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Dichiarazione di Luigi RAMPONI

Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: FI) 


 

CYBER WAR & CYBER CRIME

  • (02 novembre 2011) - fonte: www.senato.it - inserita il 13 dicembre 2011 da 18670
    ..... . Signora Presidente, esprimo la mia amarezza, perché mi ero presentato in Aula affermando che ero molto soddisfatto per la convergenza generale che avevo riscontrato, con l'eccezione delle affermazioni espresse dal Gruppo Italia dei Valori, che sarebbe bene si aggiornasse un po'. L'affermazione, addirittura ridicola, del collega dell'Italia dei Valori secondo cui le parole cyber war e cyber crime sono desuete dagli anni Ottanta è penosa, nel momento in cui, subito dopo, egli dice che si è tenuto a Londra un grande convegno riguardante la cyber war e il cyber crime: almeno, collega, si rilegga quello che si prepara. Ma certamente l'Italia dei Valori ha già deciso che questa è una minaccia che non esiste, malgrado tutti gli interventi dei colleghi che invece hanno affermato essere questione importante e delicatissima. Volevo rispondere alle osservazioni fatte dal rappresentante del Gruppo del Partito Democratico, che auspica una soluzione europea. Proprio per evitare che, nel momento in cui in Europa si discuterà l'argomento, noi ci si presentiamo sconquassati, scoordinati e senza nessuna struttura funzionante ed efficiente, è opportuno che portiamo a conclusione un discorso serio in ambito nazionale (come peraltro - voglio tranquillizzare il collega - sta accadendo puntualmente in tutte le Nazioni europee, e nessuno aspetta che la manna venga dall'Europa). Il secondo punto riguarda i Servizi di intelligence. Non bisogna fare confusione, come sovente accade, confusione dovuta come sempre all'ignoranza: i Servizi di intelligence non c'entrano nulla con la difesa cibernetica. I Servizi di intelligence, come per tutte le difese, agiscono a monte; i Servizi di intelligence non operano contro la criminalità, non operano contro le minacce più o meno bellicose, non operano contro il terrorismo: debbono acquisire informazioni e notizie da trasmettere a chi è deputato a lottare contro queste strutture malvagie. Quindi, i Servizi di intelligence, una volta acquisite notizie sulla criminalità, informano le forze dell'ordine, e sono le forze dell'ordine o la polizia giudiziaria ad agire nei confronti della criminalità. Le strutture di intelligence acquisiscono notizie contro eventuali minacce belliche, ma poi ad operare contro le minacce belliche sono le strutture deputate, cioè il Ministero della difesa, la struttura della Difesa. Se non si capisce questo, è inutile venire a raccontare che questa mozione toglierebbe poteri ai Servizi. Cosa c'entra? I Servizi non c'entrano niente con questa struttura. Questa è una struttura che presso la Presidenza del Consiglio - penso che al riguardo arriveremo ad una soluzione - deve costituire uno strumento che definisce la strategia nazionale e, soprattutto, deve coordinare tutte le iniziative che sono già in atto. I Servizi non c'entrano nulla. Per quanto riguarda la difesa cibernetica, è già abbondantemente inserita nell'ambito della NATO. L'ultimo Concetto strategico della NATO prevede appunto il coordinamento di un'attività fra tutti gli alleati in funzione anti-attacchi cibernetici. Nell'ambito degli Stati Uniti vi è una struttura di 60.000 uomini, che fa capo a un responsabile, iò generale Keith Alexander, che pensa non solo all'ambito militare ma al contesto complessivo. Infatti, la minaccia - come ho cercato di spiegare all'inizio - è di carattere bellico: le prossime guerre verranno combattute prima di tutto con attacchi cibernetici, con attacchi al sistema cibernetico nazionale. «Regalare alla Difesa», «dare alla Difesa», sono pertanto frasi che non hanno senso comune. Comunque, sono sempre molto disponibile alla collaborazione, perché quello che mi interessa, e che ci deve interessare, è realizzare questa struttura. Voglio anche dire però, per onestà, che era stata sottoscritta una mozione che aveva una determinata articolazione, che comprendeva naturalmente anche il discorso della Difesa. Successivamente, un senatore mi ha riferito che la presidente del Gruppo del Partito Democratico desiderava apportare alcune modifiche proprio a quel capoverso, e io ho accettato di modificarlo. Adesso, tutti possono riflettere e ripensarci: spero solo che ci si informi correttamente di ciò di cui stiamo discutendo. Allora, il collega del PD ha chiesto un momento di riflessione: visto che la discussione della mozione è stata rimandata per mesi, non accade nulla se anche questa volta si decide di procedere ad un rinvio, se il Sottosegretario è d'accordo, ad una pausa di riflessione. Ci incontriamo, discutiamo, e credo che ci possiamo mettere d'accordo. Ma, prima di tutto, mettetevi d'accordo voi, così da evitare che ci si trovi a compiere passaggi a vuoto. Pertanto, anche a nome del mio Gruppo, accetto la proposta di rinvio. .........
    Fonte: www.senato.it | vai alla pagina
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