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Dichiarazione di Romano PRODI

Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: L' Ulivo)  -  Pres. del Consiglio   (Partito: Ulivo) 


 

Nessun cambiamento in Afghanistan

  • (11 marzo 2007) - fonte: la Repubblica.it - inserita il 19 marzo 2007 da 6
    ROMA - "Abbiamo preso decisioni che manteniamo. Non c'è nessun elemento per ora che ci porti a cambiare". Romano Prodi ribadisce un punto fermo nella polica estera di palazzo Chigi: il contingente italiano presente in Afghanistan, nell'ambito della missione Isaf che agisce sotto la bandiera delle Nazioni Unite insieme ai soldati di altri 36 paesi, resterà in Afghanistan, tra Kabul e Herat. Non sono all'ordine del giorno modifiche e ripensamenti di alcun tipo. La precisazione del premier non arriva casuale, anche se nasce quasi per caso stamani durante l'inaugurazione di un centro per disabili in provincia di Bologna. In settimana il decreto che finanzia, per un altro anno, le missioni militari italiane all'estero comincerà il suo iter di approvazione al Senato, quello definitivo dopo il via libera della Camera, e quello più difficile visti i numeri sempre risicati della maggioranza a palazzo Madama. Dipenderà tutto, come al solito, da un pugno di voti che sono in balia delle notizie che arrivano dal teatro afgano. Ogni attentato, ogni incidente, agni attacco contro pattuglie Nato può essere "fatale" per far precitare una situazione di per sè assai complicata. Per spingere l'ala radicale e pacifista dell'Unione - Rossi, Turigliatto, ma anche Franca Rame e un paio di senatori verdi - a rifiutare l'appoggio alla coalizione. A tutto ciò si aggiunge, anzi in questo momento è forse l'incognita più difficile, l'evolversi del rapimento dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo che già ha aleggiato sui due giorni - un tempo infinito rispetto alle due ore previste - in cui il decreto è stato discusso a Montecitorio. In questi giorni era stato il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema a ribadire che non ci sarebbe stato alcun tipo di modifica per la nostra missione, nè con il segno "più" - erano i giorni in cui il premier inglese Tony Blair andava chiedendo all'Europa più impegno in Afghanistan - nè col segno "meno". L'Italia impegna in Afghanistan 1.938 uomini, di cui 750 a Herat dove abbiamo il comando regionale ovest e 1.188 a Kabul. E tutti "perfettamente equipaggiati per il tipo di minaccia a cui possono andare incontro" ribadisce il ministro della Difesa Arturo Parisi. Una dichiarazione che il titolare della Difesa "dedica" all'ex ministro dell'Interno, il senatore Beppe Pisanu che, come ha già fatto la Lega, ipotizza che i soldati italiani non abbiano equipaggiamenti e regole d'ingaggio adeguati al "teatro" di rischio afgano. "Stia tranquillo Pisanu - dice Parisi - come per lui certamente anche per noi la vita e la sicurezza dei nostri militari sono al primo posto. Il nostro contingente è e sarà comunque messo in condizione di assolvere gli impegni che il Paese ha preso e che ha ad essi affidato, così come di affrontare ogni rischio che dovesse presentarsi in Afghanistan". Ma la dichiarazione del ministro della Difesa va oltre ed è un richiamo alla "corresponsabilità " di tutte le forze politiche. "Tutto questo - aggiunge Parisi - in nome dell'autonoma convinzione che guida la linea di azione del governo ma anche in considerazione della responsabilità che al governo deriva dal voto corale che, riguardo alla missione afgana, si è finora manifestato in Parlamento". Insomma, la partecipazione dell'Italia alla missione Isaf fu decisa dal passato governo ed è tuttora condivisa dall'attuale opposizione visto il plebiscito di voti che ha approvato il decreto a Montecitorio. Quindi, è il messaggio di Parisi, che nessuno si sottragga a responsabilità e preoccupazioni. Non lo fa certamente il governo. Non lo deve fare l'opposizione. O, ancora peggio, che a nessuno venga in mente il 27 marzo, quando il decreto passerà al voto dell'aula di palazzo Madama, di mettere sul tavolo richieste di aumentare numero e tipologia delle armi per dare più sicurezza ai nostri soldati. Dalla Difesa, dunque, un appello a non utilizzare cinicamente per motivi politici o di parte una situazione delicata come quella afgana. Ben vengano, anzi sono auspicabili in situazioni come questa, le cosiddette "maggioranze variabili". L'appello di Parisi viene rilanciato dal sottosgretario agli Esteri Bobo Craxi: "Non credo sia nè riduttivo nè umiliante chiamare a responsabilità democratica anche le forze dell'opposizione per un sostegno parlamentare alto, convinto e motivato". (11 marzo 2007)
    Fonte: la Repubblica.it | vai alla pagina | scarica l'allegato
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