di quei valori e principi che la lotta antifascista ha trasmesso,diventando i cardini della stessa Costituzione.




Il sacrificio di tanti, molti dei quali socialisti, non può essere contrabbandato con chi si è schierato con la parte opposta; i socialisti condividendo la posizione del Presidente della Repubblica,invitano tutti i democratici, DOMENICA14 SETTEMBRE alle ore 10,30 presso il Sacrario della Ghirlandina a rendere omaggio a coloro che con la loro vita hanno affermato la democrazia contro la dittatura fascista. 

 

 




IL Segretario Provinciale Partito Socialista

Giovanni Franco Orlando
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitosocialista.modena.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=250&amp;Itemid=9&quot;&gt;Partito Socialista (Federazione di Modena)&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: La Repubblica condivisa.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/09/furio-colombo/la-repubblica-condivisa/359157"></link>
  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359157</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Presidente della Repubblica ha ricordato la dignità dei militari italiani che furono deportati in Germania perché rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Di diverso avviso il ministro della Difesa». Cito dal Tg 1, ore 20, 8 settembre. In linguaggio deliberatamente piatto non nasconde il fatto certamente eccezionale: il ministro della Difesa La Russa, post-fascista, è di «diverso avviso» sul fascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Infatti la vera frase del ministro è un omaggio alla Repubblica fascista di Salò nel giorno in cui il capo dello Stato stava celebrando, da solo, la Resistenza contro i tedeschi a Roma. C’era anche il sindaco di Roma, alla cerimonia, Alemanno, post-fascista anche lui. Il sindaco aveva detto il giorno prima il suo sentimento di rispetto verso il fascismo. Dunque, per prima cosa, è doveroso inviare da questo giornale un pensiero grato e solidale al Presidente Napolitano che ha celebrato la Resistenza italiana non con le autorità presenti ma insieme a tutti gli italiani che, come lui, credono nella Resistenza e nella Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;i&gt;Per i più giovani, forse, è utile un chiarimento.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;

Che cos’è il fascismo? È un progetto di potere che non bada a spese di vite umane per affermare e rafforzare quel potere. Ha due nemici: chiunque all’interno di un Paese colpito dal fascismo, si opponga. E chiunque (o qualunque altro Paese) fuori dai confini nazionali, sia o diventi ostacolo all’espandersi del regime fascista. Ha tre comandamenti che, in Italia, erano scritti a caratteri immensi su tutti i muri: «Credere, Obbedire, Combattere». &lt;br /&gt;
Il primo comandamento impone l’accettazione fanatica di una dottrina inventata. Nel caso italiano si chiamava «mistica fascista». I praticanti di quella mistica (cittadini di tutte le età) non avevano scampo. L’intimazione di credere è sempre una intimazione violenta. Significava che un livello superiore, forte abbastanza da lanciare quella intimazione, aveva conquistato potere assoluto con sangue, sottomissione, violenza e complicità.&lt;br /&gt;


Obbedire significava l’umiliazione di tutti davanti ai pochi che decidono di vita e di morte. Ci sono sempre, nella storia di tutti i popoli. Sono sempre i peggiori. E cadono fuori dalla storia a causa delle rivolte di libertà. Ma quando comandano non badano a sangue, dolore, umiliazione, morte per farsi ubbidire.

Combattere è il comandamento obbligato. Se sei fascista, o sottoposto al fascismo, c’è sempre qualcun altro da uccidere, persona, famiglia, gruppo o popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il fascismo per vivere ha bisogno di censura ferrea al fine di impedire anche il minimo alito di libertà. Il fascismo ha bisogno di paura perché ognuno, fascisti e non fascisti, resti al suo posto senza discutere. Il fascismo ha bisogno di miti per organizzare riti che sono sempre evocazioni di stragi. Quei miti sono invenzioni nel vuoto di cultura e di storia, e quei riti sono sempre armati, in attesa che siano pronte nuove vittime da immolare sugli altari della Patria.

La Patria è un mostro al quale, come tributo di grandezza e di difesa dei sacri confini, bisogna sempre tributare un doppio sacrificio: i propri figli, mandati comunque a combattere, dopo aver creduto e obbedito, perché non ci può essere pace fino alla vittoria del fascismo (al di là di un mare di sangue). E il sacrificio di altri popoli, scelti secondo una fantasia arbitraria (il fascismo non deve rendere conto a nessuno) dunque malata, in base a una dottrina di sangue, anch’essa malata che predica: «molti nemici molto onore». Vuol dire che a ogni guerra segue altra guerra, ad ogni persecuzione altra persecuzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il fascismo italiano, giunto a uno dei momenti più alti e pieni del suo mortuario potere (1938) ha visto e identificato gli ebrei, gli ebrei italiani (italiani da secoli, al punto che persino alcuni di essi erano e si dichiaravano fascisti) come nemico finale e mortale.&lt;br /&gt;


Nemico da identificare, braccare, catturare, distruggere.&lt;br /&gt;


Per sapere quanto il progetto fosse esteso e totale, profondamente fascista e completamente auto-generato dal fascismo, basterà rileggere il pacchetto delle leggi razziali italiane. Da esse non traspare l’impeto brutale e cieco di un momento di barbarie. Si tratta invece di un disegno accurato e giuridicamente impeccabile per sradicare ogni vita, ogni professione, ogni lavoro, dal laticlavio senatoriale al lavoro manuale. L’impossibilità di dare, di avere, di possedere, di lavorare, di restare, di andare via, di essere padri, madri, coniugi, figli, fratelli, neonati, malati, vegliardi morenti, bambini nelle scuole. Tutto chiuso, impedito, escluso, proibito, vietato, ogni porta murata subito e per sempre.&lt;br /&gt;


Quando, da parlamentare della tredicesima legislatura, ho scritto, firmato, fatto firmare (anche da deputati di Forza Italia e di An) la «legge che istituisce il Giorno della memoria», questo ho inteso fare: affermare che la Shoah è un delitto italiano. Senza le leggi italiane e il silenzio quasi totale degli italiani, la Germania nazista non avrebbe potuto imporre a tutta l’Europa il suo delitto. Tremendo delitto. Ne è una prova la Bulgaria dove - come testimonia in un suo non dimenticato libro Gabriele Nissim - il presidente del Parlamento locale Dimitar Peshev, uomo di destra in un Paese occupato da tedeschi nazisti e da italiani fascisti, si è rifiutato, insieme alla sua assemblea, di approvare le «leggi per la difesa della razza» scrupolosamente copiate dal modello italiano. I persecutori tedeschi e italiani non hanno potuto toccare un solo cittadino ebreo bulgaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;i&gt;«Il Giorno della memoria»,&lt;/i&gt; vorrei ricordare a chi ne ha discusso su questo giornale ieri, esiste non per dare luogo a una cerimonia, ma per ricordare che gli ebrei italiani e gli ebrei stranieri che avevano creduto di trovare rifugio in una Italia buona, sono stati cercati, isolati, catturati e messi a disposizione dei carnefici tedeschi da fascisti italiani. E tutto ciò è avvenuto nel silenzio di altri italiani che a quel tempo avevano un’autorità e un ruolo. I perseguitati, in Italia, sono stati aiutati e salvati, quando possibile, quasi solo da persone e famiglie che hanno rischiato in segreto la vita, dunque da persone verso cui l’Italia ha un debito immenso (l’Italia, non gli ebrei che non avrebbero dovuto essere vittime), un debito che non è mai stato riconosciuto o celebrato. È anche per questo - ricordare e onorare l’italiano ignoto che non ha ceduto, che non ha ubbidito, che non ha combattuto la sporca guerra della razza, che esiste il «Giorno della Memoria».&lt;br /&gt;


Ma esiste anche per ricordare che il Parlamento fascista italiano ha approvato all’unanimità, al grido di «viva il Duce» alla presenza di Mussolini, le leggi dette «per la difesa della razza», articolo per articolo, fra discorsi deliranti, il cui testo si può ancora trovare negli archivi di Montecitorio, e frenetici applausi.&lt;br /&gt;


«Il Giorno della memoria» esiste per rispondere a chi osi pronunciare la inaccettabile frase sull’«onore dei combattenti di Salò», per esempio l’attuale ministro Italiano della Difesa La Russa. I combattenti di Salò sono stati coloro che hanno cercato, arrestato, ammassato nelle carceri italiane e poi consegnato alle guardie e ai treni nazisti quasi tutti gli ebrei italiani che nei campi di sterminio sono scomparsi. Sono stati quegli onorati combattenti di Salò a consegnare Primo Levi ai nazisti per il trasporto ad Auschwitz. Negli Stati Uniti, nessuno, per quanto di destra, si sognerebbe di difendere la schiavitù come una onorevole pagina della storia americana. E in nessun paese d’Europa si è mai assistito a una celebrazione di governo verso coloro che hanno collaborato con i nazisti e fascisti che occupavano i loro Paesi.&lt;br /&gt;


Le parole del sindaco di Roma e del ministro della Difesa italiano sono più gravi perché riguardano l’immenso delitto della Shoah di cui l’Italia fascista è stata co-autrice e co-protagonista. E’ vero che l’Italia fascista, con il suo codice di violenza, il suo impossessamento crudele delle colonie (di cui Gheddafi, oggi ha chiesto e ottenuto il conto) e la sua relativa modernizzazione dell’Italia ha avuto in quegli anni un suo prestigio e un suo peso in Europa. Ma proprio per questo il delitto razziale italiano si è esteso al peggio di tutta la sanguinosa Europa fascistizzata, e la responsabilità del regime italiano in quegli anni e in quel delitto è stata immensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Molti avranno notato che il Presidente della Repubblica, l’8 settembre a Roma, ha parlato da solo a nome dell’Italia libera (libera dal fascismo e dalla persecuzione razziale) nata dalla Resistenza e ha indicato il solo vero valore condiviso: la Costituzione.

È un giorno di tristezza e vergogna per coloro che c’erano, in Italia, quando gli ispettori della razza entravano nelle scuole, quando le brigate nere provvedevano a trovare e consegnare ai tedeschi gli italiani ebrei. Ed è bene ricordare al ministro della Difesa di questa Repubblica, nata dalla Resistenza che gli è estranea, che nella sua Repubblica di Salò i delatori venivano compensati (dai fascisti, non dai tedeschi) con lire cinquemila per ogni ebreo catturato e mandato a morire.&lt;br /&gt;


È un giorno di gratitudine verso Giorgio Napolitano che ha detto agli spettatori di sequenze televisive che saranno sembrate un film brutto come un incubo, che è la Resistenza, non Salò, il fondamento dell’Italia democratica, che è la Costituzione antifascista il nostro codice condiviso.

Il resto, aggiungo in nome della memoria che ho cercato di mantenere viva nella legge che porta quel nome, è spazzatura della storia.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J676U&quot;&gt;l'Unità - Furio Colombo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Alzetta: No a trasformazione carnefici in vittime</title>
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  <updated>2008-09-08T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: La Sinistra L'Arcobaleno) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''Il sindaco Alemanno continua a voler rileggere la storia a modo suo e, cosi' come gia' fece in passato quando dissenti dal suo allora segretario Gianfranco Fini sulla condanna dell'esperienza fascista, ripete per l'ennesima volta la solita solfa sul periodo dell'eta' dell'oro della dittatura delle camice nere nel nostro paese, precedente alla scelta errata nel 1938 della emanazione delle leggi razziali. In fin dei conti, se non fosse stato per questo piccolo errore, l'esperienza di Mussolini in Italia potrebbe essere ancora oggi presa a modello per la puntualita' dei treni, le case popolari e le colonie estive per i ragazzini meno abbienti'' 

''Meglio del sindaco riesce a fare il suo vecchio compagno di gioventu' Francesco Storace che sul ventennio ha da sempre le idee molto piu' chiare nulla da rinnegare e nulla da dover giustificare. E quindi nessun problema per tutti gli omicidi operati dalle squadracce fasciste, compreso quello di Giacomo Matteotti rivendicato poi in aula dallo stesso Duce, per la privazione della liberta' di stampa e di opinione, per la fine della democrazia con la messa fuori legge dei partiti popolari e di sinistra, per la persecuzione e carneficina degli ebrei, degli omosessuali, dei socialisti, dei comunisti, dei rom e di tutti gli oppositori al regime fascista. E nessun problema, ovviamente, per la scelta scellerata di portare il paese in una guerra disastrosa al fianco del criminale nazista Adolf Hitler''.

''Qui ci potremmo fermare, ma come ricorda un vecchio detto: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed infatti, dopo le dichiarazioni di ieri di Gianni Alemanno sul ventennio fascista, ecco che stamani il ministro La Russa decide di celebrare la difesa di Roma a Porta San Paolo, presente il Capo dello Stato Napolitano, per provare a riabilitare, per l'ennesima volta, i soliti poveri 'ragazzi di Salo'. Quegli stessi 'ragazzi' che si fecero interpreti e protagonisti, insieme ai loro camerati nazisti, delle tante e tante stragi di civili come quella disumana di Sant'Anna di Stazzena dove 560 abitanti, tra cui partigiani, ma anche anziani, donne e bambini vennero trucidati dentro le case e poi bruciati davanti alla piazza del paese, nel corso di un rastrellamento''. 

''Non posso e non possiamo, accettare che la storia venga riscritta dai nipotini di coloro che in maniera criminale hanno portato per piu' di vent'anni dolori e lutti al nostro paese. Non accetteremo mai, neanche dal signor sindaco o da un ministro della Repubblica, la trasformazione dei carnefici fascisti in dei poveri ragazzi 'vittime' di un periodo ormai lontano. Tanto piu' oggi, a Roma, dove altri giovani ragazzi nostalgici dell'era fascista si sentono legittimati e protetti per poter compiere, con le loro sporche lame, azioni criminali. Azioni criminali come quella che ha portato lo scorso 29 agosto all'accoltellamento di un giovane compagno a San Paolo, al termine di un concerto che ricordava l'assassinio di due anni fa a Focene di Renato Biagetti. Non potranno tapparci la bocca: la storia non si cancella''.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/moddettregione.php?id=313400&amp;img=&amp;idregione=&amp;nome=&amp;articolo=RESISTENZA:%20ALZETTA%20(SA),%20NO%20A%20TRASFORMAZIONE%20CARNEFICI%20IN%20VITTIME&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MAURIZIO SALOMONI: La &quot;battaglia delle fabbriche&quot; del 1945 ricordata con due cerimonie</title>
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  <updated>2008-05-01T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Gorizia (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L'assessore Maurizio Salomoni, presente alla commemorazione insieme all'assessore provinciale Marino Visintin, ha parlato delle condizioni di vita degli operai negli anni della guerra, soffermandosi sugli aspetti problematici.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.mauriziosalomoni.it/battagliafabbriche.html&quot;&gt;Messaggero veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: 25 aprile, monito di Napolitano: ''Guai a indulgere a false equiparazioni''</title>
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  <updated>2008-04-25T00:00:00Z</updated>
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  <id>332018</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Genova, 25 apr. (Ign) - ''Le ombre della Resistenza non vanno occultate, ma guai a indulgere a false equiparazioni e banali generalizzazioni''. 

E' il passaggio chiave del discorso pronunciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del 25 aprile al palazzo Ducale di Genova. &quot;All'inizio dello scorso decennio - sottolinea il capo dello Stato - è apparso un saggio storico di non comune impegno e profondità, dovuto a Claudio Pavone, nel quale si sono messi in evidenza i diversi volti della Resistenza, e in particolare, accanto a quello di una guerra patriottica, quello di una guerra civile''. 

''Tale profilo - ricorda il presidente - è stato a lungo negato, o considerato con ostilità e reticenza, da parte delle correnti antifasciste. Ma se ne può dare - Pavone lo ha dimostrato - un'analisi ponderata, che non significhi in alcun modo 'confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna o di assoluzione''. 

''E questo - aggiunge Napolitano - vale anche per i fenomeni di violenza che caratterizzarono in tutto il suo corso la guerra anti-partigiana e da cui non fu indenne la Resistenza, specie alla vigilia e all'indomani della Liberazione. Le ombre della Resistenza non vanno occultate, ma guai a indulgere a false equiparazioni e banali generalizzazioni; anche se a nessun caduto, e ai familiari che ne hanno sofferto la perdita, si può negare sul piano umano un rispetto maturato col tempo''. 

''Insomma - chiarisce il capo dello Stato - è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, 'smitizzare' quel che c'è da 'smitizzare' ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell'indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana&quot;. 

Alle celebrazioni per il 25 aprile a Genova ha preso parte anche il presidente della Cei cardinal Angelo Bagnasco, duramente contestato al suo arrivo a Palazzo Ducale con fischi e grida.

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.2108438977&quot;&gt;adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MAURIZIO SALOMONI: Commemorazione del 25 aprile</title>
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  <updated>2008-04-25T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Gorizia (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Bisogna ricordare che cosa veramente fu il fascismo:  repressione di ogni libertà, eliminazione fisica degli oppositori, carcere, confino, con un particolare accanimento contro gli alloglotti, solo perché, come gli sloveni, parlavano una lingua diversa dall'italiano. 
Il nome di Lojze Bratuz, ucciso dai fascisti che lo avevano costretto a bere “olio di macchina” perché faceva cantare i giovani in lingua materna nel coro che dirigeva, ci ricorda tutta intera la persecuzione contro gli sloveni, le angherie, il confino, i battaglioni speciali, le incarcerazioni e le condanne a morte. 
Appare dunque  come carattere costituente del regime quel razzismo che in seguito si manifesta  nell'adesione alla guerra di Hitler, alle leggi razziali, al contributo attivo che la repubblica di Salò darà allo sterminio degli ebrei.
E, proprio a questo proposito, non si esageri con la retorica dei ragazzi di Salò! 
I caduti di allora non sono tutti uguali. Chi ha militato nell'antifascismo e coi partigiani era dalla parte giusta, per la libertà, la democrazia e per l'emancipazione del lavoro. I repubblichini invece servivano il nazismo e si rendevano corresponsabili dei suoi delitti.
La Costituzione e quindi la nostra democrazia nascono dalla resistenza, dalle sofferenze dell'antifascismo, dal sacrificio dei caduti, dei deportati, di tutti coloro che hanno subito gli orrori nazifascisti, dal sostegno popolare e diffuso alla lotta partigiana e, infine, dal bisogno insopprimibile di libertà di quegli italiani e sloveni che insieme hanno combattuto l'oppressore.
E' a tutti loro che dobbiamo dire grazie e magari anche ad essi ispirare il nostro impegno civile.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://mauriziosalomoni.blogspot.com&quot;&gt;Dal discorso davanti al monumento ai caduti della resistenza di S.Andrea (Gorizia)&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marcello DELL'UTRI: ...se vinceremo le elezioni, i libri di storia saranno revisionati</title>
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  <updated>2008-04-08T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: FI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Il senatore di Forza Italia: «I libri di storia, condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati»&lt;/b&gt;

ROMA - «I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione». Lo ha dichiarato il senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, il primo contenitore di approfondimento politico in Rete, in onda su YouTube. 
Dell'Utri ha proseguito: «La Sinistra ha ancora in mano le università e le case editrici. È anche un luogo comune che la cultura sia a sinistra, ma non tanto poi comune se si considera come stanno le cose. Sono dappertutto e impediscono che ci possano essere delle novità che non arrivino dalla loro parte». Per Dell'Utri inoltre «gli storici di sinistra hanno ignorato l'olocausto dei gay avvenuto durante la seconda guerra mondiale». Il senatore Dell'Utri fa sua la tesi di alcuni ragazzi che gli hanno chiesto il motivo per cui in alcuni testi inseriti ufficialmente nei programmi scolastici, quale quello di Lucio Villari così come quelli di numerosi altri storici, sia sempre stato ignorato che centinaia di migliaia di omosessuali sono stati massacrati nei lager. Dell'Utri ha dichiarato: «Il tema degli omosessuali è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, come si direbbe in Francia, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. È stato sbagliato non tirarlo fuori, quando invece bisogna guardare con chiarezza ad argomenti così importanti».

PENTITI - «Posso dire di conoscere quasi tutti i pentiti di mafia, ma oggi faccio fatica a individuarne uno sano, anche se ce ne saranno» ha aggiunto Dell'Utri. «Non bisogna però scordare - aggiunge il senatore di Forza Italia - quelli che vengono tirati fuori per essere incisivi durante un processo importante, per poi essere dimenticati dallo Stato quando non servono più, a rischio della propria vita». 

PEDOFILI - Poi il senatore di Forza Italia è intervenuto sulla questione pedofili. «A chi dice che, oltre alla certezza della pena, ci vorrebbe la castrazione chimica oppure la cintura di castità, io rispondo che, piuttosto, la cintura bisognerebbe metterla al collo di questi delinquenti» ha spiegato Dell'Utri. 

BRAMBILLA - Successivamente il senatore di Forza Italia si è soffermato sull'astro nascente della Pdl Michela Brambilla: «Michela Brambilla è una persona che è stata data in pasto all'opinione pubblica, ma non le attribuisco alcuna importanza. Non ho nessun problema nè a parlare bene nè a parlare male di lei», ha aggiunto Dell'Utri.

«MANGANO E' UN EROE» - «Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all`ergastolo, è morto per causa mia. Mangano - ha poi aggiunto Dell'Utri - era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E` un eroe, a modo suo».

MOGGI - Poi Dell'Utri è intervenuto anche su Calciopoli. «Moggi è una persona simpaticissima e sono convinto che le presunte manovre che gli vengono attribuite non siano vere. Le accuse sono nate dal suo grande successo. Moggi aveva organizzato bene le cose e così sarebbe stato ancora per molti altri anni. Il successo non è risparmiato nè perdonato a nessuno, neanche a Moggi».

LUXURIA - «Ho tanti amici gay e sono stati tra i migliori che abbia avuto. Sono delle persone di elevato livello e di grande intelligenza. Luxuria? È un ragazzo intelligente» ha detto ancora Dell'Utri. «Non è una lobby quella dei gay, è piuttosto una potenza, poichè sono bravi ed estremamente creativi. Per quanto riguarda le unioni gay - ha proseguito il senatore di Forza Italia - noi siamo per i diritti individuali, ma certo non possiamo pensare di avallare famiglie dello stesso sesso. Manca la ragione per cui si deve formare la famiglia, ovvero la procreazione.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_aprile_08/dellutri_storia_resistenza_959d1b0a-0578-11dd-8738-00144f486ba6.shtml&quot;&gt;corriere della sera.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fausto BERTINOTTI: Discorso alla Camera in memoria del comandate partigiano Arrigo Boldrini</title>
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  <updated>2008-01-22T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Rifondazione comunista - Sinistra europea) - Assessore Regione Lazio (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Pres. Camera   (Lista di elezione: PRC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Discorso di commemorazione alla Camera in occasione della morte del comandante &quot;Bulow&quot;, Arrigo Boldrini&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=2z9M-8_bs1o&quot;&gt;Camera dei Deputati&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>OTTAVIANO DEL TURCO: RESISTENZA: LA REGIONE RENDE OMAGGIO A BOLDRINI</title>
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  <updated>2008-01-22T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Abruzzo (Partito: Unione) - Consigliere Regione Abruzzo (Lista di elezione: SDI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Bandiere dei palazzi regionali a mezz'asta per la morte di Arrigo Boldrini&lt;/b&gt;.&lt;p&gt; 
Con il nome di &quot;Bulow&quot; fu il capo riconosciuto della Resistenza italiana. &lt;p&gt;
&quot;Un pezzo della libertà di cui godiamo oggi la dobbiamo a uomini come lui, al suo coraggio, al suo patriottismo, al suo esempio. Un uomo di una mitezza, di una gentilezza unica, seppe parlare agli uomini della sua generazione e anche alle generazioni che seguirono. La Regione rende omaggio a lui e, assieme a lui, a tutti coloro che hanno combattuto per la libertà e per la democrazia&quot;. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.regione.abruzzo.it/portale/index.asp?modello=articolo&amp;servizio=lista&amp;stileDiv=mono&amp;msv=articolo14754&amp;tom=4754&quot;&gt;Regione Abruzzo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Flavio TOSI: Nomina di Miglioranzi (MSI) all'Istituto della Resistenza veronese</title>
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  <updated>2007-07-24T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Provincia Verona (Lista di elezione: Lega) - Sindaco  Comune Verona (VR) (Partito: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR)- Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR) (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non è stata una mia decisione, i candidati sono stati indicati dai capigruppo della maggioranza e nominati dal consiglio comunale. Aggiungo che dai verbali della seduta non emergono obiezioni di rilievo da parte dell'opposizione. Si tratta di persone preparate, certo con idee politiche diverse rispetto ai responsabili dell'Istituto, ma proprio questo potrebbe favorire un confronto positivo. Non si tratta di riscrivere la storia ma di approfondirla in una visione pluralista.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/verona-memoria-salo/verona-memoria-salo/verona-memoria-salo.html&quot;&gt;Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Vittorio Sgarbi:  Boldrini, D'Alema lo ha riconosciuto! Avete sterminato milioni di esseri umani!, Avete ucciso ...</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/1998/01/20/vittorio-sgarbi/boldrini-dalema-lo-ha-riconosciuto-avete-sterminato-milioni-di-esseri-umani-avete-ucciso/328308"></link>
  <updated>1998-01-20T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Attacco di Sgarbi a Boldrini, medaglia d'oro alla resistenza, durante la seduta d'aula n. 299:

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono molte cose che non capisco nella vicenda che ha visto uniti il relatore Bonito e gli amici di alleanza nazionale nel pretendere una resa così incondizionata di fronte ad una richiesta che evidentemente viola il principio elementare della libertà di opinione, la quale può bensì talvolta sconfinare nella minaccia.&lt;br /&gt;

Ho condiviso spesso l'insofferenza per gli atteggiamenti minacciosi soprattutto dell'onorevole Bossi e talvolta ho anche sopportato lo scontro fisico con persone di vistosa presenza come il senatore Boso. Non di meno, ho combattuto per molto tempo contro l'atteggiamento, violento nelle parole, espresso dai leghisti. Mi sono però improvvisamente spostato verso la considerazione più piena delle loro posizioni nel momento in cui il Presidente della Camera, onorevole Violante, e il Presidente del Senato, senatore Mancino, hanno consentito, in tal modo impedendo a mio vedere tutte le azioni giudiziarie fin qui poste in essere, da Verona a Varese, contro le pendenze e le pulsioni, sul piano generale ed anche su quello operativo ma
mai sul piano della violenza fisica, secessionistiche da parte della lega, che il gruppo della lega nord si chiamasse gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Si è quindi legittimato in quest'aula che il gruppo della lega nord si chiamasse in tal modo. Da quel momento Violante e Mancino sono associati a delinquere con i colleghi leghisti, perché hanno consentito le azioni conseguenti, il gazebo, le elezioni, eccetera. Infatti, se qualcuno si chiama «per l'indipendenza della Padania», non potrà non pretendere e non chiedere quell'indipendenza.&lt;br /&gt;

Allora, in relazione ad ogni reato che noi indichiamo rispetto a leggi che vogliono l'unità della nazione, nel momento in cui un gruppo lotta contro quell'unità legittimato dal Presidente della Camera, la sua lotta è soltanto politica. Pensiamo alle battaglie di Pannella per l'aborto. Esse erano contro la legge, ma era diritto di quella parte politica parlare contro la legge per mutarla. Allora, chi voglia mutare l'assetto della nazione ha ragione di farlo in modi non violenti, in ottemperanza alla denominazione di origine controllata che qui è stato consentito loro di darsi.
Chiedo agli amici di alleanza nazionale per quale ragione al mondo essi, che si chiamano alleati nazionali, vogliono identificarsi con i fascisti. Voi siete caduti nella trappola ridicola di chi vuole che voi siate quello che non volete più essere (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Voi non siete fascisti. Quando si parla di fascisti, non si parla di voi. È un equivoco di Bossi identificare gli elettori di alleanza nazionale con i fascisti. Caro Manzoni, quando tu o Berselli vi schierate contro le parole di Bossi, vi autocertificate fascisti. Non lo siete, nessuno di loro lo pensa.&lt;br /&gt;


&lt;p&gt;
FILIPPO BERSELLI. Anche Bonito!

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. Anche Bonito. Questo crea un singolare meccanismo, quello per cui fu Violante a dire: bravo Fini, sei piccolo, ma crescerai, noi dobbiamo legittimarti (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Allora, improvvisamente Violante ha dato a Fini quello per cui Berlusconi è diventato il cavaliere nero, cioè una legittimazione da sinistra, per cui Fini non è più fascista.

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi, dovrà continuare il suo intervento in un altro momento perché il tempo a sua disposizione è esaurito.

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. Voglio solo concludere su un punto.
Le frasi che vengono attribuite a Bossi le ho sentite dire per decine di anni nelle piazze italiane dai compagni comunisti, che hanno combattuto contro il fascismo ed hanno celebrato un signore, il senatore Boldrini, detto von Bulow, che è passato dalle parole ai fatti e ha fatto...

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sgarbi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi...

&lt;p&gt;
VALTER BIELLI. A cui hai chiesto scusa!

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. L'unico che ha fatto quello che Bossi ha detto è stato Boldrini!

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. La richiamo all'ordine per la prima volta, onorevole Sgarbi!

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. E D'Alema lo ha riconosciuto! Avete sterminato milioni di esseri umani!

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi, la richiamo all'ordine per la seconda volta.

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. Avete ucciso...

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi la richiamo all'ordine, si allontani dall'aula, per cortesia.
Onorevole Sgarbi, si allontani dall'aula, per cortesia. L'ho richiamata all'ordine...

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. Non mi allontano affatto! Si allontani lei, comunista!

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi, l'ho richiamata all'ordine per tre volte...

&lt;p&gt;
VITTORIO SGARBI. Non mi allontano dall'aula! Ho detto soltanto la verità!

&lt;p&gt;
PRESIDENTE. Invito i deputati questori a far eseguire le disposizioni del Presidente. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed299/s200.htm&quot;&gt;Camera dei Deputati&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luciano VIOLANTE: &quot;... occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/1996/05/10/luciano-violante/occorre-sforzarsi-di-capire-senza-revisionismi-falsificanti-i-motivi-per-i-quali-migliaia-di-ragazzi-e-soprattutto-di-ragazze-quando-tutto-era-perduto-si-schierarono-dalla-parte-di-sal%C3%B2/327059"></link>
  <updated>1996-05-10T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera  - Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Dal discorso di insediamento come Presidente della Camera:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;quot;&lt;a name=&quot;Presidente 33 15&quot;&gt;&lt;/a&gt;Mi chiedo, colleghi, me lo chiedo umilmente, in che modo quella parte d'Italia che in quei valori crede e che quei valori vuole custodire e potenziare nel loro aspetto universale di lotta alla tirannide e di emancipazione dei popoli, non come propriet&amp;agrave; esclusiva, sia pure nobile, della sua cultura civile o della sua parte politica, mi chiedo - dicevo - cosa debba fare quest'Italia perch&amp;eacute; la lotta di liberazione dal nazifascismo diventi davvero un valore nazionale e generale, e perch&amp;eacute; si possa quindi uscire positivamente dalle lacerazioni di ieri. &lt;br /&gt;Mi chiedo se l'Italia di oggi - e quindi noi tutti - non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perch&amp;eacute; avessero ragione o perch&amp;eacute; bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bens&amp;igrave; perch&amp;eacute; occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Sal&amp;ograve; e non dalla parte dei diritti e delle libert&amp;agrave;&lt;em&gt; (Applausi)&lt;/em&gt;. Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessit&amp;agrave; del nostro paese, a costruire la liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo pi&amp;ugrave; prospero e pi&amp;ugrave; sereno. Dopo, poi, all'interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni.&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed001/s100.htm#Titolo15%2033&quot;&gt;Camera dei Deputati&lt;/a&gt;</summary>
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