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  <title>Openpolis - Argomento: governo prodi</title>
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  <updated>2011-04-04T00:00:00Z</updated>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: «Contro le leggi ad personam serve un grande patto tra le opposizioni»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-04-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ora bisogna liberare il Paese dagli incapaci. Basta dietrologie, sulle alleanze poi si vedrà.
&lt;p&gt;Un grande patto tra le opposizioni per contrastare «un governo incapace» e le leggi ad personam, senza troppe dietrologie sulle alleanze future e quello che verrà dopo: il capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini rilancia la proposta alla vigilia di un momento caldo sul fronte della giustizia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Conflitto d'attribuzione per la vicenda Ruby, prescrizione breve e responsabilità civile per le toghe: sarà una settimana intensa. II Pd come si prepara ad affrontarla?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sarà un'altra settimana di schiaffi agli italiani. Non è possibile che di fronte a problemi così gravi come quello della Libia e dell'immigrazione il Parlamento debba essere costretto a confrontarsi su tutt'altro. Tutti temi che interessano solo Berlusconi. E' un punto che è diventato insopportabile».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E perciò la tentazione dell'Aventino può prendere corpo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Niente affatto, questa tentazione non mi sfiora neppure. Ce n'è già stato uno nella storia d'Italia e sappiamo com'è finita. Piuttosto continueremo a dare battaglia su tutto, perché certe porcherie non si realizzino. I risultati poi arrivano sempre. È per questo che gli elettori ci hanno votato. Fin quando sarò io capogruppo non ci sarà Aventino. E aggiungo una considerazione».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Prego.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «C'è bisogno di un grande patto tra le opposizioni per affrontare l'emergenza. Il Paese è allo sbando. Famiglie e imprese che aspettano risposte politiche concrete».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Così il Pd prepara l'alternativa di governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Certo l'alternativa non si costruisce con i dibattiti politologici sulle alleanze. Ma con le battaglie in Parlamento. Ecco perché le opposizioni devono essere unite: Pd, Udc, Fli e via discorrendo. Qualcuno dice: ma come fate a stare insieme se siete così distanti? Ma io dico: quello che succederà dopo, poi si vedrà. Magari allora ognuno si terrà le sue idee. Ma intanto adesso affrontiamo l'emergenza e cerchiamo di liberare il Paese dagli incapaci».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche ieri Berlusconi ha ribadito che il governo va avanti per garantire al Paese un futuro di libertà e di giustizia, che la riforma della giustizia serve per il riequilibrio dei poteri.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ci risiamo: soltanto parole. Ma il governo che fa in concreto? C'è una distanza siderale tra quello che questa maggioranza proclama e quello che riesce a fare per davvero. Si sono riempiti la bocca di &quot;sicurezza&quot; e poi vanno in ambasce quando si tratta di gestire 5mila immigrati. Nel 2008 il governo Prodi se n'è ritrovati 30mila a Lampedusa e tutto è filato nel rispetto delle leggi, con un centro che funzionava per davvero. Ora gli immigrati scappano, i territori si sfilano».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dice ancora Berlusconi che questa maggioranza deve andare avanti per fare le riforme.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Solo demagogia, ma così non si affrontano i problemi. E poi anche questa storia dei 330. Non vero. In Parlamento oggi c'è una maggioranza che viene retta da ministri e sottosegretari. Figurarsi, nei giorni scorsi abbiamo visto i responsabili degli Esteri e della Difesa dover venire in aula a votare il processo verbale in piena crisi libica. Ma è chiaro: fanno così per le grandi occasioni, cioè per i voti di fiducia e per le leggi ad personam. Perché altrimenti la maggioranza non c'è». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Settimana cruciale per la giustizia: il Pd come si prepara a dare battaglia?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Saremo tutti in aula, combatteremo con gli emendamenti, cercheremo di fare fronte comune, sapendo bene che gli spazi sono contingentati. D'altro canto le regole vanno rispettate. Ma il Pd sarà attivo anche fuori dell'aula, moltiplicando i momenti di riflessione. Domani al Pantheon ci sarà un presidio simbolico contro le norme ad personam, venerdì ci sarà sulla scuola un'altra delle Notti della democrazia... Perché il Paese non cada nell'assuefazione e non si rassegni». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YQOZZ&quot;&gt;Il Mattino - Corrado Castiglione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Infanzia: legge positiva attesa da anni</title>
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  <updated>2011-03-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559105</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''L'approvazione della legge sul garante dell'infanzia rappresenta un fatto positivo per il riconoscimento dei diritti dei minori. Si tratta di una legge attesa da tre legislature i cui primi passi erano stati fatti durante il primo governo Prodi''. Lo dice &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; presidente dei deputati del Pd.
&lt;p&gt;

''La legge approvata all'unanimita' dalla Camera - prosegue &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - consente la diffusione di una cultura favorevole all'infanzia e la verifica delle garanzie di concreto rispetto dei diritti civili e sociali dei minori, in attuazione delle convenzioni internazionali. Uno degli emendamenti su cui il governo e' stato battuto, assegna al garante il potere di segnalazione alle autorita' dei minori in stato di abbandono''. ''Questa legge - conclude &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - rappresenta un mattone di una casa ben piu' grande che deve vedere l'implementazione della rete di servizi che al momento e' del tutto assente. Seppur consapevoli che gesti come questo hanno valore simbolico, il voto di oggi rappresenta un fatto molto significativo''.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-INFANZIA__FRANCESCHINI__LEGGE_POSITIVA_ATTESA_DA_ANNI-999745-POL-1.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: L’otto marzo e la parola ritrovata</title>
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  <updated>2011-03-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Un altro otto marzo è passato, ma con un sapore diverso. Non una semplice celebrazione, non una ormai rituale festa, ma il senso della ritrovata parola delle donne. La questione femminile torna protagonista della politica nazionale, e la giornata della donna ridiventa, così, il baricentro di una riflessione e di una mobilitazione. 
&lt;p&gt;“Ripartiamo – dice l’on. Delia Murer – da una nuova attenzione verso una questione che negli ultimi anni è stata relegata in un angolo. L’Italia è agli ultimi posti tra i Paesi occidentali sugli indicatori di una parità effettiva di genere. Ci sono da fare passi in avanti sul terreno delle opportunità, dei servizi, delle politiche. Esiste un vero divario di genere, su cui bisogna concentrare risorse e mobilitazione. Questo otto marzo ha avuto un sapore diverso proprio perché si sente una nuova presa di parola delle donne. Potrebbe essere la volta buona”. Il Partito democratico, dopo aver insediato la Conferenza nazionale delle donne, ha presentato due documenti: un libro “nero” della cattive politiche del Governo sulle questioni di genere, e un libro “bianco” sulle proposte del Pd. Pubblichiamo di seguito una sintesi del “libro nero” e un riepilogo delle proposte del Pd.
 
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Libro “nero” delle politiche del Governo sulla questione femminile&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
In questi tre anni di governo è stato demolito quanto di positivo si era costruito in favore della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, del rispetto dei diritti della donna e del suo corpo, del welfare. I dati parlano chiaro: azzeramento dei finanziamenti per gli asili nido, meno fondi per le politiche della famiglia, meno aiuti per giovani e anziani, erosione dei finanziamenti per le Pari Opportunità, nessun finanziamento ai centri antiviolenza.&lt;br /&gt;

Il numero delle donne occupate è fermo al 46,4 % contro il 60 % che si sarebbe dovuto raggiungere ben due anni fa, secondo gli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea a Lisbona. Elemento fondamentale per aumentare l’occupazione femminile è l’ampliamento ai servizi per la prima infanzia, il sostegno agli anziani e ai non autosufficienti. Preoccupante anche il numero di donne inattive. Oggi in Italia ci sono nove milioni e 679 mila donne che non lavorano e non studiano avendo rinunciato a cercare un’occupazione.
&lt;p&gt;
Per quanto riguarda la condizione sui luoghi di lavoro ci sono grandi disparità: a parità di mansioni con i colleghi uomini le donne guadagnano di media il 25-30 % in meno; la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate è pari solo al 6, 8 %. Lo squilibrio è ancora più ingiusto se si considera che, per quanto riguarda l’istruzione le ragazze superano di gran lunga i ragazzi (le laureate sono il 60 % del totale degli studenti universitari, arrivano alla laurea prima e con un punteggio in genere più alto di quello dei colleghi maschi.
Sul divario di genere siamo il fanalino di coda, non solo dei paesi della UE ma anche a livello internazionale, che colloca l’Italia al 72esimo posto, addirittura sotto Kazakhistan e Ghana!
&lt;p&gt;
Uno dei primi atti del Governo Berlusconi è stato quello di sopprimere la legge 17 ottobre 2007, n. 188, sulle dimissioni in bianco, voluta dal Governo Prodi a la tutela delle fasce più deboli del mercato del lavoro, in particolare le donne. Il fenomeno delle dimissioni in bianco è molto diffuso soprattutto tra le piccole e medie imprese, dove, soprattutto alle donne, al momento dell’assunzione vengono fatte firmare le dimissioni, che il datore di lavoro può utilizzare in caso di eventuale maternità della lavoratrice.
&lt;p&gt;
Il part time nelle Pubbliche Amministrazioni è stato fortemente penalizzato con una forte riduzione della possibilità di convertire il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Il Collegato lavoro (L.183/2010) ha disposto che le P.A., possano sottoporre a nuova valutazione i part-time già concessi; dunque chi ha già il part-time non è detto che lo mantenga in futuro.
&lt;p&gt;
La legge finanziaria 2008, del Governo Prodi, aveva previsto uno specifico intervento fiscale in favore delle donne del Mezzogiorno, concedendo ai datori di lavoro che incrementavano il numero dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nelle regioni del sud, un credito d’imposta di 333 euro per ciascun lavoratore assunto, che sale a 416 euro per ciascuna lavoratrice. Non un euro è stato previsto per questa importante misura in nessun provvedimento finanziario del Governo Berlusconi.
&lt;p&gt;
Normative specifiche sono state varate nel corso della precedente legislatura del Governo Prodi in favore dell’imprenditoria femminile. Il Fondo per la finanza d’impresa specifiche risorse alle iniziative di imprenditoria delle donne non sono mai state rifinanziate dall’attuale governo.
&lt;p&gt;
L’art. 21 del Collegato lavoro prevede il vero e proprio smantellamento dei Comitati per le pari opportunità nei luoghi di lavoro, che vengono sostituiti da generici “Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni”, che accumuna le pari opportunità ai problemi di mobbing ecc… ad oggi, peraltro, i decreti delegati necessari a dar vita ai nuovi organismi non sono ancora stati emanati e CPO esistenti, per effetto della norma, sono scaduti.
&lt;p&gt;
L’ultima legge finanziaria (Stabilità 2011), prevede l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne dipendenti della Pubblica Amministrazione da 60 a 65 anni, che poi diventano 66, con l’introduzione della cosiddetta finestra scorrevole. Una disposizione che non ha nulla di egualitario se si pensa la totale mancanza di politiche di conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di cura che grava sulle spalle delle donne.
&lt;p&gt;
La precarietà è donna, la flessibilità non aiuta. Questo è la drammatica dimensione delle lavoratrici del nostro secolo. Secondo gli ultimi dati Istat la permanenza delle donne nei contratti atipici ha effetti devastanti sia sui salari che sulle tutele nel campo del lavoro. La “maggiore flessibilità delle donne”, di cui parla il Ministro Sacconi significa che spesso le lavoratrici sono costrette a passare da un contrato atipico all’altro, anche in soli 3 mesi di lavoro. Tutto ciò rappresenta un passo indietro nel lento cammino verso la conquista della parità di genere nel mondo del lavoro, totalmente ignorato dal Governo in carica.
&lt;p&gt;
L’art. 9 della legge 53/2000 per il sostegno alla maternità e paternità è stata una grande conquista: forme flessibili di orario, banca delle ore, telelavoro ecc.. la legge prevede che siano erogati dei contributi ai datori di lavoro proprio per incentivare la conciliazione tra tempi di lavoro e i tempi di vita. Anche in questo caso il Governo Berlusconi, nonostante le molte richieste del gruppo del PD, non ha stanziato un euro per sviluppare e diffondere queste importanti misure.
&lt;p&gt;
La presenza delle donne nei Consigli di amministrazione delle imprese italiane è appena il 7 %. Una partecipazione davvero esigua se si pensa che in Norvegia la presenza delle donne è del 37,9 %, Svezia 28,2, Finlandia 25 e Gran Bretagna 13 per cento.
&lt;p&gt;
La spesa in Italia per il welfare sfiora 1,2% del Pil contro il 2,4 % della media europea. L’obiettivo della UE è arrivare a coprire almeno il 30 % del fabbisogno di asili nido a livello nazionale, ma il nostro paese è fermo all’11 %. Il Governo Prodi aveva stanziato, con la finanziaria 2007, ben 727 milioni di euro in 3 anni per la costruzione di muovi asili nido; nel 2009 il Fondo si è ridotto a 100 milioni mentre nel 2010 e ancora, per quest’anno, il governo Berlusconi non ha previsto neanche un euro per i servizi all’infanzia.
&lt;p&gt;
Il Fondo per le politiche sociali, può contare quest’anno solo su 273 milioni contro i 929 del 2008, per non parlare delle politiche per la famiglia i cui stanziamenti sono ridotti a 52 milioni contri i 346 di tre anni fa. Zero euro quest’anno per i non autosufficienti che solo l’anno scorso potevano contare su 400 milioni, mentre le politiche giovanili sono passate a 94 milioni del 2008 ai 32 per il 2011.
 
&lt;p&gt;
Le proposte del Partito Democratico
&lt;p&gt;
 
Gli studi più recenti degli organismi internazionali rilevano che il sostegno alla partecipazione al lavoro delle donne è fondamentale non solo per lo sviluppo economico e la competitività, ma anche per la crescita civile e democratica dei Paesi. Risulta che oggi nei paesi avanzati, a differenza di quanto avveniva in passato, se le donne hanno meno opportunità di occupazione fanno meno figli.
Il Partito democratico ha presentato diverse Proposte di legge per estendere gli ammortizzatori sociali anche al personale precario, così come il diritto alla maternità e ai congedi parentali. Tutte iniziative bocciate dal Governo che si è limitato soltanto a misure una tantum e per una platea ristretta di lavoratori.
Le politiche fiscali specificamente mirate a favorire l'occupazione delle donne si esercitano su due fronti:
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; Misure finalizzate a sostenere il reddito delle lavoratrici:&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; Misure incentivanti rivolte alle imprese
&lt;p&gt;
 
Il Collegato lavoro, all’art. 24, ridefinisce il diritto ad usufruire dei permessi retribuiti, previsti dalla legge 104 del 1992. Ancora una volta i diritti - in questo caso proprio dei più deboli – vengono visti come un vincolo e un costo da eliminare. L’opposizione del nostro gruppo è stata fortissima al punto che si è riusciti a limitare l’intervento del Governo, prevedendo, che i genitori di figli disabili possano, alternativamente, usufruire dei permessi, permettendo dunque che padre e madre possano alternarsi nella cura del figlio.
&lt;p&gt;
 
Il sostegno alla maternità è un pilastro fondamentale delle politiche del Pd per l'occupazione femminile: il riconoscimento dell'indennità di maternità come diritto di cittadinanza, con copertura pari al 100% della retribuzione, relativo finanziamento a carico della fiscalità generale ed estensione a tutte le forme di lavoro.
&lt;p&gt;
 
Ad esso si affiancano:
&lt;p&gt;
 
introduzione di una detrazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne in nuclei famigliari con figli minori;&lt;br /&gt;

l'incentivazione fiscale e sostegno della flessibilità oraria e del part time (reversibile e volontario);&lt;br /&gt;

la copertura con contributi figurativi dei periodi di interruzione del lavoro correlati ad impegni di cura;&lt;br /&gt;

l’assegno universale per i figli (3.000 euro per figli da 0 a 3 anni in sede di prima applicazione, riproporzionato al reddito) e il potenziamento della rete di servizi per l’infanzia;&lt;br /&gt;

l'incremento dell'indennità per il congedo parentale facoltativo, incentivato per gli uomini, e il congedo di paternità obbligatorio favoriscono la conciliazione della scelta di maternità con il mantenimento dell’occupazione;&lt;br /&gt;

il sostegno pubblico all’assistenza ai non autosufficienti sostiene la famiglia in compiti di cura gravosi che oggi ricadono soprattutto sulle donne.
 
&lt;p&gt;
Le misure di riforma fiscale mirate a sostenere i redditi da lavoro più bassi (1° aliquota IRPEF 20%) favoriscono in primo luogo, oltre ai giovani, le lavoratrici e, per il loro tramite, le famiglie: le sacche di povertà maggiori si annidano, infatti, nei nuclei monogenitoriali e nelle famiglie numerose con un solo reddito (quello maschile) disponibile.
&lt;p&gt; In particolare abbiamo proposto:&lt;br /&gt;

 
Credito di imposta per le imprese che assumono donne nelle aree del mezzogiorno.
Incentivi ai datori di lavoro (fiscalizzazione per 1 anno degli oneri sociali) che assumono donne che riprendano l'attività lavorativa dopo periodi dedicati alla cura.
Riqualificazione e rifinanziamento del Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile e potenziamento della formazione professionale delle lavoratrici autonome.
Azioni di facilitazione e sostegno al credito ed alla capitalizzazione per le nuove imprese femminili.
&lt;p&gt;
La nostra proposta di legge di promuovere l'eguaglianza di genere all'interno degli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate e delle società a prevalente partecipazione pubblica è stata prima accolta favorevolmente alla Camera poi purtroppo però al Senato il Governo, ha presentato degli emendamenti che spostano l’effettiva applicazione di una quota riservata per legge alle donne al 2021!!
&lt;p&gt;
Più in generale, il Pd propone una cultura della prevenzione e dell’assistenza. Perché parlare di diritti umani, significa soprattutto parlare di diritti delle donne. L’approvazione della legge sullo stalking, promossa dal PD, rappresenta un indiscutibile passo in avanti, ma rimane del tutto insufficiente se a questo non si accompagna una cultura della prevenzione e dell’assistenza.
 
 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=253%3Alotto-marzo-e-la-ritrovata-parola-&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;Delia Murer&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Livia TURCO: «Noi siamo contro i Cie»  - Link al video</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/05/livia-turco/%C2%ABnoi-siamo-contro-i-cie%C2%BB-link-al-video/558893"></link>
  <updated>2011-03-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 «Contro l'emergenza immigrazione e il sovraffollamento carcerario, ribadisco la nostra assoluta indisponibilità e contrarietà ai Cie, Centri espulsione immigrati clandestini, strutture di restrizione. E chi dice che sono stati anticipati dal centro-sinistra, non sa di che parla. Noi abbiamo introdotto una legge organica sull'immigrazione con tanto di risorse. Il governo Prodi fu il primo e l'unico che ha preso di petto il problema dell'immigrazione al di fuori dell'emergenza».
&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_moovie2.asp?ID_evento=139&amp;ID=939&quot;&gt;&lt;b&gt;L'intervento di Livia Turco &gt; Link al video&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/multimedia.asp&quot;&gt;partitodemocraticoveneto.org/multimedia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Lavori usuranti, in arrivo la pensione anticipata»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-03-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558688</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Diritti. Approda oggi alla Camera il decreto approvato dal governo lo scorso 28 gennaio. L’ex ministro Damiano: «Tremonti ha risparmiato 283 milioni di euro sulle spalle dei lavoratori».
&lt;p&gt;La legge che prevede il pensionamento anticipato per gli addetti a lavori usuranti approda oggi, finalmente,  alla Camera.  Un provvedimento atteso da migliaia di lavoratori. Nel luglio del 2007  il governo Prodi attraverso il protocollo sul Welfare stabilì l’entrata in vigore della riforma entro il 31 maggio del 2008. Tre anni dopo, il testo che l’esecutivo proporrà in commissione Lavoro, in grandi linee ricalcherà quello preparato dall’allora ministro del Lavoro Cesare Damiano.
&lt;p&gt;
 
Le categorie sono quelle individuate dal decreto Salvi del 1999 e vanno dal personale impegnato in cave ai palombari, dagli operai del vetro a quelli impegnati nel lavoro notturno, dagli addetti alle catene di montaggio ai conducenti di autobus. Per poter accedere al beneficio è necessario aver svolto attività usuranti per almeno sette degli ultimi dieci anni di lavoro, nel caso ci si avvalga del beneficio entro il 2017, mentre dal 2018 si dovrà aver svolto lavori usuranti per metà della propria vita lavorativa. Secondo le previsioni, il prepensionamento interesserà circa 5000 persone all’anno, con una spesa di quasi tre miliardi euro nel decennio 2008 – 2017, già completamente coperta dal governo Prodi. Una riforma a costa zero quindi. L’ex ministro Damiano, oggi capogruppo del Pd in commissione Lavoro, è abbastanza fiducioso: «Non vedo dove possano esserci sorprese. L’unica differenza sta nel fatto che arriva con tre anni di ritardo». 
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Come mai il governo ha aspettato tanto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non saprei. Facendo però i conti questi tre anni di attesa hanno consentito a Tremonti di risparmiare 283 milioni di euro sulle spalle dei lavoratori. Mi chiedo che fine faranno quei soldi. Noi abbiamo fatto molte pressioni. Ad inizio legislatura io stesso ho presentato una proposta di legge rimasta lettera morta.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;All’epoca di Prodi il cammino della riforma fu abbastanza travagliato. Soprattutto sulla individuazione delle categorie di lavori usuranti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Si lo ricordo. Così come ricordo che le polemiche arrivarono solo dai nostri alleati e questo spiega la poca fortuna di quella legislatura. Oggi, con le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, assume ancora più importanza.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Abbiamo aggiunto alcune categorie come i lavori notturni, gli autisti di bus con  almeno 9 posti e gli addetti alla catena di montaggio. Con l’accordo di Mirafiori, che taglia dieci minuti alle pause durante i turni, la loro condizione è notevolmente peggiorata rispetto a prima.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;
Quali sono i tempi previsti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il decreto è stato approvato dal governo il 28 gennaio. Dopo l’esame delle commissioni Lavoro e Bilancio della Camera passerà al Senato ed  entro aprile deve essere approvato.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XU1NZ&quot;&gt;Terra - Giuliano Rosciarelli &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Manuela GHIZZONI: Nomine Anvur ? Meglio tardi che mai</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/21/manuela-ghizzoni/nomine-anvur-meglio-tardi-che-mai/557201"></link>
  <updated>2011-01-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557201</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Universita’, Pd: sprecati tre anni per accentuare controllo politico su Anvur.
&lt;p&gt;

“Con un ritardo di tre anni prende avvio la procedura per la nomina dei componenti del consiglio direttivo dell’Anvur. Tre anni sprecati per riscrivere un regolamento che era già stato approvato dal governo Prodi nel febbraio 2008 e che la Gelmini ha voluto modificare soprattutto per accentuare il controllo politico sull’&lt;b&gt;Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca&lt;/b&gt;”.
&lt;p&gt; Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni interviene sul Cdm di oggi che ha approvato in via preliminare la nomina dei componenti del Consiglio direttivo dell’Anvur.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.manuelaghizzoni.it/?p=18325&quot;&gt;www.manuelaghizzoni.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Con la politica di questo governo aumentano i lavoratori a cui le banche fregano la casa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/08/paolo-ferrero/con-la-politica-di-questo-governo-aumentano-i-lavoratori-a-cui-le-banche-fregano-la-casa/548726"></link>
  <updated>2010-12-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548726</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
In Italia: il 5% delle famiglie italiane non riesce più a pagare il mutuo. Il dato italiano insieme a quello della Spagna è il più alto dell'Unione Europea. Lo stato di povertà prodotto dalle politiche del governo e dal trattato di Mastricht sta producendo differenze sociali uguali a quelle prodotte durante le dittature latino-americane.
&lt;p&gt; La nostra proposta è semplice: tassare le case sfitte, aumentare l’ICI sulle case di lusso e finanziare un piano di case popolari a partire dalla ristrutturazione delle case popolari inagibili. 
&lt;p&gt;Era una misura varata dal sottoscritto con il governo Prodi che il governo Berlusconi ha prontamente abolito.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=9965&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;www.controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Thyssen, mai più.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/08/cesare-damiano/thyssen-mai-pi%C3%B9/548690"></link>
  <updated>2010-12-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548690</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ricordo come fosse oggi quel giorno di tre anni fa, il giorno della strage alla ThyssenKrupp.&lt;br /&gt;

Ricordo il dolore che ho provato. Un dolore grande. Il dolore di chi, dopo una vita passata a contatto con la fabbrica, con i lavoratori, si sente personalmente colpito.&lt;br /&gt;

Ero ministro del lavoro, allora.
In quella veste avevo un dovere in più.
Il dovere di cercare una spiegazione razionale a quanto accaduto. E soprattutto – dopo aver portato la solidarietà alle famiglie tanto profondamente colpite – il dovere di operare, con tutti gli strumenti a disposizione, affinché tragedie così non potessero accadere mai più. Un compito quanto mai difficile, perché in Italia, quando si parla di lavoro, il tema della sicurezza è sempre evocato ma è assai poco praticato.
&lt;p&gt;
Allora avevamo approvato da pochi mesi la legge 123 sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Con la legge 626 del 1994, costituiva, in materia, un complesso normativo tra i più completi e incisivi d’Europa. Il mio impegno, in una situazione politica difficilissima che avrebbe di lì a poco portato alla caduta del governo Prodi e a elezioni anticipate, fu quello di varare in tempo utile la delega che avrebbe consentito a quelle norme di diventare pienamente operative.
&lt;p&gt;
Così fu fatto. Ma le cose, poi, hanno preso una piega diversa. In questi anni il governo di centrodestra ha operato in modo da ridurre le tutele allora introdotte. Le spese per la sicurezza sono tornate a essere viste come un costo da contenere il più possibile in nome della competitività, anziché come un investimento doveroso e utile. E i ripetuti appelli del presidente della repubblica riscuotono consensi spesso solo di facciata.
&lt;p&gt;
Tutti ricordiamo le parole, poi corrette, pronunciate la scorsa estate dal ministro Tremonti, secondo il quale le regole previste dalla 626 sarebbero eccessive. E tutti abbiamo sotto gli occhi quanto avviene nel mondo degli appalti. In questo settore si registrano condizioni di lavoro spesso insostenibili e con drammatica frequenza avvengono infortuni mortali.
&lt;p&gt;
È un bene che si metta mano alla normativa che li disciplina. Non però peggiorandola come fa il ministro Sacconi. Le regole degli appalti al massimo ribasso vanno cambiate. Il costo del lavoro, che deve essere calcolato sulle tabelle dei contratti nazionali e il costo degli investimenti per la sicurezza del lavoro, devono essere conteggiati a parte e non assoggettati alla logica del ribasso. In caso contrario, pur di aggiudicarsi l’appalto, le aziende sono costrette a pagare al nero ed eliminano i costi per la sicurezza.
&lt;p&gt;
Con i risultati, spesso tragici, che sono sotto gli occhi di noi tutti. È vero che i dati più recenti resi noti dall’Inail in materia di infortuni parlano di una importante diminuzione. Non dobbiamo però abbassare la guardia. 
&lt;p&gt;I miglioramenti che registriamo sono indubbiamente l’effetto delle misure introdotte dal governo Prodi. Ma sono anche il risultato del drastico calo dell’occupazione che, causa le crisi, è avvenuto nel biennio 2009-2010. Per questo è necessario continuare la battaglia in difesa della sicurezza, un diritto di tutti, cui, per nessun motivo, è possibile derogare.
&lt;p&gt;
È un dovere che la politica, nel suo insieme, ha nei confronti di chi lavora. È un obbligo morale che tutti noi abbiamo nei confronti dei sette operai morti alla Thyssen. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VWIF5&quot;&gt;Europa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Alfonso PECORARO SCANIO: Tav. Il corridoio 5 si farà, ma non il tunnel </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/02/14/alfonso-pecoraro-scanio/tav-il-corridoio-5-si-far%C3%A0-ma-non-il-tunnel/625432"></link>
  <updated>2010-02-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625432</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Prodi dice che il corridoio 5 è un'opera strategica? Giusto, ma questo non significa fare il tunnel sotto il Frejus.  La linea Torino-Lione si farà, il tunnel no perché non c'è scritto. Una cosa è dire che il corridoio 5 deve essere realizzato, una cosa è pensare che si possa insistere su un mega tunnel contro le popolazioni, perché nel programma c'è scritto chiaramente che non c'è il vincolo sul mega tunnel e che le opere il centrosinistra le farà con le popolazioni e partirà dalle opere utili, che sono il Brennero e il Gottardo&quot;.
&lt;p&gt; &quot;Si farà quello che è scritto nel programma, e nel programma è scritto che le opere si fanno solo con il consenso delle popolazioni. Quindi noi riteniamo che in quel programma il mega tunnel non c'è più&quot;.
&lt;p&gt; &quot;La scelta migliore sarà quella di potenziare la linea ferroviaria esistente perchè noi facciamo l'interesse dei cittadini e non lo spreco di denaro pubblico per l'interesse di alcune grandi imprese. Prima si fa la linea del Gottardo, che è già satura, e dopo si procederà sulle linee non utilizzate&quot;.
&lt;p&gt; &quot;Il programma alla fine è condiviso da tutti. Noi abbiamo fatto delle rinunce, altri volevano il mega tunnel ma il mega tunnel non c'è. E Prodi, non 
a caso, chiarisce che il programma non si tocca&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.notav.eu/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=2225&quot;&gt;Redazione Econews&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Bene Draghi. Il governo applichi le deleghe di Prodi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/22/cesare-damiano/bene-draghi-il-governo-applichi-le-deleghe-di-prodi/474921"></link>
  <updated>2009-12-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>474921</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per rivedere il sistema degli ammortizzatori sociali, come suggerisce il governatore Draghi, basterebbe applicare la delega che il governo Prodi ha lasciato in eredita’ al nuovo.In quella riforma e’ stato definito un architrave fondamentale: l’unificazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e l’istituzione di un assegno di disoccupazione universale, in grado di tutelare anche coloro che al momento sono fuori di qualsiasi protezione. E’ un passo necessario che rivendichiamo con forza come Partito Democratico, mentre il governo ha scelto una strada di piccoli aggiustamenti e di risorse insufficienti.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/12/22/crisibene-draghi-il-governo-applichi-le-deleghe-di-prodi/&quot;&gt;Blog di Cesare Damiano&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Paolo FERRERO: «Berlusconi minaccia la democrazia. Disponibili ad un &quot;fronte comune&quot; con Casini premier pur di battere la destra del cavaliere»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/21/paolo-ferrero/%C2%ABberlusconi-minaccia-la-democrazia-disponibili-ad-un-fronte-comune-con-casini-premier-pur-di-battere-la-destra-del-cavaliere%C2%BB-intervista/474574"></link>
  <updated>2009-12-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>474574</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&quot;Sono pronto ad allearmi con il Diavolo, a questo punto&quot;. &lt;br /&gt;
Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, è preoccupato. Dopo la caduta del governo Prodi e la &quot;corsa&quot; solitaria alle ultime elezioni, mette sul tavolo la disponibilità a organizzare una nuova alleanza per battere il Cavaliere. E' pronto persino ad accettare che sia Pier Ferdinando Casini il candidato alla premiership. &quot;Berlusconi minaccia la democrazia- avverte -. Siamo al golpismo strisciante&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Il Pdl la accuserà di seminare odio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Io sono un non-violento, ma non mi faccio imbavagliare. Che un mattacchione sia arrivato in piazza Duomo con una statuetta, non dimostra alcun complotto. E' il nostro Paese a rischio con questo premier&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che cosa pensate di fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Da segretario della Federazione della sinistra, oltre che di Rifondazione, lancio una proposta a chi ci sta. Un fronte comune per liberarci di Berlusconi, una coalizione di difesa della Costituzione&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Compresi Casini e Di Pietro, oltre al Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Tutte le forze disponibili. Casini ha già parlato, sostanzialmente, di un nuovo Cnl anti-Berlusconi. Sono d'accordo con lui&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un fronte comune che si presenti insieme in caso di elezioni anticipate?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Certamente. Con al centro due questioni-chiave. Primo: difesa della democrazia e legge sul conflitto d'interessi. Secondo: una futura legge elettorale, sul modello tedesco, per chiudere con la sventurata stagione del bipolarismo&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Rifondazione non aveva rotto per sempre con i governi di centrosinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Infatti noi non entreremo a far parte di un eventuale esecutivo, se la coalizione dovesse vincere le elezioni. Si faccia un &quot;accordo di governo&quot; all'interno del fronte comune, fra le forze che lo condividono. La sinistra ne resterà fuori, non ripeteremo l'esperienza del governo Prodi&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Senza mettere becco nella scelta del leader, dovesse essere anche Casini o un uomo di centro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Senza mettere becco sul candidato premier, è una questione che riguarderebbe i partiti che hanno firmato l'accordo di governo&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Una specie di neo-desistenza politica tra Rifondazione e il centrosinistra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Io la chiamo una somma di voti per l'emergenza democratica&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
E poi il Prc ricomincerebbe come al solito a far ballare in Parlamento la coalizione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Con l'attuale legge elettorale, il premio di maggioranza è tale da assicurare pieni margini di manovra all'interno del governo&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma, i parlamentari eletti della sinistra stavolta non avrebbero i numeri per far saltare il centrosinistra. Franceschini, però, ha appena detto di no al modello tedesco.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Dentro il Pd altri dicono di sì, e lo dice anche Casini. &lt;br /&gt;
Vedano un pò, nel partito democratico, se è proprio il caso di andare avanti con la sciagurata teoria veltroniana dell'autosufficieza, e lasciare così il paese nelle mani del presidente del Consiglio. Che può ridurre uno come Fini a sua appendice proprio grazie alla legge che c'è. Un meccanismo infernale che mette insieme persone che non hanno nulla in comune, un Pisanu con tipi alla Borghezio&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Ci risiamo? Ha pure paragonato Berlusconi al mostro di Marcinelle.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Non ho affatto detto che il premier è un mostro, ma che mettere nelle sue mani le riforme è come affidare un asilo al violentatore di Marcinelle&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E alle regionali, segretario?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Non mettiamo veti, ma confronto sui contenuti. Come la nostra campagna referendaria sul nucleare e la privatizzazione dell'acqua. Pronti a sostenere Vendola in Puglia ma a Sinistra e Libertà chiediamo di difenderci in Lombardia dai diktat pd di Penati&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OWZYN&quot;&gt;La Repubblica - Umberto Rosso&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: «E meno male che approvammo l'indulto...»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/04/antonio-polito/%C2%ABe-meno-male-che-approvammo-lindulto-%C2%BB/418704"></link>
  <updated>2009-11-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>418704</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Leggendo che cosa succede nelle carceri italiane, mi sono detto: e meno male che il Parlamento approvò l’indulto nel luglio del 2006. In quel Parlamento io c’ero, come senatore, e votai a favore, con convinzione. Da allora mi hanno fatto venire un sacco di sensi di colpa. Nei giorni successivi all’approvazione della legge i giornali si riempirono di casi di cosiddetti in-dultati che, appena usciti, si erano rimessi a delinquere. Sembrava che avessimo liberato i più grandi criminali della storia. Ci fu addirittura chi disse che l’indulto segnò la fine del governo Prodi (anche se l’aveva votato pure Berlusconi e tutta Forza Italia). Poi, con il passare del tempo, si scoprì che i casi di recidiva erano molto meno numerosi, e che almeno quel provvedimento aveva svuotato temporaneamente le carceri italiane.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Temporaneamente, appunto.&lt;/b&gt; Perché ora già scoppiano di nuovo. Come ha spiegato ieri Luca Ricolfi sulla Stampa, l’unico che parli in materia con dati alla mano e cognizione di causa, ci sono di nuovo 65mila detenuti, contro i 43mila posti disponibili. E aumentano al ritmo di settecento al mese. Nel 2013, a fine legislatura, saranno circa 100mila.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma la situazione&lt;/b&gt; delle carceri italiane è tale che più detenuti ci sono, più maltrattamenti ci sono, più suicidi e tentativi di suicidi ci sono. Ieri il Riformista ha pubblicato i dati elaborati dall’associazione Ristretti orizzonti, secondo i quali dal 1990 al 2009, in meno di vent’anni, sono mille e tre i detenuti che si sono uccisi in carcere, proprio come il numero iperbolico delle conquiste spagnole del Don Giovanni di Mozart.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Meno male dunque,&lt;/b&gt; che approvammo l’indulto: abbiamo evitato, con quel provvedimento, di sicuro qualche suicidio, e forse qualche maltrattamento, del genere che sempre &lt;i&gt;Il Riformista&lt;/i&gt; ha raccontato a proposito del carcere di Teramo. &lt;br /&gt;
Nel carcere di Teramo il direttore è stato registrato mentre diceva a un suo dipendente che i detenuti non si massacrano in pubblico, «si massacrano sotto», in stanze evidentemente adibite alla bisogna. E perché la grande stampa e la tv si accorgessero del caso è stata necessaria la trasmissione dell’audio: ormai le cose in Italia fanno scandalo solo se c’è un video o un audio, è la civiltà dell’immagine, così dicono.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qualcuno potrebbe obiettare&lt;/b&gt; che l’indulto però è una misura d’emergenza, un pannicello caldo che non risolve il problema. E ovviamente avrebbe ragione. Se nel frattempo non si fa altro, l’indulto può solo essere ripetuto all’infinito, ogni volta che le carceri scoppiano, scuotendo la certezza della pena cui una società ben ordinata ha invece diritto. Ma quell’altro che si potrebbe fare, non si fa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come ha scritto&lt;/b&gt; Luca Ricolfi, si possono fare solo due cose: o produrre meno detenuti o più celle. La prima soluzione, e la più saggia, sarebbe depenalizzare un po’ di reati, evitare cioè di buttare in un carcere chi ha colpe minori che possono essere espiate in altri modi, consentire a qualche povero cristo ciò che è stato consentito a finanzieri come Callisto Tanzi o a politici come Arnaldo Forlani. Ma se invece l’Italia, travolta da un’ondata di isteria securitaria, sceglie la strada opposta e più probabile, e cioè trasformare in reato penale sempre nuovi comportamenti sociali devianti; se cioè, trainato dalla Lega, il governo si propone di mettere in carcere sempre più immigrati, sempre più tossicodipendenti, e magari anche i clienti delle prostitute e i graffitari di strada, allora ha bisogno di molte più carceri. Molte di più.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il guaio è che non ci sono e non ci saranno&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
 Indipendentemente dal colore dei governi, infatti, sembra chiaro che lo Stato non è in grado di costruire abbastanza celle per tutti i carcerati che già ha, figurarsi per quelli che sogna di avere. Ricolfi calcola che l’ennesimo piano annunciato da questo governo, se anche davvero partisse nei tempi previsti, non coprirebbe nemmeno l’aumento dei detenuti prevedibile da oggi a quando si dovrebbe cominciare a costruire nuove carceri.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sarebbe un solo modo&lt;/b&gt; di avere carceri di numero e qualità soddisfacente, ma in Italia è un tabù per ragioni ideologiche: farle costruire e poi gestire ai privati. So che l’idea può essere dura da digerire, perché sembra un’abdicazione dello Stato e la cessione ad altri soggetti del monopolio della forza. Ma state sicuri che in carceri private i detenuti sarebbero trattati meglio che nelle prigioni nostrane, che non avrebbero due metri quadrati di spazio come è stato accertato nel processo in cui la Corte Europea ci ha condannato, che nessun direttore di carcere suggerirebbe di «massacrarli sotto», e che se arrivasse un detenuto nelle condizioni in cui è arrivato Stefano Cucchi l’avrebbero denunciato di corsa alla magistratura e all’opinione pubblica per non prendersene la colpa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per un privato,&lt;/b&gt; i detenuti sarebbero fonte di reddito, non carne da macello come oggi sono in molte carceri italiane. E se neanche un governo di destra vuole seguire questa strada, allora preparatevi al prossimo indulto. E nel frattempo contate i suicidi.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NY9TZ&quot;&gt;Il Riformista - Antonio Polito&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: Afghanistan. «Basta indecisioni, un disastro andare via adesso»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/19/pier-luigi-bersani/afghanistan-%C2%ABbasta-indecisioni-un-disastro-andare-via-adesso%C2%BB-intervista/417788"></link>
  <updated>2009-09-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>417788</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il Carroccio tenta di lucrare, ma l'esecutivo è sconcertante. Si chiarisca le idee e poi venga in Parlamento con una proposta.
&lt;p&gt;
Critica gli «ondeggiamenti» del governo, richiama Di Pietro ad uno stile più attento. Pierluigi Bersani, nell’intervista, condivide però senza mezzi termini la linea del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che esclude qualsiasi ritiro da Kabul. «Sono parole solide e sagge - spiega il candidato leader del Pd - Anche perché, nelle ultime ore, da parte del governo, ci sono state dichiarazioni incerte. Noi invece diciamo con chiarezza, nel ribadire il lutto e il dolore, che non possiamo andare via da soli. È una missione che coinvolge tredici paesi più la Nato, anche altri hanno pagato un tributo di sangue. Se adesso andassimo via tutti sarebbe un disastro, una caduta di credibilità, una sconfitta storica della comunità internazionale di fronte ad un regime oscurantista e terrorista. Non può essere questa la risposta. Così come non può essere quella di restare lì e basta».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;A sinistra, però, non tutti sono su questa linea. Di Pietro, ad esempio, la pensa in maniera molto diversa.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Spero che nell’opposizione ci sia un modo attento di ragionare. L’Afghanistan non è l’Iraq, Anzi, l’avventura irachena è stata una causa indiretta dell’indebolimento dell’iniziativa in Afghanistan che, ricordiamo, è sotto l’egida dell’Onu. Insomma, non possiamo sottrarci al nostro impegno. Il che non vuol dire che non ci possa essere una riflessione ponderata. E, anche in presenza di oscillazioni così evidenti nel governo, bisogna avere una posizione chiara».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cioè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Già nel febbraio del 2007, con Prodi al governo e D’Alema ministro degli Esteri, avviammo un’iniziativa molto chiara, alla quale cominciarono ad aderire molti paesi europei, a cominciare dalla Spagna. Proponevamo una conferenza con tutti gli alleati che affrontasse due temi. Un adeguamento della strategia militare e un’estensione delle responsabilità a livello internazionale. Ci sono paesi cruciali, dal Pakistan all’Iran, e paesi come la Russia e la Cina che dicono di stare lì ma non danno una mano. Occorre una strategia che privilegi il controllo del territorio finendola con i bombardamenti, che responsabilizzi le forze locali e che garantisca che non si ritorni a un regime sanguinario. Una linea che non ebbe successo in epoca Bush ma che è stata ripresa da Inghilterra, Francia e Germania. Notiamo con amarezza che nel gruppo non c’è l’Italia...». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Scusi, ma non ha la sensazione di essere stato scavalcato a sinistra da Bossi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Siamo un partito di governo, non ragioniamo sull’onda delle emozioni. La Lega spera, invece, di lucrare con la sua strategia di lotta e di governo. Ma questo è un tema serio, ci sono 3mila italiani sul campo, lo Stato deve parlare con chiarezza. Non si possono fare speculazioni politiche».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Fra La Russa e Bossi quale linea sceglierete in Parlamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Giovedì è stata una giornata sconcertante. Prima la linea di La Russa, poi dopo due ore le dichiarazioni di Bossi, infine Berlusconi che tenta di aggiustare i cocci. Non è un modo serio di affrontare i problemi. Cerchiamo, ora, di accogliere con dignità le salme e di stare vicini alle famiglie. Quindi, il governo raccolga le idee, raffreddi la testa e poi la settimana prossima si presenti con un giudizio possibilmente unitario ed equilibrato». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche il Pd ha i suoi problemi. A cominciare dalla futura leadership...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Intanto definire un congresso un problema interno non è corretto. E poi, come si vede in queste ore, sull’Afghanistan, stiamo garantendo una posizione univoca nel nostro partito».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Anche sul Mezzogiorno? Per il Sud il governo ha annunciato un piano Marshall. Dal Pd non sono arrivate ricette organiche.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Se mi consente noi avevamo cominciato a produrre fatti. Siamo in una fase particolare della vicenda meridionalistica, invece di combattere il divario si cerca di interpretarlo, con una certa facilità di tirare fuori parole come piani Marshall, agenzie, casse. Tutte cose che vogliono solo mascherare la rinuncia».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ma, in concreto, che cosa bisogna fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Occorre tenere fermo, per cinque-dieci anni, il credito di imposta sugli investimenti e l’occupazione aggiuntiva. Poi, premiare le amministrazioni che assicurano standard di servizi in linea con quelli erogati in altre parti del Paese. Infine, bisogna riprendere un tavolo di concertazione con le parti sociali e i protagonisti istituzionali per rimettere il Sud al centro delle politiche»&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NFOMJ&quot;&gt;Il Mattino - Antonio Troise&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Crisi: giornata di mobilitazione nazionale per il lavoro</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/02/cesare-damiano/crisi-giornata-di-mobilitazione-nazionale-per-il-lavoro/446518"></link>
  <updated>2009-09-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>446518</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Di fronte ai dati che ogni giorno confermano la gravita’ della crisi e annunciano un autunno drammatico sotto il profilo occupazionale e produttivo, e’ necessaria un’iniziativa straordinaria di tutte le forze politiche e sociali che hanno a cuore il destino del Paese. La situazione dei precari della scuola e’ un ulteriore campanello d’allarme per l’occupazione. Per questo, oltre alle battaglie politiche e parlamentari condotte contro le scelte del governo, assolutamente inadeguate a fronteggiare la situazione, ritengo centrale l’impegno del Partito Democratico per una giornata di mobilitazione nazionale da fissare nel prossimo autunno, che indichi al Paese proposte e soluzioni contro la crisi e chieda con forza all’esecutivo l’attuazione di intervento adeguato concordato con le parti sociali. La nostra piattaforma si deve basare su tre punti fondamentali: la difesa dell’occupazione, attraverso la richiesta di raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria e l’adozione di una indennita’ di disoccupazione universale – che valga per tutti allo stesso modo, anche per chi perde il lavoro a progetto e interinale – pari al 60% dell’ultima retribuzione. Un secondo punto riguarda il sostegno al reddito delle famiglie: anche per la ripresa dei consumi, e’ vitale una detassazione delle retribuzioni fino a 30.000 euro annui, l’estensione della 14esima istituita dal governo Prodi a favore delle pensioni fino a 700 euro, da portare al tetto di 1200 euro mensili e una piu’ efficace indicizzazione delle pensioni al costo della vita.
Una terza proposta e’ il sostegno alla piccola e media impresa, a partire da un accesso effettivo e favorevole al credito, e ai settori strategici, anche attraverso la reintroduzione delle deduzioni automatiche del 10% per la ricerca e l’innovazione. Mobilitare i cittadini su questi obiettivi significa rendere un servizio al futuro al Paese.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/09/02/crisi-mobilitazione-nazionale-per-il-lavoro/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «Sono solo incapaci di governare»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/19/emma-bonino/%C2%ABsono-solo-incapaci-di-governare%C2%BB-intervista/391631"></link>
  <updated>2009-06-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391631</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Fermo. Immobile. Ispirato da una sorta di atarassia ideologica. Così appare il governo davanti al pressing di Confindustria. E così appare anche agli occhi di Emma Bonino, tra i leader di opposizione meno inclini a parlare di veline e più ansiosi di interventi strutturali. Sulle pensioni per esempio. Un`attesa vana. Verrebbe da credere che a frenare l`iniziativa dell`esecutivo sia anche il poderoso dispendio di energie sul fronte scandalistico. È un`ipotesi, ma rischia di diventare un inaccettabile alibi, secondo la vicepresidente del Senato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché, presidente Bonino, non c`è il rischio, secondo lei, che le polemiche suscitate dall`inchiesta di Bari allontanino ancora di più il governo dai problemi reali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non sono tanto convinta da questa teoria della distrazione. Sa perché?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

In campagna elettorale Berlusconi è stato presente in maniera ossessiva. Su qualsiasi cosa ci si sintonizzava, appariva lui, anche se accendevi il boiler, se rispondevi al citofono... a parte gli scherzi, io credo che a fronte di una consolidata abilità nelle campagne elettorali, questa maggioranza e il suo leader accusino una sostanziale incapacità di governare.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Eppure le riforme che ieri Confindustria è tornata a invocare non sembrano cose rivoluzionarie.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

All`inizio la crisi è stata sottovalutata: è passato giusto un anno dal varo di una manovra triennale espansiva. Poi la crisi è diventata finanziaria, economica, quindi sociale. Adesso, come giustamente teme Confindustria, rischiamo di trovarci con una massa enorme di disoccupati. Lo studio diffuso ieri parla di un milione in due anni, noi Radicali abbiamo diffuso l`allarme a fine 2008 e siamo stati anche più pessimisti. Ma avete per caso visto un passo avanti sulla riforma degli ammortizzatori sociali?
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
La risposta è sempre la stessa: le riforme non si fanno in tempo di crisi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Un po’contraddittoria, direi: il governo si è attribuito una delega sul welfare, che avrebbe dovuto essere assolta entro luglio ma che è destinata a restare sul tavolo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Perché va così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non si considerano prioritari questi temi, manca la necessaria attenzione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei dice che la distrazione non dipende dagli scandali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

E infatti: di cose il governo trova pure il tempo di proporne, basta guardare al massiccio uso che si fa dei decreti legge. Ma il più delle volte si tratta di provvedimenti sulla sicurezza, che poi in realtà generano insicurezza, ma non di riforme essenziali.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Forse il punto è che la Lega ha iniziativa politica, il Pdl no.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Che la Lega faccia bene il proprio mestiere è vero. Sul Pdl va detto che alcuni ministri, e penso proprio a Sacconi, sono stati molto attivi su vicende come quella di Eluana Englaro, mentre se si tratta di pensioni, dicono che non vanno toccate. &lt;br /&gt;
C`è una vera e propria teoria dell`immobilismo. È questo il problema. Solo che così andrà a finire come teme Confindustria: terminata la crisi, risalire sarà più faticoso.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E’ sorprendente scoprire che il partito della rivoluzione liberale si dimostra più conservatore del governo Prodi. Almeno nella scorsa legislatura c`era la giustificazione di una maggioranza conflittuale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io non sono sorpresa. Anche nel quinquennio 2001-2006 la maggioranza aveva numeri forti, cento seggi in più alla Camera e cinquanta al Senato. All`inizio si fecero in effetti grandi proclami, si esibiva una forte determinazione per il cambiamento. &lt;br /&gt;
Poi si è visto che di riforme ce ne sono state pochine, nel campo economico come in quello della giustizia, soprattutto della giustizia civile che incide di più sull`economia. Al massimo si è privatizzato l`ente tabacchi. Ho l`impressione che si ripeta lo stesso schema. E che si limiteranno a fare `cucù, la crisi non c`è più’senza aiutare davvero il Paese.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MNW7Z&quot;&gt;Liberal - Errico Novi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano SAGLIA: «Class action? Il Governo cercherà di impedire l`entrata in vigore delle norme targate Prodi» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/19/stefano-saglia/%C2%ABclass-action-il-governo-cercher%C3%A0-di-impedire-lentrata-in-vigore-delle-norme-targate-prodi%C2%BB/391624"></link>
  <updated>2009-06-19T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391624</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) - Pres. commissione Camera Lavoro -  Sottosegretario  Sviluppo economico (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Con la dilazione verrà evitata l`entrata in funzione delle regole varate dal governo Prodi e mai divenute operative
&lt;p&gt;
Un nuovo rinvio per la class action. E' quello che si profila per effetto dell`allungamento dei tempi di approvazione del &quot;collegato&quot; alla manovra sul nucleare, il cosiddetto Ddl Sviluppo.

&lt;p&gt;
Il Governo sarebbe pronto a rendere operativo l`ulteriore slittamento facendo leva sul &lt;b&gt;decreto milleproroghe&lt;/b&gt; che dovrebbe essere varato la prossima settimana dal Consiglio dei ministri.

&lt;p&gt;
Una soluzione che consentirebbe all`esecutivo di evitare il decollo il 10 luglio della class action congegnata dal governo Prodi, e che avrebbe dovuto debuttare giusto un anno fa, ma in una versione molto diversa da quella che sta prendendo forma in Parlamento. &lt;br /&gt;
E non solo per la mancata retroattività, che di fatto escluderebbe oggi dall`ambito dell`azione collettiva i crac Cirio e Parmalat, e pure il default della vecchia Alitalia, ma anche per la definizione dei tribunali competenti (in sedi regionali) e per la titolarità dell`azione, che riguarderebbe il singolo rappresentante della &quot;classe&quot;, oltre alla tipologia delle obbligazioni da far valere in giudizio.

&lt;p&gt;
E' il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia ad affermare che il governo «cercherà di impedire» l`entrata in vigore delle norme targate Prodi anche se il nuovo meccanismo sull`azione collettiva inserito nel Ddl sviluppo non dovesse ottenere il via libera definitivo del Parlamento entro la fine di giugno. E che il disco verde del Parlamento al &quot;collegato&quot; possa arrivare dopo la fine di questo mese è ormai considerato un dato quasi certo.
&lt;p&gt;
II Ddl sviluppo, che ha ottenuto ieri l`ok in sede referente della commissione Attività produttive della Camera, sarà approvato la prossima settimana o, al più tardi, all`inizio di quella successiva da Montecitorio con diverse modifiche, e dovrà quindi tornare al Senato per il sigillo definitivo.
Il via libera è dunque destinato ad arrivare dopo il 1° luglio.

&lt;p&gt;
E non sono escluse ulteriori sorprese. Anche se la commissione Attività produttive ha approvato i 14 emendamenti presentati dal governo, restano da sciogliere in Aula diversi nodi:

dal trasporto locale (ferrovie) alla Robín tax e aí fondi per l`editoria.&lt;br /&gt;

In quest`ultimo caso, nonostante le perplessità del ministero dell`Economia, non è escluso che resti tutto com`è, senza pertanto l`introduzione di alcuna modifica. &lt;br /&gt;
Sul provvedimento, poi, continua ad aleggiare il fantasma di possibili vizi di copertura.&lt;br /&gt;






Anche perché dal Servizio Bilancio della Camera sono arrivate nuove richieste di chiarimento al Governo. 
&lt;p&gt;
In particolare, i tecnici di Montecitorio chiedono all`esecutivo di chiarire la portata dell`intervento sui contributi all`editoria rilevando che occorrono indicazioni sia sulla stima del costo dello proroga (70 milioni) sia sulla copertura, individuata aumentando di un punto l`aliquota della Robin tax, l`addizionale sull`Ires per le imprese petrolifere. 
&lt;p&gt;
Il servizio bilancio della Camera chiede lumi al Governo anche sugli oneri di altre misure contenute nel provvedimento, come gli interventi per le reti d'impresa, l'estensione del potere di vigilanza dell'Autorità dell'energia sulla traslazione della Robin tax sui prezzi e l'allargamento delle agevolazioni per il Gpl.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MNUWO&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Alessandro Galimberti - Marco Rogari&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Piero FASSINO: La sinistra cambi. Nel Paese c'è il rischio di una guerra tra poveri. No ai senza permesso ma più diritti ai regolari.  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/10/piero-fassino/la-sinistra-cambi-nel-paese-c%C3%A8-il-rischio-di-una-guerra-tra-poveri-no-ai-senza-permesso-ma-pi%C3%B9-diritti-ai-regolari-intervista/391198"></link>
  <updated>2009-05-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391198</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Piero Fassino, le sue dichiarazioni su Lampedusa - «respingere i barconi non è uno scandalo» - hanno fatto appunto scandalo a sinistra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
So bene di aver detto una cosa impopolare a sinistra. Ma credo che sull'immigrazione abbiamo il dovere di avere posizioni credibili e trasparenti. Io come esponente del governo Prodi tra il '96 e il '98 ho firmato decine di accordi di riammissione con i Pesi dei Balcani e del Mediterraneo, che prevedono il diritto dell'Italia di rimpatriare nei Paesi da cui erano venuti i clandestini e l'obbligo di questi Paesi di riprenderli. Il respingimento alle frontiere è un mezzo previsto dagli accordi internazionali, e applicato anche dai governi di centrosinistra.&lt;br /&gt;
 Se si individua con certezza il luogo da cui è partito un barcone pieno di clandestini è legittimo riportarlo indietro. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'Onu ha avanzato un'obiezione, rilanciata da Amato: è stato violato l'obbligo di accertare la presenza di richiedenti asilo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«So anch'io che su quei barconi ci sono donne e uomini che hanno diritto all'asilo, perchè vittime di repressioni e persecuzioni. Anche se, non siamo ipocriti, sappiamo bene che invocare immediatamente il diritto di asilo anche quando non se ne ha titolo è un mezzo cui ricorrono molti clandestini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

SEGUE CON &lt;i&gt;&lt;b&gt;VAI ALLA PAGINA&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pierofassino.it/allegatidef/fassino_corriere45824.pdf&quot;&gt;Corriere della sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: Il premier promette: «Alitalia puntuale».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/07/silvio-berlusconi/il-premier-promette-%C2%ABalitalia-puntuale%C2%BB/391182"></link>
  <updated>2009-05-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391182</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il servizio di Alitalia sarà preciso, confortevole e puntuale». Lo ha assicurato ieri il premier Silvio Berlusconi dopo aver ricevuto a palazzo Chigi il presidente della compagnia, Roberto Colaninno, l`amministratore, Rocco Sabelli, e, per la prima volta, il presidente di Air France-Klm (socio al 25%), Jean -Cyril Spinetta, reduci dal primo comitato esecutivo dell`azienda.
&lt;p&gt;
Le buone notizie sulla compagnia sono state annunciate proprio da quest`ultimo: «La situazione della tesoreria di Alitalia - ha detto Spinetta - è addirittura migliore del previsto».

Un risultato che l`azienda non ha voluto ancora tradurre in numeri e che sarebbe dovuto al minor prezzo del petrolio e all`efficientamento dei costi.
&lt;p&gt;

Con la liquidità a posto, Alitalia non avrebbe dunque problemi di ricorso al credito. «Sabelli - ha aggiunto Spinetta ha mostrato come Alitalia si trovi esattamente, sia da un punto di vista commerciale che economico, in linea con il business plan stabilito all`inizio della nostra collaborazione».&lt;br /&gt;

Si tratta, ha concluso, di una «gran bella notizia, vista la situazione dell`economia mondiale».&lt;br /&gt;

Circa le quotidiane denunce di ritardi e cancellazioni, Berlusconi ha voluto spendersi personalmente, quasi che il vettore fosse ancora di proprietà dello Stato: «Alitalia - ha affermato - ha incontrato un primo periodo di avviamento e, come per tutte le cose, la prima gestione ha presentato dei problemi. Ma ho constatato da parte di tutti di essere già sulle soluzioni e credo che in poco tempo il servizio sarà quello che tutti si aspettano da una compagnia di bandiera».&lt;br /&gt;

Il presidente è poi tornato sulle cause che spinsero Air France a abbandonare la trattativa con il precedente governo Prodi: quell`acquisto, ha spiegato, «non fu qualcosa di ostacolato e definitivamente negato dall`opposizione di allora, di cui il sottoscritto ne era a capo.&lt;br /&gt;

Furono i sindacati a dire &quot;no&quot; all`offerta di Air France su Alitalia».&lt;br /&gt;

Sul punto si è espresso anche Spinetta: «Dal 2001 al 2008 - ha chiarito - abbiamo cercato di ampliare la collaborazione con Alitalia, ma non è stato possibile per due motivi:
l`opposizione dei sindacati di Alitalia e poi il prezzo del petrolio».
&lt;p&gt;
Dall`opposizione è giunto il commento del responsabile Economia del Pd, Pierluigi Bersani: «Il governo - ha detto - risponda sulla truffa che ha fatto agli obbligazionisti».
&lt;p&gt;
Anche il leader dell`Idv, Antonio Di Pietro,è intervenuto:&lt;br /&gt;

«Berlusconi mente sapendo di mentire. Sa bene che ad imporsi sul caso Alitalia e a far saltare la trattativa furono la Lega e Forza Italia».
&lt;p&gt;
Oggi i vertici di Alitalia saranno a Venezia per sviluppare il progetto di fare del capoluogo veneto una delle sei basi della compagnia utilizzando anche i partner di Skyteam.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/LS7/LS74B.pdf&quot;&gt;Il Corriere della Sera - Antonella Baccaro&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fausto BERTINOTTI: «Alle Europee? Tanto peggio, tanto meglio»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/07/fausto-bertinotti/%C2%ABalle-europee-tanto-peggio-tanto-meglio%C2%BB-intervista/391180"></link>
  <updated>2009-05-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391180</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Abbiamo avuto due sinistre. Non ne abbiamo
più nessuna. Dobbiamo provare a ricostruirne una». Fausto Bertinotti chiude con questa frase “Devi augurarti che la strada sia lunga” (Ponte alle Grazie, 229 pagine), che sta per arrivare nelle librerie.&lt;br /&gt;

«Non ero molto convinto di farlo», spiega nel suo studio al quarto piano di Palazzo Theodoli, sede della Fondazione della Camera di cui è presidente. A sollecitarlo sono state Ritanna Armeni e Rina Gagliardi, insieme alle quali poi lo ha scritto. Attraverso «il cannocchiale di un’educazione sentimentale», stila un bilancio e analizza «le ragioni di una
sconfitta». Si parte dall’infanzia nella «Milano operaia» e si finisce, appunto, sul fatto che oggi in Italia
non esiste più la sinistra. &lt;br /&gt;
Per l’ex segretario di Rifondazione comunista è necessario un «big bang» per chiudere con gli esperimenti fin qui falliti (dal Pd al Prc) e riportarla in vita.&lt;br /&gt;

Tanto che quando l’intervista è finita e si avvia verso l’uscita che dà su piazza del Parlamento, Bertinotti si
lascia andare a una battuta: «Io non l’ho mai detto, ma per il risultato delle europee è proprio il caso di dirlo: tanto peggio tanto meglio». Una battuta, appunto, perché questa «destra populista» va contrastata e perché il suo voto alla sinistra (e libertà) non lo farà mancare. Ma che non è poi così estranea al ragionamento che fa l’ex presidente della
Camera.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché sostiene che la sinistra non esiste?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Una sinistra diffusa esiste. Anzi, è visibilissima la contraddizione tra quella che esiste nel paese e il vuoto
di sinistra politica, l’assenza di un discorso e di una forza organizzata di questo tipo. Basti pensare che
per la prima volta nella storia repubblicana c’è stato uno sciopero generale organizzato dalla Cgil senza che il
maggiore partito di opposizione vi abbia aderito. Una manifestazione come quella della Cgil al Circo Massimo
mette sulla scena un popolo laburista come non c’è in nessun altro paese europeo. A cui non corrisponde però un
partito.E questo vuoto lascia sul campo solo il populismo, rappresentato da Berlusconi, dalla Lega e da Di Pietro. Siamo di fronte a una solitudine degli operai. Che non a caso, come ha mostrato un recente sondaggio, votano più il Pdl che non il Pd».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Gli operai, stando al risultato delle politiche, non votano troppo neanche la sinistra radicale. Che in quest’anno non è riuscita a risalire la china.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dalla sconfitta elettorale si è ricavato il peggio a sinistra. Ci sono state conseguenze più disastrose del risultato medesimo, sia nell’accentuazione che nel Pd si è presa come partito senza radice sociale, sia nella regressione neoidentitaria che ha colpito Rifondazione comunista».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Partito che lei ha guidato per 12 anni: avrà delle responsabilità per come si è conclusa la vicenda, o no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io ho tentato un revisionismo di sinistra, ho provato a produrre una rinascita partendo dall’incontro tra il movimento operaio e il movimento altermondista. Noi siamo stati, lo dico anche con orgoglio, l’unico partito al mondo che è stato ammesso alla firma del Social forum di Porto Alegre.&lt;br /&gt;

E poi su Genova abbiamo investito tutta la nostra forza. Il dubbio che oggi ho è di non aver osato troppo in
quell’occasione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cioè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Forse lì, dopo Genova, Rifondazione comunista avrebbe dovuto tentare di fare l’operazione dell’araba fenice, risorgere dalle sue ceneri, proporre la costruzione di un nuovo soggetto politico. Non, come giustamente
abbiamo fatto e come secondo me bisognerebbe continuare a fare, a fine corsa. Ma lì, nel pieno di un movimento allo stato nascente».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nel libro parla del fallimento del governo dell’Unione e di Prodi come
“spregiudicato uomo di potere”: perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il fallimento del governo Prodi è derivato dalla sua impermeabilità alla
società italiana e al movimento. Era fortissima la domanda di cambiamento, erano tante le attese, tutte
fondate sulla discontinuità rispetto al governo Berlusconi. &lt;br /&gt;
Questa discontinuità non c’è stata. Basti pensare alla prima Finanziaria, all’aspettativa di un minimo di redistribuzione, quando noi invece abbiamo fatto l’operazione del cuneo fiscale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Voi non avete commesso errori?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per un verso abbiamo sopravvalutato la permeabilità del governo alla sinistra. E forse abbiamo sopravvalutato noi stessi. Cioè abbiamo pensato che anche qualora il movimento avesse una fase di stanca, la sinistra radicale avrebbe potuto alimentare questa permeabilità. Ma non abbiamo fatto i conti con la nostra esiguità di peso, nella società».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Esclude che un tipo diverso di centrosinistra possa riuscire dove voi avete fallito?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il centrosinistra italiano può essere idoneo ad accompagnare la modernizzazione, si veda ad esempio
l’introduzione dell’Euro, ed è invece totalmente inidoneo ad operare la trasformazione, cioè la riforma
economica e sociale del paese. Per quanto riguarda lo specifico del governo Prodi, dietro il programma di
180 pagine, avanzato, c’era come nascosto un programma reale di cui erano depositarie le forze moderate del centrosinistra, la tolda di comando di quell’esecutivo. Ed era un’idea di sostegno delle ragioni
della globalizzazione capitalistica, intesa come modernizzazione da sostenere e non come restaurazione
capitalistica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E lei in tutto questo? Sicuro che abbandonare la guida del Prc ed assumere il ruolo di presidente della Camera sia stata la scelta giusta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Riconosco che è stata una scelta problematica, perché era stata pensata in continuità con la storia della
sinistra italiana, che aveva occupato quel posto come valorizzazione del Parlamento quale luogo di accrescimento della democrazia nel paese.Questo punto conteneva un errore analitico. Cioè non ha visto quanto la tendenza a far prevalere l’esecutivo sulle assemblee avesse logorato gli istituti parlamentari nella realtà. Tanto che quando ci venne addosso l’offensiva della casta ha potuto far breccia perché agli occhi del paese il Parlamento non è più il luogo della decisione ma è quasi un lusso.&lt;br /&gt;
 Me ne sono accorto poco dopo che ho assunto quel ruolo, di fronte alla decretazione sempre maggiore, al fastidio crescente da parte dell’esecutivo per il dibattito parlamentare, per le sue lungaggini».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Parla della scorsa legislatura?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì. Figuriamoci adesso». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LS8RA&quot;&gt;l'Unità - Simone Collini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Romano PRODI: Su Veltroni: «Io potevo andare avanti».</title>
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  <updated>2009-03-16T00:00:00Z</updated>
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&lt;p&gt;La verità di Romano Prodi sulla fine di Romano Prodi arriva sul binario di RaiTre (Fabio Fazio, &quot;Che tempo che fa&quot;) con un ritardo di 13 mesi, ma l`impatto è comunque pesante.
&lt;p&gt; Il Professore, la cui ultima comparsa in una trasmissione tv risaliva al dicembre del 2007 (sempre da Fazio), stavolta qualche sassolino se l`è tolto, indicando in Walter Veltroni e nella sua decisione di far correre il Pd da solo alle elezioni una delle principali cause della caduta del suo governo, nel gennaio di un anno fa.&lt;br /&gt;
 «Il mio esecutivo - ha detto l`ex premier - poteva andare avanti, perché dopo una Finanziaria durissima il Paese avrebbe finalmente potuto raccogliere i frutti di quei sacrifici. E invece, come successe anche con il mio primo esecutivo, dopo l`ingresso nell`euro, il governo è stato fatto cadere». 
&lt;p&gt;Prodi ha quindi rievocato l`esatto momento in cui le sorti dell`Unione sono precipitate nell`abisso: La scintilla fu l`annuncio di Veltroni, da poco eletto al vertice del Pd, di andare soli alle elezioni, senza Rifondazione, senza ali.&lt;br /&gt; Domanda di Fazio: «Cosa ha pensato in quel momento, Professore?».&lt;br /&gt; Risposta: «Non ebbi bisogno di pensare. Ricordo che si affacciò Mastella alla porta del mio ufficio a Palazzo Chigi. Teneva la testa piegata da un lato e urlò: se voi volete fare fuori me, sono io che faccio fuori prima voi. Per la verità la frase di Clemente era un po` più colorita, ma la sostanza non cambia...». Fu la fine del governo. Ma anche dell`impegno politico del Professore, che da quel momento prese le distanze  dal Pd, da lui fondato.
&lt;p&gt; Ieri, per la prima volta, Prodi ha pubblicamente spiegato i motivi: «La linea politica adottata da Veltroni nel partito non era la mia e per questo mi sono fatto da parte». Il punto centrale del dissenso riguardava la politica delle alleanze e in particolare la cosiddetta vocazione maggioritaria. Ora che Veltroni è stato costretto ad alzare bandiera bianca, il Professore, nella speranza che il successore Dario Franceschini abbia orecchie più attente («Ci siamo sentiti spesso negli ultimi tempi» ha tenuto a sottolineare Prodi), è tornato a rilanciare la sua tesi &quot;unionista&quot;, la necessità di una rete di alleanze: «Ho sempre sostenuto - ha detto che il Pd non deve andare da solo alle elezioni, essendo stato costruito per divenire il nucleo fondante della coalizione».&lt;br /&gt; Un punto d`equilibrio tra le varie componenti: «Ritengo che sia compito della democrazia portare nella cultura di governo anche le ali estreme». Un Pd, quello che sogna l`ex premier, impregnato di spirito ulivista e in grado di recuperare terreno su temi- classici del centrosinistra come la giustizia sociale (&quot;In Italia è aumentato il divario tra ricchi e poveri&quot;), i giovani e la scuola, la democrazia dei partiti (&quot;Basta con il gioco delle tessere&quot;). 
&lt;p&gt;Impermeabile a qualsiasi offerta, Prodi ha ribadito di «aver chiuso con la politica», ha escluso di poter ritirare le dimissioni da presidente del Pd e ha rivelato «di aver ricevuto in Belgio un`offerta di candidatura alle Europee», cortesemente respinta. 
&lt;p&gt;Sui temi etici, che tanto sconquassano il Pd, ha rilanciato l`importanza di «una mediazione nobile, senza urla». E quando Fazio gli ha chiesto qual è stato il prezzo di questo anno senza politica, ha risposto: «Essere totalmente dimenticato. Anche se me ne sono fatto una ragione positiva».
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L3134&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Alberti &lt;/a&gt;</summary>
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