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Dichiarazione di Grazia FRANCESCATO


 

La guerra non porta mai la pace

  • (20 settembre 2009) - fonte: Terra.it - inserita il 22 settembre 2009 da Carraro Gasparin

    Cari Antonio, Matteo, Massimiliano, Davide, Roberto e Gian Domenico oggi per noi è un giorno di estremo dolore. Il vostro sacrificio si è consumato in una città lontana. A Kabul, in Afghanistan, teatro di una guerra che non conosce fine e in cui si alternano da decenni divise diverse. Prima quelle inglesi, poi quelle russe, i turbanti neri dei talebani e ora quelle americane, della Nato e anche quelle con il tricolore. Ci hanno detto, in questi lunghi anni, che vi mandavano a ristabilire la pace.

    Ma di pace ne avete vista ben poca. Un’immagine sul computer con le foto dei vostri cari, una lettera, la mensa del battaglione. Poi via di corsa a sfrecciare in strade polverose che nascondono un suicida pronto a togliervi la vita. Qui in Italia, fino a oggi, dell’Afghanistan non si è parlato molto. O meglio se n’è parlato come una volta si faceva nei cinegiornali. Le elezioni che dovevano essere il seme della democrazia. Voi sapete com’è andata davvero. Poi qualche immagine delle nostre autorità che visitano il contingente.

    Con la mimetica, proprio come fanno gli americani. Ed infine cronaca spicciola. Anche quando i militari tedeschi hanno sbagliato e sono morti tantissimi civili. In tanti in questi giorni esprimeranno il proprio dolore per la vostra vita spezzata. L’accompagneranno con la solidarietà alle vostre famiglie. Lo facciamo anche noi. E insieme chiediamo che vengano ritirati i vostri compagni da quello che assomiglia sempre più maledettamente a un inferno. Chiediamo che venga fermata una guerra insanguinata che dura ormai da otto anni e che non ha prodotto nessun risultato. Per questo ci chiameranno “sinistra radicale”, ci daranno degli irresponsabili. Il ministro della Difesa - a caldo - ha dichiarato che «la missione non cambia».

    Che il governo continuerà sulla stessa strada perché bisogna sconfiggere il terrorismo. Ma voi quella strada l’avete percorsa in lungo e in largo e lo sapete meglio di me che non c’è una fine. L’unico modo per onorare, davvero, la vostra morte e quella di migliaia di civili afgani non sono gli slogan ad effetto e le frasi di circostanza ma è restituire voce alla politica convocando immediatamente una Conferenza internazionale di pace per l’Afghanistan, come chiediamo ormai da anni. Serve un’assunzione di responsabilità che vada oltre la retorica. Occorre impegnarsi con forza per costruire una “exit strategy” che non è una fuga da quei luoghi martoriati, bensì un’altra idea della pace e della sicurezza. Perché la pace non può attecchire sulla guerra.

    Fonte: Terra.it | vai alla pagina

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