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Dichiarazione di Francesco STORACE

Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Misto) 


 

Storace tra i sostenitori dell'Odg che chiede al governo più impegno militare in Afghanistan

  • (21 marzo 2007) - fonte: repubblica.it - inserita il 21 marzo 2008 da 100
    Più armi, più blindati, diverse regole d'ingaggio, cioè mano più libera e più "pesante" per i 1.900 soldati del contingente italiano impegnato in Afghanistan.
    Passa da qui, da questa richiesta che prenderà la forma di un ordine del giorno o di una mozione presentata dall'opposizione, la nuova "strettoia" politica con cui dovrà fare i conti l'Unione che da stamani è impegnata nell'aula di palazzo Madama per il dibattito e il voto del 27 marzo che dovrà rifinanziare le missioni militari all'estero.
    Con una regia diabolica, come a volte solo la politica riesce ad avere, il dibattito al Senato è cominciato con due convitati di pietra: il viceministro degli Esteri Ugo Intini che ha informato il Senato sul rilascio dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo; il ministro degli Esteri Massimo D'Alema che alle Nazioni Unite per far decollare la Conferenza di pace sull'Afghanistan, ha ammesso, dopo un attacco terroristico: "La guerriglia talebana sta arrivando anche nella provincia di Herat", dove è distaccato circa la metà del contingente italiano.
    Il voto deve fare i conti, una volta di più, con i numeri risicatissimi del Senato dove l'Unione è appesa a una la maggioranza politica - 158 voti - che, al netto del voto dei senatori a vita, distacca di appena tre lunghezze l'opposizione.
    Nella sinistra radicale e pacifista della maggioranza i malumori continuano, e sono tanti, nonostante i passi avanti fatti lungo il cammino che dovrebbe portare alla Conferenza di pace per l'Afghanistan. E nonostante l'apertura "realistica" del segretario dei Ds Piero Fassino perché al tavolo della conferenza di pace siedano anche i "nemici" talebani. Indiscrezioni di palazzo Madama mormorano che i senatori Ernesto Rossi (eletto con i Comunisti italiani), Franco Turigliatto (espulso da Rifondazione) e il verde Mauro Bulgarelli erano, sono e restano contrari a votare sì. La soluzione praticabile e più indolore, in questo momento, è che "escano dall'aula durante il voto. In questo modo abbassano il quorum e non incidono sui numeri della maggioranza".
    Ma ciò che preoccupa l'Unione è la sortita della Cdl, annunciata stamani, su armi e regole d'ingaggio "per una difesa attiva e adeguata alla minaccia e ai rischi a cui vanno incontro i nostri soldati" che potrebbe costringere ancora una volta la maggioranza, che non ha alcuna intenzione di vincolare i suoi alla fiducia convinta che tanto il provvedimento passerà a larga maggioranza come è già successo due settimane fa alla Camera, ad andare sotto la debole asticella dell'autosufficienza.
    Il cavallo di Troia potrebbe essere un ordine del giorno o una mozione, sciolta dal voto del decreto ma comunque collegata, che costringerebbe l'Unione a contarsi e a non bastarsi. Infatti, se stamani Forza Italia, An e Lega hanno detto che voteranno sì al decreto pur tra tanti dubbi e imbarazzi, non potranno prescindere dall'impegnare la maggioranza a rafforzare il contingente con mezzi più adeguati. "Forza Italia è orientata a confermare il suo voto favorevole al decreto di rifinanziamento delle missioni militari all'estero - ha detto Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia - ma non vogliamo più sentire parlare di talebani invitati al tavolo di una Conferenza di pace e chiediamo che i nostri militari siano dotati di armi di difesa attiva''. Ha rincarato la dose Mario Baccini (Udc), vicepresidente del Senato: "Non possiamo sottovalutare le parole di D'Alema per cui la guerriglia sta arrivando nella provincia di Herat. Per questo è assolutamente necessario far sentire ai nostri militari impegnati in Afghanistan il sostegno del Parlamento e dare loro la possibilità di difendersi in modo adeguato". E' ovvio, ha aggiunto, "che questa deve la nostra unica preoccupazione e la maggioranza su questo non può dividersi o, peggio, far finta di niente". Hanno chiesto la stessa cosa An, i senatori Armani e Storace, e la Lega con Roberto Calderoli che anzi è stata l'apripista.

    Fonte: repubblica.it | vai alla pagina
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