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Dichiarazione di Giovanni ALEMANNO

Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Roma (RM) (Partito: PdL)  - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: PdL) 


 

"La sinistra mi stima ma mi demonizza" - INTERVISTA

  • (29 settembre 2008) - fonte: La Stampa - Claudio Sabelli Fioretti - inserita il 29 settembre 2008 da Carraro Gasparin

    «Abbiamo fatto insieme molte cose per l'ambiente. Poi ho vinto a Roma ed è tornato l'odio ideologico»

    Era uno dei “colonnelli” di Fini. Si trascinava dietro una fama di “duro” conquistata quando militava nel Fronte della Gioventù. Nominato ministro dell’Agricoltura, gli avversari politici cominciarono ad esaminarlo con interesse perché mostrava grande attenzione ai temi dell’ambientalismo e diceva spesso cose “eretiche”. In pochi anni, così, Gianni Alemanno è diventato uno dei politici di destra più stimato dalla sinistra. Poi ha vinto le elezioni a sindaco di Roma. «E la sinistra - dice ha ricominciato a maltrattarmi».
    E’ finita la pacchia…
    «Avevo fatto molte cose trasversali insieme alla sinistra. Le quote latte, la lotta contro gli Ogm...»
    Invece adesso...
    «E’ di nuovo demonizzazione ideologica. Sono tornate le accuse di fascismo... Un certo razzismo ideologico di sinistra tende a catalogare tutto quello che è di destra come fascismo».
    C’è qualcuno del centro sinistra da cui non se lo sarebbe aspettato?
    «Francesco Rutelli. Con lui c’erano rapporti più che cordiali. Nel periodo del ballottaggio, quando fu aggredita la studentessa del Lesotho, una certa sinistra giunse ad accusarci di aver organizzato quell’aggressione».
    Rutelli non lo fece.
    «Ma mi sarei aspettato che prendesse posizione contro quella strumentalizzazione, Invece zitto. Anche altri, con i quali ci eravamo scambiati reciproci apprezzamenti, come Realacci o Bertinotti, hanno taciuto».
    Ricorda quando D’Alema diceva che lei era il miglior ministro di Berlusconi?
    «Non è più il tempo di apprezzamenti di questo genere».
    Dica la verità, le piacciono quelli di sinistra?
    «Sì, quando vedo una sensibilità sociale vera. Non ho schemi pregiudiziali, non parto dal presupposto che se uno è di sinistra mi sta per forza antipatico».
    Chi le piace?
    «Carlin Petrini di Slow Food. E’ una persona geniale che ha aperto un fronte completamente nuovo sulla critica alla globalizzazione. In realtà lui è al di là della destra e della sinistra ma non se ne rende conto».
    Dopo Petrini?
    «Sicuramente Bertinotti. Forte autenticità dei valori. Spirito aristocratico. Utopia. Mi piace anche Realacci. E D’Alema, nonostante il suo carattere».
    Tra D’Alema e Veltroni?
    «D’Alema. Certo molto duro, aggressivo. Ma nel Pd è l’unico che ha capacità di leadership. Ma è molto più disponibile e onesto di Veltroni. Veltroni sembra aperto e disponibile ma in realtà è molto più fazioso di quello che appare. E’ convinto di avere sempre ragione. Ed è troppo legato all’immagine».
    Lei contro Veltroni aveva perso.
    «Ricordo ancora la campagna di Veltroni. Impressionante. C’era Donna Assunta Almirante che parlava bene di lui sui giornali. Io la chiamai e le dissi: “Assunta, perché mi fai questo?” Rispose: “Veltroni mi manda sempre i fiori, è gentilissimo”».
    Che cosa invidia alla sinistra?
    «La capacità di strutturare un pensiero complesso».
    E voi...
    «Noi dobbiamo rimontare. Non riusciremo mai ad essere così egemoni come lo sono stati loro. Ma mi accontenterei di un pareggio. I valori del centrodestra sono più autentici di quelli della sinistra. Ma spesso sono declinati in maniera unilaterale e rozza».
    Le capita di avere pensieri di sinistra?
    «Mi capita il contrario. Sento parlare quelli di sinistra e dico: “Questa è una cosa di destra”».
    Facciamo qualche esempio.
    «L’identità del territorio, la difesa dei centri storici, l’ambientalismo. Tutta roba che rimanda a radici, a tradizioni... Roba di destra».
    A sua moglie, Isabella Rauti, piace Moretti.
    «A me no. E’ troppo negativo nei nostri confronti. Essere di destra per lui è un insulto».
    All’inizio vi piaceva Di Pietro.
    «Di Pietro tendenzialmente è un uomo di destra. Ma la sua propensione a utilizzare i mezzi delle giustizia come un’arma politica è pessima. Il suo giustizialismo è qualunquismo».
    Una volta i duri eravate voi, tutti legge e ordine...
    «Per lungo tempo è stato uno dei limiti della destra. Essere così unilaterali è un errore».
    Molti di destra in questo momento sono a sinistra. Travaglio per esempio...
    «Non so se Travaglio è di destra. Io lo trovo troppo aggressivo e voglioso di distruggere».
    Teodoro Buontempo disse che quelli come lei scimmiottavano la sinistra.
    «Nel nostro passato c’è stato anche questo. Soprattutto quando ci sentivamo emarginati. Era il gusto della trasgressione. Verso la fine degli Anni Ottanta in alcuni gruppi giovanili si era addirittura cercato di usare Che Guevara come simbolo».
    Lei ha fama di violento. Si dice sempre: Alemanno, ex picchiatore fascista.
    «Veramente Alemanno ex picchiatore fascista lo dicono soltanto gli extraparlamentari di sinistra: sono stato un militante dell’Msi in anni difficili, ma non credo davvero di poter essere definito un picchiatore. Anche nelle situazioni più difficili ho sempre cercato di dialogare con gli avversari».
    Non picchiatore ma mediatore?
    «A quei tempi a Roma c’era una spirale di odio. Quando uccisero uno dei nostri, Paolo Di Nella, io ero appena diventato segretario del Fronte della Gioventù. Riuscii a bloccare ogni ritorsione e finalmente uscimmo da quel vicolo cieco».
    Praticamente un pompiere.
    «L’odio e la faziosità non mi sono mai piaciuti».
    Anche quando fu arrestato per l’aggressione a uno studente di sinistra?
    «Le cose non andarono proprio così. C’era stata un’aggressione precedente».
    C’è sempre un’aggressione precedente.
    «Avevano rotto un braccio proprio a Paolo Di Nella. Due schieramenti contrapposti. Uno di noi esagerò tirando fuori un bastone. Non voglio presentarmi in maniera angelica, ma quando qualcuno superava il limite coinvolgeva tutti gli altri».
    Lei è sempre stato di destra?
    «Mio padre era militare. Fino a 12 anni ho girato l’Italia vivendo in caserma. Tricolore, patria, disciplina. Così dopo, quando al liceo parlavo dei miei valori, tutti mi dicevano: “Fascista!” Un’etichetta che ti appiccicavano addosso».
    E’ mai stato innamorato di una ragazza di sinistra?
    «Non era possibile. Erano due clan separati. Noi ci fidanzavamo con ragazze di destra. Tranne rarissimi casi».
    E quei rarissimi casi?
    «Ne menavano gran vanto. Tipico atteggiamento maschilista».
    Quando ha cominciato a fare politica?
    «Prestissimo. Avevo solo 13 anni quando mi mandavano a parlare nelle assemblee».
    Ma allora vi facevano parlare...
    «Io stavo in un liceo di destra, il Righi. C’era abbastanza spazio. Negli altri licei era impossibile».
    Ha preso mai botte?
    «In quegli anni poteva capitare qualche baruffa per un volantinaggio. E magari anche di peggio. Tuttavia ho avuto la fortuna di non subire mai danni gravi. Fortuna, appunto, perché molti ragazzi in quella assurda riedizione dei Montecchi e Capuleti, si rovinarono l’esistenza».
    E’ più di destra lei o sua moglie?
    «Credo io. A lei piace Moretti».
    Vi siete separati per motivi politici. Sua moglie era contro la svolta di Fiuggi.
    «Siamo stati separati per cinque anni. Ma un passo prima del divorzio ci abbiamo ripensato».
    Lei ha mai girato armato?
    «No».
    Il suo braccio destro, Umberto Croppi, mi ha detto che una volta ha comprato una pistola.
    «Non ho mai perso il senso del limite, né la percezione del rischio di cadere nel baratro della violenza cieca e distruttiva».
    Una molotov comunque l’ha tirata.
    «E mi è costata la prigione. Ma non l’avevo tirata io».
    Un suo stretto collaboratore, Marcello De Angeli, ha militato in Terza Posizione.
    «Non era un gruppo terroristico, era un gruppo extra-parlamentare. Era la Lotta Continua della destra».
    Il fascismo aveva elementi positivi... ricorda l’intervista al Corriere della Sera?
    «Ho commesso un grave errore di comunicazione: ho cercato di esprimere considerazioni storiche difficili in una confusa intervista che è stata strumentalizzata dai miei avversari politici».
    Quindi aveva elementi positivi.
    «Il fascismo, come tutte le ideologie di destra e di sinistra degli Anni Trenta, fu segnato dalla perversione del totalitarismo. Questo fece sì che anche i valori positivi della destra si rovesciassero in senso negativo. La patria diventò nazionalismo aggressivo, l’autorità diventò dittatura».
    E le leggi razziali?
    «Il cedimento al razzismo fu non l’unico ma il più grave degli orrori. Lo abbiamo sempre condannato, anche ai tempi dell’Msi. Chi si dichiarava antisemita, nell’Msi, veniva espulso».
    Vogliamo dire con coraggio che cosa pensa del fascismo?
    «Va rispettato chi aderì al fascismo in buona fede, convinto di combattere per un ideale e rifiutando comportamenti criminali. Pensiamo a Giorgio Perlasca, a Giovanni Gentile, a Marinetti. Ma questo non ci deve impedire di fare scelte nette e chiare di condanna complessiva del fascismo, perché altrimenti rimangono spazi di ambiguità che non permettono di dare dei fondamenti precisi a una destra moderna e democratica».
    C’è qualcosa che la divide da Fini?
    «Lui è veloce e determinato. Io sono più riflessivo, tormentato».
    E’ ancora arrabbiato con la Bignardi?
    «La considero una persona scorretta».
    Le chiese di mostrare in diretta la croce celtica che porta al collo.
    «Ci sono cose che fanno parte dell’intimità di una persona. Io caddi nella trappola, rimasi spiazzato. Potevo anche rifiutarmi e non l’ho fatto. Non mi sono tirato indietro di fronte alla provocazione della Bignardi».
    Però, la croce celtica...
    «Io non la ostento mai. La porto con me perché è un ricordo di Paolo Di Nella, un amico che non c’è più».
    La croce celtica è fuorilegge...
    «Come simbolo politico. Ma in realtà è un simbolo religioso, un modo di disegnare la croce cristiana molto diffuso in Irlanda e anche nelle chiese di Roma. Io l’ho portata da un prete e me l’ha benedetta. Anche Francesco Cossiga la porta al collo come segno di amicizia al popolo irlandese».
    Mai stato a Predappio?
    «Mai».
    Mai indossata la camicia nera?
    «Mai. Nemmeno quando avevo quindici anni».
    Mai fatto il saluto romano?
    «Da molti anni per evitare il minimo equivoco saluto sempre con la sinistra».
    Busto di Mussolini in casa?
    «Non mi identifico in questi cimeli».
    Anche lei, come Rutelli, ha negato il patrocinio al Gay Pride.
    «Il Gay Pride è una manifestazione di tendenza».
    Ce l’ha con gli omosessuali?
    «Ho dichiarato la massima disponibilità alla comunità gay a studiare azioni in comune contro forme di discriminazione sessuale».
    Se un giorno suo figlio arriva a casa col suo fidanzato lei non fa una piega.
    «Beh... non credo che mi farebbe piacere».
    E...
    «Beh, ovviamente cercherei di capire...»
    Si sente imbarazzato ad avere come alleati i leghisti?
    «Qualche problema c’è. Per loro la Patria è la Padania e per me è l’Italia. Su questo bisognerà lavorare ancora parecchio. Comunque pian piano ci si abitua. Adesso io mi sento amico di Maroni e Calderoli».
    Quando insultano la bandiera e l’inno lei come la mette con la Patria?
    «Mi dà molto fastidio. E quando gli si va a contestare la cosa in privato la buttano sullo scherzo».
    Sono anni che aiutate Berlusconi a far approvare le leggi ad personam...
    «C’è un attacco pregiudiziale nei suoi confronti che giustifica un atteggiamento difensivo. Quando uno è il simbolo di uno schieramento va protetto. Il rischio di ricatto è troppo forte. Va costruito uno schermo, un meccanismo di difesa».
    Anche lei ha avuto qualche piccola grana giudiziaria.
    «Cose per le quali sono stato completamente prosciolto. Da un giudice di sinistra».
    Vede? I giudici di sinistra sono bravi.
    «I giudici, nella stragrande maggioranza, sono delle ottime persone».
    Una delle prime cose che ha fatto appena arrivato in Campidoglio: ha venduto le auto blu.
    «Le due Thesis di Veltroni».
    Quanto ha incassato?
    «Poco, 200 mila euro. Erano blindate, c’era la televisione. Io preferisco girare con una semplice Fiat Croma».
    Lei si è definito il campione del mondo di alpinismo senza allenamento.
    «Era una battuta. Però effettivamente mi alleno poco».
    E’ stato sull’Himalaya.
    «L’anno scorso, sull’Ama Dablam, una montagna di 6800 metri. Sono arrivato al secondo campo, 6000 metri, poi è nevicato e siamo tornati indietro».
    Quando ha preso il posto di Pecoraro Scanio al ministero ha fatto benedire l’ufficio. “Visti i precedenti...”, ha detto...».
    «Una battuta. Poi mi sono chiarito con lui».
    Ma la benedizione?
    «Faccio sempre benedire i locali quando entro in un ufficio nuovo».
    Lei vuol fare un Casinò a Roma.
    «Non mi sembra uno scandalo. In tutte le capitali europee c’è un Casinò. Non capisco questa demonizzazione. A Roma la sinistra ha fatto 20 sale Bingo. Che tra l’altro sono tutte mezze fallite».
    Era favorevole all’indulto?
    «All’inizio. Tutti i parroci delle carceri lo chiedevano perché la situazione era indecorosa. Poi durante il dibattito parlamentare ho cambiato opinione. Non mi piaceva quel colpo di spugna su tanti reati».
    Si farà via Almirante?
    «Almirante è stato un grande leader che ha portato la destra verso la democrazia. Un riconoscimento lo merita. Dedicare una via non significa santificare una persona».
    Ma gli articoli contro gli ebrei...
    «Il manifesto per la difesa della Razza fu firmato anche da Giorgio Bocca e perfino da Fanfani. Almirante non ha nascosto quei vergognosi errori giovanili ma ne ha preso nettamente le distanze».
    Gioco della torre. Alessandra Mussolini o Buontempo?
    «Teodoro ha una storia, un percorso, è una persona che merita rispetto».
    La Mussolini?
    «Ha una storia politica più breve».
    Però ha un bel nome. Il nome Mussolini non la commuove?
    «No. Non mi interessa».
    Travaglio o la Guzzanti?
    «Butto Travaglio. La Guzzanti è simpatica e fa ridere».
    La Russa o Gasparri?
    «Butto La Russa perché con Gasparri mi sono riappacificato da poco. Io e Gasparri siamo sempre stati cane e gatto. A lui piace la politica schematica. O è rosso o è nero».
    Berlusconi le piace?
    «E’ un’icona per tutto il centrodestra. Oggi ho grande rispetto per Berlusconi».
    E ieri?
    «Ero più critico. Mi sembrava estraneo alla cultura politica. Non capivo che era il suo punto di forza».
    Santoro o Floris?
    «Floris è migliorato. Non è più fazioso. Da Santoro certe volte sembra di stare in un tribunale di quarta categoria».
    Perché la destra non produce un programma accettabile?
    «L’unico non fazioso è Porta a Porta. Speriamo che la nuova gestione della Rai riesca a crearne altri».

    Fonte: La Stampa - Claudio Sabelli Fioretti | vai alla pagina
    Argomenti: di pietro, fascismo, destra, sinistra, Rai, sindaco di Roma, alleanza nazionale, gay pride, Alemanno Gianni, Guzzanti Sabina | aggiungi argomento | rimuovi argomento
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