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Dichiarazione di Franco BASSANINI


 

Cessioni e vincoli, ecco come risanare - INTERVISTA

  • (10 agosto 2012) - fonte: Il Messaggero | Diodato Pirone - inserita il 10 agosto 2012 da Carraro Gasparin

    «Uno o più fondi per privatizzare e tasse sui capitali in Svizzera, ma niente patrimoniale».

    Professor Bassanini, il piano di riduzione del debito presentato dall'associazione Astrid che lei presiede, ruota intorno ad una riduzione del debito di 180 miliardi da eseguire in 6 anni. Nel 2017 il debito scenderebbe così al 107% del Pil. II piano del Pdl indica un intervento di 400 miliardi. Non crede si corra il rischio di sparare nel mucchio. Davvero si tratta di cifre realistiche?

    «Quello che ho proposto assieme ai colleghi dell'Astrid non è un piano. Si tratta di proposte articolate e di ipotesi formulate su basi ragionevoli. C'è molto in comune con il piano presentato al governo dal segretario del Pdl Angelino Alfano. Ma vorrei sottolineare che le cifre emerse dal nostro paper sono solo leggermente più alte di quelle annunciate dal ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, che ha detto di voler raccogliere risorse tra uno e due punti di Pil, per cinque anni di seguito, proprio ad abbattere il debito. Ogni punto di Pil equivale a circa 16 miliardi».

    Cifre realistiche, dunque. Ma cominciamo dall'inizio: qual è la filosofia di fondo della vostra proposta?

    «Semplice: per uscire dai guai l'Italia ha bisogno di crescita. Per crescere c'è bisogno di togliere pesi alle imprese e alle famiglie. Dunque dobbiamo abbattere il debito per togliere questi pesi. Abbiamo già iniziato a farlo perché, dopo le manovre del governo Berlusconi e del governo Monti, l'Italia può vantare l'avanzo primario, cioè l'attivo dei conti prima del pagamento degli interessi, più alto d'Europa dopo quello norvegese».

    E questo non basta?

    «L'avanzo primario è fondamentale perché riduce il debito. Ma la velocità del calo non è tale da permettere a breve una riduzione delle tasse su imprese e famiglie e quindi di dare ossigeno alla crescita».

    Facciamo un passo indietro: a vostro giudizio una manovra straordinaria sul debito deve favorire un calo delle tasse. Quindi siete contrari alla patrimoniale.

    «Abbiamo analizzato tutte le proposte di abbattimento del debito. Siamo arrivati alla conclusione che una patrimoniale - che per essere efficace dovrebbe coinvolgere anche la fascia più alta del ceto medio produttivo - deprimerebbe l'economia e costringerebbe molti dei colpiti a vendere i propri Btp. Così come siamo contrari a qualunque intervento di ingegneria finanziaria che possa far anche lontanamente pensare agli altri europei che li stiamo imbrogliando. Se Eurostat dovesse bocciare eventuali operazioni straordinarie sul debito sarebbe un disastro».

    Quali altri rischi avete individuato in un'operazione di rientro del debito a tappe forzate?

    «Intanto bisogna essere molto, ma molto prudenti nelle valutazioni sui possibili ricavi di beni immobiliari. E poi occorre evitare di postare asset di valore a garanzia di emissioni particolari di titoli. Sarebbe un autogol perché il resto del debito - e il nostro è un debito gigantesco - ne sarebbe danneggiato».

    Veniamo alla parte propositiva.

    «Innanzitutto prevediamo un ventaglio di interventi costanti fmo al 2017. A partire da incassi realistici dalla cessione di beni immobiliari. E' probabile che la riduzione delle Province e delle Prefetture apra nuove opportunità per l'immissione sul mercato di immobili di pregio ma è bene non allontanarsi troppo da incassi complessivi vicini al punto di Pil per anno. Naturalmente andrebbe studiata l'opportunità di far intervenire uno o più veicoli, come la Cassa Depositi e Prestiti o similari, in grado di gestire l'operazione e di anticipare allo Stato il valore delle dismissioni. Un discorso analogo si potrebbe fare per le aziende pubbliche o per le partecipazioni dello Stato in aziende quotate. Noi riteniamo possibile ricavare circa 40 miliardi da queste cessioni, sempre fino al 2017, escludendo dal conteggio partecipazioni strategiche come quelle in Eni o Eneb».

    Ma ritiene opportuno vendere beni pubblici a prezzi di mercato bassi?

    «No. Bisogna valutare la creazione di strumenti finanziari - consentiti dall'Europa-che anticipino i soldi al Tesoro in attesa di tempi migliori».

    E le altre proposte?

    «Consideriamo possibile raggiungere un accordo con la Svizzera sui capitali italiani non scudati conservati nelle banche elvetiche. Anche considerando che due terzi di quei capitali possano fuggire, riteniamo possibile applicare una «una tantum» consistente nel 2013 e poi l'aliquota normale del 20% sulle rendite negli anni successivi. L'intera operazione equivarrebbe a quasi 17 miliardi di euro».

    Poi avete pensato anche ad un intervento sulle Casse previdenziali dei professionisti. Che non faranno i salti di gioia.

    «Nessun timore. Si tratta semplicemente di obbligare queste Casse ad investire parte dei ricavi in Btp indicizzati. Ci guadagnano loro perché avrebbero un rendimento alto e ci guadagna il Tesoro perché le Casse sono considerate da Eurostat nel perimetro del debito pubblico e quindi acquistando Btp farebbero scendere automaticamente il debito».

    Infine?

    «Infine, suggeriamo al Tesoro di chiedere ai risparmiatori italiani - su base volontaria - di allungare di alcuni anni la durata dei loro Btp. Li si potrebbe incentivare con un premio, magari togliendo o riducendo loro la tassa del 12,5%. Ma lo Stato italiano ne ricaverebbe molti benefici perché non dovrebbe rinnovare parte dei titoli a lunga scadenza, i più costosi, e perché darebbe una bella dimostrazione di solidità».

    Fonte: Il Messaggero | Diodato Pirone | vai alla pagina

    Argomenti: tasse, europa, debito pubblico, patrimonio immobiliare, patrimoniale, titoli di Stato, governo Monti | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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