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Dichiarazione di Marco PANNELLA


 

«Deciderò all’ultimo minuto ma non vedo risposte» - INTERVISTA

  • (06 dicembre 2010) - fonte: Corriere della Sera - Maurizio Caprara - inserita il 06 dicembre 2010 da Carraro Gasparin

    Il patriarca dei radicali non smentisce se stesso. Mentre il governo traballa in attesa delle votazioni sulle mozioni di sfiducia, i sei deputati del suo partito aumentano di valore: potrebbero spostare l’ago della bilancia tra crisi e non crisi. Benché sia fuori da Montecitorio, Pannella, che ne ispira le mosse, viene consultato, corteggiato ed evita di scoprire del tutto le carte. «Ho incontrato nei giorni Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl. Devo vedere Pier Luigi Bersani del Pd», racconta. «Per dialoghi sinceri, assolutamente senza nessuna trattativa», ripete. Senza sciogliere l’enigma sulla sua scelta, ma anche con uno scetticismo da tener presente.

    I suoi rapporti con Silvio Berlusconi sono stati alterni. Due esempi. Si va dal suo «tra noi c’è amicizia, stima e Silvio aggiunge che c’è anche dell’affetto», anno 1995, a, sempre detto da lei, un giudizio del 1996 di segno opposto: «Berlusconi prende in giro la gente». Qual è lo stato attuale dei suoi rapporti con il presidente del Consiglio?

    «È che Berlusconi, come spesso gli accade, si è stancato di continuare a perseguire un obiettivo. Da anni ho pubblicamente auspicato di tornare a parlarci. Ha sempre rifiutato. Ormai temo che sia troppo tardi, ma continuerò a provarci. Troppi disastri, che avrei potuto aiutarlo a scongiurare, sembrerebbero irreparabili».

    Quale obiettivo? Quali cose?

    «Il 7 aprile 1994, vinte le elezioni, Berlusconi venne da noi a dirsi convinto della "riforma americana della legge elettorale e dello Stato". Appoggiò poi le nostre richieste, anche referendarie, per separare le carriere dei magistrati, eliminare gli incarichi extragiudiziali, abolire l’obbligatorietà dell’azione penale. Nel 1999, sulla riforma della giustizia dichiarò: niente accette referendarie, la realizzerò appena sarò al governo. Undici anni fa».

    Quale sarà il fixing dei vostri rapporti il 14 dicembre: dirà ai suoi deputati radicali di votare la fiducia al governo in carica, o, essendo stati eletti da indipendenti nel Pd, chiederà loro di negarla?

    «Fino alla fine e fino all’ultimo minuto utile, anche durante le votazioni, cercheremo di tener presente, oltre al testo, il contesto: per almeno ridurre l’intollerabile, l’infame. Liberi fino alla fine di valutare. Insomma: niente trattativa. Coerenti nel ritenere necessario, e utile a tutti, il dialogo».

    E a quali condizioni appoggerebbe il governo, in cerca di nuovi apporti dopo il distacco di Gianfranco Fini e dei suoi?

    «Ad esempio, sulla giustizia e le carceri denunciamo una situazione gravissima. Si tratta, ormai, di spaventosi nuclei di Shoah, vere metastasi neonaziste nella democrazia "reale" italiana. Le loro risposte sono leghiste o dipietriste. Ho incontrato La Russa, vedrò Bersani: per cercare di convincerli».

    Il paragone con la Shoah è suo, per me si è trattato di una mostruosità unica. Cercherà di convincere La Russa e Bersani fino all’ultimo secondo valido?

    «Ma ormai mi riesce difficile immaginare che dalla maggioranza vengano delle risposte al livello dei problemi che incombono».

    Considera compatibile con l’elettorato radicale il Berlusconi che sostiene sia meglio preferire le belle donne all’essere omosessuali?

    «Le prendiamo come battute di un qualsiasi altro poveraccio. Se vuole può chiamarci come i suoi amici padani "frocio", piuttosto che gay o omosessuale. Ora dice agli studenti: meglio studiare che manifestare. Aveva proprio ragione Veronica ad ammonirlo sugli esempi e i valori che si propongono ai giovani e ai figli. Ma sembra che fosse inutile».

    Pannella, lei è stato per decenni il politico più disubbidiente, con un termine abusato più «trasgressivo»: la condanna dopo aver fumato hashish per disobbedienza civile, i transessuali nei vostri congressi... Quale effetto le fa sapere che un capo di governo organizza cene che la diplomazia americana definisce «festini selvaggi»?

    «Nessuno. Comunque c’è un detto popolare: se un adulto si stanca della sua vita "se ne va a puttane"».

    Fonte: Corriere della Sera - Maurizio Caprara | vai alla pagina

    Argomenti: giustizia, Berlusconi, sfiducia, radicali al Parlamento, carceri | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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