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Dichiarazione di Pier Ferdinando CASINI

Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) 


 

«Berlusconi candidato? Non farà bene all'Italia ma chiarisce le cose» - INTERVISTA

  • (14 luglio 2012) - fonte: Il Messaggero.it - Carlo Fusi - inserita il 15 luglio 2012 da Carraro Gasparin

    «Dopo il 2013? Noi avanti con l'agenda Monti».

    «E’ chiaro che la ridiscesa in campo di Berlusconi non farà certo bene all’Italia. Ma ora nessuno ha più alibi». Per i moderati c’è una responsabilità in più: «Il giorno dopo le elezioni politiche l’Italia non è governabile senza una convergenza tra le grandi correnti politiche». E Monti? «Non credo che dopo il 2013 allungherà l’esercito dei senza lavoro».

    Presidente, partiamo proprio da qui, dall’azione del governo Monti. Nonostante tutti gli sforzi, lo spread resta altissimo e le agenzie di rating declassano l’Italia. Cos’è che non sta funzionando?

    «In mezzo alla tempesta è difficile pensare di navigare in acque placide. C’è una dinamica pesantemente inquinata dalla prevalenza di una finanziarizzazione disinvolta e spregiudicata rispetto a quello che è la produzione di beni e servizi, cioè la funzione nobile dell’imprenditoria. Dinanzi a mutamenti così forti, l’Europa si è fatta trovare impreparata. Questo perché è a metà del guado, è un continente che ha una moneta unica ma non ha condiviso le politiche economiche e fiscali. Continuare così è impossibile, siamo davanti ad un bivio storico».

    Questo lo dicono tutti. Ma la soluzione qual è?

    «A mio avviso la soluzione è l’Europa federale. Che significa perdere ancora parti della nostra sovranità per definire un comune destino. Devono nascere gli Stati Uniti d’Europa, e devono farlo sui principi della responsabilità e della sussidiarietà. Responsabilità vuol dire che ciascuno deve spendere meglio e meno; solidarietà significa che non si possono abbandonare i Paesi, come il nostro e la Spagna, che si trovano a pagare tassi di interesse insopportabili. Fermo restando che non ci può essere richiesta di solidarietà senza che ci sia un adeguato livello di responsabilità».

    Bisogna convincere i mercati. Lo spread...

    «È vero che non migliora. Ma è vero anche che non abbiamo la controprova di dove sarebbe oggi se fosse andato avanti Berlusconi con un governo screditato e che per lungo tempo ha negato la crisi. Io sono convinto che saremmo stati travolti né più né meno della Grecia. La cura che è stata intrapresa ha evitato all’Italia di entrare nel girone infernale dei Paesi a sovranità limitata».

    Veramente Moody’s in quel girone ci ha già messo, declassandoci.

    «Voglio dire una cosa sola: se le agenzie di rating continuano così, tra poco non le prenderà sul serio più nessuno, neanche il mercato. Sono le stesse agenzie che hanno preso topiche micidiali nella valutazione di aziende e realtà che hanno prodotto buchi stratosferici e che oggi declassano l’Italia nel momento in cui tutti gli osservatori internazionali a partire dalla Commissione europea, ci lodano per lo straordinario lavoro di risanamento che stiamo facendo. Tempo fa dissi che le agenzie di rating svolgevano un’azione criminale: non ho cambiato idea».

    Dunque ancora con Monti senza se e senza ma. E’ così?

    «Parliamoci chiaro: il lavoro di Monti è di quelli destinati a prendere fischi, non applausi. Ma oggi in Italia non esiste una sola persona in buona fede che possa addossare a Monti la responsabilità per la situazione in cui siamo. Del resto, guardi: il Pd e il Pdl non appoggerebbero Monti se non sapessero, al netto della propaganda che continuano a fare, che l’attuale premier è la soluzione migliore per tutti. Perché Bersani, ed è una cosa che gli fa onore, ha fatto un passo indietro invece di andare ad elezioni? Perché ha capito che era utile anche per lui, se in futuro vuole andare a palazzo Chigi, immaginare che ci sia qualcuno che fa il lavoro sporco. E quanto a Berlusconi, seppur a intermittenza si è vantato del suo gesto di responsabilità lasciando la guida del governo: mica l’ha fatto perché è buono, l’ha fatto perché ha capito che stava andando incontro ad una catastrofe. E ancora adesso deve stare attento a distanziarsi troppo da Monti perché contro l’attuale presidente del Consiglio c’è l’Italia del grillismo, non quella perbene della gente responsabile. Ecco perché io credo che non ci possa essere una proposta credibile per i moderati italiani che non parta dalla condivisione dell’azione del governo Monti».

    E nel 2013 quali sono le alleanze possibili?

    «Se si ritiene di imbarcare in una politica di alleanze partiti e gruppi che della lotta a Monti hanno fatto la loro bandiera, non si è credibili nel chiedere voti ai moderati. E noi che siamo impegnati a costruire qualcosa di più ampio dell’Udc sappiamo che il nostro sostegno a Monti è funzionale per far capire che la politica degli egoismi, di chi non vuole chiudere le Province o gli enti inutili, di chi pretende di alzare le bandiere del corporativismo, è morta. Potrà anche far guadagnare qualche voto ma fa perdere il Paese».

    Sta dicendo che il professore deve restare a palazzo Chigi anche dopo il 2013?

    «L’area moderata che si presenterà alle elezioni è impegnata esplicitamente a spiegare che lo spirito e il lavoro di questo governo deve proseguire nella prossima legislatura. Poi, poiché vogliamo bene al premier, evitiamo di tirarlo in ballo di qui alle elezioni. Dicendo però una sola cosa, molto semplice: non penso che andrà ad alimentare il numero dei disoccupati. Punto e basta. Ciò che è importante è non disperdere il lavoro di risanamento che è stato intrapreso».

    Tuttavia c’è un ostacolo grande come una casa: Silvio Berlusconi che annuncia la sua ricandidatura a premier all’insegna di uno schema schiettamente bipolare. E allora?

    «È chiaro che la ridiscesa in campo di Berlusconi non farà bene all’Italia. Basta pensare a quelle che in queste ore sono le reazioni internazionali e i rinnovati dubbi sulla serietà e la credibilità del nostro Paese. Un signore che fino a qualche settimana fa spiegava che non voleva più tornare e un partito che annunciava le primarie ora rovesciano la propria impostazione come se tutto fosse normale, come se non ci fosse nulla di strano: beh, la dice lunga sulla serietà della politica. Sembrano passati anni luce da quando il presidente del Senato, in una riflessione sul Foglio, annunciava che l’unica strada era far decollare Alfano. Francamente sembra di essere su Scherzi a parte. Tuttavia vorrei provare a spersonalizzare la questione Berlusconi. La metto così: mi fa piacere vederlo dimagrito, in forma, vitale come sempre. Sotto il profilo personale, sono contento. Ma ragioniamo in termini politici. Il mondo berlusconiano ha avuto tre momenti topici in cui poteva far evolvere la sua rappresentanza politica nel segno dell’omologazione agli altri partiti popolari europei. A metà degli anni ’90 quando Kohl, anche grazie a noi, aprì la strada a Forza Italia nel Ppe; nel 2006 quando, sconfitto Berlusconi alle elezioni, poteva prendere la strada di un ricambio fisiologico puntando su Fini, Tremonti o altri; e infine oggi con Alfano leader, che di fatto costituiva un messaggio preciso: la nostra storia va avanti con una classe dirigente rinnovata e rispettata. Invece per la terza volta Berlusconi ha scelto di confermare che il suo può essere nient’altro che un partito carismatico, populista, personale».

    Scusi, ma il Pdl sostiene che questa svolta avviene per colpa sua: di Casini che non ha voluto riprendere l’alleanza con loro.

    «Rispondo che questa cosa, se non fosse pretestuosa, sarebbe infantile e ridicola. Invece è proprio questa svolta che conferma come io ho fatto bene a diffidare di tutti quelli che mi dicevano che la musica era cambiata. Al contrario, la musica è sempre la stessa. Per fortuna che non ho creduto alle sirene. Oggi su di noi pesa una responsabilità ancora più grande per costruire un’area moderata. Noi che abbiamo tenuto botta nel momento in cui tutti andavano con Berlusconi».

    Senza svicolare: Berlusconi in campo davvero vi facilita la vita o invece vi schiaccia nelle braccia di Bersani?

    «Se per noi sarà più facile o più difficile lo stabiliranno gli elettori. Però le dico una cosa: il ritorno in campo di Berlusconi chiarisce in via definitiva le cose. Nessuno ha più alibi, siamo tutti in campo aperto. Plastiche facciali non sono ammesse, ognuno si presenta al voto con il suo viso, la sua specificità. Chi sceglie il Pdl o come si chiamerà, sceglie Berlusconi. Sceglie il premier che ha governato nel modo che abbiamo visto, e l’ha fatto con cento voti di maggioranza. Chi pensa che ha governato bene, lo voti di nuovo. Ma una cosa è sicura: alle elezioni ci sarà un’area moderata formata da professionisti della politica e da personalità nuove che si propone di continuare il lavoro attuale. E infine ci sarà un’area imperniata sulla sinistra riformista del Pd. Basta con gli alibi. Insisto: il giorno dopo le elezioni non penso che l’Italia sia governabile senza una convergenza tra le grandi correnti politiche del Paese».

    Però se una di queste correnti, appunto il Pdl, non ci sta che succede?

    «Se non ci sta significa che si autoesclude. Se una di queste correnti non ci sta vuol dire che si mette fuori da quel che accade in tutta Europa, cioè un rapporto tra popolari e socialisti per ricostruire un continente al momento più o meno scassato. Hollande e la Merkel lavorano assieme; in Germania si annuncia una grande coalizione; da noi può capitare la stessa cosa. Se vogliamo salvare l’Italia e la Ue dal disastro non c’è altra strada che la collaborazione tra diversi. Se poi qualcuno prende il 51 per cento dei voti... buon lavoro».

    Che modello di legge elettorale serve per favorire questa convergenza tra grandi correnti?

    «Un modello semplice. Premio di governabilità alla coalizione o al partito più forte; uno sbarramento che tuttavia consenta a forze come la Lega di essere rappresentate (se ad esempio raggiunge il 10 per cento in due regioni) e la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari, scelta che io individuo nella forma migliore attraverso le preferenze. Vedremo cosa ne pensano Pd e Pdl. Tuttavia a mio avviso le preferenze di genere con un tetto di spesa e circoscrizioni elettorali più piccole non rappresentano il male assoluto, anzi mi paiono la strada maestra».

    Napolitano ha detto che è ora di andare in aula.

    «Ci andremo a settembre e in un mese si varerà la riforma elettorale. Ho sentito sia Bersani che Alfano: entrambi hanno la consapevolezza che bisogna trovare un’intesa tra le forze che sostengono Monti e preferibilmente anche con le altre».

    Capitolo Rai. Dopo l’elezione della Tarantola che succede?

    «Anche la Rai va risanata come il Paese. Mi auguro che non si perda tempo, ci si metta al lavoro subito per un pacchetto di persone nuove nelle reti e nei Tg, ovviamente rispettando il pluralismo. Senza farsi condizionare dai partiti. La forza di questi tecnici che sono andati alla Rai è di andare avanti tranquilli. Facciano come Monti: ascoltino tutti e poi decidano. Rapidamente».

    Fonte: Il Messaggero.it - Carlo Fusi | vai alla pagina

    Argomenti: legge elettorale, Berlusconi, UE, europa, alleanze, Rai, Politica Nazionale, euro, elezioni politiche 2013, rating, governo Monti | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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