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Dichiarazione di Antonio POLITO


 

Quelli che non si occupano di Noemi

  • (29 maggio 2009) - fonte: Il Riformista - inserita il 29 maggio 2009 da 31

    Non è vero che in Italia parlino tutti di Noemi.
    A me, per esempio, è capitato di passare un fine settimana a parlar d`altro, e in ottima compagnia.
    Merito dell`Aspen che, tra le sue attività, riunisce due volte all`anno una fetta cospicua della classe dirigente del paese a discutere di un tema un po` esotico alle nostre latitudini: l`interesse nazionale. Si è spesso parlato in Italia di un metodo Aspen. Si tratterebbe, nella vulgata giornalistica, di un metodo «bipartisan», di un luogo cioè dove maggioranza e minoranza del momento (nelle società aperte le due parti si invertono spesso e facilmente) possono occuparsi seriamente e al riparo dalla contingenza politica di riforme destinate ad avere effetti tra dieci o vent`anni: agendo cioè sotto il velo dell`ignoranza riguardo all`interesse di parte, possono concentrarsi sull`interesse collettivo. Ma anche questa mi sembra una lettura riduttiva. Più che «bipartisan», il metodo Aspen è «non partisan». Intanto perché a queste discussioni partecipano molti leader (dal banchiere al manager, dal monsignore allo scrittore, dall`imprenditore al ricercatore) che operano in una sfera di autonomia dalla politica. E poi perché si esercitano nella fotografia della realtà del paese così com`è, che difficilmente si presta a letture partigiane. Questo è un bene. Il guaio dell`Italia è che abbiamo tutti perfettamente capito su che cosa i due schieramenti non sono d`accordo, ma ciò è del tutto inutile se non si capisce anche su che cosa sono d`accordo. Al vertice di Aspen Italia ci sono, è vero, due uomini politici, ma molto sui generis: Giuliano Amato e Giulio Tremonti.
    Tremonti e Amato sono due politici che, forse anche per la loro provenienza professionale, hanno sempre puntato le loro chance più sul pensiero che riescono a produrre che sulla cucina dei voti e delle macchine-partito. All`Aspen una buona idea ha generalmente più successo di un`agguerrita catilinaria.

    Capita così di scoprire in quell`ambiente convergenze di fondo tra personalità che di solito la lotta politica mette l`una contro l`altra. L`ultimo seminario, per esempio, ha segnato il ritorno sulla scena di un Romano Prodi particolarmente lucido, quasi sollevato dal suo ritorno allo studio, «dopo quindici anni di analfabetismo di ritorno».
    Indagando sulla realtà dell`Italia di oggi e sulla mission del Paese nel nuovo mondo post-crisi, ha perorato la causa del «back to manufacturing», cioè del ritorno alla virtù del produrre cose dopo la sbornia finanziaria, mostrandosi sostanzialmente ottimista sulle capacità dell`Italia di giocare questa partita. Prodi vede un Paese duale, in cui il sistema produttivo che va dalle Alpi a Firenze è assimilabile alla Germania per modernità e possibilità di successo economico. Tremonti - come è noto non la pensa molto diversamente. Poi, certo, ci sono ricette più liberali e altre più dirigiste. Ricette più sociali e altre più business-oriented.
    Mario Monti, Alessandro Profumo e Lorenzo Bini Smaghi sono diversi da Guglielmo Epifani, Enrico Letta o Renata Polverini. Però lo spirito comune, per dirla con il titolo di un fortunato saggio proprio di Letta, è l`ambizione di costruire una cattedrale, invece che rovistare tra le macerie.
    I forum come quello di Aspen surrogano una grave carenza del nostro discorso pubblico, che è troppo fazioso in Parlamento, troppo superficiale nei think tank di partito, troppo effimero sulla stampa. Ne sorgono anche altri, se è per questo, come il recente "Italia decide" di Luciano Violante, anche lui presente ad Aspen, impegnato a riflettere sulla fabbrica delle leggi e sulla sua efficienza con Gianni Letta, gli uomini di D`Alema e quelli di Fini, gli stessi Tremonti e Amato. Ogni tanto, quando una crisi nazionale incombe (e in questi giorni ne stiamo vivendo una) c`è sempre qualcuno che pronostica per questi forum e per i nomi che abbiamo fatto un futuro da embrionali governi istituzionali. Non so se accadrà mai, e francamente non me lo auguro nemmeno: perché un governo istituzionale potrebbe scaturire solo da un collasso del sistema-paese, da una tragedia nazionale, come sarebbe per esempio il mancato finanziamento da parte dei mercati del nostro debito pubblico. Però è bene che quei forum ci siano e quei nomi si parlino. t bene allenarsi a un futuro costruito su una politica diversa da quella di oggi.

    L`Italia è un Paese troppo piccolo per potersi permettere due classi dirigenti: ne ha una, peraltro ristretta e invecchiata, e deve trarne il massimo.
    Da troppo tempo il clima politico del Paese invece inceppa e spezza quel meccanismo indispensabile per ogni grande Paese che è la formazione delle sue classi dirigenti. L`Italia ha bisogno come il pane di studi di progettazione del Paese che verrà. E se per qualche giorno non si parla di Noemi, meglio così.

    Fonte: Il Riformista | vai alla pagina

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