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Dichiarazione di Leonardo RAITO

Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Polesella (RO) (Lista di elezione: LISTA CIVICA)  - Assessore  Comune Polesella (RO) (Partito: LISTA CIVICA) 


 

La centrale e le mancanze della politica

  • (21 gennaio 2009) - fonte: La Voce Nuova di Rovigo - inserita il 23 gennaio 2009 da 812
    La riconversione a carbone della centrale ENEL di Polesine Camerini ha ottenuto il via libera da parte del consiglio dei ministri. A stretto giro di tempo dovrebbero giungere il parere favorevole della conferenza dei servizi e in seguito dovrebbero partire le procedure per l’aggiudicazione di appalti che si misurano in miliardi di euro. In questo modo, stando a qualche voce autorevole, l’economia del Delta, forse del Polesine tutto, potrebbe trovare un deciso sollievo in un momento di profonda crisi. Ma il provvedimento varato dal governo Berlusconi non può che indurre i polesani tutti a riflettere sulle gravi mancanze della nostra politica locale. Se si tolgono gli interventi recenti di Carlo Alberto Azzi e Renzo Marangon, accomunati in un trasversale si al carbone che se non altro ha rappresentato una coraggiosa e decisa presa di posizione, è tutto il sistema partitico provinciale a non essersi mosso con la decisione che spettava alle leadership che debbono incidere sulle trasformazioni fondamentali dell’economia territoriale. Prendere una strada chiara sulla proposta di riconversione era una doverosa forma di responsabilità a cui la classe politica si è sottratta e così facendo il Polesine e il Delta hanno perduto una ghiotta occasione di aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti del colosso energetico. Siamo seri, ipotizzare che Enel avrebbe fermato i propositi aziendali di fronte alla sparuta opposizione dei gruppi ambientalisti (forse più realisti di quanto pensiamo), coraggiosi Don Chisciotte cui va dato l’onore delle armi, era utopia. Così come era utopia pensare che tutto il sistema politico a livello provinciale o addirittura regionale avrebbe potuto far pesare un potere contrattuale pari a quello di Enel. Ma se si fosse cercata una seria politica di mediazione, di certo il potere contrattuale della politica provinciale avrebbe avuto ricadute positive per il territorio. Se alla riconversione a carbone Enel avesse accompagnato un progetto di supporto ai piani infrastrutturali, se avesse proposto investimenti paralleli in grado di rilanciare l’economia del Delta, oggi non staremmo a ragionare su delle imposizioni dall’alto che dobbiamo subire, ma su delle forme mediate di accettazione vantaggiose e redditizie. Con che forza possiamo pensare di andare a proporre protocolli di intesa a Enel? Con quale coraggio possiamo forzare l’ente energetico a investire su progetti del territorio. Il quadro è complesso, la situazione difficile. L’unica certezza è che ancora una volta il Polesine è schiacciato da poteri forti che impongono le proprie decisioni. Si apre ora una partita importante, anche se non sappiamo di certo chi saranno gli attori in campo. La politica potrà fare in modo che la riconversione a carbone non abbia ricadute sulla salute delle persone? Si potrà pensare a una occupazine stabile che vada aldilà dei cantieri per stabilire forme di produzione collegate all’indotto? Si potrà affiancare alla produzione di energia con fonti tradizionali la destinazione di zone del delta alla produzione di energia pulita (fotovoltaico)? Potranno gli investimenti di Enel aiutare il comparto infrastrutturale o valorizzare le risorse imprenditoriali in loco? Ce n’è per tutti i gusti, ma anche per avviare una valutazione seria e rigorosa delle azioni politiche intraprese e da intraprendere per il bene del Polesine.
    Fonte: La Voce Nuova di Rovigo | vai alla pagina
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