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Dichiarazione di Cesare DAMIANO

Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) 


 

Spending review? No, serve una patrimoniale

  • (13 luglio 2012) - fonte: Gli Altri - inserita il 14 luglio 2012 da Carraro Gasparin

    All'inizio le pensioni, che abbiamo corretto una prima volta con il "milleproroghe" e che adesso dovremo nuovamente cambiare con "la spending review; poi la riforma del mercato del lavoro, che ci proponiamo di modificare con il decreto sviluppo; adesso è il turno di sanità, enti locali e pubblico impiego, per i quali sempre la "spending" prevede tagli drastici che lo stesso presidente di Confindustria ha definito "macelleria sociale".

    Anche in questo caso dovranno essere fatti cambiamenti. Visto l'andazzo, meglio farli prima che dopo la loro approvazione in Parlamento. Nessuno vuol disconoscere lo sforzo che il premier, nelle sedi europee ed internazionali, sta producendo per far riconquistare all'Italia un ruolo da protagonista e cancellare la nomea di paese debitore che chiede soccorso.

    Il problema è che questo sforzo grava perlopiù sulle spalle di lavoratori e pensionati e a spese dello stato sociale. Non c'è quel segno di equità da molte parti invocato, mentre le scelte di sviluppo si stanno affrontando solo ora.

    Il compito del Partito democratico non è facile, stretto com'e tra una scelta di lealtà nei confronti dell'esecutivo in nome di una indiscutibile emergenza economica e sociale ed una doverosa critica nei confronti delle scelte che vengono ritenute sbagliate.

    Adesso uno dei nostri obiettivi è quello di procedere spediti verso un'azione politica e parlamentare di correzione del decreto sviluppo e della spending review. Si tratta di dare innanzitutto attuazione all'impegno assunto dal presidente del consiglio in occasione della sua richiesta di approvazione, con la fiducia, della riforma del mercato del lavoro.

    Monti, nell'intervento alla Camera, ha detto con chiarezza che il governo avrebbe provveduto tempestivamente a nuovi interventi di miglioramento per i lavoratori "esodati", gli ammortizzatori sociali e la flessibilità in entrata. Un comprornesso politico con i partiti che sostengono il governo e che hanno accettato che venisse posta la fiducia sul testo della proposta di legge approdato dal Senato alla Camera.

    Gli emendamenti al decreto sviluppo che proponiamo unitariamente come Pd, Pdl e Udc, prendono a riferimento il documento siglato da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria, una sorta di "avviso comune" di correzione alla riforma del mercato del lavoro che abbiamo integrato con alcuni punti specifici.

    Un emendamento che prevede, oltre al monitoraggio nell'autunno del 2013 richiesto dalle parti sociali, lo spostamento di un anno dell'entrata in vigore dei nuovi ammortizzatori, considerato il prolungarsi della crisi e della recessione ben oltre il 2012; un emendamento sulle partite Iva autentiche che contabilizzi come media biennale il tetto di 18.000 euro che opera una demarcazione tra vero e finto lavoro autonomo e lo spostamento di un anno dell'innalzamento dei contributi previdenziali a carico di questi lavoratori.

    Si tratta di un pacchetto di proposte complessivo ed equilibrato, che tiene conto delle richieste delle parti sociali che rappresentano il lavoro e l'impresa e dell'opinione dei partiti che sostengono il governo. Una proposta dalla quale non si potrà cogliere fior da fiore, anche perché il governo dovrà soddisfare sia il tema degli ammortizzatori sociali che quello della flessibilità in ingresso.

    Per quanto riguarda invece i lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione, una ,domanda ci sorge spontanea. Abbiamo visto che l'argomento è stato giustamente inserito nella spending review, attraverso una proposta che aggiunge altri 55.000 "salvaguardati", totalizzando così una cifra complessiva di 120.000 lavoratori coinvolti.

    Visto che il governo propone, per i lavoratori pubblici in esubero, la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole derogando dalla riforma Fornero sino al 2014, non sarebbe giusto estendere questa norma anche ai lavoratori dei settori privati e agli autonomi? Si eviterebbe di fare rattoppi su rattoppi e, soprattutto, non si creerebbe una inaccettabile discriminazione tra lavoratore e lavoratore.

    Abbiamo fornito alcuni spunti di riflessione che caratterizzeranno l'azione parlamentare del Partito democratico in queste settimane. A questi argomenti si tratterà di aggiungere quelli riguardanti sanità, enti locali e pubblici dipendenti. Ci ritorneremo prossimamente. A chi ci chiede dove troviamo le risorse rispondiamo che, se una quota dovesse arrivare da una patrimoniale sulle grandi ricchezze, non ci dispiacerebbe.

    Fonte: Gli Altri | vai alla pagina

    Argomenti: welfare, pensioni, lavoro, enti locali, tagli, sanità, spesa pubblica, lavoratori, dipendenti pubblici, ammortizzatori sociali, milleproroghe, patrimoniale, governo Monti, spending review | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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