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  <title>Openpolis - Argomento: welfare</title>
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  <updated>2012-05-26T00:00:00Z</updated>
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  <title>Nichi VENDOLA: &quot;Bersani scelga o cantiere con Sel e IdV o noi soli&quot;</title>
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  <updated>2012-05-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640563</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Al segretario del Pd diciamo che servono gli &quot;stati generali del futuro&quot;, serve un centrosinistra come luogo di risposte per salvare il Paese. Se non risponde io e Di Pietro cominciamo lo stesso&quot;. 
&lt;p&gt;&quot;Non è un ultimatum o una minaccia. E' una necessità della società italiana il dovere di costruire un cantiere che non progetti soltanto l'alleanza ma guardi al merito: al reddito minimo garantito, al welfare ambientale con centinaia di migliaia di posti di lavoro per mettere in sicurezza coste, colline, e montagne del nostro Paese&quot;. 
&lt;p&gt; &quot;Ho apprezzato lo spirito di sacrificio di Bersani che ha rinunciato a guadagnare un probabilissimo risultato elettorale sostenendo il Governo di Monti. Anch'io vi avevo guardato con qualche speranza, devo dire che la delusione è stata grande, e che l'ipotesi del Pd di farne un antesignano di una svolta politica-economica è fallita. Siamo al disastro sociale e tutti gli indicatori economico-finanziari dicono male&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205262031-ipp-rt10109-ultimatum_vendola_di_pietro_bersani_scelga_o_andiamo_da_soli&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Maternità e cura, bonus pensione - Proposta di legge </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/24/delia-murer/maternit%C3%A0-e-cura-bonus-pensione-proposta-di-legge/640430"></link>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>640430</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ho presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per riconoscere, ai fini pensionistici, il periodo dedicato alla maternità e quello dedicato al lavoro di cura di familiari disabili. 
&lt;p&gt; La proposta stabilisce che per ogni figlio sia riconosciuto alla lavoratrice madre un bonus di due anni di contributi figurativi. Al tempo stesso viene portato a quattro anni complessivi il periodo di congedo straordinario, retribuito, riconosciuto a chi si occupa della cura di un familiare disabile grave convivente. 
&lt;p&gt;“La recente riforma delle pensioni ha alzato l’età pensionabile e ha equiparato l’età per uomini e donne. In questo modo, però, non si riconosce il fatto che ci sono persone che, per la maternità o per la cura di un familiare disabile, di fatto lavorano il doppio, conducono carichi personali altissimi, e non possono andare in pensione così tardi. Operare una forma di compensazione rispetto alla maternità e al lavoro di cura è un elemento di giustizia sociale”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Di seguito il testo integrale della proposta di legge.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;PROPOSTA DI LEGGE
&lt;p&gt;

d'iniziativa del deputato
&lt;p&gt;

DELIA MURER
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Introduzione di un credito contributivo ai fini pensionistici per la maternità e aumento del periodo di Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Onorevole colleghi,
&lt;p&gt;

alcuni recenti provvedimenti del Governo in ordine alla materia previdenziale sono stati volti al progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici per il diritto all’accesso dei trattamenti pensionistici. Questo con riferimento sia ai lavoratori pubblici che privati, sia uomini che donne.
&lt;p&gt;

La riforma è avvenuta per due ragioni sostanziali: da una parte lo scopo di adeguare i requisiti anagrafici per l’accesso al sistema pensionistico all’incremento della speranza di vita accertato dall’ISTAT e convalidato dall’EUROSTAT, con riferimento ai 5 anni precedenti. Dall'altra, la necessità di garantire la sostenibilità economica di lungo periodo del sistema che, oltre all'aggancio automatico dell'età pensionabile all'incremento della speranza di vita, ha previsto il posticipo della decorrenza dei trattamenti pensionistici (cd. finestre) e un generale incremento dei requisiti pensionistici.
&lt;p&gt;

L’articolo 24 del decreto-legge 201/2011 ha attuato una revisione complessiva del sistema pensionistico.
&lt;p&gt;

In particolare, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia a decorrere dal 1° gennaio 2012 (comma 6), disponendo l’innalzamento a 66 anni del limite minimo per accedere alla pensione di vecchiaia (sia per i lavoratori dipendenti sia per quelli autonomi), nonché l’anticipazione della disciplina a regime dell’innalzamento progressivo dell’età anagrafica delle lavoratrici dipendenti private al 2018 (in luogo del 2026) Più specificamente, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia nei seguenti termini:
&lt;p&gt;

62 anni per le lavoratrici dipendenti private, la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive della medesima; tale requisito anagrafico viene ulteriormente innalzato a 63 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018;
&lt;p&gt;

63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO nonché della gestione separata INPS; tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018; 66 anni per i lavoratori dipendenti privati e i pubblici dipendenti (lavoratori e, ai sensi dell’articolo 22-ter del D.L. 78/2009, lavoratrici), la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima.
&lt;p&gt;

Il successivo comma 10 innalza, a decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della L. 335/1995, che maturino i requisiti a partire dalla medesima data, il limite massimo di 40 anni richiesto ai fini del riconoscimento del diritto al pensionamento in base al solo requisito di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica (c.d. “quarantesimi”). Sulla base delle nuove disposizioni, l’accesso al trattamento pensionistico è consentito esclusivamente qualora risulti maturata un’anzianità contributiva di:
&lt;p&gt;

nel 2012, 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne;
&lt;p&gt;

nel 2013, 42 anni e 2 mesi per gli uomini e 41 anni e 2 mesi per le donne;
&lt;p&gt;

a decorrere dal 2014, 42 anni e 3 mesi per gli uomini e 41 anni e 3 mesi per le donne.
&lt;p&gt;

In virtù di tale disposizione viene soppressa, sempre a decorrere dal 2012, la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con il sistema delle cd. “quote” introdotto dalla L. 247/2007, con un’anzianità minima compresa tra 35 e 36 anni di contributi. Inoltre, si prevede l’applicazione di una riduzione percentuale del trattamento pensionistico per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto all’età di 62 anni (pari all’1%, con elevazione al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a 2 anni).
&lt;p&gt;

Con la riforma previdenziale, sul fronte del trattamento delle pensioni per uomini e donne, il Governo ha accolto i rilievi dell'Unione Europea sull'uguaglianza tra donne e uomini, predisponendo un intervento legislativo che parifica l'età pensionabile delle lavoratrici del lavoro pubblico a quella dei colleghi maschi, passando, gradualmente, alla medesima età.
&lt;p&gt;

Il provvedimento, giustificato dall'esigenza di riequilibrio dei conti, non tiene del tutto conto di una serie di specificità che investono, in particolare le donne, nella loro storia lavorativa e personale, e innanzitutto del peso che deriva dalla mancanza di una vera politica di pari opportunità che investa nei servizi pubblici, che sostenga le donne nel mercato del lavoro, che dia risposte al lavoro di cura, che allevi le donne da un doppio lavoro obbligato in tutte le fasi della vita, e che le discrimina di fatto per tutta la loro vita lavorativa salvo saldare una paradossale &quot;uguaglianza&quot; quando si tratta della pensione.
&lt;p&gt;

Il medesimo discorso riguarda chi assiste familiari disabili gravi; lavoro di cura che riguarda spesso le donne ma, a volte, anche gli uomini.
&lt;p&gt;

In Italia ci sono milioni di persone non in grado di svolgere gli atti quotidiani della vita in modo autonomo o di non deambulare da soli, eccetera, e quindi rientranti in condizione di handicap grave (art.3 comma 3 legge 104). Soggetti che vivono una condizione che incide pesantemente nella loro vita ma anche, almeno per chi ne ha una, sulle loro famiglie, che sono la risorsa vera, dal momento che i servizi pubblici, in questo senso, risentono di note carenze.
&lt;p&gt;

A guardare gli ultimi dati Istat si rileva che il 43% delle donne italiane con età inferiore ai 40 anni (ma ben il 55% di quelle che ne hanno meno di 30), se decidono di avere un figlio non accedono alla maternità con tutti i diritti previsti dalla legge: non ricadono infatti tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che sono il “target” di riferimento della legge 53/2000. Oggi le giovani donne accedono in modo precario al mondo del lavoro, spesso con lavori autonomi, ma si muovono anche in un contesto molto cambiato dal punto di vista culturale, fatto di maggiore equilibrio nelle responsabilità di cura nelle coppie, di consapevolezza di non voler essere messe di fronte alla scelta di rinunciare al lavoro in presenza di un figlio.

&lt;p&gt;
E’ necessario dunque un riconoscimento mirato - materiale ma anche simbolico - del lavoro di cura, è necessario intraprendere un percorso di riequilibrio del sistema di welfare che allarghi i diritti sociali e di cittadinanza a chi, senza distinzione tra donne e uomini, presta attività di cura: la cura – che è attività umana essenziale e ha un valore irrinunciabile - deve entrare nella polis, ridisegnando una nuova mappa del welfare.
&lt;p&gt;

Un sistema di welfare a carattere strutturale, reso più urgente dalla attuale situazione di crisi, iniziando da queste proposte:
&lt;p&gt;

La proposta del Governo di equiparazione dell’età minima della pensione di vecchiaia delle donne, a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea nei confronti della normativa italiana del pubblico impiego, è accettabile solo se si accompagna a una sostanziale riforma del welfare che tenga conto del lavoro di cura. La possibilità di anticipazione infatti costituiva una sorta di “risarcimento”, per quanto generico e generalizzato, del ruolo di cura ricoperto dalle donne nella società. Averla cancellata contempla la necessità di individuare, comunque, una forma di riconoscimento per il lavoro di cura stesso.
&lt;p&gt;

La nostra legislazione già prevede forme di riconoscimento per quelle categorie di lavoratori che hanno un'attesa di vita ridotta come disabili e lavoratori addetti a mansioni usuranti. Chi assiste in famiglia persone con necessità di assistenza continuata risente oggettivamente della medesima “usura” personale, della propria esistenza, tale da giustificare un riconoscimento. La presente Proposta di legge scaturisce dal principio dell’indispensabilità del riconoscimento della cura, a cui va dato un corrispettivo materiale, che viene tradotto nel cosiddetto &quot;Credito di cura&quot;, un credito contributivo ai fini pensionistici che riguarda la maternità e il lavoro di cura. Un sistema di crediti che – secondo la nostra proposta – riconosce alle lavoratici madri un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva.
&lt;p&gt;

Inoltre il provvedimento concede un riconoscimento a lavoratori e lavoratrici impegnati, nell'ambito familiare, in un lavoro di cura verso familiari conviventi con handicap grave. La formula è quella di aumentare il periodo di congedo straordinario, già previsto dalla normativa, da due a quattro anni nell’ambito della propria vita lavorativa. Un congedo retribuito a tutti gli effetti e con rilevanza ai fini pensionistici.
&lt;p&gt;

Questa perequazione non solo va nella direzione di riconoscere alle donne quel diritto al riconoscimento di uno svantaggio oggettivo, di tutta quella mole di lavoro di fatto, non retribuito, che viene svolto nella responsabilità familiare, di cura e della maternità; ma aiuta a riflettere anche sul fatto che, se è vero che l'età media e l'aspettativa di vita si sono innalzate, è anche vero che il lavoro di cura logora fino al punto da abbassare la durata dell'esistenza stessa.
&lt;p&gt;

Appare, quindi, necessario destinare a misure di riconoscimento del lavoro di cura almeno una parte dei risparmi ottenuti con l'innalzamento dell'età pensionabile.
&lt;p&gt;

La presente Proposta di legge provvede, dentro questi indirizzi, al conferimento di una delega al Governo in ragione della estrema complessità del sistema previdenziale, che ha bisogno di interventi di varia natura su più provvedimenti che solo da un'analisi normativa e contabile preventiva del Governo possono essere prodotto.
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, non risultando possibile procedere in sede di conferimento della delega, a causa della complessità della materia trattata, all'esatta determinazione degli effetti finanziari derivanti dall'attuazione delle disposizioni delegate, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità generale dello Stato n. 468 del 1978 e dalla riforma della medesima legge in via di approvazione definitiva (atto Senato 1397-B), la quantificazione degli oneri è rimessa alla fase di adozione dei decreti legislativi, e l'individuazione dei relativi mezzi di copertura è condizionata all'adozione di specifici provvedimenti legislativi. Si dispone, infatti, che i decreti legislativi dai quali derivino nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, siano emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno schema di decreto legislativo deve essere dunque allegata una relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.
&lt;p&gt;


 
&lt;b&gt;
PROPOSTA DI LEGGE&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

 

&lt;b&gt;Art. 1.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Introduzione di un credito contributivo a fini pensionistici per la maternità).
&lt;p&gt;

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’introduzione di un’agevolazione pensionistica alle lavoratrici madri con il seguente criterio direttivo:
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; riconoscimento di un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, in favore delle lavoratrici madri, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva;
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Art. 2&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Modifiche al Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, in ordine alla durata del Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap)
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; Il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 denominato “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita” si intende così modificato: “all’articolo 42, comma 5 bis, portare la durata massima da due anni a quattro anni”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; Di conseguenza analoga modifica alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, denominata &quot;Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”: “ all’articolo 4, comma due, portare la durata massima da due a quattro anni”.
&lt;p&gt;

 
&lt;b&gt;
Art. 2.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Pareri sullo schema di Decreto legislativo).
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo adottati ai sensi degli articolo 1 della presente legge, è deliberato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo è trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di assegnazione dello stesso. Entro i trenta giorni successivi all'espressione dei pareri, il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni ivi eventualmente formulate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni competenti, che sono espressi entro trenta giorni dalla data di trasmissione.
&lt;p&gt;

 

 

 

&lt;b&gt;Art. 3.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Copertura finanziaria).
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Il Decreto legislativo di cui all'articolo 1, dai quali derivano nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Allo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 è allegata una relazione tecnica che rende conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=4%3Aproposte-di-legge&amp;id=417%3Amaternita-e-cura-un-bonus-per-la-pensione&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: «Sull'attenzione ai più deboli siamo in ritardo»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/09/elsa-fornero/%C2%ABsullattenzione-ai-pi%C3%B9-deboli-siamo-in-ritardo%C2%BB/627277"></link>
  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627277</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Questo è il momento peggiore della crisi che ha investito il paese dal 2008, serve più attenzione verso le persone più sofferenti e più deboli perché forse siamo in ritardo e bisogna fare cose che ridiano fiducia».
&lt;p&gt;«Il Paese - intervenendo all'assemblea di Confcooperative - deve avere la fiducia di uscire dalla crisi». «Il Governo può fare le riforme ma il Paese deve avere fiducia: la cosa più difficile da comprare sul mercato in questo momento. Ammetto qualche mia responsabilità, io sono ministro del Welfare, forse è mancata una maggiore attenzione a chi è in sofferenza in questo momento. Si è pensato che il rigore fosse necessario per superare la crisi, si è pensato che il rigore sarebbe stato compensato da una crescita visibile subito, che non si è avuta, e si è pensato che poi avremmo attenzione ai segmenti più deboli. Forse su questo siamo in ritardo. Noi dovremmo, attraverso l'attenzione ai più sofferenti e ai più deboli, fare cose per ridare fiducia».
&lt;p&gt;
«Sugli esodati, c'è un decreto per 65mila. Il vincolo delle risorse non può essere messo in discussione. Per quelli che sono fuori dai 65mila si vedrà. Mi prendo tutta l'impopolarità di un provvedimento impopolare».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmessaggero.it/includes/_stampa_articolo.php?id=194984&quot;&gt;IlMessaggero.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Invalidità, subito i correttivi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/09/delia-murer/invalidit%C3%A0-subito-i-correttivi/627276"></link>
  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>627276</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Un’interrogazione al Ministro Fornero sulle nuove procedure Inps per l’accertamento dell’invalidità. L’ha presentata, alla Camera dei deputati, l’on. Delia Murer, che da mesi sta svolgendo una battaglia su questi temi.
&lt;p&gt; “La Camera – dice la deputata veneziana – ha approvato nel luglio dello scorso anno, una serie di mozioni, tra cui una del Pd. Con questi atti si mettevano in luce carenze, inefficienze e difficoltà causate dalle nuove procedure per l’invalidità, varate dall’Inps con la ragione di contrastare le frodi&quot;.
&lt;p&gt;&quot;In quella occasione, si è votato un impegno a carico del Governo per avere una revisione della procedura stessa, l’emanazione di linee guida che facessero chiarezza su alcuni aspetti e, in trenta giorni, una relazione sullo stato delle cose. Ad oggi non abbiamo visto ancora nulla.&lt;br /&gt;

Spero che con questa nuova interrogazione si possa riaccendere l’attenzione su un problema che sta causando gravissimi disagi a persone già drammaticamente colpite”.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Di seguito il testo integrale dell’interrogazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Interrogazione a risposta scritta&lt;p&gt;

al Ministro del Welfare
&lt;p&gt;
dall'on. Delia Murer
 
&lt;p&gt;
per sapere, premesso che:
&lt;p&gt;
 
in data 21 luglio 2011 veniva approvata dalla Camera dei deputati, congiuntamente ad altri atti analoghi, la mozione 1-00626, a prima firma Anna Margherita Miotto;
&lt;p&gt;
 
tale mozione si concentrava sul tema della nuova procedura per l'accertamento dell'invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, varata dall'Inps, dopo l'entrata in vigore dell'articolo 20 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, «Contrasto alle frodi in materia di invalidità civile», con l'intento di ottenere tempi più rapidi e modalità più chiare per il riconoscimento dei relativi benefici;
&lt;p&gt;
la mozione evidenziava che con la nuova procedura, invece di portare chiarezza e celerità, si sono registrate gravissime inefficienze, che hanno provocato disagi a persone già drammaticamente colpite, costrette ad aspettare mesi e mesi prima di vedere riconosciuto il loro diritto;
&lt;p&gt;
 
la mozione sopra menzionata ha impegnato, tra le altre cose, il Governo ad assumere le necessarie iniziative dirette a rivedere e modificare la procedura prevista dall'articolo 20 del decreto- legge 1o luglio 2009, n. 78; ad emanare urgentemente linee guida chiare e precise nei confronti dell'Inps onde evitare ulteriori controlli su soggetti portatori di menomazioni di natura irreversibile o di patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante, ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 agosto 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 settembre 2007, n. 225, evitando così che tali soggetti debbano subire un'ulteriore umiliazione rispetto al loro stato di salute;
&lt;p&gt;
 
con l'approvazione della mozione sopra citata si è impegnato il Governo, altresì,
a predisporre &quot;con la massima sollecitudine e comunque non oltre entro 30 giorni dall'approvazione dell'atto&quot; una relazione esaustiva sulla situazione relativa all'applicazione della nuova procedura indicando:
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; quante siano oggi le pratiche evase rispetto a quelle depositate;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; quale sia la loro distribuzione territoriale, quante siano le nuove pensioni riconosciute dall'entrata in vigore della procedura prevista dall'articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2009;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;c)&lt;/b&gt; per quale motivo fino ad oggi gli uffici territoriali dell'Inps non siano stati in grado di evadere nei tempi stabiliti dallo stesso decreto-legge le pratiche relative all'invalidità;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;d)&lt;/b&gt; quali siano i motivi del ritardo nel riconoscimento delle invalidità, specificando se tali ritardi debbano essere imputati a ragioni di mero risparmio, o al fatto che i programmi informatici tra le aziende sanitarie locali e l'Inps non sono uniformi e, quindi, all'impossibilità di comunicare tra i due enti;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;e)&lt;/b&gt; quale sia la situazione relativa all'appalto con Postel per l'inserimento dei dati della pratiche relative alle richieste d'invalidità, indicandone i costi, la durata, gli obiettivi, nonché il numero di dati immessi in ciascuna regione;&lt;p&gt;

 
ad oggi non risulta alla scrivente che tale relazione sia stata prodotta, nonostante il termine tassativo di trenta giorni sia abbondantemente scaduto: 
&lt;p&gt;
 
dal Ministro se e in che tempi il Governo intenda tenere fede agli impegni a cui è stato chiamato dalla Camera dei deputati in data 21 luglio 2011 con l'approvazione, congiuntamente alle altre, della mozione nr. 1-00626, relativamente alle nuove procedure per l'accertamento dell'invalidità civile.
 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=6%3Ainterrogazioni-interpellanze-mozioni&amp;id=413%3Ainvalidita-subito-i-correttivi&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: “SENZA CRESCITA ECONOMICA, WELFARE E STATO SOCIALE PRIVI DELLE NECESSARIE RISORSE ”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/29/giuseppe-tassone/%E2%80%9Csenza-crescita-economica-welfare-e-stato-sociale-privi-delle-necessarie-risorse-%E2%80%9D/626961"></link>
  <updated>2012-04-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626961</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La crisi morde ogni giorno di più ed i comuni si trovano spesso soli, in prima fila, a fronteggiare le esigenze dei cittadini e anche ad assicurare interventi in emergenza.
&lt;p&gt;
Da tempo ho segnalato questo rischio, ora la situazione è sotto gli occhi di tutti: a Cuneo, grazie all’oculatezza dell’amministrazione comunale, non è stato smantellato il sistema socio assistenziale e non si è aderito alla follia regionale che spingeva per un accorpamento con il servizio sanitario dell’ASL.
&lt;p&gt;
E’ stata una scelta importante, assunta in assoluta responsabilità, dai consigli comunali dell’hinterland cuneese che consente ora, nell’attesa dell’attivazione dell’Unione dei Comuni, di continuare su una strada di assistenza e di fornitura di servizi essenziali che vanno incontro alle esigenze delle fasce più deboli.
La difficoltà nel reperimento delle risorse, in un momento di forti tagli nei trasferimenti statali e nella latitanza quasi totale della Regione che ha occhi solo per l’area torinese, impongono ai comuni della nostra provincia una ancora più forte assunzione di responsabilità assieme con scelte che privilegino il welfare.
Per fare questo è necessario reperire risorse in loco: la crescita sostenibile del territorio va vista non solo come opportunità economica ed occupazionale per la popolazione, ma anche come insostituibile fonte di risorse per assicurare la continuità in servizi sempre più necessari anche per assicurare la coesione sociale.
Di qui la necessità che le amministrazioni improntino i programmi d’attività a questo inscindibile binomio: crescita economica e stato sociale, che mai come oggi, devono essere visti come le due gambe sulle quali poggiare l’attività degli enti locali.
&lt;p&gt;
Ogni altra scelta, compresa quella che sostiene la decrescita felice, è destinata a non soddisfare le necessità dei cittadini e a colpirli proprio nel settore sociale al quale, in periodi di difficoltà, strati crescenti di popolazione si affidano.

&lt;p&gt;
Beppe Tassone&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web proprio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LUCA DE CARLO: Licenziata Equitalia. «A Calalzo di Cadore lo sceriffo di Nottingham non lo vogliamo»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/26/luca-de-carlo/licenziata-equitalia-%C2%ABa-calalzo-di-cadore-lo-sceriffo-di-nottingham-non-lo-vogliamo%C2%BB/626920"></link>
  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626920</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Calalzo di Cadore (BL) (Partito: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Calalzo di Cadore (BL) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;“Esodare” Equitalia. Da oggi in poi la riscossione dei tributi e dei debiti dei cittadini sarà “fatta in casa”.
&lt;p&gt;
«In un momento di crisi e difficoltà per le famiglie, abbiamo cercato di umanizzare il servizio disumano da sceriffo di Nottingham adottato da Equitalia, risparmiando per di più ben 13 mila euro all’anno».
&lt;p&gt;Ciò è stato possibile in base a una pratica basata sulla legge 166/2011, che il sindaco ha deciso di applicare. La scelta di soppiantare Equitalia è datata novembre 2011, e richiama la normativa che sancisce il diritto dei Comuni di non servirsi direttamente della società creata da Agenzia delle Entrate e Inps per riscuotere le imposte locali. L'opzione, finora, non era mai stata messa in pratica. Con questa disposizione, invece, il sindaco della cittadina bellunese ha stabilito di estromettere Equitalia non solo dalla riscossione delle tasse ordinarie, come l’imposta comunale sui rifiuti, ma anche da quella coattiva dei crediti insoluti.

&lt;p&gt;
«Equitalia non fa differenza alcuna tra un poveretto che non ce la fa a pagare le tasse ed i furbetti del quartierino. Ho affidato quindi la riscossione di tasse e crediti insoluti direttamente ai servizi comunali, per avere un rapporto più diretto, generoso ed umano con i cittadini (prendendo decisioni in base alle situazioni economiche effettive dei contribuenti), rispetto alla freddezza calcolatrice di Equitalia. Ed i soldi risparmiati dalla dismissione di Equitalia sono finiti in servizi sociali erogati a favore della popolazione!».&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Welfare/2012/4/26/21980-lo-sceriffo-di-nottingham-non-lo-vogliamo-a-calalzo-di/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: ”VERGOGNA, IN PIEMONTE SI SPRECANO 22 MILIONI DI EURO PER UN REFERENDUM CHE SI POTEVA ACCORPARE ALLE AMMINISTRATIVE DI MAGGIO!”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/15/giuseppe-tassone/%E2%80%9Dvergogna-in-piemonte-si-sprecano-22-milioni-di-euro-per-un-referendum-che-si-poteva-accorpare-alle-amministrative-di-maggio%E2%80%9D/626686"></link>
  <updated>2012-04-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626686</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Costerà non meno di 22 milioni di euro (tanto é il mutuo che la regione Piemonte dovrà stipulare per il finanziamento) il Referendum sulla caccia che si terrà il 3 giugno 2012 in tutti i comuni della Regione.
&lt;p&gt;
Uno spreco di denaro pubblico inaccettabile, soprattutto se si tiene conto che nelle settimane precedenti già si svolgono in molti comuni della Regione le elezioni amministrative alle quali la consultazione si sarebbe potuta abbinare.
Si è scelta la data del 3 giugno per far fallire il referendum: scelta non nuova, del resto, anche se miseramente fallita nel 2011 quando si votò su acqua e leggi ad personam di berlusconiana memoria.
&lt;p&gt;
In questo caso la predisposizione dei seggi coinciderà con un giorno particolare, il 2 giugno: penso si sia voluto, in questa maniera, dare un colpo anche alla Festa che richiama l’Unità nazionale.
&lt;p&gt;
Mai si era giunti a tanto: il 2 giugno é una festa che appartiene a tutti gli Italiani e nessuno ha il diritto di andarla ad oscurare con manovre da basso impero.
La questione più importante resta comunque quella dello spreco di denaro pubblico.
In giorni nei quali, a gran voce, si chiede ai partiti politici di fare un passo indietro dopo gli scandali che ultimamente hanno coinvolto Margherita e Lega Nord, rinunciando ai 100 miliardi d’elargizioni previste per luglio per i rimborsi elettorali (che poi rimborsi proprio non sono, ma un mascherato finanziamento già abrogato da un altro referendum) viene da chiedersi in quale mondo viva il presidente della giunta regionale Cota quale rispetto porti per i cittadini, per le difficoltà economiche che stanno vivendo, per gli obblighi fiscali ai quali (gli onesti) soggiacciono.
&lt;p&gt;
Si poteva modificare la legge regionale sulla caccia, si poteva far propria la legislazione italiana il che avrebbe annullato il referendum, si poteva accorpare la consultazione alle amministrative del 6 maggio o almeno ai ballottaggi del 20 maggio: le strade erano tante!
&lt;p&gt;
Si è preferito individuare una nuova data, tanto per sprecare un po’ di soldi.
Non sono d’accordo e, già come feci a settembre davanti al palazzo della Regione quando nessun assessore né il presidente ebbero il coraggio di uscire e venire in mezzo ad una folla di amministratori pubblici e di disabili, grido “Vergogna!”.
Lo faccio col cuore gonfio, pensando ai soldi che mancano per il sociale, ai centri per disabili privi di finanziamento, ai lavoratori delle cooperative a stipendio ridotto e penso ai seggi vuoti il 3 giugno, ai soldi buttati via ed a quello che sarebbero serviti se si fosse rispettato un po’ di più la gente, i suoi bisogni e le sue aspirazioni e ripeto il mio appello.
&lt;p&gt;
Si fermino almeno i versamenti di luglio ai partiti e li si destini al welfare, a quella disabilità grave i cui stanziamenti sono stati azzerati nel maggio 2010 e dei quali nessuno se n’è più occupato… mentre in Piemonte alcuni erano intenti a studiare una data per far fallire un referendum e per gettare fuori dalla finestra almeno 22 milioni di euro.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lo ripeto: ”Vergognatevi!”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Beppe Tassone&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;web&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Appello a Bersani e Di Pietro: Su pareggio di bilancio fate decidere i cittadini! </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/10/paolo-ferrero/appello-a-bersani-e-di-pietro-su-pareggio-di-bilancio-fate-decidere-i-cittadini/626649"></link>
  <updated>2012-04-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626649</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Il Senato discuterà e voterà con una maggioranza bulgara l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione: si tratta di un totale rovesciamento dei principi contenuti nell’articolo 81 della Carta, che disciplina le regole essenziali del bilancio dello Stato. Con questa modifica, dettata al governo dall’Ue, si mettono di fatto fuori legge l’intervento pubblico in economia e lo stato sociale.
&lt;p&gt; Con il pareggio di bilancio, infatti, in un periodo di recessione come questo, si decide che lo Stato non può investire più nel pubblico perché il rapporto entrate-uscite dev’essere pari: se questo fosse successo nel secondo dopoguerra non avremmo avuto la possibilità di ricostruire il Paese. 
&lt;p&gt;Vuol dire ammazzare lo stato sociale: non è giusto che si decida una cosa tanto grave senza chiedere ai cittadini. Devono essere gli elettori ad esprimersi: chiediamo ai senatori di non approvare questa modifica con una maggioranza di 2/3, in modo da poter fare il referendum su questo provvedimento.
&lt;p&gt;

Per questi motivi saremo con il comitato No Debito domani alle 16 davanti al Senato per chiedere ai senatori di non arrivare ai due terzi – la maggioranza richiesta per evitare il referendum tra i cittadini - e dare la possibilità agli italiani di pronunciarsi con un referendum».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/10/21542-video-appello-di-ferrero-a-bersani-e-di-pietro-su-pareggio/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: ”FINANZIAMENTO AI PARTITI: SOLDI OGGETTO DI FRODE TORNINO ALLO STATO PER FINANZIARE  IL WELFARE”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/10/giuseppe-tassone/%E2%80%9Dfinanziamento-ai-partiti-soldi-oggetto-di-frode-tornino-allo-stato-per-finanziare-il-welfare%E2%80%9D/626646"></link>
  <updated>2012-04-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626646</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E’inaccettabile, mentre vengono azzerati interi capitoli di spesa destinati al welfare e alla disabilità, scoprire che i finanziamenti pubblici ai partiti sono stati anche utilizzati per scopi privati.
&lt;p&gt;
La magistratura vada avanti e completi le indagini, intanto le somme utilizzate in modo illegale dai partiti devono essere restituite allo Stato.
Nel maggio del 2010 il governo Berlusconi approvò il decreto legge 78/2010 (il così detto Decreto Tremonti)  con il quale venivano addirittura azzerati gli stanziamenti per la disabilità grave.
&lt;p&gt;
Uno scandalo nello scandalo, alla luce di quanto emerge in questi giorni.
Quei soldi (si  tratta di milioni di euro) mal gestiti dai partiti e utilizzati per fini privati devono essere restituiti allo Stato ed utilizzati per riassegnare fondi alla disabilità ed al welfare.
&lt;p&gt;
Debbono inoltre essere sospese le erogazioni dei fondi ai partiti previsti per il prossimo mese di luglio in attesa che si faccia chiarezza sulla destinazione e l’utilizzo dei finanziamenti fino ad ora versati.
&lt;p&gt;
E’ una questione di dignità e di credibilità per l’Italia e di rispetto per i cittadini, con particolare riferimento alle categorie più esposte e maggiormente bisognose. 
&lt;p&gt;

Beppe Tassone&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>GIUSEPPE TASSONE: &quot;Mancano i Fondi Regionali per il sociale, servizi a rischio. Chiedo chiarezza sui conti della Regione Piemonte!&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/25/giuseppe-tassone/mancano-i-fondi-regionali-per-il-sociale-servizi-a-rischio-chiedo-chiarezza-sui-conti-della-regione-piemonte/626058"></link>
  <updated>2012-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626058</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mentre il Consiglio Comunale di Cuneo, con voto unanime, aderiva alla convenzione internazionale sul diritto delle persone con disabilità, si è consumato l’ennesimo strappo con la Regione Piemonte che da troppi mesi ormai sta facendo mancare i trasferimenti ai Consorzi Socio Assistenziali ed alle ASL con la conseguenza che, nella sola area cuneese, ammontano a milioni di euro i crediti delle cooperative sociali che gestiscono servizi e strutture.
&lt;p&gt;
Si tratta di un atteggiamento inaccettabile che colpisce un settore già duramente maramaldeggiato dai tagli di bilancio previsti dal Decreto Tremonti del maggio 2010 e che rischia ora di alzare bandiera bianca.
&lt;p&gt;
Il sociale non è un settore come gli altri, si occupa di persone in difficoltà nel momento del bisogno, fornisce servizi d’assoluta importanza e non può essere messo nella condizione di chiudere o dover drasticamente ridurre la propria attività.
Occorre che la Regione Piemonte faccia chiarezza sulla realtà dei propri bilanci, su cosa sta accadendo e sulle ragioni dei lunghi ritardi nei trasferimenti che, previsti nel bilancio del 2011, ora non sembrano più disponibili. 
&lt;p&gt;
E’ necessario che si chiarisca questo e che la magistratura contabile intervenga per verificare situazioni inaccettabili con conti che lasciano dubitare e molto.
Così come deve essere chiarito se corrispondono gli stanziamenti regionali sulla sanità con i trasferimenti che le ASL prevedono di ricevere dalla Regione: il dubbio è quello di trovarci di fronte a conti “ballerini” ed assolutamente poco trasparenti.
Pretendere chiarezza dalla Regione ed immediati versamenti ai Consorzi di quanto dovuto addirittura in conto degli anni passati è il minimo, così come devono essere chiariti, sempre dalla Regione, le motivazioni che hanno portato a riconoscere fondi aggiuntivi alla sola area di Torino, lasciando da parte, come colonie, le altre province a partire da quella di Cuneo che nel sociale eccelle.
&lt;p&gt;
Insomma: ora la misura è colma ed è inaccettabile che non venga fatta chiarezza. 
Non è possibile che cooperative sociali e servizi siano costretti a chiudere o a sospendere attività perché non vengono rispettati impegni di bilancio che orami dovrebbero trovare collocazione nei residui passivi e non nel bilancio di competenza, questo almeno una corretta gestione amministrative pretenderebbe.
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Maurizio ZIPPONI: «Sono solo licenziamenti facili, e i giovani son fregati due volte»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/maurizio-zipponi/%C2%ABsono-solo-licenziamenti-facili-e-i-giovani-son-fregati-due-volte%C2%BB-intervista/625960"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625960</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Vedremo il Pd in parlamento. Alleati, va bene, ma il lavoro è uno spartiacque. Qui si ridisegna la reale rappresentanza politica».
&lt;p&gt;Maurizio Zipponi è il responsabile lavoro dell’Idv, unica forza parlamentare apertamente contro la «riforma» del mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual’è il tuo giudizio generale su questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non è una riforma, sono licenziamenti facili. È un rendere all’impreditore più semplice licenziare la gente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sulle altre materie, oltre l’art. 18?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono partiti su due punti condivisibili: uno, ci sono 4 milioni di precari giovani (spesso 40enni) che non hanno nessuna tutela. Mentre altri 8 milioni (senza i pubblici) hanno cassa, mobilità, ecc. E chiaramente non è possibile avere all’infinito due binari così diversi. Secondo, l’Italia è un paese dove gli investimenti stranieri strutturali non arrivano perché ci sono eccessive rigidità. Risultato: per i precari le forme contrattuali restano quelle che erano, non una di meno. Ma non c’è quello che come Idv avevano chiesto. Lasciamo perdere le discussioni su «modello olandese» o tedesco, che poi hanno scoperto costare un casino e capaci di dare più garanzie di quelle che ci sono in Italia, ma facciamo una cosa subito: mettiamo un salario minimo e una copertura contributiva per i periodi di non lavoro dei precari, altrimenti andranno in pensione con quasi nulla. Niente. Pure con la nuova «assicurazione» (Aspi, ndr), si scopre che la può avere solo chi ha almeno un anno di contribuzione negli ultimi due. Se così fosse, sono partiti con «i giovani» e li han fregati due volte.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E sugli investimenti stranieri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da mesi stiamo incontrando fondi di investimento «non speculativi». Dicono: non investiano in Italia perché non si sa quanto tempo passerà prima di poter avviare davvero l’attività per i problemi burocratici; che la corruzione, proprio perché la «carta da bollo» fa fatica a camminare, è enorme a ogni livello; terzo, ci sono aree del paese, non solo nel Sud, sotto il controllo della malavita organizzata. Se gli chiedo dell’art. 18 si mettono a ridere, è un sistema paese che non funziona, non un dettaglio. Francamente, siamo davanti a un’assenza di rigorosità e serietà. Questi professori neanche studiano…
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però si accontentano dell’art. 18…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma perché lo fanno? Non porta un posto di lavoro o euro di investimento in più… Secondo me, perché non hanno un euro a disposizione per ridisegnare un welfare davvero nuovo, per coprire anche quei lavoratori tra i 55 e i 66 anni di cui le aziende vogliono liberarsi. Per la prima volta abbiamo un problema di copertura per questa fascia di età… E allora hanno bisogno di una bandiera ideologica, di uno «scalpo». Usano il simbolo al posto dell’euro. I simboli contano, ovviamente. E questo serve rispetto ai banchieri europei: «qui abbiamo abolito un diritto, sta a voi ora occupare questo spazio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sono 40 anni che ci dicono: «sacrifici per l’interesse generale del paese». Il paese è in ginocchio, perde la struttura industriale, chi lavora sta peggio. Che senso ha?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Anche a sinistra sarebbe necessaria un’operazione di onestà intellettuale. Molti hanno seriamente pensato che una riduzione dei diritti acquisiti potesse comportare un’assunzione di diritti per chi ne era privo. A distanza di 20 anni, possiamo tirare una riga e dire: ma il lavoratore, giovane o anziano, medico o operaio, sta meglio o peggio? Se stessero meglio, significa che il paese regge la crisi. E invece tutti i dati sociali, dal disagio ai suicidi, tra lavoratori e piccoli imprenditori, ci dicono l’esatto opposto. Il bilancio, anche sulla vita della persona è terribilmente negativo. Fare un bilancio onesto significherebbe mettere riparo a errori di lungo periodo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In parlamento ci sono margini di aggiustamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispetto a questa proposta, no. Abbiamo presentato al Senato una mozione che chiede al governo di togliere dai provvedimenti il capitolo sull’art. 18. E lì vedremo che fa il Pd. Lo dico sinceramente: va bene dichiarare l’alleanza fra noi, ma sul lavoro si segna uno spartiacque e un ridisegno della reale rappresentanza politica. Qui si possono ridefinire nuovi schieramenti e nuove alleanze. Perché quando rompi col movimento dei lavoratori, commetti un delitto.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIYN7&quot;&gt;il manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Giorgia MELONI: «Oggi i giovani sono pària Vogliamo continuare così?»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/giorgia-meloni/%C2%ABoggi-i-giovani-sono-p%C3%A0ria-vogliamo-continuare-cos%C3%AC%C2%BB-intervista/625953"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625953</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«L’articolo 18 riguarda solo i lavoratori che hanno un posto certo e per tutta la vita, il 30 per cento del totale».
&lt;p&gt;«Il punto è che in questo Paese esistono dei pària e questi pària sono la nostra generazione. Sull’articolo 18 io sono una laica, non penso che sia la soluzione a tutti i problemi del mondo del lavoro né penso che la sua modifica ne rappresenti la distruzione. Penso, però, che sia un elemento del lavoro ineguale e che il lavoro ineguale vada superato». Giorgia Meloni, quindi, si dice favorevole alla riforma proposta dall’esecutivo. «Poi, certo, dobbiamo vedere i testi, ma è necessaria, prioritaria e dalle anticipazioni mi sembra che il governo abbia trovato una sintesi abbastanza credibile», aggiunge l’ex ministro della Gioventù.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non teme che le garanzie dei lavoratori siano smantellate?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ecco, cominciamo col chiarire questo: si parla sempre di garanzie dei lavoratori, quando in realtà quelle garanzie valgono solo per alcuni lavoratori. L’articolo 18 ne è un esempio perfetto: riguarda solo i lavoratori che hanno un posto certo e per tutta la vita, il 30 per cento del totale. Il centrodestra l’allarme sull’ineguaglianza l’ha lanciato vent’anni fa, quando si è iniziato a capire che un numero sempre maggiore di persone sarebbe stato escluso dalle garanzie. Per i nuovi lavoratori sono valse sempre meno.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma comunque le riforme necessarie non sono arrivate…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
C’è stato un patto scellerato che ha coinvolto tutti – sindacati, parti sociali, politica – e tutto il peso della flessibilità, della quale non si poteva fare a meno, è stato scaricato solo sui nuovi lavoratori e, quindi, sui giovani. Così è stata costruita un’Italia a due velocità, in cui qualcuno aveva tutte le garanzie e qualcun altro no. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E quindi, per rimediare, quelle garanzie si levano a tutti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No, quindi si inizia uniformando i diritti per tutti e poi si lavora per alzarne l’asticella. Noi ci troviamo in una condizione in cui, ancora oggi, chi va in pensione a 58-59 anni con il sistema retributivo prende l’80 per cento dell’ultimo stipendio, mentre la nostra generazione andrà in pensione a 70 anni e con il contributivo, quindi con una media del 40 per cento di quanto guadagnava, senza neanche avere indietro tutto quello che ha versato. Se ci trasferiamo dalle pensioni al lavoro il principio è lo stesso: c’è chi ha tutto e chi ha nulla o poco più. Davvero possiamo pensare di continuare così? Io non avrei condiviso una riforma che avesse modificato le norme solo per i nuovi lavoratori. Quello che si fa, va fatto per tutti. E per tutti bisognerà cercare di costruire il più alto grado di diritti possibili, compatibilmente con le risorse disponibili e in base a un principio di equità da cui nessuno sia escluso. Noi ci batteremo per questo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Vuol dire che siete pronti a dare battaglia parlamentare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Voglio dire che siamo pronti a fare il nostro lavoro. Voglio ricordare che, in questi mesi, quando la politica è stata chiamata in causa ha migliorato i provvedimenti. Prendiamo il “Salva Italia”: loro lo hanno presentato come di “rigore ed equità”, ma l’equità ce l’abbiamo messa noi. Nel testo originale si bloccavano le indicizzazioni delle pensioni, ma non si toccavano quelle d’oro; si alzavano del 60 per cento gli estimi catastali delle case della gente e solo del 20 per cento quelli delle banche. Noi abbiamo corretto molti aspetti di quel decreto. Sulla riforma del lavoro non è diverso. Il governo dice che vuole alzare il costo del lavoro precario. Giusto, sono d’accordo. Ma la riforma deve prevedere anche una riduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato, altrimenti l’unico risultato che rischiamo di avere è l’aumento del lavoro nero e della disoccupazione. Io mi auguro che il governo accetti il più ampio confronto possibile, la politica può fare molto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Secondo lei, rimandando la riforma al Parlamento, Monti ne ha riconosciuto la centralità o ha fatto un po’ di scaricabarile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Questo lo scopriremo durante i lavori, dobbiamo vedere come il governo affronterà l’iter. Certo è che il governo Monti non ha la legittimazione del popolo, la sua unica legittimazione è parlamentare e con il Parlamento si deve confrontare. Invece, ad oggi, nonostante una maggioranza inedita e straordinaria, ha messo la fiducia praticamente su tutti i suoi provvedimenti, e questo rappresenta un problema.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non potevate farla voi questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi non avevamo lo stesso sostegno di questo governo: la maggioranza non era altrettanto ampia e non c’era la solidarietà a 360 gradi di stampa e parti sociali. La politica viene messa in mora più facilmente dei tecnici, anche se vede i problemi prima di loro. Il centrodestra dell’articolo 18 ha provato a parlarne già dieci anni fa ed è stato linciato. Comunque, non è nemmeno del tutto vero che il governo Berlusconi non sia intervenuto. Voglio segnalare che, come al solito, molti provvedimenti di questa riforma erano già stati immaginati dal precedente governo. Sul lavoro la continuità è assoluta. Il contratto di apprendistato, uno dei pilastri di uguaglianza del provvedimento, è stato rilanciato e riformato da noi. Noi lo abbiamo trasformato in quello strumento straordinario di cui oggi può fregiarsi la Fornero.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa pensa del cambio di passo nel confronto con le parti sociali? La fine della concertazione è un bene o un male?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Penso che una cosa sia la concertazione, altra cosa sia l’immobilismo. Il rapporto tra governo e parti sociali va rivisto. Il governo, i governi devono dialogare il più possibile, la politica non deve mai avere la presunzione di essere sufficiente a se stessa, ma in molti casi il tentativo di portare a casa l’accordo di tutti è diventato un mito incapacitante. Bisogna trovare un giusto equilibrio tra la necessità del confronto e quella della decisione, nella consapevolezza che sarà una formula utile anche per il futuro perché quello che vale oggi varrà anche domani.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIWE1&quot;&gt;Annamaria Gravino - Secolo d’Italia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: Il costo reale di tanti ritardi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/16/antonio-polito/il-costo-reale-di-tanti-ritardi/625746"></link>
  <updated>2012-03-16T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625746</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Corrado Clini, è stato direttore generale del ministero dell'Ambiente dal 1990 - avete capito bene: da 22 anni - forse poteva segnalarcelo prima.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Scusate il ritardo.&lt;/b&gt; Dieci anni dopo l'assassinio di Marco Biagi, forse si riforma il sistema di ammortizzatori sociali; che poi in Europa si chiama Welfare , perché da noi serve ad ammorbidire le cadute e lì a rimettere in piedi chi cade. Dieci anni fa il governo Berlusconi non trovò i soldi per finanziare la riforma, si prese la flessibilità e buttò la protezione: rimase una « flex » senza « security ». Il governo di adesso dice che invece troverà i soldi: si vede che i tempi sono migliori. Ma non stretti però, visto che si partirà, pare, dal 2017.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Scusate il ritardo.&lt;/b&gt; Dieci anni dopo l'assassinio di Marco Biagi, personalmente attaccato dal segretario della Cgil del tempo, Sergio Cofferati, il segretario di oggi, Susanna Camusso, ammette: «La Cgil può avere fatto errori di personalizzazione, la personalizzazione è sempre sbagliata... credo possa aver confuso lo studioso con il governo...». Non una vera autocritica, ma sempre meglio di niente. Anzi, da parte dei nemici di allora è in corso una rivalutazione un po' truffaldina di Biagi, quasi come se fosse sempre stato un oppositore della «legge Biagi».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Scusate il ritardo.&lt;/b&gt; Quarantadue anni dopo lo Statuto dei lavoratori, forse si riforma un articolo di quella legge: il celebre, sacro, intoccabile 18. Pare che nel frattempo il mercato del lavoro sia infatti un po' cambiato: allora non c'erano la globalizzazione, gli immigrati, il computer, il cellulare, i voli low cost , l'euro, eccetera eccetera. Infatti Gran Bretagna e Spagna con le loro riforme hanno fatto in tempo in questi dieci anni ad avere un boom e uno sboom dell'occupazione, e la Germania addirittura un boom, uno sboom e poi un ri-boom. Noi ci stiamo pensando. C'è pure chi è in ritardo sul ritardo: quelli che stavano nel Pci si astennero anche sullo Statuto, nel '70. La legge voluta dal socialista Brodolini e scritta dal socialista Giugni parve a loro troppo moderata, non citava i diritti politici oltre quelli sindacali. Giugni rispose che leggere il giornale è un diritto politico, ma leggerlo in fabbrica durante il lavoro, forse no.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Scusate il ritardo.&lt;/b&gt; Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini dice che il rifiuto italiano degli Ogm è un «grave danno perché da sempre compromette la ricerca sull'ingegneria genetica applicata all'agricoltura, alla farmaceutica e anche a importanti questioni energetiche». Giusto. Peccato che negli ultimi dieci anni tutti i ministri dell'Agricoltura che si sono succeduti, da Pecoraro Scanio ad Alemanno, abbiano deliberatamente arrecato questo danno all'Italia. E Corrado Clini, che è stato direttore generale del ministero dell'Ambiente dal 1990 - avete capito bene: da 22 anni - forse poteva segnalarcelo prima, questo grave danno.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Scusate il ritardo.&lt;/b&gt; Tredici anni dopo il moto no global di Seattle, e undici anni dopo il moto e il morto di Genova, tutto in nome dei poveri del mondo, la Banca Mondiale ha accertato che la globalizzazione ha ridotto la povertà assoluta (cioè chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno) in ogni parte della Terra. È la prima volta che accade. Abbiamo raggiunto l'obiettivo dell'Onu di dimezzare la povertà cinque anni prima del previsto: oggi è infatti la metà che nel 1990. Non c'è niente da festeggiare, perché sopra 1,25 dollari ma sotto i 2 dollari al giorno c'è più di un miliardo di esseri umani. Però, forse, con più globalizzazione si raggiungerà anche loro. È dunque certo che un altro mondo è possibile; ma non si capisce perché Bertinotti e Vendola volevano tenerne fuori i contadini dell'Asia.

&lt;p&gt;
Intendiamoci: come dice il detto, meglio tardi che mai. Non ho dubbi, per esempio, che tra una decina d'anni si riconosceranno anche i vantaggi dell'Alta velocità, come oggi del resto già accade a chi viaggia tra Roma e Milano, anche se nel tratto Firenze-Bologna - ha calcolato Salvatore Settis - essa «ha provocato la morte di 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti». Però per allora i treni potrebbero non viaggiare più su rotaie, come già accade a Shanghai. E sono sicuro che tra dieci anni si riconoscerà anche l'utilità dei rigassificatori e forse perfino degli inceneritori di immondizia. Bisogna solo vedere nel frattempo quanto ci costeranno il gas importato dalla Russia e la monnezza spedita in Olanda. D'altra parte, arrivare in ritardo è un lusso, signori si nasce. E noi, avrebbe detto Totò, modestamente lo nacquimo .&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1C8IO0&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: ”Fondi per il sociale, Regione Torino centrica trova i soldi per il capoluogo, ma non per le altre province e...dà la colpa a Monti!” </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/26/giuseppe-tassone/%E2%80%9Dfondi-per-il-sociale-regione-torino-centrica-trova-i-soldi-per-il-capoluogo-ma-non-per-le-altre-province-e-d%C3%A0-la-colpa-a-monti%E2%80%9D/625073"></link>
  <updated>2012-02-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625073</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ancora una volta il consociativismo torinese è evidente: la Regione Piemonte ha trovato i fondi per il sociale per la città di Torino, giungendo all’83% di quanto stanziato lo scorso anno, mentre le altre province piemontesi restano a bocca asciutta.
&lt;p&gt;
Se il Presidente Cota, quello del federalismo, usasse lo stesso metro in Provincia di Cuneo, ai quattro Consorzi Socio Assistenziali, dovrebbero giungere oltre 16 milioni d’euro, il che rappresenterebbe una bella boccata d’ossigeno e garantirebbe anche i livelli assistenziali e quelli occupazionali, affidati per lo più a cooperative.
&lt;p&gt;
I soldi sarebbero anche disponibili con riferimento ad un fondo di 60 milioni d’euro a disposizione della Presidenza Regionale, ma da Torino tutto tace.
Anzi il Presidente della Regione, parlando a Cuneo al congresso del suo partito, la Lega Nord, ha replicato dicendo che il reperimento dei fondi per il socio assistenziale compete ai comuni e non alla regione e che sono loro a dover dare delle risposte, invitandoli a rivolgersi al Governo Monti perché lo Stato ha azzerato i finanziamenti.
&lt;p&gt;
Una bella prova d’ipocrisia se si pensa che l’azzeramento dei fondi per la disabilità è stato operato dal Governo Berlusconi e dal Ministro per l’economia Tremonti…
&lt;p&gt;
Di qui la necessità di alzare il livello di attenzione su quanto sta avvenendo in Regione e, soprattutto, attrezzarsi in vista delle prossime elezioni amministrative che coinvolgeranno ben tre capoluoghi di provincia tra cui anche Cuneo.
Questo perché la riforma Monti relativa alle province ha trasferito molte competenze ai comuni capoluogo: una ragione in più, in un settore tanto delicato qual è l’assistenza ed il welfare, per compiere scelte attente ed oculate in grado di assicurare al territorio amministrazioni locali in grado di dare risposte puntuali e precise in un settore così delicato da mettere in discussione la stessa coesione sociale.
&lt;p&gt;
Balza evidente il dubbio che, da parte di alcuni, vi sia la volontà di creare climi da scontro sociale mettendo in discussione settori tanto delicati: occorre che il welfare diventi uno degli elementi centrali  per le prossime amministrazioni locali, soprattutto dei comuni capoluogo di provincia.
&lt;p&gt;
Si pone poi la questione dell’eccessiva centralità di Torino e della costante penalizzazione delle altre aree piemontesi: una situazione inaccettabile e una ragione in più per tornare a ragionare su nuovi assetti territoriali, a partire dalla Regione delle Alpi del Mare, in gradi di consentire al cuneese di sviluppare al meglio le proprie enormi potenzialità. 
&lt;p&gt;
Beppe Tassone&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Il rischio di un default sociale </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/23/delia-murer/il-rischio-di-un-default-sociale/624950"></link>
  <updated>2012-02-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624950</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Audizione in commissione Affari sociali della Camera dei deputati del Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero, e del sottosegretario dello stesso dicastero, Cecilia Guerra.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;“Nel mio intervento ho segnalato al Governo una nostra pressante preoccupazione.&lt;br /&gt;
 Quello che è stato chiamato, con una espressione efficace, il default sociale. Noi ci preoccupiamo, giustamente, del fallimento economico dell’Italia. Ma se salta l’equilibrio sociale di questo Paese, non è ugualmente un fallimento? 
&lt;p&gt;Il livello di sofferenza della gente è aumentato, e la capacità di sostegno delle istituzioni si è brutalmente contratta. I Comuni sono stati falcidiati dai tagli, la loro capacità di essere protagonisti di un welfare moderno, di uno stato sociale della dignità, si è ridotta moltissimo. I principali Fondi nazionale per il sostegno alle categorie svantaggiate sono stati svuotati. Il Governo deve assumere la ricostruzione del welfare, in questo Paese, come una priorità, collocandoci risorse economiche ma anche una nuova visione, che rimetta al centro la persona e la sua dignità”. 
&lt;p&gt;“Nello specifico da parte mia sono arrivate alcune richieste precise al Governo: rivedere il calcolo Isee rispetto all’accompagnamento, differenziare i capitoli della non autosufficienza, bloccare gli assurdi e vessatori controlli sulle invalidità rispetto a malati non reversibili, come abbiamo più volte chiesto, e finanziare la nostra Proposta di legge sul dopo di noi, per le famiglie con figli disabili”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=382%3Ail-rischio-di-un-default-sociale&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: &quot;I 163 esuberi all'ospedale di Cuneo solo la punta di un iceberg? La Regione non latiti ma faccia chiarezza&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/19/giuseppe-tassone/i-163-esuberi-allospedale-di-cuneo-solo-la-punta-di-un-iceberg-la-regione-non-latiti-ma-faccia-chiarezza/624628"></link>
  <updated>2012-02-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624628</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La Regione Piemonte deve fare chiarezza sui 163 esuberi che, sulla base di una valutazione del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce – Carle, si registrerebbero nel sistema ospedaliero cuneese.
&lt;p&gt;
Appare del tutto inaccettabile, infatti, che il maggiore ospedale della Provincia di Cuneo si trovi nella necessità di ridurre in modo così rilevante i livelli occupazionali, con conseguenti pesanti ricadute sui servizi forniti alla collettività, sui tempi e sulle modalità d’assistenza senza che vengano fornite, dagli organismi regionali, chiarimenti e venga proposto alle amministrazioni locali del territorio un piano sanitario che chiarisca gli obiettivi e soprattutto le aree d’intervento e di possibile ridimensionamento.
&lt;p&gt;
La situazione appare ancora più preoccupante dovesse rivelarsi fondata l’ipotesi di un’ulteriore pesante buco nella sanità piemontese dovuto a diversi ed incongruenti stanziamenti di bilancio tra le ASL e le ASO da una parte e la Regione dall’altra.
In pratica i “tagli” paventati in queste settimane altro non sarebbero che la punta di un iceberg di portata ben maggiore.
&lt;p&gt;
Per questo pretendere chiarezza dalla Regione Piemonte appare del tutto urgente e necessario.
Non è immaginabile, infatti, che un settore delicato, qual è la sanità, rimanga sostanzialmente senza una guida chiara, alla mercé di valutazioni di bilancio che destano forti preoccupazioni senza che vengano forniti chiarimenti in modo credibile.
Non sono in gioco solo dei posti di lavoro, ma un settore che va ad incidere direttamente sulla qualità della vita dei cittadini cuneesi.
&lt;p&gt;
Chiedo pertanto che l’assessore regionale Monferino ed il presidente Cota forniscano urgenti chiarimenti così da mettere gli enti locali, ed in primo luogo i comuni, nella condizione di conoscere la realtà della situazione.
&lt;p&gt;
Preoccupa, comunque, come il settore sanitario e quello socio assistenziale si trovino, ancora una volta, al centro di tagli di spesa: in quello del welfare già sono iniziati licenziamenti e riduzioni di personale da parte delle cooperative che gestiscono i servizi per conto dei Consorzi Socio Assistenziali alla luce anche del ritardo con il quale vengono messi a disposizione i fondi di finanziamento, ora anche la sanità sta iniziando il medesimo percorso.
&lt;p&gt;
Balza del tutto evidente, nella gestione dei fondi pubblici, come manchi un’analisi dei costi, ma si proceda attraverso il sistema dei tagli lineari che, ancora una volta, penalizzano le aree che registrano gestioni virtuose con costi ridotti, mentre aiutano quelle che hanno speso di più: il che è profondamente ingiusto e penalizza un’area d’eccellenza qual è Cuneo.
Dirsi preoccupati è poco, pretendere chiarezza e trasparenza dalla Regione appare del tutto legittimo.
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;




&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: “Non ci sto, il welfare non è uno spreco. Lo dico alla Regione Piemonte, lo sottolineo alla vigilia delle elezioni comunali di Como!”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/12/giuseppe-tassone/%E2%80%9Cnon-ci-sto-il-welfare-non-%C3%A8-uno-spreco-lo-dico-alla-regione-piemonte-lo-sottolineo-alla-vigilia-delle-elezioni-comunali-di-como%E2%80%9D/624286"></link>
  <updated>2012-02-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624286</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Fa un certo effetto leggere quanto la sottosegretaria al welfare Cecilia Guerra ha detto, nel corso di una riunione cui partecipavano degli amministratori locali di Cuneo: ”Siamo ancora sull'orlo del baratro”.
&lt;p&gt;
Un’affermazione che lascia poco spazio all’immaginazione e che pone tutti quanti hanno responsabilità amministrative di fronte alla drammaticità della situazione, ma che non deve servire da “paravento” per colpire in modo indiscriminato lo stato sociale. Sono altri gli sprechi!
&lt;p&gt;
Che la situazione sia difficile si sa da tempo, ma affermazioni come quelle della sottosegretaria “al sociale” impongono serie riflessioni a quanti si accingono a redigere programmi per i prossimi anni e propongono la propria candidatura per amministrare la città.
&lt;p&gt;
Il sociale sta svolgendo un ruolo di forte ed importante coesione e questa funzione è destinata a diventare ancora più centrale nel futuro prossimo, man mano che la crisi dispiegherà i propri effetti sull’occupazione e sulle disponibilità economiche delle famiglie.
&lt;p&gt;
Di qui la necessità di prevedere ogni sforzo perché il settore, non solo riesca a mantenere disponibilità economiche accettabili, ma anche che l’amministrazione della nostra città continui, in linea con quanto avviene ora, a tenere conto dell’importanza del welfare e della funzione essenziale ed irrinunciabile che sta svolgendo.
&lt;p&gt;
In questi momenti impoverire il welfare o non assicurargli il ruolo primario che merita, può voler dire mettere a repentaglio la coesione sociale della città, con effetti devastanti sia sui ceti più esposti, sia sulle fasce più deboli della popolazione.
&lt;p&gt;
Chiedere che al welfare venga riservato un ruolo centrale nei programmi elettorali in vista delle prossime consultazioni, pare una via del tutto obbligata.
Un impegno che deve assicurare chi intende governare la città avendo a cuore i bisogni primari dei cittadini e l’assoluta necessità di garantire una serena convivenza.
&lt;p&gt;
Proprio mentre si affaccia il dubbio che vi possano essere persone o gruppi che invece cercano, colpendo il welfare, di creare tensioni sociali per interessi di parte o per meri calcoli politici.
&lt;p&gt;
L’impegno a favore del welfare deve andare avanti di pari passo con il consolidamento ed il potenziamento della lotta contro gli evasori fiscali, categoria che, oltre a danneggiare l’intera collettività, fa venire meno risorse indispensabili proprio per assicurare irrinunciabili finanziamenti allo stato sociale.
&lt;p&gt;
Di qui un impegno forte, in vista delle prossime consultazioni elettorali, ed anche la sottoscrizione, tra le forze in campo, di un patto per escludere dalle candidature chi non assicuri un atteggiamento corretto nei confronti dei propri doveri fiscali.
Questo per trasparenza nei confronti dei cittadini.

&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>ALESSANDRO SABIUCCIU: Reddito di cittadinanza e riconversione ecologica come risposta alternativa alla crisi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/09/alessandro-sabiucciu/reddito-di-cittadinanza-e-riconversione-ecologica-come-risposta-alternativa-alla-crisi/624413"></link>
  <updated>2012-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624413</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«La proposta dell’istituzione su base regionale di un reddito di cittadinanza rappresenta una misura universale di welfare, un nuovo welfare adeguato ai bisogni di migliaia di donne e uomini privi di qualsiasi tutele di fronte alla precarietà e alla disoccupazione. Immaginiamo almeno settecentocinquanta euro al mese per persona, con risorse direttamente recuperate dal bilancio di alcuni carrozzoni regionali».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://selvenezia.wordpress.com/2012/02/10/veneto-reddito-di-cittadinanza-e-riconversione-ecologica/&quot;&gt;http://selvenezia.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: ”Le elezioni comunali del prossimo 6 maggio indicano una strada obbligata al servizio di Cuneo”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/29/giuseppe-tassone/%E2%80%9Dle-elezioni-comunali-del-prossimo-6-maggio-indicano-una-strada-obbligata-al-servizio-di-cuneo%E2%80%9D/623697"></link>
  <updated>2012-01-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623697</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le elezioni amministrative, a Cuneo, si svolgeranno il prossimo 6 e 7 maggio e l’eventuale ballottaggio il 20 e 21 maggio: il Consiglio Comunale avrà una nuova composizione: saranno 19, oltre al Sindaco, i consiglieri assegnati alla maggioranza e 13 alle opposizioni.
&lt;p&gt;
Una composizione ridotta nel numero di otto unità che renderà ancora più serrati e partecipativi i lavori del Consiglio e delle varie commissioni nelle quali si articola.
&lt;p&gt;
Il ridimensionamento dei margini tra maggioranza ed opposizione impone la necessità di un’assoluta coesione per poter realizzare i programmi e per assicurare quella necessaria stabilità che è indispensabile per assicurare risultati proficui e soprattutto interventi celeri ed immediati.
&lt;p&gt;
Almeno l’inizio dei lavori del nuovo Consiglio non sarà facile: la crisi economica che sta modificando le abitudini di vita del Paese ed anche i rapporti politici, infatti, indicherà la strada del “possibile” attraverso il termometro delle disponibilità di bilancio: sempre di più sarà necessario un rapporto, stretto e collaborativo, tra pubblico e privato per sopperire ai tagli di spesa e per venire incontro alle esigenze dei cittadini.
&lt;p&gt;
Il sociale, innanzi tutto, giocherà un ruolo essenziale, sia per assicurare la coesione sociale in città, sia per fornire puntuali risposte ad esigenze primarie degli strati più deboli della popolazione, ma sarà sul lavoro e sulla capacità di “immaginare” il futuro che l’amministrazione comunale dovrà dispiegare tutte le proprie potenzialità.
&lt;p&gt;
Crescita economica, rapporti transfrontalieri, individuazione di nuove aree di sviluppo, tra nuove tecnologie, turismo e produzione di eccellenza, costituiranno il vero banco di prova e denoteranno la capacità di traghettare la nostra città verso una ripresa che non solo è auspicabile, ma nella quale occorre fermamente credere attuando ogni intervento possibile per rendere concreta.
&lt;p&gt;
Anni difficili ci attendono, ma la città è in grado di affrontarli e soprattutto di superali se saprà essere coesa e se lo spirito che ha contraddistinto l’amministrazione in questi diciassette ultimi anni uscirà confermata e rafforzata dalle prossime consultazioni elettorali.
&lt;p&gt;
Di qui l’impegno forte da parte di chi si proporrà per governare la città, assieme con l’affermazione di quei principi di legalità e rispetto che debbono contraddistinguere ogni pubblico amministratore e che, in questi frangenti, trovano nella lotta all’evasione fiscale, vista anche come recupero di risorse per il territorio, uno degli argomenti irrinunciabili.
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;




&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;Sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: &quot;Nuova legge elettorale e lotta all'evasione fiscale, dovere per chi ci governa&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/22/giuseppe-tassone/nuova-legge-elettorale-e-lotta-allevasione-fiscale-dovere-per-chi-ci-governa/623413"></link>
  <updated>2012-01-22T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La credibilità della classe politica italiana è ai minimi termini: la crisi, l’assenza d’interventi incisivi, l’aver taciuto sulla gravità della situazione italiana, tacciando di catastrofismo quanti avanzavano seri e fondati dubbi sulla reale situazione, hanno creato uno strappo tra il Paese reale e chi lo rappresenta a livello centrale.
&lt;p&gt;
Il sistema elettorale, con un Parlamento formato da persone non scelte dai cittadini, ma dalle segreterie dei partiti e con i soli Consigli Comunali eletti nella loro interezza col sistema delle preferenze, costituisce un’ulteriore aggravante.
&lt;p&gt;
Ecco perché ritengo che il Parlamento non possa ulteriormente rinviare nel tempo l’approvazione di una nuova legge elettorale che rispetti la volontà di oltre un milione di persone, che hanno sottoscritto la richiesta di referendum riconoscendo nuovamente ai cittadini il diritto a poter scegliere “veramente” i propri rappresentanti.
&lt;p&gt;
Nel contempo, occorre che dalla stessa classe politica giunga un segnale preciso con l’appoggio, pieno e totale, agli sforzi che sono fatti per colpire quanti evadono le tasse creando un profondo senso d’ingiustizia nel Paese.
Nei cittadini si è ingenerata la convinzione che i sacrifici richiesti con le varie manovre che si sono susseguite siano sempre e solo a carico dei soliti strati sociali di popolazione, mentre chi evade, nei vari modi, le tasse continui impunemente nel proprio disegno.
&lt;p&gt;
Tutto questo, assieme con la diminuzione dei finanziamenti al welfare, rischia di creare gravi problematiche alla coesione sociale del Paese con ricadute che, nei prossimi mesi, potrebbero raggiungere livelli preoccupanti. 
Ecco perché ritengo che il Parlamento dei “nominati” debba compiere uno sforzo di credibilità approvando, senza indugio, una legge elettorale democratica, costituzionale e credibile.
&lt;p&gt;
Nel contempo, da parte di chi ricopre, a qualsiasi livello, responsabilità politiche ed amministrative deve giungere l’appoggio totale ed incondizionato perché la lotta contro l’evasione fiscale sia rafforzata e non lasci degli spazi d’ombra.
E’ a rischio la stessa tenuta democratica e sociale del Paese, non solo la credibilità di chi é chiamato a responsabilità politiche.
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;propria&lt;/a&gt;</summary>
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