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Dichiarazione di Tiziano TREU

Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) 


 

Giù le mani dalla Fornero

  • (13 ottobre 2012) - fonte: Europa - inserita il 13 ottobre 2012 da Cleto MIRAGLIA

    L’agenda Monti va integrata su più fronti se vuol essere (ancora) utile. Sono urgenti misure mirate per rilanciare la crescita, condizione per uscire dalla disoccupazione e dall’impoverimento. Sono necessarie anche per rendere accettabili le riforme, a cominciare da quelle del lavoro.

    Il dossier della riforma Fornero va chiuso. Eventuali revisioni, non stravolgimenti, e utili miglioramenti, specie in tema di ammortizzatori sociali, potranno operarsi dopo aver verificato il funzionamento delle varie normative con il previsto monitoraggio.

    Sulla questione esodati, occorre completare la salvaguardia di persone non comprese fra i 120mila previsti dai due decreti governativi, in particolare prosecutori volontari e cessati dal lavoro per accordi individuali sindacali non concordati in sede governativa – sempre prima del 31 dicembre 2011 – che siano ancora senza lavoro entro un limite temporale ragionevole (indicativamente il 2014), previsto dai decreti governativi. Alla fine del 2014 si tratterà di vedere se lo stock dei 120mila sarà effettivamente esaurito – non è detto – e quali altre persone si trovino ancora senza pensione e non siano state reinserite nel mercato del lavoro con misure di ricollocazione incentivata, in ogni caso necessarie. A queste persone vanno garantiti ammortizzatori sociali come l’Aspi che garantiscano una tutela adeguata contro la disoccupazione fino alla maturazione della pensione. Tale misura sarebbe meno costosa e meno dirompente del sistema introdotto dalla riforma pensionistica, rispetto al prepensionamento fino a date molto in là nel tempo (2018 – 2019).

    Oltretutto nei prossimi mesi, le risorse per il lavoro e per il welfare saranno limitate (se va bene) e andranno quindi indirizzate rigorosamente su alcune priorità. Una priorità da tutti riconosciuta è sostenere l’occupazione giovanile. In tale direzione il governo Monti ha già approvato alcune misure utili: agevolazione fiscale (riduzione Irap) per l’assunzione dei giovani a tempo indeterminato; incentivi per il nuovo apprendistato, affinché diventi il canale privilegiato per l’accesso dei giovani al mercato del lavoro; da ultimo agevolazioni burocratiche e fiscali per stimolare start up innovative con contratti flessibili (queste start up sono particolarmente adatte a impiegare i giovani e a valorizzare le loro capacità di innovazione).

    Ma occorre fare di più. I partiti come il Pd che si candidano a governare dal 2013 devono fare proposte credibili. La gravità della disoccupazione richiede misure strutturali: a cominciare da forti interventi formativi per ridurre lo skill gap, che penalizza il nostro paese, e dall’innovazione dei sistemi produttivi e delle professioni per aumentarne i contenuti di valore e la capacità di impiegare manodopera qualificata.

    Ma oltre a queste iniziative, che hanno effetti di medio periodo sono necessarie misure di emergenza anche temporanee. In tal senso l’Europa ha segnalato l’importanza di politiche chiamate Youth guarantee, attuate in alcuni paesi, in primis Finlandia e Svezia.

    L’obiettivo di queste politiche è di offrire una serie integrata di servizi e di opzioni di lavoro e/o di formazione a tutti i giovani con l’obiettivo di ridurre il tempo in cui questi rimangono inattivi. Per questo l’offerta è rivolta non ai giovani disoccupati in general, ma a quelli, ritenuti più immediatamente recuperabili al mercato del lavoro, che sono usciti da scuola o che sono disoccupati da un periodo non superiore ai 6-12 mesi. L’obiettivo è di garantire a questi giovani anzitutto un’assistenza personalizzata per valutarne esigenze e competenze e quindi un piano di sostegno che può consistere a seconda dei casi in diverse opportunità: formazione integrativa (accademica o professionale); periodi di stage/inserimento lavorativo, come apprendisti, come dipendenti o come soci di cooperativa; assistenza a iniziative di lavoro autonomo e di impresa.

    L’efficienza dei servizi all’impiego pubblici e privati è necessaria per il successo degli interventi, come dimostra l’esperienza dei paesi nordeuropei.

    Nel caso italiano, dove tale efficienza è scarsa, occorre intervenire per migliorare gli strumenti di politiche attive, in varie direzioni: è necessario un nucleo di personale dedicato a questi servizi nei centri per l’impiego, come si è fatto nei paesi ricordati.

    Serve un numero adeguato al target di giovani da sostenere. Se non sono ipotizzabili al momento nuove assunzioni nel settore, occorre verificare la possibilità di utilizzare personale pubblico in mobilità, da stato ed enti locali, previa eventuale formazione.

    Per l’assistenza ai giovani che vogliono intraprendere attività di lavoro autonomo e avviare start up, si possono dare direttive a enti specializzati come le camere di commercio (ed eventualmente Italia Lavoro o altri). Per l’organizzazione degli stage, se è necessario promuovere la collaborazione fra scuola medie superiori, ed eventualmente università (dando direttive specifiche) e gruppi/associazioni di imprese dei vari territori, estendendo le buone pratiche esistenti in diverse realtà locali. Più in generale il programma di Youth guarantee, dovrebbe essere fatto oggetto di una campagna di sensibilizzazione di tutti gli operatori economici e sociali del paese, impegnandoli a contribuire nei ruoli loro propri a queste offerte di opportunità ai giovani: imprese e associazioni imprenditoriali; associazioni sindacali, enti bilaterali e fondi interprofessionali; agenzie di intermediazione.

    Un ruolo fondamentale può essere svolto da regioni ed enti locali non solo nell’organizzazione dei servizi e nella sensibilizzazione del territorio, ma anche per concentrare la destinazione delle risorse del Fse, per cui l’Europa ha sollecitato di dare priorità all’occupazione giovanile.

    Un simile piano di emergenza per l’occupazione giovanile va concordato a livello nazionale, ma può essere sperimentato anche progressivamente in singole realtà locali.

    Fonte: Europa | vai alla pagina

    Argomenti: giovani, lavoro, disoccupati, flessibilità, governo Monti | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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