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Dichiarazione di Franco MARINI

Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) 


 

«Difendiamo il Contratto Nazionale. I sindacati trovino un punto d'intesa» - INTERVISTA

  • (18 giugno 2011) - fonte: l'Unità - inserita il 19 giugno 2011 da Carraro Gasparin

    A me il termine democratici mi lascia freddo» e quindi meglio affidarsi ad un più caldo «amici e compagni». Franco Marini lo incassa così il primo di molti applausi durante il suo intervento alla Conferenza sul Lavoro del Pd.

    Presidente, lei ha fatto un richiamo all'unità d'azione del sindacato per il bene di tutto il Paese. Crede davvero che sia possibile?

    «Ritengo che questo scivolamento indietro dell'Italia sul fronte dello sviluppo e dell'occupazione sia dovuto al venir meno in questi tre anni dell'azione di governo. Si sono limitati alla sola difesa dei conti pubblici, che andavano tenuti in ordine, ma si doveva fare ben altro. Un altro elemento di criticità è stato senza dubbio rappresentato dalla difficoltà dei sindacati di trovare un punto di intesa rispetto alle grandi questioni che investono il Paese, provocando scetticismo anche in chi vuole investire qui da noi».

    Da dove si riparte?

    «Bisogna partire dall'avvicinamento della contrattazione alle realtà aziendali perché è contrattando lì che si interviene sulla produttività del lavoro e il salario operaio. Poi, mi sento di dire, che anche dopo il più duro contrasto deve prevalere il dovere della ricerca di unità d'azione tra confederazioni e questo dovrebbe essere sempre un punto fermo. Nell'84 noi lo facemmo dopo il referendum sulla predeterminazione dei punti di scala mobile: ci furono scontri durissimi in tutti i posti di lavoro, ma in 10 mesi Lama, Benvenuto, Carniti e il sottoscritto, che gli subentrò, misero in atto una seria azione di unità».

    Parlando del Pd ha posto i suoi tre paletti: serietà della proposta politica; comprensione della proposta e ferrea unità interna. È così che si vincono le elezioni?

    «Non voglio fare lo stalinista, come qualcuno mi definisce, però se mi chiedo perché abbiamo vinto le amministrative e siamo riusciti a intercettare questo vento di cambiamento che ha portato anche al successo dei referendum, me lo spiego con poche ma salde convinzioni. Intanto con un "no" degli elettori ad un governo che ha continuato a dire che rispetto alla crisi stavamo meglio degli altri e non ha fatto sforzi visibili per non fare ristagnare lo sviluppo e poi con il ruolo che ha giocato il Partito democratico. Noi, e non dico noi a caso, siamo riusciti con Bersani segretario, a ricostruire una capacità di proposta del partito. C'è un gruppo di giovani che consente la presenza della proposta del Pd in tutta la periferia del Paese: questa conferenza a Genova arriva dopo tutte quelle regionali, con un risultato di sintesi che ha impegnato migliaia di militanti».

    Vince il partito solido?

    «Le rispondo così: quando è venuta meno la concezione di un partito basato sull'ordinamento democratico, come prevede la Costituzione, è venuta meno anche la politica. È accaduto dopo la crisi del 1993-94. Il partito aperto e partecipato - le primarie le abbiamo inventate noi ed è bene non dimenticarcelo -, con un grande ruolo dei giovani, è fondamentale, ma serve un partito vero e strutturato, capace di aiutare e anche d i criticare il leader».

    Il Pd cresce nei consensi ma gli elettori ancora non vedono con chiarezza un'alternativa. Nessuna critica?

    «A me non piace dare troppa importanza ai sondaggi, ma in questo momento c'è una consistente ripresa del nostro partito e credo che questo sia dovuto alla concretezza di Bersani. Questo è stato uno degli elementi fondamentali di questo primo e durissimo round che abbiamo vinto. Oggi noi siamo qui e stiamo parlando di lavoro e lo stiamo facendo con tutti i protagonisti. Questa è la strada giusta anche per costruire l'alternativa: il programma per il Paese».

    A proposito di unità. Il senatore Ichino ha posizioni diverse rispetto alla relazione di Fassina. C'è chi la legge come una divisione.

    «Ichino non ha una posizione diversa, ha fatto una proposta di integrazione, come l'ho fatta io. Certo, poteva risparmiarsi di presentare un documento che ha dato adito a illazioni su posizioni di contrasto. Rispetto al contratto nazionale, poi, ha una posizione irreale: si può allargare la contrattazione aziendale, ma non superare. La presenza di milioni di lavoratori nelle piccole imprese impone la difesa del contratto nazionale. Allo stesso tempo devo dire che la proposta del libro Boeri-Garibaldi, a cui fa riferimento Ichino per superare la distanza tra garantiti e non garantiti, è intelligente e va approfondita nel tempo ma non riuscirebbe a affrontare i problemi immediati come invece fa la relazione di Fassina».

    Fonte: l'Unità | vai alla pagina

    Argomenti: lavoro, salari, sindacati, occupazione, lavoratori, primarie, piccole e medie imprese, Bersani, Amministrative 2011, Referendum 2011, Contratto nazionale | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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